Risposte nei forum create
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AutoreRisposte
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::
Sto creando il mio CV con moderncv e vorrei fare una riga orizzontale lunga tanto quanto la larghezza del testo (\textwidth) tra
`
\documentclass[10pt,a4paper]{moderncv}
\moderncvtheme[blue, roman]{classic}\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{lmodern}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{microtype}
\usepackage{setspace}
\usepackage{tabular}\usepackage[scale=0.80]{geometry}
\AtBeginDocument{\recomputelengths}\title{Curriculum Vit\ae}
\firstname{\Huge{\textsc{Nome}}
\familyname{\Huge{\textsc{Cognome}}}
\mobile{***}
\phone{***}
\email{\mbox{***}}
\extrainfo{Patente B – Automunito}
\photo[64pt]{picture}
\mbox{}\hrule
\vspace{2pt}
\hrule
\vspace{2ex}Se vuoi decidere anche lo spessore della linea:
\noindent\rule{\textwidth}{1pt}
\quote{
\begin{center}
\scriptsize{DICHIARO}
\end{center}
\scriptsize{di aver preso visione dell'informativa attinente
la raccolta e il trattamento dei dati personali ai sensi del
Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 — “Codice in
materia di protezione dei dati personali'' e autorizzo l'impiego
degli stessi secondo gli usi consentiti dalla legge.}}
`Grazie.
E se volessi fare una doppia riga (naturalmente molto vicine tra loro)?
Ancora grazie.\mbox{} serve solo se prima non c’è niente. Visto che il tuo esempio non è compilabile non so di preciso dove deve andare la linea…
Ciao
Ivan
::Per il testo che sto preparando (un poco particolare), credo che mi sarebbe perfetto utlizzare uno dei due stili (italiani!) philosophy, ma combinandolo con l’idea dello stile reading.
Di che testo si tratta? Che cos’è lo stile “reading”?
Ovvero vorrei poter ottenere questo:
— usare i campi annotate e library
Questo con gli stili philosophy lo puoi fare.
— usando \fullcite, ottenere di mostrare nel testo tutti i campi relativi a una voce della bibliografia, ma senza il contenuto di ‘library’ (e forse nemmeno di ‘note’)
Se vuoi che il campo library venga stampato nella bibliografia ma non nelle citazioni che si ottengono con \fullcite, scrivi nel preambolo questo codice:
`\AtEveryCite{\boolfalse{bbx:library}}
`
In questo modo verrà stampata la voce completa dell’eventuale campo annotation. Se non vuoi nemmeno questo scrivi:
`\AtEveryCite{\boolfalse{bbx:library}\boolfalse{bbx:annotation}}
`— nella bibliografia, mostrare tutti il contenuto di tutti i campi, ad esclusione del contenuto di ‘annotate’.
Dando una occhiata al codice sembra una cosa non del tutto impossibile, ma nemmeno immediata (oppure esiste una qualche opzione di configurazione degli stili che fa esattamente quello che desidero?)Se per “annotate” intendi “annotation” è sufficiente usare l’opzione annotation=false
Però è strana la richiesta, visto che il campo annotation è stato creato proprio per la bibliografia 🙄
Comunque, se vuoi le citazioni estese nel testo non è ad uno stile autore-anno che ti devi rivolgere, ma ad uno stile tipo “verbose”. Fortunatamente ho appena caricato su CTAN la nuova versione degli stili philosophy, che ora comprendono anche lo stile philosophy-verbose:
http://www.ctan.org/tex-archive/macros/latex/exptl/biblatex-contrib/biblatex-philosophy/
Spero sia disponibile da domani per il download.Ci potresti fare un esempio di voce bibliografica che richiede queste caratteristiche, giusto per capire cosa devi fare. Magari c’è una soluzione più semplice.
Ciao
Ivan
::Per Ivan.
Mi sono accorto che il risultato del nuovo codice di aggiustamento che ci hai fornito, e che tu stesso hai giudicato da rivedere, mi ha rimesso, nelle citazioni in-testo prolisse, “Cognome, nome”, che serve solo per l’eventuale ordine alfabetico della Bibliografia finale, e non “Nome cognome”, che migliora la leggibilità all’interno (o alla fine, come faccio spesso io) di una frase. Questo a mio parere sarebbe un must nello stile VerboseTradIvan (o come si chiamerà)
Ciao e grazie!Il futuro stile avrà nelle citazioni Nome Cognome e nella bibliografia Cognome, Nome. Questo è il comportamento standard degli stili verbose. Sono quei codici a creare problemi, come già detto, ma è tutto sistemato 😀
Ciao
Ivan
::Attendo con impazienza gli stili di Ivan. Non per mettergli pressione, ma vado in stampa giovedì. A tal proposito confermo che il codice da lui suggerito ha qualche problema. Con classicthesis la parte di codice che si occupa del maiuscoletto nella bibliografia impedisce la compilazione.
