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  • in risposta a: allineamento formule #111581
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    Ecco un’elaborazione sulla risposta data da @OldClaudio:
    `
    % My standard header for TeX.SX answers:
    \documentclass[a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
    % declare the paper format.

    \usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
    % End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.

    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{amsmath}
    \usepackage{siunitx}
    \usepackage{xparse} % per “\NewDocumentCommand” e compagnia

    % Per evitare ripetizioni:
    \NewDocumentCommand \miagrand { m o }
    {%
    \IfNoValueTF {#2}{%
    \SI{#1}{\newton\metre}%
    }{%
    \SI{#1e#2}{\newton\metre}%
    }%
    }

    \begin{document}

    Testo che precede le formule. Ne metto solo tre per riga perch\'{e} quattro
    non ci stanno nella giustezza preimpostata dalla classe \texttt{article}.
    %
    \begin{flalign*}
    M_{1} &= \miagrand{0} &
    M_{2} &= \miagrand{4.13}[6] &
    M_{3} &= \miagrand{8.25}[6] \\
    M_{4} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{5} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{6} &= \miagrand{1.11}[7] \\
    M_{7} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{8} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{9} &= \miagrand{1.2345}[12]
    \end{flalign*}
    %
    Testo che segue le formule.

    \end{document}
    `

    Questa (con [tt]\newton[/tt] e [tt]\metre[/tt]) è la sintassi che io preferisco e raccomando; si può però usare anche una notazione più leggera:
    `
    % My standard header for TeX.SX answers:
    \documentclass[a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
    % declare the paper format.

    \usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
    % End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.

    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{amsmath}
    \usepackage{siunitx}
    \usepackage{xparse} % per “\NewDocumentCommand” e compagnia

    % Per evitare ripetizioni:
    \NewDocumentCommand \miagrand { m o }
    {%
    \IfNoValueTF {#2}{%
    \SI{#1}{N.m}%
    }{%
    \SI{#1e#2}{N.m}%
    }%
    }

    \begin{document}

    Testo che precede le formule. Ne metto solo tre per riga perch\'{e} quattro
    non ci stanno nella giustezza preimpostata dalla classe \texttt{article}.
    %
    \begin{flalign*}
    M_{1} &= \miagrand{0} &
    M_{2} &= \miagrand{4.13}[6] &
    M_{3} &= \miagrand{8.25}[6] \\
    M_{4} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{5} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{6} &= \miagrand{1.11}[7] \\
    M_{7} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{8} &= \miagrand{1.11}[7] &
    M_{9} &= \miagrand{1.2345}[12]
    \end{flalign*}
    %
    Testo che segue le formule.

    \end{document}
    `

    Chi, come me, ha ormai i capelli bianchi ha vissuto l’era durante la quale caricare un pacchetto, pure pesante come siunitx, per usare un solo suo comando un paio di volte poteva apparire uno spreco, e può ancora subire l’influsso di questa antica sensazione. Per questo, mostro anche come è possibile cavarsela senza usare tale pacchetto, ma usando invece una costruzione ad hoc. Coerentemente, evito anche di caricare xparse e utilizzo soltanto i costrutti per definire i nuovi comandi previsti dal LaTeX2e, il che mi induce a spostare l’argomento opzionale del comando [tt]\miagrand[/tt] al primo posto, per amor di semplicità.
    `
    % My standard header for TeX.SX answers:
    \documentclass[a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
    % declare the paper format.

    \usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
    % End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.

    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{amsmath}

    % Per evitare ripetizioni:
    \newcommand*{\miagrand}[2][]{%
    #2%
    \if\relax\detokenize{#1}\relax % if #1 is empty
    \else
    \times 10^{#1}%
    \fi
    \mathrm{\,N\,m}%
    }

    \begin{document}

    Testo che precede le formule. Ne metto solo tre per riga perch\'{e} quattro
    non ci stanno nella giustezza preimpostata dalla classe \texttt{article}.
    %
    \begin{flalign*}
    M_{1} &= \miagrand{0} &
    M_{2} &= \miagrand[6]{4.13} &
    M_{3} &= \miagrand[6]{8.25} \\
    M_{4} &= \miagrand[7]{1.11} &
    M_{5} &= \miagrand[7]{1.11} &
    M_{6} &= \miagrand[7]{1.11} \\
    M_{7} &= \miagrand[7]{1.11} &
    M_{8} &= \miagrand[7]{1.11} &
    M_{9} &= \miagrand[12]{1.2345}
    \end{flalign*}
    %
    Testo che segue le formule.

