Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Aggiungo un esempio compilabile che spero possa servire come utile complemento alla (ma che non può valere come sostituto della) lettura della documentazione citata da @OldClaudio:
`
% My standard header for TeX.SX answers:
\documentclass[a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
% declare the paper format.\usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
% End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.\usepackage{amsmath}
\usepackage[italian]{babel}\allowdisplaybreaks[1] % see amsmath manual, section 3.9
\begin{document}
\setcounter{equation}{-1} % 😉
Le potenze di un binomio:
\begin{align}
(a+b)^0 &= 1 \\
(a+b)^1 &= a+b \\
\begin{split}
(a+b)^2 &= (a+b)(a+b) = a^2+ab+ab+b^2 \\
&= a^2+2ab+b^2
\end{split} \\
\begin{split}
(a+b)^3 &= (a+b)(a+b)^2 = (a+b)(a^2+2ab+b^2) \\
&= a^3+2a^2b+2ab^2+a^2b+2ab^2+b^3 \\
&= a^3+3a^2b+3ab^2+b^3
\end{split} \\
\intertext{e in generale}
(a+b)^{n} &= \sum_{k=0}^{n}\binom{n}{k} a^{n-k}b^{k}
\tag{$n$}
\end{align}
Notare come ho numerato le equazioni (questo non c'entra con l'esempio, ma non
sono riuscito a resistere!): l'equazione~($i$) si riferisce alla potenza
\mbox{$i$-esima}.\end{document}
`Ciao.
—
Gustavo
::DavidF” post=115673[…]
Tuttavia, sebbene l’intestazione venga come io desidero, noto che comunque nella pagine di apertura dei capitoli (e anche dell’indice, dell’elenco delle tabelle, …) la numerazione viene sempre posta al centro. Ho provato a guardare alcune guide ma non sono riuscito ancora a venirne a capo, come potrei fare?
Guardare meglio le guide! 🙂 Trovi infatti la soluzione al tuo primo problema leggendo il paragrafo 10 (intitolato Redefining the page style [tt]plain[/tt]) del manuale del pacchetto fancyhdr, manuale che dovresti poter visualizzare semplicemente impartendo il comando`texdoc fancyhdr`da una linea di comando (o terminale virtuale, o shell, che dir si voglia). Se ho capito bene i tuoi desideri, dovresti aggiungere, dopo il codice che hai mostrato tu, quest’altro segmento:
`
\fancypagestyle{plain}{
\fancyhf{}
\fancyfoot[LE,RO]{\thepage}
\renewcommand{\headrulewidth}{0pt} % o il valore che vuoi tu
\renewcommand{\footrulewidth}{0pt} % idem
}
`DavidF” post=115673In aggiunta, nel caso il titolo del capitolo/paragrafo fosse troppo lungo e quindi non riuscirebbe a stare nell’intestazione in una riga sola, è possibile in qualche modo generare solo per suddetto capitolo/paragrafo un’intestazione “più contenuta”?
Anche questo si trova in tutte le guide 🙂 : usa l’argomento opzionale dei comandi di sezionamento, per sempio
`
\chapter[Titolo corto per indice e testatine]
{Titolone lungo lungo, troppo lungo per trovar posto su una sola riga,
e quindi da usare solo nel corpo del testo}
`
Lo stesso principio vale per [tt]\section[/tt], eccetera.Per concludere:
DavidF” post=115673In aggiunta, nel caso il titolo del capitolo/paragrafo fosse troppo lungo e quindi non riuscisse a stare nell’intestazione in una riga sola, è possibile in qualche modo generare solo per suddetto capitolo/paragrafo un’intestazione “più contenuta”?
[…]Mi raccomando, non fare errori del genere nella tesi! 😉
Ciao.
—
Gustavo
::Stemby” post=115645[…]
sto provando ad usare la classe letteracdp […]
Il limite maggiore che sento al momento è il fatto che non sia previsto un sezionamento del contenuto: troverei molto utile avere disponibili [tt]\chapter[/tt] e [tt]\section[/tt], senza numerazione. Come si potrebbe ovviare?
