OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 9,556 al 9,570 (di 11,287 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Template PhD-UNIVPM non funzionante #66429
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::

      l’elenco con i globi d’orati alla fine.

      😕 😕 😕

      in risposta a: Template PhD-UNIVPM non funzionante #66424
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        Il file readme.pdf dice delle cose inesatte, come per esempio quella che la compilazione con pdflatex non funziona e bisogna passare attraverso latex – dvips — ps2pdf. Forse non era vera una volta, ma ora funziona benissimo (a parte rotating che non ho provato).

        Ho però cancellato i pacchetti inutili che ti ha indicato Enrico, e così ho visto che non si può usare subfig, perché chiama caption, e questo è incompatibile con la classe scrbook; poi cancella re caption2, ma devi lasciare subfigure, che è obsoleto.

        Però puoi fare una rova: sostituisci book a scrbook dovunque questa classe venga chiamata, comprese le sue opzioni specifiche; mettici book al posto e prima di usare \areaset, richiedi il pacchetto typearea che appunto non è spcifico delle classi KOMA, che lo caricano di default, ma può essere caricato da qualunque classe. Dopo di che non hai problemi con subfig.

        Ti segnalo che le definizioni del tuo preambolo di \larr, \rarr, \lmat, \rmat sono dei pugni nell’occhio, specialmente dopo aver chiamato il pacchetto amsmath; le matrici delimitate da parentesi quadre si realizzano con l’ambiente bmatrix e l’array di 20 colonne si ottiene semplicemente usando la stessa espressione della matrice ma impostando il valore del contatore \MaxMatrixCols a 20 mediante il solito comando \setcounter; lo spazio fra le parentesi quadre e la matrice è più adatto di quello che si può ottenere con \left e \right e anche gli eventuali esponenti sono collocati meglio.
        a maggior parte degli altri comandi sono di “antica” tradizione TeXiana; gli utenti di plain TeX hanno sempre considerato troppo lunghi i comandi di LaTeX e hanno sempre cercato di abbreviarli mediante la definizione di comandi ad hoc. Risultato, solo loro riescono a leggere i loro file sorgente e non risparmiano granché, visto che invece di ricordare un comando standard, magari di qualche battuta più lungo, devono sempre avere sott’occhio il loro “traduttore”; risparmiano certamente olio di gomito ma consumano più olio di cervello.

        Come mezzo marchigiano, sono particolarmente sensibile a quello che accade nelle Marche e mi spiace che alla UPM “spaccino” materiale obsoleto, accompagnato da istruzioni obsolete (benché scritte nel 2010) 🙁

        in risposta a: Template PhD-UNIVPM non funzionante #66422
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Sì, credo anch’io che si tratti di rotating; ci sono altri pacchetti che riescono a ruotare una figure, per esempio ctable, ma ci sono diversi esperti a cui ctable non piace. A me sembra interessante, ma non si pu`ø mai dire. prova a sostituire ctable a rotaing cambiando anche le opzioni come da documentazione texdoc ctable
          Ti suggerisco di cambiare il nome di logopoli.* in logopoliAN.* oppure logopoliUPM.*. Ci sono altri tre politecnici in Italia con i loghi LogopoliTO, LogopoliMI, LogopoliBA. se gli studenti di tutti i politecnici e università politecniche chiamassero i loro loghi con logopoli, sai te che confusione; mi dirai, ma ognuno scirve la sua tesi per il suo Poli; già ma internet consente di spedirsi i file di classe o di inviare i link, come hai fatto tu, e poi non ci si capisce più niente. 😀 😉

          Mi stupisce il fatto che il formato della pagina debba essere così piccolo, anche se poi viene stampato su carta A4; su questa carta restano dei margini enormi, se invece si guarda al file phdthesi.cls la carta viene impostata a 16cm per 24cm, meno del formato “ottavo” standard. Siete anche obbligati a farvi rilegare la tesi in un formato così piccolo? Trovo la cosa molto strana.

          in risposta a: fontenc prima di tutto #66378
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Ho l’impressione che questo filone stia diventando una cosa kafkiana e cominci ad avere difficoltà a raccapezzarmi. Cerco di riassumere:

