OldClaudio

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  • in risposta a: GRAFICI SPECIALI #99096
    OldClaudio
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      Non c’è dubbio che usi l’ambiente figure, il comando \centering e l’ambiente center in modo “creativo”.

      Usando figure, se la figura non ci sta, non ci sta, e la mette nella pagina successiva.

      Ma se non usi la didascalia per una figura così piccola in altezza allora non ha molta utilità usare l’ambiente figure. Basta center e \centering è pleonastico.

      Inoltre ti ho detto che regoli le dimensioni e la posizione del disegno usando anche l’offset; se non lo usi, evidentemente l’origine degli assi e delle coordinate che usi con i comandi \put cadono nell’angolo inferiore a sinistra del rettangolo ideale che costituisce la figura le cui dimensioni sono specificate con la prima espressione parentetica dopo l’apertura di picture, espressione che non puoi cancellare assolutamante; è la seconda espressione parentetica che è facoltativa, quella dell’offset.
      Rimettendo a posto le tue cose, il seguente esempio minimo compilabile funziona come si deve.`\documentclass{article}
      \usepackage{pict2e}
      \usepackage{kantlipsum}

      \begin{document}

      \kant[1]

      \begin{center}
      \unitlength=\dimexpr\textwidth/400\relax
      \centering
      \begin{picture}(400,40)(0,-25)
      \put(0,0){\line(1,0){400}}
      \multiput(0,0)(40,0){11}{\line(0,1){5}}
      \put(0,10){\makebox(0,0){0}}
      \put(0,-25){\makebox(0,0){28'500}}
      \put(40,10){\makebox(0,0){1}}
      \put(43,-25){\makebox(0,0){5'348.54}}
      \put(80,10){\makebox(0,0){2}}
      \put(89,-25){\makebox(0,0){5'348.54}}
      \put(120,10){\makebox(0,0){3}}
      \put(160,10){\makebox(0,0){4}}
      \put(200,10){\makebox(0,0){5}}
      \put(240,10){\makebox(0,0){6}}
      \put(240,-25){\makebox(0,0){R**}}
      \put(280,10){\makebox(0,0){7}}
      \put(320,10){\makebox(0,0){8}}
      \put(360,10){\makebox(0,0){9}}
      \put(400,10){\makebox(0,0){10}}
      \put(280,-25){\makebox(0,0){R**}}
      \put(320,-25){\makebox(0,0){R**}}
      \put(360,-25){\makebox(0,0){R**}}
      \put(400,-25){\makebox(0,0){R**}}
      \end{picture}
      \end{center}

      \kant[2]

      \end{document}` Nota che quell’espressione [tt]\dimexpr\textwidth/400\relax[/tt] serve per scegliere una unità di misura adeguata e proporzionale alla giustezza del tuo testo; non mettere una larghezza di 500 con una unità ignota, usandone poi solo 400; l’unità ignota è il punto tipografico americano che vale la frazione 72,27 di un pollice; tu sai che relazione c’è fra questa unità e la giustezza ([tt]\textwidth[/tt]) del tuo testo? No; non lo so nemmeno io; ma scrivendo una espressione relativa che definisce l’unità di misura relativamente alla larghezza del testo, sono sicuro di non fuoriuscire dai margini se non per piccole parti dei label centrati sotto i segni di scala del tuo asse.

      in risposta a: Scalare Latin Modern Typewriter Proportional #99145
      OldClaudio
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        Già, non ci avevo pensato; con u file.sty tutto si ridurrebbe a chiamare il pacchetto con un’opzione costituita dal fattore di scala. Molto più semplice. Se vuoi ti scrivo il file .sty.

        In realtà mi domando perché, specialmente per i Latin Modern che sono scalabili con continuità a tratti non ci abbiano pensato quelli del GUST.

        in risposta a: Scalare Latin Modern Typewriter Proportional #99143
        OldClaudio
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          samiel” post=98693Eh, so che con Xelatex certe operazioni sono assai semplici.
          Ma un Latin Modern possibile che non si possa scalare con pdflatex?

          Come ti ho detto si può fare. Ivan ha ribadito che l’ho già fatto per la sua classe suftesi e il font Porson.

