OldClaudio

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  • in risposta a: \documentclass[a4paper, draft, 12 pt]{book} #85832
    OldClaudio
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      Quindi vuoi i capitoli numerati, ma non vii che si veda il numero del capitolo; non puoi usare \chapter*, ma devi ridefinire il metodo di scrivere al prima pagina di capitoli; togliere la scritta Capitolo è facile; è togliere il numero che è difficile; attenzione si tratta di un numero che c’è, ma che non vuoi stampare, non si tratta di un capitolo non numerato. La cosa non è banale, ma è possibile; il peggio è che non ha senso!

      Non ha senso, infatti, usare una numerazione gerarchica con . quando se cerchi l’equazione 3.11, non sai quale sia e dove cominci la “sezione” corrispondente al numero 3.

      Ripensaci; e se vuoi vai a vedere come è definita la macro che crea l’intestazione del capitolo [tt]\m@makechpaterhead[/tt] nel file book.cls. Devi imparare a decifrare i comandi usati nella macro e vedere quali modificare o togliere. Capirai che la cosa è fattibile, ma che non è assolutamente banale.

      Siccome io non lo farei (non farei una cosa così priva di senso) molto cattivamente ti lascio l’esercizio da fare, pur avendoti dato un indizio sul come fare. 👿 😀

      in risposta a: Box di info e warning #85815
      OldClaudio
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        Mettila dentro una parobox o un ambiente minipage; documentazione: guida tematica LaTeX Reference Manual commentato; è in italiano e si scarica dalla sezione Documentazione di questo sito.

        in risposta a: Font shape `T1/aett/bx/n’ undefined #85825
        OldClaudio
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          Se apri il file di cui hai mandato il link con Adobe Reader e poi premi Ctrl+D oppure Cmd+D a seconda della macchina che usi, ti si apre una finestra di dialogo che ti permette di avere le indofrmazioni sul documento: una sezione è intitolata fonts: se scegli quala sezione vedi che ci sono font di ogni specie compreso un ec09tt (che è teletype NON nero) ma non c’è nemmeno un font ae; veramante gi Ae simulavano i font ec all’inizio degli anni ’90 mediante font virtuali che si rifacevano ai font CM, quindi casomai dovresti trovare dei CM: non ne contiene nemmeno l’ombra; quindi quel documento sull’uso della classe non è stato composto con quella classe. C’è sempre l’imbroglio…:-(

          in risposta a: Immagini eps vs png in un pdf #85797
          OldClaudio
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            La domanda è mal posta lo stesso; non è tanto l’estensione quanto il contenuto quello che conta.
            Solitamente per i disegni il formato vettoriale è migliore per resa ottica e può essere migliore per leggerezza del file il formato pdf sarebbe della stessa qualità ´più leggero, ma siccome pdflatex trasforma da solo in file eps in file pdf, il problema non si pone.

            Confrontiamo quindi solo un file vettoriale pdf con un file png; il file pdf è più leggero del file eps, quindi NON guardare con l’explorer (o navigator o finder o comunque si chiami il tuo programma per visualizzare i file che si trovano dentro le cartelle e che hai configurato per mostrarti sullo schermo i “dettagli”, quindi non solo l’icona del file e il suo nome, ma anche le dimensioni, il tipo, la data di ultima modifica, eccetera) le dimensioni dei file; quelle del file eps sono certamente maggiori del corrispondente file pdf, sia perché contiene comandi PostScript molto “verbosi” (costituiti da parole intere) sia perché non è compresso; il corrispondente file pdf è compresso e se lo decomprimessi, vedresti che i suoi comandi sono generalmente di una o due lettere soltanto.

            Dunque guarda le dimensioni del pdf e del png. Entrambi sono compressi, il primo contiene solo le coordinate delle curve vi Bézier per disegnare le linee del disegno e i coloro di ogni linea; il secondo contiene solo le coordinate dei pixel da disegnare con le specifiche del colore di ogni pixel; il primo non cambia dimensioni al variare dell’ingrandimento o rimpicciolimento dell’immagine riprodotta; il secondo contiene (sia pure in forma compressa) tanti byte (probabilmente 7 byte per pixel, due per ciascuna coordinata, più tre per il colore) quant sono i pixel da disegnare; nella figura decompressa questi pixel da disegnare dipendono dalla densità con cui è stato configurato il programma di disegno, è chiaro che con 72pixel al pollice si hanno meno pixel e una figura più piccola sullo schermo di un’altra creata con una densità do 150 pixel al pollice..