PS. Quanto alla gara su chi produce la tesi più bella esteticamente, io ho creato questo frontespizio, che trae pesante ispirazione da classicthesis. Ha il difetto di non essere stato creato con LaTeX.
Da un test veloce con classicthesis sembra funzionare. Spero di riuscire a renderlo disponibile entro lunedì.
Ciao
Ivan
::Quindi ti consiglio per il momento di continuare a scrivere, con il semplice stile verbose-trad2. A breve (un paio di giorni) sarà a disposizione uno stile adatto senza dover scrivere centinaia di righe nel preambolo.
Ciao
IvanConfermo. Ora ho rimesso a posto ma non riesco a riavere tutti i titoli in corsivo. Vabbè, comunque vada la mia tesi sarà la più bella nella storia del mio dipartimento, e probabilmente della mia facoltà, anzi, direi che occuperà il primo, il secondo e il terzo posto overall. Purtroppo non posso dire altrettanto per il contenuto!!!
Un’altra cosa, la butto là: a proposito delle latinitates. Quando troviamo una citazione “già citata”, ci sono tre possibilità:
1- Appena citata, e allora, senza dubbi, io uso “Ibid.”
2- Ultima (o unica) opera citata di un dato autore, e allora io scrivo “Cognome, op. cit.”
3- In tutti gli altri casi, “Cognome, Shorttitle, cit.” oppure “Cognome, Shorttitle cit.”, che è la più elegante
Biblatex purtroppo non distingue questi tre livelli, ma solo tra (1) da una parte, e (2) e (3) dall’altra, e in questo caso verbosetrad2 scrive quindi “Cognome, Shorttitle, op. cit.”
Ci sono speranze per spiegare a BibLaTeX queste sottigliezze?
Ciao e grazie!
P.S. Poi, naturalmente c’è l’uso di “Id.” ma quella è un’altra faccenda.Partiamo dall’ultimo punto. L’uso di “Id.” non mi piace, ma esiste l’opzione idemtracker, per cui non è un problema. Lo stile philosophy-verbose non userà “Id.” né “Idem” di default.
Vi assicuro che la maggior parte libri che fanno uso di citazioni prolisse e che ho avuto tra le mani funzionano così, e credo che questa sia la maniera più razionale di fare le cose:
la prima volta che un’opera viene citata, compare l’intera voce bibliografica, così come appare nella bibliografia finale. Nelle citazioni successive alla prima comparirà il titolo breve, se presente (shorttitle), seguito dall’espressione “cit.” (a volte preceduto da virgola e spazio, ma non sono d’accordo per ragioni “logiche” e il mio futuro stile philosophy-verbose non la metterà). Se la stessa opera viene citata due volte consecutivamente, nella seconda occorrenza comparirà l’espressione “ivi”. Se una citazione si riferisce alla stessa opera e alla stessa pagina della citazione precedente, verrà usata l’espressione “ibidem” (o “ibid.”). È raro l’uso di “op. cit.” e, dal mio punto di vista deprecabile. Ecco un esempio:1. Cartesio, Discorso sul metodo, trad. e introd. di Lucia Urbani Ulivi, 1a ed., testo francese a fronte, Bompiani, Milano 2002, p. 43. Questa è la prima citazione del testo di Cartesio.
2. Ivi, p. 26. Qui si cita lo stesso teso ma viene indicata una pagina diversa.
3. Ibidem. Qui si cita esattamente lo stesso luogo della nota precedente.
9. Claudio Bartocci et al. (a cura di), Vite matematiche, Springer-Verlag Italia, Milano 2007. Ecco un altro testo.
10. Cartesio, Discorso sul metodo cit., p. 35. Qui viene citato nuovamente il testo di Cartesio, nella forma abbreviata. Scrivere “Cartesio, op. cit.” (nel caso si trattasse di un’unica opera. mi sembra eccessivo)Questa è la forma di citazione prolissa in assoluto più diffusa nell’ambito della filosofia e mi sembra francamente il massimo di “contorsione” che si possa richiedere a uno stile di citazione.
