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basta usare l’opzione plain al comando di apertura di un frame; di fatto plain elimina ogni possibile decorazione della slide, quindi toglioe ogni possibile headline e footline; in compeno permette di mettere delle headline e/o footline a prprio piacere: leggete la pagina 62 del manuale di beamer (texdoc beamer pagina 62).
̀e interessante perché oltre a spiegare il buon motovo di avere una slide “plain”, per esempio per inserire un grande foto che sarebbe indecifrabile se ridotta di dimensione per stre nelo spazio che rimae fra le varie scatole di testa e al piede e fra le barre laterali (io uso questa opzione abbastanza sovente e la presentazione non ne soffre affatto), permette di inserire delle “decorazioni a scelta, costruendole apposta, in modo da usare lo spazio in un modo diverso dal solito.
Se vogliamo ogni tema ha un frame per la titlepage differente dalle altre; le scatole sopra e sotto ci sono, come anche la o le scatole laterali per le barre laterali, ma il titolo è incorniciato automaticamente e le altre informazioni sono già inserite nel frame in posizione prefissate e con contenuti prefissati dall’autore quando nel preambilo inserisce le informazioni quali \author, \tutile, \subtitle, \institute, \date, e compagnia.
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Occhio, ufficialmente sembra che la ditribuzione TeX Live più recente sia quella del 2010, ma in realtà è aggiornata fino ai nostri giorni; uso questa reasi non per fare contrasto con i bei tempi andati, ma per specificare che solo qualche giorno fa la distribuzione 2010 è stata congelata e volendo si può già scaricare a titolo sperimentale la 2011.
Quello che rende la distribuzione ufficiale scaricabile da CTAN o da uno dei suoi mirror (eccettuato Roma2, non perché la sua distribuzione sia bacata, ma perché è troppo lento) è il programma tlmgr (TeX Live Manager) che permette di tenerla aggiornata volendo anche quotidianamente. Trovo questa cosa una ideazza formidabile e non ne potrei più fare a meno.Ciao e buona tesi
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Le risposte che otterrai alle tue domande saranno molto varie e probabilmente anche molto contraddittorie. Tutto dipende dai gusti personali e dalla corretta “analisi del lettore” fatta dall’autore, cioè da te. Per chi scrivi? I tuoi lettori sono ancora poco esperti nel leggere testi del genere che tu vuoi scrivere? Che livello culturale hanno? Devono leggere con continuità e in sequenza oppure possono usare il testo come un testo di riferimento da usare aprendolo alla pagina giusta, leggendo solo poche pagine e poi chiudendolo fino alla volta successiva?Vedi dunque che prima dovresti rispondere a queste domande, poi trovi le risposte a tutti i tuoi quesiti.
I maggiori book designer consigliano di usare pochissimi font diversi, sia nella forma sia nel corpo, sia evitando il nero.
Per un libro didattico (contenente anche esercizi svolti) a me pare che i titolini in nero non stonino, mentre stonerebbero se fossere in maiuscoletto, come viene spesso suggerito. Ma questa è la mia opinione, e chi ti risponderà ti proporrà anche soluzioni diverse ed opposte.
Io userei sempre lo stesso font sia per il testo sia per le tabelle, immagini, schemi, strutture chimiche, formule (per la matematica esistono regole particolare, ma il tondo della matematica è uguale al tondo del testo). Al massimo userei il font senza grazie della serie media diritta per le didascalie e/o per i titolini e per questi,non userei il nero, perché la serie media del font senza grazie è spesso già marginalmente più scuro del font con grazie.
Userei invece un copro diverso per i temi degli esercizi (perché li chiami tracce? sarebbero tracce se oltre al tema tu dicessi i vari passi da svolgere in sequenza, se cioè tu dessi una traccia della soluzione; secondo me gli esercizi non devono essere formulati in questo modo, con una traccia della soluzione, ma devono solo contenere l’enunciato del problema — però gli esercizi a cui penso io potrebbero essere di natura molto diversa dai tuoi) Metterei l’enunciato dell’esercizio, magari con un titolino nelro in linea composto comne un item dell’ambiente description, ridefinendo il comando \descriptionlabel in modo che componga questo titolino con font che voglio io, in particolare usando font senza grazie e della serie media.
