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29 Gennaio 2009 alle 10:00 in risposta a: BibTeX sbaglia ad ordinare i cognomi preceduti da “van& #30472::
Temo proprio che Lorenzo si sia sbagliato al riguardo. Gli stili standard e anche classic.bst mettono in ordine alfabetico comprendendo la parte “von” nel nome. Questo, tra l’altro, mi pare lo stile comunemente usato nelle bibliografie in italiano.
Perbacco. 😯 Cerchiamo di dipanare la matassa. Questo è il passo dell’Arte “incriminato” (pagina 142):
Per i cognomi preceduti dalla particella “von” o “van” c’è una peculiarità: se l’autore è, per esempio, “Ludwig van Beethoven”, BibTeX, ai fini dell’ordine alfabetico, considera il cognome come “Beethoven” e non come “van Beethoven”. Se si vuole evitarlo, basta scrivere
`author = {{van Beethoven}, Ludwig}`
Questo comportamento non si presenta se il cognome è preceduto da una particella con iniziale maiuscola. Per esempio “Alcide De Gasperi” viene ordinato automaticamente come “De Gasperi”:
`author = {De Gasperi, Alcide}`Quel passo è la riproposizione quasi parola per parola di un precedente intervento di Enrico:
[Per i nomi] con un “von” c’è un problemino in più, perché gli stili considerano l’ordine alfabetico con “Leeven” e non come “van Leeven”. In caso si voglia evitarlo, basta scrivere
`author={{van Leeven}, X.}`
In termine BibTeXnico un “von” è una particella con iniziale minuscola che separa nome e cognome. “Ludwig van Beethoven” viene messo nell’ordine alfabetico come “Beethoven”, non come “van Beethoven”. Lo stesso sarebbe con “van Beethoven, Ludwig”. Invece “De Gasperi, Alcide” andrebbe con la D, perché è maiuscola.http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=2055&highlight=beethoven
Se quel topic contiene un’indicazione sbagliata (come gli interventi di Guido e dello stesso Enrico lasciano supporre… ma è davvero così? non è che la “colpa” è solo di classic.bst? o magari l’indicazione è errata con il “van”, ma corretta con il “von”?), vanno corretti sia l’Arte sia il topic, per non fuorviare i futuri lettori.
Tuttavia, ricordo di aver letto nell’ultimo articolo di Mori sulla bibliografia che “von” e “van” si comportano in un maniera particolare, rispetto all’ordinamento alfabetico. Ora non ho sotto mano l’articolo, ma nelle prossime ore indagherò meglio sulla questione…
Intanto, se Enrico ha qualcosa da aggiungere…
Ciao,
L.P.S. La trama si infittisce:
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=1331&highlight=vonIl programma makebst consente, a quanto pare, di ordinare i nomi considerando o no il “von” (chissà se con il “van” è lo stesso) come parte del cognome.
`ORDER ON VON PART (if not citation order)
(*) Sort on von part (de la Maire before Defoe)
(x) Sort without von part (de la Maire after Mahone)
Select:\ans=*
You have selected: Sort on von part`
Il file classic.bst ordina i nomi in base al “von”. Ecco un altro punto su cui riflettere. Anzi, di più: se avete suggerimenti su come modifcare classic.bst in modo che i nomi non siano ordinati in base al “von”, aggiorno lo stile.Ciao,
L.
::Usando la classe book vorrei avere l’indice generale seguito dall’elenco delle figure e delle tavole. I comandi \tableofcontents, \listoffigures e \listoftables sono configurati in modo simile a \chapter, cioè fanno sempre partire la sezione successiva nella prima pagina destra disponibile. Come si fa a ridefinirli in modo tale da evitare questo?
`\tableofcontents
\vspace*{8ex}
\begingroup
\let\clearpage\relax
\let\cleardoublepage\relax
\let\cleardoublepage\relax\listoffigures
\vspace*{8ex}
\listoftables
\endgroup\cleardoublepage
`
Fammi sapere,
L.
::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di febbraio 2009.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
1. Una piccola modifica al look and feel complessivo del documento: i link ai riferimenti bibliografici sono ora in verde.