            1) Stiamo parlando di usare XeLaTeX, non pdfLaTeX, col quale fontspec credo che non si possa usare.
            2) XeLaTeX richiede di sicuro la codifica di ingresso utf8 e non vuole nessuna chiamata a inputenc con nessuna specifica di codifica. O mi sbaglio? credo di no, ma non lo escludo. Mi spiego meglio: se si fa andare XeLaTeX con un file predisposto per pdfLaTeX, genralmente lo compila bene, ma quel file contiene inputenc e fontenc e non usa affatto font OpenType; inputenc legge i caratteri non ASCII immessi con la tastiera e registrati nel file TeX e li converte in sequenze TeX in un modo particolare, attraverso le definizioni che si trovano in .def, per esempio latin1.def. una volta fatta questa conversione i font di output non sono ancora stati presi in considerazione; questi vengono presi in considerazione sia attraverso le informazioni metriche per la composizione dei capoversi non ancora spezzati in righe e le istruzioni contenute nei file enc.def (per esempio t1enc.def), e i comandi primitivi eventuali rimasti dopo la composizione del capoverso vengono usati solo dopo la divisione in righe per mettere il cpaoverso spezzato in righe dentro la famosa scatola 255 e poi per essere trasferite nel file di uscita. Con Xelatex che usa solo l’enoding utf8 per l’ingresso, non c’è nessuna sostituzione; all’occorrenza la cofica utf8/unicode usata all’interno viene mantenuta se si usa un font OpenType, mentre viene trasformata in altro modo se viene usato un font Type 1 con una codifica, per esempio T1; queste trasformazioni sono contenute dentro file enc.dfu (per esempio t1enc.dfu).
            3) babel non andrebbe usato con XeLaTeX, ma se si compila un file sorgente predisposto inizialmente per pdfLaTeX, ebbene babel, indipendentemente dal motore di composizione, analizza la codifica di uscita, non di entrata, per scegliere certi glifi piuttosto che certi altri o, meglio, per scegliere gli indirizzi giusti degli stessi glifi che con codifiche diverse possono trovarsi in posizioni diverse.
            4) Xelatex è in grado di gestire anche i font di uscita di tipo Type 1, purché il comando di selezione di quel font specifichi anche la codifica di uscita; vedi esempio di Enrico che aggiunge la parte \fontencoding{T1} in testa al comando di selezione dei font sans serif.
            5) è bene che fontspec sia caricato per primo; ne siamo tutti d’accordo e sappiamo perché (più o meno chiaramente); Enrico dice che so potrebbe caricare etex prima di fontspec; forse è vero, ma mi pare che anche senza etex il motore xetex conosca già le estensioni di etex; forse non conosce i comandi di allocazione per nome dei registri oltre la posizione 255 e qualche altra cosetta, ma a quel punto io preferirei caricare etoolbox che carica etex e fornisce diversi altri comandi utilissimi. Non ho mai provato a caricarlo prima di fontspec, ma mi pare che la cosa sia irrilevante — nel senso che è meglio caricare fontspec per primo a scanso di qualunque equivoco, ma non c’è nessuna prescrizione dogmatica di caricarlo per primo. L’episodio di questa estate, che ha spezzato le gambe a polyglossia, è che questo pacchetto assumeva che fontspec fosse già stato caricato e che avesse caricato anche il pacchetto keyval. L’aggiornamento di fontspec aveva rinunciato a keyval, e polyglossia si è ritrovato in braghe di tela. Mai assumere che qualche pacchetto necessario sia già stato caricato da altri pacchetti; esistono forme molto semplici per non ricaricare due volte gli stessi pacchetti, magari con opzioni diverse. fontspec invece è costruito apposta per non fa sapere a nessuno che è già in memoria così lo si può richiamare con opzioni diverse senza fare danni. Provate invece a chiamanre, per esempio, babel con opzioni diverse e vedete che cosa succede.

            in risposta a: Configurazione TeXworks #66329
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Perche il visulaizzatore interno è soltanto una finestra del programma TeXworks, non è la finestra di un’altra applicazione.

              Quindi o chiudi e riapri TeXworks, oppure clicchi di nuovo sul bottone verde, che ti ricompila il documento e ti riapre la finestra di vsualizzazione PDF.

