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ik5qps” post=65414
Mi sono spiegato malissimo… se scrivo qualcosa del tipo:
[…]
come si evince dai principali studi sull’argomento\footcite{testo1} \footcite{testo2} \footcite{testo3} \footcite{testo4}
[…]Latex mi mette in nota le quattro citazioni e nel testo appare: come si evince dai principali studi sull’argomento 1 2 3 4
Mi chiedevo se fosse stato possibile ottenere: come si evince dai principali studi sull’argomento [1-4]Grazie ancora Ivan, non voglio darti altro lavoro… ogni tuo suggerimento è preziosissimo.
Stefano.
Proviamo a vedere se l’arte maieutica funziona anche con LaTeX 😉
Socrate: Qual è, o Stefano, lo stile di citazione che hai scelto?
Stefano: Uno stile prolisso, maestro. Lo stile philosophy-verbose dello pseudo-Ivan.
Socrate: Hai mai visto niente di simile a quello che chiedi, nei testi che finora hai consultato e che usano lo stile dello pseudo-Ivan?
Stefano: No Socrate. Mai.
Socrate: E in quelli che ancora non hai letto, ritieni ci possa essere qualcosa di simile?
Stefano: Non ne vedo la ragione.
Socrate: E allora, caro Stefano, non puoi che concludere che niente di simile è mai esistito né mai esisterà.
Stefano: Così dev’essere. E la cosa mi par saldamente dimostrata.A parte l’esercizio letterario, la soluzione corretta è la seguente:
`
come si evince dai principali studi sull'argomento,\footcites{testo1,testo2,testo3,testo4} ecc. ecc.
`Ciao
Ivan
::ik5qps” post=65375Salve a tutti,
mi ero ripromesso di non disturbare cercando di risolvere i miei problemi studiando le risposte altrui ma… eccomi qui.
Sono arrivato alla fine della stesura della tesi e sto tentando di risolvere gli ultimi dettagli relativi alla bibliografia.
Uso TexLive2011 con TexShop e sto utilizzando, con grande soddisfazione, lo stile philosophy-verbose di Ivan ma devo sottostare ad alcune precise richieste del mio relatore che non posso trascurare.
E’ possibile ottenere, nelle citazioni in nota successive alla prima, non il cognome dell’autore ma il nome puntato seguito dal cognome?
Utilizzando l’opzione firstinit=true, si ottiene questo risultato anche nella bibliografia dove, invece, dovrei mantenere il formato Cognome, Nome.Perché l’opzione firstinits è globale. Prova con questo:
`\DeclareNameFormat{labelname}{%
\ifcase\value{uniquename}%
\usebibmacro{name:last}{#1}{#4}{#5}{#7}%
\or
\ifuseprefix
{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#8}}
{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#6}{#8}}%
\or
\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#7}%
\fi
\usebibmacro{name:andothers}}`ik5qps” post=65375
Nella citazione di articoli mi viene richiesto di separare con una virgola il numero della rivista dal mese e anno di pubblicazione: ad es.: n.3, agosto 1974 mentre adesso ottengo: n.3 (1974). E’ realizzabile questa modifica?Tutto è realizzabile, ma questo richiede più tempo. Prova intanto con questo:
`\renewbibmacro*{issue+date}{%
\printtext{%
\iffieldundef{issue}
{\usebibmacro{date}}
{\printfield{issue}%
\setunit*{\addspace}%
\usebibmacro{date}}%
\newunit}`ik5qps” post=65375
Un’ultima domanda: è possibile, in caso di un riferimento multiplo a tre o quattro citazioni, compattare i riferimenti in un range unico come accade per lo stile numeric-comp?E come fai con uno stile verbose? Non capisco.
Benvenuto!