            Tutto ciò non basta per decidere la risposta alla tua domanda; potrebbe succedere che il programma di disegno produca un’immagine bitmapped e la possa salvare in diversi formati; alcuni programmai possono salvare le immagini bitmapped in formato eps o pdf; alcuni programmi possono prendere un file bitmapped e salvalo in formato eps o pdf.; tra gli altri il programma jpegtops è quello che fino a una ventina di anni fa si “doveva” usare per inglobare figure dentro a file prodotti con il vecchio LaTeX209, perché esisteva solo il pacchetti epsfig per inglobare figure in formato eps, e non esistevano alti formati introducibili nel documento da comporre; quindi fotografie o altri disegni bitmapped dovevano comunque essere trasformati in file eps. Ora tu non puòi trasformare un file che non contiene nessuna informazione sulla geometria di un disegno in qualcosa che sia costituito solo dalla geometria del disegno; quindi quella trasformazione serviva (e servirebbe ancora oggi) per racchiudere la matrice di pixel dentro ad un involucro PostScript, e il tutto salvato in formato eps. L’involucro serviva solo al driver PostScript (come per esempio dvips) per dirgli “i seguenti 40 000 byte rappresentano una matrice 200 per 200 di byte che descrivono una figura bitmapped; vedi di trattali bene per presentali al punto giusto sulla pagina.”

            È ovvio che facendo così il file ha estensione eps, ma non è vettoriale, continua ad essere bitmapped, mascherato da vettoriale.

            Ecco perché senza ulteriori dettagli si può rispondere alla tua domanda solo così: un file veramente vettoriale eps o pdf viene riprodotto meglio in diverse dimensioni fisiche sullo schermo o sulla carta, senza variare dimensioni come pesantezza sul file del documento; un file png, compresso senza perdita di informazione (a fronte di un file jpg compresso con ridondanza e quindi spesso riprodotto con la sovrapposizione di artefatti, adatto quindi ad immagini i cui colori varino con dolcezza da un punto all’altro — fotografie) o un file eps o pdf che contenga una immagine png viene riprodotto bene se la densità di pixel dell’immagine corrisponde esattamente o quasi alla densità di punti al pollice dello schermo o della stampante; si perdono dettagli se il disegno viene rimpicciolito troppo, si perde definizione se il disegno viene ingrandito troppo; le dimensioni del file dell’immagine influiscono sulle dimensioni del file del documento. Per conoscere la pesantezza bisogna reperire sul disco le dimensioni vere del file vettoriale o bitmapped compresso.

            Se non ti è chiaro il significato di pixel o di disegno vettoriale e della riproduzione dei disegni al tratto delle immagine png rispetto alle corrispondenti immagini pdf, sulla Guida GuIT, scaricabile (in tre tomi) dalla sezione Documentazione di questo sito, c’è una adeguata discussione sull’argomento con dei disegni riprodotti in formato png e pdf in modo da vedere esattamente la differenza di resa fra i due formati, bitmapped e vettoriale.

            in risposta a: Numerazione pagine Frontmatter #85680
            OldClaudio
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              Il problema è quello espresso dal messaggio; non si può definire un comando che è già definito.
              L’errore è mio; ho corretto il contenuto della definizione ma avrei dovuto scrivere \renewcommand al posto di \newcommand.

              Aggiungi il re mancante e va tutto a posto.
              Scusami.

              in risposta a: pgfplots: evitare di rifare i conti per i grafici ogni volta #85761
              OldClaudio
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                Sulla guida L’Arte di scrivere con LaTeX è detto poco a questo proposito, perché per dire di più bisogna andare nella profondità del codice di LaTeX.
                Ti basti sapere che per rendere mobili gli oggetti come le figure o le tabelle, attraverso gli ambienti figure e table (e analoghi ambienti epr altri tipi di oggetti mobili) LaTeX li deve tenere in memoria e li sputa fuori nel file di uscita quando le specificazioni di collocamento lo consentono; se non lo consentono in questa pagina, l’oggetto rimane in memoria e latex ci riprova alla pagina successiva; nel frattempo possono andare in coda altri oggetti mobili, e se ce n’è una che blocca la coda, le altre restano in coda, perché LaTeX non ne scambi l’ordine di inserimento nel file di uscita. La memoria del programma può contenere solo 18 oggetti in coda; al diciannovesimo protesta e ti dà quel messaggio che hai ricevuto e che implica che dal diciannovesimo in poi tutti gli oggetti mobili che si aggiungessero alla coda vengono persi.