              Non c’è rosa senza spine… 😉

              in risposta a: Problemi con Beamer #66390
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                Se compili con pdflatex, questo è capace di trasformare da solo la figura eps in figura pdf, ma devi specificare l’estensione a logoa con logoa.eps.

                Ti da l’errore su begin{document}, ma se leggi meglio il file log vedi che l’errore non è lì.

                in risposta a: Tema Beamer: progressbar #66403
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  La progress bar porta via dello spazio di lato, quindi resta meno spazio orizzontale per il contenuto del frame.
                  A me la progress bar non piace: quello che si vede nell’angolino in basso a destra (numero del frame corrente/numero dei frame totali) è più che sufficiente a vedere a che punto della presentazione si è arrivati.

                  in risposta a: Configurazione TeXworks #66327
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Caro @Ameba (che brutto alias ti sei scelto, minimalista fin che vuoi, ma l’ameba causa malattie epatiche molto gravi…)
                    TeXstudio non ha, è vero, una impostazione predefinita per lanciare XeLaTeX, ma ha la possibilità di aggiungere altri “engines”; oppure di configurare quelli esistenti in modo da avere quello che serve; io per esempio ho riconfigurato l’engine LaTeX (che non uso mai) perché lanci XeLaTeX con l’opzione synctex=1 (senza questa opzione non ci si muove da una finestra all’altra); ovviamente per il formato PDF ho impostato il reader interno sincronizzabile.

                    Probabilmente anche il tuo TeXworks non ti permette di sincronizzare le due finestre perché il comando di lancio di XeLaTeX magari non contiene l’opzione synctex=1. Sul mio TeXworks in inglese bisogna andare nelle Preferences, scegliere Typsetting, e poi xelatex, cliccare su Editi e controllare che nella finestrina degli Arguments ci sia scritto:
                    `
                    $synctexoption
                    $fullname
                    `
                    e sia marcato il quadratino “View PDF after running”. INoltre bisogna essere sicuri nel dialogo di Typesetting che i percorsi per la ricerca dei vari file eseguibili siano corretti, in particolare che vi sia elencato anche il percorso …/texbin o …\texbin (i puntini stanno per la radice del percorso che è diversa da un sistema operativo all’altro).

                    in risposta a: [RISOLTO]Spazio inferiore a \! #66356
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::

                      antonio.macrì” post=65427Curiosità: perché sia con \resizebox che con \hbox spread continua a esserci l’overfullrule?

                      Probabilmente perché quel restringimento non tiene conto del numero della sezione.
                      Probabilmente riducendo lo soazio si ottiene un risultato migliore:
                      `
                      \section[Relazioni di preferenza ed equivalente certo]
                      {\protect\resizebox{0.9\columnwidth}{!}{Relazioni di preferenza ed equivalente certo}}
                      `
                      Non l’ho provato, ma penso che il \protect sia superfluo, perché l’argomento mobile è solo quello contenuto fra parentesi quadre; quando questo manca l’argomento mbile viene copiato dall’argomento obbligatorio, e allora sì che \protect diventa importante. Siccome non è necessario restringere il titolo nell’indice generale, la scelta di usare l’argomento facoltativo (mobile per i comandi di sezionamento) senza \resizebox diventa indispensabile.

                      in risposta a: Dizionario #66392
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Stai parlando di glossari o di voci come in un dizionario vero e proprio?

                        Innanzi tutto, se lo stile ti aggrada basta usare l’ambiente description (per una ventina di lemmi dovrebbe essere più che sufficiente); se non ti va il nero con grazie, e vuoi, per esempio il nero senza grazie, copiati la definizione di \description label nel tuo preambolo (o all’inizio di un gruppo che racchiude il tuo ambiente description} e aggiungi oltre alla dichiarazione \bfserie la dichiarazione \sffamily. Se vuoi il font medio senza grazie togli \bfseries e lascia \sffamily; e puoi fare questo usando le dichiarazioni che vuoi (non i comandi del tipo \texsf{…}). Se devi cambiare lo stile della scrittura da un “dizionario all’altro} usa un diversa ridefinizione di \descriptionlabel mantenendo la ridefinizione sempre solo dentro al gruppo che si riferisce al particolare dizionario.

                        Che cosa è un gruppo? Questo
                        `
                        \begingroup

                        \endgroup
                        `

                        Se usi un glossario ti suggerisco il pacchetto glossaries leggendone la documentazione con texdoc glossaries.

