OldClaudio

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  • in risposta a: rotazione di figure e didascalia associate #48616
    OldClaudio
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      Il pacchetto rotfloat fa al caso tuo; leggi prima la documentazione.

      in risposta a: Definizione comandi accentati con codifica utf8 #48528
      OldClaudio
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        Aggiungo ancora che il fatto che con la codifica di entrata impostata a utf8 è normale che TeX non ti accetti la definizione; TeX (in effetti pdftex) non accetta definizioni di macro se i nomid elle macro:

        a) non sono dei caratteri attivi
        b) non sono un bacslash seguito da una stringa di lettere ASCII con codice di categoria 11
        c) non sono un backslash seguito da un solo carattere ASCII con codice di categoria 12

        Il punto è che i caratteri NON ASCII, come è, con la codifica utf8 sono definiti internamente mediante due byte, nessuno dei due con la categoria 11, quindi l’interprete pdftex non può accettare quella definizione.

        Volendo eseguire acrobazie si potrebbe usare il comando del nucleo di LaTeX \@namedef il cui argomento può essere una stringa di caratteri qualsiasi, ma poi per eseguire il comando per esempio, \@#&$ (definito mediante \@namedef{@#&$}{definizione}) bisogna usare la scrittura \@nameuse{@#&$}. Queste cose è meglio lasciarle nel kernel di LaTeX.

        Secondo me, posso sbagliarmi, è molto più comodo definire un comando usando le lettere maiuscole, per esempio,
        `
        \newcommand\E{\`E}
        `
        e, volendo, vi si può aggiungere uno spazio nella definizione
        `
        \newcommand\E{\`E }
        `
        in modo che si possa cominciare un periodo con la terza persona del verbo essere:
        `
        \E vero che \LaTeX\ ha bisogno di essere usato bene.
        `
        così non bisogna ricordarsi di mettere lo spazio esplicito dopo la macro, come si è dovuto fare dopo \LaTeX.

        in risposta a: Longtable e ridimensionamento #48498
        OldClaudio
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          Be’, dicevo di usare aftertable se la tabella era davvero più lunga di una pagina, non se stava in una sola pagina, dove l’opzione [p] è più che sufficiente.

          Le due immagini a fine capitolo sono in due pagine diverse perché non stanno in una sola pagina; se vuoi pou costirngerle ad viaggiare assieme se le metti dentor un unico ambiente figure e ciascuna con la sua didascalia (\caption) sotto magari con un \vspace{\baselieskip} dopo la fine del primo \caption e preceduto e seguito da righe bianche (cuote). Naturalmente se le due figure sono troppo grandi per stare assieme nella griglia di stampa, non solo avrai un messaggio di overfull vbox ma otterrai anche una brutta pagina, troppo lunga che sporge in basso oltre la linea ideale dove finiscono le altre pagine.

          Tuttavia mi sorprende, se ho capito bene quello che scrivi, che ti cominci un capitolo sotto a una figura del capitolo precedente; da un lato è segno che stai usando una classe artigianale; oppure che non stai usando correttamente i comandi di sezionamento (propendo per la rima ipotesi). Sicuramente puoi curare alla svelta l’inconveniente inserendo un \clearpage o un \cleardoublepage prima del comando \chapter. Il punto è che il comando \chapter stesso dovrebbe provvedere a emettere uno di questi due comandi a seconda che tu stia componendo oneside oppure twoside. Entrambi i comandi provvedono a svuotare le code degli oggetti flottanti prima di dare il comando \newpage.

          Ma se è vero quello ch io ho capito che ti succeda, la prima cosa da fare è quella di cambiare classe oppure di aggiustare la classe che stai usando.

          in risposta a: integrali #48622
          OldClaudio
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            No, ma esiste la dichiarazione \displaystyle che permette di comporre con i segni grandi anche in modo testo o all’interno di matrici. D’altra parte \dfrac è un comando equivalente a \displaystyle\frac

