lorenzo.pantieri

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  • in risposta a: e-book di fisica per Istituti professionali #107174
    lorenzo.pantieri
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      Carissimi, ho appena rivisto il lavoro, sulla base di alcune indicazioni di Claudio, che ringrazio.

      http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_e_Fisica_files/Fisica.pdf

      1. Ho rinunciato agli Euler (in favore dei Palatino matematici): gli Euler non sono adatti per scrivere un documento di fisica.

      In un lavoro (di fisica) come questo, è troppo importante distinguere la “m” di metro (in tondo) dalla “m” di massa (in corsivo). Può capitare che le cosa siano addirittura nella stessa formula (vedi la formula in fondo a pag. 96). Idem per la “s” di secondo (in tondo) dalla “s” si spazio (in corsivo). Eccetera. In un lavoro di fisica gli Euelr non sono adatti. Resto invece convinto che gli Euelr possano essere usati con soddisfazione in un documento di matematica. Lo stile tipografico è come un vestito: impossibile trovarne uno perfetto per tutte le occasioni: occorre di volta in volta scegliere l’abito adatto. Una tuta da ginnastica è perfetta per la palestra, terrificante per un matrimonio. Con un vestito elegante le parti si invertono.

      2. Ho inserito fra il numero e la sua unità di misura uno spazio sottile (e non normale, come prima). L’ho fatto a mano perché, essenzialmente, sono una bestia. Oddio, siunitx mi serve per alcune tabelle allineate alla virgola (e quindi non posso usare \unit del modulo italiano di babel), ma ha una sintassi un po’ pesante. E, quindi, sbagliando (ora lo so), ho optato per la via più breve. Però andare a mano come ho fatto io è proprio sbagliato. Scrivere, come ho fatto,
      `$1{,}2$\,m
      $3{,}45$\,m/s`
      significa scrivere del pessimo LaTeX, perché il rischio di dimenticarsi qualcosa è altissimo. Appena ho un po’ di tempo rimetto mano a questa parte.

      3. Ho eliminato diversi refusi.

      4. Claudio mi ha segnalato un errore di fondo: la questione “vettore libero” vs. “vettore applicato”. La regola del trasporto (“sposta pure un vettore come ti pare, purché parallelamente al vettore stesso”), infatti, vale sono per i vettori liberi, non per quelli applicati (come quelli che costituiscono una coppia di forze, per esempio). Qui devo chiarirmi le idee. Dopo di che penserò a come spiegare la cosa nel modo più semplice possibile. Se avete suggerimenti, non esitate.

      Alè!

      in risposta a: e-book di fisica per Istituti professionali #107173
      lorenzo.pantieri
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        illinguista1972″ post=107274
        Non mi intendo di fisica, ma distinguere grandezze e variabili (penso che si chiamino così) nel tuo lavoro è molto difficoltoso, almeno per me che riconosco gli Euler.

        Grazie per il tuo contributo, Tommaso!

        Sugli Euler riassumo i termini della questione per chi si fosse collegato solo in questo momento. Gli Euler, font inventati da Knuth per il suo “Concrete Mathematics” e caricabili con il pacchetto “classicthesis” con l’opzione “eulernath”, imitano lo stile di un matematico che scrive alla lavagna: sono tondi, non corsivi. Questo può essere un problema: secondo le norme UNI, infatti, le variabili fisico-matematiche vanno in corsivo e non in tondo.
        `\documentclass{article}
        \usepackage[italian]{babel}
        \usepackage[applemac]{inputenc}
        \usepackage{siunitx}
        \begin{document}
        Siano~$s$ lo spazio e $v$~la velocità. Ammettiamo che:
        \[
        v = \SI{3}{\meter\per\second}
        \]
        \end{document}`
        Come vedete, la “s” di spazio e la “v” di velocità sono in corsivo e si distinguono nettamente dal resto. La “s” di secondo nella formula è in tondo. Invece con gli Euler:
        `\documentclass{scrbook}
        \usepackage[italian]{babel}
        \usepackage[applemac]{inputenc}
        \usepackage{siunitx}
        \usepackage[eulermath]{classicthesis}
        \begin{document}
        Siano~$s$ lo spazio e $v$~la velocità. Ammettiamo che:
        \[
        v = \SI{3}{\meter\per\second}
        \]
        \end{document}`
        la “s” di spazio non è più in corsivo e tende a confondersi col resto.

