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CON LED NON LO PUOI FARE 🙁Ci sono in rete diversi altri editor che lo fanno, in particolare, qualunque piattaforma tu stia usando, dovresti avere già installato TeXworks; può sembrare un po’ scarno rispetto a Led e ad altri editor adatti a gestire file LaTeX, ma in realtà ha pannelli ricchissimi; semplicemente non ha un tripla fila di icone in testa, ma fa sostanzialmente le stesse cose, in più apre i file pdf già automaticamente collegati al file sorgente (in gergo si dice sincronizzati) il che da solo vale un numero illimitato di icone in meno sulle barre 🙂
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No, non può funzionare, ma se non ci stanno entrambe sulla stessa pagina, vuol dire che sono troppo grandi, cioè ciascuna supera la percentula del posto dedicato alle figure in testa alla pagina.Puoi provare a dare entrambe l’opzione [p]; se non ci sono altre figure in coda e se insieme (compreso lo spazio di separazione fra le due) non superano l’altezza della pagina, potrebbe funzionare.
Una forzatura, usando il pacchetto afterpage, potrebbe esserecostituita dal codice seguente:
`
\afterpage{\begin{figure}[p]
{\centering 'includegraphics…}
\caption{…]
\vskip…
\small\emph{Note}…
}
\bigskip
{\centering\includegraphics…}
\caption{…}\vskip…
{\small\emph{…}…
}
\clearpage
\end{figure}}
`In altre parole metti il materiale di entrambe le figure, comprese le didascalie e le note, dentro un unico ambiente “figure”, separandole con un bel \bigskip; il tutto è poi completato da un \clearpage ed è racchiuso dentro l’argomento di \afterpage.
Il risultato di questa operazione è che \afterpage mette il suo argmento dentro una memoria interna, aspetta la fine della pagina corrente, e appena la pagina corrente viene spedita nel file di uscito, fa si che il motore di composizione si rimetta a lavorare sul suo argomento; tutto bene, ma appena incontra il \clearpage, questo attiva la routine di uscita che sputa fuori tutto quello che ha in coda fino a quel momento svuotando anche la coda delle figure. La tua doppia figura va quindi a finire nel file di uscita.
Non preoccuparti che un unico ambiente figure contenga due didascalie da numerare con numeri contigui: LaTeX è abbastanza intelligente da farlo senza nessun aiutino.
Altra soluzione, secondo me più elegante: riduci un pochino le dimensioni delle due figure, probabilmente basta poco per averle entrambe nella stessa pagina; se prima ti entravano, riducendole un poco ti entrano anche ora, ma metti l’opzione [p] in ogni caso.
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Per l’inutile pagine \appendixpage che tu vuoi assolutamente inserire, il comando \thispagestyle{plain} è inserito dentro alla definizione del comando \appendixpage; lo stesso avviene per lo stile plain nel comando di \tableofcontents, ma mentre qui è importante che ci sia un numero al piede come in tutte le pagine di apertura dei capitoli numerati e non numerati, per quell’inutile pagina puoi provare a usare questi comandi:
`
{\maketaletter
\let\ps@plain=\ps@empty
\appendixpage}
`🙂 Io continuo a ritenere inutile quella pagina di separazione delle “appendici”, ammontanti ad una sola appendice, la cui pagina iniziale comincia già per conto suo con “Appendix A”, seguita dal titolo; ma se proprio insisti… 🙂
Ricordati sempre: Non è vero che se una cosa si può fare, allora la si deve fare. Questa affermazione è ancora più vera quando si usa LaTeX.
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😀 😉 Non l’hai letta bene, altrimenti non avresti messo il punto esclamativo nelle opzioni di \begin{figure}; qui nel forum è sempre “stigmatizzato” l’uso indiscriminato del punto escalmativo ed è sempre deprecato il codice di posizionamento h, così come viene detto nelle guide.Inoltre \center è il comando di apertura dell’ambiente “center”; il comando da usare è invece \centering; sono due cose diverse; il primo non è nemmeno documentato nelle guide; che sia il comando di apertura dell’ambiente “center” non è così evidente in nessuna guida, non è nemmeno esplicito, ma lo si può dedurre da quanto scritto da Lamport stesso nel suo Handbook; oppure lo si può dedurre dalla lettura del capitolo “LaTeX: nuovi comandi” nella guida “Introduzione all’arte ecc ecc” il cui link è qui sopra nella pagina del forum.
