illinguista1972

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  • in risposta a: biblatex, utf8 & polutonikogreek #65502
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    Che io sappia, biblatex non è compatibile con il pacchetto ucs, ma non con la codifica utf8x. Ma posso sbagliare.

    Ad ogni modo, se vuoi scrivere in greco nel sorgente e hai bisogno di biblatex, nell’Arte (sezione Documentazione di questo forum) c’è un’appendice apposita fatta per te. Oppure scarica il PDF sul greco dalla pagina del GuITMeeting 2011 sempre qui sopra.

    A proposito, chiedo alla comunità: quello che ho detto sopra è una castroneria? Mi sembra di ricordare che utf8x non richiede per forza ucs.

    Alternative? Usa XeLaTeX e vivi felice, ma devi rinunciare a una parte delle potenzialità di microtype. C’è sempre un compromesso cui scendere.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47590
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    zippo” post=64536Se mi posso permettere un suggerimento, mi piacerebbe che includeste una sezione di tips and tricks. Per esempio io ho scoperto solo pochi giorni fa il trucchetto di usare \xspace con \newcommand. Prima di cio’ io avevo un sacco di \newcommand definiti in modo doppio: quelli con lo spazio finale e quelli senza.

    \xspace c’era fino a dopo l’estate. L’abbiamo levato perché il risultato non è sempre garantito: allora, perché consigliarlo?

    Ad ogni modo, qualcuno ti ha già risposto. La guida è piena di tips and tricks.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47587
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    Ciao a tutti, reduci da Halloween! :mrgreen:

    È disponibile da qualche minuto un sostanzioso aggiornamento della guida. Rompiamo il silenzio annunciato (e solo quello 😉 ) dopo attente riflessioni su alcune parti che avrebbero potuto e dovuto essere sistemate.

    Vi chiederete, forse, quando finiranno gli aggiornamenti. Ebbene, noi vorremmo farne uno all’anno e basta, diciamo dopo l’estate, come fanno i santoni del forum con i loro manuali, ma non abbiamo né la loro maturità né le loro conoscenze per poter realizzare serenamente un prodotto stabile. 🙂 Ma siamo loro gratissimi per critiche, osservazioni, lodi e commenti che puntualmente piovono, magari non sempre pubblicamente.

    Allora, dopo i ringraziamenti di prammatica forse questa volta vi diciamo i cambiamenti di Ognissanti:

    1.
    Le istruzioni per personalizzare i comandi di babel per le lingue straniere sono state spostate in un nuovo paragrafo nel capitolo 10.

    2.
    È stata modificata la tabella dei caratteri speciali: ora comprende anche il codice per stamparli (e si sono eliminate righe di spiegazione).

    3.
    Le etichette di tutte le description ora sono in nero, come ogni classe fa. Confessiamo che il Bera mono nero non ci piace, ma purtroppo c’è solo quello: è ciccione e sgraziato. Abbiamo messo in typewriter le etichette che esprimono opzioni, in deroga al comportamento di Arsclassica.

    4.
    È stata aggiunta, dopo innumerevoli riflessioni, la tabella 9: è ruotata, ed è nel verso giusto. In questo modo si è levata la figura relativa a sidewaystable e si è messo un esempio “vero”. Grazie Ivan per la telefonata su questa tabella 8)

    5.
    Si è modificata la tabella 10, ora più “tabella” e più sobria.

    6.
    Si è riscritta la parte sulle testatine, per mettere in guardia il lettore dal madornale errore di dimenticarsi di usare \markboth.

    7.
    È stata ritoccata la tabella 11 con l’aggiunta di \quad e \qquad.

    8.
    È stato ritoccato il capitolo della Bibliografia: specie nelle etichette delle lunghe description e nell’eliminazione di parti superflue.

    9.
    Ritocchi anche per la tabella 42, con l’aggiunta delle istruzioni per creare intervalli di pagine nell’indice analitico.

    10.
    Eliminazione di parti superflue anche nella parte sul latino: preghiamo i guru di darci un’occhiata e di farci sapere qualcosa.