[…]Che strano che questa mia sia sfuggita! Va ricordato che il C.D.P. Bundle, di cui la classe letteracdp fa parte, comprende anche un’altra classe, derivata da letteracdp e denominata articoletteracdp, la quale consente di fare tutto quello che si fa con letteracdp e, in più, di usare i comandi [tt]\section[/tt] (o [tt]\section*[/tt]) e [tt]\paragraph[/tt] (o [tt]\paragraph*[/tt]); sono anche disponibili gli ambienti per oggetti mobili [tt]figure[/tt] e [tt]table[/tt], con relativi comandi [tt]\caption[/tt], i comandi [tt]\tableofcontents[/tt], [tt]\listoffigures[/tt] e [tt]\listoftables[/tt], e altri ancora.
La documentazione del C.D.P. Bundle è notoriamente lacunosa, ma il file [tt]cdpbundl-doc.pdf[/tt] (che in una normale installazione TeX Live può essere visualizzato dando il comando`texdoc cdpbundl`dalla linea di comando) menziona, seppur di sfuggita, la classe articoletteracdp: lo fa a pagina 12, nel paragrafo 3 (How to use the C.D.P. Bundle), là dove dice
The C.D.P. Bundle v. 0.36 contains two LaTeX document classes, namely letteracdp and articoletteracdp, and two helper LaTeX packages, called cdpaddon and cdpbabel…
Poco più sotto, si dice anche:
For instructions on how to use the articoletteracdp class, see [5].
Facendo clic su «[5]» si viene rinviati all’elenco dei testi citati, e precisamente a una «nota tecnica scaricabile da»
http://www.math.unipd.it/~mezzetti/Gustavo/Ludic/CDP/novita.tex
Ho provato a fare clic su questo collegamento ipertestuale e, non senza mia sorpresa, ho trovato che funziona ancora; in effetti, rimango sempre stupito ogni volta che constato che — dopo quasi vent’anni, ormai — le mie pagine web al dipartimento di matematica dell’università di Padova non sono ancora state cancellate. Il collegamento dovrebbe avviare lo scaricamento di un sorgente LaTeX, denominato [tt]novita.tex[/tt], il quale, benché scritto nel 2000, dovrebbe potersi compilare senza errori anche su una TeX Live odierna (purché completa), producendo appunto un manualetto d’uso della classe articoletteracdp. Attenzione, però, perché dal 2000 a oggi la classe in questione ha subito diverse modifiche, e non tutto quel che è scritto in quel manualetto è ancora vero. Purtroppo, non ho più la possibilità di modificare le pagine web suddette (anche ammettemdo che quella che mi ricordo sia la password esatta, e a me sembra che lo sia, è comunque scaduta da lustri), per cui non posso aggiornare la documentazione su quel sito. Tuttavia, ho rintracciato una versione più recente dello stesso manualetto, scritta nel 2006, ma aggiornata l’ultima volta il 28 luglio 2017, quindi ben dopo l’uscita della versione 0.36 del C.D.P. Bundle (la versione corrente è la 0.36d, che, rispetto alla 0.36, ha solo corretto un paio di bug): ne allego il sorgente LaTeX a questo messaggio, che si compila senza problemi su una TeX Live aggiornata e completa. Tenete presente, però, che si tratta di un documento originarimente scritto per un “pubblico” molto ristretto (i membri dell’allora Coordinamento dei dottorandi e dei dottori di ricerca dell’Università di Padova), e che per questo indulge a toni goliardici e a spiritosaggini insulse, per non dire — parliamo francamente! — a puerili bambinate.
In effetti, se visitate la mia pagina web dedicata alle «Risorse per il C.D.P.» ancora ospitata (ripeto, dopo quasi vent’anni dall’ultima modifica) sul server del dipartimento di matematica a Padova, potete trovare, nella sezione intitolata «Articolettere», un collegamento, che funziona ancora, a un file chiamato [tt]esempioarticolettera.tex[/tt]: potete scaricarlo, e usarlo come template per una lettera basata sulla classe articoletteracdp. Allego anche queso file al presente messaggio.
Ciao.
