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eleirbaG” post=103385Fatto. Hai avuto ragione tu! Era più banale di quanto pensassi. Pensavo che modificare l’estensione di un file fosse un modo veloce per convertirlo, ed invece. 🙂 😮
grazie mille!!! sai stato gentilissimo!!
Buona giornata!Figurati, siamo qui apposta.
Buona giornata a te e buon LaTeX.
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La comunità del GuIT è fenomenale, sono anni e anni che aiuta studenti, laureandi e appassionati di ogni genere.Una nota: sotto i post c’è il pulsante “ringrazia” che serve proprio a ringraziare chi ti aiuta!
Spero che, imparando ora come principiante, tu abbia la possibilità di appassionarti e di usare LaTeX anche in futuro, e poi di contribuire attivamente alla comunità!
::eleirbaG” post=103380Negativo. Ha proprio estensione .jpeg .Grazie per la precisazione, credevo di dire una castroneria scrivendo che era un ‘warning’. TexMaker non dovrebbe compilare lo stesso appunto perchè non è un errore? …eppure non mi da il PdF!:???:
Infatti l’errore per cui non compila dovrebbe essere questo
`!pdfTeX error: pdflatex (file ./figure/struttura_modulo.jpeg): reading JPEG ima
ge failed (no JPEG header found)
==> Fatal error occurred, no output PDF file produced!`il fatto che il file abbia estensione .jpeg non significa che sia di formato jpeg
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Sì, la guida di Enrico l’ho già letta. Qualche test l’ho fatto ma con scarso successo (esempio, con i Minion Pro che ho sul mac, “c’è” viene malissimo, l’apostrofo viene risucchiato dalle altre due lettere, troppo vicine, sia con Lua sia con Xe).Alla fine proverò ad usarli, magari, per composizioni meno “serie” e magari meno lunghe, perché mi sembrano, seppure supportati da sufficiente entusiasmo, ancora poco maturi.
Grazie comunque.
::OldClaudio” post=103358La differenza fra il primo e il terzo è scarsamente visibile perché le cesure sono identiche, ma l’espansione equalizza meglio gli spazi interparola nella prima. Ma se commenti le righe iniziali dove reimposto la giustezza e il margine sinistro (in una maniera da non imitare), vedi che tra il primo e il terzo cambiano anche le cesure, anche se non cambia il numero totale di righe. È ovvio che nessuno può fare miracoli, ma talvolta avvengono anche fra la composizione con la sola protrusione e e quella con protrusione e espansione.
Lavorando con XeLaTeX e LuaLaTeX per gestire i font OpenType, e senza specificare nessuna opzione a microtype, con XeLaTeX che può usare solo la protrusione e con LuaLaTeX, che può usare entrambe le tecniche, si nota un pagina di differenza su un testo di un centinaio di pagine.
Solitamente lo stesso file sorgente può essere composto sia con XeLaTeX sia con LuaLaTeX; ma il solitamente vuol dire “non sempre”, purtroppo. Nel creare un modulo per polyglossia ho dovuto escludere LuaLaTeX perché richiedeva di fare certe cose con il linguaggio Lua, che mi è ancora estraneo e non riesco ad avvantaggirmane.
Ma il 98% delle volte l’unica cosa che si nota compilando lo stesso file con XeLaTeX (che esce in un formato dvi esteso e poi convertito automaticamente in pdf lanciando dvipdfmx) e LuaLaTeX (che ha pre-caricati soli i pattern per la sillabazione inglese e carica quelli per le lingue del documento solo al momento della compilazione del documento particolare) si nota solo una leggera minore velocità di compilazione, difficile da notare a meno che tu non usi una mezza dozzina (o più) di lingue nel tuo documento. Per il resto la differenza (piccola) è data solo dall’espansione dei font nelle righe leggermente lasche.
Guarda, al momento sto facendo un progetto-libro e, per iniziare, mi sono creato il documento con pdfLaTeX “normale” usando memoir, proprio perché conoscevo i problemi di microtype con gli altri motori.