    \end{document}
    `
    Ovviamente, l’uso del pacchetto siunitx rimane caldamente raccomandato per documenti nei quali le unità di misura compaiano in modo appena più che occasionale, o la natura dei quali non permetta di correre alcun rischio di errore circa il rispetto delle norme tipografiche.

    Naturalmente, è anche possibile generare automaticamente i primi membri delle uguaglianze, utilizzando un contatore…

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: [niubbissimo] Come lasciare una riga vuota? #30007
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    danielebacchi” post=111805non arrabbiatevi, ci sono degli utenti “gnucchi” come me che ci metton un po’ troppo a capire …..:) 🙂 🙂 🙂

    Non capisco: stai dicendo che sei @Franek, che hai un nuovo nickname e che ci hai messo otto anni a capire? 😆

    Approfitto per fare un commento (un po’) più serio:

    dearick” post=28472Lasciare una riga vuota è molto semplice:

    ….testo testo testo. \\

    testo testo testo…

    cioè dopo \\ lasci una riga vuota e ricominci con il testo.

    Ciao
    Riccardo

    Dirò soltanto: no, no, no! Questo non si fa! 😉

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Editare PDF #111509
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    Be’, avevi detto che dovevi modificare «poche cose»: è chiaro che fare modifiche non banali al contenuto senza il sorgente LaTeX non è facile. Forse potresti preparare, usando LaTeX, un documento che contenga solo la formula, e poi inserire quest’ultima nell’altro documento come immagine…

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Problema openright classe book #111442
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    letteracdp” post=111729[…] il margine più ampio deve stare dalla parte esterna del fascicolo rilegato, non dalla parte della rilegatura; tant’è vero che sul margine esterno, che è appunto il più largo, trovano posto le eventuali note a margine (quelle prodotte con [tt]\marginpar[/tt]). Quindi, tanto per essere espliciti, su una pagina dispari (cioè, «di destra») il margine più ampio deve essere sulla destra (che è il lato esterno) e quello più stretto sulla sinistra (cioè, dalla parte della rilegatura).
    […]

    Dimenticavo: lascio a @OldClaudio, se lo vorrà fare, di spiegare in dettaglio le ragioni di questa regola tipografica circa i margini (ubi maior…). Dirò soltanto che l’idea di base è che il margine interno delle pagine sia in realtà solo un «mezzo margine», perché quando il fascicolo viene aperto il lettore vedrà i due «mezzi margini» interni affiancati; pertanto, per ottenere un effetto visivo ben bilanciato è opportuno che il (mezzo) margine interno misuri appunto la metà del margine esterno (che invece è intero).

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Problema openright classe book #111440
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    dragonspirit” post=111728Ma i margini più grandi non dovrebbero servire a compensare la rilegatura?

    Ah, ecco svelato l’arcano: come già aveva ipotizzato Lorenzo Pantieri, sono i margini che ti confondono! No, il margine più ampio deve stare dalla parte esterna del fascicolo rilegato, non dalla parte della rilegatura; tant’è vero che sul margine esterno, che è appunto il più largo, trovano posto le eventuali note a margine (quelle prodotte con [tt]\marginpar[/tt]). Quindi, tanto per essere espliciti, su una pagina dispari (cioè, «di destra») il margine più ampio deve essere sulla destra (che è il lato esterno) e quello più stretto sulla sinistra (cioè, dalla parte della rilegatura).