—
Gustavo
Attachments:
You must be logged in to view attached files.::
Se posso dare un consiglio, io non userei né triangolini, né alcun altro tipo di simbolo per marcare la fine di un esempio. Se ho capito bene quel che intendi fare, il tipico scenario sarebbe di questo tipo:Teorema XY. Enunciato del teorema.
Esempio 1. Primo esempio che illustra il problema.
Esempio 2. Secondo esempio.
Dimostrazione. Dimostrazione del teorema.
In altre parole, quando finisce un esempio inizia subito l’esempio successivo, e quando finisce l’ultimo esempio comincia la dimostrazione. Quindi l’inizio di un esempio, o della dimostrazione, serve anche a demarcare la fine dell’esempio precedente, ed è inutile aggiungere altri segni. La regola aurea da seguire, in tipografia e in tante altre cose, è «ciò che può essere omesso, va omesso». Si usa il quadratino per segnalare la fine delle dimostrazioni perché una dimostrazione può essere seguita da un brano discorsivo, che non fa parte di essa, prima che inizi il teorema (o proposizione, ecc.) successivo.
Ciao.
—
Gustavo
::
Dovresti formulare la tua domanda in modo più preciso. In particolare, dovresti specificare:- che classe di documento stai usando, e in particolare se stai usando le classi AMS (amsart, ecc.) e/o pacchetti particolari per i teoremi (amsthm, ecc.);
- in che lingua stai scrivendo e se usi pacchetti per la gestione delle lingue (babel/polyglossia).
Assumiamo che tu usi le classi AMS.
Una stringa di caratteri che vada a sostituire la parola di default «Proof» (o «Dimostrazione», se si sta scrivendo in italiano) può essere specificata nell’argomento opzionale dell’ambiente [tt]proof[/tt]; ma forse quel che tu stai cercando è [tt]\theoremstyle{remark}[/tt]. In attesa che tu riformuli la tua domanda con più dettagli, vedi se il seguente esempio compilabile ti fornisce qualche ispirazione:
`
\documentclass[a4paper]{amsart}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}\theoremstyle{plain} % superfluo, ma lo scrivo per chiarezza
\newtheorem{Thm}{Teorema}[section]
\newtheorem{Prop}[Thm]{Proposizione}
\newtheorem{Lem}[Thm]{Lemma}\theoremstyle{remark}
\newtheorem{numberedRem}{Commento}[Thm]
\renewcommand*{\thenumberedRem}{\arabic{numberedRem}}
\newtheorem*{unnumberedRem}{Commento}\title{Commentare gli enunciati dei teoremi}
\author{A.~U.~Tore}\begin{document}
\maketitle
\section{Cambiare nome alle dimostrazioni}
Basta usare l'argomento opzionale dell'ambiente \texttt{proof}.
\begin{Lem}
\label{Lem:tecnico}
Un difficile lemma tecnico, per il quale offriamo solo una traccia della
dimostrazione.
\end{Lem}\begin{proof}[Traccia della dimostrazione]
Bla bla bla.
\end{proof}\begin{Thm}
Un teorema che segue facilmente dal precedente lemma tecnico.
\end{Thm}\begin{proof}
Per il Lemma~\ref{Lem:tecnico}\ldots
\end{proof}\section{Commentare gli enunciati}
Forse quello che stai cercando \`{e} qualcosa del genere.
\begin{Prop}
Enunciato della proposizione.
\end{Prop}\begin{numberedRem}
Primo commento.
\end{numberedRem}\begin{numberedRem}
Secondo commento.
\end{numberedRem}\begin{numberedRem}
Terzo commento.
\end{numberedRem}\begin{proof}
La dimostrazione.
\end{proof}Stessa cosa per un lemma.
\begin{Lem}
Enunciato del lemma.
\end{Lem}\begin{numberedRem}
Primo commento.
\end{numberedRem}\begin{numberedRem}
Secondo commento.
\end{numberedRem}\begin{numberedRem}
Terzo commento.
\end{numberedRem}\begin{proof}
La dimostrazione.
\end{proof}Se c'\`{e} un solo commento, \`{e} inutile numerarlo.
\begin{Thm}
Un bellissimo teorema.
\end{Thm}\begin{unnumberedRem}
Un commento che mette in luce quanto questo teorema sia bello.