Ciao
Ivanp.s. scusate le modifiche
::egreg9″ post=65368Su CTAN (e su TeX Live) apparirà a breve il pacchetto kantlipsum che funziona come lipsum ma produce frasi in inglese ricavate dal “Kant generator for Python”. Esempio: \kant[1] produrrà il seguente testo:
As any dedicated reader can clearly see, the Ideal of practical reason
is a representation of, as far as I know, the things in themselves; as I have
shown elsewhere, the phenomena should only be used as a canon for our
understanding. The paralogisms of practical reason are what first give rise to the
architectonic of practical reason. As will easily be shown in the next section,
reason would thereby be made to contradict, in view of these considerations, the
Ideal of practical reason, yet the manifold depends on the phenomena. Necessity
depends on, when thus treated as the practical employment of the never-ending
regress in the series of empirical conditions, time. Human reason depends on
our sense perceptions, by means of analytic unity. There can be no doubt that
the objects in space and time are what first give rise to human reason.Dedicato con affetto ai filosofi che frequentano il forum. Buon divertimento. 🙂
Ciao
EnricoMi ricorda qualcosa 😉 Anche il generatore di testi dello pseudo-Husserl, però, non è male.
Il massimo, per attirarsi le ire di tutti, ma proprio tutti i filosofi è il pacchetto phillipsum, che fornisce un comando con un argomento opzionale con due valori possibili: husserl e kant, per produrre rispettivamente testo pseudo-kantiano e pseudo-husserliano.
Naturalmente il pacchetto non esiste. O meglio, esiste nell’io trascendentale puro, considerato nel suo in-essere autorappresentativo.
Solo in questo senso, infatti, il niente, inteso come negazione della totalità dell’ente, può darsi nella sua immediatezza nello spazio soggettivo a priori.
Ma questa è cosa ovvia 😀Indovinello: c’è un matematico nascosto qui sopra. Chi è?
Ciao
Ivan
::samiel” post=65354Nell’indice dei contenuti con memoir vorrei, riproducendo lo stile brighurst,
eliminare i puntini fra titolo e numero di pagina e possibilmente ottenere
leffetto di avvicinamento del secondo al primo. Infine aumentare lo spazio
fra il numero del paragrafo e il titolo, che in alcuni casi si toccano.
Ho provato alcune stringhe come
`%\makeatletter
%\renewcommand{\@pnumwidth}{3em}
%\renewcommand{\@tocrmarg}{4em}
%\renewcommand{\@dotsep}{10000}
%\makeatother`
ma noto che non accade nulla….M
Non so come sia lo stile bringhurst di memoir. In alternativa c’è:
`\documentclass[elements]{suftesi}`
per ottenere “esattamente” gli Elementi, oppure
`\documentclass[sufelements]{suftesi}`
per ottenere solo i capitoli in stile “Elementi”.Mi farebbe piacere che venissero provati. Credo che l’indice vada già bene. Ormai non ricordo più come l’ho fatto…
Forse c’è ancora qualcosa da sistemare. Le spaziature del maiuscolo, per esempio, non sono fedeli all’originale. Questo me lo fece notare Tommaso, ma devo ancora sistemarlo 🙁
La prossima versione sarà compatibile con XeLaTeX. Dovrebbe essere disponibile a giorni su CTAN e TeX Live.Ciao
Ivanp.s. suftesi 0.6c disponibile su CTAN da 1 minuto
::egreg9″ post=65350
In un documento composto con XeLaTeX e un font particolare ho un’unica occorrenza del simbolo $\pm$ e precisamente:
`$\pm 4\%$
`Naturalmente il font che uso non ha quel simbolo e quindi viene usato quello di default.
Ho pensato quindi di ridefinirlo così:
`\renewcommand{\pm}{\mbox{+\kern-.55em\raisebox{-1.5pt}{–}}}
`
Uso il doppio trattino perché il trattino singolo è naturalmente inclinato, come nelle sillabazioni.
Il risultato è ottimo, sul piano pratico (nel senso che là dov’è quel simbolo non darà mai alcun problema).
Ho qualche serio dubbio che sia altrettanto ottimo sul piano TeXnico.Commenti?
Mi bacchetto le mani in anticipo perché qualcosa mi dice che ho scritto un codice “porcellum”
Ovviamente non c’è nessun problema a ridefinire \pm. Il problema è nella ridefinizione. 🙂
`\renewcommand{\pm}{{\ooalign{\hidewidth+\hidewidth\cr\raisebox{-1.5pt}{–}\cr}}}`
Aggiusta a piacere il ribassamento del trattino: con \ooalign non hai il problema di indovinare di quanto devi tornare indietro. Ma puoi anche provare a usare direttamente il carattere ± che puoi copiare da qui oppure indicare con \pm dando la definizione
`\chardef\pm=\string”00B1`
Ci sono buone possibilità che il tuo font ce l’abbia. Dovresti, in realtà riuscire a scriverlo direttamente da tastiera (in quella internazionale è in alto a sinistra).Ciao
EnricoHai indovinato, naturalmente. Il glifo c’è.