    Se è la rilegatura che ti preoccupa, vedi la chiave [tt]bindingoffset[/tt] a pagina 9 del manuale del pacchetto geometry.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Problema openright classe book #111438
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    Ascolta, @dragonspirit, tranquillizzati: ho aperto con vari visualizzatori il file che hai allegato nel tuo ultimo messaggio delle 16:50 (circa) del 20 settembre 2017 (anniversario della breccia di Porta Pia), quello «con i margini stampati», e ti posso garantire che non ha niente che non va. Il LaTeX ha prodotto un file PDF che è esattamente come deve essere affinché i capitoli si aprano su una pagina «di destra». Penso che tu stia sperimentando un irrilevante, anche se un po’ misterioso, problema con il tuo visualizzatore, che semplicemente la tipografia alla quale porterai il file PDF non avrà. Suggerisco che tu smetta di preoccuparti e porti appunto il file in tipografia: loro sanno perfettamente che dovranno rilegare la tesi in modo tale che le pagine dispari compaiano sulla destra, e sono abbastanza smaliziati da capire da soli se, eventualmente, c’è da inserire una facciata bianca dopo il frontespizio. Una volta che nel tuo PDF i capitoli cominciano su una pagina dispari, tu sei a posto. Rifletti sul fatto che i termini «facciata di destra» e «facciata di sinistra» semplicemente non hanno senso finché la tesi non è fisicamente rilegata, e la rilegatura, appunto, avviene solo in tipografia: l’unico concetto che si può definire al livello del file PDF è quello di «pagina pari» o «pagina dispari».

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Come ordinare Definizioni, Teoremi,Corollari dato il capitolo #111411
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    OldClaudio” post=111702[…]
    carichi il pacchetto amsfonts che non serve a niente se non carichi al suo post[o] il pacchetto amssymb
    […]

    Be’, no, non è proprio così: caricare il pacchetto amsfonts anche da solo ha senso. In realtà, esso fa già da sé molte cose utili, fra le quali:

    1. attiva la versione AMS dei simboli matematici estesi, usati, per esempio, per le parentesi estensibili, per sommatorie e integrali, ecc.; la versione AMS comprende varianti a 7, 8 e 9 punti di tali caratteri, utilissimi, per esempio, nelle formule che compaiono nelle note a piè di pagina (cioè, in [tt]\footnotesize[/tt]; ma anche per formule composte in [tt]\small[/tt] o [tt]\scriptsize[/tt]);
    2. rende disponibile l’alfabeto matematico [tt]\mathbb[/tt], che serve per i simboli come «ℕ», «ℤ», «ℚ», «ℝ» ecc.;
    3. rende similmente disponibile l’alfabeto matematico [tt]\mathfrak[/tt] (attivabile anche separatamente con apposito pacchetto);
    4. definisce già per conto suo una serie di simboli i cui glifi si trovano nei font [tt]AMSa[/tt] e [tt]AMSb[/tt], fra i quali mi piace ricordare, per i logici, la serie [tt]\ulcorner[/tt] … [tt]\lrcorner[/tt].

    Il pacchetto amssymb completa il punto 4, in quanto contiene le definizioni di tutti i rimanenti simboli i cui glifi compaiono nei font detti.

    Vi fu un tempo in cui la memoria centrale dei calcolatori era molto più piccola (un millesimo) delle dimensioni a cui siamo abituati adesso, e vi era la conseguente necessità di limitare il numero dei comandi definiti; in quel tempo, l’idea era che il pacchetto amsfonts dovesse fornire le funzionalità “di base” e i simboli più comuni, e il pacchetto amssymb la serie completa dei comandi. Vero è che oggi questo non ha più senso, e si tende a raccomandare di caricare sempre e comunque direttamente amssymb.

    Un motivo verosimile per cui un nuovo utente potrebbe, ancora oggi, essere istruito a caricare il solo pacchetto amsfonts è il punto 2 fra quelli sopra elencati: l’aver bisogno, cioè, solamente di attivare il comando [tt]\mathbb[/tt], e nient’altro. Visto che si sta parlando di Esempi Minimi Compilabili, accludo di seguito un EMC il quale dimostra, appunto, che il pacchetto amsfonts è sufficiente a questo scopo. Lo faccio più che altro per illustrare concretamente come si scrive un EMC: le spiegazioni a riguardo sono date direttamente nei commenti (notate che un vero EMC non dovrebbe affatto contenere commenti come questi!).