La soluzione, invece la comporrei in corpo \small e fra margini rientrati, sia il destro sia il sinistro, come si può ottenere con l’ambiente quotation che inizi con \small; naturalmente non esistono solo queste soluzioni, ma come vedi il mio concetto è quello di non eseguire molti cambi di font, ma quei pochi che farei avrebbero un codice d’uso ben chiaro e costante. La riga vuota che separa l’enunciato dell’esercizio dalla sua soluzione appare automaticamente se usi l’ambiente quotation o se usi un ambiente da te definito che svolga le stesse funzioni più il cambiamento di corpo.
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Ti ripeto che una singola figura non deve avere qualcosa che va nell’indice generale, meno che mai con una indicazione così generica come Circuito.La soluzione dell’appendice va benissimo per il caso tuo.
Se non ti piace inserisci il file del circuito con
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\begin{figure}[p]
\centring
\includegrpahics[width=\textwidth,height=0.9\textheigth,keepaspectratio]{images/completo}
\ca[tion{Il circuito elettrico del paperone elettronico}
\label{fig:paperone-elettronico}
\end{figure}
`Poi visto che sei riuscito a mettere l’indice generale introducendolo con \tableofcontentes, subito dopo ci scrivi \listoffigures
Cha coa sarà mai l’Elenco delle figure?
Un suggerimento di stile: se la didascalia “Il circuito elettrico del Paperone elettronico} si riduce ad un numero di parole come in questo esempio, la lista delle figure conterrà quella stringa e basta. se però metti una didascalia formata da diversi periodi, del tipo: “Il circuito elettrico del Paperone elettronico. A sinistra si può notare il modello del primo penny, che serve per confrontare i pennies sucessivi,. A destra si vede la prima pepita paperonisca raccolta nel Klondike, che serve per calibrare le pipite successive. Eccetera, eccetera, eccetera.” allora uas il primo periodo, il vero titolo nell’argomento facoltativo di \caption e usa lo spiegone completo, contenente anche il primo periodo, nell’argomento obbligatorio di \caption.
L’argomento facoltativo andrà nella lista delle figure e la didascalia completa andrà sotto alla figura del circuito. Bene inteso se la didascalia è veramente così lunga accorcia l’altezza della figura cambiando il valore 0.9 in un valore più piccolo da trovare “sperimentalmente”.E leggiti una guida qualsiasi: il comando \listoffigures è spiegato insieme a \tableofcontents.
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Sicuro, sicuro, sicuro? 🙂Io inseirirei il circuito nella tesi come argomento di \includegraphics all’interno di un ambiente figure e userei la didascalia della figura. Se poi vuoi dotare la tesi di un Elenco delle figure, il tuo circuito va a finire indicizzato lì, che è il posto giusto, e non nell’indice generale, visto che non è classificabile né come capitolo, né come sezione, né come sottosezione, né come sotto-sottosezione, eccetera.
Alternativa:
Fai un appendice intitolata “Circuito elettrico del…”; il titolo dell’appendice potrebbe portarti via troppo spazio per farci stare tutto il circuito, a meno che tu non lo rimpicciolisca molto, fino (forse) al punto di renderlo illeggibile, Allora usa la prima pagina per metterci qualche riga di testo dopo il titolo dell’appendice e inserisci il circuito “MyCircuit.pdf” nella seconda pagina dell’appendice specificando
`
\begin{figure}[p]
\centering
\includegraphics[width=…,height=…,keepaspectratio]{MyCircuit}
\caption{Circuito elettrico del …}\label{fig:circuito}
\end{figure}
`
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A me risulta che il pacchetto appendix.sty provveda i seguenti comandi:
`
\providecommand{\appendixname}{Appendix}
\newcommand{\appendixtocname}{Appendices}
\newcommand{\appendixpagename}{Appendices}
`
Da quel che posso immaginare, \appenidxname è il nome che viene messo al posto di Capitolo, davanti al “numero” dell’appendice. Ovviamente deve essere al singolare perché si riferisce ad una singola appendice.\appendixpagename è il nome che viene scritto in una pagina che contiene solo quell’informazione e serve per separare le appendici dal resto del documento; in un certo senso si comporta come il comando \part, salvo che non richiede di specificare un “titolo”; ma scrive di default solo Appendices (così come è definito).
