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Figura è un nome comune, quindi in italiano (a differenza dell’inglese) richiede la lettera minuscola.
Invece la scrittura corretta dei riferimenti ( a differenza dell’inglese) richiede la preposizione articolata:
…come si vede nella figura 1.1
perché la presenza del numero rende determinato l’oggetto e quindi è richiesto l’articolo determinativo o una preposizione articolata conveniente.
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Difficile per il greco? forse. Difficile per i latino? mah, non direi:
`
\documentclass[twocolumn]{report}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage[latin]{babel}
\languageattribute{latin}{medieval}\begin{document}
\chapter{Medievalis \prefacename}
Istum est caput ubi latini sermonis compositio descripta est per pachetum
\texttt{babel} a Johannis Braams perfectum.Latini sermonis speciales compositionis ordines in fila \texttt{latin.dtx}
inueniuntur; sed fila ipsa citius a \LaTeX\ legitur sic per ipsum \LaTeX\ tractata est;
ad hoc, fila \texttt{latin.ins} perfecta fuit ut, per \LaTeX\ tractata,
ad facile et directum finem perueniatur.\noindent\textrm{Augusta Taurinorum, \today}
\noindent\textbf{Augusta Taurinorum, \today}
\noindent\textit{Augusta Taurinorum, \today}
\noindent\textsl{Augusta Taurinorum, \today}
\noindent\textsf{Augusta Taurinorum, \today}
\noindent\texttt{Augusta Taurinorum, \today}
\newpage
\begin{flushleft}\Large
Ex Jiulii C\ae saris libro: De bello Gallico
\end{flushleft}Flumen est Arar, quo per fines H{\ae}duorum et Sequanorum in
Rhodanum influit, incredibili lenitate, ita ut oculis in utram partem fluat
iudicari non possit. Id Heluetii ratibus ac lintribus iunctis transibant.
Ubi per exploratores C{\ae}sar certior factus est tres iam partes Heluetios id
flumen traduxisse, quartam fere partem citra flumen Ararim reliquam esse, de
tertia uigilia cum legionibus tribus e castris profectus est ad eam partem
peruenit qu\ae\ nondum flumen trans”ierat. Eos impeditos et inopinantes
adgressus magnam partem eorum concidit: reliqui sese fug\ae\ mandarunt atque
in proximas siluas abdiderunt.\end{document}
`… a parte il mio latino maccheronico 🙂
Tommaso, se mi correggi la parte latina scritta da me, inventandoti o creando nomi adeguati per “file” e per “package” mi faresti un grnade favore 😀
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Dissuasivo sì e no; mi spiego meglio.Non trovo particolarmente efficiente scrivere direttamente in plain TeX; seguire quella strada significa scriversi dei pacchetti di macro come quelle che Kuth si è scritto per comporre il TeXbook.
è invece più interessante, secondo me, ma ovviamente non sei obbligato a condividere, conoscere il linguaggio “misterioso” che c’è sotto, che sia il set di comandi primitivi (non frutto di macro, ma quelli definitivi che pdftex non interpeta ma esegue), oppure le macro di plain.tex oppure le macro di questo o quel pacchetto LaTeX incluso il suo kernel (la parte “fissa”) è utilissimo e ti permette di fare tutte quelle cose in modo relativamente semplice, scrivendoti delle macro LaTeX compatibili (nomi unici, argomenti, robustezza, ecc.) che usino appunto quei comandi “misteriosi”, ma che vengano usati come macro e la misteriosità del contenuto sia nascosta dietro al nome del comando, cosicché quando scrivi non sei distratto dalla programmazione, ma ti concentri sul testo.
Per tuo divertimento, se non l’ahi già fatto, scaricati tutto il malloppo dell’Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX; tutto il malloppo vuol dire anche i file sorgente e i file inclusi. Ci troverai nel file MacroGuida.sty moltissimi esempi di programmazione con comandi base, per esempio la definzione di \capolettara o la definizione di \medaglione o quella di \sintassi, o quella di \XeTeX (che non ho scaricato dalla rete, ma ho scritto da zero), eccetera. sono tutte cose scritte in quel mistrioso linguaggio che stai apprezzando con A gentle introduction e con TeX for the impatient (libri che ho letto e usato circa 20 anni fa, ma che ora non mi servono più tanto, ma mi servo in continuazione del TeXbook, Di questo ho diverse copie nei vari luoghi dove lavoro, cosicché dovunque io sia mi basta allungare la mano per prenderlo). Così ci sono diversi altri comandi con i quali posso comporre le tabelle dei font, per esempio, con un solo comando, ma l’insieme di macro è lungo alcune pagine, e sono tutte scritte quasi completamente in linguaggio base.