    `
    %
    % In generale, in un EMC, la classe di documento dovrebbe essere “article”,
    % **a meno che**, naturalmente, l’uso di una classe diversa non sia necessario
    % per riprodurre il problema (in questo caso non lo è); in particolare, **non**
    % va usata la classe “minimal”. Anche per le opzioni passate alla classe di
    % documento, quale che essa sia, vale un discorso analogo: indicare **solo** le
    % opzioni necessarie per riprodurre il problema. Tuttavia, in Europa,
    % generalmente si “perdona” la specifica di “a4paper” anche quando (come in
    % questo caso) non è strettamente indispensabile ai fini della questione da
    % illustrare.
    \documentclass[a4paper]{article}
    %
    % Pacchetti che io raccomanderei di caricare praticamente sempre:
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    %
    % Se l’esempio è in italiano, caricherei sempre anche questo:
    \usepackage[italian]{babel}
    %
    % Vanno poi caricati i pacchetti **indispensabili** per illustrare
    % adeguatamente il problema in questione; in questo caso ne serve solo uno:
    \usepackage{amsfonts} % N.B.: non “amssymb”
    %
    % Spesso è anche comodo caricare un ulteriore pacchetto, chiamato “mwe” e
    % specificamente pensato per facilitare la stesura di un Esempio Minimo
    % Compilabile («Minimal Working Example», in inglese, il cui acronimo è appunto
    % «MWE»). Per esempio, fra le altre cose, questo pacchetto definisce un
    % comando “\lipsum” il quale genera automaticamente testo fittizio («Lorem
    % ipsum…»). Si dà per scontato che chi legge l’esempio capisca da sé che
    % questo pacchetto andrà espunto qualora il codice che l’esempio illustra venga
    % applicato in una situazione “reale”. Poiché per scrivere questo esempio non
    % avremo in realtà bisogno di alcuna delle funzioni fornite dal pacchetto
    % “mwe”, la sua dichiarazione, pur inclusa a scopo illustrativo, è commentata:
    %% \usepackage{mwe}
    %
    %
    % >>> **Non caricare** alcun altro pacchetto in un EMC. <<< % \begin{document} % Scrivere un testo qualunque, ma breve, che illustri la questione: Come si vede, il comando \verb|\mathbb| può tranquillamente essere usato: \( x\in\mathbb{R} \). \end{document} ` Ciao. -- Gustavo

    in risposta a: Numerazione tabelle #111134
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    Ma certo, intendevo dire «paragrafi», non «capoversi»: dev’essere successo che, dopo aver tradotto «sections» con «paragrafi», il mio cervello, che ormai avrebbe anche lui bisogno di occhiali, ha fatto un altro “giro”, ritrasportando «paragrafi» in inglese e ritraducendolo con «capoversi». Evidentemente non stavo attento a ciò che scrivevo. Grazie per avermi segnalato l’errore, che ora ho corretto. 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Numerazione tabelle #111132
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    Il codice di @OldClaudio contiene un refuso (tipico indizio di occhiali insufficienti 😉 — mi permetto di dirlo perché ho lo stesso problema! 😀 ) e una dimenticanza ([tt]\makeatother[/tt]); inoltre, provando, si vede che occorre anche allargare, nell’elenco delle figure, lo spazio destinato ai numeri di figura (e per forza…! 🙄 ).

    Causa insonnia, ho trovato la voglia di scriverti un esempio (quasi-)minimo compilabile. Tieni però presente che i rattoppi da apportare ai vari comandi dipendono dalla classe di documento utilizzata; il codice che segue assume che si usi la classe book. Potrebbe essere utile anche dare un’occhiata al pacchetto tocloft.