          Certo non puoi scalare i font usando il comando \renewcommand il cui unico argomento facoltativo lecito è il numero degli argomenti che possono essere gestiti dal comando che stai ridefinendo.

          Forse si potrebbe definre un comando che inserisce il fattore di scala nella descrizione del font; non ci ho mai provato, ma come dice Ivan non serve modificare una Ferrari per andare sullo sterrato. Lui propende per unHummer; io propoendo per un lavoretto sporco, da non imitare, ma che per un dato documento può servire.

          Assumo che tu stia usando la codifica T1 per tutti i latin modern compreso il teletype a spaziatura variabile. Allora bisogna modificare il file t1lmvtt.fd. Non serve andarlo a cercare sul tuo disco, perché qui te lo do già modificato; ti copia questo codice e salvalo con il nome t1lmvtt.fd nella cartela del tuo documento.`% This file belongs to the Latin Modern package. The work is released
          % under the GUST Font License. See the MANIFEST-Latin-Modern.txt and
          % README-Latin-Modern.txt files for the details. For the most recent version of
          % this license see http://www.gust.org.pl/fonts/licenses/GUST-FONT-LICENSE.txt
          % or http://tug.org/fonts/licenses/GUST-FONT-LICENSE.txt

          % QUESTO FILE E' MODIFICATO RISPETTO ALL'ORIGINALE MA, MALGRADO LA LICENZA NE CONSENTA
          % LA MAODIFICA, NON E' POSSIBILE CAMBIARGLI IL NOME COME LA LICENZA RICHIEDE.
          %
          % ******************************************
          % * LO SI USI A PROPRIO RISCHIO E PERICOLO *
          % ******************************************

          \ProvidesFile{t1lmvtt.fd}[2009/10/30 v1.6 Font defs for Latin Modern]
          \DeclareFontFamily{T1}{lmvtt}{}

          \ifx\lmtt@use@light@as@normal\@empty
          % macro defined, so we use the light variant as medium (m), and
          % medium as semi-bold (sb):
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{sb}{n}
          {<-> ec-lmvtt10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{sb}{sl}
          {<-> ec-lmvtto10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{sb}{it}
          {<->sub*lmvtt/m/sl}{}
          %%%%%%%% light (l) and dark (b) variants:
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{m}{n}
          {<-> ec-lmvtl10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{m}{sl}
          {<-> ec-lmvtlo10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{m}{it}
          {<->sub*lmvtt/l/sl}{}

          \else
          % usual setup of variants:
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{m}{n}
          {<-> [0.95] ec-lmvtt10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{m}{sl}
          {<-> [0.95] ec-lmvtto10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{m}{it}
          {<->sub*lmvtt/m/sl}{}
          %%%%%%%% light (l) and dark (b) variants:
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{l}{n}
          {<-> [0.95] ec-lmvtl10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{l}{sl}
          {<-> [0.95] ec-lmvtlo10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{l}{it}
          {<->sub*lmvtt/l/sl}{}
          \fi
          % bold is always bold (b):
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{b}{n}
          {<-> [0.95] ec-lmvtk10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{b}{sl}
          {<-> [0.95] ec-lmvtko10}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{b}{it}
          {<->sub*lmvtt/b/sl}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{bx}{n}
          {<->ssub*lmvtt/b/n}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{bx}{sl}
          {<->ssub*lmvtt/b/sl}{}
          \DeclareFontShape{T1}{lmvtt}{bx}{it}
          {<->sub*lmvtt/b/sl}{}
          \endinput
          %%
          %% End of file `t1lmvtt.fd'.`

          Vedrai che fra parentesi quadre tro 0.95; sostituiscine il valore con quello che più si adatta con gli altri tuoi font. Qui ti metto un esempio minimo compilabile.`\documentclass{article}
          \usepackage[T1]{fontenc}
          \usepackage{lmodern}
          \renewcommand*\ttdefault{lmvtt}

          \begin{document}
          \sffamily Questo testo viene scritto con un font lineare, mentre
          \ttfamily questo testo viene scritto in teletype a spaziatura variabile.
          \end{document}`

          Se al posto di 0.95 ci metti 0.5 vedi un cambio drammatico…; ovviamente non devi usare un fattore di scala così piccolo, ma te lo dicevo solo per mostrarti l’effetto di quei comandi.
          Siccome non mi hai detto quali altri font stai usando con questi lmvtt, non sono ingrado di mettere qualche altra cosa al posto di 0.95, che ho messo solo a titolo d’esempio.