                Allora per ovviare all’inconveniente, non è tanto \newpage che risolve la situazione ma è \clearpage; la funzine di \clearpage è propio quello di cominciare una pagina nuova con l’ordine di svuotare la coda degli oggetti flottanti. Certo facendo così alcune pagine restano mozze oppure contengono solo figure o tabelle.

                A questo ulteriore inconveniente si può ovviare usando il pacchetto afterpage; non fa miracoli ma ci prova: Per esempio, se, avendo caricato quel pacchetto, dai il comando `\afterpage{\clearpage}`, il comando \clearpage non viene eseguito supbito ma solo al momento in cui la pagina in costruzione viene spedita al file di uscita; quindi, almeo la pagina corrente non è mozza. Usato ocn attenzione e non troppo spesso, questo comando ti permette di gestire il tuo documento e le tue figure in modo non bellissimo ma decente.

                Un’altra possibilità è data dal specificare il codice di posizione p, solo lui, non insieme, per esempio, ad htb; in questo caso la figura, se non ce ne sono altre in coda, viene subito emessa in una pagina a se stante, appena c’è posto per farlo. Naturalmente perché ne valga la pena bisogna che la figura, compresa la didascalia sia sufficientemente grande.

                Nella Guida GuIT, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito, può trovare maggiori delucidazioni sull’argomento; anche la guida tematica, sempre scaricabile da questo sito, intitolata LaTeX Reference Manual commentato (in italiano) contiene abbastanza dettagli sulla gestione degli oggetti mobili.

                in risposta a: istruzioni su lyx #85749
                OldClaudio
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                  Del tuo messaggio non si capisce quasi niente per due motivi; non sei stato chiaro e… nessuno di noi usa LyX, e tutti consigliamo di non usarlo; il motivo? È semplice: il problema che mi pare che ti sia successo, con un qualsiasi editor adatto a gestire i file LaTeX non ti sarebbe potuto succedere.

                  Prima lasci perdere LyX prima vivi felice.

                  C’è una adeguata descrizione del perché non sia opportuno servirsi di LyX nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito.

                  Sulla Guida Guit (scaricabile dalla stessa sezione) c’è scritto qualcosa di più; vi si spiega anche quali siano i rari casi in cui servirsi di LyX possa essere utile; vi si dice anche che anch’io lo uso una volta ogni cinque anni (forse non sono specificati i 5 anni, ma il discorso non cambia) ma lo suo sempre per altri scopi, segnatamente per trasformare un file Word in in file LaTeX. Quindi LyX non è del tutto inutile, ma per comporre documenti serve veramente a poco. Tieni presente che la schermata dell’editor NON ti mostra il risultato della composizione, ti mostra solo una ragionevole approssimazione; ma per far questo ti mette i bastoni fra le ruote rispetto alla libertà che avresti usando un qualunque buon editor, da TeXworks, a TeXstudio, da emacs+auktex a TeXmaker; ho citato solo alcuni programmi grauiti validi per tutte le macchine e i sistemi operativi non archeologici.
                  Poi ci sono quelli shareware adatti, solitamente, ad una sola macchina e a un solo gruppo di sistemi operativi. Ho omesso quelli che NON hanno un visualizzatore di file PDF integrato e sincronizzabile con la finestra di editing. Se posso suggerirti un editor, ti suggerirei uno dei primi due che ho citato; TeXworks lavora benissimo e fa anche alcune cose che nessun altro editor fa, almeno in modo così traparente. TeXstudio è più ricco di funzionalità; entrami hanno il visualizzatore PDF integrato e sincorno; entrambi interpretano le righe di auto configurazione ormai comuni a molti editor. Nessuno degli editor che ho citato ti metterebbe mai i bastoni fra le ruote come invece fa LyX.

                  in risposta a: Aiuto!!! Che font é questo?? #85753
                  OldClaudio
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                    Per esser brutto, è brutto.

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                    Non cercare mai di imitare i font che vengono usati per le réclame; sono generalmente font pacchiani fatti apposta per attrarre l’attenzione. non per comporre in modo tipograficamente corretto.

                    in risposta a: Controllo ortografico #85746
                    OldClaudio
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                      Infatti nel tuo ingrandimento nella prima riga c’è un una virgoletta alta semplice aperta U+2019 (quoteright general punctualtion) e nella seconda riga c’è un apostrofo/apice X27 (quotesingle basic latin); con il secondo TeXworks non ha problemi, almeno a me non dà problemi; ovviamente XeLaTeX contine per fontspec le specifiche Ligatures=TeX che con l’apostrofo non hanno molto a che vedere ma con le virgolette si.

