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In quale cartella si trova il file grafico che contiene il logo della sede? Quale estensione ha?Ricorda:
1) i file grafici devono risiedere (a) nella stessa cartella del file principale (o unico) della tesi, oppure (b) in una cartella subalterna al quella del file principale, ma dichiarata con il comando \graphicspath, oppure 9c0 in una qualsiasi cartella che si trovi sul path di ricerca dei file di cui pdflatex ha bisogno.
2) latex accetta solo file in formato EPS oppure METAFOONT; pdflatex accetta solo i formati PDF, JPG, PNG, METAFONT e, se pdflatex è sufficientemente moderno, anche EPS, che però deve trasformare in PDF, e lo fa lui direttamente se, appunto, è sufficientemente moderno.
3) ogni altro formato di logo, come BNP, TIFF, GIF, e simili deve venire preventivamente trasformato in uno dei formati accettabili; ovviamente non basta cambiarne l’estensione, perché l’estensione serve proprio per identificarne il tipo di contenuto; bisogna trasformali con opportuni programmi; la cosa è descritta nella Guida GuIT. Di solito con queste forme a matrici di pixel il programma GIMP funziona benissimo; ma se si desidera in uscita un file EPS oppure un file PDF, entranbi formati vettoriali, GIMP non è più adatto e ci vogliono altri programmi. Vedi la guida che ti ho indicato sopra (scaricabile dalla sezione Documentazione di questo forum).
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Dal Dizionario Italiano on line:ahimè [aj’mɛ]
inter.inter
esprime compassione, dolore rimpianto; è sempre seguita dal punto esclamativo.Come vedi l’accento è grave e la pronuncia della e è aperta. Non esistono alternative.
Non mi ricordo più dove ho visto la possibilità di cambiare le impostazioni si synctex.
Io ho uno schermo panoramico ( il mio portatile è un MacBookPro e il mio “all-in-one” è un dove le due finestre stanno comodamente una accanto all’altra, ma mela+T funziona qualunque delle due finestre sia attiva; se lavoro con file subalterni, sono le righe magiche che controllano quale main file pdflatex compilerà, come sai bene.
Quando dico “a meno che il pdf non sia stato ricompilato” intendo esattamente quello, cioè se esegue delle modifiche sul sorgente poi mi sposto in un altro punto della finestra pdf s clicco mela+click, la sincronizzazione mi punta alla riga puntata dalla compilazione precedente; se voglio la sincronizzazione da pdf a tex devo prima compilare il documento (compilare in questo caso vuol dire eseguire uno dei programmi del sistema TeX, sia esso pdflatex, xelatex lualatex o quant’altro; forse bisognerebbe dire comporre, visto che quei programmi sono programmi di composizione tipografica, ma quando si è nel campo delle applicazioni informatiche compilare è un verbo generico che vuol dire trasformare un file sorgente in un altro file).
BibDesk è facilissimo da usare e raramente tocca leggere l’help per sapere come fare certe cose.
TeXLive Utility.app è l’equivalente della versione a interfaccia grafica di tlmgr (sempre usabile anche sul Mac), am l’app specifica è, secondo me, decisamente più comoda.
LaTeXit secondo me non serve a granché, ma è una bella GUI (graphic user interface) per scrivere equazioni; io preferisco scriverle direttamente.
Per i dizionari ortografici, specialmente per quello italiano (quelli diversi dall’inglese, insomma), preferisco quelli suggeriti dall’Help di TeXShop, cioè quelli di OpenOffice o LibreOffice.
Fra i file nascosti (scopri come renderli visibili) c’è un file “script” dove sono indicate le impostazioni interne che di solito vengono personalizzate mediante le preferenze, ma non è vietato modificare a mano quel file, anche se si possono fare pasticci inenarrabili; lo si fa a proprio rischio e pericolo. Forse è lì dove si può modificare synctex.
Invece in ~/Library/TeXShop ci sono molte cose interessanti per la confugrazione di TeXShop e molti file pdf che descrivono questa o quella funzionalità; TeXShop ha funzionalità impensate che si scoprono solo leggendo quei file; ne cito una a caso: la sincronizzazione delle citazioni bibliografiche (‘cite, tanto per intenderci) nel file sorgente con il file aperto con BibDesk. Può essere molto utile. ma ci sono molte altre funzionalità misconosciute.
::Dork” post=87798Grazie OldClaudio, destra e sinistra spesso le confondo…si si è a sinistra…cmd+ctrl+e stesso risultato mi evidenzia
\bigin{document} nel main.
