lorenzo.pantieri

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  • in risposta a: Scrivere testo in una formula su più righe #29696
    lorenzo.pantieri
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      Ovviamente nessuno di noi sa come hai definito il comando \Set.

      Col pacchetto braket, scommetto! 8)

      Ciao,
      L.

      in risposta a: Spostare le tabelle con longtable #29691
      lorenzo.pantieri
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        Volevo sapere se e’ possibile formattare con longtable le tabelle con i comandi [h] [t] come per l’ambiente tabular.

        Forse vuoi dire:

        Ho composto una tabella con il pacchetto longtable; vorrei sapere se è possibile inserirla nel documento usando le opzioni di posizionamento [h], o [t], come si fa con l’ambiente table.

        Non credo si possa. Se logntable è analogo a supertabular o xtab, permette di ripartire una tabella su più pagine: non è ha senso, allora, inserirla come float: un oggetto mobile deve stare in un’unica pagina.

        Ciao,
        L.

        in risposta a: “LaTeX per l’impaziente” #26481
        lorenzo.pantieri
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          Ciao Lorenzo,
          sul sito c’è ancora l’edizione di dicembre 2008…
          Un’altra cosa che non ho capito è la seguente: parli delle modifiche apportate a pagina 154 e 155, ma questa quida ne ha solo 119… 🙄

          Aggiornato il documento e corretti i riferimenti errati del mio post precedente: grazie per l’indicazione!

          Auguri anche a te!

          Ciao,
          L.

          in risposta a: “Larte di scrivere in ebraico con LaTeX” #29648
          lorenzo.pantieri
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            Ci siamo!

            http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Ebraico.pdf

            `In questo articolo – rivolto agli utenti che hanno la necessità di riportare brevi tratti di testo in ebraico – viene presentato il pacchetto cjhebrew, che permette di comporre un testo con questo alfabeto.`

            Purtroppo l’articolo -è ancora una bozza!- non usa il codice di Enrico (che ringrazio ancora una volta): non ho fatto in tempo a includerlo. Rimedierò nella prossima versione!

            I font ebraici mi paiono buoni (o, almeno, discreti). Forse danno il meglio in corpo \large (o superiori), altrimenti i segni speciali sotto le lettere sono poco leggibili. Questo, però, credo sia un problema dell’alfabeto ebraico in generale.

            Tuttavia su Internet ho trovato documenti con font ebraici IMHO più belli di quelli di cjhebrew. Se avete idea di come fare a cambiare font ebraico, son qui!

            Buone Feste,
            L.

            in risposta a: “Larte di scrivere in ebraico con LaTeX” #29645
            lorenzo.pantieri
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              Carissimi, ieri c’è stata una svolta. Ho provato il pacchetto cjhebrew. Lo trovo molto semplice, ma mi sembra perfetto per le esigenze di un utente che ha bisogno di inserire qualche breve passo in ebraico. L’articolo è quasi pronto. Di seguito riporto i dubbi residui.

              1. Che ne pensate del pacchetto cjgebrew? Vi sembra ben fatto?

              2. L’ambiente sidebyside che uso per introdurre il sorgente con l’output affiancato mi dà qualche problema. Esempio minimo:
              `\documentclass[10pt,a4paper]{scrartcl}

              \usepackage[applemac]{inputenc}
              \usepackage[T1]{fontenc}
              \usepackage[writefile]{listings}
              \usepackage[nochapters]{classicthesis-ldpkg}
              \usepackage[nochapters]{classicthesis}
              \usepackage[italian]{babel}
              \usepackage{cjhebrew}

