ivan

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  • in risposta a: Numerare i capoversi con il pacchetto “parano” #65538
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    egreg9″ post=64648

    [quote=”egreg9″ post=64638]
    Perché tutto questo?

    La situazione è la seguente. Ho un testo pieno di interviste, con relativo commento. I vari passi delle interviste vengono analizzati secondo percorsi tematici. Quindi accade che lo stesso passo venga ripreso in più sezioni. Per evitare questo si possono usare i riferimenti incrociati. Certo che potrei anche riferirmi direttamente ai passi già riportati. Ma ci sarebbe sempre il rischio di sbagliare, se togliessi un pezzo e non aggiornassi i riferimenti.
    Così ho pensato di definire un comando \label personalizzato che trasformasse solo quel contatore in contatore linkabile.
    Ma in realtà non so se ho fatto questo 🙄 E poi mi sembra una strada contorta e come spesso accade in questi casi, c’è una soluzione più semplice o più elegante.

    Ma il normale \label che cos’ha di male?

    Ciao
    Enrico[/quote]

    Niente, naturalmente. Ho un po’ di confusione in testa. Pensavo che il problema fosse dato da \refstepcounte, mentre è dato da \label. Adesso ho capito 🙂

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Numerare i capoversi con il pacchetto “parano” #65536
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    egreg9″ post=64638
    Perché tutto questo?

    La situazione è la seguente. Ho un testo pieno di interviste, con relativo commento. I vari passi delle interviste vengono analizzati secondo percorsi tematici. Quindi accade che lo stesso passo venga ripreso in più sezioni. Per evitare questo si possono usare i riferimenti incrociati. Certo che potrei anche riferirmi direttamente ai passi già riportati. Ma ci sarebbe sempre il rischio di sbagliare, se togliessi un pezzo e non aggiornassi i riferimenti.
    Così ho pensato di definire un comando \label personalizzato che trasformasse solo quel contatore in contatore linkabile.
    Ma in realtà non so se ho fatto questo 🙄 E poi mi sembra una strada contorta e come spesso accade in questi casi, c’è una soluzione più semplice o più elegante.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Numerare i capoversi con il pacchetto “parano” #65534
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    egreg9″ post=64625

    Ho usato \refstepcounter, perché forse mi serviranno i riferimenti. Non so se è una buona cosa, visto che le interviste sono circa 400 😯

    Di per sé \refstepcounter non fa tanto più di \stepcounter: semplicemente ridefinisce \@currentlabel che verrà usata da un \label seguente. Sono tante \label che possono riempire la memoria (ma davvero tante).

    Ciao
    Enrico

    Qualcosa come

    ` \newcommand{\intlabel}[1]{%
    \addtocounter{parano}{-1}\refstepcounter{parano}\label{#1}}`

    da usare così:`
    \begin{document}

    Si veda il primo passo \ref{primo} e il secondo \ref{secondo}

    \begin{intervista}

    primo passo\intlabel{primo}

    secondo passo\intlabel{secondo}

    terzo passo senza etichetta

    \end{intervista}

    \end{document}
    `
    fa risparmiare memoria?

    Teoricamente questo codice dovrebbe permettere di definire un contatore “linkabile” solo quando serve e non per ogni capoverso.
    Però mi sembra un po’ contorto diminuire il contatore per poi aumentarlo rendendolo accessibile a \label

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Numerare i capoversi con il pacchetto “parano” #65532
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    \rlap ? Grandioso!
    E pensare che sono diventato matto a modificare \marginpar per farlo funzionare come volevo.
    Allora vediamo se ho capito. \rlap crea un box (di larghezza zero) e stampa il suo argomento fuori dal box, ma senza occupare spazio. In pratica sovrascrive a ciò che viene dopo.
    Siccome il nostro box contiene uno spazio orrizzontale di \linewidth+\marginparsep il suo aromento viene stampato alla fine della riga (separato da \marginparsep), ovvero sempre a destra.

