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zippo” post=63154Ok, capisco il problema, comunque potresti rilasciare una versione “semiufficiale” del “classicthesis-settings.tex” da includere come input e che metta a posto le cose?
Ci penserò.
zippo” post=63154Tra l’altro seguendo le tue indicazioni nell’altro topic che non trovo piu’, io non riesco a compilare la classe article (si impalla proprio il pc e devo stoppare il processo pdftex che prende il 99% di cpu).
Per caso tu riesci a compilarla?Hai caricato classicthesis con l’opzione nochapters?
Esempio minimo, in ogni caso.
Ciao,
L.
::zippo” post=63154Ok, capisco il problema, comunque potresti rilasciare una versione “semiufficiale” del “classicthesis-settings.tex” da includere come input e che metta a posto le cose?
Ci penserò.
zippo” post=63154Tra l’altro seguendo le tue indicazioni nell’altro topic che non trovo piu’, io non riesco a compilare la classe article (si impalla proprio il pc e devo stoppare il processo pdftex che prende il 99% di cpu).
Per caso tu riesci a compilarla?Hai messo
`\usepackage[…,nochapters]{classicthesis}`
Esempio minimo, in ogni caso.Ciao,
L.
22 Settembre 2011 alle 6:49 in risposta a: Problemi con note a piè di pagina, setspace e linespread #64030::egreg9″ post=63071Usare arsclassica con \linespread{1.8} mi pare una cosa di cui dovresti parlare con il confessore. 🙂
pensa che io uso
`\linespread{1.00}`
perché
`\linespread{1.05}`
che Miede e altri propongono mi sembra fastidiosamente eccessivo.Sono ateo, ma sì: Tom deve parlarne con il confessore.
Ciao,
L.
::zippo” post=63049Vorrei chiedere a Pantieri se per lui sarebbe una cosa impossibile sganciare completamente il suo pacchetto Arsclassica dal pacchetto Classic Thesis. Per fare un esempio, io avevo molti documenti (vecchi) che a un certo punto non si compilavano più dopo le modifiche a Classic Thesis. Ho seguito le istruzioni che Pantieri ha fornito in un altro topic che non ritrovo più e alla fine ho rimesso le cose a posto (solo per la classe report però, non per la classe articoli).
Però una situazione del genere (temporanea), rende a questo punto Arsclassica piuttosto instabile. Io gli suggerirei; sempre che ciò non costituisca un eccessivo lavoro, di prendere una versione congelata di Classic Thesis e di inglobarla nel sua ArsClassica e di fare un tutt’uno in fase di installazione (eventualmente apportando anche delle modifiche a Classic Thesis stessa).
Non me ne intendo di problemi di copyright, ma credo che una soluzione potrebbe essere trovata.
Spero di non dover in futuro abbandonare Arsclassica, perché è davvero un pacchetto molto interessante che produce ottimi documenti, mentre Classic Thesis è piuttosto pacchiano, però non è che uno come me, che è un utilizzatore di latex e non uno sviluppatore, possa diventare pazzo ad ogni futura release di classic thesis.Potrebbe essere un’idea. Due inconvenienti:
1. dovrei rubare il codice che ha scritto Miede, non proprio una bella cosa;
2. se Miede aggiorna il suo stile, ArsClassica perderebbe l’aggiornamento.
Ci penserò, ma (per le due ragioni appena dette) non credo di farlo.Ciao,
L.
::Cecconi” post=62854Tuttavia all’inizio ho bisogno di inserire un indice, cosa che ho fatto, e esso deve stare in una pagina da solo, altrimenti viene molto brutto..
Questo punto non è per nulla chiaro.
In ogni caso, ingrandire le voci dell’indice mi pare proprio un rimedio peggiore del(l’eventuale) male.
Ciao,
L.
::illinguista1972″ post=62568I nostri punti di vista sono fondamentalmente diversi, checché ne dica Lorenzo 😛 Al di là delle nostre formazioni, io tenderei piuttosto a mettere qualcosa in più, lui a levare senza pietà. Infatti, quando si tratta di aggiungere una cosa che non c’era, di solito lui stende una bozza velocissima per punti, io mi prendo un paio d’ore e la stendo in lingua corrente nel modo più completo possibile, prendendo dalle varie guide, poi gliela sottopongo. Lui cala impietoso la mannaja della censura (chi era Catone? pfui! 😉 ), io sfrondo e gli rimando. Poi magari ci accorgiamo che qualcosa che avevamo levato andava bene, eccetera. La versione finale deve piacere a tutti e due. Se non piace all’uno o all’altro, con grande simpatia ce la facciamo piacere, magari indulgendo a una debolezza dell’uno o dell’altro 🙂
Il fatto è che certe cose le dobbiamo prima di tutto capire noi alla perfezione; che cosa dire al lettore, poi, è un altro discorso. Vedi la faccenda dei caratteri accentati: è indubbiamente ingarbugliata, ma quello che deve sapere il nostro lettore non è molto. Ci interessa l’essenziale.