    11.
    Sfrondati gli acronimi e l’elenco dei siti internet.

    12.
    Eliminati i refusi segnalati dai lettori e quelli trovati da noi strada facendo. A volte l’ordine dei paragrafi in una sezione è stato modificato per esigenze d’impaginazione.

    13.
    Migliorata l’impaginazione complessiva del documento.

    14.
    Ritoccata la parte sul pacchetto caption, come la discussione sul forum ha permesso di vedere.

    Ecco, così ora si sa se vale la pena di stamparlo nuovamente oppure no (per chi si trova meglio su carta).
    Segnalateci i refusi, vi raccomandiamo, e le parti decisamente sbagliate.

    Ciao
    Lorenzo e Tommaso

    in risposta a: Musica con XeLaTeX #65453
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    Siamo in attesa che un noto autore del padovano scriva un pacchetto che permetta di farlo facilmente. 😉 In alternativa, bisogna usare qualche accrocchio.

    Se hai un po’ di pazienza, ti spiego come fare, stasera, se riesco, su questo stesso filone. Conta, però, che non è facilissimo quello che chiedi. In particolare, si tratta di comporre a parte il file .ly con LilyPond e poi includerlo nel punto in cui vuoi che compaia. Praticamente l’esempio musicale è fisso dove lo metti e non va a spasso per la pagina, con tutti i contra del caso. Inoltre, il file non può essere spezzato su due pagine 🙁

    Il risultato è buono per esempi di poche battute e ben pieni di note. Potrebbe esserlo meno se le note sono rade.

    Ciao
    Tommaso

    PS: non dovrei dirlo, ma lascia perdere il programma che dici di aver usato anni fa.

    in risposta a: Musica con XeLaTeX #65450
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    Consiglio caldamente anch’io LilyPond. È l’equivalente di LaTeX per la musica, poiché tenta di riprodurre la vecchia tecnica dell’engraving sulle lastre.
    Puoi scaricare da

    http://lilypond.org/doc/v2.14/Documentation/essay.pdf

    un bel PDF che ti mostra il tutto. Occhio: notazione alfabetica, ma se usi Mac e TeXShop, puoi usare lo stesso TeXShop come editor per LilyPond con i motori di Nicola Vitacolonna scaricabili da

    http://users.dimi.uniud.it/~nicola.vitacolonna/home/content/lilypond-engines-texshop

    ma forse ora ci sono già dentro TeXShop, vanno solo attivati.

    Qui

    http://www.mutopiaproject.org/

    trovi un sacco di cose prodotte da LilyPond. Scrivimi, se ti serve aiuto, io lo uso.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49437
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    Mi piacerebbe vedere l’Arte nei vari formati di suftesi. 🙂

    Io consiglio suftesi a tutti: fa bene come la frutta e la verdura, è gratis, è fatta da un italiano vero che risponde in italiano, è sana e giova alla pelle. 😉

    La uso molto, davvero, e a suo tempo diedi qualche consiglio a Ivan. Il fatto che “o piace o non piace” solleva l’utente da molte scelte. Il font Palatino non è male (molto largo, per me, però), anche se io proporrei qualche scelta predefinita in più: chi deve scrivere una tesi con molta matematica, potrebbe aver bisogno di un font completo. Che proponi?
    Ricordi la questione dei titoli in elements non correttamente spaziati? Risolto, ora?

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Caratteri speciali di LaTeX #65439
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    Grazie 🙂

    Un’ultima cosa: tra parentesi acute, uncinate, angolate e angolari, quale useresti per indicare $\langle$ e $\rangle$? Ti credevo via in moto! 😉

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Il nuovo sito del GuIT e la pagina sulla documentazione #65411
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    Commosso per le lusinghiere parole, concordo con Lorenzo. 8)

    Critiche a parte, la pagina web in questione, con i frontespizi dei PDF mi piace molto 🙂

    Se posso esprimere la mia opinione, LaTeX per l’impaziente e i Complementi mi stupiscono non poco! Sono guide a cui Lorenzo non mette mano da tempo, e neppure io sono mai riuscito a convincerlo a travasare qualcosa dai Complementi all’Arte. Come ci siete riusciti? 👿 😛 🙂 😆

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Problema con MiKTeX 2.9 #65299
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    francesco.biccari” post=64385

    [quote=”francesco.biccari” post=64378]Non conosco XyMTeX. Ma se proprio ti serve prova a riattivare platex
    e lasciare quindi disabilitato solo mpost e vedi se va tutto bene lo stesso.

