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Non tutti i font matematici ne dispongono; se leggi la documentazione dei simboli matematici (terminale: texdoc symbols ) trovi con alcuni font il comando [tt]\fint[/tt] che ha una barra obliqua; trovi [tt] \strokedint[/tt] che ha una barra orizzontale e altri.Guarda anche la documentazione di newtx e newpx (sempre con texdoc) che sono pacchetti uovi e non sono ancora documentati nel documento symbols.pdf; i nomi potrebbero essere ulteriormente diversi.
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Vedi, il copro dei caratteri era una cosa ben chiara quando i caratteri erano costituiti da blocchetti metallici; da quando sono ottici oppure elettronici, il concetto è abbastanza astratto.Più o meno un dato corpo (per esempio 11pt, che con LaTeX vuol dire 10.95pt) rappresenta la distanza fra la retta aorizzontale tangente superiormente al carattere più alto e la retta orizzontale tangente inferiormente al carattere più profondo; in realtà è una misura convenzionale, non molto diversa da quanto ho scritto prima, ma comunque ne sottolinea la convenzionalità.
Visualmmente due font dello stesso corpo possono apparire diversamente grandi a seconda dell’altezza delle minuscole senza ascendenti, come a c e m n o r s u v w x z.
I confronti andrebbero fatti con font della stessa collezione; i font con grazie proporzionali e i font senza grazie proporzionali della collezione Computer Modern vanno bene assieme perché non hanno solo lo stesso corpo, ma anche lo stesso “occhio mediano” (l’altezza delle minuscole senza ascendenti0 e pressappoco la stessa nerezza. ma se metti insieme un tondo da 11pt, con grazie, proporzionale, Computer Modern con un font da 11pt, senza grazie, proporzionale, helvetica, è qust’ultimo sembra enormemente più grande a causa dell’occhio mediano più grande.
Con XeLaTeX sarebbe possibile mescolare font con occhi mediani divrrsi perché è possibile cambiar loro scala perché vengano riprodotti con lo stesso occhio mediano.
Se poi prendi font tondi proporzionali con grazie di disegno diverso come i Computer Modern e i Times, è ovvio che essi appaiono diversamente grandi perché sono diversamente grandi.
Aggiungi che l’avanzamento di riga, la distanza fra le righe di base di due righe di testo consecutive, modernamente chiamata interlinea (ma è una violenza sul significato delle parole), può fare apparire due testi scritti con lo stesso font come diversi, sebbene il font sia lo stesso mentre è solo diverso lo spazio fra una liga e la successiva; figuriamoci poi se i font sono diversi; questo diverso avanzamento di riga esalta ancora di piì le differenze di disegno dei due font.
Ecco perché accostare i font di diverse collezioni, famiglie, serie, forme e corpi è un’arte molto difficile che richiede professionalità che noi dilettanti non abbiamo; io invidio chi chi possiede questa professionalità, perché io ne sono privo; conosco un po’ la teoria, ma non la so usare.
24 Agosto 2013 alle 11:48 in risposta a: Separare l’elenco degli acronimi dal glossario (glossaries) #88240::
Scusami Marco se ti rispondo solo ora, ma sono stato occupato tutta la mattinata in altre cose.No, ci sono al massimo 16 canali per scrivere e 16 canali per leggere; però quasi tutti i file ausiliari sono letti e scritti, quindi ogni file ausiliario occupa un canale di scrittura e un canale di lettura.
I canali sono i mezzi attraverso i quali scorre l’informazione dal processore al disco (scrittura) o dal disco al processore (lettura).
Non mi risulta che si possa aumentare il numero di canali, perché il loro numero indicativo (da 0 a 15) è codificacato con un nipple (cioè mezzo byte) e l’altro mezzo byte serve per specificare il tipo di informazione da leggere. Per la verità non mi sono mai premurato di leggere la descizione del programma TeX di Knuth, che ha scritto in linguaggio Web (pascal commentato) e io non ho mai programmato in pascal; ricordo solo che i canali (stream) di scrittura e lettura erano identificati con numeri, ma non mi sono mai preoccupato di vedere quanto fossero limitati. In fortran i canali da e verso le periferiche sono ugualmente identificati mediante numeri, ma io non ho mai dovuto usare numeri più alti di 14 nei miei programmi; mi pare però che il fortran moderno ammetta 100 canali numerati da o a 99; non ci metterei le mani nel fuoco.
Nel caso di LaTeX non si parla solo dei file che contengono cose importanti come i toc, lof, lot e simili. ci sono anche i file .log, .aux (questi possono essere molti, se si usa \include, ma se ne usano al massimo due alla volta); ci sono anche i file di navigazione di hyperref (.out) i file idx e ind, per l’indice analitico e anche questi possono essere molti se si scrivono più indici analitici per lo stesso documento, tutti usati contemporaneamente, e via di questo passo.
A me non è mai successo di arrivare con LaTeX a superare il numero di 16 canli contemporaneamente aperti, ma sono al corrente del problema, non solo perché il TeXbook ne parla diffusamente, ma anche perché la scrittura dei file .dtx per documentare il codice di diversi pacchetti contemporaneamente potrebbe richiedere diversi, moli, troppi canali aperti simultaneamente.
Quindi vedi che anche se è raro, il problema è previsto.
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Io non uso mai la rcerca degli eroori in quel modo, ma ammetto che sarebbe molto comodo.Nel file “ausiliario” hai indicato mediante le righe magiche quale sia il file root? È probabile che basti inserire quella riga magica (cerca Magic comments nella documentazione di TeXworks) per ottenere quello che desideri.
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Se sei collegato al mirror di Roma2 non mi stupirei.
