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damping” post=75222La ringrazio molto, è stato gentilissimo. Ora però sono alle prese col fancy. Infatti se si usa il comando \chapter*{—} nella testatina non viene riconosciuto il titolo del capitolo e resta il titolo del capitolo precedente.
Io non userei né \chapter* né fancyhdr: il primo è superfluo se usi a dovere i vari \frontmatter, \mainmatter, \backmatter (cercali nell’Arte). Quanto a fancyhdr, ti serve davvero?
::OldClaudio” post=75208E se facessimo una guidina tematica partendo da quell’appendice? Si potrebbe dare direttamente il link alla guida tematica e non ci sarebbero scuse per non leggere perché spaventati dalla mole dei “libri” mallopposi come l’Arte o, peggio, la GuidGUIT.
Non credo che il problema sia che manchino gli strumenti di studio. c”è l’Arte per tutti, l’Impaziente per chi ha fretta, la tua guida per chi vuole approfondire. Eccetera. Insomma, gli strumenti ci sono eccome. Per esempio, l’OP si chiede che cosa sia quel messaggio di errore: nell’Arte (pag. 18) è spiegato. Non parliamo di “inputenc”, spiegato in un paragrafo apposito (pag. 18-20).
OldClaudio” post=75208Chiaro poi che se uno non legge le guide, nemmeno quando si da loro il link, c’è poco da fare.
Già. 😉
Ciao,
L.
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http://www.guitex.org/home/it/forum/5-tex-e-latex/75109-package-inputenc-errorSegui il consiglio di OldClaudio.
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`\chapter[Leggilo! è emozionante!]{Questo è un titolo lunghissimo e particolarmente noioso}`
Lo trovavi a pagina 37 di questa nota guida, scritta principalmente per chi muove i primi passi con LaTeX:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
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In un documento “normale”, lo spazio c’è: anche senza layaureo tre permutazioni ci stanno benissimo.
`documentclass[a4paper]{book}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{lipsum}
%\usepackage{layaureo}
\begin{document}
\lipsum[2]\[
\textit{id}=
\begin{pmatrix}
1 & 2 & 3 & 4 \\
1 & 2 & 3 & 4
\end{pmatrix}
\qquad
\sigma=
\begin{pmatrix}
1 & 2 & 3 & 4 \\
2 & 3 & 4 & 1
\end{pmatrix}
\qquad
\tau=
\begin{pmatrix}
1 & 2 & 3 & 4 \\
3 & 4 & 1 & 2
\end{pmatrix}
\]\lipsum[2]
\end{document}
`Ciao,
L.
::Dr Spencer Reid” post=75183magari è sbagliata come cosa, perchè sarebbe più facile usare “twoside”: ci ho provato ma la formattazione sfarfalla e anche le immagine con vari pezzi… e mi ritrovo difficile a correggere il tutto.
Questa frase è incomprensibile. USa “twoside” e spiega i problemi che (eventualmente) hai.
::damping” post=75101Ho creato il file bliblio.bib in latex. ma nn reisco a visualizzare la bibliografia. ho come editor texwork. qualcuno mi direbbe con precisione che comandi e pacchetti inserire nel main e sopratutto DOVE. se prima o dopo begin document ecc..
Benvenuto sul forum, innanzitutto.
Sono stato preceduto:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfQui trovi “con [grande] precisione” i comandi e i pacchetti da inserire, e anche “DOVE”.
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Perché non passi a biblatex? È molto più potente di natbib ed è, in poche parole, lo strumento definitivo per gestire la bibliografia di un documento LaTeX. biblatex è potentissimo (molto più di natbib), personalizzabile ad libitum, ma è anche (come e più di natbib) facile da usare, se ci si accontenta di un uso “di base”.1.
`\usepackage[style=numeric-comp,natbib]{biblatex}`
al posto della chiamata a natbib.2.
Elimina la riga con \bibliographystyle.3.
Sposta
`\bibliography{bibliografia}`
nel preambolo.4.
`\printbibliography`
dove vuoi la bibliografia.Studiati anche quella parte nell’Arte.