\end{unnumberedRem}\begin{proof}
Un'elegantissima dimostrazione.
\end{proof}\end{document}
`Per quanto riguarda il cambiare il simbolo che indica la fine delle dimostrazioni, vedi, per esempio, il manuale del pacchetto amsthm al paragrafo 5.2.
Ciao.
—
Gustavo
::
Aggiungo solo un piccolo commento a ciò che @OldClaudio ha già sostanzialmente detto riguardo al fatto che, nei «motori» di tipocomposizione oggi in uso, l’algoritmo per suddividere in righe i capoversi è notevolmente più sofisticato di quello contenuto nel TeX di Knuth: potrebbe interessarti, per esempio, dare un’occhiata al manuale di pdfTeX ([tt]texdoc pdftex[/tt]), sotto «PDFTEX primitives > Fonts» e «PDFTEX primitives > Spacing», dove troverai discussi i raffinamenti microtipografici che pdfTeX mette a disposizione.Ciao.
—
Gustavo
::OldClaudio” post=115322[…]
Per i curiosi di sapere perché il codice è sbagliato, lancio un concorso: il codice di moderencv è il seguente:`% loads a footer variant
% usage: \moderncvfoot{Ma non ha senso! Il terzo [tt]\expandafter[/tt] tenta di espandere la [tt]o[/tt] che segue la [tt]m[/tt]: o sto prendendo un abbaglio?
In ogni caso, vedo un altro imprevisto nell’uso di [tt]\romannumeral[/tt]… 😉
Aggiunta:
Comunque, tutta quella catenella di [tt]\expandafter[/tt] non serve a niente, né, del resto, produce alcun effetto: ciò che causa l’espansione di [tt]\romannumeral[/tt] è il fatto che, comunque, il nucleo del LaTeX espande completamente l’argomento di [tt]\RequirePackage[/tt] (con [tt]\xdef[/tt]) prima di usarlo; e che il problema sia causato proprio da [tt]\romannumeral[/tt] è dimostrato da questo semplice esempio compilabile:
`
% My standard header for TeX.SX answers:
\documentclass[a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
% declare the paper format.\usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
% End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{a\romannumeral 1000 smath}\begin{document}
Nota che \verb|a\romannumeral 1000 smath| produce
\texttt{a\romannumeral 1000 smath}.
Comunque, il pacchetto \textsf{amsmath} viene caricato:
\begin{align}
a&=A & b&=B & c&=C \\
x&=X & y&=Y & z&=Z
\end{align}
Se non venisse caricato, come potrei usare l'ambiente \texttt{align}?\end{document}
`
La parolina magica è [tt]\catcode[/tt]…Ciao.
—
Gustavo
::Black Goku” post=115228Salve a tutti […]
Il problema che ho riscontrato oggi è che, aprendo Adobe[…]
Un nuovo giorno, un nuovo problema! 😆 😛
Black Goku” post=115228[…] Sto utilizzando il seguente codice per colorare in blu tutti i titoli dei capitoli.
`
\chapter{\color{blue}OPERA: General Overview}
`Un codice molto semplice, dato che non ho trovato una sintassi da inserire nel preambolo per una colorazione automatica.
Quello che avevo trovato va a cozzare con la personalizzazione dello stile del capitolo.[…]
(«Una sintassi da inserire»? Boh… 🙄 )
Se tu ti degnassi — si fa per dire, naturalmente! 😉 — di spiegare in dettaglio cosa hai fatto e cosa stai cercando di ottenere, forse ti si potrebbe aiutare meglio. In cosa consiste questa «personalizzazione»? Con che mezzi la realizzi? Caricando quali pacchetti? Partendo da quale classe di documento?
Per esempio, se il tuo scopo fosse soltanto quello di colorare i titoli dei capitoli nella stampa prodotta dalla classe book, senza modificare nient’altro, la soluzione forse più diretta potrebbe essere quella illustrata dal seguente codice (compilabile):
`
\documentclass[a4paper]{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{color} % o “xcolor”, se preferisci: io sto al minimo!