Dunque ti esorto a imparare bene il linguaggio base, ma ti vorrei dissuadere dall’usare un markup a livello troppo basso (plain.tex, per esempio) per comporre davvero i tuoi documenti. Piuttosto usa ConTeXt; se poi usi ConTeXt-mk-iv hai anche la possibilità di programmare alcune cose con lo scriting language Lua, e a quel punto ti ritrovi ad essere padrone di un linguaggio che scende fino al livello base, ma ti offre tutte le possibilità di restare ad un markup elevato per lasciare i tuoi documenti leggibili anche nel sorgente. Segui i consigli e leggi gli articoli, fra gli altri, di Luigi Scarso e vedrai che ConTeXt è in realtà quello che cerchi
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Come dice chiaramente il tuo file log, la lingua italiana non è installata a livello di sillabazione.Perché ti venga un documento di zero pagine lo devi vedere più avanti le file log; la parte che ci hai mostrato non dice nulla a questo proposito ma dice le solite cose che appaiono quando si invoca l’italiano senza averne installato la sillabazione.
MiKTeX Settings poi Languages poi spuntare Italian, poi tornare a General poi refresh formats, in ogni caso rinfresca sempre il filename database, anche se queste manovre non servono, farle richiede pochi secondi di CPU time; spesso invece sono quelle che ci si dimentica di fare e causano difetti che gli altri utenti non possono replicare e quindi non riescono a dare nessuna informazione o aiuto in merito:
Ti suggerisco il codice seguente:
`
\documentclass{article}
\usepackage[italian]{babel}
\begin{document}
\showhyphens{equazione quell'altezza}
\end{document}
`Questo file non produce nessun documento; scrive sullo schermo (sulla console) ma scrive anche sul file .log. Se la console non rimane aperta dopo l’esecuzione di latex o pdflatex,, apri il file .log con lo stesso editor che hai usato per comporre il documento sorgente e vai verso il fondo per vedere un messaggio di Overfull habox dove appiono quelle due stringhe sillabate.
Troverai qualcosa come equ-azione e e quell’altezza verrà sillabata, ma male.
È il risultato di non aver impostato la sillabazione italiana.
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Caro Tommaso e amici umanisti,
ho dedicato molto tempo al latino, al greco anche filologico e al copto sahidico e bohairico.Per il copto non me la sono sentita di scrivere alcunché sull’Introduzione.
Per il greco ho scritto qualcosa e non solo di quel che ho fatto io; ma non mi sono dilungato perché quel che serve è molto specifico; ma hai ragione a dire che è molto specifico anche quel che si scrive sulla matematica. In una futura versione vedrò di ampliare l’argomento.
Perché non ho scritto niente sul latino? Be’, ho sbagliato, credendo che la cosa fosse del tutto ovvia; ovviamente lo è per me che so che cosa ho messo su ctan, ma non lo è per gli altri utenti.
Il latino si invoca aggiungendo latin alla lista delle lingue opzionali nella chiamata a babel
`
\usepackage[…,latin,italian]{babel}
`
volendo gli si può specificare l’attributo medieval
`
\languageattribute{latin}{medieval}
`
con il che si impostano le scritture delle parole “infixed” con la scrittura medievale mouembris invece di novembris.La sillabazione funziona con entrambe le ortografie, ma per i comandi di \MakeUppercase e \MakeLowercase è necessario avere specificato quell’attributo.
Per i segni di lunga e di breve ci sono gli appositi comandi \ProsodicMarksOn (e Off), da attivare, perché di default non sono impostati (vedi documentazione di babel)
C’è anche un pacchetto aggiuntivo ecclesiastic.sty (se ne ricordo bene il nome) che consente di scrivere i latino ecclesiastico, vale a dire con le legature ae e oe e con gli accenti (acuti) come viene usato nei testi come gli ordinari, breviari, messali, eccetera per far sì che i lettori di madre lingua molto diverse possano ritmare la lettura “corale” con la stessa accentazione.