Ciao
IvanCiao
Ivan
::[Scusate, avevo dimenticato di chiudere una graffa in alcuni copia-incolla, ma mi rimane un problema, con un altro messaggio d’errore ora provo a cercarlo da solo, se non ci riesco, riposto]
Argh!
Non so cos’ho fatto e disgraziatamente non ho una copia di backup che non sia antica, in ogni caso non riesco più a compilare. Questo è il log:`…
Package biblatex Info: Trying to load configuration file…
Package biblatex Info: … file 'biblatex.cfg' found.
(“C:\Programmi\LaTeX-related\MiKTeX 2.8\tex\latex\biblatex\biblatex.cfg”
File: biblatex.cfg
)))
Runaway definition?
#1#2#3#4#5#6#7#8->\ifnum \value {listcount}=1\relax \iffirstinits {\textsc \ETC
.
! File ended while scanning definition of \abx@nfd@*@sortname.
}
<*> TesiPhD.texI suspect you have forgotten a `}', causing me
to read past where you wanted me to stop.
I'll try to recover; but if the error is serious,
you'd better type `E' or `X' now and fix your file.! Emergency stop.
<*> TesiPhD.tex*** (job aborted, no legal \end found)
…
`Prima di capire che stavo sbagliando, devo aver pasticciato con i codici di Ivan, comunque copio la parte del mio preambolo che non funziona, c’è poconulla di mio e tutto copia incolla, inoltre non so quanto di questo codice sia utile o no:
`…
\usepackage[babel,italian=guillemets]{csquotes}
\usepackage[natbib=true,style=verbose-trad2,sorting=nyt,hyperref=true, backref=true, backrefstyle=none, strict=false, backend=bibtex8, indexing=cite, isbn=false]{biblatex}%per il titolo dei giornali:
\DeclareFieldFormat{journaltitle}{\mkbibquote{#1}}
% per i tioli in generale
\DeclareFieldFormat{title}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat{shorttitle}{\mkbibemph{#1}}
% se non dovesse funzionare,
\DeclareFieldFormat[article]{title}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[article]{shorttitle}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[incollection]{title}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[incollection]{shorttitle}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[inproceedings]{title}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[inproceedings]{shorttitle}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[misc]{title}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[misc]{shorttitle}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[thesis]{title}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[thesis]{shorttitle}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[unpublished]{title}{\mkbibemph{#1}}
\DeclareFieldFormat[unpublished]{shorttitle}{\mkbibemph{#1}}%per mettere il corsivo nelle latinitates
\renewcommand*{\mkibid}{\emph}%per rimetterlo in CIT. e al posto di op. cit.:
\DefineBibliographyStrings{italian}{%
opcit = {cit\adddot}}%Poi, per avere “cit.” in tonto e non preceduto da una virgola va ridefinita la macro “title”:
\renewbibmacro*{cite:title}{%
\printfield[citetitle]{\emph{labeltitle}}%
\setunit{\addspace}%
\printtext[bibhyperlink]{\bibstring{opcit}}}%per maisucoletto negli autori
%\renewcommand*{\mkbibnamelast}[1]{\textsc{#1}}
%\renewcommand*{\mkbibnamefirst}[1]{\textsc{#1}}%Virgole al posto dei punti nella bibliografia; Trovato in forum italiano:
\renewcommand*{\newunitpunct}{\addcomma\space}%per levare il punto dopo “in”:
\renewbibmacro*{in:}{%
\bibstring{in}\setunit{\space}}%Per togliere “in” nelle voci @article:
\DeclareBibliographyDriver{article}{%
\usebibmacro{bibindex}%
\usebibmacro{begentry}%
\usebibmacro{author/translator+others}%
\setunit{\labelnamepunct}\newblock
\usebibmacro{title}%
\newunit
\printlist{language}%
\newunit\newblock
\usebibmacro{byauthor}%
\newunit\newblock
\usebibmacro{byeditor+others}%
\newunit\newblock
\printfield{version}%
\newunit\newblock
\usebibmacro{journal+issuetitle}%
\newunit\newblock
\printfield{note}%
\setunit{\bibpagespunct}%
