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Un’altra strada (stamattina ho fatto qualche ricerca) consiste nel creare files pdf dagli eps immettendo tutte le modifiche del caso e poi usare questi per compilare direttamente con PDFLatex. Purtroppo è un po’ macchinoso e devo dire che PDFLatex con immagini pdf (come da manuale del bravo utilizzatore) mi dà dei problemi (immagini di dimensioni sballate e altre cose meno gravi) quindi vado la strada ben battuta degli eps.
Impossibile che pdflatex ti dia dei problemi con delle immagini pdf; basta che tu regoli le dimensioni usando [tt]\includegraphics[widht=0.7\textwidth]{immagine}[/tt] e l’immagine.pdf ti va a finire dove hai messo il tuo \includegr[hics con la larghezza esatta di 0.7 vole la giustezza del testo.
Del resto l’editing delle immagini è sempre un problema; l’importante è che el immagini vettoriali restino vettoriali; se apri un file vettoria (eps o pdf) con Gimp, con Photshop, eccetera, puoi modificarlo come ti pare e piace, ma non lo puoi salvare nello stesso formato e perdi la vettorialità.
Quindi va benissimo salvare i file eps e convertirli in png, ma poi non li puoi importare con latex, che come ti ho detto nel precedente messaggio non importa i png (ho la mia distribuzione aggiornata a due o tre giorni fa, quindi non dispongo di software obsoleto…).
Io fossi in te sperimenterei meglio: se Tex360 ti permette di esportare in altri formati, diversi da eps, provaci e vedi che estensioni hanno; sicuramente saranno esportati meglio di quanto possa fare un generico software di image editing.
Non ho esaminato mai il caso di usare il moderno pdflatex (che gestisce bene i file eps) usando anche il pacchetto pdffrag; non escludo che la cosa possa essere compatibile. Se non lo fosse, creati un piccolissimo file .tex che usa psfrag e importa uno solo dei tuoi file .eps; compilalo con latex–>dvips–>ps2pdf; se usi la classe standalone, forse riesci anche ad ottenerlo scontornato, ma non credo che funzioni con latex; se non funziona, aggiungi un passo alla catena di conversioni e chiama anche il comando crop; scrivendoti una piccola procedura bat (su windows) o bash(su Linux, Mac, ecc.) puoi fare tutto da terminale con un unico comando. Quello che ottieni è l’immagine vettoriale originale, arricchita delle espressioni matematiche, e senza contorni bianchi attorno (il rettangolo che include l’immagine è esattamente tangente al suo contenuto, ma è sempre un rettangolo, non è che segua il contorno dell’immagine) e in formato pdf Poi al tuo file della tesi, composto in pdf con pdflatex, fai leggere questi file pdf ottenuti dagli originali eps ma conservando ad ogni momento la forma vettoriale; nulla si sgrana e l’unico problema , semmai, è quello di non rimpicciolire troppo le immagini vettoriali così ottenute, perché se il fattore di scala è troppo piccolo i tratti più sottili, i dettagli più fini, potrebbero sparire. Ma questo non è un problema né di eps, né di pdf, ma dell’inesperienza di chi maneggia le immagini. è possibile scalarle, ma non di troppo, in particolare non devono venire rimpicciolite troppo. Cosa vuol dire troppo dipende dall’immagine e dalla finezza dei suoi particolari, ma direi che una riduzione all’80% sia sempre accettabile; ridurre con un fattore di scala più piccolo può portare alla perdita dei dettagli; dipende anche dalla qualità dell’hinting.
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Naturalmente non so che cosa fai nei minimi dettagli, ma dalla lettura del dvips.def (l’insieme di definizioni che latex usa per far girare graphicx) il formato png non c’è; e il formato jpg è trattato come un normale file bmp (vi è citato anche il formato msp che non ho mai sentito nominare ed ho il sospetto che si tratti di un errore di battitura al posto di mps (METAPOST) che è notoriamente accettato da dvips, però non escludo di star prendendo una papera colossale).Ora il formato jpg non è un formato bitmappaed )bmp) ma è un file compresso, ed eistiono adeguati applicativi per avvolgerlo del debito codice postscript e trattarlo come un normale eps; non escludo quindi che le recenti modifiche a dvips abbiano incluso questa traformaione in modo automatico, ma resta sempre il fatto che il formato png non è nemmeno preso in considerazione.
Tornando a noi e al tuo problema, vuol dire che tu crei fi file eps con gli agganci a psfrag con un adeguato softaware da disegno. Bene; non c’è niente di male a fare una cosa del genere, ma dopo se vuoi sovrapporre qualcosa scritto con, specialmente simboli o espressioni matematiche, o usi appunto psfrag, oppure sovrapponi detti simboli o espressioni al disegno con un qualunque programma grafico interno al sistema TeX,dal semplicissimo ambiente picture (un po’ laborioso ma usabile) al più moderno e potentissimo TikZ. Tuttavia TikZ è anche capace di fare il disegno direttamante con comandi interni al file .tex sorgente, quindi perché usare un programma esterno? solo perché è interattivo? i assicuro che con i riferimenti simbolici di dove vuoi mettere le varie parti del disegno, la “programmazione” del disegno con TikZ non è affatto difficile; certo bisogna leggere il manuale (texdoc tikz da terminale) perché TikZ non si improvvisa.