    Alla fine ho modificato così:
    `\newcounter{parano}
    \newcommand{\doparano}{\refstepcounter{parano}%
    \rlap{\hskip\linewidth\hskip\marginparsep\upshape{\footnotesize(\theparano)}}}
    \newenvironment{intervista}
    {\parindent=0pt
    \parskip=.6ex
    \vskip.5ex
    \everypar\expandafter{\the\everypar\doparano}%
    \itshape}
    {\vskip1.1ex}
    `
    Ho usato \refstepcounter, perché forse mi serviranno i riferimenti. Non so se è una buona cosa, visto che le interviste sono circa 400 😯
    All’interno dell’ambiente i singoli capoversi sono separati da 0.6ex mentre prima e dopo l’ambiente c’è uno spazio di 1.1 ex. Sono delle prove m non mi sembra male.

    Ciao e grazie
    Ivan

    in risposta a: Numerare i capoversi con il pacchetto “parano” #65530
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    Benissimo.
    Ho modificato il codice togliendo `\setcounter{parano}{0} ` perché vorrei che la numerazione fosse progressiva.
    Così va benissimo, intendiamoci. Ma poniamo che volessi il numero nel margine, come se ogni passo del’intervista fosse una equazione.
    Con questo:
    `\newenvironment{intervista}
    {\parindent=0pt\vskip1ex
    \everypar\expandafter{\the\everypar\marginpar[\raggedleft\doparano]{\doparano}}}
    {\vskip1ex}`
    ottengo i riferimenti nei margini estern, ben allineatii. Come fare per averli sempre a destra?

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Classicthesis + ArsClassica + RoyalBlue #65518
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    Ciao e benvenuto!

    Questo:
    `\documentclass[11pt]{scrbook}

    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage[english,italian]{babel}

    \usepackage{classicthesis-preamble}
    \usepackage{arsclassica}

    \begin{document}

    \tableofcontents

    \chapter{Introduzione}
    \section{Contesto del problema}
    Bla bla bla bla.

    \subsection{Information Retrieval e Information Extraction}
    Un altro bla bla bla.
    \end{document}`

    non deve dare alcun problema. Provalo.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: inserimento figure .eps in un documento pdflatex #65499
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    niccc” post=64587Ciao a tutti,
    ho cominciato da un pò a scrivere in Latex e sono sempre riuscito a risolvere i problemi che ho trovato anche grazie alle vostre discussioni ma stavolta non trovo risposte! Ho Ubuntu 11.10 su cui ho installato TexWorks e texlive full 2009. Quando ho provato a inserire dei grafici in formato .eps ha caminciato a segnalarmi errori come:
    Package epstopdf Warning: Shell escape feature is not enabled. e
    ! LaTeX Error: File `/home/cartella/nome immagine’ not found.
    ovviamente avevo già caricato i pacchetti graficx e epstopdf e ho ricontrollato più volte di averli installati!
    allora ho seguito istruzioni su forum come questo in cui mi consigliavano di lanciare sul terminale:
    pdflatex with the option –enable-write18 (or –shell-escape which is an alias).
    fatto ciò come tutta risposta ho:
    This is pdfTex, version 3.1415926-1.40.10 (teX Live 2009/Debian) \write18 enabled.

    ora dovrebbe essere tutto a posto ma ricompilando il documento mi dà lo stesso identico errore di prima!
    Ringrazio in anticipo per l’aiuto!
    Niccolò

    L’errore che ottieni è molto chiaro. Quando lanci pdflatex da TeXworks non viene passata l’opzione –shell-escape.
    Ma se compili da Console (o come si chiama sotto Linux) non ci devono essere problemi:
    `pdflatex –shell-escape`

    La distribuzione che usi, tuttavia, è “vecchiotta”. Ora siamo alla 2011. Ti consiglio di aggiornarla.
    Con la 2011 l’opzione -shell-escape è abilitata di default, quindi non serve più convertire i file .eps o .ps in .pdf. Una gran comodià.
    Leggi questa guida per installare TeX Live 2011 sul tuo Ubuntu (scrivi 2011 per ogni occorrenza di 2010)

    N.B. epstopdf va caricato dopo graphicx

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Elenco ed altro #65355
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    Danilatex” post=64584Ho un altro problemino….

    \documentclass[a4paper,oneside,11pt]{book}
    \usepackage[dvips]{color}
    \begin{document}
    \pagecolor{olivegreen}
    \color{goldenrod}
    Ciao
    \end{document}

    Cosa c’è che non va?