              \lstset{extendedchars}
              \makeatletter
              \lstnewenvironment{sidebyside}{%
              \global\let\lst@intname\@empty
              \setbox\z@=\hbox\bgroup
              \setkeys{lst}{columns=fullflexible,%
              linewidth=0.45\linewidth,keepspaces=true,%
              breaklines=true,%
              breakindent=0pt,%
              boxpos=t,%
              basicstyle=\small\ttfamily
              }%
              \lst@BeginAlsoWriteFile{\jobname.tmp}%
              }{%
              \lst@EndWriteFile\egroup
              \begin{center}%
              \begin{minipage}{0.45\linewidth}%
              \hbox to\linewidth{\box\z@\hss}
              \end{minipage}%
              \qquad
              \begin{minipage}{0.45\linewidth}%
              \setkeys{lst}{frame=none}%
              \leavevmode \catcode`\^^M=5\relax
              \small\input{\jobname.tmp}%
              \end{minipage}%
              \end{center}%
              }
              \makeatother

              \begin{document}

              \begin{cjhebrew}
              b*:re'+siyt b*ArA' 'E:lohiym 'et ha+s*Amaysim w:'et hA'ArE.s; w:hA'ArE.s
              hAy:tAh tohU wAbohU w:.ho+sEk: 'al–p*:ney t:hOm w:rU/a.h 'E:lohiym
              m:ra.hEpEt 'al–p*:ney ham*Ayim;
              \end{cjhebrew}

              L’esempio precedente è stato ottenuto scrivendo scrivendo le seguenti istruzioni:
              \begin{sidebyside}
              \begin{cjhebrew}
              b*:re'+siyt b*ArA' 'E:lohiym
              'et ha+s*Amaysim w:'et
              hA'ArE.s; w:hA'ArE.s hAy:tAh
              tohU wAbohU w:.ho+sEk:
              'al–p*:ney t:hOm w:rU/a.h
              'E:lohiym m:ra.hEpEt
              'al–p*:ney ham*Ayim;
              \end{cjhebrew}
              \end{sidebyside}

              \end{document}`
              Come vedete, il risultato è perfetto nel primo caso (viene come nella doc. del pacchetto), ma se provo ad inserire l’ambiente cjhebrew all’interno dell’ambiente sidebyside, ottengo un output diverso (e sbagliato). Come rimediare?

              Grazie anticipate.

              Ciao,
              L.

              in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23093
              lorenzo.pantieri
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                Ciao a tutti,
                di seguito riporto le modifiche relative all’edizione di gennaio 2009.

                1. A pagina 101, nel paragrafo sulle didascalie laterali con sidecap, ho aggiunto la seguente precisazione:

                (Esistono anche gli ambienti SCfigure* e SCtable*, la cui sintassi è la stessa di SCfigure e SCtable, che permettono di avere rispettivamente una figura o una tabella mobile — con didascalia laterale — estesa su tutta la pagina in un documento a più colonne.)

                2. A pagina 145:

                Una volta opportunamente posizionato plain_ita.bst — la posizione dipende dalla distribuzione di LaTeX che si usa, ma in genere è sufficiente collocare il file nella cartella bibtex/bst dell’albero personale (vedi il paragrafo 4.4.4 nella pagina 25), eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già — basta specificare
                `\bibliographystyle{plain_ita}`

                La precisazione “eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già” mancava, nella versione precedente.

                3. A pagina 146, ho aggiunto:

                Il pacchetto natbib permette anche di avere citazioni in formato numerico. A tal fine, è sufficiente indicare l’opzione numbers. In questo caso, per avere citazioni numeriche multiple ordinate e compresse, come ad esempio [2–4, 8] al posto di [4, 2, 8, 3], basta selezionare l’opzione sort&compress.
                `\usepackage[square,numbers,sort&compress]{natbib}`
                Se si usano riferimenti autore-anno, l’opzione sort&compress è identica a sort.

                4. A pagina 151:

                Una volta opportunamente posizionato classic.ist — la posizione, al solito, dipende dalla distribuzione di LaTeX che si usa, ma in genere è sufficiente collocare il file nella cartella makeindex dell’albero personale (vedi il paragrafo 4.4.4 nella pagina 25), eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già — le istruzioni per la compilazione dell’indice analitico sono le seguenti […].

                Anche qui, la precisazione “eventualmente creando tale cartella, se non ci fosse già” mancava, nella versione precedente.

                5. A pagina 170, nell’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano, ho aggiunto un paragrafo sull’uso delle maiuscole.