Ho deciso di non disinstallare tutto perché è stupido e impulsivo..alla peggio provo (se non riesco a sistemarlo..) a cancellare solo TeXShop senza installare sopra la nuova versione (come avevo fatto) ma prima con appcleaner (che conosco ma venendo haimé da ambiente windows, anche se sono passati 3 anni ormai..a volte ho ancora dubbi che non basti..che ci vuoi fare..)
In ogni modo, se può essere utile, ho notato che nemmeno il sync funziona bene..spesso mi evidenzia testo vicino, spesso subito prima..ma mai l’esatta parola che evidenzio (nel pdf o nel sorgente non cambia)..poò essere d’aiuto alla diagnosi?
Intanto scarico TeXLive2013 🙂 (sperando che i criceti nel router non si siano presi l’influenza con la pioggia che c’è di fuori..)
Grazi ancora, se ho novità vi aggiorno subito!
Haimé o ahimè?
Non TeXLive 2013, ma MacTeX2013, mi raccomando; la versione di TeXLive per Mac si chiama MacTeX e contiene oltre a TeXLive con i suoi binari, anche altre applicazioni utili, come per esempio TeX Live Utility.app per eseguire gli aggiornamenti.
La sincronizzazione può venire configurata a livello di parola, di periodo, di capoverso; non mi ricordo come si faccia, ma non è opportuno scendere ad un livello troppo fine, altrimenti il file pdf diventa strepitosamente grande. Ecco perché passando da un finestra all’altra la corrispondenza è solo approssimativa e funziona decentemente solo se il file sorgente non è stato modificato, altrimenti il link dal pdf al tex punta alla riga prima della modifica e non dopo la modifica, a meno che il file pdf sia stato ricompilato, ovviamente.
Inoltre TeXShop è configurato con il soft wrap, cosicché ogni capoverso corrisponde ad un solo record, nel file sorgente; passando dal pdf al tex il link creato dal programma di sincronizzazione punta alla riga, quindi all’intero capoverso; se imposti TeXShop perché usi l’hard wrap, il programma di sincronizzazione punta alla riga precisa del file sorgente, ma l’editing diventa più laborioso senza il soft wrap.
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Per cancellare LaTeX (sei sicuro di quello che vuoi fare?) devi eliminare tutto il ramo che parte da 2013 in /user/local/texlive/Secondo me il sistema TeX, TeXLive 2013, non c’entra per niente. Qindi non fare quello che ti ho detto sopra.
Per eliminare le applicazioni completamente c’è il programmino/applicazione gratuita AppCleaner.app che puoi scaricare dal sito Apple,
Una volta installato lo lanci poi trascini col mouse, per esempio TeXShop.app ,nella finestra di questa piccola applicazione, che ti cerca tutti i file correlati e come dai il comando di eliminare TeXShop. te lo elimina e ti elimina ogni altra cosa collegata con TeXShop.Poi reinstalli TeXShop, lo riconfiguri ex novo, e poi puoi provare di nuovo.
Prima di fare tutto ciò, al primo arresto per errore, come nel piccolo esempio minimo compilabile che avevi allegato, invece di cliccare nell’angolo (destro?) sinistro dell’intestazione della finestra della console, prova a dare il comando/shortcut da tastiera shift+cmd+E (cmd sta per il pulsante dove c’è disegnata al mela e il quadrifoglio; shift è il tasto delle maiuscole) e vedi se anche così non funziona.
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Io ho sul portatile la versione 2.34 di TeXShop.Ho provato con i tuoi due file tendo bene gli occhi aperti; l’esecuzione si arresta all’errore \errorefatale e in alto a sinistra nella console c’è il richiamo Goto error e accanto ci sono i tasti per usare al tastiera invece del mouse; comunque cliccando in quell’angolo si riapre il gotoerrorinput.tex con la stringa \errorefatale evidenziata..
L’errore che commetti è quello di dare il comando s nella riga di comando in basso nella console; invece di premere shift+cmd+E oppure di cliccare nell’angolo in alto a sinistra della console.
Grazie; ho imparato anch’io qualcosa; come ho detto uso TeXShop da quando esiste, ma non mi sono mai servito di questa funzionalità.
27 Agosto 2013 alle 9:33 in risposta a: Vorrei che non ci fosse il testo interposto tra le tabelle.. #88329::
Il problema degli oggetti flottanti è il solito tormentone che nasce dal non aver “studiato” il meccanismo con il qule gli oggetti mobili vengono inseriti nel testo; Questo meccanismo è spiegato sia nella guida tematica il LaTeX Reference Manual commentato (e liberamente tradotto in italiano), sia più diffusamente nella Guida GuIT, entrambi liberamente scaricabili dalla sezione Documentazione di questo sito.Perché le due tabelle inserite in un unico ambiente table vanno a finire in fondo al capitolo o in fondo al documento?