        Ora, questo è il documento togliendo l’opzione “eulermath”.

        http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_e_Fisica_files/FisicaPalatino.pdf

        Questo è il documento togliendo caricando newpxmath:

        http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_e_Fisica_files/Fisicanewpxmath.pdf

        Questo è il documento caricando kpfonts:

        http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_e_Fisica_files/Fisicakpfonts.pdf

        Il primo, per me, potrebbe anche andare. Trovo che i font usati per la matematica siano brutti (mi sembrano “tremolanti”), ma forse l’insieme è più chiaro.

        Che dici?

        In ogni caso, ripeto quanto detto altrove: per noi appassionati di tipografia le differenze tra i font sono enormi; uno studente normale, però, potrebbe a stento accorgersi della differenza…

        Lorenzo

        in risposta a: da dove iniziare? #107232
        lorenzo.pantieri
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          illinguista1972″ post=107264Purtroppo, e la cosa mi fa sempre più male, le persone non si accorgono che sul frontespizio di quella guida accanto al nome di Lorenzo c’è anche il mio. Peccato.

          Non prendertela, Tommy: il tesista medio che si accosta a LaTeX non è interessato agli autori delle guide, vuole solo scrivere la propria tesi il prima possibile.

          Piuttosto, hai dato un’occhiata al mio nuovo e-book di Fisica? 🙂

          A presto,
          Lorenzo

          in risposta a: Le mie (dis)avventure con TikZ #96828
          lorenzo.pantieri
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            schwarz89it” post=107240Per dirla in modo più consono, la semi altezza del rettangolo deve essere proiettata sui due assi cartesiani.

            Perfetto!

            `\documentclass{article}
            \usepackage{tikz}
            \usepackage[applemac]{inputenc}

            \begin{document}

            \begin{center}
            \begin{tikzpicture} [font=\small]
            \draw [thick] (0,0) — (4.5,0) — (0,2.59808) — cycle;
            \draw [thick] (4.5,0) ++(150:5mm) arc (150:180:5mm);
            \node [above] at (3.5,0) {$30°$};
            \draw [thick,,rounded corners,shift={(2.25+0.125,1.29904+0.216506)},rotate =-30] (-0.5,-0.25) rectangle (0.5,0.25);

            \end{tikzpicture}
            \end{center}

            \begin{center}
            \begin{tikzpicture} [font=\small]
            \draw [thick] (0,0) — (3,0) — (0,3) — cycle;
            \draw [thick] (3,0) ++(135:5mm) arc (135:180:5mm);
            \node [above] at (2.25,0) {$45°$};
            \draw [thick,rounded corners,shift={(1.5+0.176777,1.5+0.176777)},rotate =-45] (-0.5,-0.25) rectangle (0.5,0.25);
            \draw [<->,dashed] (-0.25,-0) — (-0.25,3);
            \node

            at (-0.25,1.5) {$h$};
            \end{tikzpicture}
            \end{center}

            \end{document}`

            Il pacchetto inputenc permette di inserireil simbolo di grado.

