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grazie per i suggerimenti, ma non ho ben capito perchè texmaker si impalla e vorrei almeno evitare quello.
Non credo che qualcuno possa risponderti (neppure gli utenti Mac di Texmaker): non dai alcuna informazione che possa individuare e riprodurre il problema. DI sicuro, diffido di un editor che contiene un errore già nel nome… 😉
una buona guida dove la trovo?
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdfSono di parte. 🙂
Ciao,
L.
::Dopo aver installato MacTex (installazione andata a buon fine) ho provato ad usare gli editor che erano stati installati (TexShop e TexWork) ma li ho trovati un pò complessi e privi di funzioni.
Ho provato quindi TexMaker e devo dire che è davvero ottimo, anche se non riesco a capire come formattare bene il testo (grassetto, italico, dimensione del carattere) […].
Ci sono alcune cose che non mi convincono.
1. Dici che TeXShop è nel contempo “complesso” e “privo di funzioni”. Mi pare che le due cose tendano a escludersi a vicenda, in linea di massima: se uno strumento è “povero di funzioni” dovrebbe essere almeno semplice.
2. Su Mac l’editor di riferimento è TeXShop: è semplice, ma fa tutto. Fidati. L’Arte (quassù) è stata fatta con TeXShop.
3. Mi insospettisce assi la tua richiesta di “formattare bene il testo (grassetto, italico, dimensione del carattere)”. LaTeX non è Word: con LaTeX non si formatta nulla! Il corsivo, il neretto o il corpo dei caratteri vengono impostati automaticamente da LaTeX. Tu non devi preoccuparti di queste cose, ma “solo” della struttura logica del tuo documento! Se vuoi introdurre un capitolo, scrivi
`\chapter{Ecco qua!}`
e LaTeX penserà a scrivere il titolo in neretto (se usi le classi standard) e nel corpo giusto, con gli spazi adeguati prima e dopo.In conclusione: armato di TeXShop e di una buona guida di base sei nelle codizioni di “comporre documenti meravigliosi”. 😉
Buon anno e benvenuto sul forum,
L.
31 Dicembre 2009 alle 8:19 in risposta a: Descrizioni personalizzate con ClassicThesis: orrore! #40691::
egreg9\n`\documentclass{scrreprt}
\usepackage{classicthesis-ldpkg}
\usepackage[pdfspacing]{classicthesis}
\newenvironment{ttdesc}
{\renewcommand{\descriptionlabel}[1]{\hspace*{\labelsep}\texttt{##1}}%
\begin{description}}
{\end{description}}\begin{document}
\begin{ttdesc}
\item[twocolumn] non viene come \texttt{twocolumn}.
\end{ttdesc}
\end{document}`
L’ambiente ttdesc definito da Enrico funziona perfettamente!Grazie mille,
L.
::Io parlo dell’utilità/interesse di descrivere l’intera cassetta degli attrezzi di lavoro di chi scrive nell’ambito della ricerca e ha bisogno di strumenti adeguati e di alto livello per fare citazioni. I tuoi contributi questo non lo fanno, quindi non rispondono, naturalmente senza alcun demerito, a questa esigenza. Credo che se pensi al reale, intero flusso di lavoro, dalla ricerca e l’archiviazione dei dati alla loro integrazione nel testo fino alla bibliografia finale lo riconoscerai.
Inoltre parlo dell’utilità di adottare uno stile didascalico. Davvero non si può fare una Idiots guide, una guide for dummies su questi argomenti? È fatica sprecata oppure è una opportunità persa? Varrebbe la pena capirlo meglio. Il tuo articolo su biblatex è ovviamente specialistico e utile. Ma proprio per questo non esclude un manuale che arriva per gradi a dire più o meno quelle stesse cose, adottando però un taglio più didascalico e accompagnandole con altri elementi.
In realtà, Pierfranco, non ho la più pallida idea che che cosa parli! 😉 Sicuramente, dal tuo punto di vista di “ricercatore in ambito umanistico” (non so neppure se sia corretta questa espressione) metti in risalto una lacuna nella documentazione di LaTeX sulla cui esistenza non posso che crederti sulla parola.
Mi è bastata una lettura veloce alla doc. degli stili di Ivan per capire che la faccenda delle citazioni in ambito umanistico è una cosa molto complessa e complicata. In ambito “scientifico” le cose sono più semplici: il problema di quale stile/schema adottare è, di solito, meno sentito.