Perché si sono specificate elle opzioni che non possono essere soddisfatte fino a quando a fine capitolo le restrizioni alla mobilità degli oggetti mobili vengono eliminate.
Supponiamo che tu abbia una prima tabella che con la sua didascalia occupa i 4 decimi della pagina e tu abbia specificato le opzioni ht; supponiamo che la seconda tabella con la sua didascalia occupi altrettanto spazio e abbai le opzioni hb; è ovvio che i restanti due decimi di pagina possono essere riempiti con del testo (in realtà le frazioni che ti ho indicato non lo permetterebbero, ma lascia perdere questo dettaglio; è il principio quello che conta).
Questa disposizione non ti piace e segui il suggerimento di mettere entrambe le tabelle dentro lo stesso ambiente mobile table, al quale lasci le opzioni ht, così i restati 2 decimi di pagina da riempire col testo restano in fondo alla pagina. Ma… cosa succede? questo float blocca la coda dei float e lui e ogni altro float di tipo table va a finire in coda al documento. È giusto che LaTeX faccia così. perché? perché il nuovo float, che oltre le tabelle e le didascalie conterrà anche almeno una riga di spazio fra i due oggetti, occupa ora poco più degli otto decimi di pagina; e per il float posizionati con il codice H non se ne parla nemmeno di poter stare qui; per quelli da mettere in posizione con il codice t l’altezza supera i 7 decimi e LaTeX mette in posizione tali oggetti mobili solo se non superano i 7 decimi. dunque, non avendo altre opzioni per essere sputato fuori, resta in coda bloccandola fino alla fine del capitolo.
Soluzioni; ne conosco almeno due:
1) metti solo il codice di posizionamento p; la doppia tabella ti esce alla prima pagina utile;
2) usi il pacchetto afterpage e inserisci un [tt]\afterpage{\clearpage}[/tt] dopo la tabella; anche questa manovra ti consente di avere la doppia tabella alla prima pagina utile.Attenzione, se intervengono dei comandi di sezionamento né il primo né il secondo metodo ti fanno uscire la doppia tabella al primo cambio di pagina, ma potrebbero dilazionare la cosa o non funzionare affatto.
3) puoi aggiungere ai comandi di posizione ht il descrittore ! (punto esclamativo); può darsi che ce la faccia a metterti la doppia tabella in testa alla pagina seguita da poche righe di testo; ma non è garantito, e se subito dopo e poche righe di testo c’è un comando di sezionamento, onde evitare righe vedove e orfane, LaTeX ti può ritardare l’uscita della doppia tabella.
Sono tutti “trucchi” che si imparano capendo il meccanismo di gestione degli oggetti mobili (o oggetti flottanti, o oggetti galleggianti), ma sono ocse che non si possono scoprire a intuito; è veramente necessario documentarsi.
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Ti interessano Type 1 o OpenType?Dovresti specificarlo, perché chiaramente non è la stessa cosa. Coi primi usi pdfLaTeX, con i secondi XeLaTeX o LuaLaTeX (sebben sia anche possibile fare l’opposto, ma per adattare dei font OpenType all’uso di pdfLaTeX è dura).
Sul tuo Mac in Libreria/Fonts non hai trovato niente di decente fra gli OpenType che hai già a bordo?
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La pagina pdf è fisicamente determinata, per cui anche quanto ci è scritto dentro è fisicamante determinato.L’unico modo per leggere decentemente su un iPad qualcosa scritto su una pagina A4, è quello di tenere l’apparecchio in posizione “panoramica” (lato lungo orizzontale) e rimpicciolire l’immagine in modo che sia largo quanto al pagina; naturalmente per leggere quanto la pagina contiene, bisogna far scorrere l’immagine della pagina con il solito “scroll”.
La soluzione alternativa è quella di ricomporre i documenti senza usare l’orientamento landscape, specificando come dimensione fisica della pagina le dimensioni dello schermo, e usare geometry per stabilire margini esterni piccolissimi, diciamo 5mm o anche meno.
Disponendo dei sorgenti .tex non dovrebbe essere troppo difficile, e non lo è affatto se le pagine contengono solo testo; con formule, figure, e tabelle forse bisogna rimetterci le mani, perché lo specchio di stampa risulta significativamente più piccolo di quello normalmente usato per una pagina A4. Io ho provato questa strada e non è male, ma richiede tempo e pazienza se il testo da ricomporre contiene oggetti di grandi dimensioni.