\usepackage{etoolbox}
\usepackage{hyperref}
\usepackage{bookmark} % non indispensabile, ma consigliabile\makeatletter
\patchcmd \@makechapterhead
{% cerca
\parindent \z@ \raggedright \normalfont
}{% rimpiazzalo con
\parindent \z@ \raggedright \normalfont \color{red}%
}{% esegui se ci sei riuscito
\typeout{\protect\@makechapterhead\space successfully patched.}
}{% esegui se NON ci sei riuscito
\typeout{Patch to \protect\@makechapterhead\space FAILED!}
}
\patchcmd \@makeschapterhead
{% cerca
\parindent \z@ \raggedright \normalfont
}{% rimpiazzalo con
\parindent \z@ \raggedright \normalfont \color{red}%
}{% esegui se ci sei riuscito
\typeout{\protect\@makeschapterhead\space successfully patched.}
}{% esegui se NON ci sei riuscito
\typeout{Patch to \protect\@makeschapterhead\space FAILED!}
}
\makeatother\begin{document}
\tableofcontents
\chapter*{Ringraziamenti}
\markboth{}{}
Grazie mamma, grazie pap\`{a}!\chapter{Primi piatti}
Abbiamo diversi tipi di primi.\section{Minestre e zuppe}
Ci sono le minestre e le zuppe.\section{Pasta asciutta}
Ci sono i primi di pasta asciutta.\section{Risotti}
Ci sono i risotti.\chapter{Secondi piatti}
Anche in questo caso, ci sono varie possibilit\`{a}.\section{Carne}
Ci sono i secondi a base di carne, i quali, a loro volta,
si dividono in tre grandi sottocategorie.\subsection{Arrosti}
Ci sono gli arrosti.\subsection{Lessi}
Ci sono i lessi.\subsection{Carni fritte}
Ci sono i fritti.\section{Pesce}
Anche i secondi a base di pesce si possono suddividere in sottocategorie.\subsection{Pesce fritto}
C'\`{e} il pesce fritto.\subsection{Pesce lesso}
C'\`{e} il pesce lesso.\subsection{Pesce crudo}
C'\`{e} il pesce crudo.\end{document}
`
Se invece usi la classe scrbook, è già tutto un altro paio di maniche; se usi il pacchetto titlesec perché vuoi applicare altre «personalizzazioni», oltre al colore, al formato dei titoli di capitolo, è un altro paio di maniche ancora…Ciao.
—
Gustavo
::
Il formato PNG è tra quelli accettati dal forum (ne ho già caricati con successo altri); e, ripensandoci, non ci dovrebbe neanche essere problema di dimensioni, visto che si tratta di un file di appena 74082 byte. Riprovo.File PNG:
[attachment]Ricky994.png[/attachment]Comunque, allego anche un file JPEG:
[attachment=2174]Ricky994.jpg[/attachment]Finché non premo il pulsante «Invia», non riesco a sapere se ha funzionato…
Comunque, ricorati di usare, per le formule fuori corpo, sempre e solo [tt]\[…\][/tt], oppure [tt]\begin{equation}…\end{equation}[/tt], oppure ancora gli ambienti forniti dal pacchetto amsmath.
Ciao.
—
Gustavo
Attachments:
You must be logged in to view attached files.6 Dicembre 2018 alle 16:33 in risposta a: [RISOLTO]: Elenco puntato di equazioni numeriche e riferimento #114813::
Innanzitutto, benvenuta nel forum! 🙂Se ci rifletti un attimo, vedrai che ti renderai conto che, dato il modo in cui definisci il comando [tt]\listequation[/tt], se metti il comando [tt]\label[/tt] dentro all’argomento di [tt]\listequation[/tt], esso viene eseguito prima che il contatore delle equazioni venga incrementato: è evidente che così non può funzionare, difatti ti viene fuori un «1.1.2» che, con ogni probabilità, è il numero del sottoparagrafo in cui ti trovi. Questo succederà per la prima equazione (esercizio: perché? 😉 ); mi aspetto che un [tt]\eqref[/tt] relativo alla seconda equazione generi invece un riferimento alla prima, uno relativo alla terza un riferimento alla seconda, e così via.