            Grazie mille!

            in risposta a: Le mie (dis)avventure con TikZ #96826
            lorenzo.pantieri
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              Ciao a tutti. Vorrei adagiare un blocchetto di legno su un piano inclinato. Non capisco perché la mia soluzione non funziona.
              `\documentclass{article}

              \usepackage{tikz}

              \begin{document}

              \begin{center}
              \begin{tikzpicture} [font=\small]
              \draw [thick] (0,0) — (4.5,0) — (0,2.59808) — cycle;
              \draw [thick] (4.5,0) ++(150:5mm) arc (150:180:5mm);
              \node [above] at (3.5,0) {$30°$};
              \draw [thick,rounded corners,shift={(2.25+0.25,1.29904+0.25)},rotate =-30] (-0.5,-0.25) rectangle (0.5,0.25);
              \end{tikzpicture}
              \end{center}

              \begin{center}
              \begin{tikzpicture} [font=\small]
              \draw [thick] (0,0) — (3,0) — (0,3) — cycle;
              \draw [thick] (3,0) ++(135:5mm) arc (135:180:5mm);
              \node [above] at (2.25,0) {$45°$};
              \draw [thick,rounded corners,shift={(1.5+0.25,1.5+0.25)},rotate =-45] (-0.5,-0.25) rectangle (0.5,0.25);
              \draw [<->,dashed] (-0.25,-0) — (-0.25,3);
              \node

              at (-0.25,1.5) {$h$};
              \end{tikzpicture}
              \end{center}

              \end{document}`
              Come valore di shift metto la metà delle dimensioni del piano + la metà dello spessore del blocchetto. Perché non funziona? Come correggere?

              Ah, se volessi adagiare il blocchetto non a metà del piano, ma un po’ più su?

              Grazie anticipate,
              Lorenzo

              in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97165
              lorenzo.pantieri
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                http://www.lorenzopantieri.net/Matematica.html

                Da qualche giorno ho aggiornato i miei e-book di matematica. A partire dal prossimo anno scolastico, saranno i soli testi ufficiali della mia scuola (1200 alunni in tutto).

                Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato, non ce l’avrei mai fatta senza di voi…

                Non è finita qui… 😉

                Ho cominciato a scrivere la dispensa di Fisica: nella mia scuola, un Istituto professionale, Fisica si fa solo in prima (giusto un po’ di meccanica).

                http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/Fisica.pdf

                La parte del leone la fanno le immagini con TikZ…

                Il lavoro è ancora in bozza, dovrò rivederlo quasi tutto, ma se avete commenti e suggerimenti, sono qui: possono essermi utili nel corso della scrittura del libro.

                in risposta a: Installazione di un sistema TeX/LaTeX sui diversi OS #106971
                lorenzo.pantieri
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                  And” post=107083Altro punto fondamentale è la doc: se non si legge con attenzione la documentazione non va nulla e questo vale per la guida di installazione di egreg per linux, per la doc di biblatex, babel etc. (per limitarci alle cose di uso più comune); per non parlare dell’Arte. Quindi leggere la doc prima e dopo l’installazione.

                  Per me, nel 2016, il fatto che sia necessaria una “giuda per installare un programma” (non per usarlo!) è una follia.

                  Quanto al concetto che “LaTeX è difficile e richiede studio, quindi ci sta che anche la sua installazione sia difficile”, non mi pare fondato: Mathematica non è facile e richiede studio (la sua guida supera le 1500 pagine…), ma si installa con due clic.

                  in risposta a: Installazione di un sistema TeX/LaTeX sui diversi OS #106963
                  lorenzo.pantieri
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                    cfiandra” post=107074Per me l’unica cosa veramente assurda in TeXLive è dover re-installare annualmente. A onor del vero non è che costi chissà cosa, ma troverei più semplice se ogni anno ci fossero upgrade da installare sulla versione già presente nella macchina.

                    Concordo.

                    in risposta a: Installazione di un sistema TeX/LaTeX sui diversi OS #106961
                    lorenzo.pantieri
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                      strolego” post=107071Beh, a parte il fatto che è da dimostrare che il tuo Iphone l’abbia scaricato sul tuo IMac e non altrove, magari insieme a quei tuoi dati tanto utili può avere inviato anche tanti altri dati che tu non sai e che magari non vorresti che fossero in giro. 🙂

                      Che si fa? Si torna al telefono con la ghiera “per sicurezza”? 😉

                      strolego” post=107071Tornando al tema: se dite che l’interfaccia di installazione grafica in windows (o in linux) è “brutta” o “spartana” ci sto. Se dite che è difficile, no.
                      Non sono un ingegnere, non sono un informatico, ma sono anni che installo TeXLive senza alcun problema.