Cari amici, leggete la documentazione in latin.pdf e in ecclesiasti.pdf nelle apposite cartelle dell’albero /doc della documentazione. è chiaro che è troppo lunga riassumerla qui.
PS1: in latino corretto le legature ae e oe minuscole e maiuscola non dovrebbero essere usate; ma in ortografia medievale e in latino ecclesiastico quelle legature si usano abbondantemente, salvo che in latino medievale spesso sono sostituite dalla semplice lettera e (vedi il De vulgari eloquentia di Dante, per esempio).
PS2:Per quegli umanisti che volessero scrivere in copto sahidico non mettano la lingua copta fra le opzioni di babele ma invochino direttamente il pacchetto coptic dopo averne letto la documentazione, s’intende, nel solito albero della documentazione di latex. Per il copto bohairico (quello usato per la liturgia copta) a parte l’articolo scritto su ArsTeXnica non ho reso pubblico niente; chi fosse interessato mi scriva privatamente.
PS3: per quegli umanisti che dovessero scrivere in greco con le annotazioni filologiche, la nuova recente versione del pacchetto teubner offre molto di più delle versioni precedenti.
Mi perdonate? 😉
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mai rinominare i file; anche se parte del nome è uguale, dentro sono diversi e svolgono funzioni diverse; infatti quando io lancio una compilazione con la classe toptesi e l’opzione pdfa, nel log si legge con chiarezza che entrambi i file sono stati letti. Ricordo che uno dei due me lo dovetti scaricare da non so dove, ma no ricordo quale dei due.
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È vero, non c’è nemmeno nella mia distribuzione; l’ho trovato solo in ctan nella cartella:systems/win32/miktex/tm/packages/keyreader.tar.lzma
Essendo un file .sty, l’unico problema dovrebbe essere quello di estrarlo e installarlo.
Prva il programma watermark, senza la X in fronte; quello è un solo file “selfstanding”.
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Riguardando il tuo preambolo vedo che non hai espresso nessuna opzione per la codifica dei font di uscita e/o per la scelta di questi font.Io ti suggerirei di aggiungere prima della chiamata a babel le due righe:
`
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
[/cpde]
e, ovviamente, di compilare con pdflatex.
Il secondo comando carica i font vettoriali Latin Modern, molto simili ai font di default ma molto più completi e privi di certe features che i Computer Modern avrebbero (così dicono i conoscitori di font) Comunque puoi scegliere altri font che accettino la codifica T1.La codifica T1 è la codifica dei Font che consente di sillabare le parole italiane che contengano accenti (le parole in generale che contengano lettere dotati di segni diacritici); e quindi l'impaginazione avviene meglio.
Se usi pdflatex, come dovresti fare, hai anche la possibilità di usare il pacchetto:
[code]
\usepackage{microtype}
`
che non costa niente caricare ma che ti migliora ulteriormente la composizione senza che tu debba fare niente di speciale.
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Se usi MiKTeX 2.8 hai anche l’editor TeXworks; basta che tu vada in \Programmi\MiKTeX\2.8\micktex\bin\ e ne cerchi il nome, poi ne crei una scorciatoia che metti sul desktop e l’editor è ap posto; al massimo lo devi configurare per usare i font con la codifica che ti è più congegnale; qui sul forum c’è la discussione su utf8 sì, utf8 no. Di default TeXworks è preconfigurato per usare la codifica utf8.In qualunque guida tu abbia letto devi sapere che con l’editor devi predisporre un file di solo testo che contenga le istruzioni per la composizione e del testo da comporre: di puro testo significa che il file non contiene altro che testo, sia esso quello da comporre o i comandi testuali da eseguire; non è come word dove evidenzi una serie di parole e poi clicchi sull’icona della I corsiva e il testo ti appare sullo schermo in “italico”. Quel premere l’icona dalla I corsiva fa sì che nel file vadano a finire delle instruzioni “in linguaggio macchina” che non appaiono sullo schermo ma ne appare il risultato, cioè quelle parole evidenziate appaiono in corsivo.