Dunque: biblatex rende possibile un controllo della bibliografia così fine che potrebbe fare molto comodo agli umanisti. Ottimo! Ecco un valido motivo per scrivere della buona documentazione in proposito (da quello che scrivi, mi sembri la persona giusta per farlo).
Io inizierei con un articolo su ArsTeXnica (che potrebbe benissimo costituire la base per un lavoro successivo più ambizioso, magari da scrivere a più mani). Mi permetto qualche piccolo consiglio.
1. A volte scrivere a più mani e più difficile che scrivere da soli. Tu, Monamipierrot, Ivan ed io siamo solo in quattro, ma parlando di stili bibliografici esprimiamo quattro posizioni (un po’) diverse tra loro, trovare una sintesi non è facile. A volte, coordinare un progetto assorbe più energie di quelle riservate alla scrittura vera e propria.
2. Quando scrivi (ma queste cose che le sai certo meglio di me!) è importante focalizzare bene a chi scrivi e che cosa scrivi. Il mio articolino su biblatex si rivolge a un pubblico che conosce già (LaTeX e) BibTeX e vuole spiegare i rudimenti di biblatex per farne un uso di base. L’articolo che vuoi scrivere tu a chi si rivolge? A umanisti con esigenze di gestione della bibliografia molto sofisiticate, che non conoscono per nulla LaTeX? In ogni caso, rinnovo l’invito a scrivere.
A quando un “LaTeX persino per Te”??? O un libercolo a fumetti? A parte gli scherzi P. ha messo il dito nella piaga. Una guida onnicomprensiva di come “avviare” la macchina LaTeX non esiste in italiano, e non mi risulta che inglese ci sia qualcosa. Trovo che scendere al livello del popolino avrà dei benefici incalcolabili, anche in termini di feedback a lungo termine.
Per la verità, non ho capito bene che guida hai in mente, ma sfondi una porta aperta: di documentazione su LaTeX, più ce n’è, meglio è. E sono convintissimo che il contributo di voi umanisti è e sarà preziosissimo, e contribuirà ancora di più alla diffusione di LaTeX in Italia.
A presto,
L.
::Io quindi direi che quello che sarebbe più utile sarebbe cominciare per gradi. Per es. da un manuale che non sia tutto basato sulla definizione di una norma, ma piuttosto sia composto da varie parti:
1. sugli stili di citazione (al plurale) che faccia capire che cosa sono, perché sono tanti, in che ambiti disciplinari sono diffusi e quali sono i vantaggi/svantaggi che hanno i due stili fondamentali per la gestione dei riferimenti bibliografici: nel testo e fuori dal testo. Far riflettere gli dtudenti (i ricercatori di domani) sulle diverse consuetudini sviluppate nelle disciplòine screntifiche mi pare molto importante perché la ricerca e la comunicazione scientifica sono anche attività sociali.
2. dopo l’excursus sugli stili si possono anche fornire alcune raccomandazioni su soluzioni che appaiono più logiche, o che sono più diffuse (in una certa disciplina), o che consentono di aggiungere utili elementi (come per es. le note previste dagli stili di Ivan)
3. i software: dare indicazioni sui software come Zotero con cui crearsi il database dei riferimenti bibliografici.
4. il testo: dimostrare l’utilità del LaTeX e quindi di biblatex per gestire facilmente la gestione dei riferimenti in un testo. Questa quarta parte potrebbe essere:
4.1: una specie di apologia/dimostrazione dei vantaggi di LaTeX per la gestione delle bibliografie, sulla falsariga di quello che ha fatto Dario Taraborelli con il suo The Beauty of LaTeX dedicato ai font: http://nitens.org/taraborelli/latex
4.2: una dimostrazione dei vantaggi specifici di biblatex
5. Appendice: istruzioni generali sulle personalizzazioni più semplici degli stili di default forniti con il pacchetto biblatex.Però per scrivere un manuale bisogna anche capire a chi è diretto: secondo me il ricercatore non ne ha bisogno perché deve uniformarsi allo stile dell’editore; invece ne ha bisogno lo studente universitario perché non esistono regole di Ateneo e perché deve capire l’importanza di tutto il discorso, che va oltre la questione degli stili e riguarda anche le differenze tra le singole comunità scientifiche.
