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L’applicazione da scegliere (il pacchetto) è in funzione di quello che intendi realizzare distinguendo anzitutto fra prosa e versi, fra semplice traduzione ed edizione critica: consulta sul sito del GuiT la pagina dedicata a queste.
Per una traduzione in prosa di non eccessive pretese (: assenza di apparato critico) parallel basta e avanza; se l’apparato critico è notevole occorre ricorrere a reledmac/reledpar.Dai uno sguardo a questi esempi https://www.ctan.org/tex-archive/macros/latex/contrib/reledmac/examples
Saluti, Enrico
20 Febbraio 2017 alle 0:21 in risposta a: LaTeXpedia: il presente della documentazione su LaTeX #109066::
Mi permetto di rispondere io ad Ivan visto che parole e concetti in discussione mi appartengono.
Certo, anche Science, Nature, un qualsiasi quotidiano, un fumetto, etc. contengono parole senza essere libri, ma questo non impedisce che un libro sia di per sé un ”un contenitore di parole” che nella loro sequenza esprimono concetti, più o meno rilevanti secondo le capacità dell’autore, trasmettono conoscenze, emozioni, stimoli: questi i fini dei libri in qualsiasi modalità redatti. Attribuisci Ivan giustamente importanza alla forma, ma credo non bisognerebbe perdersi dietro ad una forma… sostanziale… E non è questa una contraddizione dei termini.
La chiave di quel discorso è un breve periodo precedente … elettronico è solo un aggettivo che nulla aggiunge o toglie alla sostanza del libro…. Il libro elettronico ha un suo supporto informatico, non virtuale, che rispecchia in rapporto di 1 : 1 il classico supporto cartaceo: se non fosse così perché ci ostineremmo a creare documenti PDF sempre perfetti nell’impaginazione di copertina, frontespizio, indici, bibliografia, tabelle, figure, etc. idonei ad essere eventualmente stampati e rilegati?
La forma è una cosa, e questa la rispettiamo nell’impaginazione professionale (il massimo esempio sono -a mio parere almeno- le edizioni critiche), il supporto è invece un’altra cosa, ed il supporto informatico, non virtuale, ripeto, non è sufficiente a svilire un’opera tipograficamente corretta declassandola dalla categoria di libro a non so cosa. Il libro resta libro per il fatto che merita attenzione per i contenuti che offre: le parole che esprimono i concetti. L’espressione ”contenitore di parole” è stata da me scelta volutamente rude proprio per sottolineare che il supporto cartaceo o informatico <> elementi significativi per distinguere un libro da un articolo o un libro ben fatto da uno male fatto.
Altra cosa è infatti la distinzione fra libri impresentabili per contenuto e tematica (es.: astrologia) e libri scientifici, libri di stampo umanistico ove nell’aggettivo ricomprendo -ovviamente- anche quella parte della fisica un tempo chiamata ”filosofia naturale”. Certo, anche libri mal fattii contengono parole, solo che la sequenza dei concetti è, nella migliore delle ipotesi, evanescente, fantasiosa, immaginifica,… ma pure nelle loro insulsaggini quelli rimangono libri.
Cosa manca all’Introduzione all’Arte di Claudio B. per non essere considerata libro solo perché in PDF? E nel mio piccolo, cosa manca alle mie traduzioni per non considerarle formalmente libri? I miei lavori potranno essere criticati in più d’un punto, d’accordo, ma anche con tutti i difetti che vi potranno essere trovati restano libri a prescindere dalla modalità di presentazione al pubblico.
Credo infine che occorra rassegnarsi. Il libro classico, quello cartaceo, prima o poi andrà a morire. E scrive uno che ha più di 5000 libri cartacei e che spesso passa il tempo soltanto a carezzarli con lo sguardo…. un’ultima volta data l’età….
Un caro saluto e grazie per l’attenzione, Enrico
18 Febbraio 2017 alle 19:27 in risposta a: LaTeXpedia: il presente della documentazione su LaTeX #109063::
Ringrazio pubblicamente Lorenzo per avermi fatto l’onore di carpire quel poco di buono che c’era nella prima parte dei miei obsoleti Appunti LaTeX del 2008.Sono sicuro che molti utenti troveranno ottimi spunti per compilare i loro testi nella nuova guida di Lorenzoe Tommaso.