2. A pagina 67, nel paragrafo sulla revisione finale, ho aggiunto la seguente precisazione:
Se si adopera il comando \looseness =1 è consigliabile inserire uno spazio insecabile (~) fra le ultime due parole del capoverso o racchiudere l’ultima parola in \mbox : questi accorgimenti servono per evitare che l’ultima riga del capoverso “allungato” sia troppo corta (ad esempio, che sia costituita soltanto da una breve parola o da una sillaba), il che produrrebbe un effetto estetico non molto gradevole. Tutto ciò può funzionare purché il capoverso sia abbastanza lungo, in modo che LaTeX abbia sufficiente spazio di manovra. Un capoverso breve, salvo casi fortunati, non è idoneo per questi trucchi di impaginazione: di solito servono almeno una decina di righe ed è necessario che, nella composizione normale, l’ultima riga sia quasi piena. Questo capoverso è stato composto con \looseness =1 e ha effettivamente una riga in più rispetto alla composizione ottimale che si avrebbe senza quel comando. Va tenuto presente che il trucco non funziona sempre e bisogna essere pronti a modificare il testo per ottenere l’effetto desiderato.
3. Ho spostato il paragrafo “vedove e orfani” dall’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano al paragrafo sulla revisione finale, a pagina 67. Ho anche aggiunto una menzione al comando \pagebreak.
In tipografia, si usa chiamare “orfano” una riga solitaria in fondo alla pagina (tipicamente, la prima riga di un capoverso) e “vedova’’ una riga solitaria in cima alla pagina seguente (tipicamente, l’ultima riga di un capoverso). Entrambi questi casi andrebbero evitati, facendo in modo che ci siano almeno due righe di uno stesso capoverso sia in cima che in fondo a ogni pagina. LaTeX è già programmato per ottenere questo effetto, ma a volte può essere necessario un intervento “manuale” dell’utente.
Oltre agli strumenti presentati in questo paragrafo, per eliminare una riga “orfana” può essere utile scrivere il comando \pagebreak prima del capoverso che dà problemi. Il comando \pagebreak consente di interrompere una pagina, lasciando anche (a differenza di \newpage, che comincia semplicemente una nuova pagina) che LaTeX cerchi di giustificarla verticalmente. Se c’è abbastanza spazio bianco nella pagina, il risultato che si ottiene è generalmente buono.
4. A pagina 120 ho rivisto la parte sugli apici e pedici in tondo, consigliando \textup al posto di \mathrm.
I pedici e gli apici letterali vanno scritti in corsivo matematico se rappresentano quantità variabili (cioè se sono dei simboli), o in tondo se rappresentano delle apposizioni di una grandezza fisica (cioè se sono semplice testo). In quest’ultimo caso si usa il comando \textup.
A differenza di \text, le parole dentro a \textup vengono sempre composte in tondo, e non con il font “attuale”, cioè quello in vigore fuori dalla formula: perciò se il contesto è in corsivo, il risultato di \textup è in tondo. A differenza di \mathrm, il comando \textup mantiene permette di usare gli spazi e gli accenti, impiega la famiglia di font corrente (che potrebbe essere diversa da quella scelta da \mathrm ) e, se il contesto è in neretto, produce correttamente un risultato in (tondo) neretto.
5. A pagina 170, nell’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano:
L’iniziale maiuscola, oltre che all’inizio del periodo, si usa solo per i nomi propri. Questo è l’uso italiano, che contrasta con la consuetudine di altre lingue. A parte il tedesco, dove tutti i sostantivi sono scritti con l’iniziale maiuscola, in inglese c’è l’abitudine di usare l’iniziale maiuscola, per esempio, nei nomi dei mesi e delle stagioni, nei nomi di alcuni settori disciplinari (ad esempio “Electrical and Electronic Engineering”, “Information and Communication Technology”, …), nei titoli degli enunciati matematici menzionati all’interno di una frase (“Theorem 1”, “Lemma 2”, “Algorithm 3”), negli aggettivi che indicano la nazionalità e nelle parole “principali” — ovvero diverse da articoli, congiunzioni e preposizioni, che (ad eccezione della prima parola) rimangono in minuscolo — che compongono i titoli di un libro (in italiano scriviamo “I promessi sposi”, ma in inglese troviamo “The Betrothed” con due maiuscole iniziali). Allo stesso modo, non si usa la maiuscola nell’abbreviazione di figura, tabella, eccetera, come avviene invece regolarmente in inglese; non solo, ma in italiano si fa riferimento ad una figura, una tabella, o simili, mediante la preposizione articolata, e quindi si scriverà correttamente “Come si vede nella figura 14”, e non “Come si vede in Fig. 14”.
La frase
nei titoli degli enunciati matematici menzionati all’interno di una frase (“Theorem 1”, “Lemma 2”, “Algorithm 3”)
mancava, nella versione precedente.