Se hai capito quello che ho detto, allora hai capito anche dove sbagli; gli esmpi che hai copiato e incollato prendendoli da testi di esempio vano copiati integralmente dalla prima riga che probabilmente contiene qualcosa come
`
\documenclass{book}
`
e finisce certamante con
`
\end[document}
`copia tutto quello che c’è scritto compresi i due statement iniziale e finale e compila pure con pflatex; se lo fai con TeXworks ti si apre automaticamante la finestra del file composto e vedi il risultato. Verifica solo che il copia e incolla non abbai fatto sparire i segni \ (backslash, barra inversa) che sono essenziali.
Alla luce delle tue letture, cerca di capire che cosa faccia ogni comando, ogni sua opzione (fra parentesi quadre) ogni suo argomento (fra parentesi graffe) e vedrai che le tue letture non saranno più un mistero e tutto avrà un senso.
Se sicuro di avere letto l’Arte da scaricare cliccando in cima alla pagina del forum?
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Probabilmente il suggerimento di Antonio è il migliore a meno che tu non viglia cimentarti con un po’ di programmazione di basso livello, come le scatole di larghezza nulla, le figure di tipo picture di dimensioni nulle e un po’ di comandi \rotatebox con dei comandi \put che mettono il loro materiale fuori della picture.Non preoccuparti di questo gergo da iniziati, perché in realtà volevo farti una domanda:
Ci hai pensato bene? Il tuo documento davvero si avvantaggia con una scritta trasversale sul bordo interno?
Se le tue risposte sono “Sì” a ntrambe le domande, allora procedi; ma ti raccomando di essere onesto con te stesso
😉
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Mi sono spiegato male quando ho scritto:Ripeto in input non c’è nessun vantaggio ad usare una codifica piuttosto di un’altra, se e solo se si fa del lavoro individuale. Se si collabora con altri, il problema nasce e utf8 lo risolve, talvolta, e talvolta no per difetti di software/hardware/firmware aggiornato.
Mi sono spiegato male perché sottintendevo, ma non l’ho detto esplicitamente, di scrivere in una lingua moderna dell’Europa occidentale.
Certo, se come dice Ivan, bisogna comporre testi in alfabeti diversi da quello latino la codifica utf8 è essenziale, hardware/software/firmware permettendo. Ecco perché i miei font greci si possono usare impiegando solo i 96 caratteri ASCII (per la verità solo 95) e senza avere a disposizione nessun hardware/software/firmware particolare. Son il primo ad ammettere che leggere il greco scritto in lettere latine sia una cosa fastidiosissima, come scrivere in cirillico usando l’alfabeto latino (ma anche i font cirillici con la codifica OT2 sono fatti per chi dispone solo di una tastiera latina).
Con il mio Mac posso scrivere con il driver per la lingua greca politonica (classica) e probabilmente la codifica utf8 mi sarebbe comodissima, ma… per usare quella tastiera o te la impari a memoria, o tieni sempre aperto il Keyboard viewer e ci clicchi sopra con il mouse mentre con la mano sinistra agisci sui tasti di controllo; ci ho provato e lo trovo fastidiosissimo, anche se in effetti si scrive in greco direttamente sullo schermo. L’esperienza individuale è importantissima, quindi che ognuno sia libero di usare la codifica che gli piace di più conoscendo i vantaggi e gli svantaggi; Ivan e i suoi studenti sono certamente quelli più indicati per usare la codifica utf8. Per gli altri che non scrivono né in greco, né in cirillico, né in glagolitico, né in ebraico antico o moderno, né in arabo, né in cinese, né in coreano, né in giapponese, ma scrivono solo con l’alfabeto “latino”, ho difficoltà a trovare dei motivi validi per sostenere l’utf8, ma sono sicuro che altri ne possono trovare.
Clark, che ha delle difficoltà ad usare l’utf8 sul suo Mac, probabilmente è caduto nella trappola del cambio di codifica; se egli ha importato dei file scritti in latin1, per esempio, e li apre con TeXShop impostato per utf8, cercando di editarli, salvandoli dopo l’editing, certamente ottiene dei risultati poco confortanti per non dire disastrosi; quello è un errore in cui siamo caduti in molti, me compreso; inizialmente ci vuole un po’ di buona volontà per riparare i danni apportati ai file, poi si impara a riconoscere a colpo d’occhio se un dato file non è stato composto con la codifica impostata per TeXShop (oppure TeXworks oppure TeXmakerx} e prima di far danni si esce senza modificare il file, gliene si converte la codifica, e poi lo si riapre correttamente e lo si edita facilmente senza problemi con la utf8 o qualunque altra codifica concorde fra quella del file e quella dell’editor.
