Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=742&highlight=frontespizio
http://zoonek.free.fr/LaTeX/LaTeX_samples_title/0.html
…ma i frontespizi di Wilson sono molto più belli!Fare un bel frontespizio è più un’arte che una scienza, intervengono i gusti personali, e i casi possibili sono praticamente infiniti: difficile affrontare (in modo vagamente esaustivo) il problema in un articolo. Di più: per comporre un frontespizio, LaTeX non presenta grandi vantaggi rispetto a un software WYSIWYG, anzi forse è il contrario… Forse la cosa migliore è dare al lettore qualche link (il tuo è ottimo, non lo conoscevo!), in modo che possa modificarne uno esistente.
Quanto alla “teoria senza fine di articoli”, in realtà una fine ce l’avrà. Sto semplicemente affrontando, uno alla volta, gli argomenti che nell’”Arte” sono solo accennati. Per esempio, un conto è dire:
Per ripartire una tabella su più pagine, è consigliabile il pacchetto xtab.
Altra cosa è presentare il pacchetto, con le sue opzioni, fornendo qualche esempio, traducendo, rielaborando e sintetizzando la sua documentazione.
Alla fine, unirò tutti questi articoli in un unico documento, che potrebbe chiamarsi “Complementi all’Arte di scrivere con LaTeX – Un’antologia su LaTeXe”, o qualcosa del genere.
A presto,
L.
::da un certo punto di vista il lettore associa il nome del pacchetto scritto in quel modo al pacchetto stesso.
Di sicuro, il nome di un pacchetto è cosa diversa dal codice usato per caricarlo. Il pacchetto ArsClassica, per esempio, si carica con
`\usepackage{arsclassica}`
Un discorso analogo vale per LayAureo.Non ti do risposte, solo un’osservazione. Se ti trovi in una situazione del genere, o sbagli nel considerare quel nome come un simbolo (quindi non modificabile secondo il contesto) oppure lo stile tipografico non è adatto a ciò che stai scrivendo.
Si tratta di un dilemma non da poco, IMHO. Il nome di un pacchetto può considerarsi un simbolo (non modificabile)? Di sicuro, non è la stessa cosa scrivere
`\usepackage{arsclassica}`
o
`\usepackage{ARSCLASSICA}`
Tuttavia, un titolo o una testatina comeLE BASI DI arsclassica
o anche
LE BASI DI ArsClassica
sta proprio male. Meglio
LE BASI DI ARSCLASSICA
anche se c’è il rischio di confondere un lettore impaziente. In quel contesto è chiaro (beh, più o meno!) 😉 che “ARSCLASSICA” va inteso come la versione in maiuscoletto spaziato del nome ArsClassica.
Il problema con le classi standard è meno grave che con ClassicThesis, visto che le classi standard non usano il maiuscoletto spaziato per i titoli e per le testatine (ma solo il neretto, e un’eventuale differenza è meno pronunciata).
Insomma: un bel grattacapo…
Grazie mille,
L.
::Quel passo descrive le debolezze di supertabular, non di xtab. Il problema, che xtab asserisce di risolvere, è nell’interazione fra il meccanismo di decisione di supertabular su quando mandare una riga a nuova pagina e quello di TeX nel decidere un cambio pagina, che funzionano in modo quasi indipendente.
In questi giorni ho giocato un po’ con xtab: trovo che quelle limitazioni (dadasalie solitarie, tabelle vuote, …) si presentino anche con xtab. Naturalmente, nulla di irrimediabile: ma IMHO un lavoro di messa a punto manuale è talvolta (per non dire spesso) necessario.
Grazie mille,
Lorenzo
5 Novembre 2008 alle 7:55 in risposta a: “L’arte di creare e gestire oggetti mobili con LaTeX” #28247::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/OggettiMobili.pdfCiao, ho appena aggiornato il lavoro, eliminando una svista (\floatstyle{boxed} al posto di \floatstyle{ruled} in fondo a pagina 2; grazie a Tommaso “illinguista1972” per la segnalazione). Sempre a pagina 2, nel secondo capoverso, “approfondimento” -> “note”.
Ciao,
L.
::`\documentclass[a4paper,11pt]{article}
\usepackage[table]{xcolor}
\usepackage{tikz}
\usepackage[margin=2.8cm]{geometry}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[latin1]{inputenc}\usepackage{booktabs}
\usepackage{subfig}\usepackage{microtype}
\usepackage{indentfirst}
\usepackage{lmodern}%font selection
\usepackage{lastpage}\usepackage{graphicx}
\usepackage{fancyhdr}
%\usepackage[bottom]{footmisc}\newcommand{\parole}{Questo testo serve unicamente per riempire rapidamente la pagina. }
\newcommand{\paragrafo}{\parole \parole \parole \parole\par}
\newcommand{\paragrafi}{\paragrafo\paragrafo\paragrafo}
\newcommand{\paginata}{\paragrafi\paragrafi\paragrafi}\frenchspacing
%*********************************************************************************
%*********************************************************************************
%*********************************************************************************
\begin{document}
\section{Impostazione del calcolo}
\paginata
Ecco invece che nasce la necessita di una nota\footnote{Al margine ovviamente.}.\begin{table}
\centering
\begin{tabular}{cl}\toprule
Profondità & Litologia\\
(m) & \\\midrule
0,0 $\div$ 0.3 & Terreno vegetale\\
0,3 $\div$ 0,9 & Sabbie molto sciolte\\
0,9 $\div$ 2,8 & Ghiaie sciolte in matrice sabbiosa\\[0.5ex]
> 2,8 & \parbox{58mm}{Ghiaie mediamente addensate in matrice sabbiosa}\\\bottomrule
\end{tabular}
\caption{Litologia media del terreno di fondazione}
\label{tab:LitologiaMediaDelTerreno}
\end{table}\paginata
\paginata
\end{document}
`Ciao, innanzitutto scusami per il ritardo… 😳 Il tuo codice funziona benissimo, e costituisce un bell’esempio di footnote sopra ad un bottom float.