    Siamo OT, oppure questa domanda sta in “altro” 😉 Comunque:

    `\documentclass[a4paper,oneside,11pt]{book}
    \usepackage[dvipsnames]{xcolor}
    \begin{document}
    \pagecolor{OliveGreen}
    \color{Goldenrod}
    Ciao
    \end{document}`

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49443
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    zippo” post=64537Come ho scritto in un altro post, ho provato suftesi per fare un confronto con arsclassica. Una delle cose per cui mi piace di piu’ arsclassica e’ che nel testo con arsclassica ci sono tutti i link alle figure, tabelle ed equazioni, mentre con suftesi no.

    Come no? Basta caricare
    `\usepackage{hyperref}`

    Ecco un esempio:
    `\documentclass{suftesi}

    \usepackage{hyperref}

    \begin{document}
    \listoftables

    \section{Link a tabelle}

    Si veda la tabella \ref{tabellabrutta}.
    \begin{table}[h]
    \centering
    \caption{Una tabella brutta.}\label{tabellabrutta}
    \begin{tabular}{|c|c|c|}
    a & b & c\\\hline
    a & b & c
    \end{tabular}
    \end{table}
    \end{document} `

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Consigliare memoir ai principianti (lettori dell’Arte)? #65404
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    antonio_scellero” post=64529
    Il mio consiglio a Ivan e Lorenzo, la butto lì, sarebbe eventualmente che mettano insieme le forze, per fare, che so, una suf-arteclassica-tesi, completamente staccata dalle bizze di classicthesis. Mettendo insieme suftesi, arteclassica, biblatex-philosophy e frontespizio credo che tutti i tesisti italiani, di tutte le cappelle, possano trovare la propria felicità.

    Ma di fatto questa possibilità c’è già, solo che è una scelta da fare a monte. Se uno decide di usare classicthesis poi non può passare a suftesi, a meno che non abbia fatto uso di comandi specifici. Al contrario, se si parte da suftesi il passaggio a classicthesis è più semplice. Certo rimane il problema di incompatibilità con biblatex. Secondo me questo è sufficienti a sconsigliarla. E poi, mi par di capire, non funziona con XeLaTeX. Troppi limiti. Ma sono di parte.

    lorenzo.pantieri
    Svincolare l’Arte da una classe specifica e spiegare solo le classi standard ha un vantaggio: quello che scriviamo tende a essere molto più stabile nel tempo.

    Chi vuole usare suftesi non ha bisogno di nient’altro che delle spiegazioni delle classi standard, visto che è una classe standard modificata.

    lorenzo.pantieri
    Se, per dire, avessi consigliato ClassicThesis come stile per scrivere la tesi al mio lettore dell’Arte, avrei dovuto cambiare radicalmente i contenuti dell’esposizione (praticamente) ogni volta che Miede ha aggiornato lo stile.

    Essendo basata su book, e utilizzando il più possibile pacchetti per modificare le parti interessate, suftesi è per natura (più) stabile. Certo in queste prime fasi ho cambiato il nome ad alcune opzioni, ma non ho fatto mai (almeno mi pare) modifiche tali da bloccare la compilazione passando da una versione all’altra. I pacchetti che uso sono stabili quindi in futuro non dovrebbero esserci problemi.

    lorenzo.pantieriScommetto che quello che diciamo su “a4paper” o “abstract” varrà anche fra dieci anni: non me la sentirei di dire altrettanto per i comandi e gli ambienti delle altre classi…

    Di più: quello che dite dei pacchetti “standard” sarà vero tra dieci anni. E siccome suftesi usa pacchetti standard, quello che potreste dire di suftesi sarà vero tra dieci anni. Ma non serve dire niente su suftesi. In pratica si può parlare di suftesi come se si stesse parlando di book. Potreste anche far finta che book non esista e parlare di suftesi. Ma di fatto non si può fare perché nell’Arte spiegate come modificare il layout, e questo con suftesi non è consentito.

    In conclusione. Lasciate l’Arte così com’è. Se uno compone un documento secondo le regole dell’Arte per passare a suftesi servirà soltanto modificare il caricamento della classe ed eliminare tutti i pacchetti e comandi superflui e soprattutto quelli che modificano il layout.

