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Altre due cilecche di\ bm, in situazioni in cui con \boldsymbol si va lisci come l’l’olio:
`\usepackage{bm}
\usepackage{amsmath,amssymb}
%\usepackage[eulermath]{classicthesis}
\begin{document}\[
\dots
\qquad
%\bm{\dots} % non funziona!!!
\qquad
\boldsymbol{\dots}
\]\[
\hat{\dot{\phi}}
\qquad
\bm{\hat{\dot{\phi}}}% non funziona
\bm{{\hat{\dot{\phi}}}}% funziona: devo mettere due parentesi graffe in più
\qquad
\boldsymbol{\hat{\dot{\phi}}}
\]
\end{document}
`
A questo punto, nell’Arte sostituisco senz’altro il riferimento a \bm con \boldsymbol.
::
Ho fatto un po’ di prove.
`\documentclass{book}
\usepackage{bm}
\usepackage{amsmath,amssymb}
%\usepackage[eulermath]{classicthesis}
\begin{document}
\[
\mu, M
\qquad
\mathbf{\mu}, \mathbf{M}
\qquad
\bm{\mu}, \bm{M}
\qquad
\boldsymbol{\mu}, \boldsymbol{M}
\]
\end{document}`
Con questo codice:
1. \mathbf non fa niente su $\mu$ e mette in tondo $M$: in pratica, fa cilecca in entrambi i casi;
2. \bm e \boldsymbol rimediano alla grande, nello stesso identico modo.Fin qui, \bm e \boldsymbol sono pari. Se si decommenta la chiamata a classicthesis, però:
1. \mathbf, come prima, non fa niente su $\mu$ e mette in tondo $M$, continuando a fare cilecca in entrambi i casi;
2. \bm li mette in neretto, ma cambia il font! ❗
3. \boldsymbol fa quello che deve fare.Insomma, a questo punto toglierei dall’Arte il consiglio di usare \bm di bm e indirizzerei l’utente verso \boldsymbol.
Che ne dite?
::OldClaudio” post=109137Lorenzo, come al solito resti in superficie ed eviti con cura di approfondire quello che dici o che lamenti.
I nostri punti di vista sono, com’è giusto che sia, molto diversi. Tu sei un esperto di LaTeX, e ti scrivi da solo le classi. Io sono un utente normale che usa LaTeX per scrivere. Scrivo anche delle guide a LaTeX, è vero, ma sempre sub specie principiantis. Il mio principiante vuole usare LaTeX per scrivere la tesi, tutto qui.
Un principiante che desidera scrivere una tesi non ha (scusami per la brutalità!) tempo da perdere con LaTeX. LaTeX è per lui solo un mezzo, non un fine. Ed è giusto così.
Ora, la questione dei “tanti LaTeX incompatibili” c’è eccome. In generale, un documento scritto per LaTeX (quello con output in dvi) e compilato con pdfLaTeX dà errore, e viceversa. Data l’immagine pippo.jpg, il codice
`\documentclass{book}
\usepackage{graphicx}
\begin{document}
\includegraphics{pippo}
\end{document}`
funziona con pdfLaTeX ma dà errore con LaTeX. Ancora, il codice
`\documentclass{book}
\usepackage{fontspec}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{english}
\begin{document}
Bye.
\end{document}`
compilato con XeLaTeX funziona, ma compilato con pdfLaTeX dà errore. Ovvio, dirai tu. Un delirio, dirà il mio principiante!Immagina che esistano tante versioni di Word, che fanno tutte più o meno la stessa cosa, ma tutte mutuamente incompatibili. Diresti che è una situazione ideale per uno che “vuole semplicemente scrivere”?
OldClaudio” post=109137Non restare in superficie: le cose non sono come appaiono, ma hanno una sostanza decisamente più profonda.
Il mio obiettivo è spiegare le cose nel modo più semplice possibile. Nell’Arte penso sia opportuno limitarmi a pdfLaTeX: l’utente interessato a scandagliare in profondità le cose può farlo leggendo la letteratura specifica!
::Aboeufs” post=109135Mi rimane un unico dubbio, che riguarda proprio i pedici delle variabili: mentre mi è chiaro che dovrò sostituire ad ogni $ V_{ efficace } $ o simili un $ V_\textup {efficace} $ e simili, non ho ben capito se lo stesso vale per ogni $ n_g $, $ n_1 $ e simili.
Usa $V_i$ se stai parlando dell’i-esima tensione. Usa $V_\textup{i}$ se stai parlando della tensione in ingresso. Cerca \textup nell’Arte e leggi la spiegazione.
Aboeufs” post=109135P. P. S. ho provato a modificare tutti i vettori in neretto ma il risultato è orribile perché vengono scritti in Palatino invece che in Euler (io mi sono limitato a caricare il pacchetto “bm” e ad inserire la stringa che tu mi hai scritto)
Non caricare il pacchetto bm e usa il comando \boldsymbol.