C’è da dire che gli altri motori non mi sono neanche familiari, quindi non ho neanche le basi per dire “uso LuaLaTeX” o “uso XeLaTeX”, né so distinguere i due motori.
Ieri ho provato un po’ di “smanacchiamento” coi due, e il numero di pagine è uguale (a parità di font T1) al normale pdfLaTeX.
Detto questo mi piacerebbe molto informarmi su ambedue i motori, gli usi e il futuro del modno TeX, ma su internet quello che trovo sono solo opinioni. Forse varrebbe la pena di farsi coraggio e crearsi un’opinione propria…
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il click ti porta all’ancora che è alla label, la quale è in fondo alla figura, a fianco alla didascalia.
Magari non è una “soluzione” ma se sposti la didascalia sopra alla figura dovrebbe andare.
Onestamente non so se ci sia un altro modo…EDIT: c’è il modo a quanto pare. Basterebbe caricare hyperref con l’opzione hypcap:
`\usepackage[hypcap]{hyperref}`Prova…
27 Settembre 2015 alle 13:22 in risposta a: The Elements of typographic style… ma dove si trova? #103132::OldClaudio” post=103353Esamina questo esempio minimo compilabile:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex
\documentclass[11pt]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{kpfonts}
\usepackage{multicol}
\usepackage{microtype}\oddsidemargin=\dimexpr\oddsidemargin-10mm\relax
\textwidth= \dimexpr\textwidth + 20mm\relax\newcommand*\testtext[1][]{\begin{multicols}{2}#1\frenchspacing
Oggi si conviene che la spazieggiatura sia accettabile e talvolta consigliabile
nella composizione in lettere maiuscole o maiuscolette di titoli o di simili
brevi tratti di testo; assolutamente improponibile in un testo in lettere
minuscole. Il lettore attento provi ad esaminare una qualunque rivista
pubblicata ai nostri giorni e cerchi di determinare quali righe siano
spazieggiate; constaterà che la spazieggiatura non solo è visibile ad
occhio nudo, ma anche che contribuisce non poco a rendere mal composto
il capoverso che contenga tali righe spazieggiate. Egli constaterà anche
che la raccomandazione di non spazieggiare il testo scritto in lettere
minuscole è abbondantemente disattesa in quel genere di pubblicazioni;
probabilmente una composizione giustificata solo a sinistra sarebbe molto
più raccomandabile.
\end{multicols}}\begin{document}\errorcontextlines=9
\testtext\testtext[\microtypesetup{activate=false}]
\testtext[\microtypesetup{protrusion,expansion=false}]
\end{document}`e analizza riga epr riga il risultato. Nella prima composizione microtype funziona completamente; nella seocnda è completamente disabilitato, nella terza fa solo la protrusione. I font sono i kpfonts, come puoi vedere dal preambolo.Stampato ed esaminato. Secondo me i risultati sono devastanti nella seconda colonna, dove microtype fa davvero la differenza. Il secondo blocco di testo è troppo vuoto… Non noto grandi differenze tra il primo e il terzo, forse una più oculata gestione dello spazio per evitare le cesure.
Decisamente microtype fa la differenza e, a questo punto, mi fido del fatto che mappare il font possa aggiungere qualcosa ma davvero poco (se non la soddisfazione e il senso di completamento).
Grazie
::OldClaudio” post=103347Be’ è evidente che le protrusioni dei caratteri dovrebbero dipendere dal disegno dei caratteri stessi; uno può avere a pari corpo delle grazie più marcate e un altro delle grazie appena visibili. quindi è ovvio che se il secondo font fosse lasciato protrudere come il primo, il risultato sarebbe orrendo; lo stesso se il primo fosse lasciato protrudere come il secondo, usare o non usare microtype sarebbe del tutto inutile.