    Modifica

    Dimenticavo: si assume che un’eventuale “capitolo zero” (come è, nel mio esempio, l’Introduzione) non contenga capoversi paragrafi. Si noti che, se li contenesse, secondo le impostazioni predefinite essi verrebbero numerati «0.1», «0.2», ecc.: le specifiche del tuo relatore non dicono cosa fare in questo caso.

    Fine modifica

    `
    \documentclass[a4paper]{book}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    % \usepackage[utf8]{inputenc} % non usato causa affissione in Rete
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{emptypage}
    \usepackage[bookmarksnumbered]{hyperref} % per controllo del funzionamento,
    % specificare opzioni a piacere

    % Solo per generare questo Esempio Minimo Compilabile (in inglese, Minimal
    % Working Example, o MWE), da **non** usare nella tesi:
    \usepackage{mwe} % pacchetto di supporto alla scrittura di “MWEs”

    %%—– INIZIO MODIFICA ——-
    \makeatletter

    % Per le figure:
    \@addtoreset{figure}{section}
    \renewcommand*\thefigure{%
    \ifnum \c@section>\z@ \thesection.\else
    \ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \fi
    \@Alph\c@figure
    }
    \renewcommand*\l@figure{\@dottedtocline{1}{1.5em}{3.5em}}

    % Per le tabelle:
    \@addtoreset{table}{section}
    \renewcommand*\thetable{%
    \ifnum \c@section>\z@ \thesection.\else
    \ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \fi
    \@Alph\c@table
    }
    \renewcommand*\l@table{\@dottedtocline{1}{1.5em}{3.5em}}

    \makeatother
    %%—– FINE MODIFICA ——-

    \title{La mia tesi}
    \author{A. U. Tore}

    \begin{document}

    \maketitle

    \tableofcontents
    \listoffigures

    \chapter*{Introduzione}
    \addcontentsline{toc}{chapter}{Introduzione}
    \lipsum[1] % comando che genera testo fittizio (“Lorem ipsum…”)

    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \includegraphics[width=.5\columnwidth]{image}
    \caption{Una figura che precede il primo capitolo}
    \label{fig:image}
    \end{figure}

    Mettiamo qui anche un riferimento alla figura~\ref{fig:image}.

    \chapter{Panoramica della letteratura esistente}
    \lipsum[2]

    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-c}
    \caption{Figura nel primo capitolo, ma prima del primo paragrafo}
    \label{fig:image-c}
    \end{figure}

    Anche qua, includiamo un riferimento alla figura~\ref{fig:image-c}.

    \section{Lorem}
    \lipsum[3-4]

    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-a}
    \caption{Prima figura del primo paragrafo del primo capitolo}
    \label{fig:image-a}
    \end{figure}

    Riferimento alla figura~\ref{fig:image-a}.
    \lipsum*[5]

    \lipsum[6-7]

    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-b}
    \caption{Seconda figura del primo paragrafo del primo capitolo}
    \label{fig:image-b}
    \end{figure}

    Riferimento alla figura~\ref{fig:image-b}.
    \lipsum*[8]

    \section{Ipsum}
    \lipsum[9-10]

    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-a}
    \caption{Prima figura del secondo paragrafo del primo capitolo}
    \label{fig:image-a-bis}
    \end{figure}

    Riferimento alla figura~\ref{fig:image-a-bis}.
    \lipsum*[11]

    \lipsum[12-14]

    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-b}
    \caption{Seconda figura del secondo paragrafo del primo capitolo}
    \label{fig:image-b-bis}
    \end{figure}

    Riferimento alla figura~\ref{fig:image-b-bis}.
    \lipsum*[15-16]

    \end{document}
    `

    Un commento: si vede che, sotto sotto, il tuo relatore considera l’argomento della tesi un po’ noioso e intende movimentarlo trasformando l’elenco delle figure in un’avvincente (secondo lui) «caccia al tesoro»… 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Grassetto inibito #111058
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    Se carichi il pacchetto tgheros, che cambia il carattere senza grazie predefinito, allora le due linee di codice
    `
    \makeatletter \input{t1cmss.fd} \makeatother
    \DeclareFontShape{T1}{cmss}{b}{n}{<->ssub * cmss/bx/n}{}
    `
    non servono più e, cancellandole, ti risparmi un inutile consumo di memoria.