            in risposta a: Installare i fonts disponibili in Latex su Windows #48618
            OldClaudio
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              Secondo me stai prendendo il problema dal lato sbagliato, ma potrei sbagliarmi io.
              Per certo ti posso dire che i miei font greci testuali non sono stati concepiti come font ttf, ma come font pfb non conformi allo standard Adobe. Probabilmente anche molti altri font tipici del sistema TeX sono fatti solo per essere usati con il sistema TeX.
              Io dispongo dei font ttf che qualcuno mi ha fatto avere per comporre con OpenOffice; sarebbero i Computer Modern, completi dei font matematici. Li ho usati una volta e poi li ho abbandonati, perché OpenOffice va bene sostanzialmente per il lavoro burocratico commerciale, come anche, peraltro, MSOffice.
              Scrivimei privatamente con u messaggio personale e ti invio un pacchetto zip, se vuoi. Ma insisto: sei sicuro di prendere il problema dal lato giusto?
              Secondo me i grafici e gli altri disegni che puoi fare con con gli applicativi di Windows, li puoi fare, forse anche meglio, con gli applicativi del sistema TeX; cito a caso: tikz, PSTriks. Certo non sono programmi grafici interattivi e richiedono un poco di pazienza all’inizio, ma le eventuali correzioni e modifiche sono decisamente più facili da fare che non con i programmi grafici interattivi. E siccome questi applicativi sono nativi del sistema TeX, i font che essi usano sono “by definition” i font del sistema TeX.

              in risposta a: Problema spaziatura assente tra due parole #48588
              OldClaudio
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                Qualcuno della vecchia Olivetti mi ha detto che la ç era necessaria per vendere le loro macchine da scrivere in Francia e nel mondo ispano-lusitano sia in Europa sia in America.Evidentemente oggi è un argomento che non regge più.

                in risposta a: Problema spaziatura assente tra due parole #48585
                OldClaudio
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                  La tastiera italiana è una tastiera da ufficio; serve per la corrispondenza commerciale e burocratica, non serve per eseguire lavori “seri” con il PC (Windows, Linux, Mac) perché non contiene i tasti epr inserire direttamente i caratteri necessari per la programmazione, direi con qualsiasi linguaggio, da BASIC, al C++ ai linguaggi interpretati come bash, python, java e compagnia bella.

                  Il vantaggio della tastiera italiana è di avere già disponibili le sei vocali minuscole accentate; in compenso quando devi mettere la graffa aperta devi contorcerti premendo AltGr, maiuscola e il tasto è: tre tasti contemporaneamente; non hai la tilde enon hai la’accento grave che funziona anche come virgoletta alta semplice aperta, due delle quali fanno la legatura della virgoletta doppia. Insomma, per me la tastiera italiana che non consente di inserire tutti i 96 caratteri ASCII stampabili toccando un solo tasto, al massimo due se l’altro tasto è quello delle maiuscole, è una cosa non usabile. Naturalmente altri potrebbero obbiettare che le lettere minuscole accentate sono più utili della tilde. Può darsi, ma non quando componi con LaTeX, sempre secondo me.

                  Ora sul tuo Mac e per tutti coloro che dispongono di un Mac, puoi cliccare sulla bandierina italiana che compare nella barra superiore e aprire i keyboard viewer (meglio della Character Map) e ti appare una immagine della tastiera con i segni che cambiano se premi qualche tasto di controllo: maiuscole, ctrl, alt o mela; se, per esempio premi alt ti appare un disegno della tastiera dove alcuni tasti sono marroncini: sono i tasti morti, che contengono sostanzialmente solo gli accenti e gli altri segni diacritici da combinare con le lettere normali. se clicchi col mouse su uno di questi tasti morti il disegno della tastiera cambia e ti appaiono tutte le lettere che possono ricevere quel tale diacritico. Di conseguenza riesci a mettere qualunque diacritico sopra o sotto qualunque lettera che lo accetti. Non è eccessivamente laborioso e dopo un po’ riesci a ricordare le combinazioni di tasti da usare senza bisogno di aprire il Keyboard viewer.
                  Il problema, per esempio dell’ È si risolve semplicemente cliccando sul tasto morto dell’accento grave e poi sul tasto della e maiuscola. Siccome io ho una tastiera USA non ti so dire esattamente che tasti devi premere (potrei, ma dovrei installarmi il driver per la tastiera italiana del Mac, cercare la combinazione di tasti e scriverli qui e poi disinstallare quel driver che talvolta interferisce con le mie impostazioni di default).

                  Chi ha una macchina Linux ha già la possibilità di configurarsi gli shortcut della tastiera come meglio crede.

                  Chi ha una macchina Windows deve arrangiarsi con l’applicativo Charcter map, che la maggior parte degli utenti dei SO Windows non sa dove cercare (Avvio|Programmi|Accessori|Mappa dei caratteri) e poi trova complicato usare. Oppure deve scaricarsi ed installarsi quanto suggerito da Marco87 per personalizzarsi la tastiera, cosa che probabilmente non è alla portata della maggior parte degli utenti Windows. Non è che questi siano meno svegli degli utenti degli altri sistemi; semplicemente si adagiano di più su quanto messo a disposizione del SO e sembrano meno propensi a esplorare le possibilità “avanzate” offerte dal loro SO. Quando ero in servizio scoprivo che i iei studenti della facoltà di ingegneria dell’informazione (elettronica, informatica, telecom, eccetera) non sapevano nemmeno che esistesse la finestra comandi e meno che mai sapevano usare i semplici comandi da linea di comando che quella finestra consente. Avendogliela mostrata e avendogli insegnato ad usarla (30 secondi netti) la usavano poi sempre e si domandavano come avessero fatto per anni a ignorarne l’esistenza e l’uso.