Nella mia tastiera italiana si ottiene con alt+shift+ì (in alto a destra nel visore tastiera)Ora il documento non ha più nessun residuo di Computer Modern. 😀
Ciao
Ivan
::samiel” post=65344No che non devo, infatti sto passando ai formati classici
e sto provando memoir, che non avevo mai utilizzato.
Solo che, prima di modificare quei file, volevo capire
cosa non andava più. Ho visto i post su Classicthesis
nel Forum. E in effetti ci sono tante buone ragioni
per abbandonarlo…M
Che ne pensi di suftesi? Naturalmente non c’è partita di fronte a memoir (a vantaggio di quest’ultima, è chiaro)
Ciao
Ivan
::samiel” post=65340Allora.. Così funziona:
`\documentclass[a4paper]{scrartcl}
\usepackage[italian]{babel}
%\usepackage{classicthesis-preamble}
\usepackage[nochapters,pdfspacing]{classicthesis}
%\PassOptionsToPackage{
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}\begin{document}
I concetti della natura, che comprendono il fondamento di ogni conoscenza
teoretica a priori, si basavano sulla legislazione dell'intelletto. — Il
concetto di libertà, che comprendeva il fondamento di tutte le prescrizioni
pratiche a priori indipendenti dalla sensibilità, si basava sulla legislazione
della ragione. Entrambe le facoltà pertanto, a parte l'applicazione, secondo
la forma logica, a princìpi (quale che ne sia l'origine), hanno ancora
ciascuna una propria legislazione secondo il contenuto, al di sopra della
quale non ne esiste alcun'altra (a priori), e che perciò giustificava la
divisione della filosofia in teoretica e pratica. Tuttavia, nella famiglia
delle facoltà conoscitive superiori esiste ancora un termine medio tra
l'intelletto e la ragione. Si tratta del \textls{Giudizio}, del quale si ha
ragione di presumere, per analogia, che possa anch'esso contenere, se non una
sua propria legislazione, almeno un suo proprio principio a priori (comunque
puramente soggettivo) di ricerca secondo leggi; un principio che, se anche non
gli spetterà alcun campo di oggetti come dominio, potrà tuttavia avere un suo
territorio, nel quali si trovi una qualche caratteristica per la quale valga
proprio solo questo principio.
\end{document}`
ovvero anteponendo la chiamata a babel a quella a classicthesis.
SOlo che devo commentare la chiamata a classicthesis-preamble;
se non lo facciol, ricevo:
`
! LaTeX Error: \chaptermark undefined.See the LaTeX manual or LaTeX Companion for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.334 …smallcaps{#1}}{\spacedlowsmallcaps{#1}}}}`
La cosa si fa per me sempre più misteriosa…M
Ma devi proprio usare quello stile? Non c’è niente da fare: con quel codice contorto ci saranno sempre problemi.
Ciao
Ivan
::samiel” post=65334Ecco qui
`\documentclass[numbers=noenddot,headinclude,footinclude,%
BCOR=0mm,cleardoublepage=empty]{scrartcl}
\usepackage{classicthesis-preamble}
\usepackage[pdfspacing,eulerchapternumbers,beramono,%
nochapters,linedheaders]{classicthesis}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{microtype}
\usepackage{lipsum}\begin{document}
\lipsum[1]\end{document}`
babel viene caricato già da classicthesis-preamble, e senza opzioni. Odio sempre più quella classe.
Non mi chiedere come si fa. Forse babel prevede qualcosa come \setdefaultlanguage in XeLaTeX.Ciao
Ivan
::
Quello che chiedevo io è un qualcosa di molto più elementare, una sorta di Warning in forma di una slide o due sparso un po’ ovunque: nell’Arte sul sito GuIT. Quest’ultimo forse il luogo migliore. Nella home page metterei un bel link “La prima volta con LaTeX”.
Pochi punti che siano ben visibili. L’illusione che uno prenda l’Arte dall’inizio e la legga è, appunto, un’illusione. Così per altre guide.