                      Con la mia tastiera del Mac (che non ha il layout italiano) a me risulta meno facile inserire il carattere U+2019 rispetto ad inserire l’apice X27, ma sicuramente anche tu puoi farlo con la tua tastiera specialmente se lo stai già facendo ma, all’occorenza, sfrattando il keyboard viewer che è comodissimo.

                      [EDIT]

                      ho preso un file sorgente scritto in UTF-8; l’ho aperto con TeXworks e nessuna parola con l’accento X27 dava problemi; ho sostituito uno di questi apostrofi con il carattere U+2019, e immediatamente l’intera stringa è diventata sottolineata in rosso.. Quindi è proprio vero; bisogna in tutti e 12 i file sorgente cambiare tutti i caratteri ’ in ‘; l’opreazione con rplace all di TeXworks richiede al massimo 10 secondi per ogni file; volendo si potrebbe anche usare una regular expression per sostituire solo quei caratteri ’ che si trovano a sandwhich fra due lettere dell’alfabeto e non vengano invece sostituite le virgolette chiuse. Per cosruire le giuste regular expression bisogna evidentemente sudiarle prima, ma consento di fare cose bellissime; ne vale la pena.

                      in risposta a: Controllo ortografico #85744
                      OldClaudio
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                        (E, detto per inciso, NESSUNO dovrebbe commetterne, almeno scrivendo nella propria lingua nativa.)

                        Certo, nessuno dovrebbe commetterne scrivendo nella propria lingua nativa o lingua madre; ma usare una tastiera implica commettere refusi; rileggere il proprio testo alla ricerca di refusi vuol dire non trovarli, specialmente se la rilettura avviene immediatamente dopo avere scritto qualcosa, perché ci si ricorda di quel che si voleva scrivere e quindi si rilegge quello che non c’è. Quando poi si scrive in lingua straniera il prpblema si aggrava dalla non perfetta conoscenza dell’ortografia della lingua alternativa alla lingua madre.

                        Perciò, Tommaso, i correttori ortografici sono una benedizione, nonostante la possibilità che prendano fischi per fiaschi (entrambi ortograficamente corretti) e talvolta costringano a ricorreggere ciò che hanno sbagliato a modificare. Se poi chi scrive è abbastanza anziano da non avere più l’agilità e il coordinamento delle dita buoni come nei giovani, la possibilità di refusi è enorme, come hai potuto constatare nei miei scritti e come io stesso constato quando rileggo un mio scritto a distanza di mesi. Quante volte ho trovato dia avere scritto copro al posto di corpo nei nostri testi sia nel forum sia nel documenti che ho scritto…:sad:

                        Tornado la questi proposto da @piemme, ho appena riaperto un file con TeXworks e non ho trovato un solo apostrofo che fosse indicato in modo errato. Invece l’ipotesi di Tommaso che quei casi nascano da operazione di copia e incolla da testi elettronici codificati UNICODE o UTF-8 è un’ipotesi molto valida; anzi, oltre al problema dell’apostrofo (se ben ricordo codificato U+2029 secondo UNICODE) e quello dell’apice ASCII (codifica decimale ASCII 39, o esadecimale “27), non sono gli unici problemi che nascono da copia e incolla; spesso i file da “copiare” contengono lettere accentate contenenti i self combining diacritics che XeLaTeX generalmente riesce a trattare correttamente, ma che pdflatex non riesce a trattare con nessuna codifica per i font che può usare. Quindi il problema delle sostituzioni globali (indicate da Tommaso) di certi caratteri nei testi copiati e incollati generalmente si estende anche ad altri caratteri.

                        Bisogna farci molta attenzione. Be’, non solo per i caratteri da sostituire globalmente, ma anche perché il copia (testo altrui) e incolla (in testo nostro) è generalmente un plagio a meno che non si eseguano le necessarie citazioni e attribuzioni; quindi bisogna stare molto attenti anche alle giuste attribuzioni di ogni testo copiato e incollato, senza dimenticarne nemmeno una.

                        in risposta a: Controllo ortografico #85742
                        OldClaudio
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                          Le cose che vorresti sono tutte svolte automaticamente da TeXShop, che hai di default avendo installato MacTeX.

                          Con TeXWorks io non ho mai avuto problemi con gli apostrofi, ma può dipendere anche dall’età della tua versione.