                      Tu non hai incontrato difficoltà di installazione: è un fatto. Tanti ne incontrano: è un altro fatto, comprovato da svariate discussioni sul forum. Se tanti utenti hanno problemi di installazione, c’è qualcosa che non va. A meno di non voler cambiare gli utenti…

                      strolego” post=107071E per quanto riguarda l’aggiornamento: io sono felicissimo che non si aggiorni da solo. Se un aggiornamento modificasse un pacchetto che mi è necessario per quello che sto facendo e mi obbligasse a cambiare tutto il mio documento … beh non sarei così contento di avere gli aggiornamenti automatici.

                      A parte che su Mac sono liberissimo di rifiutare gli aggiornamenti automatici (ogni tanto mi appare in automatico la finestra “ci sono aggiornamenti disponibili per questo software; aggiorno?”; posso benissimo dire “no, grazie”), se aggiornare un pacchetto ti obbliga a cambiare tutto il tuo documento, vuol dire che c’è qualcosa che non va nel pacchetto e nell’esperienza complessiva con LaTeX…

                      in risposta a: Installazione di un sistema TeX/LaTeX sui diversi OS #106959
                      lorenzo.pantieri
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                        robitex” post=107069Suvvia ragazzi,
                        non possiamo confrontare gli ingegneri della Apple (o meglio le loro paghe) con i pochi volontari che scrivono il codice per far funzionare i sistemi TeX sui nostri pc.

                        Non lo trovo un gran argomento: LaTeX produce documenti molto più belli di Word, eppure la Microsoft è un’azienda miliardaria, mentre LaTeX è gratis. Se fosse una semplice questione di soldi, Word dovrebbe essere infinitamente meglio di LaTeX, mentre è vero il contrario.

                        Ancora, ci sono diversi programmi freeware che si installano facilmente.

                        Prego chi tra noi ha contatti con le alte sfere di inoltrare questa lamentela, che è mia e di molti utenti. Non è possibile continuare a spiegare come installare un programma.

                        Ricordo quello che mi disse una volta Ivan Valbusa che aveva appena fatto un corso introduttivo di LaTeX a dei laureandi umanisti:

                        La cosa più difficile da spiegare e da capire di LaTeX è come installarlo.

                        Più chiaro di così…

                        in risposta a: Installazione di un sistema TeX/LaTeX sui diversi OS #106957
                        lorenzo.pantieri
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                          P.S.

                          Qualche giorno fa ho cambiato telefono (da un iPhone 4s a un iPhone 5s). Arrivato a casa accendo il mio nuovo iPhone: mi chiede la password della rete WiFi e se voglio ripristinare la configurazione precedente. Inserisco la password e dico di sì. Bam. In automatico, ho il “mio” telefono: rubrica, sms, i messaggi Whatsapp, persino lo sfondo sono gli stessi del telefono che avevo prima. C’è tutto, al suo posto. Non ho perso niente e non ho dovuto re-inserire alcun dato. E questo senza che io avessi predisposto nulla: evidentemente l’iPhone vecchio aveva scaricato i suoi dati sul mio iMac e l’Phone nuovo li ha caricati. Tutto in automatico, ripeto: questo prodigio di comodità è avvenuto senza che io facessi nulla. Ci hanno pensato gli ingegneri dell’Apple.

                          Questo è progresso.

                          Ecco, se si può fare questo, si può benissimo far sì che un software si installi con due clic.

                          Poi, che ci sia qualcuno che “rimpianga il tempo in cui gli uomini erano uomini e si scrivevano da soli i driver delle periferiche” ci sta. Ma è una visione retrograda, per me.

                          in risposta a: Installazione di un sistema TeX/LaTeX sui diversi OS #106956
                          lorenzo.pantieri
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                            illinguista1972″ post=107066Siamo alle solite!