Poi puoi usare anche inkscape, che produce disegni vettoriali e consente l’esposrtazione in formato vettoriale pdf oltre a provvedere alle varie scritte facendo lui stesso l’overlay delle scritte al disegno. Forse un po’ più complicato di TikZ per i vari passaggi da eseguire, ma certamente più semplice da usare grazie alla sua finestra di disegno interattivo.
In sostanza oggi non c’è nessun bisogno di passare per il formato eps, per altro digerito senza singhiozzi direttamente da pdflatex.
28 Agosto 2012 alle 15:09 in risposta a: Messaggio di errore: Option clash for package xcolor #77446::
Appunto! È quanto mai importante che tu usi la codifica utf-8 e che imposti l’editor in quel modo.Scaricati la guida tematica sulle codifiche; ti può essere molto utile.
PS: La lingua ticinese è ufficiale in Ticino come la lingua romancia lo è nel canton Grigioni oltre che a livello federale?
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@Danko, è molto più semplice aprire il file sorgente e aggiungere/togliere/modificare il testo nel sorgente, piuttosto che acquistare un programma molto costoso (molto per un privato, molto di più per una azienda, che però forse lo può mettere nelle spese di gestione)Io eviterei di pacioccare il codice non compresso, anche se teoricamente possibile, si rischia di fare più danno che utile.
::Io dopo la bibliografia non metterei nulla, se non l’indice analitico. Hai pensato di mettere i tuoi oggetti in due semplici appendici? Che l’impaginazione verrà brutta è un fatto.
Ciao
TommasoChe orrore le figure e le tabelle a fine documento. Questo è quello che si faceva prima dell’avvento dei PC, fino agli anni ’70 (è passata molta acqua sotto i punti in più di 30 anni) quando si mandavano a pubblicare gli articoli per le riviste con un dattiloscritto accompagnato dalle figure (e dalle tabelle) una per foglio, perché tanto dovevano essere fotografate e incise a parte; tutto il documento passava attraverso un processo di fotoincisione che veniva eseguito da professionisti e ancora oggi, sebbene si mandi loro un file PDF perfettamente impaginato (vedi IEEE transactions) alcune case editrici o redazioni di riviste scientifiche vogliono testo e figure separati perché ricompongono tutto.
Se stati scrivendo per una di queste case editirici o per una di queste riviste scientifiche, non curarti dell’impaginazione, ma se stati scrivendo per una casa editrice “seria” che usa correttamente il tuo PDF, on fare questa orribile composizione; tutto ciò che in un documento finale è al fondo del documento è fatto per NON essere letto, dalle end notes agli end floats.
LaTeX spende non poche energie per comporre tabelle e figure il più vicino possibile al punto del testo in cui serve leggere quelle tabelle o guardare quelle figure, pur mantenendo la composizione tipografica eseguita correttamente; perché mettergli i bastoni fra le ruote?
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La risposta è che se nella pagina non scrivi niente, la pagina non viene attivata quindi in realtà quello che succede con \nulll è che metti nella pagina una scatola vuota (infatti è: \def\null{\hbox{}}); programmi che dopo la pagina vuoi lo sfondo bianco, poi dai un ccomando \chapter che emette un \clearpage, quindi la pagina gialla con la scatola vuota viene emessa, ma dopo questa spedizione della pagina gialla al file pdf, entra in azione il ripristino dello sfondo bianco e poi entrano in azione i comandi per scrivere il titolo del capitolo.È un po’ elusivo il fatto che qualunque cambiamento allo stile delle pagine non abbia effetto se queste non vengono spedite all’uscita, ma la lettura delle macro insegna tante cose; per esempio, la lettura del comando \cleardoublepage con il suo \ifodd “non fare nulla” \else “metti fuori una pagina” \fi; quel “metti fuori una pagina” si traduce in un \null\newpage; se non ci fosse il \null, la scatola vuota, quel \newpage non farebbe niente.
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Scusa, ti chiedo che cosa hai usato per installar eTeX Live 2012, mi dici che il cologamento in \opt è /usr/local/texlive/2010/bin/i386-linuxe non ti viene il sospetto di non aver creato il collegamento giusto? Certo la guida di Enrico riguardava l’installazione di TL2010, ma tu hai installato TL2012 (anche se non sono sicuro, perché non mi hai detto tutte le crtelle che ci sono sotto …/texlive — mi hai elencato diverse cose, ma sotto /usr/local/texlive devono esserci solo due cartelle una che si chiama texmf-local e un’altra che si chiama 2012).Comincia con il ricreare il collegamento giusto con 2012 al posto di 2010, poi riavvia il PC; poi ci risentiamo.
Però tutto lascia pensare che se anche il symbolic link è corretto, tu abbia scritto altre volte 2010 al posto di 2012 e quinid nella tua cartella …/texlive non trovi quello che dovrebbe esserci.