                          TeXworks non accetta l’aggiunta di nuove parole, ma se clicchi >ignore< mette le parole da ignorare in un file apposito, per cui è come se le aggiungessi al dizionario; non è la stessa cosa, ma agli effetti pratici è come se. Per la correzione di più lingue contemporaneamente TeXShop lo fa, e forse va anche un filo più in là delle aspettative, al punto che decide di quale lingua si tratti analizzando anche le parole adiacenti; dopo di che esegue spesso una correzione anche quando non vorresti; nel senso che ti corregge una parola con il dizionario sbagliato; dopo un po' riesci a farci attenzione e a ristabilire la parola che volevi tu, ma all'inizio ci si sente un po' a disagio.

                          in risposta a: ModernCV — Social network [RISOLTO CON WORKAROUND] #85693
                          OldClaudio
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                            Mi giunge del tutto nuova l’informazione che xelatex non riesca a includere tramite \includegraphics immagini .jpg e .png; io le ho sempre incluse senza problemi.

                            A me risulta che xelatex, tramite il pacchetto graphicx e il suo comando \includegraphics possa includere figure nei formati .pdf, .eps, .png, .jpg, .mps.

                            Io le ho sempre incluse, ma non vorrei che fosse una particolarità della mia distribuzione MacTeX. Non credo che sia così.

                            in risposta a: Gestione spazi moderncv #84727
                            OldClaudio
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                              Ho seguito il tuo consiglio ed ho ottenuto il seguente risultato

                              i.imgur.com/KFj05Hx.jpg?1

                              Non mi piace che il margine inferiore sia così poco. ho provato ad aumentarlo ma non succede nulla.

                              Mah; la somma del margine superiore + l’altezza della testatina, + lo spazio sotto la testatina, + l’altezza del corpo del testo + il margine inferiore deve sommarsi all’altezza della pagina fisica. Quindi quelle cinque componenti non sono indipendenti ma sono legate dal valore della somma totale: fissate quattro di loro, la quinta si trova per differenza dal vincolo suddetto.

                              Perciò se aumenti il margine inferiore, devi diminuire qualcosa d’altro dello stesso ammontare. Come fai queste operazioni non lo dici; a meno che tu non intenda che \enlargethispage{1cm} serva per aumentare il margine inferiore: in realtà aumenta l’altezza del testo a scapito del margine inferiore. In ogni caso, quel comando messo nel preambolo non fa nulla, perché esso ha un valore locale solo per la pagina che sta per essere emessa nel file di uscita.

                              Inoltre, non so se hai notato, carichi geometry due volte.

                              Io continuo a pensare che ci sia un grosso malinteso nell’uso delle classi preconfezionate; quelle standard sono modificabili tramite millanta pacchetti; quelle speciali come moderncv sono del tipo “o prendi o lasci” e non consentono personalizzazioni, perché la personalizzazione è già stata fatta da chi ha scritto la classe; anche se qualcosina può venire cambiato, si snatura l’equilibrio della composizione come l’ha prevista il creatore della classe. Questo vale per i curriculum come per le tesi; per scrivere altri tipi di documenti, invece si ha maggiore libertà; la sola classe memoir permette di personalizzare qualsiasi cosa, ma non permette di scrivere curriculum.

                              Una classe per curriculum personalizzabile già predisposta non l’ho mai vista. Personalmente non credo che le classi disponibili siano una gran bella cosa, anche se almeno una vorrebbe essere il formato ufficiale del curriculum europeo; tutte queste classi ti danno un’idea di cosa mettere nel curriculum, e ognuna lo fa a modo suo. Ognuno è padrone e signore del proprio curriculum e può farlo come gli pare e piace, purché sia armonioso, non ci siano esplosioni di parole in grassetto esteso, o in colori vivaci, ma purché contengano tutte le informazioni richieste per un curriculum. Tieni presente che tu stesso potresti avere necessità di mandare in giro diversi curriculum, per le aziende A, B e C; per gli enti pubblici E e F; per le aziende straniere G, H, I e J; per lo studio del professionista K, eccetera. Ognuno deve ricevere il curriculum con le informazioni che più gli interessano evidenziate in modo sobrio ma diverso da curriculum a curriculum, cioè da destinatario a destinatario. Ecco perché non mi affannerei troppo per modificare una classe specifica, ma cercherei di scrivermi diversi curriculum con classi diverse, specialmente se si tratta di classi come article, fatte ordinariamente per scopi diversi, ma generiche, quindi configurabili in ogni dettaglio.

                              Devono in sostanza essere tutti curriculum tuoi, non preconfezionati da altri.

