OldClaudio

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  • in risposta a: Yin Yang con diciture a fianco #116674
    OldClaudio
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      Se apri la documentazione relativa ai simboli usabili con i programmi del sistema TeX, e cerchi la stringa yinyang, vedi che ci sono due pacchetti che ti offrono il disegno già fatto in forma vettoriale, per cui puoi ingrandire e rimpicciolire a piacere come puoi farlo con qualsiasi immagine.

      Il primo che trovo si ottiene con il pacchetto marvosym da caricare nel solito modo`\usepackage{marvosym}`.

      \poi puoi mettere questo simbolo dove ti pare, ma ingrandendo l’immagine a tuo piacimento:`\scalebox{10}{\Yinyang]% 10 è un possibile fattore di scala per ingrandire di 10 volte`.

      Per mettere le parole opooste attorno al simbolo, non hai bisogno di grandi mezzi; per esempio ti basterebbe un piccolo codice come questo, anche se il risultato è piuttosto modesto:`\usepackage{array} %nel preambolo

      % poi dove vuoi lo schema
      \begin{center}
      \begin{tabular}{*3{m{20mm}}}
      & donna & \\
      sole &\resize{10mm}{!}{\Yinyang} & luna \\
      & uomo &
      \end{tabular}
      \end{center}
      …`

      I consigli non richiesti sono sempre poco graditi, ma…
      Se stai scrivendo la tua tesi, NON FARLO! Indispettiresti la commissione che ti deve giudicare… mitigo l’informazione: se io fossi in commissione sarei indispettito e prevenuto; non potrei dirlo per gli altri commissari. 🙂

      in risposta a: Testatina oltre la larghezza del testo #116666
      OldClaudio
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        Nella documentazione del pacchetto fancyhdr c’è scritto come fare. I dettagli, però, dipendono molto dalla classe che stai usando. Studia bene quella documentazione avendo sempre in mente la classe e la geometria della pagina che quella classe ti da.

        Nella guida tematica (Sezione documentazione di questo forum) relativa al disegno/progetto dellapagina c’è anche un esempio, ma forse ti interessa di più il pacchetto fancyhdr.

        in risposta a: Frontespizio con TOPTESI #96443
        OldClaudio
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          Hai fatto male. Mi spiego; visto che fai riferimento alla versione di toptesi-it.pdf 0.9.42 del 2019-07-04, hai sottomano l’ultima versione di TOPtesi; e dovresti avere letto che \frontespizio* è conservato solo per retrocompatibilità ma che ora si dovrebbe usare l’ambiente ThesisTitelPage (con o senza asterisco) che fa le stesse cose,ma meglio.
          Per carità,anche \frontespizio con o senza asterisco si può usare, ma è semrpre meglio usare le cose raccomandate, mentre si raccomanda di non usare i comandi \frontespizio e \frontespizio*.

          in risposta a: Incompatibilità suftesi e babel-greek? #116643
          OldClaudio
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            Questa cosa del greco che si sovrapponeva al modo di funzionare di pdfLaTeX in presenza di hyperref, dava problemi con i numeri di pagina anche molti anni fa. specialmente quando si inseriscono i numeri romani. Ora quando c’è il greco di mezzo, vengono usati i caratteri corrispondenti a i, v, x, l, c, d, m con i corrispondenti caratteri nella codifica LGR, con i risultati che puoi immaginare.

            Nella GuidGuIT e in altri documenti in cui invocavo il greco, ho provveduto in due modi:
            1) Ho evitato i numeri romani se non ridefinendo \roman e \Roman; ci aveva messo mano anche Enrico, perché la cosa era piuttosto complicata.
            2) per i numeri di pagina ho imposto lil formato direttamente nello stile della pagina, in modo che qualunque cosa ricevesse, facesse quello che doveva fare; in altre parole non ho ridefinitio \thepage, ma ho messo i comandi giosi direttamente in \ps@plain, \ps@headings, \ps@myheadings e negli altri possin=bili disegni di pagina che avrei definito caso eor caso;
            3) per gli indici generali e analitici analitici ho curato di disporre di macro che usassero il font small caps, perché come sai, in numeri romani tondi minuscoli mi fanno schifo; quello maiuscoletti vanno benissimo