          Questa non è un Hummer, ma è una comune vetture con i pneumatici MD (mud and snow).

          [EDIT] Aggiunta di una modifica.

          Ti propongo una modifica che ti rende il lavoro più semplice.

          Prendi il file t1lmvtt.fd e sostituisci il valore 0.95 in tutte le sue posizioni con la macro [tt]\lmvtt@scale@factor[/tt]. poi prova il seguente esempio minimo compilabile:`\documentclass{article}
          % Define commands for setting a scaling factor for Latin Modern Variable teletype fonts
          % (only T1 encoded)
          \usepackage{etoolbox}
          % Provide a default value
          \csdef{lmvtt@scale@factor}{1.0}
          % define a setting command
          \newcommand*\scalelmvttfonts[1]{\csdef{lmvtt@scale@factor}{#1}}

          \usepackage[T1]{fontenc}
          % before first mention of lmvtt fonts set a value different from default
          \scalelmvttfonts{0.95}
          \usepackage{lmodern}
          \renewcommand*\ttdefault{lmvtt}

          \begin{document}

          \sffamily Questo testo viene scritto con un font lineare, mentre \ttfamily questo testo viene scritto in teletype a spaziatura variabile.
          \end{document}`

          Semplicemente usando la macro \scalelmvttfonts con un argomento diverso da 1.0 puoi vedere i risultati senza bisogno di modificare ogni volta il file .fd.

          Va da sé che il file .fd, comunque, deve restare confinato nella cartella del documento dove ne vuoi fare uso.

          in risposta a: Scalare Latin Modern Typewriter Proportional #99141
          OldClaudio
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            Prova ad usare il pacchetto cfr-lm; esso usa i Latin Modern, ma attraverso ofnt virtuali cosicché hai tutte le possibili combinazioni. Le guide tematiche che tro vella sesione Documentazion/GuideTemariche di questo sito sono composte con quel pacchetto. A me non sembra che con quel pacchetto i tt proporzionali siano più grandi degli altri della stessa collezione, forse graze a diverse impostazioni die file .fd di descrizione dele famiglie di font, o forse per come sono congegnati i font virtuli che usano comunque i veri LAttin Moden.

            Inoltre tienei presente che anche i Latin Modern usabili con il pacchetto lmodern sono scalabili con continuità, benché dispongano dei corpi ottici; ca[isco che caricarli già scalati sarebbe meglio, ma puoi scalrli anche definendoti dei ocmandii adeguati mediante i comandi di basso livelli descritti, per esempio nella Guida Tematica sui font.

            Esiste un’altra possibilità che richiede un po’ di immaginazione edisponibità a fare attenzione di non combinare pasticci con i file.fd

            Visto che vuoi usare i font lmvtt, cercati il file corrispondente (non so come si chiami, ma penso che non sia difficile scoprirlo) te lo copi nella tau cartella di lavoro, poi modifichi le definizioni specificando un fattore di scala secondo la sintassi della guida fntguide (che leggi aprendo un terminale, scrivendoci dentro texdoc fntguide, premendo ; leggendo). Il file così modificato deve restare sempre nella tua cartella di lavoro, al massimo lo puoi mettere nel tuo albero personale (non quello locale, ma quello personale) e, dopo aver creato o aggiornato il filename dtabase del tuo albero personale, se la tua installazione lo richiede, lo puoi usare con qualunque documento in qualunque cartella tu lo crei, sempre e comunque al posto del file originale. Non puoi usare entrambi; o meglio puoi ma non nello stesso documento, ma devi ricordarti di eseguire qualche trucchetto.

            Perché con pdflatex queste cose non si possono fare in modo più semplice? perché pdflatex non può usare i font OpenTipe per i quali il pacchetto di gestione dei font OpenType, fontspec, può accedere alle loro proprietà. Ma pdflatex non può usare i font OpenTYpe, e quindi non può usare fontspec.