Prova a spostare [tt]\label[/tt] fuori dell’argomento di [tt]\listequation[/tt]:
`
\listequation{ A + B = C }\label{eq:ABC}
`Però, vorrei chiederti: perché vuoi realizzare un elenco puntato di formule? È davvero così importante che ciascuna formula sia preceduta da un pallino? Non pensi che ciò potrebbe confondere il lettore? Non è che, per caso, quello che ti interessa veramente è che le formule siano allineate a sinistra anziché centrate?
Insomma, ti consiglio di riflettere bene, perché, secondo me, quel che vuoi fare ha poco, o nessun, senso tipografico. Se ci spieghi qual è il contesto e che cosa intendi comunicare con questo bizzarro accorgimento, forse potremo suggerirti un metodo migliore di esprimere tipograficamente la tua idea.
Ciao.
—
Gustavo
::
Ah, be’, se giochiamo a “farci le pulci” l’un l’altro, allora è ancora meglio scrivere così:
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage{xcolor}\begin{document}
\begin{titlepage}
\centering
\color{red}\Huge\bfseries
CIAO
\end{titlepage}Testo normale (nella pagina successiva).
\end{document}
`Ciao.
—
Gustavo
::
Caro @Ricky994, mi dispiace di dovertelo dire, ma se continui a pensare di poter usare un sistema sofisticato e complesso come LaTeX senza investire una quantità di tempo adeguata nello studio dei suoi manuali, andrai solo incontro a frustrazione e delusione. Il tuo codice è infarcito di quelli che un grande esperto italiano di TeX e LaTeX (e ora membro del team che sta sviluppando il LaTeX versione 3) ebbe a chiamare «orrori», termine che da allora in poi entrò nell’uso della comunità TeX italiana. Si va da pacchetti caricati più volte, e quindi, assai probabilmente, caricati senza sapere perché, all’uso di [tt]\\[/tt] per separare capoversi, fino al deprecatissimo uso di [tt]$ $…$ $[/tt] per le formule fuori corpo.Comunque, ho preso il tuo preambolo, così com’era, e l’ho copiato in un file vuoto, senza modificarlo in nulla, tranne che per cambiare la codifica specificata al pacchetto inputenc; poi ho aggiunto in fondo a esso
`
\usepackage{mwe}\begin{document}
`
A seguire ho incollato il codice del tuo primo messaggio, di nuovo senza modificarlo in nulla, tranne che per il fatto di sostiuire ai nomi delle immagini usate da te i nomi di due immagini d’esempio (ho aggiunto il pacchetto mwe proprio perché esso rende più semplice usare tali immagini d’esempio, che sono incluse in tutte le distribuzioni complete di TeX): precisamente, ho rimpiazzato [tt]urto[/tt] con [tt]image-a[/tt] e [tt]curva[/tt] con [tt]image-b[/tt]. Poi, ho rimosso i segni [tt]%[/tt] dalle linee di codice relative al primo utilizzo dell’ambiente [tt]wrapfigure[/tt], in modo da renderle di nuovo attive. Infine, ho aggiunto
`
\end{document}
`
in fondo al tutto. Compilando, a me vengono fuori entrambe le immagini (vedi sotto). Dunque?[attachment]Ricky994.png[/attachment]
Modifica: Niente da fare, pare che il file sia troppo grosso per essere accettato, anche se riduco la risoluzione a 100 ppp (punti per pollice).
Ciao.
—
Gustavo
::
Prima soluzione: usare il pacchetto enumitem, dopo averne letta la documentazione.Seconda soluzione: fin dalle origini, Leslie Lamport rese personalizzabile i comandi che producono le etichette degli elenchi puntati; nel tuo caso, puoi aggiungere
`
\renewcommand*\labelitemiii{$\triangleright$}
`
al preambolo.Ciao.