                            Gli utenti, ultimo dei quali @Cornopean, lamentano difficoltà nell’installare la TeX Live in Windows. Difficoltà maggiori ne incontrano installandola in Linux, perché bisogna usare il terminale.

                            L’uomo è atterrato sulla Luna nel 1969 (mi pare che i computer della centrale di controllo sulla Terra avessero a malapena la tastiera), un’email percorre il tragitto Padova-Los Angeles-Padova in poco meno di un secondo, in Giappone i treni raggiungono i 603 km/h e in America non sono in grado di confezionare un file [tt]texlive-2016.exe[/tt] che si comporti come tutti gli eseguibili per Windows e che installi in modo banale il programma?

                            Non ci credo. Come mai, d’altro canto, esiste un file come [tt]mactex-20160603.pkg[/tt] che non dà alcun problema, per giunta per la piattaforma meno diffusa tra quelle in circolazione?

                            Quali sono i problemi? Le diverse versioni di Windows? Non ce ne sono di diverse anche di (Mac) OS X? Suvvia.

                            Finché un sistema TeX/LaTeX non si potrà installare con due clic, LaTeX non potrà che perdere utenti. E anche le ragioni per cui questo forum esiste potrebbero venire meno.

                            Prego chi tra noi ha contatti con le alte sfere di inoltrare questa lamentela, che è mia e di molti utenti. Non è possibile continuare a spiegare come installare un programma.

                            Ciao
                            Tommaso

                            Condivido parola per parola. Adoro LaTeX, ma in certe cose è ancora tremendo. Quando l’ho installato la prima volta sul mio Mac (la distribuzione si chiamava gwLaTeX), l’installazione non era facile: bisognava installare diversi “moduli” (chiamati, giusto per far confusione, “pacchetti”), in un ordina preciso, pena il mancato funzionamento del programma. Dopo, con la MacTeX, le cose sono migliorate molto, anche se c’è ancora un po’ di lavoro da fare (per esempio, LaTeX non si aggiorna automaticamente come fanno gli altri programmi Mac, ma occorre lanciare la TeX LIve Utility, dall’interfaccia lugubre).

                            Quanto all’installazione su Windows, l’ultima volta che ci ho provato è stato qualche mese fa: non ci sono riuscito. Se mi fossi sforzato, cercando nell’Arte o in Rete, probabilmente ce l’avrei fatta, ma mi rifiuto. Un programma che non si installa con due clic io non lo voglio, per principio.

                            Quando ho fatto presenti queste cose c’è chi mi ha detto che “LaTeX non è come Word, ci sta che sia difficile da installare”. Non sono d’accordo. Io voglio investire tempo imparando \chapter, \section e \tableofcontents (è tempo ben speso), non voglio perdere tempo installando un programma (è tempo sprecato).

                            in risposta a: Tesi Moderna Pantieri #106927
                            lorenzo.pantieri
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                              OldClaudio” post=107043B
                              4) Gli errori che compaiono nella schermata che hai inviato segnalano che certe macro non sono definite; in realtà esse sono definite in un file ArsClassica.sty che ti manca. Così come ti manca il file csquotes. Ecco sono tutte cose che lasciano intendere che la tua installazione è fortemente incompleta.
                              5) Il fatto che ti consigli di cambiare modello di tesi, è perché TesiModerna è un po’ datato; uno dei messaggi d’errore che ricevi nasce dal fatto che esso è stato scritto diversi anni fa e non più aggiornato. Cerca sempre di usare materiale aggiornato. Io ti posso suggerire suftesi molto adatto per tesi umanistiche, ma non solo; saptesi adatto per tesi da svolgere presso l’università La Sapienza (Roma 1); TOPtesi per tesi multilingue predisposto per il Politecnico di Torino, ma adattato a tesi da svolgere dovunque. Lascia perdere i modelli e le classi di università straniere, alcuni sono eccellenti, ma sono tutti poco adattabili. Persino ClassicThesis, tanto apprezzato dal’autore di Tesi Moderna (e che ha anche scritto TesiClassica) è nato per comporre tesi in modo molto elegante, ma non solo è poco adattabile, ma l’autore stesso dice che si tratta di una cosa “prendere o lasciare” ma non modificare; inoltre gli aggiornamenti spesso sono incompatibili fra di loro da una versione alla successiva.