6. A pagina 170, nell’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano, ho aggiunto il seguente passo sui barbarismi:
Va stigmatizzata l’usanza (pessima, ma sempre più diffusa) di “tradurre” le parole straniere in maniera goffa, orecchiando l’originale. Ne risultano termini che non esistono né in una lingua né nell’altra, ma che a forza di essere utilizzati acquistano quasi una “patente di credibilità”. Qualche esempio:
•proattivo, dall’inglese proactive, impropriamente usato nel senso di “propositivo”, mentre significa “capace di anticipare futuri temi, problemi”;
• monitorare, dall’inglese to monitor, ovvero “tenere sotto controllo”;
• promozionare, quando c’è l’italiano “promuovere”;
• testare, al posto dell’italiano “provare”, “verificare”;
• confidenzialità, che in italiano non esiste, ma che è diventato sinonimo di “riservatezza”, dall’inglese confidential;
• educazione, impropriamente usato nel senso di “formazione”, dall’inglese education;
• compagnia, quando “azienda” o “impresa” vanno benissimo;
• approcciare (un tema, un problema), può essere facilmente sostituito con “affrontare”, tanto più che in inglese to approach significa semplicemente “avvicinare (qualcuno)”.7. A pagina 173, sconsiglio l’uso di xfrac e nicefrac:
Una scrittura del tipo $\sfrac{3}{4}$, che si può ottenere con pacchetti come nicefrac o xfrac, è invece sempre sconsigliabile (l’unica possibile eccezione è se la frazione si trova all’interno di un libro di cucina).
8. Nella bibliografia, ho aggiornato l’anno di edizione della Breve guida ai pacchetti di uso più comune, del Prof. Gregorio: l’ultima versione disponibile è del 2008.
Ciao,
L.
::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di febbraio 2009.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdf
1. A pagina 120 ho rivisto la parte sugli apici e pedici in tondo, consigliando \textup al posto di \mathrm.
I pedici e gli apici letterali vanno scritti in corsivo matematico se rappresentano quantità variabili (cioè se sono dei simboli), in tondo se rappresentano delle apposizioni di una grandezza fisica (cioè se sono semplice testo). In quest’ultimo caso si usa il comando \comando{textup}.
2. Nella bibliografia ho aggiornato l’anno di edizione della Breve guida ai pacchetti di uso più comune, del Prof. Gregorio (l’ultima versione disponibile è del 2008), e dell’Arte di scrivere con LaTeX (appena aggiornata).
Ciao,
L.
::Questo testo dovrebbe funzionare con l’aumento di una riga.
Ciao Enrico, ho visto che, rispetto alla mia proposta, hai ritoccato la penultima frase. Purtroppo, con questa modifica il testo non funziona più: dare \looseness=1 non produce (più) alcun effetto. Può darsi che dipenda dal font (Bera Mono). con cui scrivo i comandi LaTeX. Ad ogni modo, poco male: è bastato cambiare in “o” un “oppure” ed eliminare un “particolarmente” (neanche a farlo apposta, si trattava di modifiche che avevo fatto rispetto alla tua prima proposta), e tutto torna a funzionare. Magia della revisione finale! 😉
Se si adopera il comando \looseness=1 è consigliabile inserire uno spazio insecabile (~) fra le ultime due parole del capoverso o racchiudere l’ultima parola in \mbox: questi accorgimenti servono per evitare che l’ultima riga del capoverso “allungato” sia troppo corta (ad esempio, che sia costituita soltanto da una breve parola o da una sillaba), il che produrrebbe un effetto estetico non molto gradevole. Tutto ciò può funzionare purché il capoverso sia abbastanza lungo, in modo che LaTeX abbia sufficiente spazio di manovra. Un capoverso breve, salvo casi fortunati, non è idoneo per questi trucchi di impaginazione: di solito servono almeno una decina di righe ed è necessario che, nella composizione normale, l’ultima riga sia quasi piena. Questo capoverso è stato composto con \looseness=1 e ha effettivamente una riga in più rispetto alla composizione ottimale che si avrebbe senza quel comando. Va tenuto presente che il trucco non funziona sempre e bisogna essere pronti a modificare il testo per ottenere l’effetto desiderato.
Ho appena aggiornato la guida.
Alè. 😀
Un salutone,
L.
::ricevo questo messaggio: ‘file adhoc.sty non found’:
allora mi domando: arsclassica non ha più bisogno di questo pacchetto?
Quando creo un documento con LaTeX, diciamo pippo.tex, per mantenere ordinato il sorgente metto tutte le impostazioni personalizzate in un file “ad hoc”, cui do il nome del documento principale: pippo.sty, nell’esempio considerato.
