Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Ciao a tutti, sto usando per i miei frontespizi un logo dell’università come sfondo dell’immagine tramite il pacchetto eso-pic. L’immagine è in formato pdf, volevo sapere se è possibile con LaTex regolare l’intesità del colore dell’immagin, mi spiego meglio, averla più chiara o più scura.
Con LaTeX non so, però:
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=896&highlight=schiarireCiao,
L.
::1) 2 equazioni in colonna
Ho da mettere in colonna due equazioni del tipo:
t1=54+4
t1+3=1090-909
e volevo allinearle usando come riferimento l ‘=.
La soluzione l’ho trovata, solo che mi “numera” anche l’equazione e a me non va bene.. come risolvere?Pacchetto amsmath.
`\begin{align}
t1 &= 54+4 \\
t1+3 &= 1090-909
\end{align}`
Eventualmente metti \notag nell’equazione che non vuoi numerare. L’ambiente align* non numera nulla.2) sito internet
Prob è la domand piu stupida: come inserire un indirizzo internet? la funzione “\” non posso utilizzarla, e nemmeno $. ma se non lo facccio non riesco a compilare il file perchè ovviamente latex “impazzisce” quando si trova un sito internet con tutte le / tipo:
http://www.guit.sssup.it/phpbb/Paccheto url.
`\url{www.google.it}
`3) eps e pdf
Consigliato da molti ho usato il formato pdf per inserire immmagini nella mia tesi. Fintanto la compilo (con WinEdt) per vederla in dvi non i sono problemi, ma se la compilo “in pdf” mi da che non riconosce l’eps e si blocca la compilazione.. 🙁Detto un milione di volte. LaTeX vuole eps, mentre pdfLaTeX vuole pdf, jpg e png.
4)grandezza tabellle
Ho scritto una tabella troppo larga (troppe colonne).
\begin{table}
\centering
\begin{tabular}{|l|r|r|r|l|r|r|r|l|r|r}
per impostrla larga al max come la larghezza del foglio (sto usanso un a4 classico) come faccio?Pacchetto tabularx. Leggi l’articolo di Mori sulle tabelle.
Per la prossima volta:
1. una domanda per topic;
2. leggi la netiquette;
3. leggi (meglio) una guida di base;
4. cerca sul forum.Ciao,
L.
29 Gennaio 2008 alle 15:00 in risposta a: Codifiche di inputenc con WinEdt, TeXnicCenter e Kile #21173::
Ecco un altro problemino. Se scrivo
`\begin{sidebyside}
È possibile mettere tutta
un'espressione\index{tutta
un'espressione} nell’indice analitico.
\end{sidebyside}
`
la voce “tutta un’espressione” viene naturalmente scritta nell’indice analitico. Vorrei evitarlo. Mi è venuta l’idea di ridefinire temporaneamente \index, annullandolo:
`\let\oldindex\index
\let\index\relax
`
e poi ripristinandolo con
`\let\index\oldindex
`
Va bene? C’è qualche possibile effetto collaterale?Grazie mille,
L.
28 Gennaio 2008 alle 16:41 in risposta a: Dei font, delle dimensioni caratteri, degli stili dei titoli #20991::Per finire lo sproloquio: il concetto di WYSIWYG è roba da piazzisti, parliamo di cose più serie.
Sono d’accordo, naturalmente. Fra l’altro, quell’acronimo impronunciabile mi è sempre stato antipatico. Mi piace invece la suddivisione che fa Beccari in “composizione asinncrona” (LaTeX) e “composizione sincrona (Word et similia).
Tuttavia è assai probabile che un neofita di LaTeX si imbatta nel “concetto” (forse sarebbe meglio dire slogan), e quindi tanto vale chiarire le idee.
WYSIWYG
What You See Is What You GetL’espressione indicata dall’acronimo (“quello che vedi è ciò che ottieni”) ha sostanzialmente due significati.
Il primo significato si riferisce al problema di ottenere in stampa testo e immagini che abbiano una disposizione grafica uguale a quella visualizzata sullo schermo del calcolatore. I primi software e le prime stampanti nell’ambito dell’utenza domestica non davano risultati pienamente soddisfacenti, e questo problema fu superato con l’introduzione di nuovi dispositivi e software (pionieri furono il sistema di codifica dei caratteri TrueType sviluppato dalla Apple e il programma Adobe TypeManager).
Con il tempo, il significato dell’acronimo si è esteso per analogia anche ad alcune problematiche nella creazione dei documenti. Nei comuni elaboratori di testo (come Microsoft Word) il compositore agisce direttamente sul testo già composto, così come appare sullo schermo del suo elaboratore, ed ogni sua azione si traduce in un’immediata variazione del testo composto. Programmi di questo tipo vengono detti WYSIWYG (ed il tipo di composizione che viene prodotto viene denominato “composizione sincrona”).