Però con i font questi fatti estremi capitano di rado; quindi usare i kpfonts con le impostazioni dei Latin Modern non è un gran guaio. Microtype funzionerebbe meglio se ci fosse un file personalizzato per i KP — onestamente credo che le differenze siano così piccole che ci vorrebbe la lente per vederle.A mio parere puoi andare tranquillo.
Se vuoi cimentarti a creare un file adatto ai KP fonts, parti da quello dei Latin Modern e cambia leggermente i valori della protrusione. Nota che non lo devi fare lettera per lettera, glifo per glifo, perché, per esempio le varie a accentate con accenti diversi sono raggruppate in una sola impostazione; lo stesso vale per diversi segni di interpunzione.Quando ho scritto che ci vuole un file adatto perché microtype funzioni bene, l’ho scritto perché è vero; ma non ho scritto, e forse ho fatto male, che i file di configurazione epr i Latin Modern, usati in mancanza di un file specifico, sono un ragionevole compromesso.
Ottimo, grazie.
In effetti nella guida, se devo ammetterlo, è un po’ allarmante il paragrafo: sembra quasi che senza le configurazioni precise per il file si ottengano risultati orrendi.Detto questo: in sostanza basta lasciare tutto come default e funziona?
Se un giorno mi cimenterò (spero di averne il tempo e la voglia) sicuramente posterò i miei risultati per Ars!
Grazie intanto
27 Settembre 2015 alle 7:36 in risposta a: The Elements of typographic style… ma dove si trova? #103130::illinguista1972″ post=103344
Io ho sia il libro di Tschichold nella traduzione italiana per i tipi della Sylvestre Bonnard, sia il libro di Bringhurst nella traduzione italiana, medesimo editore, sia la versione 4.0 degli Elements, presa su Amazon.Mi piacerebbe sapere le differenze con la versione 4.1. Mi potresti dire il numero esatto delle pagine del libro, se ti è già arrivato?
Segnalo un altro libro di Bringhurst: Breve storia della parola stampata, sempre della Bonnard.
Ciao
TommasoAllora, ti rispondo che anche io ho pensato alla versione italiana di Bringhurst (sia per imparare il lessico tecnico di dove vivo, sia perché magari ho pensato che ci fosse qualche adattamento — ad esempio sui formati di pagina in sistema metrico e su qualche riferimento magari alla tradizione tipografica italiana); come ho detto sopra i diritti della S-B su questo libro sono scaduti, quindi non hanno in programma di ristamparlo. Poco male, anche a fronte della recente nuova versione inglese: sono pressoché bilingue e quindi non mi pesa assolutamente la lettura in originale.
Per quanto riguarda Tsischold la S-B è l’unica in rete che me lo dà disponibile, li ho contattati e attendo loro risposta. Qui il fatto di avvicinare un libro da me non fruibile in lingua originale, e quindi tradotto, mi rende molto più piacevole l’idea di prenderlo in italiano…
La versione 4.1 (ho contattato amazon segnalando il cambio di versione, verificheranno e correggeranno le loro liste) contiene aggiornamenti alle pagine: 181, 243, 364–7, 373, 388–9, 392–3, 396. Si parla quindi di modifiche principalmente nelle pagine finali e appendici, solo 2 pagine della parte centrale del testo sono state toccate.
Non avendo a disposizione la versione 4.0 non posso dirti però quanto siano forti i cambiamenti!
27 Settembre 2015 alle 5:40 in risposta a: The Elements of typographic style… ma dove si trova? #103128::
Capisco, infatti mi hai convinto sul prenderlo, anche se sto leggendo Bringhurst e lo trovo straordinario.
Peccato che, per quanto riguarda Tsischold, anche la versione in inglese sia fuori stampa. Quella italiana, onestamente, non la trovo almeno da 3-4 anni, forse di più (l’avevo vista col libro di Bringhurst alla Hoepli eoni fa, ho deciso di non comprare né uno né l’altro libro, e ora aspetto). Il pregio dell’edizione italiana è che l’editore la dà come disponibile.
Oramai contattare le case editrici è il mio secondo mestiere.
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