Ancora grazie e buon lavoroa tutti, un saluito Enrico
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Mi associo al consiglio di Marco anche se credo che copmponendo tutto in Tikz il lavoro sarebbe di migliore resa anche se la procedura è notevolmente più complessa digitando tutto il codice sorgente.Se ti può essere d’aiuto vedi questo link https://www.tug.org/texshowcase/maps.pdf
Ciao, Enrico
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Mi permetto di entrare da ultimo in questa discussione per portare un miniale intervento. Uso il ”sistema LaTeX” (la dicitura è impropria, lo so) dal 1997 e sino al 2008 i miei file sono stati unicamente in PostScript. Persino io -che mi considero ancora un neofita del linguaggio- ero però in grado di distingure fra latex miofile.tex e pdflatex miofile.tex per quanto riguarda i suffissi e (quindi) le tipologie delle immagini. Il caso citato da Lorenzo mi sembra estremo, tipico di chi si avvicina(va) a LaTeX senza aver letto una sola riga di documentazione.Il fatto del software libero è stato ben sottolineato da Claudio. E’ per questo che io mi ostino ad usare un OS libero, perché a me è sempre sembrata una contraddizione in termini far ”girare” un applicativo open source su un OS proprietario, e questo a parte la velocità di esecuzione. Scrivevo giorni fa ad un amico che scrive spesso sul GuiT che un mio lavoro disponibile in rete di quasi 350 pagine (con figure, tabelle, medaglioni,…) impiega 4 minuti per essere compilato in Windows, poco più di due minuti sotto un Mac che ho testato, 30 secondi sotto Linux-Slackware. Non si tratta di una guerra di religione informatica, si tratta di una filosofia di pensiero (che per carità può essere benissimo non condivisa) e (per quanto mi riguarda) di una necessità di efficienza. Uso La distribuzioen Slackware stabilmente dal 2006 (ho iniziato con la RedHat passando per Free-BSD) e non ho mai avuto la macchina bloccata né mai ho dovuto usare i tre tasti tipici dell’OS windows CRL+ALT+DEL; solo due volte ho dovuto ”buttare giù” lo schermo e digitare di nuovo startx senza riavviare.
Ivan si riallaccia alle… 600 distribuzioni Linux esistenti. Le distribuzioni esistenti, a mio parere, sono solo tre e le cito in rigido ordine di importanza: Free-BSD (non proprio un sistema Linux, un altro clone di Unix), Debian (con le sue però noitevoli ristrettezze), e Slackware. La settimana scorsa, nell’intento di aiutare un amico a scrivere una guida per l’installazione di LaTeX su OS Linux, su una macchina ancora più vecchia di quella con cui sto lavoprando ho installato per test Suse, Ubuntu, Fedora, ed altre distribuzioni. Ma queste, se mi perdonate il francesismo, non sono distribuzioni serie di sistemi che vogliono replicare Unix, sono solo porcherie (sic!). Nel menu di sistema di Ubuntu, ultima versione installata, non era presente neanche la shell di sistema (io lavoro e compilo solo da quella); quelle sono dei miscugli di windows e mac senza raggiungere i risultati ottimali nemmeno del primo.
Cosa voglio significare con questa tirata? Che ill destino di una distribuzione TeX (chiamiamola così) dipende soprattutto dal numero degli utenti che hanno bisogno di certe prestazioni possibili -magari- solo con quella tale distribuzione, come per quelle proposte da Luigi Scarso sulla rivista. Per parte mia, io uso poche lingue (latino, greco e tedesco), oltre -naturalmente- l’italiano, e fin quando i CBfonts mon saranno disponibili in XeLaTeX o LuaTeX non mi sogno minimanente né di migrare né di conoscere quei liunguaggi: la complessità di LaTeX mi basta e mi avanza. Per la grafica Tikz è più che sufficiente a creare qualsiasi disegno.
In sostanza, pdfLaTeX ha raggiunto un alto grado di stabilità ed affidabilità. Prima di migrare ad altro credo bisognerebbe essere sicuri di non dover rinunciare a tutte le potenzialità che offre, perché non tutti si chiamano Claudio B., Enrico G., Luigi S.,.,. che sanno mettere le mani ovunque. Esistono anche utenti di medio-piccolo livello, quale io mi considero, che amano mandare l’applicativo in compilazione per vedere il risultato del loro lavoro e basta.