    Partendo da suftesi+opzione sufelements, per ottenere lo stesso identico layout di classicthesis servono una decina di righe di codice. In pratica l’unica differenza è la posizione del numero di capitolo e il contenuto delle testatine. Ma non lo farò mai 😉

    Ricordo che suftesi è nata indipendentemente da classicthesi e ispirata direttamente agli Elementi (come del resto ha fatto Miede).
    Gli stili di default di suftesi sono ispirati ad altri testi, come ha ben notato Antonio. Le opzioni in stile Bringhurst sono state aggiunte poi, e non so se ho fatto bene.

    Ciao
    Ivan

    p.s. Grazie ad Antonio per gli apprezzamenti.ì, e per aver capito qual era il mio obiettivo

    in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49441
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    zippo” post=64512Ho provato a usare l’opzione article e non viene la numerazione della pagina nella prima pagina. C’e’ un modo per correggere?

    Non c’è nulla da correggere, perché non si tratta di un errore. L’effetto è voluto. Sempre se ho capito bene il problema.
    Mi sono ispirato ad un’usanza abbastanza diffusa nei libri. La prima pagina di un capitolo spesso non ha numero di pagina (e testatine, se presenti).
    Chiaramente con l’opzione article non ci sono capitoli. Tuttavia, i comandi \maketitle e \tableofcontents puliscono piè di pagina e testatine.
    Probabilmente nella pagina i cui non vedi il numero hai usato uno di quei due comandi (perché il semplice \section non agisce su piè di pagina e testatine).
    Se ho fatto una buona diagnosi, lascia tutto così. Fidati.
    È molto semplice mettere il numero, ma la licenza non lo permette. Il layout di suftesi è blindato 😉 Ad esclusione, naturalmente, di ciò che ritengo siano veri e propri errori.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49438
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    illinguista1972″ post=54365Riprendo questo filone per chiedere alcune cose a Ivan, sperando che siano di aiuto a tutti.
    Sto usando la classe per la tesi di un mio amico chiamandola in questo modo:

    `\documentclass[sctitles,centertitle,plain]{suftesi}`

    Fin qui non dovrei sbagliare. 😀

    Invece ti sbagli 😉 O meglio ti sbagli se aggiorni la classe. Alcune opzioni hanno cambiato nome. Ma non ricordo cosa facevano…
    Noterai anche che titoli e testatine sono in maiuscoletto puro.
    Nell’indice l’opzione sctitles non interviene. Almeno in questa versione. Non ricordo cosa ho fatto nelle precedenti. € il caso di usare il maiuscoletto anche nell’indice. Se sì, solo per i capitoli o anche per le sezioni? Faccio delle prove.

    illinguista1972″ post=54365
    Ultima cosa: vorrei usare il font libertine con \usepackage{libertine}. Il frontespizio, tuttavia, rimane del font originario. Posto che mi piace molto anche così, specialmente per il titolo senza grazie, chiedo se è giusto così oppure se si può in qualche modo uniformare al resto del documento.

    Devi usare il comando \Preambolo di frontespizio

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Un bug di footmisc?! #22342
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    Quindi fnpos è uno di quei pacchetti da caricare sempre?
    Se è così lo carico in suftesi. In ogni caso dalla prossima versione non ci sarà più footmisc.

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: Biblatex: Bibliografia dei Datasheet #65143
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    Tipi diversi di voci possono produrre lo stesso risultato finale. Nel caso, misc andrebbe usato quando non c’è alcun altro tipo utile. Credo che manual sia più adatto.
    Tenere distinti i tipi, anche se il risultato è lo stesso è una prassia da consigliare. Ipotizza che in futuro vorrai il titolo delle voci @manual in grassetto maiuscolo 😯 . Se le hai inserite come @manual è sufficiente ridefinire solo quel tipo, lasciando invariate le altre voci

    Ciao
    Ivan

    in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49436
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    Ciao a tutti

    Da pochi giorni è disponibile la nuova versione di suftesi (0.6a).
    La documentazione è ora in inglese, e molto più sintetica. Ho inserito nuovamente la cartella “esempi” che avevo eliminato in una precedente versione.
    Ho aggiunto qualche opzione di layout e corretto i bug che sono riuscito a trovare.

