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Salve!!
Riprendo questo mio post per fare una ulteriore domanda: utilizzando la classe article,se volessi numerare le formule (però quelle in “display”) in base alle sezioni ed alle sottosezioni e sotto_sotto_sezioni?
Cioé se sono alla sezione 2 ed scrivo una formula allora essa la vorrei numerare con (2.1) e se poi ne scrivo un’altra allora essa la numererei con (2.2) e poi (2.3)ecc.E se passo ad una sotto sezione,ad esempio (2.1) e ci scrivo una formula allora essa la vorrei numerare con (2.1.1) e se poi ne scrivo un’altra allora la numererei con (2.1.2),e ancora con (2.1.3) ecc.
Non so se sono riuscito a spiegarmi….
Ma tipograficamente parlando è giusta questa scelta?
Ringrazio per l’attenzione.
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Salve!!!
Ciao OldClaudio grazie per la risposta e scusami se ti rispondo dopo così tanto tempo.
L’esempio che riporto l’ho quasi totalmente estratto dal libro di testo perchè anche a lezione il prof a preso spunto da lì e diciamo che anche lo ‘stile tipografico ‘ è quasi del tutto assunto dal libro.Comunque, come mi hai suggerito ho dato uno sguardo alla guida tematica Comporre matematica.
A pensarci bene però la cosa degenera parecchio andando avanti con gli appunti per quanto riguarda il rigore matematico 😳 ma tanto sono appunti che rimarrano a me.
Tornando alla tua risposta,potresti spiegarmi cosa hai fatto nelle righe di codice:
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\newcounter{esempio}
\counterwithin{esempio}{section}% il contatore esempio si azzera ad ogni
% nuova section. Se usi un'altra classe diversa da article scegli tu il
% nome del comando di sezionamento che ti fa comodo.
% Se usi book sarebbe meglio scegliere chapter.\newenvironment{esempio}[1][]{%
\refstepcounter{esempio} % per incrementare il contatore e renderlo
% accessibile a \label
\def\tempA{#1}%
\paragraph{Esempio \theesempio\unless\ifx\tempa\empty\quad\tempA\fi }
}{\par\noindent\makebox[\textwidth][r]{\simboletto}\par\medskip}% Cambia il nome della macro \soluzione e la parola che il comando scrive
% con qualcosa di più adatto.
\newcommand\soluzione[1]{\paragraph{#1}}
`
?
Come faccio a cambiare a piacimento il simboletto?
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Spiego meglio l’ultima domanda:posso ridefinire l’ambiente proof in modo da scrivere invece che dimostrazione,scrivere ‘esempio’ in modo tale poi che con l’ambiente proof esso mi metta il simboletto in basso a destra?Domanda già fatta:e se volessi decidere io il tipo di simboletto e dove metterlo(sinistra o destra)?
M a non vi è un comando apposito per inserire dei simboli (come sibolo di fine dimostrazione)?Io ho provato con
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\qedhere
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inserito direttamente nell’ambiente esempio da me ridefinito ma non funziona.
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Buongiorno!!!
Ciao OldClaudio e grazie per la risposta,provvedo subito…
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\documentclass[4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath,amssymb,bm,amsthm}
\usepackage{lipsum}\theoremstyle{definition}
\newtheorem{definizione}{Definizione}[section]\theoremstyle{plain}
\newtheorem{proposizione}[definizione]{Proposizione}\theoremstyle{definition}
\newtheorem{esempio}[definizione]{Esempio} %ho ridefinito questo ambiente per gestire l'esempio\begin{document}
\begin{esempio}[Circuito puramente resistivo]
\begin{proof}
Si consideri il circuito in Fig.(da inserire) costituito da una resistenza R[$\Omega$] posta in parallelo con un generatore di tensione $v(t)$ [V].Assumiamo come variabile di ingresso la tensione $v(t)$ e come variabile di uscita la corrente $i(t)$ [A], ossia poniamo
\[
u(t)=v(t),\,\,y(t)=i(t)
\]
Per quanto riguarda la scelta dello stato, osserviamo subito che il sistema non ha elementi in grado di immagazzinare energia. Questo significa che l'ordine del sistema è $n=0$ ossia che lo stato non esiste.Per ricavare un modello in grado di descrivere il comportamento di tale sistema scriviamo le \emph{leggi dei componenti} (in questo caso la sola resistenza) e le \emph{leggi delle connessioni} (in questo caso l'\emph{equazione della maglia}):
\[
v_R(t)=R\, i(t)
\]
e
\[
v(t)=v_R(t)
\]
da cui si ottiene
\[
y(t)=\frac{1}{R}\,u(t)
\]
Tale equazione può essere considerata allo stesso tempo:
\begin{itemize}
\item un modello IU in cui l'ordine di derivazione è $n=m=0$ (dunque l'equazione differenziale si riduce ad una equazione algebrica),
\item un modello in VS di ordine $n=0$ che comprende la sola trasformazione di uscita (non compare l'equazione di stato perchè lo stato non esiste).