Scusate il lungo messaggio e perdonate i mie punti di vista… originali. Un caro saluto a tutti, Enrico
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Caro Lorenzo e caro Marco,sono d’accordo con te (Lorenzo) che il codice è sporco, e so bene quanto quelle istruzioni (\\ e \par) vadano nulla o pochissimo utilizzate ma quella era l’unica soluzione possibile. Tieni conto che lavoravo con reledmac e reledpar e c’è una certa incompatibilità fra i due ambienti che solo in quel modo sono riuscito ad aggirare fra l’altro ponendo sempre l’opzione left; right inviava la figura fuori pagina. Non so a quale mia opera ti riferisca, ma intanto ti ringrazio dell’attenzione. Scrivo poco sul sito perché ci sono persone più preparate di me, quindi i miei interventi non sono necessari.
Marco, non tenere conto dei miei Appunti LaTeX . Non sono solo obsoleti ma contengono anche diverse imprecisioni: sono state scritte alcuni anni e per un output in PostScript.
Saluti, Enrico
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In un mio recente lavoro su una traduzione di Archimede (testo greco e italiano affiancati) ho fatto grande ricorso a wrapfigure ottenendo (sempre, anche se spesso a fatica, quanto desideravo.Ho risolto spesso in questo modo:
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……. per le condizioni d'equilibrio di un paraboloide di rivoluzione.}}.\\ %<------ Rinvio a capo senza lasciare linea vuota \begin{wrapfigure}{l}{0.50\textwidth}% \vspace*{-4mm} \includegraphics[width=0.48\textwidth]{libro-I/greco/disegno-09-BB-crop}% \vspace*{-1mm} \end{wrapfigure} % Rinvio a capo senza lasciare linea vuota S'immagini infatti che tale detta grandezza....... %` Le <> istruzioni \vspace{-4mm} si sono rese necessarie per azzerare il troppo spazio creato che non mi poneva in sincronia l’immagine della pagina di sinistra con quella della pagina di destra. Puoi vedere la resa all’indirizzo http://www.heinrichfleck.net/quaderni/
A volte queste istruzioni non si sono dimostrate sufficienti e il testo mi si posizionava in colonna come a te. In questo caso per iniziare una nuova linea sono dovuto ricorrere, anziché a \\ , a \par [ e tutto è andato a posto anche se, ripeto, spesso a fatica.
All’ottimo consiglio di Lorenzo mi permetto fi aggiungere questo: wrapfigure va usato in casi estremi, quando non è possibile ricorrere al classico ambiente di posizionamento delle figure flottanti.
Spero di esserio stasto d’aiuto. Un saluto, Enrico
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In un mio recente lavoro su una traduzione di Archimede (testo greco e italiano affiancati) ho fatto grande ricorso a wrapfigure ottenendo sempre, anche se spesso a fatica, quanto desideravo.Ho risolto spesso in questo modo:
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……. per le condizioni d'equilibrio di un paraboloide di rivoluzione.}}.\\ %<------ Rinvio a capo senza lasciare linea vuota \begin{wrapfigure}{l}{0.50\textwidth}% \vspace*{-4mm} \includegraphics[width=0.48\textwidth]{libro-I/greco/disegno-09-BB-crop}% \vspace*{-1mm} \end{wrapfigure} % Rinvio a capo senza lasciare linea vuota S'immagini infatti che detta grandezza....... %` Le <> istruzioni \vspace{-4mm} si sono rese necessarie per azzerare il troppo spazio creato che non mi poneva in sincronia l’immagine della pagina di sinistra con quella della pagina di destra. Puoi vedere la resa all’indirizzo http://www.heinrichfleck.net/quaderni/
A volte queste istruzioni non si sono dimostrate sufficienti e il testo mi si posizionava in colonna come a te. In questo caso per iniziare una nuova linea sono dovuto ricorrere, anziché a \\ , a \par [ e tutto è andato a posto anche se, ripeto, spesso a fatica.
All’ottimo consiglio di Lorenzo mi permetto fi aggiungere questo: wrapfigure va usato in casi estremi, quando non è possibile ricorrere al classico ambiente di posizionamento delle figure flottanti.