                        in risposta a: Problemi con Beamer #66384
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          A me viene benissimo, ovviamente compilando con pdflatex. Non è vietato usare il passaggio DVI–>(dvips)–>PS–>(ps2pdf)–>PDF oppure DVI–>(dvipdfmx)–>PDF, ma è molto meglio compilare direttamente in PDF.

                          Naturalmente bisogna che WindEdt sia in grado di aprire un visualizzatore sincronizzabile (capace cioè di eseguire la ricerca diretta e inversa); io per i sistemi Windows conosco solo SumatraPDF. Adobe Reader non è adatto a questo scopo, anche se WinEdt (che non uso più da un 6 anni, perché sono pasato ad altri sistemi operativi) era capace di inviare al Reader la stringa giusta per riaprire il file PDF alla stessa pagina della volta precedente, ma questa non è la sincornizzazione diretta e inversa.

                          Visto che sulla tua macchina disponi anche di TeXworks (cercalo nell’albero della distribuzione di MiKTeX2.9; creane una scorciatoia/collegamento e sposta la scorciatoia sul desk top per maggiore comodità) compila il tuo file aprendolo con TeXWorks e cliccando il bottone verde in alto a sinistra., ti si aprirà subito la finestra PDF e ptria sfruttare la capcità di sincronizzazione che TeXworsk ha con il suo reader interno in modo da poter passare con un click del mouse direttamente da una finestra al punto corrispondente nell’altra finestra.

                          Ti suggerisco inoltre di porre a 16mm la dimensione del logo dell’università; se è tondo o quadrato riempie meglio il quadrato in alto a destra nell tema AnnArbor.

                          in risposta a: Tex Live o MiKTeX, su Windows? #66372
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::

                            illinguista1972″ post=65424Segnalo un breve messaggio di Joseph Wright sulla questione. Si può vedere su

                            http://www.texdev.net/

                            Colgo l’occasione per chiedere qualcosa sul programma xindy a chi ne sa di più.

                            Ciao
                            Tommaso

                            Una breve frase riguardo a xindy è contenuta anche nel sito che hai fornito http://www.texdev.net/

                            texdoc xindy fornisce la seguente descrizione:

                            xindy is the formatter-indepedent command of xindy, the flexible indexing system. It takes a raw index as input, and produces a merged, sorted and tagged index. Merging, sorting, and tagging is controlled by xindy style files.

                            Files with the raw index are passed as arguments. If no arguments are passed, the raw index will be read from standard input.

                            xindy is completely described in its manual that you will find on its Web Site, http://www.xindy.org/. A good introductionary description appears in the indexing chapter of the LaTeX Companion (2nd ed.)

                            If you want to produce an index for LaTeX documents, the command texindy (1) is probably more of inter- est for you. It is a wrapper for xindy that turns on many LaTeX conventions by default.

                            Anche se la documentazione fornita con texdoc ha l’aspetto dei manuali dei sistemi UNIX, leggendo si capisce che xindy ha prestazioni più ampie di makeindex; tuttavia finora io non ne ho mai sentito la necessità. Per il pacchetto imakeidx esso è una opzione, ma di default imakeidx usa makeindex.

                            in risposta a: fontenc prima di tutto #66374
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              Non è proproo così; Enrico nel suo introxelatex.pdf (a quanto pare non nell’ultima versione) proponeva un codice di questo genere per poter usare un font Type 1 al posto di un font OpenType:
                              `
                              \usepackage[T1]{fontenc}
                              \usepackage{fontspec}
                              \renewcommand{\sfdefault}{pag}
                              \usepackage{etoolbox}
                              \cspreto{sffamily }{\fontencoding{T1}}
                              `
                              Quindi fontspec è consigliabile che sia caricato per primo, a meno che non si presentino condizioni particolari che richiedano di fare diversamente.
                              Nota che un esempio volto allo stesso scopo, ma con fontspec caricato per primo, si trova nella documentazione del pacchetto fontspec che propone la seguente soluzione:
                              `
                              \documentclass{article}
                              usepackage{fontspec}
                              \newfontfamily\unicodefont{Lucida Grande}
                              \usepackage{mathpazo}
                              \usepackage[T1]{fontenc}
                              \begin{document}
                              A legacy \TeX\ font. {\unicodefont A unicode font.}
                              \end{document}
                              `
                              che, secondo quel che ho capito io, usa di default i font Type 1, ma volendo, può usare anche dei font OpenType; non è proprio la stessa situazione descritta da Enrico nel codice sovrastante, dove di default si usano i font OpenType, e solo per i font sanserif si usa un font Type 1.