\end{itemize}
\end{proof} %vorrei poter inserire un simboletto(a mia scelta se possibile) in basso a destra(o sinistra,sempre a mia libera scelta) alla fine di questo esempio
\end{esempio}
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Qual è la differenza tra l’ambiente proof e l’aver fatto la ridefinizione
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theoremstyle{definition}
\newtheorem{esempio}[definizione]{Esempio}
`
?
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Ciao heinrich e grazie per avermi risposto.
Sto riscrivendo dei miei appunti e mi rittrovo il dover riportare esempi di applicazioni di alcuni concetti ossia non si tratta di vere e proprie dimostrazioni.
Nel libro di testo usato per studiare la mateira su cui si basano i miei appunti si riportano gli esempi terminanti con un rombo.
Ho seguito quanto riportato nella guida ‘l’arte di scrivere con latex’ ma non ho risolto.
Forse dovrei usare l’ambiente proof…
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Salve!!
Ciao samiel e grazie per la risposta.
Dunque con il comando
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Fig.~\ref{fig:2.1}
`
dovrei ottenere la scritta:
Fig.2.1
in cui 2.1 é cliccabile ed cliccandoci sopra mi rimanderebbe alla figura?Almeno questo é ciò che vorrei ottenere…
Però compilando il codice da te suggeritomi mi esce.
Fig. 1
dove il numeretto 1 é cliccabile.
Non attivo microtype perchè mi sta dando problemi,mi ero ripromesso di risolvere anche questo problema.
Per quanto riguarda le dimensioni dell’immagine hai ragione perchè esce troppo grande e anche qui sto risolvendo andando per tentativi.Ma latex non potrebbe calcolare da solo quanto l’immagine possa occupare in modo da poterla ‘vedere’ bene?
OldClaudio un grazie anche a te per l’attenzione 🙂
Si in effetti mi sono reso conto che latex è davvero un linguaggio potente con cui ottiene degli ottimi risultati,ho cominciato ad usarlo un po per svago (anche se tutte le cose che riguardano la programmazione in se per se non mi affascinano) però poi mi sono messo in testa di utilizzarlo per trascivere in pdf appunti presi a lezione e parti di libri che sto studiando.
Anzi al momento sto pensando di usare latex per ‘recuperare’ un vecchio libro di analisi matematica…
Il problema in tutto ciò é che non ho abbastanza tempo per documentrami a dovere.Questa non é una scusante lo so…anzi seguirò il tuo consiglio cosa per’altro già faccio consultando la guida ‘l’arte di scrivere con latex’.
Alcune volte però,come nel caso del mio intento di risanare il libro di analisi,sono costretto a studiare un po una cosa,ad esempeio la parte che riguarda la matematica ed un po la perte che riguarda il testo vero e proprio.
Una domanda:ma esiste uno schema per poter strutturare la stesura di un libro (documento scientifico) ad esempio prefazione ,indice,ecc.Tra le guide da te consigliatemi trovo un po di spiegazioni sulle linee guida inerenti prettamente la tipografia??
Vi ringrazio ancora per l’aiuto.
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Salve!!
Ciao Samiel e grazie per avermi risposto.
Dunque mi conviene aprire un nuovo topic?Se modificassi il titolo con: ‘aggiungere immagine e collegamento a immagine’ o una cosa del genere?
Riporto il codice di quanto scritto sino ad ora:
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
%\usepackage{microtype}
\usepackage{booktabs}
\usepackage{graphicx}
\usepackage{amsmath,amssymb,bm}
\usepackage{hyperref}\author{Silvio Antonioli}
\title{Teoria dei sistemi dinamici}
\date{}\begin{document}
\maketitle
\tableofcontents\section{Sistemi,modelli e loro classificazione}
L'obiettivo di questo capitolo é quello di fornire alcuni concetti fondamentali nello studio dei sistemi dinamici ad avanzamento temporale,ossia di quiei sistemi la cui evoluzione nasce dal trascorrere del tempo.Si possono dare due possibili descrizioni di un sistema a seconda delle grandezze o varibili di interesse.La prima è la descrizione ingresso-uscita(IU),la seconda è la descrizione in variabili di stato(VS o ISU).A seconda del tipo di descrizione scelta é poi necessario formulare diversi tipi di modello matematico,ossi il modello IU o il modello in VS.
