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ivan” post=64253
Secondo voi, i comandi standard che producono gli indici possono essere considerati comandi di sezionamento? Io dico di sì: producono una sezione, che ha tutte le fattezze di un chapter o di una section nel punto in cui vengono date, e producono pure le testatine. Anche i comandi per la bibliografia e l’indice analitico fanno la stessa cosa, ma non sono standard.
Vorrei sentire la vostra idea.
Ciao
TommasoDimenticavo: messaggio numero 1000 8)
Il divario con il venerabile santone si colma drasticamente. Sono nel club GuITYOU! Quanti punti ho vinto? 🙂Secondo me si tratta di “comandi” di sezionamento. Per sciogliere il dubbio si potrebbe dire che sono “istruzioni” di sezionamento, visto che alcuni sono ambienti e non comandi. In ogni caso l’Indice è un “capitolo” di un libro e una “sezione” di un articolo, quindi si tratta di un “sezionamento”, generato da un comando o un ambiente. Io dico che tutto ciò che direttamente o indirettamente genera un sezionamento del testo può essere considerato comando o istruzione di sezionamento.
@ Lorenzo Credo che invece sia bene che l’utente normale si renda conto che quando compone un indice stà facendo un sezionamento.
🙄 Sono aperto alla discussione, perché in effetti la questione non è banale; anche se non è assolutamente decisiva. Ma a volte è bello discutere anche su temi del genere 😉
Ciao
IvanNon male come millesimo messaggio. 🙂
Autocelebrazioni a parte, sono d’accordo con Ivan: messo dopo il terzo capitolo di un libro, \tableofcontents fa un capitolo non numerato il cui titolo non va nell’indice generale che contiene l’indice generale del documento, e lo fa in una pagina nuova destra, e gli mette pure le testatine di rito. Il successivo capitolo comincia a propria volta a pagina nuova destra. E non è sezionamento, questo? Il fatto è che l’indice va all’inizio o alla fine, se si tratta di un romanzo, per esempio.
Forse, anzi sicuramente, le mie osservazioni qui sopra non hanno molto a che fare con il sezionamento per come lo concepisce TeX, ma io credo che i comandi \tableofcontents, \listoffigures e \listoftables siano alla stregua di \chapter e \section, per quello che producono e per come si comportano. Dunque, potrebbero stare in una tabella tutti insieme.
Non voglio farci la guerra, ma siccome stavo ritoccando la parte delle testatine nell’Arte, stavo provando a vedere la cosa dall’alto per trovare somiglianze tra questi comandi. Infatti, come molti sanno, sistemando una tesi mi sono trovato in un \chapter*{Prefazione} le testatine INDICE DELLE FIGURE. Errore madornale, il mio, ma si impara dagli errori e dalla fretta.
@ Claudio: D’accordissimo anche con te, naturalmente. Per “standard” nella guida intendiamo tutto ciò che non ha bisogno di pacchetti esterni. In questo caso, i due comandi per bibliografia e indice sono, con le dovute cautele, “non standard”, anche se magari chiamano in causa ambienti veramente “standard” responsabili dei sezionamenti che l’utente vedrà nel documento finito.
@ Lorenzo: D’accordo con te ugualmente: una cosa è sezionare il documento in paragrafi come diciamo che si fa con \section: una o due in più o in meno non fa differenza. Altra cosa è, paradossalmente, usare \tableofcontents come se fosse \chapter: ma credo che verrebbe notificato un errore. O no? 🙂
Detto questo, visto che si sezioni si tratta, forse la didascalia dei comandi di sezionamento nell’Arte potrebbe essere ritoccata. Ma non voglio pensarci più di un minuto o due.
Ciao
Tommaso
24 Ottobre 2011 alle 18:55 in risposta a: Un difetto di LaTeX: lo spazio tra didascalia e tabella #65178::stiprox” post=64224Ciao a tutti, apro questo post perchè non ho trovato risposte chiare (per me che uso latex da poco) riguardo il creare una tabella piuttosto ampia senza che latex la tagli o la storpi in qualche modo. Mi potete dare una mano?
Che intendi con ampia? Io lo intendo in orizzontale, per esempio. In questo caso, cercando nell’Arte di scrivere con LaTeX nella sezione Documentazione di questo Forum puoi trovare qualche suggerimento. Se la tabella eccede la giustezza della riga, puoi eliminare una colonna oppure rimpicciolire il corpo dei caratteri nella sola tabella, ma non andare oltre \small, perché poi il risultato diventa ridicolo. Se proprio non riesci a sfrondare nulla, puoi pensare di ruotarla, ma questa tabella andrà sempre in una pagina a sé. Nell’Arte devi cercare “rotating” per avere un codice d’esempio.