                L’iniziale maiuscola, oltre che all’inizio del periodo, si usa solo per i nomi propri. Questo è l’uso italiano, che contrasta con la consuetudine di altre lingue. A parte il tedesco, dove tutti i sostantivi sono scritti con l’iniziale maiuscola, in inglese c’è l’abitudine di usare l’iniziale maiuscola, per esempio, nei nomi dei mesi e delle stagioni, nei nomi di alcuni settori disciplinari (ad esempio “Electrical and Electronic Engineering”, “Information and Communication Technology”, …), negli aggettivi che indicano la nazionalità e nelle parole “principali” — ovvero diverse da articoli, congiunzioni e preposizioni, che (ad eccezione della prima parola) rimangono in minuscolo — che compongono i titoli di un libro (in italiano scriviamo “I promessi sposi”, ma in inglese troviamo “The Betrothed” con due maiuscole iniziali). Allo stesso modo, non si usa la maiuscola nell’abbreviazione di figura, tabella, eccetera, come avviene invece regolarmente in inglese; non solo, ma in italiano si fa riferimento ad una figura, una tabella, o simili, mediante la preposizione articolata, e quindi si scriverà correttamente “Come si vede nella figura 14”, e non “Come si vede in Fig. 14”.

                6. Nelle pagine 170-171, nel paragrafo sulle parole straniere, ho aggiunto i seguenti due capoversi:

                Riempire i propri scritti con parole straniere non è solo cacofonico, è anche provinciale. Non bisogna quindi usare le parole straniere quando c’è una valida alternativa in italiano. Così si può benissimo scrivere “scadenza” invece di deadline, “diagramma” invece di chart, “competenze” al posto di know-how, e così via. Bisogna tuttavia evitare di cadere nel ridicolo per troppo purismo, come a volte fanno i fancesi con i loro logiciel, ordinateur e page d’accueil. Si può scrivere tranquillamente “software”, “browser ”, “editor ”, “file”; valide alternative non ce ne sono.

                È ovvio che la sillabazione delle altre lingue è diversa da quella dell’italiano, ed è altrettanto ovvio che scrivendo in lingue diverse dall’italiano è possibile che alcune cesure risultino errate. Nel caso di singole parole straniere inserite in una frase italiana è ammessa la divisione in fin di riga seguendo le regole applicabili per l’italiano. Qualora invece sia riprodotto un intero brano in una lingua straniera, occorre attenersi alle regola della lingua in questione (vedi il paragrafo 5.1.1 nella pagina 35).

                Riguardo a quest’ultima osservazione (“nel caso di singole parole straniere inserite in una frase italiana è ammessa la divisione in fin di riga seguendo le regole applicabili per l’italiano”), l’ho riportata perché la fonte è autorevole (Serianni).

                Tuttavia, a mio modesto parere, sarebbe meglio non spezzare le parole straniere, o, se proprio necessario, spezzarle solo nel punti di cesura comuni alle due lingue. Per esempio, per “Heaviside” (che si spezza in italiano come “Hea-vi-si-de” e in inglese come “Heav-i-side”) penso che la suddivisione migliore, in un documento italiano, sia “Heavi-side”.

                Non ho riportato questa indicazione sulla guida innanzitutto perché non sono un’auctoritas, e non ho trovato traccia altrove di questa (mia) idea: come regola generale, preferisco che nella guida siano riportate indicazione il più possibile “accreditate”. In secondo luogo, si tratta forse di un eccesso di zelo (che però IMHO non stona, in una composizione “d’arte”), che richiede un intervento manuale dell’utente. Nella guida, ho fatto dunque prevalere le ragioni della semplicità (fermo restando che se in un mio lavoro vedessi una cosa come “Heavisi-de”, correrei subito ai ripari con un perentorio “Heavi\-side”).

                Fatemi sapere sa avete altre idee o proposte al riguardo.