—
Gustavo
1 Dicembre 2018 alle 12:03 in risposta a: [RISOLTO]letteracdp: posizionare immagine sopra il proprio nome #114752::
Attenzione a non fare confusione: la dichiarazione [tt]\signature[/tt] serve a specificare il testo che deve essere stampato al di sotto della firma apposta a mano, non a stampare tale testo; la stampa avviene in automatico (con le opportune spaziature orizzontali e verticali) quando si impartisce il comando [tt]\closing[/tt]. Insomma, tanto per capirci, [tt]\signature[/tt] sta a [tt]\closing[/tt] un po’ come [tt]\title[/tt] sta a [tt]\maketitle[/tt]. Si noti che ciò riproduce fedelmente il comportamento della classe letter standard.Tuttavia, non capisco bene in cosa consista il problema. Come sovrapporre al testo specificato nella dichiarazione [tt]\signature[/tt] un’immagine contenente la firma autografa è spiegato in questo vecchissimo filone di discussione; ad ogni modo, si veda sotto. Si noti che, affinché l’effetto di sovrapposizione creato dalla trasparenza risulti corretto, bisogna prima comporre il testo a stampa e poi sovrastampare l’immagine con la firma autografa; in pratica, il modo più semplice di ottenere ciò è andare a capo e poi aggiungere uno spazio verticale negativo per tornare su, cosa che si fa col comando [tt]\\*[…][/tt], sostituendo ai puntini una lunghezza negativa opportuna. Un esempio, ripeto, è dato più sotto. Si noti che, come effetto collaterale, si ottiene che l’immagine abbia lo stesso allineamento orizzontale della firma stampata (per esempio, [tt]\centering[/tt] per una lettera italiana, ma [tt]\raggedright[/tt] per una americana), il che, di solito, è proprio quello che si vuole.
Veniamo al promesso esempio (compilabile): il codice seguente produce due lettere, ciascuna delle quali tenta di rispondere a un possibile dubbio di @renareto; ripeto che, in realtà, non ho ancora capito esattamente cosa voglia ottenere e in cosa consista la sua difficoltà, ed è per questo che sono costretto a tirare a indovinare. L’esempio illustra l’inclusione di due firme autografe, contenute in altrettanti file PNG (formato che supporta la trasparenza) di rispettivi nomi [tt]A.png[/tt] e [tt]B.png[/tt]; trovate tali file in allegato.
`
\documentclass
[boldsubject,italicsignature,shortindent,signaturerule]
{letteracdp}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{cdpbabel} % ancora da sistemare!!
\usepackage{graphicx}% Pacchetti usati solo per questo esempio particolare:
\usepackage{mwe}
\usepackage{guit}
\usepackage[hypertexnames=false]{hyperref}\address{
Alice Doublequote e Bill Singlequote\\
Dipartimento di Topologia Venatoria\\
Via U.~Felini, 8$\frac{1}{2}$\\ % per non usare “\textonehalf”…
47900\quad RIMINI\quad RN
}
\signature{
Alice Doublequote\hwsignatureabove[.6]{A}{-.5mm}
\and
Bill Singlequote\hwsignatureabove[.6]{B}{-.5mm}
}
\place{Rimini}
\date{1~dicembre 2018}% Quello che segue e` il comando “magico”. Argomento opzionale:
% #1 := fattore di scala (default = 1).
% Argomenti obbligatori:
% #2 := nome del file che contiene l'immagine della firma;
% #3 := dimensione che regola la posizione verticale di tale immegine:
% iniziare con “0mm” e andare per tentativi; valori negativi abbassano
% l'immagine, valori positivi la alzano.
\newcommand*\hwsignatureabove[3][1]{%
\unskip\\*[-\baselineskip]%
\raisebox{#3}[0pt][0pt]{\includegraphics[scale=#1]{#2}}%
}% Solo per il collegamento ipertestuale al GuIT:
\DeclareRobustCommand*{\https}[1]{\leavevmode\href{https://#1}{\nolinkurl{#1}}}% Tre mie personali manie (solo l'ultima ha effetto sulla stampa):
\hfuzz = 0pt
\vfuzz = 0pt
\lastlinefit = 750\begin{document}
\begin{letter}{
@renareto\\
Forum del \GuIT*\\\relax
\https{www.guitex.org}
}[
Come aggiungere le firme “fatte a mano''.