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@Dork, scusami, sono io che ho sbagliato e ho risposto supponendo che stessi usando TeXworks e non TeXShop.La procedura che ho descritto, comodissima, riguarda TeXworks; per questo ti ringrazio perché mi hai dato la possibilità di scoprire ed usare una funzionalità che non avevo mai usato, pur essendo al corrente della sua esistenza.
Ho controllato con TeXShop, ma anch’io non riesco a far funzionare la ricerca goto error.
In verità uso TeXShop da quando esiste, mi pare dal 2007; e non ho mai sentito la necessità di ricorrere a questa funzionaltà; ho impostato TeXShop perché lanci pdflatex in errorstopmode, quindi ad ogni errore si ferma, eventualmente correggo il punto errato cercando il file contenete l’errore e poi usando goto line e naturalmente se si tratta di un errore di spelling di comandi, introduco nella riga il comando scritto in modo corretto con il codice I, oppure spero che non vi siano errori fatali, premo S e poi INVIO e vado fino alla fine; in certi caso premo nella console il tasto Abort.
Certamente esistono modi piì intelligenti di procedere, ma questo che ho descritto mi va bene con qualunque editor; se lo trovo preimpostato per operare in scrollmode, ne cambio l’impostazione e lo metto in errorstopmode, che personalmente preferisco. La lavorazione di un documento, specialmente all’inizio può forse essere un po’ lenta, ma in definitiva vengo a conoscere in tempo reale gli errori commessi e la loro diagnostica; spessissimo introduco la specifica \errorcotextlines=9, così il messaggio d’errore risulta molto più dettagliato; quando si tratta di errori veramente difficili da analizzare uso il pacchetto trace e imposto \tracingon e \tracingoff a cavallo del tratto di file sorgente che produce l’errore. Visto che scrivo molte macro, ricorro a questo ultimo espediente molto spesso all’inizio della lavorazione di un documento. Poi quando il documento e le sue macro sono bene impostati il resto procede spedito.
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Ho aperto un file secondario di un mio documento; ho premuto il bottone verde e ho compilato dopo aver introdotto espressamente un errore in quel file secondario; mentre il programma girava ho cliccato sull’intestazione della “console” e invece di mantenere la visuale su “Console outpput” ho cliccato sulla stringa dell’intestazione “Errors, warnings, badboxes”.Alla fine della compilazione (all’errore ho risposto con la correzione nella riga/finestra in asso) la console è rimasta aperta con tutti gli errori, file per file, compresi i file .toc, .lof e .lot.
Gli errori, gli avvisi e le scatole brutte sono elencati file per file con la diagnostica accanto; se clicchi sol nome del file in blu in corrispondenza dell’errore, avviso, scatola che ti interessa, si apre il file corrispondente e si posiziona al punto giusto con l’indicazione evidenziata in azzurro del capoverso dove appare l’errore.Non uso nessun goto error, ma clicco dove viene segnalato l’errore; comodissimo e preciso.
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Infatti in quello che mostra l’esempio, nel capitolo 3 l’equazione è numerata solo con (5), ma nel capitolo 5 vi si fa riferimento con la numerazione completa 3.5, mentre nel capitolo 3 la si indica solo con il suo numero 5. Questo non si può fare con i comandi nativi di memoir \numberwithin e \numberwithout.Questo non è impossibile da fare ma è difficilissimo e temo ance che possa dare problemi se i comandi definiti e usati dietro le quinte non sono sufficientemente robusti.
Certo rinunciando a \label e \ref e alla numerazione automatica degli oggetti numerabili si pò fare tutto con semplicità, salvo spararsi un colpo quando bisogna aggiungere o togliere un oggetto numerato per una revisione editoriale o una revisione d’autore.
Per carità; evita di lavorare a mano, ed evita queste inutili complicazioni. Questo almeno è il mio consiglio; poi fai tu.
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1) leggi la documentazione della classe memoir con texdoc memoir; vi è spiegato come fare; cerca nell’indice analitico le parole counterwithin e counterwithout.
2) togliendo l’indicazione del capitolo avrai figure e tabelle ed equazioni numerate con una sola numerazione per tutto il documento; la cosa rende difficile reperirle, specialmente se il documento viene stamapto su carta; a schermo hyperref ti consente di trovarle con un click, ma solo a schermo, quindi… pensaci bene.
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