\printfield{pages}
\newunit\newblock
\printfield{issn}%
\newunit\newblock
\printfield{doi}%
\newunit\newblock
\usebibmacro{eprint}
\newunit\newblock
\usebibmacro{url+urldate}%
\newunit\newblock
\printfield{addendum}%
\newunit\newblock
\usebibmacro{pageref}%
\usebibmacro{finentry}}%per fare in modo che solo gli autori siano in maiuscoletto, non i curatori:
\DeclareNameFormat{sortname}{%
\ifnum\value{listcount}=1\relax
\iffirstinits
{\textsc{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#4}{#5}{#7}}}
{\textsc{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#3}{#5}{#7}}}%
\ifblank{#3#5}
{}
{\usebibmacro{name:revsdelim}}%
\else
\iffirstinits
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#7}}}
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#3}{#5}{#7}}}%
\fi
\usebibmacro{name:andothers}%ulteriore codice, credo per fare i miuscoltti anche in linea
\DeclareNameFormat{labelname}{%
\scshape
\ifcase\value{uniquename}%
\usebibmacro{name:last}{#1}{#3}{#5}{#7}%
\or
\ifuseprefix
{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#8}}
{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#6}{#8}}%
\or
\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#3}{#5}{#7}%
\fi
\usebibmacro{name:andothers}}
%
\DeclareNameFormat{sortname}{%
\scshape
\ifnum\value{listcount}=1\relax
\iffirstinits
{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#4}{#5}{#7}}
{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#3}{#5}{#7}}%
\ifblank{#3#5}
{}
{\usebibmacro{name:revsdelim}}%
\else
\iffirstinits
{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#7}}
{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#3}{#5}{#7}}%
\fi
\emph{\usebibmacro{name:andothers}}%% DA IVAN: Non succede solo a te Serve un altro codice, in effetti. Riporto di seguito i tre codici necessari per ottenere in maiuscoletto il nome degli autori (o curatori) che compaiono solo all'inizio della voce bibligrafica. Per il codice (2) si fa riferimento allo stile verbose-trad1 (funziona anche per il verbose-trad2, verbose-ibid, verbose-inote).
% 1) Questo codice serve per le citazioni
\DeclareNameFormat{labelname}{%
\ifcase\value{uniquename}%
\textsc{\usebibmacro{name:last}{#1}{#3}{#5}{#7}}%
\or
\ifuseprefix
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#8}}}
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#6}{#8}}}%
\or
\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#3}{#5}{#7}}%
\fi
\emph{\usebibmacro{name:andothers}}% Serve anche una modifica al codice della macro cite:full:
\renewbibmacro*{cite:full}{%
\printtext[bibhypertarget]{%
\usedriver
{}%
{\thefield{entrytype}}}%
\usebibmacro{shorthandintro}}%3) Questo codice serve per la bibliografia:
\DeclareNameFormat{sortname}{%
\ifnum\value{listcount}=1\relax
\iffirstinits
{\textsc{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#4}{#5}{#7}}}
{\textsc{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#3}{#5}{#7}}}%
\ifblank{#3#5}
{}
{\usebibmacro{name:revsdelim}}%
\else
\iffirstinits
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#7}}}
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#3}{#5}{#7}}}%
\fi
\emph{\usebibmacro{name:andothers}}\bibliography{F:/DiLavoro/Tesi/TesiUTF}
…`Ho provato a tagliare parti di questo codice, invertire alcune posizioni, ma ottengo sempre risultati negativi: prima di partire con l’impresa certosina di debug chiedo a Ivan o a qualcun altro di dare un’occhiata veloce, magari l’errore è più macroscopico, e mi risparmierebbe ore.
Grazie!
PieroP.S. tra i pochi dettagli minori o minimi che mancano, ci sarebbe quello di levare il maiuscoletto da “e” in una lista di autori. Quando ho fatto il pasticciaccio stavo cercando di ottenere il corsivo in tutti gli shorttitle in citazione, dato che si ostinava a usarli solo per il type @book, mentre gli altri li metteva in virgolette caporale.