Invece \appendixtocname è l’equivalente di Part nell’indice generale.
Se hai una sola appendice, allora devi ridefinire entrambi questi comandi al singolare.
Ma… hai proprio bisogno di separare una sola appendice in un modo così vistoso? Io mi accontenterei di non usare il pacchetto appendix.sty, di usare il comando \appendix prima di cominciare l’unica solitaria appendice, di introdurre l’appendice con il comando \chapter, come scritto in ogni manuale a cominciare dal padre di tutti i manuali su LaTeX, quello scritto dal suo creatore Leslie Lamport.
Naturalmente è una questione di gusti e “de gustibus non est disputandum”; quindi fai come meglio credi. La soluzione al tuo problema consiste nella ridefinizione di entrambi in comandi suddetti.
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Stai facendo loperazione giusta.
Comunque vedo che entrambi eravamo stanchi: io ho scritto toptesi-ubuntu.pdf, e tu hai scritto latex-ubuntu.pdf, Io intendevo texlive-ubuntu.pdf, tu probabilmente altrettanto.Comunque se hai una distro ubuntu o comunque di tipo Debian, legata ai repository Debian,, tieni presente che le politiche di Debian sono di contorllare minuziosamente che tutto quanto venga installato nella propria distro sian assolutamante coerente i i principi Debian, e quindi ci mettono un mucchio di tempo per verificarlo sui singoli pacchetti, sia per le dipendenze reciproche.
TeX Live è una distribuzione del sistema TeX, non contiene solo LaTeX ma contiene tutti gli eseguibili necessari, più alcune migliaia di altri file; viene aggiornato quotidianamente, ed è possibile tenersi aggiornati con lo stesso ritmo. Tutto ciò non è possibile con la lentezza di Debian, la cui distribuzione di TeX Live, non solo è sostanzialmente basic, ma è in ritardo di almeno due anni rispetto alla versione corrente.
Su una macchina Linux conviene allora lasciare installata la versione basic e obsoleta di TeX Live, aggiornandola con apt-get, o gli altri programmi più user friendly, al fine di soddisfare le dipendenze; ma per lavorare è conveniente installare la distribuzione TeX Live più recente, tenendola aggiornata con il TeX Live manager; e per fare questo bisogna operare come descritto in texlive-ubuntu.pdf, che contiene anche le piccole varianti per Fedora e Suse.
A questo punto avrai capito anche che Kile non c’entra niente con il sistema TeX; esso è un validissimo editore di testo con i pulsanti da cliccare per fargli lanciare con delle shell i programmi del sistema TeX, ma lui di per se è solo un accessori, sostituibile con Texmaker, o (secondo me, ancor meglio) con TeXmakerX; la distribuzione del sistema TeX Live per le macchine Linux prevede l’installazione separata anche di TeXworks, che come editor è molto più spartano di Kile, ma ha il visualizzatore interno di file in formato pdf sincronizzato con il file sorgente; Anche Texmaker e TeXmakerX lo fanno, ma secondo me da questo punto di vista TeXworks è superiore.
Comunque, che si chiami Kile, TeXworks, Texmaker, TeXmakerX emacs, emacs+auktex, o quant’altro, l’editore è un accessiorio che non c’entra (anche se estremamente utile) per lavorare con i programmi del sistema TeX, distribuzione TeX Live in particolare.
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La cosa migliore da fare è di convertire il file ps in pdf e di scontornalo; poi compilare con pdflatex.i file .ps non vengono inclusio producono pasticci, se al loro interno contengono comandi PostScript incompatibili con l’inclusione; I file .ps devono comunque venire convertiti in .eps badando bene che il rettangolo circoscritto (il bounding box) circoscriva solo l’immagine e non dia luogo a margini bianchi.
Data la dimensione di biglietti da visita è possibilissimo che cadano fuori del supporto fisico se non sono ben scontornati.
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In ogni caso se l’oggetto è troppo grande blocca la coda degli oggetti flottanti che escono poi tutti insieme alla fine del capitolo.Il punto esclamativo di solito non serve a niente, se le cose sono fatte bene.