    Non riesco a fare a meno di chiederti, però, perché mai utilizzi per il tuo CV un template così raffazzonato, chiaramente opera di un poco più che neofita (vedi ordine di caricamento dei pacchetti, vedi l’ingenuità di caricare il pacchetto tgpagella, il quale asserisce`\renewcommand\bfdefault{b}`senza preoccuparsi degli effetti sui caratteri della famiglia senza grazie, peraltro usata nel template stesso, vedi definizione del comando [tt]\maintitle[/tt], nella quale verosimilmente si assume, come non è, che [tt]\vspace[/tt] termini il capoverso corrente, vedi utilizzo dello stesso comando [tt]\maintitle[/tt], definito con due argomenti ma usato con uno :???:, cosicché al secondo viene assegnato il susseguente [tt]\noindent[/tt] :!:, vedi definizione del comando [tt]\roottitle[/tt], col maldestro tentativo di inibire un’interruzione di pagina collocando [tt]\nopagebreak[4][/tt] dopo [tt]\vspace[/tt], eccetera eccetera eccetera…), perché mai, dicevo, utilizzi per il tuo CV un template così raffazzonato invece di studiare la documentazione e/o gli esempi relativi a classi di documento o pacchetti, di cui pure esiste una grande varietà, dedicati alla scrittura di questo tipo di documento; tanto più in considerazione del fatto che, stando a quanto tu stesso affermi, non è certo lo studio di linguaggi informatici a spaventarti. Tieni presente che la stessa domanda potrebbe porsela chi leggerà il tuo curriculum… 😉

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Descrizione testuale in ambiente align #111079
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    ::


    Poiché, in un caso del genere, è da escludersi che il testo della definizione abbia necessità di cambiare corpo, dato che si sa per certo in quale contesto esso viene utilizzato, il comando [tt]\text[/tt] può essere tranquillamente rimpiazzato da [tt]\parbox[/tt]:
    `
    % My standard header for TeX.SX answers:
    \documentclass[a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
    % declare the paper format.

    \usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
    % End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.

    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{amsmath}

    \begin{document}

    Definiamo i seguenti simboli:
    \begin{align}
    A &= \parbox[t]{.7\linewidth}{
    una lunga definizione che spiega che cosa il simbolo $A$
    significhi, all'interno della quale pu\`{o} essere usato
    nuovamente il modo matematico, come in \( A=x+y+z \);
    }
    \label{eq:def-A} \\[\smallskipamount]
    B &= \parbox[t]{.7\linewidth}{
    similmente per~$B$.
    }
    \label{eq:def-B}
    \end{align}
    Notare il posizionamento dei numeri di equazione in \eqref{eq:def-A}
    e~\eqref{eq:def-B}.

    \end{document}
    `
    Non mi pronuncio, però, sull’opportunità tipografica di una simile scelta.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Grassetto inibito #111047
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    ::

    IneXperience” post=111341Ok si blocca sul tampone poi dando invio continua a compilare regolarmente ma non ottengo le parti in grassetto.

    Ma certo, stupido che sono! Però inserendo queste due linee prima di [tt]\begin{document}[/tt] dovrebbe funzionare:
    `
    \makeatletter \input{t1cmss.fd} \makeatother
    \DeclareFontShape{T1}{cmss}{b}{n}{<->ssub * cmss/bx/n}{}
    `

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Grassetto inibito #111044
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    IneXperience” post=111338Buongiorno Gustavo,

    dove devo inserire
    `\DeclareFontShape{T1}{cmss}{b}{n}{<->ssub * cmss/bx/n}{}
    `

    nella prima riga del CV.tex o in Structure.tex?

    Grazie del tuo prezioso intervento.