            Detto questo, i font tt Latin Modern proporzionali non sono perfetti, e hanno non pochi difetti; Nelle guide tematiche li ho dovuti togliere e lasciare i monospaziati; finché li usavo, non ho notato nessuna necessità di scalarli forse, appunto, perché il pacchetto cfr-lm lo fa già di suo.

            in risposta a: TOPtesi e problema con retrofrontespizio #99075
            OldClaudio
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              ho caricato al versione 5.86 di TOPtesi; forse già oggi è possibile aggiornare la distribuzione.

              L’unica novità “importante” è che ora convivono sia gli ambienti frontespizio e frontespizio* sia i comandi \frontespizio e \frontespizio*. La documentazione è aggiornata corrispondentemente..

              in risposta a: Problema con il sommario della tesi #99085
              OldClaudio
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                Bonalumi” post=98668
                Detto questo… Ho provato la tua soluzione ed è quasi perfetta, realizzando quel che volevo. Solo un neo, che se si potesse risolvere la renderebbe perfetta: è possibile rimuovere la numerazione da in fondo alla pagina?

                La soluzione di codice che ti avevo mandato con il mio ultimo messaggio serviva epr togliere il numero della pagina in calce; non funziona? Strano. È vero che non l’avevo collaudata, ma ad occhio mi pareva che dovesse funzionare. Mi fai vedere il sorgente che hai usato [solo per la parte ringraziamenti] per favore?

                in risposta a: utilizzo koma class scrltt2 #98968
                OldClaudio
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                  Grazie Lorenzo; avevo già visto questa pagina delle Poste Italiane, ma si riferiscono alle buste con una finestra sola. Se guardi le buste POSTEL, predisposte dalle Poste Italiane stesse, la finestra del mittente è nell’angolo superiore sinistro con adeguati margini.

                  Ne deduco, quindi che anche sulla rima pagina della corrispondenza l’indirizzo del mittente vada nell’angolo superiore sinistro del foglio. sempre con i soliti margini adeguati.

                  in risposta a: Problema con il sommario della tesi #99083
                  OldClaudio
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                    Non discuto quello che ha scritto Lapo; Lui dice: se vuoi mettere queste cose mettile in quest’ordine.

                    Io ho sempre detto, e qui lo ripeto, che i ringraziamanti e le dediche non ci volgiono.

                    Se si deve ringraziare qualcono lo si scrive alla fine dell’introduzione, ma questo qualcuno deve avere fatto qualcosa “a favore” della tesi, per esempio una ditta che ti ha ermesso di svolgre il lavoro sperimentale, progettuale, eccetera nei suoi laboratori; al tuttore aziandale che ti ha seguito durante il lavoro che hai svolto presso l’azienda. Certamente non sono da ringraziare parenti di ogni ordine e grado né amici, né compagni di corso, né , e questo è importate, relatori e correlatori, in quanto essi hanno svolto un loro compito istituzionale.

                    La dedica poi in una tesi è totalmente fuori luogo. Quindi il problema non si pone. Se proprio ci tieni, metti i ringraziamanti dopo il lungo sommario, e la dedica come terza pagina, cioè come seconda dopo il frontespizio. Ma insisto; non mettere quelle parti; i ringraziamanti necessari, come ho scritto sopra, li metti alla fine dell’introduzione che è anche il posto giusto per dire che hai svolto il lavoro sperimentale o di progettazione in azianda e non presso l’università, perché l’hai dovuto fare, eccetera.

                    Per la questione della pagina senza numero (ma comunque numerata, come è giusto che sia anche se il numero non è esposto) poi fare una cosa del genere:`\begingroup
                    \makeatletter
                    \let\ps@plan\ps@empty
                    \chapter*{titolo}
                    testo
                    \clearpage\endgroup` Nota che \chapter* non ti mette nente nelle testatine né nell’indice, ma compone la pagina iniziale con lo stile palin; con quello strano comando \let e quegli strani comandi che contengono il carattere @, si rende lo stile plain uguale allo stile empty; però questa cosa viene fatta solo dentro un gruppo, quindi uscendo dal grupo le cose ritornano come prima. Non ho collaudato quel codice, ma ad occhi dovrebbe funzionare.

                    in risposta a: GRAFICI SPECIALI #99093
                    OldClaudio
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                      L’ambiente picture ammette due coppie di coordinate`\begin{picture}(dim_x,dim_5)(offset_x,offset_y)`L’offset ti permette di cambiare al posizione dell’origine degli assi, ovviamente relativa all’angolo in basso a sinistra del rettangolo definiti con la prima coppia di coordinate.