Scusate la logorrea; since I am Old, I have this bad habit… 🙄
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Non voglio rispondere al posto di Clark kent; rispondo a nome mio.
Io preferisco usare la codifica di entrata latin1 perché ci posso fare qualunque cosa, mentre con la utf8, per esempio, uno si abitua ad usare i caratteri NON ASCII e poi si scontra con i problemi che hai incontrato tu.Però la codifica utf8 è ottima quando si fa lavoro collaborativo; con i vecchi Mac, e a quanto vedo anche con i nuovi, ci sono persone che continuano ad usare la vecchia codifica applemac; si windows bisognerebbe usare la codifica ansinew, su linux la codifca migliore era la latin1 oppure la latin9 (che consentiva l’uso dell’euro).
Con al utf8 si tagli la testa al toro e si usa tutti la stesa codifica. Questo è il grande vantaggio della codifica unificata (UNICODE).
Naturalmente per poterla usare bisogna che lo shelle editor di tutti i collaboratori sia impostato per usarla e specialmente sia capace di usarla. A me per esempio, non mi risulta che il prodigioso editor WinEdt per Windows a 32 bit sia ancora in grado di usare utf8; probabilmente la prossima release, ma ancora non c’è. Kile per Linux la poteva usare già 5 anni fa o forse più, quando ancora non era disponibile il file di definizioni per LaTeX (quello da chiamare con \usepackage[utf8]{inputenc}).Ecco perché continuo ad usare latin1 e lo consiglio; tutto sommato non è nemmeno tanto differente da ansinew, ma è sostanzialmente differente da applemac. La probabilità di incontrare un collaboratore che lavora con Mac e non sappia scegliere la codifica giusta è bassa.
Tuttavia il fatto che mi lascia indifferente, sostanzialmente, su queste cose è che io da quando ho avuto un PC sotto le mani, circa 30 anni fa, ho sempre voluto la tastiera USA, mai quella italiana, anche se talvolta sul lavoro o coi familiari ho dovuto adattarmi, ma non mi sono mai adattato sulle mie macchine personali.
Ripeto in input non c’è nessun vantaggio ad usare una codifica piuttosto di un’altra, se e solo se si fa del lavoro individuale. Se si collabora con altri, il problema nasce e utf8 lo risolve, talvolta, e talvolta no per difetti di software/hardware/firmaware aggiornato.
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In texmf-config/web2c/ c’è la mappa del sistema così come viene distribuita; io penso che non sia bene modoficarla in vista del prossimo aggiornamento che te la riscriverebbe senza le modifiche che hai fatto. Copiatela nel tuo alero personale replicando il percorso dentro a ~/Library/texmf/web2c/ e modifca questa versione. Poi vai in quella cartella con il tuo Terminale e da lì dai il comandosudo updmap-sys –config ./updmap.cfg
dando poi la tua password per eseguire un comando che deve scrivere dati in cartelle protette per l’uso dell’amministratore.
A me funziona sempre così; siccome ho molti font personali, e li devo reinstallare ad ogni aggiornamento del sistema, ormai lo so e non ci perdo più di cinque minuti ad ogni aggiornamento.
prenotati per la prossima versione dell’Introduzione dove queste cose sono spiegate un po’ meglio. Non ne ho ancora fatto l’update, ma tieni d’occhio i messaggi.
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Premetto che non ho mai usato frontespizio, il quale sento dire da altri è un ottimo software e produce ottimi frontspizi. La riprova è che compilato da solo viene benissimo.Perché compilato insieme al resto della tesi viene spostato a sinistra al punto di fuoriuscire dalla pagina?
Perché stai componendo la tesi con twoside e con questa impostazione le pagine dispari sono spostate a sinistra e quelle pari a destra, in quanto il margine (l’unione dei due margini interni) che compare al centro del documento aperto deve essere visualmente uguale o comunque confrontabile con ciascuno dei due margini esterni.