Ma questa, se vuoi, è una pignoleria: il fatto è che l’ambiente “center” inserisce uno spazio verticale sopra il materiale che contiene (tramite il suo comando interno \center) e questo spazio si aggiunge a quello inserito per suo conto dall’ambiente “figure”; e, questa volta OGNI guida, dice apertamente di non usare l’ambiente “center” dentro l’ambiente “figure”; tu hai usato le impostazioni dell’ambiente “center” involontariamente, senza rendertene conto, semplicemente usando il comando sbagliato.
Se tu scrivi:
`
\begin{figure}
{\centering
\includegraphics[…]{…}}
\caption[…]{…}\vskip…
{\small \emph{Note}: GDP … \textcite{eggiman}}
\end{figure}
`probabilmente ottieni quello che vuoi, senza ricorrere ad ulteriori impostazioni e a ulteriori pacchetti. [Attento alle righe vuote; ci vogliono!]
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Già, me ne ero scordato, ma…Dunque su Ubuntu tu lavoravi con la versione di teX Live per Ubunto, che è controllata per la compatibilità con i pacchetti Debian, ma che è vecchia di diversi anni.
Allora hai installato la TeX Live “vera”, la 20101 scaricata da CTAN? giusto?
Se hai scarciato la ISO da un repository Ubuntu hai scaricato di nuovo la versione vecchia e incompleta.Quindi seguendo il testo che ti è stato indicato hai seguito le varie procedure per installare a partire dall’immagine e hai anche dato il comando which tex? Questo ti ha restituito il valore /opt/texlive/bin ma questo non ti garantisce che tu abbia davvero scaricato la verisone 2010 giusta, ti dice solamente che hai scaricato e installato una versione TeX e l’hia messa nel posto puntato dal symbolic link che hai creato.
Supponiamo però che tu abbia scaricato la verisone giusta, tla TeX Live 2010 “vera”. Hai riconfigurato Texmaker in modo che lui cerchi gli eseguibili lungo i path giusti?
Apri con Texmaker un file qualunque, poi clicca su Options e poi Configure Texmaker e poi la finestra di dialogo che si apre dovrebbe mostrati i percorsi per tutti i vari eseguibili che puoi lanciare. nella finestra accanto al nome pdflatex il mio Texmaker mostra la stringa
`
“/opt/texbin/pdflatex” -interaction=nonstopmode %.tex
`
che fa espresso riferimento al link simbolico che ho creato seguendo le istruzioni del documento di istruzioni.
Succede lo stesso da te? Se non è così, clicca sull’icona a destra della finestrella e segui il percorso a partire da /opt fino al nome dell’eseguibile pdflatex. Ripeti la stessa cosa per gli altri eseguibili del sistema TeX.
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Guarda che il pacchetto circuitikz esiste da alcuni anni ed è sempre stato inserito nella distribuzione di TeXLive.Può darsi che tu abbia installato TeX Live 2010, ma che tu non abbia disinstallato correttamente MiKTeX che avevi installato rpima e che, quindi, il tuo PC ti continui a lanciare i programmi della distribuzione MiKTeX, la quale non conosce circuitkz.
Controlla nel file .log gli indirizzi dei file che il programma ha caricato, dal file di classe iniziale, a tutti i file ,sty e .def che via via sono stati richiamati perché tu li hai richiesti esplicitamente, o perché richiesti implicitamente dalla classe e dagli altri pacchetti; Se il loro “path” ha all’inizio qualcosa come MiK\TeX\2.9\texmf\eccetera vuol dire che stai usando ancora la versione (incompleta) di MiKTeX.
Il file circuitikz in TeX Live is torva nella cartella C:\texlive\2010\texmf-distr\tex\latex\circuitikz\ e la sua documentazione in C:\texlive\201\rexmf-distr\doc\lata\circuitikz\
Se ce li hai allora la TeXLive 201 è a posto ma probabilmente stai ancora eseguendo i prpgrammi e leggendo i file della precedente distribuzione MiKTeX.