::Elrond” post=109133Se fai distinzione fra i programmi [tt]latex[/tt] e [tt]pdflatex[/tt] (che tra l’altro sono lo stesso identico programma eseguibile che però precarica due formati diversi), [tt]latex[/tt] è tutt’ora vivo e vegeto. Sempre parlando di riviste scientifiche, ne conosco più di qualcuna che richiede che i documenti sia compilabili con [tt]latex[/tt], non [tt]pdflatex[/tt].
Fa’ una ricerca veloce sul forum (quello vecchio, http://www.guit.sssup.it) per vedere quanti problemi ha dato questa duplicità. You do the math.
::ermac” post=109047Ciao premetto che sono un utente per cosi dire alla “prime armi” e vorrei capire se esiste un modo per regolare i bordi sinistri in itemize.
La soluzione ti è stata fornita, ma il mio consiglio è di non farlo, soprattutto se sei alle prime armi. Usa l’ambiente itemize normalmente, e non annidare liste: il risultato sarà probabilmente migliore di quello che potresti ottenere modificando a mano simboli e rientri.
::Aboeufs” post=109129Ok. In pratica avrò da fare un lavoro di revisione immane!
Per nulla. Basterà qualche ora. Fidati.
Il più sarà controllare le unità di misura e i pedici in tondo: è un lavoro che va fatto. Impensabile scrivere in un lavoro di qualità cose come
`$V_{efficace}$ $15~km$`
e non
`$V_\textup{efficace}$ $15$\,km`
Meglio ancora è usare sinunitx per la seconda.Aboeufs” post=109129Ad ogni modo, per quanto riguarda il neretto per indicare i vettori, credo che lascerò il simbolo \vec poiché non mi piace il fatto che i simboli e le convenzioni matematiche adottati nello stampato siano diversi da quelli che gli studenti scrivono sui loro appunti o che vengono scritti alla lavagna (il neretto non è riproducibile nella scrittura a mano, la “freccetta” sì.
Certo, il neretto non è riproducibile a mano, ma in un libro stampato è molto più chiaro. Non penso sia un dramma per uno studente universitario scrivere un vettore usando la freccia e leggerlo in neretto su un testo! Fossi in te, proverei l’effetto.
Aspetto il lavoro finito, se hai della buone immagini verrà uno spettacolo!
Buon lavoro.
3 Gennaio 2017 alle 12:45 in risposta a: L’arte di scrivere con ClassicThesis: nuova edizione #108931::ivan” post=109126Chi ama Classicthesis vuole uno stile che susciti stupore nel lettore, per la complessità scenografica del layout. Il prof. che apre una classicthesis esclama wow! Senza dubbio. Si tratta di un layout neobarocco. Suftesi è pensata per chi non vuole questo. L’amante di suftesi vuole che il propro libro susciti nel lettore familiarità. Il prof che apre una suftesi non dice nulla, perché probabilmente gli ricorda uno dei tanti libri che ogni giorno sfoglia. Sono filosofie diverse.
Penso che tu abbia ragione. Tieni comunque presente che il barocco di ClassicThesis e ArsClassica non è “volgare”. Bach era barocco, giusto?, ma è anche un classico. Ecco, per me il layout degli Elementi di Bringhurs è così!
Ho cercato velocemente in Rete dei libri o delle tesi scritti con suftesi, per avere un’idea del risultato di un documento “vero” prodotto con il tuo stile, ma non sono stato fortunato.
Se mi mandi qualche documento o link (ne basta uno solo) mi fai cosa gradita.
::
P.S. Attenzione alle unità di misura! nel paragrafo 4.1.4 scrivi che
`Le sezioni d'urto hanno la dimensione del $m^2$.`
È un errore che ripeti altre volte nel lavoro.Correggi: quella “m” va in tondo e non in corsivo matematico! Magari usa i comandi di sinuintx. Ti consiglio di controllarle tutte una a una: deseleziona l’opzione “eulermath”, così con i Palatino le differenze ti saltano più all’occhio. Poi, alla fine, rimetti “eulermath”.
Altro errore. Cambia
`$\alpha_{acc}$, $E_{out} e $\theta_{max}$`
con
`$\alpha_\textup{acc}$, $E_\textup{out}$ e $\theta_{\max}$`
Cerca \textup nell’Arte: in un lavoro di fisica è essenziale scrivere correttamente pedici (e unità di misura).Ah, prova a vedere com’è la resa con
`\renewcommand{\vec}{\bm}`
Forse in neretto i vettori risaltano meglio.