                  Resta il fatto che la tastiera italiana va bene solo per gli uffici. Ho avuto occasione di usare la tastiera francese, inglese, USA (che uso sempre), svizzera, tedesca, turca, svedese; non ne ho trovata una che fosse handicappata come quella italiana; con tutte i 96 caratteri ASCII sono sempre scrivibili direttamente. TeX con Knuth è nato per usare i 96 caratteri ASCII; poi oggi siamo tutti portati ad usare codifiche strane, come la utf8, difficili da usare con la tastiera italiana, propendo anche a dire che è decisamente inutile se non si deve scrivere con alfabeti strani come quello ucraino o il lineare B, per non parlare del coreano. penso che i vantaggi dell’utf8 per noi europei occidentali siano minimi, anche se consentono di superare lo scoglio delle codifiche particolari che variano da macchina a macchina. Tuttavia resta sempre il fatto che con la tastiera italiana si hanno problemi anche con i comuni caratteri ASCII presenti nella prima mezza pagina della codifica UNICODE e presenti in tutte le altre codepage e codifiche di tutti i driver di tutti i sistemi operativi.

                  Ecco quindi la mia arringa contro la tastiera italiana 😀

                  in risposta a: Problema con toptesi, pdfa e hyperref #48601
                  OldClaudio
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                    Per quanto riguarda il secondo problema, anche solo compilando il seguente file
                    Codice:
                    \documentclass[12pt,twoside,pdfa]{toptesi}
                    \begin{document}
                    Prova
                    \end{document}

                    A me funziona benissimo senza nessun warning. I warning di solito non sono altro che fastidiosi; bisogna solo vedere caso per caso che cosa hanno prodotto, ma in generale non sono accompagnati a “danni”.
                    Per altro da me il tuo esempio funziona benissimo e quindi non posso andare a caccia del comando che produrrebbe il warning da te.

                    Vedo solo che da me carica sia glyphtounicode.tex sia glyphtounicode-cmr..tex, che evidentemente svolgono funzioni complementari. Ho un warning (piccolo piccolo) da etextools che mi diagnostica correttamente che non sto usando pdftex versione 1.50, cosa per altro necessaria, perché richiesta dalla norma ISO che codifica il formato pdf/a.

                    Legge pd1enc.def, del 2010/05/04 versione 6.81a, il pacchetto responsabile del “PDFDocEncoding definition” che sembra essere all’origine del tuo warning, ma, appunto, da me non dà errori. Controlla la data e la versione; la mia è l’ultima che sono riuscito ad aggiornare, prima che il TeXlive manager cominciasse a non essere conforme visto che nel repository di TeXlive e MacTeX c’era già in parte la versione della futura distribuzione TeXlive2010.

                    in risposta a: Mettere caption in un box #48597
                    OldClaudio
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                      Togli \framebox, che non serve a niente.

                      I due label vicino alle due subfigure non so bene che cosa ti possano restituire, perché il numero della figura complessiva viene generato da comando \caption che NON può stare dentro ad una scatola orizzontale come è la \framebox.

                      Se vuoi puoi inserire un filetto prima della figura e un altro dopo la figura definendo uno spessore non nullo per i comandi che li generano; non ho sottomano nessuna guida e a memoria non mi ricordo come si faccia, ma al limite puoi sempre definirti due comandi e inserire i filetti a mano. L’ambiente figure li inserirebbe da solo, anzi li inserisce sempre, solo che di default lo spessore di questi filetti è nullo, quindi non appaiono.

                      in risposta a: Problema con toptesi, pdfa e hyperref #48599
                      OldClaudio
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                        Se leggessi la documentazione toptesi-doc.pdf sapresti che NON devi caricare hyperref esplicitamente perché toptesi, con l’opzione pdfa carica da solo pdfx.sty il quale a sua volta carica hyperref con l’a sua giusta opzione per essere conforma allo standard pdf-a.

                        C’è un paragrafo apposta su questa faccenda. Leggilo accuratamente.

                        Inoltre impara ad usare il comando \texorpdfstring (documentazione di hyperref) per evitare quei messaggi d’errore che ricevi.