Ciao,
L.
::egreg9″ post=75055Hai provato? Se sei in [tt]\frontmatter[/tt] e Miede non ha fatto pasticci dovrebbe funzionare.
Se uso il modello di ClassicThesis, basato su scrreprt, non funziona.
`\mph@outputpage@hook undefined.See the LaTeX manual or LaTeX Companion for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.96 \frontmatter
?
`
Passare a scrbook senza usare il modello di Miede mi sembra un azzardo: quel modello funziona bene se lo si usa come Miede ha previsto (accrocchi compresi). Cambiare strada è rischioso…Ciao,
L.
::OldClaudio” post=75053Lorenzo, ti capisco, ma come diciamo sempre in questo forum, LaTeX è un text processor, non un word processor.
LaTeX è un linguaggio di markup, ma non solo, è anche un linguaggio di programmazione. Tu nell’Arte spieghi in pratica solo la parte markup, senza accennare alla programmazione se non in modo molto lieve. Giusto, se vuoi che l’Arte sia solo una introduzione al markup.
Ma perdi metà della bellezza di LaTeX se accarezzi troppo lievemente la programmazione; ogni dichiarazione ogni comando è anche una comando di un linguaggio di programmazione; ogni definizione è allo stesso livello di una procedura che restituisce un risultato; ogni ambiente è una procedura che tratta un oggetto. Se guardi LaTeX da questo punto di vista, ti accorgi che le dichiarazioni e i comandi non sono molto diversi, forse solo più scomodi, dei click di mouse che puoi fare con un word processor quando scegli qualcosa nei menù oppure quando evidenzi qualcosa poi apri un menù a tendina e scegli una operazione da fare sulla parte evidenziata. La differenza fra LaTeX usato in questo modo e un word processor è che in quest’ultimo il markup non appare sullo schermo, mentre con la composizione asincrona di LaTeX tu sai esattamente quale markup hai usato e come.
Che differenza c’è fra un word processor, e TeXshop, quando evidenzi una parola, scegli dalla barra dei menu Macros, Text styles, Emphasized? L’unica differenza è che il comando \emph con le sue parentesi graffe appare nel file sorgente, e per avere il file composto devi cliccare su Typeset. Le stesse azioni, con menu diversi, che faresti con Word, il quale, essendo sincrono, ti mostra subito il risultato.
E allora? Certo la programmabilità con i linguaggio LaTeX, o con Plain TeX, o con il linguaggio primitivo permette di scrivere file di classe, di estensione, eccetera, meglio che con la programmazione delle macro di Word (per lo meno meglio riguarda la mia esperienza, non dico che sia una affermazione assoluta). Allora ti accordi che minipage e \parbox sono essenziali, che LRbox è essenziale, che \providecommand. \renewcommand, \renewenvironment, e persino, sapendo quel che si sta facendo, \def, \edef, \gdef, \xdef sono utilissimi; ti accorgi che bisogna usare espressamente \@ifdefined e \@ifdefinable; ti accorgi che pacchetti come etoolbox sono comprensibili, solo se conosci gli inner working e ti accorgi della loro utilità perché sapendo come sono gli inner working usi quegli strumenti a ragion veduta. Ti accorgi che i codici di categoria sono essenziali, ti accorgi che c’è molto di più dietro a LaTeX che non soltanto del markup.
Se non vuoi illustrare questo “molto di più”, puoi almeno dedicare mezza pagina a spiegare la differenza fra il semplice markup e il linguaggio di programmazione; il lettore novizio saprà dunque che sta usando un programma in modo elementare, anche se può fare grandi cose sapendone pochissimo o quasi niente di inner workings; ma sa anche che se ha la pazienza di imparare il linguaggio e di conoscere gli inner working può fare grandi cose.