::And” post=109124Come detto nella prefazione è per gran parte una revisione e aggiornamento della precedente, ma mi chiedevo se, magari per introdurre qualcosa di distintivo rispetto alla 2012, ci fosse ancora spazio per presentare un po’ più estesamente Latex3.
Sono un eterno principiante e sarei curioso di capire/imparare come funziona. E sì, come prima cosa ho cercato nell’Arte, ma non ho trovato nulla 🙂
Non ho idea di che cosa sia di preciso LaTeX3. Di sicuro, non è il caso di parlarne nell’Arte, che da questa edizione, per semplicità, ha lasciato perdere tutti i riferimenti perfino a XeLaTeX.
Ripeto come la penso. Anni fa c’erano due LaTeX: LaTeX in senso stretto (output in dvi, immagini in eps) e pdfLaTeX (output in pdf, immagini in pdf, jpg e png). I due programmi facevano essenzialmente la stessa cosa, ma erano variamente incompatibili. Ho sempre trovato la cosa assurda. Tutto ciò, fra l’altro, era fonte di confusioni inenarrabili e infinite per i principianti.
Il quadro, ora, mi sembra questo: ci sono (almeno) pdfFLaTeX (maturo e rodato), XeLaTeX (che eccelle nella gestione dei font e delle lingue), LuaLaTeX (che ha delle funzioni avanzate di scripting), LaTeX3 (in fase di sviluppo, che si propone di sostituire LaTeX fornendo funzioni avanzate “di serie”, senza dover caricare pacchetti ad hoc). I programmi sono tutti variamente incompatibili.
Troppa grazia, in assoluto.
Troppa grazia, a maggior ragione, per parlarne in una guida di base come l’Arte. Finché la situazione non si sarà stabilizzata, l’Arte parlerà solo di pdfLaTeX. Il lettore desideroso di approfondire può farlo leggendo lavori specialistici (quello su XeLaTeX, di Claudio è Tommaso, è superbo).
::Aboeufs” post=1091221. Giustissimo, anche a me non piace molto il risultato dell’elenco delle figure. Ma come posso modificare le didascalie della listoffigures che prende in automatico quelle dell’ambiente figure?
`\caption[Didascalia breve, di solo testo, va nell'indice]{Didascalia lunga finché vuoi, con formule, tipo $\alpha+\beta=0$}`
Aboeufs” post=1091222. Ok, leggerò l’ambiente subfig e proverò ad utilizzarlo per le figure multiple.
In una paginetta dell’Arte è spiegato tutto quello che ti serve.
Aboeufs” post=1091225. Ecco, questo è sempre stato un mio grande dubbio: quando numerare e quando no un’equazione? Nel documento, ho pensato di numerare quelle più importanti e, ovviamente, quelle con i riferimenti incrociati ma, se mi consigli di numerarle tutte, provvederò in tal senso.
La numerazione può essere utile comunque. Per esempio, un tuo lettore potrebbe volere chiarimenti sul perché dalla “settima formula a pagina 123” e dalla “quinta formula a pagina 127” ne segua la “terza formula a pag. 130”. Scomodo, vero? Con un numero si fa molto prima.
Aboeufs” post=1091226. Questo punto mi lascia abbastanza perplesso: non hai scritto tu stesso nella guida “L’arte di scrivere con LaTeX” che su questo argomento di discussione sono nati due filoni di pensiero? Ovvero, alcuni pensano che le formule non facciano parte del flusso di testo e quindi la punteggiatura non ci vada, altri ritengono invece che aiuti l’occhio del lettore e quindi vada inserita. Entrambe valide, basta seguire la scelta in tutto il documento. Oppure ho capito male io?
Hai capito bene. Ma se la togli, capisci che ne puoi benissimo fare a meno: il discorso scorre bene lo stesso, e le formule sono più chiare. Tutti quei punti e virgole finali sono un’inutile pedanteria. Prova.
Aboeufs” post=1091227. Ok. Invece nelle didascalie lunghe, quelle con dentro inserita della punteggiatura, il punto finale deve rimanere?
Per “didascalia lunga” intendo una dida costituita da due o più frasi, separate dal punto fermo. Quindi
`\caption{Questa è una bellissima didascalia, data a mo' d'esempio, che mostra (si spera!) il concetto}`
ma
`\caption{Eccone un'altra. Spero che si capisca. Tutto qui.}`Aboeufs” post=10912210. Sinceramente preferisco l’indice che tenga conto anche delle subsection.
Per me un’indice meno dettagliato è più chiaro: il lettore capisce meglio che cosa vuoi dire.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX2012.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
C’è paragone? 😉
A volte, less is more: nell’ultima revisione dell’Arte mi sono attenuto a questo principio.