Ci sono mirror più veloci, come quello garr di Bologna, o i mirror austriaci (per esempio quello di Vienna) o svizzeri (per esempio switch di Zurigo) li trovi tutti nella documentazione sul sito CTAN; Io di solito mi collego ad un mirror olandese:http://archive.cs.uu.nl/mirror/CTAN/systems/texlive/tlnet
e mi trovo molto bene.
File di archivio dovrebbe essere un file di cui è consentita a tutti la lettura e la scrittura.
23 Agosto 2013 alle 20:12 in risposta a: Separare l’elenco degli acronimi dal glossario (glossaries) #88236::
Hai ragione, in un certo senso:! No room for a new \write .
\alloc@ …else \errmessage {No room for a new #2}
\fi \fi
l.147 \end{document}Il sistema TeX può tenere aperti al massimo 16 canali per scrivere e 16 canali per leggere; quindi la parte che ti ho messo in rosso dice che vorresti scrivere nel diciassettesimo canale, il che è impossibile.
Come risolvere? È difficile dirlo senza sapere quali canali sono aperti, e quali il compilatore vorrebbe aprire e per quali scopi.
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In questo caso direi che il tuo database dei nomi dei file non è aggiornato; MiKTeX Settings ha un apposito bottone per aggiornare i database dei nomi dei file per tutti gli alberi (di sistema, personale ed altri) della tua installazione, purché questi siano elencati nell’apposita finestra dello stesso MiKTeX Settings.
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Il compito dei programmi bibtex e biber è proprio quello di estrarre dal database solo i riferimenti che sono stati citati; la tua soluzione consiste nel citare per davvero nei luoghi opportuni i testi a cui vuoi fare riferimento.\nocite serve per elencare i testi da includere nella bibliografia come se fossero stati citati; inoltre \nocite(*) serve per riportare nella bibliografia tutti i testi che compaiono nel database .bib.
Non mi risulta che esista un comando del tipo \citeonly{…} oppure \excludefrombib{….} come tu vorresti; certo non sono elencati nelle documentazioni di bibtex e di biber.
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Forse hai inserito i comandi \label prima del comando \caption?Compaiono le rispettive etichette dentor il file .aux?
Compili le appendici insieme al resto della tesi o le compili separatamente? Se le compili separatamente (senza usare il meccanismo di \includeonly e \include) è ovvio che tu non possa vedere quelle etichette.
Ecco questi sono alcuni spunti per cercare di cpaire il tuo problema, ma senza esempio minimo compilabile, è difficile dire qualcosa.
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Non so cosa dirti.
Speriamo che qualcuno più esperto di me con le bibliografie ti possa aiutare.Credo che in realtà il pacchetto biblatex non sia caricato in modo completo, oppure che sia necessario caricare anche altri pacchetti. È il solito problema di MiKTeX caricato in forma basic, cioè abbondantemente incompleta, con la speranza che sia davvero capace di installarsi al volo i pacchetti che non ha ma che gli servono.
A me con TeXLive queste cose non sono mai successe; non avendo una macchina Windows sottomano non sono nemmeno in grado di simulare il tuo problema.
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Se preferisci conservare MiKTeX2.9 (cosa che ti sconsiglierei, come ho già fatto tutte le volte che scrivo sul furum); disinstalla la versione minimale che hai installato e installa la versione completa, accedendo alla stessa pagina del sito MiKTeX a cui ti sei connessa per installare la versione parziale, ma scendendo un poco piì giù nella finestra e cliccando il link dove si parla di installazione completa.Ritengo che installare la distribuzione TeXLive sia meglio, ma non è obbligatorio; è invece importante disporre di una versione completa proprio per i motivi che ti ha detto @cfiandra.
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Difficile dire qualcosa senza vedere come è composta la bibliografia.Tuttavia la mia obbiezione è che non devi puntare a rendere cliccabile il ritorno al punto di partenza del testo, perché ogni riferimento bibliografico potrebbe essere citato più di una volta; quindi vicino al riferimento composto nella sezione della bibliografia dovrebbero esserci più link a target diversi. Inve quello che dico io è che da qualunque punto del testo tu sia passato al puto rilevante della bibliografia (che ripeto potrebbe costituire la destinazione di diversi link) l’unico modo per tornare con certezza alla pagina di partenza è quello di sfruttare la freccia nera che punta a sinistra per tornare alla pagina precisa da cui eri partito. Questa è un proprietà del formato PDF, quella di ricordare le pagine visitate in precedenza, per cui tocca al visulaizzatore il compito di tornare alla pagina da cui eri partito per andare alla bibliografia; non tocca all’utente di ricordarsi il numero di pagina, o cose simili, per cliccare il link giusto nella bibliografia al fine di tornare alla pagina giusta.
Non credo che il tuo meccanismo sia usabile se lo stesso riferimento è linkato più di una sola volta.
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Se durante l’esecuzione di secondo pdflatex, quando viene letto ed eseguito il file .bbl viene preso il ramo del comando condizionale \@ifundefined, vuol dire che la control sequence \ver@biblatex non risulta definita; siccome apparentemente tu il file biblatex l’hai invocato e caricato i casi sono due:
1) il file biblatex,sty che ti ritrovi manca dekka definzione di quella stringa, er esempio perché è obsoleto o bacato, oppure
2) per qualche motivo non ti esegue il comando \usepackage[…]{biblatex}A questo punto non saprei cosa dirti; riprova a controllare dalla finestra comandi se il comando`kpsewhich biblatex.sty` ti risponde con un percorso completo di quel file; se non ti indica nessun percorso completo di quel file, aggiorna il database dei nomi dei file della tua distribuziione; ricontrolla con kpsewhich dopo aver aggiornato quel database dei nomi dei file; se non ti compare ancora una rispsta completa da aprte di kpsewhich, chissà che cosa è successo al tuo calcolatore.
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