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@Liverpoll, conosco il problema. Quando succede a me che mi chiedano di rimettere il tutot in /word,avendogli mandato un PDF, spiego loro cortesemente ma perentoriamente che il formato PDF è universale, mentre il formato DOC o DOCX è proprietario e non tutti dispongono del software necessario per leggere o scrivere documenti composti con Word. D’altra parte, se si deve usare il mio testo per rielaborarlo, a parte il fatto che il testo è mio e solo io ho i titoli per rielaborare i miei testi, se proprio fosse necessario, qualunque visualizzatore di file PDF consente di selezionare il testo, di copiarlo e di inserirlo dentro qualunque word processor, per esempio Word, per farci le modifiche lecite e necessarie.
Però è evidente che se vengo retribuito per produrre una relazione, tocca a me fare il lavoro di copia e incolla. ma se non vengo retribuito, per favore ci pensino coloro che ricevono il mio contributo. Mi domando, per altro, se il committente non specifica in anticipo che formato vuole, se non sia sempre il caso di inviare file in formato TXT, ancora più universali del PDF, anche se possono contenere solo testo, niente matematica, niente figure, niente inserti di nessun genere. Oppure in formato RTF, anche questo abbastanza universale e apribile con Word. Col formato RTF, almeno si può dire al ricevente che se lo apre con Word, lo può salvare in formato DOC.Scusate l’OT, ma queste sono cose legate anche al titolo iniziale di questo filone; spiegano benissimo l’arretratezza della maggior parte delle nostre istituzioni, che non sono nemmeno capaci di dire in anticipo a chi affidano certi lavori il formato che vogliono per le loro relazioni.
E questo la dice lunga anche sul risultato fantastico di Agostino De Marco, che è riuscito a far entrare LaTeX nell’amministrazione pubblica di Napoli.
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Credo che il grosso del lavro faccia già parte della collezione delle classi del sistema TeX.Peter Wilson, oltre alla classe memoir ha scritto anche la classe iso; la documentazione si legge con il solito texdoc iso
Naturalmente le norme ISO non hanno lo stesso layout delle norme di cui stiamo parlando in questo filone, ma credo che la classe iso possa essere adattata convenientemente senza troppo sforzo. Dopo di che anche il DM viene bene e le norme tecniche delle costruzioni dovrebbero poi presentare una veste che difficilmente si potrebbe ottenere con altri programmi.Quello che dico potrebbe valere anche per le norme UNI, ma al solito nei ministeri e negli istituti di normazione ormai hanno un processo di lavorazione collaudato e difficilmente accetterebbero contributi esterni.
15 anni fa ho mandato una bozza di norma all’UNI (composta con LaTeX, naturalmente) ma a parte una cortese lettere di ricezione, il relativo comitato tecnico non si è mai riunito, che io sappia. Certo la mia bozza aveva un certo contenuto e una certa forma. La forma, chiaramente poteva essere cambiata a piacimento; il contenuto, che era la cosa importante, non è mai stato preso in considerazione.
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Di default il nomero della sottosezione è messo in una scatola larga 3,2em; se il numero è troppo lungo, sporge a destra nella scatola. io aumenterei dello spazio di una cifra e lo porrei a 3.8em con il comando
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\setlength{\cftsubsectionnumwidth}{3.8em}
`
Poi puoi aggiustare quel valore 3.8em al valore che ti pare più confacente.
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Ho dato un’occhiata in giro, ma non so se quanto ho saputo da mio genero, utente di Windiws, sia applicabile anche al Mac.Innanzitutto la connessione bluetooth dell’iPad è solo in entrata, nel senso che viene usata per connettere dispositivi, come una tastiera esterna, all’iPad e non l’iPad a qualcos’altro.
Pertanto la connessione al pc avviene in wifi.
A dire il vero non si trova molto, però questo che ho testato funziona bene.
Si installa l’applicazione WiFiSend sull’iPad (c’è una versione free di prova e una a pagamento che costa $2.99).
Poi s’installa un programma su pc, WiFiSendServer.
A questo punto nelle properties del WiFiSendServer si vede l’indirizzo ip e la porta da usare per connettersi con l’iPad.
Dall’applicazione sull’iPad si crea una connessione a quell’ip e porta ed il gioco è fatto.
Se c’è un firewall lo si configura dicendogli di non bloccare WiFiSendServer.
Qui si trovano le istruzioni.
http://www.benzle.com/WiFiSendServerInstallGuideWin.pdf
E qui un video che ti fa vedere come funziona il tutto.
Spero che queste informazioni possano essere utili al suo ragazzo.
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Guarda nella pagina 361 della documentazione dove dà le specifiche dello stile di Bringhurst per il suo testo e dove, appunto, l’indice non ha i numeri allineati a destra e non ci sono i puntini.Le specifiche per l’indice sono esplicitate nella pagina 367 e sono proprio subito prima dell’inizio del paragrafo 20.7: lr ripeto qui:
`
\renewcommand{\cftchapterfont}{\normalfont}
\renewcommand{\cftchapterpagefont}{\normalfont}
\renewcommand{\cftchapterpresnum}{\bfseries}
\renewcommand{\cftchapterleader}{}
\renewcommand{\cftchapterafterpnum}{\cftparfillskip}
`
Naturalmente parla solo di come comporre le linee che riguardano i capitoli, perché nel libro di Bringhurst solo i capitoli sono indicati nell’indice, ma non è un problema aggiungere le specifiche per le sezioni e, volendo, per le sottosezioni.
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Se stai usando Hoefler Text, il segno che cerchi ha il codice esadecimale B1 quindi dovresti poterlo chiamare con \char\string”B1.Puoi ridefinire
`
\renewcommand\pm{\char\string”B1}
`naturalmente ha le stesse caratteristiche dei caratteri testuali; è possibile che usato in un contesto matematico sia carente e non abbia le spaziature giuste; nella ridefinizione potresti metterlo come argomento di \mathbin che dovrebbe aggiustare le spaziature.
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Infatti babel è caricato da classicthesis-preamble; se vuoi scrivere in italiano l’opzione la devi mettere fra le opzioni della classe. Tuttavia succedono diversi altri pasticci poi quando viene letto il file classic-thesis.sty, dove non viene più riconosciuto \chaptermark, dove ci sono delle stirnghe di caratteri stampabili prima di \begin{document}.Non so dirti di più, ma ho il sospetto che il primo file (…preamble) debba essere modificato come ha spiegato e rispiegato Lorenzo in diversi post, anche recenti. Usa la unzionalità di ricerca mettendo come stringa di ricerca proprio classicthesis-preamble
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Infatti l’argomento è uscito molte volte e ogni volta viene consigliato il pacchetto rotating che definisce gli ambienti per figure o tabelle ruotate insieme alle loro didascalie.Poi ci sono le soluzioni artigianali come la seguente che richiede di aver caricato il pacchetto graphicx:
`
\begin{figure}[p]
\centering
\rotatebox{90}{%
\parbox{0.9\textheight}
\includegraphics[width=\hsize]{Immagini/Cap3/Gyro}% senza estensione
\caption{Bla bla bla}
\label{schema elettrico}\index{schema elettrico}
}
}
\end{figure}
`Non serve usare tikzpicture; non serve né dichiarare la figura, tra l’altro senza specificarne le dimensioni, né poi usarla, il tutto dentro tikzpicture.
Spiegazione: la figura viene inserita dentro una scatola che accetta materiale verticale (la figura sopra la didascalia) che però ha una larghezza pari a una (grossa) frazione dell’altezza del testo (puoi cambiare 0.9 in quello che ti pare, purché non superiore a 1); dentro la tessa scatola viene messa la didascalia, cosicche anche la didascalia risulterà ruotata; se la didascalia è lunga e occupa più righe forse bisogna aggiungere qualcosa per convincere \caption che quella didascalia deve essere più larga.. L’immagine viene scalata in orizzontale alla larghezza della scatola. Poi questa scatola viene ruotata di 90° senza badare a dove sia il centro di rotazione, perché la scatola ruotata viene centrata dentro l’ambiente figure; questo a sua volta contiene la specificazione di posizione [p] che ne assicura l’immediata emissione in una pagina a sé stante senza bisogno di dare nessun \cleardoublepage (che poi, stampando solo fronte, non serve a niente, perché \cleardoublepage quando si è in modo solo fronte, si comporta come \clearpage). La figura viene emessa alla prima pagina che la può accogliere come qualunque altra figura mobile.
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Mah; io mathspec l’ho incontrato e provato solo perché hai posto la domanda.
In realtà si tratta di un pacchetto che era in evoluzione prima che fossero disponibili i font matematici Asana Math, Xits Math, Latin Modern Math e via via che passa il tempo ce ne saranno anche di più.
Mi rendo perfettamente conto che questi tre font otf matematici non si accordano necessariamente con qualsiasi tipo di font testuale; infatti viene detto che XITS Math si accorda bene con i font stretti come Times o Libertine; mentre Asana Math si accorda bene con Platino e altri font dall’occhio mediano grandicello; Latin Modern Math, ovviamente si accorda bene con i Latin Modern testuali ma anche con font “bodoniani” un po’ più chiari dei Times.Non saprei quali font matematici io userei con gli Hoefler Text, che ritengo non siano adattissimi a un testo che contenga molta matematica, a cause delle legature storiche e le lettere finali differenziate e ad altri dettagli che si prestano più per un testo letterario.
Tuttavia con i font matematici menzionati sopra è importante usare il pacchetto unicode-math, invece di mathspec. Di matematica ne ho composta molta con XeLaTeX e i pochi font matematici. Tra l’altro ho scoperto un bug che si manifesta con il comando \text quando fra i font caricati (anche se non usati) ce ne è almeno uno dall’andamento retrogrado; le parole in caratteri latini che formano l’argomento di \text vengono composte singolarmente con i caratteri che vanno nel verso giusto, ma le parole vengono collocate in ordine retrogrado:shock: Ho già avvisato il Team; il bug è classificato “serious” ma ancora non ho visto nessuna modifica nel comportamento di XeLaTeX.
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Inoltre non usare mai
`
\usepackage[OT1]{fontenc}
`
ma come ti ha suggerito Ivan usa sempre la codifica T1.Ci sono die motivi per non usare mai quella riga:
1) la codifica OT1 è quella di default e quindi non c’è bisogno di chederla esplocitamante.
2) i font con codifica OT1 sono privi di caratteri accentati, e contengono solo i caratteri strettamente ASCII; gli accenti vengono messi grazie al lavoro del pacchetto inputenc, ma essenzialmente si producono segni grafici ottenuti per sovrapposizione dell’accento sopra la lettera base; ciò porta spesso a caratteri stampati o visualizzati a video che non sono al meglio dlela loro forma.
3) la mancanza di accenti incorporati fa si che la sillabazione non venga eseguita bene, perché il motore di sillabazione esegue la divisione in sillabe di stringhe formate da soli caratteri, senza comandi inclusi; in altre parole, quando usi questa codifica una parola come “qualità” viene trasformata in “qualit\accent19a” e il comando per l’accento inpedisce il riconoscimento dell’ultima sillaba; con altre lingue piu ricche di accenti rispetto all’italiano, questo potrebbe impedire la cesura in fin di riga di molte parole e la compoizione avrebbe o delle righe con grandi spazi interparola o righe sporgenti fuori dal margine.Perciò per usare i caratteri predefiniti usa queste due specifiche:
`\usepackage[T1}{fontenc}
\usepackage{lmodern}`
e in particolare evita accuratamente di compilare per una uscita in formato DVI, eventualmente trasformata in ps, ma compila sempre con pdflatex. I font Latin Modern sono solo vettoriali, quindi il tuo file di uscita deve essere in formato PDF o subordinatamente in formato PS.Usa il passaggio per il formato PS solo e soltanto in quei rari casi in cui devi usare il pacchetto PSTricks con i suoi moduli. A dire il vero, esistono pacchetti che ti consentono di compilare con pdflatex anche in quei casi, ma è un po’ fare di necessità virtù.
::mattmich” post=65279
Stavo pensando che, usando io sostanzialmente il tema Dresden, il titolo di ogni diapositiva non viene collocato (come ad esempio usando il tema AnnArbor) nella parte alta della cornice….inserendo il titolo della diapositiva come sottosezione (riportandolo in grande dove è possibile con \maketitle), allora si ottiene secondo me un risultato che, dal punto di vista dell’organizzazione, è molto simile a quello che si ha con AnnArbor. Secondo te non può andare bene?Certamente non con \maketitle; Usa piuttosto in ambientino o un comando apposito per scrivere una prima riga in alto con il titolo del frame relativamente grande, ma non esagerare.
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Direi che è un problema ricorrente con TeXnicCenter.Ora, visto che hai installato MiKTeX2.9 e quindi disponi dell’editor TeXworks (cerca nell cartelle sotto a C:\programmi\MiKTeX\2.9\ e troverai texworks.exe, creano una scorciatoia e mettila sul desktop; cliccaci sopra e scegli di aprire il file sorgente, compilalo con pdflatex (default) e vedrai che ti si apre subito la finestra del file compilato. Magari può avere di problemi visto che di default TeXworks è impostato per la codifica UTF-8, ma qualcosa farà di sicuro; Poi puoi mettere a posto l’impostazione di codifica di TeXworks, anche se ti consiglio di mantenere UTF-8 (è che i tuoi file precedenti difficilmente sono salvati su disco con la codifica UTF-8, perché TeXnicCenter non mi pare che la gestisca).
Se le cose vanno bene con TeXworks, la colpa del fattaccio che ti è capitato è di TeXnicCenter. Altrimenti occorre che tu fornisca più informazioni.
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