Che ne dite?
Qualche considerazione a ruota libera.
a) Il mio articolo su biblatex, rivolto agli utenti che già conoscono BibTeX, risponde già, anche se in piccolissima parte, a queste esigenze (tolto il punto 2).
b) La prossima versione dell’Arte non menzionerà più BibTeX, ma tratterà esclusivamente biblatex, nel capitolo sulla bibliografia, rivolto agli utenti che conoscono LaTeX, ma non necessariamente BibTeX. Il taglio sarà evidentemente un po’ diverso da quello dell’articolo.
c) Scrivere un articolo su biblatex rivolto a chi ignora del tutto LaTeX? Dovrebbe avere un taglio ancora diverso, ovviamente. Ma avrebbe un senso parlare di biblatex a chi non conosce LaTeX? Chissà… In ogni caso, se si volesse “convertire” un umanista alle meraviglie di biblatex (e quindi di LaTeX), una possibilità potrebbe essere quella di indirizzarlo al capitolo della nuova versione dell’Arte che tratta la bibliografia. Così l’utente, oltre alla bibliografia, avrebbe a disposizione anche tutta la guida di base (che poi gli servirebbe).
d) Un manuale che spiega come personalizzare gli stili di biblatex? Anche qui, ho qualche riserva. Un utente finale “medio” vuole usare LaTeX, non programmarlo. Quindi a un utente “medio” dobbiamo spiegare come usare uno stile, predefinito, o personalizzato (l’articolo su biblatex lo fa già; l’Arte lo farà presto). Un programmatore, d’altro canto, dovrebbe comunque studiarsi la doc. di biblatex…. Per blande esigenze di personalizzazione (mettere o togliere un maiuscoletto o una virgola) ci sono gli articoli e le guide.
e) L’argomento “bibliografia” è intrigante assai. Leggerò tutte le pubblicazioni che vorrete fare, segnalandole eventualmente con un link nei miei lavori.
f) Probabilmente, svilupperò (moderatamente!) i cenni che già ci sono nei miei lavori ai punti enucleati da Pierfranco: l’argomento merita. Potrei aggiungere anche un cenno a Zotero.
g) Io mi concentrerei su biblatex: dando una mano a Lehmann per le traduzioni e sviluppando altri stili specificamente persati per gli utenti italiani. Quello di Ivan (eccellente) ha aperto la strada.
h) Un manuale che volesse affrontare tutti i principali problemi legati alla gestione della bibliografia (con particolare riguardo alle pubblicazioni italiani) sarebbe assai utile, ma molto impegnativo da scrivere (e forse anche da leggere).
i) Scusate il tono autocelebrativo di tutta questa mia tiritera: ho sempre considerato l’autocitazione la più miseranda della pratiche. Solo, mi sono permesso di darvi qualche indicazione, cercando di evitare ripetizioni con quello che già (bene o male) c’è.
A presto,
L.
::Che ne dici allora dell’idea di concentrarsi su un piccolissimo numero di stili “di base” personalizzabili ma già “completi”? Es: autoreanno, numerico, verbosotradizionale?
Dico che è un’idea eccellente.
Ricapitoliamo. biblatex è dotato di quattro stili bibliografici predefiniti, che coprono le usuali esigenze: numerico, alfabetico, autore-anno e autore-titolo. Il problema è che (a mio giudizio, ma anche di autorevoli utenti del forum, fra cui Max Dominici) nessuno degli stili predefiniti di biblatex è un gran che. 🙁
Ivan ha realizzato un’eccellente variante dello stile autore-anno, altamente fruibile in particolare per gli autori italiani, e secondo me ora con lo stile autore-anno siamo a posto.
Per me, sarebbe opportuno fare la stessa cosa per gli altri tre stili, senza la pretesa di voler imporre standard, ma, semplicemente, consigliandoli. Con l’esperienza che Ivan ha maturato, non credo che sarebbe un’impresa proibitiva, ma di certo non posso pretendere che Ivan si assuma questa impegno… Faremmo un gran servizio alla comunità LaTeX, in particolare a quella italiana.
Ciao,
L.
::Secondo me l’equivoco sugli stili verbose nasce dal fatto che si dà per scontato che implichino l’assenza di una bibliografia finale.