Quando ho scritto la documentazione di ArsClassica, naturalmente non ho potuto chiamare arsclassica.sty il pacchetto personalizzato (visto che quel nome era già riservato per il pacchetto stesso!): non mi è venuto in mente niente di meglio che chiamarlo adhoc.sty. Quel “foglio di stile” (non ho il coraggio di chiamarlo pacchetto) lo trovi su CTAN, nel caso volessi ottenere il pdf di ArsClassica.
Il pacchetto ArsClassica, dunque, non ha mai avuto bisogno del “pacchetto” adhoc.sty, che serve solo per riprodurne la documetazione.
Ciao,
L.
::! Package inputenc error: keyboard character used is undefined (inputenc) in inputencoding ‘latin1’. see the package doc..
qualcuno ha un consiglio?
Evidentemente stai inserendo dei caratteri non compresi nella codifica latin1. Suggerimenti? Puoi eliminare quei caratteri e sostituirli uno alla volta, oppure puoi usare un programma (ad esempio, Charco) per convertire un file codificato in xyz a latin1.
In ogni caso, leggi prima il paragrafetto sull’Arte (indicata quassù) relativo ad inputenc.
Ciao,
L.
::Il verbo “utilizzare” è abusato e brutto; “il presente capoverso” è burocratico.
Concordo. A volte impiego il verbo “utilizzare” per variare, in una frase che contiene già il verbo “usare”, ma probabilmente “adoperare” o “impiegare” sono migliori.
Se si adopera il comando \looseness=1 è consigliabile inserire uno spazio insecabile (~) fra le ultime due parole del capoverso o racchiudere l’ultima parola in \mbox, per confondere le tracce. Questo può funzionare purché il capoverso sia abbastanza lungo, in modo che TeX abbia sufficiente spazio di manovra. Un capoverso breve, salvo casi fortunati, non è idoneo per questi trucchi di impaginazione, di solito serve almeno una decina di righe e che, nella composizione normale, l’ultima riga sia quasi piena. Questo capoverso è stato composto con \looseness=1 e ha effettivamente una riga in più rispetto alla composizione ottimale. Occorre però tenere presente che il trucco non funziona sempre e occorre essere pronti a modificare il testo per ottenere l’effetto desiderato.
Mi sono permesso di riformulare leggermente la tua indicazione, specificando la ragione dell’opportunità di impiegare lo spazio insecabile e il comando \mbox; altre piccole differenze sono state introdotte, per l’appunto, per la necessità di “modificare il testo per ottenere l’effetto desiderato”. Si può leggere la nuova versione a pagina 67 dell’Arte, ancora aggiornata.
Se si adopera il comando \looseness=1 è consigliabile inserire uno spazio insecabile (~) fra le ultime due parole del capoverso oppure racchiudere l’ultima parola in \mbox: questi accorgimenti servono per evitare che l’ultima riga del capoverso “allungato” sia troppo corta (ad esempio, che sia costituita soltanto da una breve parola o da una sillaba), il che produrrebbe un effetto estetico non molto gradevole. Tutto ciò può funzionare purché il capoverso sia abbastanza lungo, in modo che LaTeX abbia sufficiente spazio di manovra. Un capoverso breve, salvo casi particolarmente fortunati, non è idoneo per questi trucchi di impaginazione: di solito servono almeno una decina di righe ed è necessario che, nella composizione normale, l’ultima riga sia quasi piena. Questo capoverso è stato composto con \looseness=1 e ha effettivamente una riga in più rispetto alla composizione ottimale. Occorre però tenere presente che il trucco non funziona sempre e bisogna essere pronti a modificare il testo per ottenere l’effetto desiderato.
Che te ne pare?
Mi fai il piacere di dire che cosa ottieni inserendo, fra quel capoverso e il successivo,
`\showthe\columnwidth
\showthe\textwidth
\showthe\finalhyphendemerits
\edef\next{\fontname\font}\show\next`
in modo che possa fare esperimenti?In realtà sei tu che fai un piacere a me… In ogni caso:
`> 312.0pt.
l.1980 \showthe\columnwidth?
> 312.0pt.
l.1981 \showthe\textwidth?
> 50000000.
l.1982 \showthe\finalhyphendemerits?
> \next=macro:
->pplr9d.
l.1983 \edef\next{\fontname\font}\show\next`
Grazie mille,
L.
::
Carissimi, è con un po’ di timore (di fare la figura del tonto…) che continuo questa discussione.Non voglio discutere né della qualità della composizione dei capoversi da parte di (La)TeX, che so essere eccelsa, né del fatto che scrivendo con LaTeX (o con qualsiasi altro programma di videoscrittura) un lavoro manuale di revisione finale è necessario, se si desidera un risultato “d’arte”.