Configura il tuo visualizzatore pdf per mostrarti le pagine a due a due; quella pari a sinistra e quella dispari a destra e vedrai che cosa voglio dire.
Il fronrtespizo composto insieme alla tesi è la pagina 1, dispari, quindi viene spostato a sinistra; se la giustezza di quanto vi è composto è maggiore della giustezza del testo, non ho difficoltà a credere che il frontespizio venga spostato troppo a sinistra.
Come risolvere questo problema? dipende da cosa devi fare:
1) devi produrre la copia cartacea? stampa il frontespizio da solo; stampa la tesi da sola fronte e retro; unisci i fogli stampati; produci le varie copie da far rilegare, fa rilegare e distribuisci al relatore e a chi altri serva la copia rilegata.
2) devi produrre una copia da archiviare in formato elettronico? unisci pure il frontespizio da comporre insieme alla tesi ma questa (tutto il file) con l’impostazione oneside; il documento verrà con tutte le pagine centrate, molto più comoda da leggere sullo schermo.
3) la copia informatica deve essere identica anche sotto l’aspetto tipografico rispetto alla copia cartacea? Usa il pacchetto psdfpages dopo ave composto la tesi twoside e separatamente il frontespizio da solo (oneside) come al punto uno, con il pacchetto indicato aggiungi la pagina pdf del frontespizio e una pagina bianca all’inizio del file pdf della tesi. Più difficile da dire che da fare. In ogni caso leggi accuratamente la documentazione di pdfpages
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Come dice Bistek usa il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto; il tutto dentro alla finestra Terminal del Mac.In due parole:
indentfirst serve per rientrare la prima riga del primo capoverso dopo il titolo del paragrafo o del capitolo (per me è un francesismo, preferisco non rientrare la prima riga del paragrafo [non confondere paragrafo con paragrph])
fancyhdr serve per personalizzare le testatine e i piedini
graphicx serve per inserire materiale grafico con \includegraphics e per altre funzioni di scalamento e rotazione degli oggetti. Specificare [dvips] come opzione non è solo sconsigliabile, ma è errato, perché serve solo quando si lancia latex, ma produce errori quando si usa pdflatex. Inoltre il pacchetto graphicx sa scoprire da solo se si sta usando latex oppure pdflatex, purché non gli si dica espressamente di usare uno specifico driver, perché in quel caso gli si impedisce di scoprire da solo quale formato si stia usando. Non prendere mai per oro colato quello che ti dicono nel sito dell’università; leggiti la documentazione e vedrai che spesso e volentieri vengono suggerite delle corbellerie.
amsmath serve per comporre la matematica meglio che con i comandi di LaTeX; amssymb serve per mettere a disposizione del compositore altri segni matematici oltre a quelli di default.
latexsym è una corbelleria ed è vietato usarlo, se non per comporre documenti inizialmente composti con LaTeX209, defunto nel 1994. I simboli che mette a disposizione sono già contenuti fra quelli di amssymb, che ne fornisce molti di più.
eucal e efrak mettono a disposizione dei font matematici che producono un alfabeto matematico calligrafico da alcuni ritenuto più bello del calligrafico di default; eufrak mette a disposizione un alfabeto gotico, di stile fraktur. Secondo me questi due ultimi pacchetti sono abbastanza inutili, a meno che non si debbano usare molti segni tratti da questi alfabeti, nessuno dei quali, però, è prescritto dalle norme ISO per gli scritti matematici fisico-tecnologici. Confesso di aver usato il calligrafico di default per indicare gli operatori di Laplace e di Fourier, e quelli di default erano perfettamente sufficienti e ben calibrati con gli altri font matematici. Tuttavia i gusti sono gusti e i miei non sono condivisi da tutti, in particolare da alcuni valentissimi esperti di questo gruppo.
Vedi? ecco altri motivi per leggere la documentazione e per scoprire se i consigli che ti danno nel sito dell’università o i cosiddetti esperti, me compreso, sono buone idee o solo corbellerie. Leggi la documentazione. Leggi la documentazione. Leggi la documentazione. Ce l’hai tutta sul tuo disco fisso, non devi scaricare niente.
Se vuoi scaricare l’Arte e l’Introduzione sei padronissimo di farlo, anzi è meglio che tu lo faccia; ma non basta avere la documentazione italiana, bisogna anche leggerla.
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