Se vuoi conservare entrambe le distribuzioni apri i pannello di controllo e scegli l’icona system; scegli al linguetta environment e vedi se gli indirizzi di MiKTeX e di TeXLive si provano nei path di sistema o nel path personale; in ogni caso, con i dovuti privilegi di amministratore (se devi mettere le mani sul path di sistema) sposta la parte di percorso di TeX Live in modo che sia all’inizio della stringa dei path. una volta cliccato Applica, OK, e quant’altro richiesto da Windows, se da una finestra di prompt dei comandi dai il comando path ti dovrebbe venire presentato sullo schermo il path effettivo (unione del path di sistema e del path personale) e C:\texlive\2010\bin\ ti dovrebbe apparire lungo la stringa prima della corrispondente stringa relativa a MiKTeX. a quel punti sei sicuro che compilando dalla finestra del prompt dei comandi, con il comando
`
pdflatex myfile
`
ti venga compilato per bene il tuo file myfile e che il file pdf prodotto contenga effettivamente anche il circuito. Se ripeti l’esperimento con Led, e se non ti esce nulla, vuol dire che è colpa di Led che è ancora configurato per usare g;i eseguibili di MiKTeX. riconfiguralo. Oppure, meglio ancora, usa TeXwokrks, l’editor multipiattafomea che ti è stato installato insiema a TeX Live e, se lo trovi troppo scarno, caricati sul tuo PC TeXmakerX, configurandolo correttamente, e vedrai che eliminando Led (avveniristico qualche anno fa, ora decisamente superato) ti troverai molto meglio.
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Può ance darsi che sia capitata, ma ogni volta per una causa diversa. Quindi senza conoscere il file .tex da cui sei partito e senza vedere il file .log nessuno di noi ha pa palla di vetro per indovinare che cosa sia successo a te.Dai: rispondi a questo messaggio poi clicca sul tastino che riporta la scritta Code: si appare nello spazio di editing una cosa come [ code ]; apri il file .log del tuo file usato come esperimento (anche se usi Windows, saprai come vedere i file delle tue cartelle, april il file log con un qualunque text editor, per questo scopo va bene anche Led [per quanto faccia un po’ pena come editor, secondo il mio parere personale, s’intende]; una volta aperto il file seleziona tutto il contenuto e premi Cntrl+C (Copia), poi torna sulla finestra del messaggio e premi Ctrl+V (Incolla), infine premi il tasto qua sopra etichettato con Code*, e ti apparirà [ /code ] sotto al testo che hai incollato nella finestra del messaggio.
Infine aggiungi qualche parola se lo ritieni opportuno, e po invia il messaggio. Così almeno potremo sapere quali pacchetti hai caricato e che cosa ha effettivamente fatto il tuo MiKTeX.
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Usa l’argomento facoltativo dei comandi di sezionamento, nel tuo caso particolare di \section.Per l’argomento facoltativo ricordati che va a finire sia nell’indice sia nella testatina; quindi la soluzione è quella di scegliere un titolo “corto” lasciando il titolo lungo, inclusivo del comandi di “a capo” nell’argomento obbligatorio e nel titolo effettivo del paragrafo. Scriverai per tanto:
`
\section{titolo succinto]{Titolo lunghissimo e logorroico che richiede un fine dicitore\\ per essere letto tutto d'un fiato}
`
Ricordati di non andare a capo dopo un articolo, una preposizione semplice o articolata o dopo un breve avverbio, come “non”; nell’esempio il segno di “a capo’ è collocato prima della preposizione “per”; per essere sicuro di non staccare quelle brevi parole da quelle che le seguono, usa la tilde, oppure usa solo tildi e non usare \\Non diminuire il corpo per la testatina, per non scorciare il titolo; quella dimunzione di corpo, oltre ad essere brutta, andrebbe a finire anche nell’indice.
Alternativa: usa la classe memoir che per i comandi di sezionamento prevede due argomenti facoltativi uno per l’indice e uno per la testatina.
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Semplicemente nel manuale pdftex c’è un errore di stampa, dove c’è scritto “divided”, che doveva essere indicato con “multiplied”. Insomma è la stessa differenza fra i points e gli scaled points.