                              L’OP dice di usare Tesi Moderna, che non ha a che fare con ClassicThesis e ArsClassica, ma che è basata sulle classi standard. Non aggiorno “Tesi moderna” da un po’, ma il codice usato è abbastanza pulito e i pacchetti caricati molto standard, per cui il modello dovrebbe andare quasi bene anche oggi. Il dubbio principale ce l’ho circa
                              `\bibliography{Bibliografia}`
                              che forse va sostituito con
                              `\addbibresource{Bibliografia.bib}`
                              Occorre impostare “biber” nell’editor come motore per la bibliografia. Anche la chiamata
                              `\usepackage{mparhack,fixltx2e,relsize} % finezze tipografiche`
                              la toglierei.

                              Secondo me l’OP può usare il modello, con un po’ di attenzione: il risultato tipografico non è molto originale, ma ci sta. Faccio mio il consiglio di Claudio di installare una TeX Live completa.

                              Lorenzo

                              in risposta a: Riferimenti dinamici a numeri dei teoremi #106915
                              lorenzo.pantieri
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                                alessandropagin” post=107037Ho definito `\newtheorem{definition}{Definizione}[section]` e `\newtheorem{thm}{Teorema}[section]`.
                                Vorrei però che definizioni e teoremi venissero numerati omogeneamente, invece attualmente esistono ad esempio sia la definizione 1.1 che il teorema 1.1.
                                C’è un modo per far si che il primo dei due venga numerato con 1.1 e il secondo con 1.2?

                                Cerca “Il capo ha ragione” nell’Arte.

                                in risposta a: Chiarimento su codice per frontespizio #106842
                                lorenzo.pantieri
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                                  letteracdp” post=106978Chiedo scusa se mi intrometto, ma né [tt\vspace[/tt] né [tt]\fill[/tt] mi sembrano qualificabili come «di basso livello» […].

                                  Tutto sta a intendersi: per me, un comando “di alto livello” riguarda solo il contenuto di quello che si scrive, astraendo dalla forma. Quindi, per me, \chapter, \section e \tableofcontents sono comandi di alto livello, perché permettono di introdurre capitoli e paragrafi e di comporre l’indice (i dettagli tipografici sono delegati a LaTeX). Un codice come
                                  `\begin{frontespizio}
                                  \Universita{Bologna}
                                  \Logo{Sigillo}
                                  \Facolta{Scienze matematiche, fisiche e naturali}
                                  \Corso[Laurea]{Matematica}
                                  \Annoaccademico{1999–2000}
                                  \Titolo{Lo sviluppo storico \\ del concetto di funzione \\ e le origini della teoria \\ delle distribuzioni}
                                  \Candidato{Lorenzo Pantieri}
                                  \Relatore{Prof.~Ermanno Lanconelli}
                                  \end{frontespizio}`
                                  è formato da istruzioni di alto livello, perché permette all’utente di concentrarsi sul contenuto (“qual è la mia università?”, “qual è il titolo della mia tesi?”, “chi è il mio relatore?”), fregandosene di come queste informazioni verranno posizionate sulla pagina (ci penserà LaTeX a farlo).

                                  Comandi come \bigskip, \vspace, \stretch e \changetext, invece, riguardano la forma di quello che si scrive (“il logo della mia università lo voglio in alto a sinistra, il titolo della tesi lo voglio al centro in sans serif corpo 20, il nome del relatore allineato a destra, tre centimetri sotto il titolo”).

                                  Idealmente e per quanto possibile, per me, l’utente di LaTeX non dovrebbe mai usare comandi di quest’ultimo tipo, ma solo del primo. In questo modo il codice LaTeX è più elegante, e più comprensibile anche a distanza di anni…

                                  Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti.
                                  Lorenzo

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