Una importante classificazione di tali modelli è infine proposta,sulla base di alcune proprietà elementari di cui i sistemi possono godere.In particolare,nel seguito i sistemi verranno classificati come, \emph{dinamici} o \emph{istantanei}, \emph{lineari} o \emph{non lineari}, \emph{stazionari} o \emph{non stazionari}, \emph{propri} o \emph{impropri}, a \emph{a parametri concentrati} o \emph{distribuiti},\emph{con} o \emph{senza elementi di ritardo}.
\subsection{Descrizione di sistema}
Il primo passo fondamentale per poter applicare delle tecniche formali allo studio dei sistemi consiste naturalmente nella descrizione del comportamento del sistema mediante \emph{grandezze} (o \emph{variabili}, o \emph{segnali}) che evolvono nel tempo.Nel caso di sistemi ad avanzamento temporale a cui è dedicato questo testo, due sono le possibili descrizioni: la prima nota come descrizione \emph{ingresso-uscita} (IU), la seconda nota come descrizione in termini di \emph{variabili di stato} (VS).
\subsubsection{Descrizione ingresso-uscita}
Le grandezze alla base di una descrizione IU sono le \emph{cause esterne} al sistema e gli \emph{effetti}.Le cause esterne sono delle grandezze che si generano al di fuori del sistema; la loro evoluzione influenza il comportamento del sistema ma non dipende da esso. Gli effetti invece sono delle grandezze la cui evoluzione dipende dalle cause esterne al sistema e dalla natura del sistema stesso.Di solito si usa la convenzione di definire come \emph{ingressi} al sistema le cause esterne, e come \emph{uscite} gli effetti.In generale su un sistema possono agire più ingressi così come più di una possono essere le grandeze in uscita. La classica rappresentazione grafica di un sistema per il quale siano stati individuati \emph{r} ingressi e \emph{p} uscite è quella mostrata in Fig.2.1 ~\ref{fig:2.1} dove S può venire considerato come un operatore che assegna uno specifico andamento alle grandezze in uscita in corrispondenza ad ogni possibile andamento degli ingressi.Di solito si usa la convenzione di indicare con
\[
\bm{u}=
\begin{bmatrix}
u_1(t) \\
\vdots \\
u_r(t)
\end{bmatrix}
\in \mathbb{R}^r
\]……………..
…………….
……………..\includegraphics[width=1.5\columnwidth,height=0.4\textheight]{IMG}
\label{fig:2.1}\end{document}
`
dova al posto dei puntini dovrei ancora scrivere del testo.
Io vorrei che dove ci fosse scritto ‘Fig2.1’ nel testo,quella scritta fosse cliccabile ed cliccandoci su mi riporti all’immagine citata.
Come posso risolvere?
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Salve a tutti!!!
Scusate se rispondo solo ora mi sono messo sotto nel capire come fare ad aggiungere un’immagine nel mio documento latex.
Mi ero messo anche a studiare l’argomento inerente il poter fare disegni con latex…..ma si è aperto un mondo e purtroppo non ho molto tempo;tra l’altro alcune figure da inserire sono abbastanza semplice,come ,ad esempio un rettangolo con delle frecce che entrano da un lato ed escono dall’altro,peò altre sono complicate e allora risolvo scannerizzando con lo smartphone.
Alla fine sono comunque riuscito ad inserire questa benedetta immagine,ora,però mi si presenta il problema di riuscire a fare un riferimento incrociato a tale immagine.
Come si fa?
P.S.
è vero che sto prendendo le immagini da un libro protetto da copyright (anzi da più libri;sto facendo un ‘mix’ di parti prese da più libri)tuttavia il documento pdf che sto scrivendo con latex rimarrà a meAttendo chiarimenti grazie!!!
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Ciao OldClaudio e grazie come al solito per l’attenzione!!!
Il motivo per cui scrivo solo due equazioni e lascio lo spazio, occupato poi dalle coppie di pallini verticali,è perchè voglio indicare che le equazioni,a partire dalla prima,hanno la stessa struttura e cambiano solo gli indici.
Io vorrei poter inserire coppie di pallini verticali che colleghino elementi (che scelgo io) appartenenti alla prima ed all’ultima equazione.
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