                Di seguito trovate una recensione del lavoro, scritta da Michele Bologna (che ringrazio).
                http://mb.netsons.org/2008/12/come-scrivere-la-tesi-di-laurea-con-latex/

                Prossimo al traguardo della laurea specialistica, ho scritto la mia seconda tesi di laurea ancora con LaTeX. Nonostante io sia un fanboy della suite Office di Microsoft, ho deciso di rimanere fedele al LaTeX: perché?

                • perché l’inserimento delle figure non crea grossi grattacapi come con Word;

                • perché la resa tipografica è di gran lunga migliore;

                • perché è sicuramente molto più adatto per scrivere un libro (quale una tesi di una laurea) rispetto a Word, grazie alla filosofia che permette all’autore di separare il contenuto dal documento dalla sua formattazione (capirete il perché leggendo una delle guide qui sotto).

                Fino ad oggi ho letto una decina di guide, tra le migliori posso ricordare Impara LaTeX! (… e mettilo da parte), Una (mica tanto) breve introduzione a LaTeX e Scrivere la tesi di laurea con LaTeX.

                Ultimamente ho trovato una guida che riassume e completa le tre precedenti: oserei chiamarla LA guida. È aggiornatissima, contienere molte nozioni (anche quelli di grammatica italiana che spesso servono) e le presenta in modo chiaro e semplice, utilizzando sempre degli esempi. Inoltre, ogni esempio è corredato dalla rispettiva versione “codice sorgente”. La guida è stata scritta da Lorenzo Pantieri, e si intitola L’arte di scrivere con LaTeX. Non dimenticate di fargli avere il vostro feedback (sul suo sito sono presenti i contatti).

                Ora, per i più impazienti, che cosa vi serve per scrivere la vostra tesi di laurea? Supponendo che usiate Windows (non importa se XP o Vista), vi servono essenzialmente due cose:

                • Un “compilatore” e tutto la relativa suite LaTeX: io consiglio MikTeX

                • Un editor di testi che si integri con LaTeX: io consiglio TeXnic Center

                Dopo aver installato MikTeX e TeXnic Center, il gioco è fatto: da questo momento in poi dovrete solo aprire TeXnic Center e cominciare a scrivere, utilizzando la sintassi del LaTeX (se non la conoscete dovete, appunto, leggere la guida).

                Se usate altri sistemi operativi (come Linux o MacOSX), nella guida di Pantieri trovate tutto il materiale per installare correttamente la suite LaTeX per il vostro sistema operativo.

                A tutti voi, i miei auguri di buone Feste.

                L.

                in risposta a: “LaTeX per l’impaziente” #26479
                lorenzo.pantieri
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                  Ciao a tutti,
                  di seguito riporto le modifiche relative all’edizione di gennaio 2009.

                  Analogamente a quanto fatto per l’Arte, ho aggiunto una spiegazione su come introdurre nuovi comandi e ambienti dotati di un parametro opzionale.

                  Questa possibilità è indubbiamente molto importante, anche se forse si tratta di uno strumento che interessa prevalentemente ad un utente relativamente avanzato. Per mantenere il tono il più semplice possibile, ho deciso di spiegare concisamente la teoria, ma di fornire esempi solo di comandi e ambienti con argomenti obbligatori.

                  Se vi dovesse venire in mente un esempio semplice e didatticamente efficace di un nuovo comando (o ambiente) con parametro opzionale, sarò lieto di inserirlo nelle prossime versioni del lavoro.

                  1. A pagina 103:

                  Per aggiungere comandi personali, si usa il comando
                  `\newcommand{}[][]{}`
                  I due argomenti obbligatori sono il del nuovo comando, e la del comando. Il parametro opzionale specifica il numero di argomenti che il nuovo comando richiede (fino ad un massimo di nove); se manca, si assume che non vi sia alcun argomento. Il primo degli argomenti del nuovo comando può essere facoltativo; esso è facoltativo se viene espressa anche la seconda opzione di \newcommand (si può dare anche solo []). Se nell’uso di un nuovo comando che accetta un argomento facoltativo quest’ultimo non viene specificato, esso assume il valore .