                              in risposta a: Numerazione pagine Frontmatter #85677
                              OldClaudio
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                                Scarica dal sito github intestato a form (se ne è parlato in diversi filoni di discussione) la classe per comporre le guide tematiche, guidatematica.cls (con i suoi annessi e connessi) e vedi come ho fatto lì; nota che la classe prevede di poter usare sia la classe book come classe di appoggio, sia la classe memoir; il tutto dipende da una opzione e dentro la classe ci sono i debiti if per sapre quali comandi usare par quale classe. Naturalmente ti conviene prendere il file guidatematica.dtx e compilarlo con pdflatex, così hai anche la documentazione del codice.
                                Ci sono molti punti dove intervenire: testatine e piedini, indicizzazioni per l’indice analito, linee di stile per comporre l’indice generale; il tutto dovrebbe funzionare anche con hyperref.

                                Per la front matter in generale basterebbe cambiarne la definizione mettendo Roman al posto di roman, ma per mettere a posto le altre cose non va bene.

                                Inoltre non va bene nemmeno il maiuscolo; ci vuole il maiuscoletto; il maiuscolo è troppo “imponente”; naturalmente nessuno ti vieta di usare davvero il maiuscolo, ma ti suggerisco il maiuscoletto, molto più elegante e discreto ma non eccessivo.

                                in risposta a: Numerazione pagine Frontmatter #85674
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Dipende dalla classe che usi. Perché a seconda della classe il comando \frontmatter fa diverse cose, e io penso che non sia il caso di eliminare frontmatter, ma di ridefinirlo. Tieni presente che oltre a specificare \pagenumbering{roman}, \frontmatter imposta le cose per non numerare le sezioni doi ogni ordine e grado, ma di inviarne comunque l’entry nell’indice generale.

                                  Faccio un esempio: con la classe book, la definizione di \frontmatter è:`
                                  \newcommand\frontmatter{%
                                  \cleardoublepage
                                  \@mainmatterfalse
                                  \pagenumbering{roman}}
                                  \newcommand\mainmatter{%
                                  \cleardoublepage
                                  \@mainmattertrue
                                  \pagenumbering{arabic}}
                                  `

                                  Va modificato anche \mainmatter perché il comando \pagenumebring oltre al modo di scrivere il numero della pagina, reimposta il contatore delle pagine a 1. Quindi:`\newcommand\frontmatter{%
                                  \cleardoublepage
                                  \@mainmatterfalse
                                  \pagenumbering{arabic}}
                                  \newcommand\mainmatter{%
                                  \cleardoublepage
                                  \@mainmattertrue
                                  %\pagenumbering{arabic}
                                  }`
                                  In questo modo la numerazione delle pagine è con cifre arabe fin dall’inizio, ma le altre funzionalità di \frontmatter sono conservate.

                                  La variabile booleana \@mainmatter è quella per la quale i sezionamenti vengono numerati oppure no. Ne segue che nella font matter puoi usare i comandi \chapter, \section, eccetera, senza asterisco e non verranno numerati, ma andranno nell’indice lo stesso come entità non numerate; se NON vuoi che qualcosa di non numerato della front matter vada nell’indice, devi usare i comandi asteriscati.

                                  Come forse hai visto nel filone che ti ha linkato GKT, mettere i numeri romani in maiuscoletto si può fare e io l’ho fatto spesso; ho aggiustato le cose anche epr qualche riferimento iperlinkato a qualcosa della front matter, ma è una fatica improba. Lo è, in realtà, perché le informazioni che si trovano nella front matter non dovrebbero avere bisogno di essere linkate, proprio perché si tratta di parti introduttive, di indici o di elenchi, di presentazioni e simili, che non dovrebbero contenere né riferimenti bibliografici ne link specifici all’indietro, ma solo in avanti verso il corpo del documento.

                                  Se qualcosa nella front matter ha bisogno di simili link, allora non è materiale da front matter.

                                  In ogni caso tagli al testa al toro se non usi i numeri romani, che come dice Enrico in quel filone che ti ha indicato GKT, potevano avere un senso quando si componeva in piombo, ma oggi componendo in modo elettronico non ce n’è più bisogno. Lorenzo Pantieri non è d’accordo con questa eliminazione dei numeri romani. Io sono d’accordo con Enrico, ma continuo ad usare i numeri romani maiuscoletti nelle mie parti iniziali; c’è chi dice che il mio comportamento sia il modello del “predicare bene e razzolare male” 😉

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