Tan’è che ho provato a girare la soluzione in un modo diverso, forse ridondante, ma chiarissimo: assegno il numero prodotto da \pdfelapsedtime ad un registro dimensionale (di tipo TeX, non LaTeX) specificando l’unità di misura sp (scaled points); poi definisco una macro che contiene il valore del registro dimensionale a cui sono state “strappate” le unità di misura. ne ottengo il nomero di punti senza il pt dopo. Stampo poi questa macro:
`
\AfterEndDocument{\dimen256=\pdfelapsedtime sp
\edef\@tempA{\strip@pt\dimen256}
\PackageInfo{MacroGuida}{Il tempo di esecuzione e' stato pari a \@tempA\space s}}
`
Invece di \PackageInfo (che scrive solo sul file .log) si potrebbe usare anche \PackageWarningNoLine che scrive anche sulla console.\AfterEndDocument è un comando prodotto dal pacchetto etoolbox, ma il comando e il pacchetto di Enrico fanno lo stesso mestiere.
Però questo esempio che ti produce direttamente il numero di secondi con il punto decimale seguita da 5 cifre per la parte fratta, è anche la prova provata dell’errore di stampa nella documentazione di pdftex.
Ho eseguite alcune volte la compilazione dell’Introduzione, senza apportare modifiche di nessuna genere ai file sorgente (seicento e passa pagine con molte figure importate e molte disegnte direttamente) e il tempo di compilazione ogni volta è diverso, perché, appunto si tratta di tempo trascorso da quando il processo è cominciato; nel frattempo il sistema operativo multitasking (nel mio caso SnowLeopard) fa anche altre cose, quindi distribuisce il suo tempo fra i vari processi a cui deve fornire le sue prestazioni. L’Introduzione si compila quindi in tempi che vanno da 11s a 12s (arrotondati all’intero) quindi è del tutto superfluo per processi così “lunghi” stare a specificare i millesimi o frazioni di secondo ancora più piccole, come avviene con il codice indicato sopra.
Se invece il processo è rapido le frazioni di secondo sono importanti; nel tuo esempio controllato dal comando time del sistema operativo, dove non superi un quinto di secondo, le frazioni sono decisamente importanti, anche se probabilmente non saranno mai le stesse.
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Enrico di ha già dato la soluzione, quindi potrei starmene zitto; ma ritengo che segnalare la documentazione sia sempre utile.Esegui texdoc pdftex e guarda l’indice a destra: clicca su Timekeeping e vedrai la descrizione dei due comandi primitivi di pdf(La)TeX, forniti dal motore di composizione pdftex. La descrizione è utilissima anche per capire quello che ha scritto Enrico, e per, eventualmente, fare altre cose usando anche il comando \pdfresettimer oltre che \pdfelapsedtime.
Naturalmente si il codice di Enrico e quanto scritto nella documentazione funzionano solo se il motore di composizione è pdftex, il che, oggi, significa non solo con pdf(La(TeX, ma anche con (La)TeX, visto che il motore è sempre lo stesso, cambia solo il valore numerico contenuto nel contatore \pdfoutput. Non sono sicuro invece che funzioni con Xe{(La)TeX; probabilmente sì, ma non ho mai provato.
Contrordine: ho provato.
Infatti non funziona con Xe(La)TeX, quindi il cronometro è una particolarità di pdftex. Non solo, ma ho constatato che nemmeno il programma tex di Knuth è in grado di farlo, perché il suo registro di sola lettura \time (usabile anche con Xe(La)TeX) contiene solo il numero (intero) di minuti trascorsi dall’inizio del giorno; inoltre viene impostato all’inizio del job, non viene (apparentemente) aggiornato durante l’esecuzione; è vero che un minuto è lungo, quindi finora non ho potuto verificare se venga aggiornato durante l’esecuzione; tuttavia se anche lo fosse la risoluzione di un minuto è troppo scarsa per i calcolatori di oggi che viaggiano a miliardi di operazioni al secondo.
Per ora non vedo nessuna speranza di poter far calcolare internamente i tempi di esecuzione a programmi di compilazione diversi da quelli azionati dal motore pdftex.