            Nota che con XelaTeX e LuaLaTeX non cambi codifica, perché usando i font OpenType, quelli contengono sia i caratteri latini, sia (generalmente) i caratteri greci. Quindi la gestione delle lingue avviene in modo molto diverso da come succede con babel

            in risposta a: Incompatibilità suftesi e babel-greek? #116641
            OldClaudio
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              Be’, \lowercase e MakLowercase funzionano in modo molto diverso; in particolare, se ricordo bene, \lowersa lavora solo su token di categoria 11 (lettere) ma non tocca altri token, nemmeno i nomi delle macro. Però \lowercase lavora solo cui caratteri ASCII, mentre \MakeLowercase ha qualche cognizione sia dei caratteri codificati a 8 bit (come T1) e con i caratteri opentype riesce a fere un bun lavoro.

              in risposta a: Problema incompatibilità pacchetti classi KOMA #116632
              OldClaudio
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                Se apri il file classicthesis.sty, verso le righe 246-268 sono riportati dei valori ottimali secondo l’autore, che secondo me si è sbagliato, o ha conservato vecchi valori, o gli si sono accavallate le righe.

                Con il font palatino a 12 pt raccomanderebbe un gabbia alta 768py; di default ha messo una gabbia fissa di 750pt. Altrove, le classi scrreprt e scrbook definiscono i margini verticali ed orizzontali con il metodo delle striscie; quante striscie abbia indicato nell’usare \areaset è difficile da dire, perché bisognerebbe andare a leggere direttamente il loro codici, ma siccome il margine inferiore è sempre la metà di quello superiore, posso immaginare che ci siano una ventina di millimetri per quello superiore e una quarantina per quello inferiore. Quindi circa 60mm sono usati per i margini verticali. La gabbia specificata da \areaset, in particolare l’altezza, doverebbe contenere anche lo spazio per la testatina e per il piedino. In una di quelle righe ci sono dei numeri ma non si capisce bene che cosa implichino. In ogni caso per l’altezza della gabbia esterna rimangono disponibili circa 237mm (=297mm -60mm). Ecco quindi che espressi in punti quei circa 237mm diventano circa 675pt. Avendo specificato nel mio esempio il valore dell’altezza di 670pt non ci sono andato molto lontano.
                Probabilmente \areaset fa ulteriori aggiustamenti affinché l’altezza netta della gabbia, senza piedino e testatina sia un numero intero di righe in corpo 12pt aumentato di uno scartamento del 5% maggiore di quello di default che è di 14.5pt, quindi uno scartamento di 15.225pt. Ma questi sono dettagli a cui, avendo usato \areaset il tutto è già tenuto in conto.

                in risposta a: Problema incompatibilità pacchetti classi KOMA #116630
                OldClaudio
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                  nel preambolo aggiungi la seguente riga, più adatta di quella di default per il palatino in corpo 12pt
                  `\areaset[current]{336pt}{670pt}
                  `Mettila dopo aver caricato arsclassica.
                  A me pare che possa andare. Ma sei tu a prendere la decisione finale.

                  Oppure leggiti la documentazione in inglese scrguien con il solito comando texdoc; cerca la stringa asreaset e vedi come sfruttare al meglio quel comando e le sue opzioni.

                  Inoltre, da quel che leggo nella documentazione di ClassicThesis, alcune del opzioni che hai specificato alla classe sono obsolete dopo l’aggiornamento del 2018 di ClassicThesis. Aggiungo che esiste anche il pacchetto classicthesis-arscalssica.sty, ma secondo me è meno comdo di quello che si ottiene caricando i due pacchetti separatamente: ognuno, volendo, accetta le sue opzioni.

                  in risposta a: Personalizzazioni titoli titlesec #116652
                  OldClaudio
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                    Puoi fare tante cose, ma devi leggerti la sua documentazione: apriti un finestra comandi/terminal/prompt dei comandi/xterm, comunque si chiamai con il tuo sistema operativo; scrivici dentro il comando texdoc titlesec, premi il tasto Invio, e leggi.

                    Ti garantico che puoi faremiracoli, ma non è facile; come diceva quel tale: “stiamo facendo l’impossibie; per i miracoli ci vuole un po’ di tempo”.:smile:

                    in risposta a: Problema incompatibilità pacchetti classi KOMA #116622
                    OldClaudio
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                      A me non sembra. Certo l’immagine che hai allegato contiene anche delle parti che non fan parte della pagina.
                      Ingrandisci la schermata fino a quando con un righello trasparente misuri la larghezza della pagine di 210mm, e vedi se davvero la pagina è più piccola. Certamente la griglia di stampa è più piccola di quella della solita classe book, perché quello è lo stile di ClassicThesis+ArsClassica.

                      in risposta a: Incompatibilità suftesi e babel-greek? #116639
                      OldClaudio
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                        Ivan, sembrerebbe un difetto di babel e di come definisce \BabelText.