                  2. A pagina 104:

                  Il comando \newenvironment, corrispondente di \newcommand, permette di creare ambienti personali. La sua sintassi è la seguente:
                  `\newenvironment{}[< numero di argomenti>][]{}{}`
                  Quando LaTeX incontra \begin{}, lo sostituisce con quanto
                  specificato nell’argomento prima , e quando incontra \end{
                  },
                  lo sostituisce con quanto specificato nell’argomento dopo . L’ambiente che viene definito può ricevere (in apertura) un certo , il primo dei quali può essere facoltativo, se viene specificato il valore , e va trattato come il primo argomento facoltativo definito con \newcommand.

                  3. A pagina 16, ho riformulato il seguente capoverso:

                  Alcuni comandi necessitano di un argomento (o parametro) che deve essere fornito tra parentesi graffe { } dopo il nome del comando. Certi comandi accettano parametri opzionali (facoltativi) che si aggiungono dopo il nome del comando tra parentesi quadre [ ].

                  A tutti voi, i miei auguri di buone Feste.
                  L.

                  in risposta a: Didascalia a una figura contenente verbatim #29685
                  lorenzo.pantieri
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                    La didascalia della figura (un diagramma di flusso) vorrebbe contenere il nome del file sorgente.

                    Se ho ben capito, vuoi inserire in una dida un comando \verb. Non credo si possa.

                    1. Potresti provare a scrivere \protect prima di \verb.
                    2. Usi \texttt e se hai bisogno di inserire caratteri speciali li scrivi per esteso (ad esempio \textbackslah).
                    3. Comando \lstinline di listings.

                    Ciao,
                    L.

                    in risposta a: Didascalia a una figura contenente verbatim #29683
                    lorenzo.pantieri
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                      Devo inserire un commento ad una figura che contiene del testo verbatim.

                      Che significa?

                      Se hai bisogno di inserire un codice (fisso o mobile) il modo “ortodosso” di procedere è di usare listings.

                      http://www.lorenaopantieri.net/LaTeX_files/Codici.pdf

                      Ciao,
                      L.

                      in risposta a: frontespizio #29673
                      lorenzo.pantieri
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                        Perdonato, ma per penitenza dovrai fare da beta-tester per ciò che sai. 😉

                        😀

                        Ho giusto in lavorazione una nuova pubblicazione di un centinaio di pagine (che contiene codici, testi greci e cirillici, tabelle ripartite su più pagine e oggetti mobili personalizzati, con bibliografie per ogni capitolo, indice analitico e altre cosette…) che può essere un discreto banco di prova e che di sicuro non pubblicherò prima che sia disponibile una classe degna di questo nome… 😉

                        […] a sinistra dovrebbe stare il nome più importante che è quello del laureando.

                        A Bologna, se ben ricordo, relatore e co-relatori stavano sulla destra. Ma in generale non credo che le segreterie delle università siano “razionali”, nelle loro scelte tipografiche…

                        Ciao,
                        L.

                        in risposta a: “L’arte di scrivere in cirillico con LaTeX” #29553
                        lorenzo.pantieri
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                          Enrico è un serbatoio inesauribile di meraviglie, credetemi.

                          Ti crediamo. 😉

                          Una domanda forse OT: apprezzo molto il lavoro di Lorenzo sulle lingue che adottano per la loro traslitterazione alfabeti non latini.

                          Questo lavoro continuerà anche per ulteriori lingue di famiglie linguistiche diverse dalla nostra (arabo, cinese, giapponese, lingue dell’Asia insulare, solo per fare degli esempi), oppure si pensa di circoscrivere il campo all’area compresa tra l’Atlantico, gli Urali e il Nordafrica?

                          Il lavoro continuerà fino a che le capacità lo permetteranno! In particolare, la possibilità di gestire più lingue (greco, cirillico; ebraico, arabo; cinese, giaapponese) mi pare che illustri a meraviglia le potenzialità di LaTeX.

                          Ho appena aggiornato il lavoro, sulla base delle indicazioni fornite da Enrico.

                          http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Cirillico.pdf

                          Mi sono permesso di fare solo un paio di piccolissime modifiche a quanto suggerito da “egreg9”.