    Colgo l’occasione per rispondere ad alcune domande di Lorenzo fatte in questo topic:

    lorenzo.pantieri” post=64477
    Quando devo scrivere un documento, uso le classic standard oppure ClassicThesis. Conosco queste classi abbastanza bene. Certo, ClassicThesis è zeepo di difetti, a livello di programmazione. Un buon motivo per usare una classe diversa sarebbe poter ottenere con estrema facilità un layout “tipo Arte” partendo da un documento scritto per la classe book.

    suftesi non fa altro che caricare book e poi modificarlo. Ho cercato il più possibile di utilizzare i pacchetti e non codice di basso livello. In alcuni casi sono stato costretto (per esempio nella definizione di \part). Quindi lavorare su suftesi è lo stesso che lavorare su book. È chiaro che alcune cose non vanno fatte. Per esempio non vanno usati comandi e/o pacchetti per modificare il layout. Quindi se si carica la classe in un documento pieno di impostazioni personalizzate l’effetto sarà diverso dalle aspettative. Un layout tipo Arte è semplice da ottenere, però ti dico fin d’ora che non ho intenzione di aggiungere un’opzione per emulare classicthesis e inoltre la licenza non consente di modificare il layout della classe. Ho dovuto inserire questa restrizione proprio perché la classe è facilmente modificabile. Più facile di classicthesis.

    lorenzo.pantieri” post=64477
    Poi andrebbe capito se fra tutti i pacchetti, i comandi e gli ambienti consigliati nell’Arte c’è qualcosa che non va usato con suftesi.

    Giusto. I pacchetti che non vanno usati sono: geometry, titlesec, titletoc e fancyhdr. Meglio sarebbe dire: non vanno usati i comandi messi a disposizione da questi pacchetti. Meglio ancora: non vanno modificati le impostazioni di default relative a gabbia, titoli e testatine. È chiaro che un utente potrebbe avere delle esigenze che suftesi non ha previsto. In questo caso può usare i comandi forniti dai pacchetti che sono già caricati. Per esempio: si potrebbe aver bisogno di un’epigrafe più larga del normale. In questo caso si usa il comando apposito di epigraph. Ma le altre impostazioni delle epigrafi (distanza dal teso, allineamento) non vanno toccate.

    lorenzo.pantieri” post=64477
    Ivan, visto che hai scritto la classe, ti andrebbe ti spiegare, a me e al mio lettore ideale (tesista principiante di LaTeX) “perché dovrei usare suftesi e non le classi stadard?”. quello che posso prometterti è che pondererò con attenzione la tua risposta, eventualmente modificando l’Arte del 2012.

    Dipende sempre dal lavoro. Per tesi umanistiche la consiglio perché il risultato è più “umanistico”. Ma non la sconsiglio nemmeno per tesi scientifiche. La tesi scientifica è sempre qualcosa di “umanistico” in fondo 😉 Non che ci siano particolari vantaggi. Alcuni pacchetti sono già caricati, ma oltre a questo, la scelta dovrebbe essere dettata solo da una questione estetica. In pratica suftesi mette a disposizione un bel po’ di layout, tutti abbastanza sobri e “universali”. Poi c’è il vantaggio di poter impaginare il proprio documento in formato libro. La stampa su a4 non mi è mai piaciuta. Nelle copisterie ci mettono un attimo a ritagliare un documento nel formato desiderato.

    Ho appena (ri)provato a compilare la guida Guit sostituendo

    `\documentclass[a4paper]{book}
    `
    con

    `\documentclass[defaultfont]{suftesi}
    `

    e commentando la riga:
    `%\include{preliminari}
    `

    Risultati: 0 errori.

    Il fatto che si debba commentare quella riga dipende dal contenuto del file. Ma sarebbe semplice adattarlo. L’opzione defaultfont serve perché la guida usa textcomp, che va in conflitto con mathpazo, mi par di capire. Ma non sono sicuro.

    lorenzo.pantieri” post=64477
    Ho visto che non codice di suftesi hai messo
    `\RequirePackage[bottom]{footmisc}`
    Non credo sia una buona scelta:
    http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=4054&highlight=banquo

    Infatti, l’ho eliminato. Grazie di avermelo fatto notare. Era un superstite di versioni precedenti. Tra l’altro ho appena avuto modo di sperimentare gli effetti deleteri che può avere. L’unica funzione utile, quella di mettere la nota sotto l’evetuale oggetto flottante (bottom), è fornita anche dal pacchetto fnpos, che sembra non avere i difetti di footmisc.

    Ciao
    Ivan

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