                        in risposta a: Problema spaziatura assente tra due parole #48583
                        OldClaudio
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                          No, è voluto ma funziona solo in italiano; il carattere ” è attivo e scrivendone due di seguito vengono composte le doppie virgolette alte di apertura. L’ho voluto per agevolare coloro che hanno la sfortuna di usare una tastiera italiana.

                          in risposta a: Sistemare la tastiera in Windows per le accentate maiuscole #48562
                          OldClaudio
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                            Mi pare eccellente e decisamente consigliabile a tutti gli utenti di Windows, non solo per le maiuscole accentate, ma per disporre di una “tastiera” degna di questo nome!

                            in risposta a: Longtable e ridimensionamento #48496
                            OldClaudio
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                              La larghezza della tua tabella è certamente un problema; ma il problema più grosso è la sua lunghezza e il tuo desiderio di fare come si fa con Word di mettere la tabella lì dove vuoi tu, spezzandola, senza farla flottare dove la pagina lo consente. Gli ambienti flottanti sono fatti apposta per per sistemare gli oggetti ingombranti; vi mettono sopra o sotto una didascalia numerata in modo che tramite il meccanismo dei \label, \ref e \pageref vi si possa fare riferimento da altri punti del testo. Puoi anche usare il pacchetto varioref per farvi riferimento con il comando \vref, che scriverà nel testo una frase con senso compiuto che indica il numero della tabella ma anche in quale pagina si trova.

                              Certo che sta male una lunga tabella che comincia a metà pagina e prosegue fino a metà della pagina successiva. ma, è meglio farla flottare fino alla pagina successiva, eventualmente ricorrendo, se proprio eccede una pagina, al pacchetto afterpage il cui argomento contiene tutto il codice per la longtable, magari composto con il corpo \small oppure anche \footnotesize, se la tabella ridotta in larghezza del 10% sborda fuori dai margini; con \footnotesize viene ridotta in larghezza del 20%; con tante colonne potrebbe valere al pena di ridurre \tabcolsep da 6pt (default) a 2 o 3 pt. Certamente una longtable da spezzare fra più pagine non può venire ridotta con \resizebox, proprio perché per fare questa operazione essa viene inscatolata e la scatola no può più essere spezzata.

                              `
                              \afterpage{%
                              \begin{small}%
                              \begin{longtable}…

                              \end{longtable}
                              \end{small}%
                              }
                              `

                              in risposta a: sfondo per pagine destre e sinistre con rilegatura #48557
                              OldClaudio
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                                `
                                \strip@pt
                                `
                                serve per togliere pt dalla misura di una lunghezza, nella fattispecie \textheight, perché il comando \put richiede le coordinate senza unità di misura; i numeri che compaiono in
                                `
                                \put(…,…)
                                `
                                sono i numeri che \put usa per moltiplicare la grandezza \unitlength; questa di default vale 1pt.Tutto questo è spiegato in qualunque guida dove si descriva l’ambiente picture, ambiente standard di LaTeX, anche se è un ambiente un po’ snobbato, perché nella sua versione originale del 1984 era veramente modesto. Ora con l’estensione pict2e del 2009 permette di disegnare moltissime cose usando la sintassi nativa liberata dai limiti che aveva nel 1984.

                                Resta un altro punto, direi, essenziale.

                                Posso capire una immagine di sfondo nel frontespizio, poco elegante, in una tesi, ma se combinato bene, forse, anche accettabile; certamente non è accettabile nelle pagine interne, assolutamente no! Chi legge la tesi non deve venire distratto da immagini di sfondo,

                                Un altro discorso è quello di inserire un “watermark” con l’apposito pacchetto watermark oppure xwatermark, per scrivere in diagonale con un carattere enorme, ma leggerissimo, il sottofondo “Bozza” oppure “Draft” oppure “Confidenziale” in certi documenti che NON sono certamente le tesi.

                                Questi sfondi nei documenti, eccetto gli sfondi funzionali come “Bozza”, fanno parte di quelle decorazioni che ogni presentatore si sente in dovere di mettere nelle sue slide per una presentazione al pubblico al fine di rendere le sue slide più accattivanti; in realtà per gettare fumo negli occhi agli ascoltatori, distraendoli con le decorazioni perché la presentazione non ha nessuna sostanza.

                                Spero che la tesi abbia sostanza e non abbia bisogno di decorazioni 🙂

                                in risposta a: Indice senza #48522
                                OldClaudio
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                                  in che modo scusa?

                                  Come sarebbe “In che modo”?

                                  Ogni pacchetto installato sul proprio PC è installato con la propria documentazione; se non sei caduto in una miniera di kriptonite, usa i tuoi superpoteri per scoprire dove mai la documentazione di titletoc si trovi sul tuo disco fisso.

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