Per quanto riguarda la “e” inmaiuscoletto, me ne sono reso conto. Sto rivedendo completamente i codici che ti ho suggerito, i quali danno questo e altri problemi con i miei stili, in particolare il philosophy-modern. Teoricamente tu dovresti avere solo questo problema. Ti anticipo che a breve metterò a disposizione uno stile philosophy-verbose che dovrebbe fare al caso tuo. Devo solo testarlo con un bel po’ di voci. È una sintesi tra verbose-trad2 e verbose-trad1. Per quanto riguarda il formato dei titoli delle voci @inbook e @incollection è questione di gusti. Il nuovo stile metterà i titoli delle voci @incolleciton tra virgolette (doppie o caporali a seconda dell’opzione di csquotes) mentre le voci @inbook verranno rese in corsivo; questo perché la maggior parte delle opere registrate come @inbook sono volumi singoli e nel caso di altre tipologie ci si prende una “licenza”: le si cita come se fossero volumi. Comunque se queste scelte non piacessero possono sempre essere modificate con il comando \DeclareFieldFormat, come hai fatto tu.
Quindi ti consiglio per il momento di continuare a scrivere, con il semplice stile verbose-trad2. A breve (un paio di giorni) sarà a disposizione uno stile adatto senza dover scrivere centinaia di righe nel preambolo.
Ciao
Ivan
::Ciao a tutti.
L’argomento è davvero scottante, e merità decisamente una riflessione approfondita.
Posso soltanto dire, nel poco tempo che ho adesso, che sono d’accordo con quanti ritengono che sia determinante il modo (o il canale, diciamo così) con cui ci si accosta a LaTeX. Io insegno lettere al liceo scientifico, e ho conosciuto LaTeX grazie a un amico astronomo. Mi sono attivato a scuola mia, per ovviare agli incresciosi post che dicono: “mi sono accostato a LaTeX per scrivere la tesi di laurea, eccetera”. E che diamine! La prima cosa che ho scritto con LaTeX è stata “ciao”. A scuola mia ho proposto un corso di LaTeX, qualche incontro per far vedere ai ragazzi le sue potenzialità e prepararli al suo possibile uso ALMENO in vista della tesi, se il relatore l’avesse richiesto. Chi si è offerto di tenere le lezioni? Enrico 😀
Risposta dei papaveri? “Non mi sembra una cosa utile”.Voi che pensate?
Ciao
TommasoBeh, almeno a te hanno risposto…Io ho proposto un mini corso per umanisti (non dico a chi e non dico dove, ma siamo in ambito accademico), totalmente gratutito, e non mi è stato detto nemmeno “non ci interessa”.
Credo che per risolvere questa situazione bisogna impegnarsi ad offrire la propria disponibilità ed essere pronti a ricevere, nel migliore dei casi, indifferenza. Mi spiego meglio. Bisognerebbe creare qualcosa come i Linux Group, che sono sparsi in molte città (anche a Verona ce n’è uno), in modo da scavalcare i consueti canali che dovrebbero essere usati per le iniziative in ambito accademico. Canali che spesso non portano a niente, per via delle gerarchie. In questo modo si aumenterebbe la base di utenti e solo allora anche i pezzi grossi si interesseranno della cosa. D’altra parte l’università è un’impresa…
Quindi organizzazione di incontri, seminari, gruppi di lavoro (e magari anche un piccolo convegno), che dovrebbero essere anche l’occasione per dare risposte ai nuovi utenti LaTeX in difficoltà. Il tutto dovrebbe essere accompagnato naturalmente da volantini, pubblicità in rete e quant’altro fosse necessario per far sapere agli studenti di una facoltà o dell’intera università che esiste il gruppo. La cosa non è banale e richiederebbe comunque degli sforzi, primo tra tutti riuscire a trovare un luogo all’interno dell’università, GRATUITO, dove ritrovarsi.Che voi sappiate, c’è qualcosa di simile in qualche università italiana? Si potrebbe partire da lì.
Ciao
Ivan
::Se ci sono molti nomi, e i nomi sono “importanti”, sì. Devi considerare il senso di un indice dei nomi in una tesi. Se prevedi che il tuo correlatore o qualche membro della commissione possa trarre giovamento dall’indice dei nomi, mettilo. Se invece è superfluo non metterlo. Nel tuo caso, da quello che capisco, potrebbe essere utile.
è uno scavi archivistico. i nomi che girano per la mia tesi sono sconosciuti anche agli specialisti, in pratica sto scrivendo su cose di cui nessuno sa nulla. io sono per inserire l’indice dei nomi, lo ritengo uno strumento utile, ma a questo punto valuterò a poche ore dalla consegna se inserirlo o meno.
È una tesi specialistica? Se sì, mettilo.