    XyMTeX è un pacchetto che permette di disegnare strutture chimiche.
    Effettivamente, rimettendo platex nell’elenco dei “non exclude” ritorna il problema di prima. Se ho capito bene, in quell’elenco compaiono i formati che voglio vengano aggiornati quando premo “Update formats”, giusto? Quindi se lo “escludo” non si hanno modifiche sul formato platex che ho installato sul PC, semplicemente non lo aggiorna. Giusto?

    Forse sì. Ma addirittura mi sembra strano che un pacchetto richieda platex…
    Non so aiutarti mi dispiace 🙁

    Ciao ciao.
    Fra[/quote]

    Lasciate perdere XyMTeX e usate serenamente chemfig. Praticamente fa tutto.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65207
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    egreg9″ post=64351

    PS: prevengo la risposta del noto autore dicendo che, pur essendomi impegnato a leggere i suoi Appunti mi sono dovuto arrendere. Non ci capisco un granché. Almeno hanno il pregio di un frontespizio senza colori aberranti 😆

    Non ti applichi. Sto già studiando il colore per il frontespizio della prossima edizione. 🙂

    Ciao
    Enrico

    Tremo.

    Ciao
    Tommaso


    @Claudio
    : ti do ragione in pieno. Il problema di memoir è che la documentazione scoraggia il lettore. Quanto a quello che può fare, non si discute: può fare moltissimo.

    in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65203
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    lorenzo.pantieri” post=64331

    Così da modificare l’impaginazione di tutti i documenti scritti finora con caption? Solo Miede è così lungimirante da rendere non compilabili i documenti scritti con il suo pacchetto prima della revisione. 🙂

    Hai ragione! Non ci avevo pensato…

    Quello della compatibilità all’indietro è un problema generale dell’evoluzione del software: si ripropone per i programmi e i sistemi operativi. Avere il 100% di retro-compatibilità è auspicabile, anche se non sempre ci si riesce.

    Miede esagera con le rivoluzioni, è vero!

    Ciao,
    L.

    Sarebbe possibile facendo come fa Claudio: definendosi da sé le macro, così da compilare i sorgenti a distanza di dieci anni senza sorprese 🙂
    Ma io non sono capace 🙁

    Dai, venerabili guru, scrivete finalmente una guida che ci insegni a cavarcela da soli! Scherzo :mrgreen:

    Ciao
    Tommaso

    PS: prevengo la risposta del noto autore dicendo che, pur essendomi impegnato a leggere i suoi Appunti mi sono dovuto arrendere. Non ci capisco un granché. Almeno hanno il pregio di un frontespizio senza colori aberranti 😆

    in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65195
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    Prima di mettere mano al libro, vorrei sentire l’ultima campana, basta un sì o un no.
    La domanda è questa: dal momento che caption va caricato per curare la piaga delle didascalie sopra le tabelle, voi lo impostereste anche per la didascalia delle figure oppure si può accettare il modo in cui LaTeX le tratta?

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65190
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    Occhio: mettere bottom vuol dire avvicinare la didascalia all’oggetto, anche se la didascalia sta sotto.
    Se messa sopra, “bottom” significa “verso il basso”, se messa sotto, significa “verso l’alto”.
    Ovviamente accade come dici tu: stai dicendo a caption di allontanare la didascalia dalla tabella e di avvicinare la didascalia alla figura. 😉

    La mia osservazione iniziale era un’altra: SENZA caricare caption e mettendo le didascalie SOTTO entrambi gli oggetti, il risultato predefinito di LaTEX è diverso.