Questo perché LaTeX è un “programma” o almeno così viene concepito, perché è “qualcosa che si installa” sul computer. La maggior parte degli utenti ragiona così, sia gli informatici sia gli umanisti. Almeno questo è quello che credo.
Io stesso non ho mai letto nessuna documentazione integralmente, né l’Arte, né la Guida Guit o altre. Questi sono documenti che si sfogliano in cerca della soluzione di un problema che nasce dai tentativi fatti senza prima documentarsi.
Personalmente richiedo sempre ai miei laurenadi di leggere integralmente almeno le prime 50 pagine dell’Arte. Non so se lo fanno. Secondo me no. Capito come installare il programma vogliono subito provarlo, si scontrano con qualche intoppo e poi ritornano all’Arte per cercare la soluzione.
Come dici tu, Tommaso, la colpa non è di chi scrive guide, ma del mondo LaTeX. C’è troppa scelta e troppa libertà. LaTeX è un mondo democratico, dove chi non ne sa nulla, come me, può creare un file pessimo che si potrebbe diffondere più di quello creato da altri che ne sanno molto più di me e di gran lunga migliore. Dove uno può creare un editor che imposta una codifica stramba, che non supporta utf8, ecc. ecc.
Bisognerebbe ricordarsi quello che diceva Platone della democrazia 😉
Insomma, ci siamo capiti: in un mondo perfetto si perderebbero un paio d’ore a leggere una guida attentamente e poi si procederebbe lisci come l’olio; nel nostro mondo si installa, si smanetta, si combinano casini e poi si pretende che in una guida ci sia scritta subito, proprio lì dove la si cerca, la soluzione.
D’altra parte un’oligarchia TeXnica non sarebbe la soluzione migliore: non ci sarebbero cose come classicthesis, ma quei pochi in grado d farlo, parlerebbero naturalmente di \expandafter, \catcode, routine di output, script, espansioni e registri e chi più ne ha più ne metta.So che Luigi direbbe che un sistema simile c’è già: ConTeXt. Ma è ancora un po’ troppo “oligarchico”, a mio avviso.
Per il momento rimango nell’anarchia LaTeX 😀Ciao
Ivan
::OldClaudio” post=65305Se carichi \mathspec con l’opzione math, non hai bisogno di usare \text
Grazie Claudio, non mi ero reso conto dell’effetto di quell’opzione. Però il problema rimane, perché in quel modo viene usato il Computer Modern anche per i numeri.
Mentre vorrei che i numeri fossero nello stesso font del documento. (Nell’esempio ho usato un font palesemente inappropriato per la matematica.)
Mi sono poi accorto che alcune delle lettere in modo matematico sono diverse. Per esempio la “e” in corsivo.
Quando è seguita da uno spazio, ovvero si trova alla fine di una parola, viene usato un glifo diverso, con la gambetta più lunga. Bene, in modo matematico viene usato sempre questo glifo, anche se la “e” si trova al centro; credo perché vengono ignorati gli spazi.
Il font dell’esempio ha poi numeri alti e bassi, mentre in modo matematico dovrebbero essere usati quelli normali. Credo che sia così, anche se ho visto molti testi matematici che usano i numeri alti e bassi anche per le formule (per esempio della Bollati Boringhieri).
In ogni caso credo che non sia una buona scelta avere i numeri delle formule in un font “bodoniano” mentre i numeri in testo in un carattere “garamondiano” (perdona la semplificazione)Ciao
Ivan
::toti85″ post=65310Però utilizzando il pacchetto lmoder, gli accenti ricompaiono.
Sebbene gli unici errori segnalati ora siano più blandi: mi dice che non riconosce un carattere accentato, ma sul pdf esso figura normalmente..
Per il motivo che ti ho spiegato sopra…
Stai complicando la cosa oltre l’immaginabile. lmodern non c’entra; o meglio non è una condizione necessaria per risolvere (o aggravare) il problema. Questo è alla radice.
Ti faccio una domanda: hai già documenti .tex o stai iniziando a crearli? Se la risposta è sì, lascia perdere simili questioni.