]\opening{Caro @renareto,}
questa stessa lettera ti mostra, tramite esemplificazione diretta, come
aggiungere a una lettera l'immagine “scannerizzata'' di una firma scritta a
mano. Si suppone che, in tale immagine, la firma sia tracciata su uno sfondo
trasparente, cosicch\'{e}, sovrapponendola alle scritte preesistenti, queste
ultime si leggano, appunto, in trasparenza. Ci\`{o} crea l'impressione di una
firma tracciata a mano dopo che la stampa \`{e} avvenuta, con l'inchiostro della
penna che si sovrappone a quello della stampa.Se questo deve essere fatto ripetutamente per pi\`{u} firme, \`{e} opportuno
definire un comando apposito, come fatto qui per il comando denominato
\verb|\hwsignatureabove|; si vedano i commenti nel codice sorgente per le
spiegazioni circa il suo utilizzo.Ricorda, infine, che se la lettera deve essere inviata tramite un canale
elettronico, \`{e} opportuno trasformarla prima in un formato di immagine
“bitmap'', per tentare, almeno, di dissimulare il trucco: se si invia il file
PDF\@ in formato vettoriale, il fatto che la firma sia un'immagine a s\'{e}
stante risulter\`{a} palese a chiunque si prenda la briga di analizzarlo.\closing{Cordialissimi saluti.}
\end{letter}
\signature{
Alice Doublequote\includegraphics[height=8pt]{image-a}
\and
Bill Singlequote\includegraphics[height=8pt]{image-b}
}\begin{letter}{
@renareto\\
Forum del \GuIT*\\\relax
\https{www.guitex.org}
}[
Dove viene posizionata l'immagine?
]\opening{Caro @renareto,}
vuoi sapere come una eventuale immagine viene allineata rispetto a una firma?
Semplicemente, nel solito modo: come se l'intera immagine fosse una singola,
grande lettera, intercalata nel solito modo tra le altre. Guarda cosa succede
nelle firma di questa stessa lettera.\closing{Cordialissimi saluti.}
\end{letter}
\end{document}
`C’è anche un terzo allegato, chiamato [tt]Dima.png[/tt], il quale contiene una sorta di carta millimetrata (in realtà la scala è arbitraria) semitrasparente: potete usare questa immagine per vedere come, esattamente, viene posizionata l’immagine rispetto al testo circostante. Per esempio, provate a rimpiazzare
`
\signature{
Alice Doublequote\hwsignatureabove[.6]{A}{-.5mm}
\and
Bill Singlequote\hwsignatureabove[.6]{B}{-.5mm}
}
`
con
`
\signature{
Alice Doublequote\hwsignatureabove[.6]{Dima}{0mm}
\and
Bill Singlequote\hwsignatureabove[.6]{Dima}{0mm}
}
`Spero di essere stato in qualche modo utile. Ripeto, se @renareto riesce a chiarire meglio il problema, forse sarò in grado di dare informazioni più precise ed esaurienti: per esempio, non abbiamo ancora parlato dell’ambiente [tt]signatureenv[/tt]…
Ecco, infine, il contenuto dei tre allegati:
[attachment=2167]A.png[/attachment]
[attachment=2168]B.png[/attachment]
[attachment=2169]Dima.png[/attachment]Ciao.
—
Gustavo
Attachments:
You must be logged in to view attached files.::
Per quanto riguarda l’esigenza di impedire l’estrazione di font commerciali, forse non è del tutto inutile osservare che, nella stragran maggioranza dei casi, pdfTeX include i font nel PDF generato come «embedded subset»; vengono cioè inclusi solo i glifi effettivamente usati nel documento, e non l’intera collezione dei glifi di ciascun font. Come spiega la sezione 6.1 del manuale di pdfTeX, solo i font che nel file [tt]pdftex.map[/tt] hanno il nome del «fontfile» preceduto da [tt]<<[/tt] (anziché da un singolo [tt]<[/tt]) vengono inclusi nel PDF generato come font completo. Quindi, per quel che riguarda pdfTeX, una prima ovvia precauzione è controllare le righe del tuo file [tt]pdftex.map[/tt] relative ai font commerciali che hai acquistato e assicurarsi che l’ultimo campo sia preceduto, appunto, da un singolo [tt]<[/tt]. Ciao. -- Gustavo -
AutoreRisposte