                        L’errore ha luogo nell generazione della testatina dolla seocnda pagina dove viene usate quel comando, che a sua volta reimposta la codifica usando le lettere minuscole, invece che maiuscole; \fontencoding{}\selectfont, credo che venga usato nella generazione del numero di pagina, in modo che stampi gli eventuali numeri romani sempre con caratteri latini, e non con caratteri greci. Non sono andato più a fondo di così, ma se carichi il pacchetto trace e usi \traceon prima dell’ultimo capoverso, nel file log ti appaiono migliaia di righe, ma se cerchi la stinga BabelTeX, sposti subito la schermata in cui appare l’errore.

                        Forse varrebbe la pena di inviare questo esempio minimo a José Bezos, l’attuale curatore di babel.

                        Il codice di babel è diventato complicatissimo e non saprei dove cercare per vedere che cosa succede nei dettagli. Potrebbe essere che la macro \latinencoding che viene correttamente definito come T1, ad un certo punto compaia nell’argomento di una macro \lowercase, mon non sono riuscito a trovare dove.

                        in risposta a: Biblatex, ivi e ibidem #116612
                        OldClaudio
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                          Elisa, se ti risponde Ivan, sei a posto. Ma se nessun altroti risponde, bneché la cosa sia sicuramente fattibile se ci si leggono tutte, senza saltare una sillaba le centinaia di pagine della documentazione di biblatex e di philosophy.

                          Ma siccome quello che chiedi è un capriccio del tuo relatore (non voglio dire che sia un capriccio di tutti gli umanisti) non credo che ci siano molte persone, a parte Ivan creatore del modulo philosophy, con le sue varianti legate alla possibili opzioni, che abbiano voglia di leggersi quelle centinaia di pagine

                          Se nessuno ti risponde, che cosa puoi fare? una volta usato biber sulla bibliografia completa,, ti editi a maono il file .bbl e non lo modifichi più.

                          Riassumo i motivi per i quali da prof. universitario non umanista, ritengo personalmente che si tratti di capricci, legati ad un modo ottocentesco di far fare ad altri quello che non si è capaci di fare da soli; Nell’ottocento i prof(tutti, non solo gli umanisti) davano il manoscritto alla casa editrice; se questa accettava di pubblicare il lavoro, passava il manoscritto ad un revisore editoriale che marcava con opportuni segni i fogli scritti a mano o a macchina dall’autore, segni che andavano interpretati dal tipografo; costui componeva a mano, un carattere alla volta, poi passava le bozze al redattore, che le rivedeva e le sottoponeva per approvazione all’autore, il quale trovava sempre qualcosa che non andava, non per capriccio, ma perché le varie operazioni eseguire avevano alterato il senso del suo scritto (o anche perché, rileggendosi a distanza di tempo, decideva di modificare alcuni capoversi); poi ripassava il tutto al redattore e il ciclo finiva solo quando l’autore interrompeva il ciclo vistando e firmando le bozze con la fatidica frase “Visto. Si stampi). Oggi si fanno le cose in modo meno barocco. Intanto non si mettono citazioni in nota, se non forse nelle edizioni critiche; una tesi certamente non è una edizione critica, quindi niente citazioni in noto; di conseguenza nessun ivi e ibidem nessun loc. cit.. Inoltre le abbreviazioni non si fanno raddoppiando la lettera finale dell’abbreviazione per indicare il plurale: niente p. né pp., niente vol. né voll., eccetera. Se l’abbreviazione si riferisca ad una sola pagina, volume, e simili, si capisce dai numeri che seguono. Altrimenti si cade nel burocratese OO.SS. (Organizzazioni Sindacali); VV.F (Vigili del fuoco).

                          Detto questo, fai quello che ritieni più opportuno. Il tuo relatore, forse vorrebbe insegnarti come si scrive nel mono umanistico (sia pure in modo tradizionale antiquato); ma tu poi, una volta laureata, tu che cosa vorrei fare? Domandatelo, e a seconda della risposta scegli il modo di procedere.

                          Io ai miei laureandi ho sempre lasciato la massima libertà; la tesi è la loro e la compongono come vogliono L’importante è che non contengano frasi contorte o, peggio, errate.

                          in risposta a: Problema incompatibilità pacchetti classi KOMA #116620
                          OldClaudio
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                            L’hai posta benissimo,ma non sempre è ossibile rispondere subito.