Il materiale di difficile catalogazione, soprattutto nelle categorie di biblatex è questo:
Testo a stampa (moderno)
Periodico
CFI0445722
Descrizione
*Annuario della stampa italiana / a cura del Sindacato nazionale fascista dei giornalisti. – 1931/1932- . – Bologna : Zanichelli, 1932-. – v. : ill. ; 25 cm. ((Biennale. – Dal 1954/55 a cura della Federazione nazionale della stampa italiana. – Non pubbl. dal 1943 al 1954. – Luogo ed editore variano.L’avevo messo tra i periodici nella bibliografia. Ma forse è meglio metterlo assieme agli altri periodici, così evito di dover spiegare a biblatex che Sindacato nazionale fascista dei giornalisti non è un nome proprio e non va puntato.
A quanto pare si tratta di una @collection. Farei così:
`@book{Annuario2,
Addendum = {Dal 1954/55 a cura della Federazione nazionale della stampa italiana. – Non pubbl. dal 1943 al 1954},
Author = {Aa. Vv.},
Keywords = {Esempio},
Location = {Bologna},
Note = {a cura del Sindacato Nzionale},
Publisher = {Zanichelli},
Title = {Annuario della stampa italiana},
Year = {1932}}`Qui puoi tranquillamente omettere il campo ‘author’
Un’altra possibilità è questa:`@collection{Annuario,
Editor = {{Sindacato nazionale}},
Keywords = {Esempio},
Location = {Bologna},
Publisher = {Zanichelli},
Title = {Annuario della stampa italiana},
Year = {1932}}`Altre informazioni le puoi mettere nel campo addendum.
Come noterai, nel secondo record, “Sindacato nazionale” è tra parentesi graffe. Questo impedisce che biblatex lo interpreti come nome e quindi nel caso si usi l’opzione firstinits=true venga abbreviata la parola “Sindacato”.
Ciao
Ivan
::[quote]State ancora utilizzando LaTeX? State ancora sviluppando qualche nuovo pacchetto per esso?
Sì e sì.
Quanto al resto, spero che le future versioni di LaTeX permettano di compilare anche i documenti attuali.
Ciao,
L.Be anch’io ma non credi che valga la pena di riflettere sull’argomento?
Bye[/quote]L’argomento merita sicuramente una riflessione. Premessa: LaTeX è attualmente più che sufficiente per il 99,9% dei casi per i quali è stato concepito. Permettetemi una valutazione “laterale” e anche un po’ provocatoria del problema, che è indipendente da LaTeX, ConTeXt o quant’altro.
Da parte mia credo che il problema del futuro e del presente di LaTeX, ovvero la sua diffusione, sia di natura sociologica. LaTeX viene utilizzato soprattutto nelle università e da qui si sviluppa poi all’esterno. Questo fatto non va sottovalutato. Sarebbe interessante sapere quanti utenti del forum si sono avvicinati a LaTeX all’esterno dell’università.
Molti utenti LaTeX sono giovani che si appassionano alla tipografia perché sentono che il loro scritto è qualcosa di più di una espressione di un contenuto, ma ha anche una veste esteriore. Hanno cioè una sensibilità di tipo artistico. A pochi viene imposto e questi non si appassionano. L’appassionato vero (come il sottoscritto e molti altri sul forum) tende a diventare anche un po’ competente in materia e presto nasce in lui una capacità di osservare piccoli e (per lui) essenziali dettagli formali. Contemporaneamente si sviluppa un abito mentale che tende ad essere prescrittivo. L’arte ha dei canoni, si sa, e per cambiarli serve il dibattito e il tempo.
Nelle università molti chiarissimi professori non sopportano l’idea che qualche giovane appassionato e preparato possa insegnare ad altri studenti (sia mai ad altri professori!) qualcosa di cui ignorano completamente la natura, perché, evidentemente, non lo possono controllare. Conseguenza: a parte gli ambiti in cui LaTeX è (quasi) necessario (logica, matematica) la sua diffusione è legata a un passa parola tra amici, che devono poi confrontarsi con docenti che diventano matti perché dicono: “non riesco a fare le correzioni sul pdf”, “non perdere tempo per queste cose estetiche. Quello che scrivi è importante!” e cose simili.
Personalmente mi sono proposto più volte per tenere gratuitamente dei brevi incontri (perché sarebbe oltraggioso chiamarle lezioni) per spiegare come scrivere una tesi di laurea decente. Eppure sono sicuro che con qualche piccolo corso di impronta pratica non sarebbe difficile aumentare esponenzialmente il numero di persone che escono dall’ambito accademico con competenze TeXniche. (LaTeX è difficile solo se si è soli; con qualcuno che ti dice cosa fare in quattro-cinque giorni si impara la maggior parte delle cose essenziali per scrivere una tesi.) Questo di conseguenza si rifletterebbe nelle altre dimensioni della società, quella industriale per prima.