    Be’, ricordiamoci che si tratta di una soluzione tampone, in attesa di capire la vera causa del problema (forse, dico forse, un errore degli autori di uno dei file di macro che usi); pertanto, io inserirei la riga in questione nel tuo sorgente principale (che immagino sia [tt]CV.tex[/tt]), subito prima di [tt]\begin{document}[/tt].

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Definizione $ #111012
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    Cara @alice.r, ho ricollegato questa discussione a quella che iniziasti qualche tempo fa, e credo, ora, di comprendere meglio il tuo intento: tu vorresti automatizzare l’inserimento dell’annotazione, senza dipendere dal fatto che l’utente finale adoperi un comando come [tt]\pdftool[/tt] (vedi la discussione appena richiamata).

    Ebbene, la tecnica suggerita nella risposta di @egreg non può essere applicata a questo scopo, perché (e qui rispondo, indirettamente, anche a @OldClaudio) è in effetti impossibile assegnare una propria definizione a un carattere di categoria 3: bisogna prima, ovviamente, cambiargli il codice di categoria ([tt]\catcode[/tt]) e renderlo di categoria 13 (active), il che è proprio quello che @egreg fa. Ma, come ho già detto nel mio precedente messaggio, i caratteri [tt]$[/tt] usati nelle definizioni che TeX ha già “interiorizzato” prima del nostro cambiamento di [tt]\catcode[/tt] rimangono di categoria 3 e, pertanto, conservano il loro significato di comandi primitivi («di livello macchina»), mantenendo il loro vecchio comportamento e ignorando affatto la nostra nuova definizione. Questo riguarda sicuramente tutte le macro che fanno parte del nucleo del LaTeX, che è un formato precompilato, ma in pratica si applica in modo altrettanto ineluttabile alle macro definite da pacchetti come amsmath, perché non è che si possa semplicemente rendere il dollaro un carattere attivo e poi caricare [tt]amsmath.sty[/tt] come se niente fosse!

    Vi è poi tutto un altro ordine di problemi, per esempio quello relativo agli allineamenti matematici, i quali richiederebbero che venisse generata un’annotazione per ogni cella dell’allineamento, come già facevo notare in una mia risposta appartenente alla discussione sopraccitata (lì dove faccio l’esempio dell’ambiente [tt]align[/tt]). Insomma, credo davvero che un attacco al problema da questo versante sia irrealizzabile.

    Secondo me, l’unica via è intraprendere l’impresa, titanica, di ridefinire uno a uno tutti gli ambienti di alto livello che producono matematica, magari limitandosi a quelli forniti da amsmath. Un’altra linea di attacco che forse potrebbe funzionare (ma devo pensarci) è quella di intervenire a livello di [tt]\everymath[/tt] ed [tt]\everydisplay[/tt], tenendo però presenti tutte le complicazioni derivanti dal fatto che questi due registri vengono in realtà ridefiniti anch’essi da certi pacchetti.

    Insomma, ho paura che la strada che rimane da percorrere sia ancora molto lunga… Spero, comunque, di non averti (troppo) scoraggiata.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Grassetto inibito #111042
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    La via più semplice è “insegnare” a LaTeX che il miglior sostituto per la combinazione (non disponibile) [tt]T1/cmss/b/n[/tt] è [tt]T1/cmss/bx/n[/tt], in modo da sopravanzare la sotituzione di default [tt]T1/cmss/m/n[/tt]. Ciò si può fare facilmente aggiungendo la seguente linea di codice al preambolo:
    `
    \DeclareFontShape{T1}{cmss}{b}{n}{<->ssub * cmss/bx/n}{}
    `
    Ciò produrrà una sostituzione «silenziosa», cioè senza avvertimenti a terminale durante la compilazione; nell’assai improbabile caso che, al contrario, si desideri far comparire un avvertimento circa l’avvenuta sostituzione, si usi invece
    `
    \DeclareFontShape{T1}{cmss}{b}{n}{<->sub * cmss/bx/n}{}
    `
    (notare l’uso di [tt]sub[/tt] al posto di [tt]ssub[/tt]).

    Ciao.


    Gustavo

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