illinguista1972″ post=62568Un’altra è stata l’opportunità o meno di insegnare a modificare il sorgente di babel per quel difetto maledetto con il latino. Sappiamo bene che avendo una tastiera americana si possono mettere tutte le lettere che si vogliono già fatte, ma non possiamo certo costringere tutti ad averla!
Non è colpa nostra se babel viene aggiornato così di rado: se c’è un problema di LaTeX, noi autori dell’Arte possiamo fare poco. Ci sono certi problemi che andrebbero risolti alla radice, rendendo problema e soluzione trasparenti per l’utente. Quando ciò non avviene, non resta che insegnare al nostro lettore a metterci una pezza.
Ciao,
L.
::robitex” post=62551vorrei sapere da Lorenzo e Tommaso come lavorate a distanza.
In particolare come gestite le modifiche ed i conflitti nel testo, e con quali tecnologie sul web (brevemente).Usiamo strumenti molto semplici. Discutiamo i punti da modificare via mail. Poi uno dei due (Tommaso in questa edizione, io in quelle precedenti) lavora sui sorgenti e manda all’altro dei PDF con le modifiche. I PDF non vengono spediti via mail, ma caricati su un apposito spazio Web. Il materiale vien discusso, e ridiscusso, e ridiscusso: è un lavoro di approssimazioni successive che può durare anche molto. Se necessario, si coinvolgono altre persone: pubblicamente, aprendo topic mirati sul nostro forum, o privatamente, con scambi di mail (Enrico, Claudio e Ivan lo sanno…), cercando di valorizzare le competenze di ciascuno. Alla fine si fa una stampa delle bozze per trovare errori e refusi. Nelle versioni precedenti Tommaso mi mandava dei PDF con le sue osservazioni scritte a fumetto: molto comodo. In questa non ce n’è stato bisogno.
Più che gli strumenti “tecnologici”, però, per l’Arte è importante lo scambio di punti di vista. Tommaso ha una formazione umanistica, io scientifica. Il lavoro, però, non è per nulla diviso. Per esempio, è capitato che il punto di vista di Tommaso abbia migliorato la parte sulla matematica, e il mio quella sulle lingue antiche. Per lo più Tommaso e io siamo d’accordo; nei pochissimi casi in cui abbiamo visioni (leggermente) diverse, si trova (senza difficoltà!) una soluzione di compromesso. Poi, naturalmente, c’è il preziosissimo lavoro di supervisione di Enrico, sempre presente dietro le quinte.
Ciao,
L.
::OldClaudio” post=62518Molto bene; ho notato moltissimi miglioramenti, in particolare l’abolizione delle note marginali presenti nelle edizioni precedenti; erano decorative, ma non aggiungevano nessuna informazione diversa da quello che costituiva il titolo accanto al quale si trovavano. Ora la gabbia alla Bringhurst con le sue belle proporzioni spicca molto meglio.
Anch’io sono soddisfatto del risultato. Con una precisazione: la gabbia non è più “alla Bringhurst”. Ho aggiunto un bel centimetro in larghezza rispetto a quanto prescrive il Nostro. Secondo me, anche così la pagina mantiene il suo slancio, il foglio A4 risulta meglio riempito, e quel centimetro in più si è rivelato molto comodo, consentendo di risolvere più agevolmente diversi problemini di impaginazione
Ora la gabbia non è più “alla Bringhurst”, dunque: d’altra parte, inutile curarsi sempre di cosa dice la gente… 😉
Ciao,
L.
6 Settembre 2011 alle 17:12 in risposta a: Produzione di un manuale tecnico – chiedo suggerimento #63132::dearick” post=62184 ho problemi anche con arsclassica che non mi accetta più italian…è un peccato perché tutti i lavori che ho scritto con questi due pacchetti i sorgenti non sono più compilabili…che fregatura !
La colpa è tutta di Miede, che nell’ultima versione ha reso lo stile incompatibile con le release precedenti. Ora ArsClassica si carica semplicemente con
`\usepackage{arsclassica}`
Più facile di così… 😉
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