Morale della favola: credo che il problema a monte sia cambiare il conteso in cui gli utenti LaTeX si trovano a operare. Altrimenti gli stessi problemi ci saranno anche con ConTeXt, LuaTeX, ecc.Ciao
Ivan
::Devi usare un filtro. Lo trovi spiegato nel’articolo di Lorenzo:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Bibliografia.pdfGrazie.
Non mi sembra però la strada ideale: i filtri si basano sulle categorie, e in una categoria i record vanno inseriti a mano uno a uno, o sbaglio? Io invece vorrei una maniera semplice per dividere una bibliogafia, ad esempio in due gruppi: inproceedings, incollection e article da una parte, tutto il resto dall’altra. Mi ci sono arrovellato, e l’unica maniera, mi sembra, sia quella di inserirre manualmente i record OPPURE usare delle keyword nel campo dei record, il che è poi lo stesso approccio, dato che è sempre “manuale”. Poi se aggiungo record devo ricordarmi anche di aggiungerli manualmente, insomma…. non è proprio una soluzione elegante. Se avete altre soluzioni, fatemelo sapere!!!
Grazie,
PieroNo, i filtri non si basano sulle categorie.
`\defbibfilter{volumi}{%
\type{collection} \or \type{book}}\printbibliography[filter=volumi]`
Nella bibliografia verranno stampati solo i @book e le @collection. Puoi costruire filtri anche più complicati usando la sintassi del pacchetto ifthen. Un esempio dalla doc di biblatex (p. 68) :
`\defbibfilter{example}{%
\( \type{book} \or \type{inbook} \)
\and \keyword{abc} \and \not \keyword{xyz}}`Ciao
Ivan
::Sì, ho letto e ho capito.
Ma resta l’idea che avendo margini piccoli (se non sbaglio 15mm per entrambi) quando poi andrò a rilegare non ci sarà abbastanza spazio.Quindi mi pare che il principio possa essere:
1) aggiungo lo spazio per la rilegatura
2) valuto come questa aggiunta influisce sulla percezione dei margini
3) se non c’è troppo squilibrio, bene. Altrimenti aumento il margine esterno per ricreare l’equilibrio.Ci sto arrivando? 🙂
Mi pare che sia un buon criterio. Ma agirei nel verso opposto. Fai una prova di stampa e rilega, con il margine interno di 15mm e quello esterno di 20mm. (Ho tra le mani un numero delle Scienze che ha questi margini, anche se la pagina ha un formato diverso, il che conta…) Comunque, se dopo aver fatto la prova il margine interno ti sembra troppo piccolo aumentalo e in questo caso aumenta anche il margine esterno. Per esempio, margine interno 18mm, margine esterno 22 o 23mm; bisogna provare.
Ciao
Ivan
::In realtà la mia unica preoccupazione è lasciare un po’ di spazio per la rilegatura.
Quindi immagino che il valore che mi interessa modificare è bindingoffset.`\geometry{twoside,bindingoffset=5mm}`
Con questo comando – credo – lascio i margini uguali, ma dando un po’ di spazio per la rilegatura di fatto allargo i margini interni.
In pratica, ottengo lo stesso effetto del comando precedente (margini interni superiori a quelli esterni di 5mm).E’ sbagliato?
Quello spazio non è per i margini, è per la rilegatura.
Cosa mi sfugge ancora?Sì, sbagli. Hai letto dove ti ho indicato? La questione è semplice. Quando un libro/giornale è aperto i margini interni visivamente si sommano e perché risultino in armonia con i margini esterni devono essere più piccoli. Di quanto dipende dalla forma della pagina e anche dalle dimensioni del testo. In un giornale, non molto voluminoso, immagino, puoi tranquillamente lasciare i margini interni ed esterni uguali, in questo modo la rilegatura mangerà un po’ di margine interno e il risultato sarà gradevole. Questo discorso vale perché i margini che hai impostato tu e anche quelli di default di papertex sono molto piccoli. Se fossero più grandi, assolutamente margine interno inferiore a quello esterno.
Spero che adesso il problema sia più chiaro.