No, secondo me lo stile autore-titolo è (un po’!) scomodo sempre, anche in presenza della bibliografia finale (con Eco, peraltro, ritengo quest’ultima sempre necessaria, qualunque sia lo schema adottato).
E’ scomodo cercare in fondo alla pubblicazione, per ogni citazione, a cosa corrisponde “Rossi (1984)”, Invece “Rossi, Quel saggio là cit.” occupa pochissimo spazio in più (BibLaTeX sa come usare il field “shortTitle”) e richiama immediatamente alla mente di cosa si tratta, visto che verosimilmente l’abbiamo citato poche pagine fa.
Ricordo una cosa importante, che mi pare spesso sfugga ai LaTeXiani scientifici: spesso in ambito umanistico il riferimento o il rimando bibliografico (ossia come dicono tutti con un termine improprio, la “citazione”) non “corrisponde” a una nota, ma è CONTENUTA in una nota […].
La scomodità nasce dal fatto che una nota la piede interrompe (direi per definizione) il flusso del discorso principale. Una pagina con tante/tantissime note al piede è scomoda da leggere. Questo lo osserva anche Bringhurst, che consiglia addirittura di eliminare le note al piede, per aumentare la leggibilità del documento.
Ecco perché, potendo scegliere, preferisco lo stile autore-anno (nella variante di Ivan, che trovo straordinariamente ordinata e leggibile) allo stile autore-titolo.
In definitiva, propongo lo sviluppo NON di un unico stile (che trovo decisamente un idea limitativa!) ma di un pugno di stili di base (non più di 5, l’ideale sarebbe 3), dai quali ciascuno si farebbe tramite opportune modifiche, il proprio.
Forse uno stile espressamente pensato per la pubblicazione on-line (pdf o html) sarebbe utile, e potrebbe stabilire rapidamente uno standard.
Ma quanto conta davvero tutto ciò? Per me, non molto.
Il fatto è che gli stili bibliografici sono tanti, variano in base alla propria disciplina e ai gusti dell’autore. Addirittura (e questo credo che tagli la testa al toro) a volta lo stile è imposto dall’editore: se vuoi pubblicare un libro per l’editore x, devi usare lo stile y; se vuoi scrivere un articolo per la rivista z, devi usare lo stile t; fine della storia. (Lo stesso vale per ArsTeXnica, che ha il suo stile bibliografico). Questo, ovviamente, è un bene: una rivista frutto di contributi di autori diversi (o una collana di libri scritti da più autori), per essere omogenea, deve imporre a tutti uno stile, che riguarda tutto: i font, i margini, il modo con cui sono composti i titoli delle sezioni e le didascalie; lo stile bibliografico fa parte delle stile del documento.
Per me, dire che bisognerebbe usare un unico bibliografico stile equivale a dire che bisognerebbe usare un unico font (o un unico stile di pagina; o dei margini fissi uguali per tutti)… Fuori discussione.
Certo, ci sono le norme ISO-UNI. In Italia esistono delle norme UNI che prescrivono uno stile bibliografico da usare in certi documenti (perizie, documenti legali, …)? Immagino di sì. Bene, chi deve scrivere un documento “ufficiale” (una perizia, un documento legale, …) è bene che vi si attenga (e gli farebbe comodo avere un .bst o un .bbx/.cbx per riprodurre quello stile). Gli altri (piaccia o no) sono liberi di fare più o meno quello che vogliono.
Peraltro, la comodità di usare (bib)LaTeX sta nel fatto di avere un sorgente .tex praticamente indipendente dallo stile bibliografico utilizzato: basta cambiare una riga nel preambolo, ricompilare, e il documento può cambiare completamente lo stile, se necessario. Questa mi sembra davvero la forza di LaTeX (invece di poter scrivere con uno unico stile, che peraltro non sarebbe/non potrebbe uno standard: chi siamo noi per dire “le cose devono essere così”?)
Ciao,
L.
::Se il manuale riuscisse ad imporsi, vi si dovrebbero adattare tutti.
Ciao Ivan, come sai, apprezzo moltissimo il tuo lavoro con biblatex. Tuttavia, sono abbastanza scettico sul tono “definitivo” di questa tua affermazione: scrivere la bibliografia è questione di stile, quale stile adottare è, in definitiva, questione di gusto. E i gusti, inevitabilmente, variano da persona a persona. Insomma, non stiamo parlando di stabilire la forma corretta della legge di gravitazione universale o dell’infinità dei numeri primi! 😉
in ogni caso, un manuale come quello che proponi potrebbe essere utilissimo riferimento! 🙂
Buon lavoro,
L.