                      Inserisci tranquillamente l’ambiente picture dentro un ambiente center e avrai lo spazio che vuoi; se inserisci l’ambiente picture dentro un ambiente figure hai anche a disposizione di mettere una didascalia.

                      in risposta a: GRAFICI SPECIALI #99091
                      OldClaudio
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                        Leggi bene la sintassi dei comandi; \polyline richiede almeno due coordinate; le coordinate sono coppie di valori numerici separati da una virgola e racchiusi fra parentesi tonde. `\polyliine(0)(1)(2)`non vuol dire niente; sembra essere una spezzata che unisce tre punti, ma le coordinate dei punti sono espresse male. Una cosa del tipo `\polyline(0,0)(2,0)(2,-1)`avrebbe più senso, ma ovviamante le coordinate (ascissa,ordinata) le devi indicare tu.

                        in risposta a: GRAFICI SPECIALI #99087
                        OldClaudio
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                          Il sistam TeX contiene diversi pacchetti per fare disegni, quelli che devi fare tu sono banali che non vale nemmeno la pena rivolgersi ai pacchetti “specializzati”.

                          Nessuno ne parla come se si vergonasse di nominare una cosa così rozza, ma LaTeX stesso contiene un ambiente che si chiama picture con il quale si possono fare disegni anche molto complessi, ma nessuno lo usa perché non ci vuole noente per usarlo a livello elementare.

                          Non viene descritto in nessuna guida come roba d’altri tempi.

                          Ti suggerisco di scaricare dalla sezione Documentazione/Guide Tematiche di questo sito il manuale di LaTeX intitolato Il LaTeX Reference Manual commentato e liberamente tradotto in italiano. C’è un intero paragrafo dedicato all’ambiente picture che leggi in 10 minuti e con gli esempi riportati sei subito in grado di usarlo.

                          Se ti sembra troppo semplice e rudimentale, c’è sempre il pacchetto TiKZ con il quale si fanno bellissimi disegni, ma nel tuo caso usare TiKZ sembra di voler ammazzare una zanzara con un cannone.

                          Nota: io con l’ambiente picture e molte macro che mi sono scritto ho disegnato tutti i circuiti elettrici ed elettronici di almeno quattro testi che ho scritto per per i miei allievi; usato come si deve quell’ambiente non è affatto rudimentale e produce disegni vettoriali che, producendo la tesi con pdflatex, danno luogo a dei disegni impeccabili sia a stampa sia a schermo; naturalmente con TiKX forse verrebbero anche meglio (in realtà il pacchetto circuitikz che usa TiKZ per disegnare circuiti elettrici ed elettronici a me non piace proprio per la qualità dei disegni, ma i guisti personali sono, appunto, personali).

                          in risposta a: Problema con il sommario della tesi #99081
                          OldClaudio
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                            Un altro metodo è creare un capitolo come il sommario che ti ha descritto @OldClaudio, con il comando \chapter*

                            Be’ non proprio, perché con \chapter con o senza asterisco la pagina viene composta in stile plain, cioè con il numero della pagina in basso.

                            Con qualche artificio si potrebbe fare in modo che il numero di pagina non compaia, ma bisogna arrampicarsi sui vetri.

                            in risposta a: Problema con il sommario della tesi #99077
                            OldClaudio
                            Partecipante
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                              Il tuo risultato dipende essenzialmente dal fatto che il primo capoverso è lungo quasi quanto una pagina e che non hai seprato i capoversi con una riga vuota; Ovviamente non si riesce a mantenere il filo del discorso con un capoverso chilometrico.

                              L’ambente abstract di Lapo Mori serve per un abstract che di solito è di poche righe, diciamo una decina di righe, ed è già lungo.