Visto che il nostro Grand Wizard sa fare magie impensabili, come pensi che ci sia arrivato? Tieni conto che lui, come me, abbiamo cominciato a usare TeX o LaTeX quando non c’era uno straccio di documentazione; voi della nuova generazione siete fortunati ad avere tutta la documentazione che ora è disponibile. Solo che talvolta, anche apparendo molto esperti, siete timorosi di provare vie alternative; apparite come persone (penso a dei bambini — voi non siete bambini, ma cercate di vedere la metafora) che, avendo un trenino a molla, non hanno il minimo desiderio di sapere come è fatto dentro.
Venti anni fa, quando chiedevo all’inizio del corso di alzare la mano a coloro che avevano smontato e rimontato un telefono di casa, mezza aula alzava la mano; quando nel mio ultimo anno accademico feci questa domanda agli allievi che avevo di fronte, nessuno alzò la mano. Certo sono i tempi che cambiano e la click generation non è interessata nemmeno a sapere che cosa c’è dietro il click. Nonostante la dimestichezza con il loro portatile, quanti sapevano che anche con Windows disponevano di una finestra per dare i comandi e scrivere dei piccoli script per fare cose che con il mouse sarebbero state impensabili? Risposta semplicissima: nessuno.
Ecco qual è la differenza fra i 20-enni, i 30-40-enni e i 60-70-enni. Non è detto che sia un male; anzi; per fortuna ci sono le differenze.
Ciò non toglie che hai avuto una idea bellissima a pensare all’Arte e di immaginare il tuo lettore tipo come un novizio assoluto o quasi assoluto. Non avevamo mai avuto in Italia un libretto così ben fatto; ora che ci ha messo le mani anche Il Linguista, è diventato ancora più chiaro e ancora più bello.
Quindi perché scrivo queste cose, visto che l’Arte mi piace? Perché osservo una certa resistenza culturale ad andare un po’ più in là del solo markup.Bellissimo post, il tuo! Nell’Arte ci ho messo molto di mio (anzi: ci abbiamo messo molto di nostro!). Eppure, il file Prefazione.tex dell’Arte comincia così:
`\markboth{\spacedlowsmallcaps{Prefazione}}{\spacedlowsmallcaps{Prefazione}}
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{\tocEntry{Prefazione}}
\chapter*{Prefazione}
`
Io vorrei che fosse solo:
`\chapter{Prefazione}
`
Forse ci si arriverà, forse no. A me piacerebbe che LaTeX tendesse alla semplicità del teorema di Pitagora. O dell’ala dell’aeroplano. In ogni caso, è giusto che in una guida come l’Arte ci sia una piccola traccia della personalità degli autori. La mia personalità mi ha fatto “evitare come la peste i tecnicismi” (cito dalla prefazione).Se ho dato un (piccolo, piccolissimo) contributo alla comunità LaTeX, è stato quello. E quindi non me me volere, se la prossima edizione dell’Arte non conterrà una menzione ad afterpage. 😉
Lorenzo
::OldClaudio” post=75047Anche a me su due piedi non me ne vengono in mente, ma non ci vedo niente di strano; […]. Questi trucchi però non sono per l’Arte e per i lettori a cui è destinato; sono d’accodo con te. ma mettere un intero ambiente come argomento di un comando non mi sembra proprio niente di strano.
Io lo trovo antiestetico. Di regola un ambiente si usa per raccogliere “roba grossa”, un comando per “cose piccole”. Pensa alla differenza tra
`\begin{otherlanguage*}{english}
…
\end{otherlanguage*}
`
che serve per lunghe parti in inglese, e
`\foreignlanguage{english}{…}`
per singole parole o frasi brevissime. Un comando che racchiude un ambiente è un po’ un controsenso: di sicuro, è brutto.minipage? Nell’Arte, non per caso, non se ne fa menzione. 😉
Ma non è solo quello. Il fatto è che un ambiente “figure”, in cui contenuto è indipendente dal flusso del discorso e che verrà messo da LaTeX dove gli pare, mi piace che venga scritto a sé stante, separato dal resto. Scriverlo dentro un comando che avrà come funzione quello di metterlo nella pagina dopo, non mi piace. È una questione di gusti, quindi la cosa è soggettiva. Ma a me proprio non piace! 😉
L.
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