                              Invece Enrico usa in un suo esempio mathpazo, che ricorre a font Type 1, ma solo matematici, con un preambolo fatto così:
                              `
                              \documentclass{article}
                              \usepackage{fontspec}
                              \usepackage{mathpazo}
                              \setmainfont{TeX Gyre Pagella}

                              \usepackage{…,amsmath}
                              `

                              in risposta a: Rimuovere lo spazio verticale prima dell’ambiente figure #66361
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Quello che c’è dentro l’ambiente figure è stato convenientemente scontornato”
                                A me non risulta che una figura a piena pagina abbia spazi sopra o sotto ma forse mi sbaglio.
                                Sei sicuro che l’ambiente figure non abbia il codice di posizionamento [p]?
                                per altro se la figura è così alta qualunque sia il codice di posizionamento essa va in una pagina a se stante, spazio o non spazio.

                                Del resto una riga di testo, non facente parte della figura (non inserito dentro l’ambiente figure) sarebbe più o meno una riga vedova o orfana (dipende da cosa c’è nella pagina precedente) e queste righe non sono tanto belle in tipografia.

                                Soluzioni?
                                Prima soluzione.
                                Localmente (dentro un gruppo) imposta \bottomfraction a 0.9 (con renewcommand) poi metti la riga e l’ambiente figure; se la figura, con lo spazio di separazione sopra non supera il valore di 0.9\textheight ci stanno tutti e due; magari puoi provare con 0.95, o con valori simili.

                                Altra soluzione.
                                Metti anche la riga dentro l’ambiente figure e metti lo spazio che ti conviene fra la riga e la figura vera e propria; se non ci sta nella pagina, nemmeno dopo aver dato \clearppage (ovviamente con l’opzione [p] per l’ambiente) metti tutto il contenuto della figura, compresa la didascalia dentro un comando ‘scalebox e usa quel fattore di scala (0.9 o 0.95, o…) che fa stare la figura nella pagina: tutto viene ridotto di pochissimo e l’occhio nudo non lo vede.

                                in risposta a: [RISOLTO]Spazio inferiore a \! #66347
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  Devi scendere ai comandi primitivi; io userei \kern-1pt, dove quel trattino fra la n e la cifra 1 indica il segno meno, non è un distanziatore.
                                  Naturalmente poi indicare valori negativi in valore assoluto più grandi o più piccoli, ma non arretrare di troppo, altrimenti le parole si sovrappongono.

                                  Poi ci sono altri metodi per evitare quell’unica sillaba a capo; per esempio puoi forzare con \- la cesura prima di una sillaba precedente, puoi inserire nell’argomento di \chapter un comando \raggedright, oppure puoi mettere un \newline dove meglio credi per dividere il titolo su due righe in modo da non lasciare preposizioni alla fine della prima riga. Puoi racchiudere l’ultima parola dentro una \mbox. se stai componendo con font vettoriali (quindi continuamente scalabili) puoi sperimentare con un \fontsize{20}{24}\selectfont e poi scendere a valori più piccoli di un punto alla volta (il secondo valore è il valore dell’interlinea che dovrebbe essere maggiore del 20% rispetto al corpo — il primo valore). Allora se ti resta fuori solo una sillaba, la riduzione del 5% del copro probabilmente ti sistema le cose èd è difficile da notare se non si hanno due titoli scritti uno vicino all’altro, cosa che con il comando del capitolo è impossibile che accada.

                                  Se si tratta del titlo di un paragrafo (\section in inglese) allora probabilmente puoi partire da \fontsize{15}19}\selectfont e scendere di punto in punto.

                                  Non ti so dire il valore preciso da cui cominciare a sperimentare, perché non so che classe usi e quali personalizzazioni tu abbia fatto sullo stile di scrittura dei titoli.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 9,556 al 9,570 (di 11,287 totali)

                                Go to top