Se la tabella eccede l’altezza della gabbia, allora la soluzione già consigliata, longtable, dovrebbe fare al caso tuo. Occhio a comporla per bene, perché il codice è un po’ più complicato.Ciao
Tommaso
::drjhons” post=64207Dato che nella mia tesi, oltre a riferimenti a materiali cartacei ci sono anche rifrerimenti a siti web, avrei pensato di nominare “Fonti” al posto di “Bibliografia” l’elenco dei riferimenti. In seguito avrei pensato di scrivere due paragrafi: “Bibliografia”, che raccoglie tutti i riferimenti a libri e articoli scientifici; “Sitografia”, che raccoglie appunto gli indirizzi web. Può andare bene? Il mio dubbio è che il termine bibliografia sia comprensivo sia di sitografia che di materiale cartaceo. Occorre separare anche tra loro gli elenchi dei libri e degli articoli scientifici?
Puoi chiamare Bibliografia la sezione complessiva, per poi chiamare Fonti primarie i tuoi riferimenti a libri e articoli scientifici effettivamente avuti per le mani e magari Risorse online i tuoi URl.
Ciao
Tommaso
::egreg9″ post=64070
Ciao a tutti,
vorrei chiedere il vostro parere sugli strumenti a disposizione per scrivere testo verbatim in un documento. Ci sono molti pacchetti, alcuni fanno molte cose, uno è stato aggiornato proprio oggi se non sbaglio. A parte l’ambiente standard verbatim, voi vi appoggiate a qualche pacchetto in particolare? Ce n’è uno valido e che non crea più di tanti problemi?Ti riferisci a gmverb? L’autore è di diritto fra quelli che scrivono le peggiori documentazioni. 🙁
fancyvrb
listingsCiao
EnricoNo, a jvlisting, ma forse il pacchetto serve ad altro che semplici codici. Sarebbe bello stilare una classifica delle migliori e delle peggiori documentazioni. 😀
Ciao
Tommaso
::egreg9″ post=63976
`\newcommand{\greco}{\foreignlanguage{greek}}`
Grazie, lo faccio appena possibile. Qualche mese fa, in uno scritto di un noto autore lessi appunto che il comando personale per scrivere in un altra lingua poteva avere una definizione “ingenua”
`\newcommand{\greco}[1]{\foreignlanguage{greek}{#1}}`
e una meno ingenua
`\newcommand{\greco}{\foreignlanguage{greek}}`
A parte che mi sfuggono ancora le differenze, mi chiedo se questa seconda definizione può andar bene per tutte le lingue: nella guida, dunque, per il latino e l’inglese. Vale la pena di sostituire le attuali definizioni ingenue?
Già che ci sono, cade a fagiuolo (notate il trittongo) un’altra curiosità: spesso ho visto che, parlando di babel, le lingue (che di fatto si caricano come opzioni del pacchetto) vengono anche chiamate “moduli”. Perciò si trova scritto:
il modulo latin di babel permette di ottenere eccetera eccetera
Posto che a me piace questo “modulo” (che userei soltanto per babel, non certo per altri pacchetti), chiedo: soltanto le opzioni che si esprimono con il nome di una lingua si possono chiamare anche “moduli”? È corretto usare questa parola? Qualcuno saprebbe dare una definizione breve di “modulo” in questo senso?
Grazie
Tommaso
::strato86″ post=63926Ciao ragazzi,
sto facendo la presentazione per la discussione della mia tesi di laurea con “beamer”. Sto utilizzando il tema Madrid.
Per concludere la presentazione volevo mettere una slide dove apparrisse “GRAZIE A TUTTI PER L’ATTENZIONE”. Qual’è il modo migliore per farlo? Non essendo un esperto di beamer ho semplicemente fatto così:
`\begin{frame}
\frametitle{}
\begin{center}
GRAZIE A TUTTI PER L'ATTENZIONE
\end{center}
\end{frame}`La cosa non propria bella da vedersi è che lo sfondo è bianco con la scritta GRAZIE PER L’ATTENZIONE. L’idea era quella di mettere per questa slide uno sfondo diverso rispetto alle altre, e di far comparire la scritta al centro di dimensioni maggiori rispetto allo standard, senza però far andare a capo.
Voi cosa mi consigliate?Grazie a tutti quelli che risponderanno
FrancescoHo visto delle presentazioni di veterinaria che si concludevano con la foto di un maialino affranto sotto la pioggia con alle zampe quattro piccole galoche con scritto sullo sfondo: GRAZIE PER L’ATTENZIONE!!!!!!!!
A parte che il maialino sarebbe invariabilmente finito in qualche forma su una delle nostre tavole (causa di ben maggiore scoramento per la bestia), direi che grottesco potrebbe essere un buon aggettivo. 😉
Maiale a parte, ti consiglio caldamente di evitare e di dire semplicemente “grazie” alla fine della tua esposizione.
Ciao
Tommaso
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