                          1. Ho ammorbidito il giudizio di incompatibilità tra i font wncyr e gli altri font diversi dai Computer Modern.

                          In questo modo, i caratteri cirillici sono composti usando i font wncyr, messi a punto dall’AMS e dalla Washington University (e particolarmente adatti per essere accostati ai Computer Moden).

                          Visto che il mio lavoro è scritto con i Palatino, sarebbe stato contraddittorio sostenere una cosa diversa. 😉 Fra l’altro, IMHO qui entrano in ballo (anche) considerazioni soggettive: dire che due font stanno bene (o male) insieme è anche questione di gusti, non si tratta di una verità assoluta (anche se il giudizio di Enrico è infinitamente più autorevole del mio, e il lettore è invitato a tenerlo sempre presente!).

                          2.

                          Non a tutte le lettere dell’alfabeto latino è possibile far corrispondere un carattere cirillico in base al suono; è il caso della Q, della W e della X. Neppure alla lettera C corrisponde un carattere cirillico […].

                          La frase precedente è leggerissimamente diversa da quella proposta:

                          Non a tutte le lettere dell’alfabeto latino è possibile far corrispondere un carattere cirillico in base al suono; questo è ovvio per la Q, la W e la X. Alla lettera C non corrisponde alcun carattere cirillico […].

                          Infatti la mancata corrispondenza tra alcune lettere latine e il cirillico è “ovvia” solo per chi conosce il cirillico. In linea di massima, naturalmente, chi ha bisogno di scrivere qualcosa in cirillico conoscerà bene quell’alfabeto, ma questo può non essere vero sempre. Un utente, per esempio, potrebbe aver bisogno di inserire solo una o due parole in un documento (magari per far mostrare la forma di certi font).

                          Come sempre, fatemi sapere se c’è qualcosa che si può migliorare.

                          Ciao,
                          L.

                          in risposta a: frontespizio #29671
                          lorenzo.pantieri
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                            Pagina 4 della documentazione: opzione “norules”.

                            Mamma mia che svista… 😳 😳 😳

                            Per espiare, dovei far voto di tirare avanti a pane e acqua fino alla fine del 2009… 😳

                            Chiedo scusa.

                            Ciao,
                            L.

                            in risposta a: Problema con natbib #28799
                            lorenzo.pantieri
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                              Sarebbe opportuno non usare l’opzione `numbers’ quando si carica natbib.

                              Certo, quell’opzione è comoda se si ha una bibliografia in formato autore-anno e si vuole passare immediatamente a quella in formato numerico, senza modificare nulla nel corpo del testo.

                              Per passare dall’Arte (che usa riferimenti bibliografici in formato autore-anno) a “LaTeX per l’impaziente” (che usa riferimenti numerici), ho fatto così.

                              Ciao,
                              L.

                              in risposta a: frontespizio #29668
                              lorenzo.pantieri
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                                Ciao a tutti e in particolare a Enrico, per il pacchetto che ha messo a disposizione e che sto utilizzando per realizzare il frontespizio della mia tesi di Laurea.
                                Vorrei che non comparissero le due linee nere orizzontali. E’ possibile?
                                Grazie Marco 🙂

                                Io non ho trovato di meglio che modificare il .sty 😕 togliendo due comandi \rule (o qualcosa di simile). 😳

                                Ciao,
                                L.

                                in risposta a: Inserire pseudocodice #29651
                                lorenzo.pantieri
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                                  Salve,
                                  come potrei inserire pseudocodice in LaTeX rispettando le identazioni e il font? dovrei inserire poi anche codice c++, se gentilmente qualcuno potrebbe indicarmi una guida o se possibile darmi dei consigli per poter fare ciò.

                                  Per inserire codice, sicuramente listings.
                                  http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Codici.pdf

                                  Per inserire pseudocodice (e algoritmi) sono disponibili diversi pacchetti, più mirati: algorithm, algorithmic e algorithmicx, per esempio. Anzi, a questo proposito vorrei chiedervi quale, secondo voi, è il migliore di questi tre pacchetti.

                                  Ciao,
                                  L.

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