Aboeufs” post=10912211. Va bene, inserirò il codice copiandolo e incollandolo ignorantemente, fiducioso nelle tue qualità da esteta di LaTeX. Grazie mille per tutto. Se vuoi, ti invierò senz’altro il documento non appena sarà stato terminato.
Quel codice, semplicemente, allarga la gabbia (la prima riga). Il resto mette in neretto i titoli delle sezioni fini (subsection, subsubsection, paragraph).
Ok, aspetto il tuo PDF. Se hai messo delle belle immagini, sarà uno spettacolo: lo metto nella mia cartella “opere d’arte”. 😉
::
Ci ho dato un’occhiata. Mi sembra un gran bel lavoro. Ti do qualche consiglio al volo.1. Nell’elenco delle figure usa didascalie brevi, di una riga al massimo, meglio se in semplice testo.
2. Se in una figura metti due cose, usa subfig. Ma la didascalia dev’essere unica. Quindi, nell’elenco delle figure, non
Figura 15 (a) Interferometro di Mach-Zender. (b) Interferometro di Fabry-Perot”
ma
Figura 15 Interferometri
Poi nelle sottodidascalie li specifichi. Ancora, anziché
Figura 8 Curve di dispersione per una guida planare (a) simmetrica e (b) asimettrica con $n_g=3{,}38$, $n_1=3{,}17$, $n_2= 1$ e $\alphs =6{,}58$.
scrivi nella didascalia complessiva
Curve di dispersione per una guida planare
e nelle sottodidascalie vai nel dettaglio.
3. I titoli delle sezioni vanno sempre su una sola riga. Ci sei riuscito sempre, tranne in due occasioni:
2.3 Metodi analitici per guide tridimensionali
4.1 Meccanismi d’interazione radiazione-materiaProva a riformulare.
2.3 Metodi per guide tridimensionali
4.1 Interazione radiazione-materiaoppure, per il primo:
2.3 Guide tridimensionali
o anche
`\section{Metodi analitici per guide \mbox{tridimensionali}}
`4. Puoi allargare ancora un po’ la gabbia. Prova con
`\areaset[current]{370pt}{784pt}`
Così, oltre a risolvere i problemini del punto precedente, hai più spazio per le formule, che a volte sono un po’ troppo vicine ai numeri.5. Valuta se numerare tutte le formule (e non solo alcune).
6. Via la punteggiatura dalle formule in display!
7. Via il punto finale dalle didascalie brevi. Quindi non
Figura 33: Assorbimento.
ma
Figura 33: Assorbimento
8. Le formule in Euler e allineate a sinistra sono bellissime! Io le lascerei così.
9. Il capitolo 4 ha una sola una section. Non ha senso, per me!
10. Prova a dare
`\setcounter{tocdepth}{1}`
e vedi se ti piace l’indice.11. Ho appena aggiornato ArsClassica (appena l’aggiornamento viene pubblicato su CTAN vi avverto). Nell’attesa, prova a scrivere, dopo aver caricato ArsClassica:
`\areaset[current]{370pt}{784pt}% subsections
\titleformat{\subsection}
{\normalfont\sffamily\bfseries}{\textsc{\MakeTextLowercase%
{\thesubsection}}}{1em}{\normalsize}
% subsubsections
\titleformat{\subsubsection}
{\normalfont\sffamily\bfseries\itshape}{\textsc%
{\MakeTextLowercase{\thesubsubsection}}}%
{1em}{\normalsize\itshape}
% paragraphs
\titleformat{\paragraph}[runin]
{\normalfont\normalsize\sffamily\bfseries}{\textsc%
{\MakeTextLowercase{\theparagraph}}}%
{0pt}{\spacedlowsmallcaps} `Se vuoi, mandami il PDF a lorenzo.pantieri@gmail.com. Sono curioso di vedere il documento finale!
P.S.
OldClaudio” post=109118Lorenzo ti ha suggerito di provare anche altre classi o pacchetti […].
In realtà, rispondevo all’opener che mi chiedeva altre classi. Il mio suggerimento, però, anche visto l’ottimo risultato, è di continuare senz’altro con ArsClassica, eventualmente eliminando l’opzione “eulermath” di ClassicThesis.
::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfHo aggiornato nuovamente l’Arte. Come per il mio lavoro su ClassicThesis, anche questa versione è “definitiva”.
Anche qui, nei ringraziamenti ho aggiunto il nome di Marco Stara per il suo prezioso lavoro di revisione.
A presto,
Lorenzo
3 Gennaio 2017 alle 7:30 in risposta a: L’arte di scrivere con ClassicThesis: nuova edizione #108929::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ClassicThesis.pdfHo aggiornato nuovamente il documento. Questa versione è “definitiva”.
Nei ringraziamenti ho aggiunto il nome di Marco Stara per il suo prezioso lavoro di revisione.
A presto,
Lorenzo
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