Il fatto è che non capisco del tutto l’indicazione seguente:
Se si utilizza il comando \looseness=1 è consigliabile inserire uno spazio insecabile (~) tra le ultime due parole del capoverso.
1. Come ho detto, immagino che l’accorgimento serva ad evitare una riga finale costituita da un “moncone” di una solo sillaba. È corretta questa mia interpretazione?
Si veda però il capoverso “I trucchi precedenti si possono usare…” a pagina 67 dell’Arte (appena aggiornata). Quel capoverso è stato per l’appunto allungato con il comando \looseness=1, inserendo uno spazio insecabile tra le ultime due parole del capoverso: come vedete, l’ultima riga del capoverso è costituita dalla sola sillaba “zio”.
2. Secondo voi, si tratta di un capoverso composto in modo accettabile? Oppure sarebbe stato più opportuno concluderlo con qualcosa come
`
suo~\mbox{inizio}.
`
(invero piuttosto macchinoso)?3. In definitiva, l’indicazione riportata nel capoverso dell’Arte è corretta o va rettificata/ampliata?
Se possibile, vorrei avere una risposta ai miei dubbi punto per punto.
È che le cose mi piace capirle fino in fondo… 😉
Grazie anticipate,
L.
::Occorre amsmath, meglio dirlo.
Come sai, in omaggio al principio di semplicità, nella guida non distinguo che cosa si possa fare con i pacchetti AMS e che cosa si possa fare con il semplice LaTeX.
Da qui in avanti, per tutto il capitolo, diamo per scontato che siano caricati i pacchetti amsmath e amssymb.
In generale, penso che i pro di questa scelta sopravanzino di gran lunga i contro!
Grazie mille,
L.
::
Ciao a tutti, alla luce di quanto emerso in questa discussione, ho appena aggiornato l’Arte, consigliando (a pagina 120) \textup al posto di \mathrm per ottenere apici e pedici in tondo.I pedici e gli apici letterali vanno scritti in corsivo matematico se rappresentano quantità variabili (cioè se sono dei simboli), in tondo se rappresentano delle apposizioni di una grandezza fisica (cioè se sono semplice testo). In quest’ultimo caso si usa il comando \textup.
A differenza di \text, le parole dentro a \textup vengono sempre composte in tondo, e non con il font “attuale”, cioè quello in vigore fuori dalla formula: perciò se il contesto è in corsivo, il risultato di \textup è in tondo. A differenza di \mathrm, il comando \textup mantiene gli spazi, permette di usare gli accenti, impiega la famiglia di font corrente (che potrebbe essere diversa da quella scelta da \mathrm) e, se il contesto è in neretto, produce correttamente un risultato in (tondo) neretto.
Ovviamente, se c’è qualcos’altro da rivedere, sono qui…
Ciao,
L.
::Il log è incomprensibile a dire il vero! da degli errori che non riesco a capire! infatti compila anche se ci sono qlc errore!! comunque non uso subito il pdf prima il dvi, ed è li che non compare!!
Questa frase contiene un po’ troppi errori di ortografia e di sintassi: in questo forum cerchiamo di scrivere in un italiano corretto. ❗
Il tuo codice si può certo migliorare: ti invito a studiare la parte sulle figure e sugli oggetti mobili dell’Arte di scrivere con LaTeX (la trovi indicata quassù). Visto che ci sei, da’ un’occhiata anche all’appendice B. Si tratta di letture che dovrebbe metterti nelle condizioni di risolvere il problema. Se neanche così ne vieni a capo, siamo qui.
Ciao,
L.
::Salve a tutti!! stò scrivendo la mia tesi in latex è ho delle tabelle in word che mi vengono create in automatico da un software!c’è un modo per importare la tabella come immagine e usare la didascalia di una tabella in modo che compaia anche nella lista delle tabelle??? grazie a tutti!!!
Usa \includegraphics dentro l’ambiente table, se proprio vuoi percorrere questa strada.
Ciao,
L.
23 Gennaio 2009 alle 19:39 in risposta a: usare immagini in formato compresso Jpg, png, gif….. #30388::salve, volevo chiedervi, esiste un modo per non utilizzare immagini eps, ma qualcosa di più snello tipo jpg, png, etc…perchè ho degli eps e siccome molti arrivano anche a 10 mega per mantenre il dettaglio, yap ci mette una vita a visualizzarmi le pagine…purtroppo non dispongo di un pc molto prestante ma questi tempi mi stanno facendo perdere un sacco di tempo
Un’epsdi 10 mega… Mah! Intanto, leggiti il paragrafo sulle immagini della mia guida: è un inizio…
Ciao,
L.
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