    Forse con

    `\captionsetup[figure]{skip=\medskipamount}`
    e non con la tua proposta si ottiene una spaziatura omogenea.

    Allora la domanda diventa: come fare per ottenere la stessa spaziatura tra didascalia e oggetto a prescindere dalla posizione della didascalia e caricando caption, dato che caption modifica il comportamento predefinito del programma?

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65186
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    Ritorno sull’argomento dopo aver fatto qualche prova. Partendo dal fatto che LaTeX è impostato per la tipografia anglosassone, che prevede la didascalia sempre sotto l’oggetto (qualunque sia), i risultati di esperimenti con una semplice tabella e una figura ripulita dall’eventuale contorno invisibile in una classe article mi dicono che:

    1.
    Non caricando nulla e mettendo la didascalia sotto l’oggetto come vorrebbe LaTeX, vedo che lo spazio tra figura e didascalia è maggiore di quello tra tabella e didascalia. Evidentemente deve essere così. Chiedo lumi.

    2.
    Caption agisce sulle didascalie sotto gli oggetti anche solo caricandolo. Infatti, la distanza tra figura e didascalia mi risulta minore di quella tra tabella e didascalia.

    3.
    Caricando caption senza impostazioni e mettendo la didascalia sopra la tabella, come vogliono le tradizioni italiane, ottengo finalmente la didascalia abbondantemente spaziata da toprule di una distanza che chiamo A.

    4.
    Impostando caption con

    `\captionsetup[table]{position=top}`

    ottengo esattamente A.

    5.
    Impostando caption con

    `\captionsetup[table]{skip=\medskipamount}`

    ottengo una distanza minore che chiamo B, e che può essere più gradevole di quella predefinita.

    7.
    Mettendo sia

    `\captionsetup[table]{position=top}
    \captionsetup[table]{skip=\medskipamount}`

    ottengo la distanza B di prima. Evidentemente, uno dei due è superfluo o siamo in una coincidenza fortunata. Direi la seconda.

    8.
    Impostando caption con

    `\captionsetup[table]{position=bottom}`

    ottengo una distanza ancora minore di B, ma superiore a quella che avrei al punto 9.

    9.
    Non caricando nemmeno caption e lasciando la didascalia della tabella sopra la tabella, ottengo che didascalia e toprule quasi collidono: ovvio, si tratta di una cosa per cui LaTeX non è programmato, e perciò reagisce così. Non teniamone conto.

    Del resto la documentazione di caption è chiara. Come già mi disse Claudio, il pacchetto controlla lo spazio verticale tra oggetto e didascalia tramite l’opzione skip=, che nelle classi book, report e article è fissata a 10 punti. Però, siccome il comando standard \caption non capisce da solo dove viene dato, se sopra o sotto l’oggetto, non sa nemmeno dove mettere questi 10 punti di spazio predefinito. Le classi standard assumono, come si sa, che questo spazio si trovi sempre sopra la didascalia di un ambiente mobile (longtable a parte), e qui entra in gioco il pacchetto caption.

    Le opzioni

    `position= top
    position= above`

    assumono che chi scrive metta la didascalia sopra l’oggetto mobile, e perciò mettono lo spazio predefinito sotto a esso. Si noti, però, che position=top, per esempio, NON assume che la didascalia sia veramente messa sopra l’oggetto, perché essa sarà davvero dove l’autore la mette: semplicemente, la tratta come se fosse stata messa sopra. La stessa cosa accade con l’altra opzione. Non ho fatto prove approfondite per le figure, ma il comportamento dovrebbe essere lo stesso.

    Se caption agisce anche solo caricandolo, è perché è impostato di default con position=auto, che gli dice: “cerca di fare del tuo meglio per determinare da solo la reale posizione della didascalia rispetto all’oggetto”. Generalmente funziona, ma in rari casi potrebbe non essere così. Evidentemente, il fatto che non ci sia differenza tra caricare il solo pacchetto e dare anche position=top è dovuto proprio a questa coincidenza fortunata.