Spero di esserio stasto d’aiuto. Un saluto, Enrico
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Trovo anzitutto un poco starno che dall’elenco manchino due editor fondamentali TeXMaker e il derivato TexStudio.Io uso quest’ultimo ma, contrariamente a molti, non ne ho mai sfruttato mai la funzionalità di visualizzatore anteprima in PDF. Preferico tenere attivato okular che si autoaggiorna ad ogni compilazione da shell. Lavorando con diverse finestre aperte, debbo infatti ridurre la finestra di TeXStudio a molto meno della metà dello schermo, che non è grande. Per questo motivo non uso mai Acrobat reader, perché dovrei ogni volta chiudere, compilare, riavviare.
Saluti a tutti, Enrico
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Salve,accedendo all’invito ho posto il banner del meeting 2016 sul mio sito (www.heinrichfleck.net) togliendo temporaneamente il banner originario.
Per quanto il sito abbia scarsa visibilità, spero di esservi stato almeno in parte di supporto. Se possibile, ci sarò.
Un abbraccio a tutti, Enrico
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Ciao,Claudio ti ha già risposto esaurientement0e, ma io non ho compreso una cosa: quando dici ritagliare l’immagine, intendi dire scontornarla degli spazi bianchi? Se il problema è questo, ma non ne sono sicuro, usa pdfcrop (pdcrop immagine.pdf). Ti allego la tua prima immagine scontornata in questo modo.
Se il problema invece non è questo, scusa, sono io a non aver comprso.
Un saluto, Enrico
[attachment=1727]image-crop.pdf[/attachment]
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Mi spiace, ma posta così la questione non so che risponderti. L’unica cosa che mi viene in mente è con sia stato generato il file PDF ma ci possono essere svariati motivi per cui la compilazione non sia andata a buon fine. Come ti ha detto EZ leggi un buon manuale, quello di Claudio Beccari e le sue guide tematiche, o gli svariati contributi di Enrico Gregorio e\ldots\ ricomincia da capo. Anche se LaTeX è un mezzo spezzo nell’utente diviene una passione.Ancor auguri, Enrico
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Benvenuta,Altri saprà dare consigli più puntuali dei miei. Segui comunque il consiglio di EZ, usa soltanto TeXlive e TeXstudio.
Io proverei comunque la classe suftesi di Iban Valbusa e poi, se desideri un aiuto più dettagliato specifica il tipo di tesi: umanistica; umanistica con trattamento filologico dei testi, se sono presenti cioè latino e greco; scientifica,…
Queste precisazioni aiuteranno le persone valide del forum nel guidarti verso un’ottima riuscita. E non dimenticare d’impostare subito la bibliografia pensando ai vari riferimenti.
Ti allego -ma solo a titolo d’esempio- uno schema-bozza di tesi preparata alcuni fa (proprio con suftesi) per un amico di Verona. Poi non se ne fece più nulla perché il suo relatore non voleva sentir parlare di LaTeX: se ti garba t’invio i sorgenti
Auguri di vuon lavoro, e Enrico
7 Agosto 2016 alle 17:34 in risposta a: Edizioni critiche: 2 testi in lingua originale-1 traduzione #106989::
Ciao Doc,Confesso di non aver mai pensato ad una soluzione del genere (più numeri di linea per un disegno) anzi, di aver sempre cercato di non far comparire, come dicevo, nessun umero di linea per ogni disegno sembrandomi l’immagine estranea al testo. ma devo riconoscere per l’esempio mostrato, che il tuo caso è diverso.
Solo spiegami ancora una cosa: i numeri di linea sono quelli in celeste? Perché se così fosse non comprendo come si passi dal numero 2) al numero 73) in così poco spazio . Mi deve sfuggire qualcosa.
Ciao, Enrico
7 Agosto 2016 alle 15:49 in risposta a: Edizioni critiche: 2 testi in lingua originale-1 traduzione #106987::
Scusa ma non sono sicuro di aver compreso bene. Desideri veramente che la figura/disegno sia numerata col numero di linea o ho compreso male io?
Obiettivo di quella piccola routine inviata era appunto non far contare la figura come numero di linea, e solo in quel modo ottengo il risultato voluto. Non ho però ancora provato ad inserire all’interno di quella routine il sorgente di tikz. Ti farò sapere ma credo, per i tentativi fatti, che al di fuori di quella routine sia difficile non far contare l’immagine come numero di linea. In passato avevo sperimentato con qualche successo anche questa soluzione:`
\pend[{%
\parbox[h][10cm][c]{\linewidth}{\begin{center}\includegraphics[width=0.99\linewidth]{FiguraHeiberg}
\end{center} }
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`Ciao, Enrico
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