                              Allora non confondere un abstract con un sommario. Se cerchi sul vocabolario trovi che la parola inglese viene legata alla parola italiana, ma negli scritti angloamericani abstract non vuol dire summary. Il primo è molto breve, il secondo può essere lungo anche un paio di pagine, magari anche tre.

                              Dunque il tuo è un summary di più di una pagina; il lo comporrei come un \chapter*, in modo che non vada a finire nell’indice e mantenga lo stesso stile di altri capitoli; va bene quello dell’indice, mi andrebbe meno bene quello di lenny (troppo ornato per un sommario), ma non userei l’ambiente abstract di Lapo, che va bene, appunto, solo per un “estratto” molto concentrato.

                              in risposta a: utilizzo koma class scrltt2 #98966
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Non che non esistano di diverse, ma prova a comprare una scatola di buste con le finestre per far trasparire il mittente e il destinatario; non so se ci sia una norma UNI o DIN o ISO, ma le buste con finestre non personalizzate per un particolare cliente sono prodotte con la finestra (piccola) del mittente in alto a sinistra e con al finestra (grande) per il destinatario a destra, con dei margini ben precisi e con dimensioni ben precise. Quando ci metti dentro una lettera di uno o più fogli in formato A4 piegata in 3, come si fa di solito, la prima pagina della lettera deve quindi avere il mittente in alto a sinistra e il destinatario a destra, entrambi dentro rettangoli virtuali che corrispondono alle posizioni e alle dimensioni delle finestre nella busta.

                                Non sarà un caso se l’industria cartografica produce di serie solo buste di questo tipo in Italia. Ricordo di avere cercato informazioni normative in passato, ma le ho trovate solo per il Giappone e la Svizzera. La classe scrltt2 dovrebbe rispettare le norme DIN ma offre opzioni anche per altre norme.

                                in risposta a: Numerazione figure e tabelle #98843
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Non sbagli niente, ho l’impressione che tu abbia messo il piede su un baco bene nascosto tra le classi e i pacchetti più difficli da usare, screprt, classicthesis e arsclassica. Ars carica già di us il pacchetto caption; le parole chiave tablecaption e figurecaption con scrreprt non servono a niente, e classicthesis ci mette del suo a rendere le cose difficli. Ho provato a tracciare i comandi eseguiti, ma non sono riuscito a trovare il responsabile di quel punto spurio. Ho però una soluzione che a me funziona; eccola:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                                  % !TEX TS-program = pdflatex

                                  \documentclass[headinclude,%
                                  footinclude,%
                                  BCOR5mm,%
                                  cleardoublepage=empty,%
                                  % draft%
                                  ]{scrbook}

                                  %\usepackage{trace}

                                  \usepackage[T1]{fontenc}
                                  \usepackage[utf8]{inputenc}
                                  \usepackage[english]{babel}

                                  \usepackage{fixltx2e}

                                  % Figure e tabelle
                                  \usepackage{graphicx}
                                  \usepackage{subfig}

                                  % Classicthesis e Arsclassica
                                  \usepackage[%drafting,%
                                  eulerchapternumbers,%
                                  beramono,%
                                  eulermath,%
                                  pdfspacing,%
                                  floatperchapter,%
                                  subfig%
                                  ]{classicthesis}
                                  \usepackage{arsclassica}

                                  % Impostazioni pacchetti
                                  \DeclareCaptionLabelSeparator{spazio}{\enspace}

                                  \captionsetup{font=small,labelsep=spazio}

                                  \begin{document}
                                  \chapter{Primo capitolo}

                                  \begin{figure}[tb]
                                  \centering
                                  \includegraphics{falpha-2014-12-10}
                                  \caption{The function $f_\alpha$.}
                                  \end{figure}

                                  \appendix
                                  \chapter{Prima appendice}

                                  \begin{figure}[tb]
                                  \centering
                                  \includegraphics{falpha-2014-12-10}
                                  \caption{The function $f_\alpha$.}
                                  \end{figure}

                                  \end{document}`

                                  In sostanza definisco uno stile di separazione formato solo da uno spazio; e a quanto pare dopo un paio di compilazioni sia senza appendice sia con l’appendice c’è solo un punto e uno spazio; il punto non fa parte dello stiel ma o la classe o i pacchetti lo aggiungono per conto loro.

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