    L’opzione position= si usa di solito con \captionsetup. Dare

    `\captionsetup[table]{position=top}`

    fa sì che tutte le didascalie dentro table siano trattate come didascalie messe dall’utente sopra la tabella cui si riferiscono, e dunque lo spazio verrà messo sotto a esse. In alternativa si può dare

    `\usepackage[tableposition=top]{caption}`

    e si risparmia una riga di codice.

    Note dolenti. Non sempre skip, position, figureposition e tableposition funzionano, dipende dalla classe di documento in uso, che potrebbe decidere di usare la propria spaziatura predefinita, come anche decidere da sola se intendere la didascalia come top o bottom e stamparla di conseguenza. Le classi KOMA 🙂 accettano skip=, ma stampano le didascalie delle figure sempre come didascalie bottom, mentre la resa di quelle delle tabelle dipende dall’opzione di classe impostata: tablecaptionsabove o tablecaptionsbelow.

    Altri pacchetti invece controllano da soli il comportamento dello spazio sopra e sotto la didascalia.

    Ora, arsclassica imposta caption in questo modo:

    \captionsetup{format=hang,font=small,labelfont={sf,bf}}
    \captionsetup

    {skip=\medskipamount}

    e la classe KOMA con cui è scritta l’Arte carica tra le opzioni di classe

    `tablecaptionabove`

    che a detta dell’autore di caption è molto più forte di position= . Dunque, almeno nell’Arte caption deve fare i conti con questa realtà.

    Che farei io?

    A.
    Preciserei che le usanze italiane richiedono la didascalia sopra una tabella e sotto una figura (e questo c’è già).

    B.
    Per giustificare l’uso di caption come correttivo di un comando di LaTeX (\caption), direi che la tipografia anglosassone per la quale LaTeX è stato pensato vuole la didascalia sempre sotto l’oggetto, e che messa sopra mette in difficoltà il programma, tant’è vero che la stampa a ridosso di toprule. caption cura la ferita. Ovviamente preciserei in questo modo:

    `\usepackage[tableposition=top]{caption}`

    così ci si mette al riparo dal possibile malfunzionamento di position=auto.

    C.
    Direi, però, che il risultato non è garantito sempre: dipende dalla classe in uso.

    STOP

    D.
    Nel capitolo Personalizzare, direi che caption permette di fare quello che vuoi con le didascalie, e darei le impostazioni dell’Arte:

    `\captionsetup{format=hang,font=small,labelfont={sf,bf}}
    \captionsetup[table]{skip=\medskipamount}`

    spiegandole e precisando la possibilità di usare \captionsetup se la scrittura delle opzioni lo richiede.

    Che ne dici, Lorenzo?
    Scusate la tirata, avevo bisogno di capirmi.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Comandi di sezionamento #65228
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    egreg9″ post=64265
    Congratulazioni. Te ne mancano solo 9376, ma ricordati di Achille e della tartaruga. 🙂

    Mi sembra un tantino tetrapiloctomico. Basta dire che \tableofcontents, \listof…, \printindex e \bibliography (non biblatex) e \printbibliography producono una sezione del livello più alto (o più basso, a seconda dei punti di vista), riempiendola con ciò che è stato raccolto nel corso del documento.

    Ci sarebbe \part, ma quello è un sezionamento indipendente.

    Ciao
    Enrico

    Ricordo perfettamente, occhio a non inciampare sul carapace 😆

    Infatti, avevo pensato di fare proprio così: lascio la tabella con i comandi tipo \chapter e preciso nei luoghi opportuni che \listof… e compagni producono la sezione corrispondente, che porterà anche la relativa testatina. Mi sembra la cosa migliore da fare.

    Piuttosto, un dubbio: da qualche parte, non ricordo né dove né se me lo sono immaginato, ho letto che esiste anche un comando \book superiore a \part. Ho appena detto una fesseria?

    Ciao
    Tommaso

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