Naturalmente, basta posizionare l’oggetto con [tb] anziché con e si risolve tutto. In generale, fermo restando che le note al piede devono essere il meno possibile, problemi di questo genere si risolvono, in sede di revisione finale, con i soliti trucchetti: riformulando una frase, spostando un float, allungando un capoverso, …
Tutte soluzioni più adatte del caricamento di footmisc, che in definitiva non conisglio.
Ciao e grazie,
L.P.S. La prossima volta ti consiglio il pacchetto lipsum per produrre l’esempio, è decisamente comodo!
::be qualche figura con h! ce l’ho, uso la classe book. Comunque nella pagina incriminata ho tolto tutti i punti escalmativi dall’opzione del posizionamento della figura e il problema rimane, non so che dire
Leggi “Il riempimento della pagina”, a pagina 47, qui.
Leggi anche il paragrafo sugli oggetti mobili: se posizioni quelli piccoli con [tb] e quelli grossi con [p], LaTeX si trova decisamente più a suo agio e il problema dovrebbe sparire.
Ciao,
L.
3 Novembre 2008 alle 7:58 in risposta a: “L’arte di creare e gestire oggetti mobili con LaTeX” #28246::
Ciao a tutti,ho appena rivisto l’articolo.
1. Ho ritoccato l’elenco delle note biografiche, il cui stile è ora omogeneo con quello dell’indice. A tal fine, ho utilizzato alcune istruzioni suggerite da Enrico (che ringrazio): le ho riportate nella nota 2 a pagina 4.
2. Nel documento,
-> . 4. Nel documento,
-> . In genere preferisco usare nomi italiani, ma \listofbio (che pure è bruttino) è certo meglio di \listofbiografia. 3. Una menzione al comando
`\restylefloat`
a pagina 4.Alla prossima,
L.
31 Ottobre 2008 alle 7:32 in risposta a: “L’arte di creare e gestire oggetti mobili con LaTeX” #28245::Ma com’è che l’elenco delle note biografiche non viene come l’indice? 🙂
😉
Più importante, manca la descrizione di \restylefloat che mi sembra opportuno inserire. Non è obbligatorio usarlo, per esempio la scelta di avere le note biografiche in stile diverso da tabelle e figure può starci; ma non la vedrei allo stesso modo con altri tipi di \newfloat.
Lo aggiungo senz’altro!
Grazie mille,
Lorenzo
::Ok, grazie. Se però volessi aumentare l’interlinea c’è un modo senza avere questo problema?
Fidati, se aumenti in quel modo l’interlinea, il warning è l’ultimo dei problemi: il risultato tipografico è inaccettabile. Personalmente, trovo fastidioso persino l’effetto che si ottiene ponendo
`\linespread{1.05}`
valore che alcuni (compreso Miede) consigliano per i font Palatino. Per questo motivo, ArsClassica ripristina l’interlinea a 1.00.Ciao,
L.
::La domanda è: perché scrivere un articolo su supertabular? 🙂
Mi sembra un argomento interessante, e la documentazione in italiano manca. Naturalmente, l’idea è di inglobarlo successivamente in un unico documento, così l’utente finale ha:
1. la comodità di poter consultare un unico documento per svariati problemi riguardanti LaTeX;
2. disporre di una buona documentazione in italiano.
(Nel frattempo, il lavoro è a disposizione di tutti, e può essere migliorato grazie ai contributi dei lettori.)Fra l’altro, nella doc. di supertabular gli esempi proposti sono migliorabili (tutti quegli \hline e quei filetti verticali li toglierò di sicuro, tanto per dirne una).
L’ambiente tabular* non andrebbe usato mai perché ottiene il suo scopo in modo tipograficamente inaccettabile, semplicemente ampliando gli spazi tra le colonne. Per ottenere un risultato accettabile occorre dichiarare le larghezze delle colonne e modificarle provando finché tutto è a posto. Per una tabella su più pagine questo lavoro è probabilmente lungo e noiosissimo per ottenere qualcosa di bruttino.
Se però insisti, puoi ottenere quella tabella barando 8): la scrivi come tabularx in un documento a parte, caricando tabularx con l’opzione infoshow, che ti mostra nel log (e anche sullo schermo) la larghezza che assegna alle colonne X. A questo punto sai il valore da usare nella specificazione p{…} dell’ultima colonna (che comporrai come tabular).
Spiegazione impeccabile e convincente. Non per nulla, l’ambiente tabular* non l’ho neppure menzionato, nelle mie guide. Quindi lascio stare anche supertabular*! (Ecco un altro motivo per rielaborare la doc. di quel pacchetto…)
Grazie mille,
L.
::
Grazie mille Enrico! 😀 Mi sono permesso di modificare leggermente il tuo codice:
`\renewcommand{\cftbioleader}{\hspace{1.5em}}
\renewcommand{\cftbioafterpnum}{\cftparfillskip}`
In questo modo il numero di pagina è un po’ più spaziato dalla relativa voce, e il risultato è omogeneo con gli altri indici di ClassicThesis.A presto,
Lorenzo
-
AutoreRisposte