Ciao
Ivan
::
Premesso che se usi biblatex hai la possibilità di creare facilmente bibliografie multiple di ogni tipo; con bibtex c’è il pacchetto multibib.Buongiorno a tutti,
sto ultimando la mia tesi in storia. Nel backmatter avrò
– la bibliografia
– l’elenco dei fondi archivistici consultati
– l’elenco dei periodici consultati.Chiedo qualche consiglio a chi ha l’occhio un po’ “più lungo” del mio…
1) Consigliate l’inserimento di un indice dei nomi?
Se ci sono molti nomi, e i nomi sono “importanti”, sì. Devi considerare il senso di un indice dei nomi in una tesi. Se prevedi che il tuo correlatore o qualche membro della commissione possa trarre giovamento dall’indice dei nomi, mettilo. Se invece è superfluo non metterlo. Nel tuo caso, da quello che capisco, potrebbe essere utile.
2) Per l’elenco dei fondi e dei periodici pensavo di usare rispettivamente un capitolo, in questa maniera:
\chapter*{Fonti archivistiche}
\addcontentsline{toc}{chapter}{\textsc{Fonti}}Che dite?
Ok, ma se sei nel backmatter non serve la forma asteriscata e nemmeno \addcontentsline. Il \textsc in quel posto come mai?
3) L’elenco dei periodici. Nelle note il periodico deve essere riportato secondo questa forma:
\footnote{\emph{titolo dell’articolo}, «testata», data.}
Per non complicarmi la vita, e visto che ogni articolo viene citato solo una volta e sono citazioni da quotidiani d’epoca, ho scelto di riportare nel file bib esclusivamente i libri.
Ora devo comporre il capitolo con le riviste consultate. Che dite, proseguo con lo schema utilizzato nelle note? Qualcosa di questo tipo:\begin{itemize}
\item «Il Gazzettino», 1922–1930
\item «L’eco del Piave», 1922–1925
\end{itemize}Visto che citi l’articolo e non il periodico, metterei in bibliografia la voce relativa all’articolo. Naturalmente questo ha senso se dell’articolo è chiaro l’autore.
Se vuoi fare soltanto l’elenco dei periodici, visto che hanno nomi brevi potresti metterlo su due colonne, in modo che risulti più compatto. La cosa migliore comunque è farlo con biblatex o multibib.4) Ultima domanda. Ho un testo consultato che non riesco a catalogare, è questo qui:http://bit.ly/c6TacU.
Non riesco ad aprire il link 🙁
Ciao
Ivan
::Salve a tutti
Voglio fare una bibliografia “per tipo”.
Come faccio a includere diversi TYPE di documenti in una stessa sezione dela bibliorgafia?
Vale a adire: se voglio raggruppare tutti i “volumi” da una parte, ho provato così:`\printbibliography[heading=volumi,type=book,type=collection]`
ma mi da errore, credo perché ho provato a dichiarare due volte “type”. Io voglio includere tutti e due i tipi, senza naturalmente essere costretto a fare il contrario, cioè una lista “per elminazione” di nottype= visto che ho almeno 12 type diversi, e se devo modificare qualcosa impazzisco.
Devo usare le categorie? Boh, aiutatemi.
Ciao!Questo messaggio mi era sfuggito. Ti rispondo ora.
Devi usare un filtro. Lo trovi spiegato nel’articolo di Lorenzo:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Bibliografia.pdfIo non l’ho mai usato, ma da una lettura veloce non sembra particolarmente complesso.
Ciao
Ivan
::Perfetto, grazie.
Per ora ho impostato così:
`\geometry{twoside,inner=2cm,outer=1.5cm} `
Lo so che LaTeX non sarebbe d’accordo ma siccome è un giornale e le note a margine non le uso preferisco avere un po’ più di spazio sul lato interno.
E non mi piace che ci sia troppa differenza (5 mm mi sembra il massimo) tra i due margini, anche perché questo giornale viene distribuito anche via web, dove un eccessivo “spostamento” tra una pagina e l’altra non mi sembra gradevole.
Devo dire che sto appena iniziando ad educare il mio gusto estetico per la tipografia… 😉
Le note a margine non hanno niente a che fare con le dimensioni dei margini. Quello interno è più piccolo per una ragione estetica molto più profonda. Leggi la sezione dell’Arte intitolata “Il tormentone dei margini”.
Quindi non fare quello che hai fatto! Tanto più se il giornale verrà distribuito via web. