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se vuoi capire bene questi meccanismi, leggiti il vecchio classico
Font selection in LATEX di SchmidtIn pratica, LaTeX carica dei font di default – i Computer Modern a) Roman, b) SansSerif e c) Typewriter – in un ben preciso ordine:
`\rmfamily
\sffamily
\ttfamily`
Per modificare il comportamento di default si opera mediante tre dichiarazione che caricano:- la prima una famiglia di font con grazie (serif) ovvero roman (da cui le prime due lettere, rm)
- la seconda una famiglia di font senza grazie (sansserif) (da cui le prime due lettere, sf)
- la terza una famiglia di font monospaziati ovvero typewriter (da cui le prime due lettere, tt)
Come molto chiaramente spiega Schmidt, le famiglie selezionate da [tt]\rmfamily[/tt], [tt]\sffamily[/tt] e [tt]\ttfamily[/tt] sono determinate dai valori delle macro correlate [tt]\rmdefault[/tt], [tt]\sfdefault[/tt] e [tt]\ttdefault[/tt].
Queste ultime possono essere modificate utilizzando il comando [tt]\renewcommand{\rmdefault}{}[/tt], a condizione di conoscere il nome della famiglia di caratteri desiderata, come avevi fatto tu.
Tuttavia questo comando non modifica anche i font della matematica eventualmente presente, perché i font matematici sono in genere accompagnati da una macro che risistema nell’insieme i font chiamati, e in certi casi anche le dimensioni applicando un fattore di scalatura ecc. Per ottenere questo risultato è necessario richiamare il pacchetto intero del font (che appunto contiene le macro), esattamente come ha fatto @oldClaudio.A proposito, ho visto che nell’EMC hai commentato anche il comando \renewcommand{\sfdefault}{iwona} ma comunque il testo senza grazie utilizza il font iwona. Non è necessario quindi inserire quel comando?
Non avrai fatto a meno di notare che Iwona non viene usato per misteriosi influssi, ma per il codice che ha inserito appunto @oldClaudio caricando il pacchetto intero del font con:
`\usepackage[light]{iwona}`m
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@oldclaudio ti sconsiglia di numerare la equazioni on line,
ma volendolo proprio fare, puoi giocare con un codice del genere
(con numero prima o dopo, più o meno spaziato ecc):
`\documentclass{article}\usepackage{amsmath}
\newcommand\inlineeqno{\qquad \stepcounter{equation}\ (\theequation) \qquad}\begin{document}
testo testo $e^{i\pi}+1=0 \inlineeqno$ testo testotesto blablabla
testo testo $\inlineeqno e^{i\pi}+1=0$ testo testo
\end{document}`
m
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io uso un editor qualsiasi (intendo non uno di quelli specializzati)
e compilo da console. in genere l’output avverte e indica la riga incriminata.
una funzione analoga sarà certo presente anche negli editor specializzati.
per trovare dove l’hai utilizzato, puoi usare la funzione CERCA
presente in qualsiasi editor…
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prova a compilare questo codice:
`\documentclass{article}
\begin{document}
hoffset = \the\hoffset \par
hsize = \the\hsize \par
parindent = \the\parindent \par
baselineskip = \the\baselineskip \par
parskip = \the\parskip \par
lineskiplimit = \the\lineskiplimit \par
leftskip = \the\leftskip \par
rightskip = \the\rightskip \par
\end{document}`
… e poi ti interroghiamo 🙂m
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il pacchetto incriminato è soulpos;
se sei incerto su di un pacchetto, dai [tt]texdoc nome_pacchetto[/tt]setspace senza il fattore non serve a nulla,
o utilizzi un fattore oppure eliminalo.
in alternativa, puoi usare
`\linespread{}`
che vale per tutto il documento.se imposti uguali tutti i margini, basta mettere
`\usepackage[margin=3cm,heightrounded]{geometry}`,
non serve metterli tutti uno a unom
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sposta \providepackage{impostazioni] all’inizio.
immediatamente dopo metti i pacchetti per la codifica
e solo dopo imposta la pagina con geometry.
sicuro che ti serva il pacchetto per le sottolineature?
sicuro che ti serva il pacchetto per le note a margine?
metti hyperref per ultimopoi, credo che tu abbia equivocato una cosa,
visto quello che hai messo dopo makeidx:
il pacchetto makeidx serve per creare indici come quello (finale) dei nomi,
non per creare l’indice – sommario del testo con titoli di capitolo ecc
e le rispettive paginem
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in .tex`\documentclass[…………..]{book}
\usepackage{file[.sty]}`in .sty
`\ProvidesPackage{file[.sty]}
% codifica ecc
………`usi pdflatex giusto?
allora vai nel catalogo dei font disponibili all’indirizzo The LaTeX Font Catalogue
e scegli il font. Nelle pagine è in genere suggerito anche il codice necessario per usarlo
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nooooo 🙂
io ho scritto [.sty] per dire che dovevi indicare il nome del file di estensione .sty
ma senza estensione, mi spiace se l’indicazione non era chiara 🙂cmq prenditi un’oretta e, come ti hanno saggiamente consigliato,
vedi di capire a che cosa servono i pacchetti che carichi, uno ad uno
ed elimina quelli che non ti servono. LaTeX è modulare,
per cui si carica proprio e solo quanto serve. se poi decidi di apportare una modifica
che richiede un altro pacchetto, lo aggiungi.
anche l’ordine di caricamento ha una sua importanza;
a volte è indifferente caricare prima o dopo un pacchetto,
in altri casi no: prima i pacchetti per la codifica, poi gli altri pacchetti,
da ultimo hyperref tranne rarissimi casi(ripeto quanto altri ti hanno già segnalato),
oppure potesti causare errori di compilazione.
dividi i pacchetti in blocchi di funzione, così hai la situazione sotto mano
e non carichi più di una volta gli stessi:
tutti i pacchetti per la grafica, poi tutti i pacchetti per intestazioni,
poi tutti quelli per le note ecc. il minestrone riservalo per il pranzo 🙂m
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allora:
1) non è in sé necessario creare un file .sty distinto dal file .tex;
2) di conseguenza si può mettere tutto nel file .tex e non creare nessun file .sty:
3) l’opportunità di farlo sta nel fatto che gli elementi strutturali e quelli stilistici vengono opportunamente distinti;
4) il vantaggio si vede in casi particolari: esso non verrà caricato due volte, anche se richiamato più volte da qualche altro file o pacchetto caricato. Nel caso di ridefinizioni con \newcommand si produrrebbero errori al secondo caricamento e si potrebbe addirittura arrivare a un loop. Questo magari non è il tuo caso specifico, ma così si acquisisce una più precisa logica con LaTeX.
5) è semanticamente insensato non mettere gli stili nel file .stym
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