Eventualmente cancella tutto, anche se Ubuntu fa molte storie per eliminare cartelle che non siano vuote; e ricomincia da capo facendo estrema attenzione di scrivere 2012 dovunque Enrico scriva 2010, e 2013 dovunque Enrico scriva 2011.
L’unica cosa che troverai difficile da fare con quella guida, ma non è essenziale, è creare su Ubuntu un launcher per tlmgr da far risedere nella barra laterale.
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Innanzi tutto correggi quell’obbrobrioso Km che vuol dire kelvin metri; sicuramente volevi riferirti ai chilometri, ma il prefisso k non deve essere sostituito dall’unita K; questi simboli sono senza ridondanza e un piccolo errore come (o)mettere una maiuscola cambia completamente il significato.Togli anche il codice di posizionamento [h]; serve solo per bloccare le code degli oggetti flottanti se nella prima posizione dove lo vorresti vedere non ci sta; mettici una didascalia e un \label{tab:…} con una etichetta mnemonica (al posto dei puntini — come è ben spiegato nell’Arte) e riferisciti alla tua tabella con \ref{tab:…}.
Ho appena visto la tua soluzione con la quale credi di avere risolti i tuoi problemi; ma ci sono ancrora gli errori di cui sopra..
Io farei così:`
\documentclass{article}
\usepackage{array, multirow, booktabs}\begin{document}\errorcontextlines=9
\begin{table}\centering
\begin{tabular}{lcccc}
\toprule
\multirow{1}{*}{Pianeta} &
\multicolumn2{m{40mm}}{\centering Distanza dal Sole rapportata con quella della Terra ($149,5 \times 10^6$\,km)} &
\multicolumn2{m{40mm}}{\centering Periodo di rotazione o di rivoluzione $T$} \\
\midrule
& $r$ & $\ln(r)$ & $T$ & $\ln(T)$ \\
\midrule
Mercurio & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Venere & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Terra & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Marte & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Giove & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Saturno & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Urano & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Nettuno & 2 & 3 & 4 & 5 \\
Plutone & 2 & 3 & 4 & 5 \\
\bottomrule
\end{tabular}
\caption{alcune grandezze relative al sistema solare}\label{tab:sistemasolare}
\end{table}\end{document}
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Mettendo anche in matematico ciò che è matematico, risparminaod batture usando le dimensioni in millimetri, e usando \multirow con il primo paramatro pari a 1.
::Marco87″ post=76781Ciao Enrico,
ti ringrazio molto!
Marco.P.S. Mi unisco alla domanda di Orlando. 🙂 È forse perché con [tt]\genfrac[/tt] se avessi un pedice di tre righe mi troverei con il problema di partenza?
Sì, in parte; infatti \genfrac genera una frazione con ogni possibile dettaglio di “ornamentazione, compresa l’assenza della riga di frazione. \substack crea una catasta, che notorimanente non è una frazione, anche se una frazione senza la riga assomiglia molto ad una catasta a due soli strati; ma più che altro perché substack è il comando per mettere indici multipli creato da amsmath e chiunque lo troverebbe se leggesse la documentazioneSezione 7, paragrafo 7.1 della documentazione di amsmath leggibile con texdoc amsmath.
Sembra strano, ma le risposte più semplici vengono sempre dalla lettura della documentazione. Capisco che se uno non sa come fare, spesso non sa neanche dove guardare, ma se uno usa un pacchetto non standard come amsmath (non è tanto non standard, visto che lo citiamo un messaggio sì e uno no e anche l’Arte ne parla, senza scendere in troppi dettagli, evidentemente) la prima cosa è leggersi la documentazione e tenere il terminale aperto vicino alle finestre di lavoro in modo da poter riapre la documentazione dei pacchetti che sta usando in qualunque momento voglia rinfrescare le idee , cosa che io faccio sempre nonostante sia quasi trent’anni che uso LaTeX e molti dei suoi pacchetti; sarà che alla mia età i neuroni sono un po’ labili, a mi sento sempre molto sicuro se posso avere la documentazione a portata di mano per giunta con uno strumento così flessibile come il mio previewer (Preview del Mac OS X) di file pdf che mi cerca le parole o le frasi molto velocemente.
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Mi vergogno un po’, ma le mie acrobazie sono:`
\titleformat{\chapter}[display]{\relax}{\makebox[0pt]{\makebox[2\textwidth][r]{\rlap{\smash{\raisebox{-3\baselineskip}{\hspace*{\marginparsep}\color{halfgray}\chapterNumber\thechapter}}}}}}{0pt}%
{\raggedright\spacedallcaps}[\normalsize\vspace*{.8\baselineskip}\titlerule]%
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Ho il difetto, solitamente, di farmi le cose da solo, senza prendere cose già fatte; me la cavo sempre, anche con sporchi trucchi poco eleganti, ma quando devo cambiare un parametro so dove mettere le mani e magari dopo due o tre tentativi ottengo quello che volevo.
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