Metti TeXWorks o TeXstudio o Texmaker (non ci capisco più niente con queste maiuscole!) su Windows, imposta gli editor a utf8 (che dovrebbe essere di default) e usa le due righe che ti abbiamo consigliato io e Claudio; su Mac puoi usare anche TeXShop oltre agli editor sopra. Impostalo sempre a utf8 e usa le solite due righe.
Vivrai felice.Ricorda che continuare a salvare il file da una codifica all’altra crea un “incasinamento” di linguaggi dal quale è difficile uscire. Probabilmente è quello che è successo a te.
Il problema della codifica non dovrebbe essere un problema, almeno per l’utente medio. Quindi al bando gli editor che non supportano utf8 e al bando anche quelli che non lo mettono di default 😈 tipo TeXShop che si ostina ad usare di default Mac Os Roman…
Mi permetto un suggerimento ai nostri autori di guide. Farei una sezione ben evidente che contenga tutte e sole quelle informazioni di base che servono per “cominciare bene”. Per esempio:
Se è la prima volta che si usa LaTeX, prima di iniziare assicurarsi di:
1. non usare mai TeXnicCenter ma preferire TeXstudio, TeXworks e Texmaker (installandoli anche tutti, perché no?)
2. impostare subito la codifica degli editor a utf8 (dando magari qualche informazione su come farlo con i diversi editor)
3. caricare sempre i pacchetti fontenc, inputenc e babel nell’ordine giusto e con le opzioni giuste… (tenendo conto che se uno scrive in cirillico…)
4. controllare la codifica in cui sono stati scritti i file di terze parti (riga di inputenc). Se è utf8 procedere senza indugi; se è diversa cambiare momentaneamente la codifica dell’editor.
5. Se si intende lavorare su un file di terze parti scritto in codifica diversa, si può valutare l’opportunità di convertirlo oppure, usando TeXShop o TeXworks, inserendo le famose “righe magiche”Sono solo degli appunti. Naturalmente la cosa dovrebbe essere messa in modo soft. Così com’è fanno paura. Ma vi assicuro che chiunque si trova in queste situazioni, che non riesce a gestire, è incentivato a mollare. Più di uno dei miei studenti dopo questi primi ostacoli si è presentato dicendo: “credo sia troppo difficile, grazie lo stesso”. È bastato andare nelle preferenze dell’editor per fargli cambiare idea!
Ciao
Ivan
::toti85″ post=65302Sì ho trovato nel sorgente queste due stringhe
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[OT1]{fontenc}che potrebbero essere la risposta… ma con texworks i problemi sorgono per la prima delle due, o sbaglio?
Se il file è stato scritto e salvato in utf8, il compilatore quando arriva alla prima riga viene informato che il file è scritto in latin1. Cioè viene informato di una cosa falsa. Si aspetta di trovare simboli nel “linguaggio” latin1, mentre ne trova altri che non riesce ad interpretare. Quindi è ovvio che si blocca la compilazione
Viceversa se il file è scritto in utf8 e viene aperto e compilato in un editor impostato a latin1, con inputenc coerente, a monitor appariranno simboli strani, ma l’output sarà corretto. In pratica se inputenc e il file hanno la stessa codifica, la compilazione produrrà comunque un pdf corretto, indipendentemente dalla codifica in cui viene aperto e salvato il file. È chiaro che una volta corrotto il file non resta che convertirlo, ma almeno si ha sempre la sicurezza di ottenere l’output corretto.D’ora in poi usa sempre queste due righe:
`\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
`Ciao
Ivan
::toti85″ post=65293Ho fatto la prova importando in texworks il sorgente modificato con texshop. Nonostante la codifica impostata in texworks sia utf-8, mi vengono segnalati diversi errori che poi, inspiegabilmente, non inficiano la corretta compilazione del pdf. Sapreste indicarmi il motivo?
Un errore che ho visto ripetersi è il “missing $ ” … Eppure nel pdf va tutto bene… 😕Se scrivi un file in TeXShop (Mac) impostato con codifica utf8 e lo apri su un pc Windows con TeXworks impostato sempre con codifica utf8,
non ci possono essere problemi. Quindi se hai problemi, in una delle due ipotesi C’è qualcosa di sbagliato. Controlla anche inputenc (deve essere coerente con la codifica del file) e le eventuali “righe magiche” di TeXworks.Ciao
Ivan
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