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Vedi, tutti più o meno ci siamo talmente abituati a leggere testi e libri composti e stampati male, che ci sembra che questo stile raffazzonato sia la normalità. Non succede solo con le cose stampate, purtroppo.Il primo libro stampato, la Bibbia di Gutenberg, aveva rigorosamente il margini interno e superiore rigorosamente la metà del margine esterno e rispettivamente inferiore. Ma Gutenberg non aveva inventato niente di nuovo nel fare questo: aveva semplicemente replicato quello che facevano i copisti per scrivere i codici a mano.
Ti suggerisco di leggere il capitolo sulla Geomentri delle pagine nella guida scaricabile dall’apposito link presente in testa alla pagina del forum, e che riporta l”indicazione “Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX”. In quel capitolo c’è anche il riferimento ad un testo di Wilson, tipografo, che ha scritto un intero documento pdf scaricabile da CTAN; quanto scrive un tipografo è senz’altro più affidabile di quello che può essere stato scritto da un dilettante.
Per altro l’Introduzione all’arte contiene anche le costruzioni geometriche su cui si basonao non solo il disegno di Gutenberg, ma anche altri disegni più recenti.
In ogni caso la norma è che il margine interno è sempre minore del margine esterno; se si viola questa regola deve esserci un buon motovo; un buon motovo l’aveva il nostro Grand Wizerd, Donald Knuth, il creatore del sistema TeX, quando ha composto il suo libro “Concrete mathematics”. Il margine interno è molto più ampio del margine esterno, ma è anche pieno di note marginali che riempiono questo spazio bianco centrale.
Segui il consiglio di Ivan. Non preoccuparti per il margine interno più stretto di quello sterno; se vuoi inserire una “binding correction” penso che non avresti nessun problema a trovare la soluzione navigando nelle documentazioni dei vari pacchetti distribuiti con il sistema TeX e che hai già sul tuo hard disk. Io come gli altri sono reticente a dirti quale pacchetto usare 🙂
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Non voglio vantarmi di avere fatto cose che non ho mai fatto. Potrebbe sembrare che suggerire di usare l’opzione plain sia una di quelle cose che si dicono senza altre informazioni, lasciando intendere che la cosa sia banale.No, ho semplicemente trascritto condensandolo un poco quello che c’è scritto nella pagina che vi ho indicato sul manuale.
Quello che io ho notato è che il frame plain è coma una pagina di testo senza testatine e peidinio e note a margine; tutta la superficie delf rame può essere usata e \textwidth e \textheight corrispondono abbastanza bene all’intera schermata. In questo spazio io metterei dei blocchi colorati usando l’ambiente \block.
Per altro, come dicevo nel precedente post, io uso abutualmente il tema Warsaw; gli ho cambiato i colori osando il rosso scuro, il celeste il beighe, eccetera per fare presentazioni diverse e che non sembrassero sempre quelle standard. Eppure la pagina del titolo, ottenuta con il solito
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\begin{frame}[plain]
\maketitle
\end{frame}
`
esce già da sola completamente diversa, perché non ci sono box di testa o di pende, e solo il titolo è dentro ad un rettangolo colorato, mentre il mio nome, afferenza, data eccetera, sono semplicemente in caratteri standard su bianco.
Ma se uno volesse metterci un immagine di sfondo, non sarebbe un problema; il manuale dice come fare e la cosa funziona anche con il frame di tipo plain., bisogna solo ricordare che prima bisogna mettere l’immagine (abbastanza chiara se si scrive con caratteri scuri, o viceversa abbastanza scura se le parole sono bianche o in caratteri chiari) e poi bisogna scriverci sopra. Non ho esempi da mostrarvi, ma ovviamente il fatto che io sia riuscito a fare una personalizzazione della pagina del titolo, non vuol dire che quel che ho fatto vi possa soddisfare. Poi “de gustibus…”Volevo solo segnalare l’opzione plain, poi nello spazio bianco potete collocare tutto quello che potete collocare nei frame colorati e bordati, solo che non potete farlo automaticamente, e non avrebbe nemmeno senso, visto che bisogna fare un solo frame.
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