Il solo codice p va bene per gli oggetti grandi che vengono collocati da soli nella prima pagina intera disponibile, purché l’altezza complessiva compresa la didascalia non superi \textheight; se la supera la coda resta comunque bloccata.
La soluzione è quella di ridimensionare bene gli oggetti grandi, scalandoli opportunamente senza dimenticarsi al didascalie e lo spazio che la separa dall’oggetto; Inoltre è sempre opportuno che ogni immagine sia smarginata (usa pdfcrop, già distribuito insieme al sistema TeX e attivabile dalla finestra comandi); i margini già presenti nel file da includere sono tremendamente antiestetici perché a quei margini si aggiungono i margini che ci mette LaTeX.
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Non so che distribuzione tu abbia installato nella tua macchina, ma siccome è sempre opportuno scaricare la distribuzione completa, quella già contiene Toptesi.
Inoltre non dovresti leggere README, che serve ai manutentori delle distribuzioni e io non ho mai scritto un file LEGGIMI.Leggi invece toptesi-doc.pdf già compreso nella distribuzione e già installato (oppure se proprio sei scarso di spazio sul disco e hai caricato la versione basic — brutta decisione — segui le istruzioni contenute in toptesi-doc.pdf contenuto nel file zip).
Se hai problemi con l’installazione non Debian della distribuzione TeX Live completa, leggiti cercandone il sito con Google (o altro motore di ricerca) toptesi-ubuntu.pdf che vale anche per installazioni Linux diverse da Ubuntu.
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Chi è che ha scritto il file index.tex? Non certo (pdf)LaTeX!(pdf)LaTeX produce un file con estensione .toc e lo legge e lo compone con il comando \tableofcontents, secondo le regole stabilite dalla classe e dei pacchetti caricati.
Siccome \index.tex non è stato prodotto da (pdf)LaTeX tutto quello che abbiamo scritto in questo post non è applicabile.
Invece è applicabile una bonaria tiratina d’orecchi: se tu avessi detto fin dall’inizio che l’indice te l’eri composto da solo, ti avremmo dato consigli diversi.
::ho capito……
allora penso che non ho bisogno di rifare il pdf uguale al sito.due domande:
perché la lunghezza ideale è 65 +o- 5 caratteri?
se la lunghezza perfetta di una riga è 65+o-5 perché latec mi genera automaticamente righe di circa 75 80 caratteri?
grazie ancora dell’aiuto
Con i font di default, i CM oppure gli LM, ho fatto i conti e la giustezza della riga e i margini calcolati da LaTeX nella classe book con formato di carta A4, rientrano nella fascia stabilita da Bringhurst; certo se poi si cambiano font, per esempio usando i Times che sono più stretti dei CM e degli LM, la riga diventa troppo lunga per la lettura confortevole.
È per questo che è opportuno usare classi opportune, oppure il pacchetto geomentry, da usare dopo la scelta dei font, oppure la classe memoir, per avere giustezze conformi con la regola di Bringhurst.
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Io nelle mie slide ho la riga di base divisa in tre parti con informazioni diverse in questo modo:
`
\setbeamertemplate{footline}{\leavevmode%
\begin{beamercolorbox}[wd=.33\paperwidth,left,ht=2.5ex,dp=1.5ex,rightskip=4pt
plus 1pt, leftskip=4pt]{subsection in head/foot}
\insertshortauthor\ (\insertshortinstitute)
\end{beamercolorbox}%
\begin{beamercolorbox}[wd=.33\paperwidth,center,ht=2.5ex,dp=1.5ex]{section in head/foot}
\usebeamercolor[fg]{section in foot/head}\insertshorttitle
\end{beamercolorbox}%
\begin{beamercolorbox}[wd=.34\paperwidth,ht=2.5ex,dp=1.5ex,leftskip=4pt plus 1pt,rightskip=4pt plus 1pt]{subsection in head/foot}
\insertshortdate\hfill\insertframenumber/\inserttotalframenumber
\end{beamercolorbox}%
}
`Puoi tranquillamente cambiare le tre beamercolorbox con il contenuto che ti pare, ma mi sembra che il mio contenuto possa già fare al caso tuo. Magari qualche piccola modifica. In realtà ti basta provare queste definizioni e poi agire di conseguenza. Carica questo codice dopo aver specificato il tema Warsaw.
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