L’acronimo che si riferisce al concetto opposto è WYSIWYM (What You See Is What You Mean, “ciò che vedi è ciò che intendi”). La caratteristica che più differenzia LaTeX dagli altri elaboratori di testo è proprio il fatto che per comporre un documento con questo sistema bisogna agire in tempi diversi per introdurre il testo e per comporlo. La “composizione asincrona” consiste nell’introdurre il testo da comporre senza badare al suo aspetto grafico, ma concentrandosi sulla struttura logica del testo, e di farlo fluire successivamente in un programma di impaginazione.
Devo ancora limarlo, ma il concetto di fondo mi sembra quello.
Ciao,
L.
26 Gennaio 2008 alle 20:28 in risposta a: Dei font, delle dimensioni caratteri, degli stili dei titoli #20980::De gustibus, prof! De gustibus…Aborro il computer modern, lo trovo freddissimo.
Se non ti piacciono i font standard di LaTeX e sei alla ricerca di alternative, potresti dare un’occhiata qui: http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ClassicThesis.pdf
(l’ho appena aggiornato).C’è anche un paragrafo sui font.
Ciao,
L.
::Attenzione il termine WYSISWYG indica tutti i programmi che mostrano i cambiamenti i tempo reale senza dover interpretare, compilare il file. Latex quindi non è WYSIWYG.
Ehi, io sto attentissimo! Però… guarda un po’ questa pagina del sito del GuIT: http://www.guit.sssup.it/latex/panoramica.php
😉
Guarda anche qui: http://it.wikipedia.org/wiki/WYSIWYG
Ciao,
L.
::Giusto per chiarezza: “paragrafo” è un termine comune: una section, una subsection e una subsubsection sono tutti paragrafi, come un nipote, un figlio e un padre sono tutti uomini. Usare termini più precisi è una questione a volte di gusti, a volte di contesti: ma con la numerazione il problema è risolto.
Il fatto è che il termine “paragrafo” viene così ad assumere due significati:
1. in senso stretto: l’unità di testo che si ottiene con il comando \section;
2. in senso lato: indifferentemente una delle unità che si ottiene con \section, \subsection e \subsubsection.
Questa è sicuramente un’ambiguità.Un’altra ambiguità che c’è nel mio lavoro è con il termine LaTeX, che indica.
1. in senso stretto: il programma che genera dvi e vuole immagini in formato eps;
2. in senso lato: indifferentemente LaTeX e pdfLaTeX (ovvero a volte con LaTeX si indica anche pdfLaTeX).È un’altra ambiguità, e il principiante deve farci (molta) attenzione. Tempo fa, avevo una gran voglia di stabilire l’equazione LaTeX = pdfLaTeX e di consigliare di considerare LaTeX (nel senso 1) un retaggio del passato, ma visto che -ahimè- ci sono pacchetti e funzioni che si possono usare solo con LaTeX e non con pdfLaTeX, non penso sia il caso. Purtroppo. Perché avere due varianti incompatibili di un medesimo programma mi sembra abbastanza assurdo, e, fra l’altro, ciò è fonte di gran confusione presso i neofiti (vedi le domande ricorrenti sul forum circa i formati di immagini).
La terza ambiguità è il termine WYSIWYG, che può indicare due concetti diversi:
1. Quello che appare a video è uguale a quello che appare a stampa (in questo caso, LaTeX è WYSIWYG):
2. Si può direttamente modificare a video un testo già composto (in questo caso, LaTeX non è WYSIWYG).In generale, le ambiguità tendo il più possibile ad evitarle.
Nel caso in questione, grazie anche al consiglio di Jhetfield, qui farò come dice Gus.
Grazie mille e scusate lo sproloquio.
Ciao,
L.
::Giusto per dire la mia da buon ultimo: io userei sempre “paragrafo”, che è sicuramente corretto, lasciando che la numerazione automatica (3.2) specifichi che si tratta di una subsection. Sezione è un anglicismo, ma credo ammissibile, si tratta di gusti.
Interessante l’idea di usare la parola “paragrafo” anche per denotare (quello che in realtà è) un “sotto-paragrafo”. In questo modo si ha un riferimento più preciso e il lettore viene portato direttamente alla pagina giusta, e il leggero abuso di linguaggio penso sia del tutto accettabile. Mi sa che farò così.
“Sezione” è un anglismo, e nel mio lavoro cerco di evitarli il più possibile, perché non mi piacciono molto: è certo questione di gusti!
Grazie mille, Gus ed Enrico.
L.
-
AutoreRisposte