                            Talvolta l’errore nasce dall’ordine in cui si caricano i pacchetti; se sposti all’indietro la chiamata a varse, l’errore non si presenta più.

                            Fastidioso finché vuoi, ma se avessi letto il messaggio d’errore l’avresti capito subito da solo: il messaggio allude a un comando [tt]\theHpoemline[/tt] che risuterebbe già definito. Chi potrebbe averlo già definito? O ClassicThesis, o Arsclassica, o hyperref (grazie a quell’H nel nome}. Dunque con l’indizio di quell’H, sai che certamante c’è di mezzo hyperref; o l’ha caricato la classe, o uno dei due famigerati pacchetti ClassicThesis e/o Arsclassica.
                            Dunque bisogna spostare all’indietro il pacchetto verse, se funziona mettendolo prima di invocare ClassicThesis, sei a cavallo (come in effetti è il caso) se continua a non funzionare, nel senso che continua a darti l’errore, allora hyperref sarebbe stato caricato dalla classe.
                            Che cosa avresti potuto fare se spostandolo all’indietro fino asubito dopo \documentclass, la compilazione di avesse continuato a segnalare l’errore? Una di queste due cose:
                            1) rassegnarti a premere il tasto INVIO ogni volta che compili e ti esce l’errore (sempre che tu esegua la complizione avendo impostato il tuo editor in modo che operi in [tt]errorstopmode[/tt], altrimenti sei frgato:sad: ), oppure
                            2) Lasci perdere scrbook (che fra l’altro ti funziona, ma la documentazione di ClassicThesis dice che è fatto per funzionare con scrrprt) e ti crei una classe che abbia caratteristiche simili,ma che non sia scrbook; io me ne sono costruite diverse altre basandomi sulla classe memoir e ci si riesce; tuttavia non è una operazione da neofiti; se un neofita ci si mette, consuma molto tempo, ma impara moltissimo e diventa presto un TeXpert. 🙂

                            in risposta a: Musica in LaTeX #116634
                            OldClaudio
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                              Benvenuto nel forum.

                              Ancora non lo conosci bene, ma nella barra nera che c’è sopra il pannello principale di questa schermata c’è scrtto ArsTeXnica. Questa è la sezione dove sono accessibili a tutti i numeri della rivista ArsTeXnica di questo gruppo di appassionati. In pratica non sono ancora accessibili ai non soci i numeri 27 e 28; il 27 sarà accessibile presumibilmente fra una settima, dopo che avrà avuto luogo il Meeting del 2019.

                              Non importa; nei numeri fino al 26, quaisi in ogni numero c’è un artircolo sulla composizione della musica.

                              Io non sono un musicista, quindi il mio parere sarebbe del tutto insignificante; tuttavia leggendo quegli articoli i sono reso conto che esistono programmi commerciali di tipo WYSIWYG e più o meno gratuiti di tipo WYSIWYM. Fra questi mi pare che lollypop sia quello preferito, ma dipende molto da quale tipo di musica preferisci. Personalmente ho avuto modo di collaborare con una suora musicista, che (ri)componeva musica gregoriana e usava il programma gregoriotex, e non avrebbe usato altro al mondo. È ovvio: scriveva in gregoriano e gregoriotex è stato concepito per scrivere solo in gregoriano. Per musica classica o moderna, ma in stile classico, sembra che siano preferiti altri programmi, per musica moderna, canzono, inni ecclesiastici moderno, e simili, sembra che lollypop sia il preferito. Da un punto di vista tipografico, sembra che sia il top.
                              Ripeto; io non me ne intendo, quindi le mie impressioni non hanno nessun valore. ma gli articoli che puoi trovare in ArsTeXnica sono di vario genere e con pareri di musicisti; anche loro hanno le loro opinioni, ma almeno sono opinioni di persone competenti.

                              in risposta a: OT OldClaudio quota 10000 #116608
                              OldClaudio
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                                Anche mio padre è arrivato a 102, quindi un pensierino l’ho fatto anch’io.
                                Tuttavia l’importante è arrivarci in buono stato, almeno di testa, perché il resto si logora comunque.

                                in risposta a: OT OldClaudio quota 10000 #116605
                                OldClaudio
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                                  Ragazzi, grazie per i vostri apprezzamenti, ma mi mettete in imbarazzo.
                                  Siccome sto per compere i miei 80 anni, tempo che la mia collaborazione al forum andrà scemando e un giorno dovrà cessare.

                                  Grazie ancora
                                  Claudio

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