::1. Perchè LaTeX lascia quello spazio?
2. La soluzione adottata è corretta?0. Pane per i denti di Enrico. 😉
1. Credo che siamo in uno di quei rarissimi casi in cui la spaziatura automatica di LaTeX non è soddisfacente. Il problema è la forma che hanno la “V” e la “A”: sono lettere che, scritte una dopo l’altra, fanno sì che lo spazio apparente fra le due sia più grande di quello che si avrebbe con altre lettere.
2. Sì, mettere uno spazio negativo è una soluzione (anche nell’Arte trovi esempi di questo tipo).
3. Se usi i Palatino (nel preambolo, \usepackage{mathpazo}) questo problema non ce l’hai.
4. Di sicuro, non si scrive $=cost$: in questo modo LaTeX interpreta “c”, “o”, “s” e “t” come 4 variabili e le moltiplica. Vanno usati \textup o text (cerca nell’Arte).Ciao,
L.
::…ai detrattori degli stili tradizionali (che – scusate la polemica – considero infinitamente superiori a quelli “moderni” o “anglosassoni” di qualunque tipo.
Che cosa intendi per stili “moderni” o “anglosassoni”?
A parte questo, io non sono un detrattore dello stile autore-titolo (con riferimenti in nota, per intenderci). Solo, preferisco quello autore-anno, quando è possibile usarlo: trovo quest’ultimo molto più efficiente.
Ciao,
L.
27 Dicembre 2009 alle 15:46 in risposta a: ClassicThesis-ArsClassica, Bibliografia, Titoli capitoli, #40561::Ok..grazie..credo di aver compreso il tutto, se voglio continuare su questa strada mi devo mettere a fare cose complicate! Allora visto che ci sono e non posso evitare di scrivere titoli lunghi vorrei anche modificare lo stile dei titoli di ars classica..mi basta cancellare la parte dello .sty per ritornare allo stile di classic thesis vero?? \part in sostituzione di \myPart funziona, io sto scrivendo un report per cui anche \myPart dovrebbe..forse è un bug di ArsClassica..ma di questo posso fare a meno!!
1. No, ArsClassica non fa proprio nulla a \myPart o \part! In ogni caso, \myPart con la sclasse scrreprt e ClassicThesis funziona. Esempio minimo, per favore.
2. Non puoi fare a meno di avere titoli (di capitoli e paragrafi) lunghi? Allora ArsClassica non fa per te!
Ciao,
L.
26 Dicembre 2009 alle 21:57 in risposta a: ClassicThesis-ArsClassica, Bibliografia, Titoli capitoli, #40558::Sto redigendo una tesina con lo stile ClassicThesis e ArsClassica. Essendo alle prime armi rispetto a questi due pacchetti avrei bisogno di aiuto:
1)Nella bibliogra mi compare “citato a pagina..” cosa che non gradisco. Credo che accada perchè è caricato automaticamente pagebackref ma non so come toglierlo.
Non si può fare in modo semplice. ClassicThesis carica backref in automatico, ed è un bel difetto. Per esempio, non puoi usare biblatex per la bibliografia. Soluzioni? Rinomini classicthesis.sty in myclassicthesis.sty (idem con calssicthesis-ldpck.sty AsrClassica), togli la roba di backref e usi quelli. Attenzione, anche all’interno dei .sty devi cambiare i nomi coerentemente!
2) Se scrivo dei titoli con molte parole l’impaginazione è sgradevole perchè o il titolo esce dal margine o viene allineato sotto il numero del capitolo mentre io vorrei che sosse il numero allineato a destra e il resto allineato più a sinistra.
ArsClassica dà il meglio con titoli corti. Fossi al tuo posto, cercherei di riassumerli! In alternativa, rinuncerei ad ArsClassica.
3)Non riesco a usare il comando \myPart, mi dice che non è identificato.
Se ben ricordo, se vuoi scrivere un articolo con ClassicThesis, \myPart non lo puoi usare. Se ricordo bene, questo è un bug bello e buono dello stile. Prova a usare semplicemente \part, ma mi pare che il risultato venga brutto.
Ciao,
L.
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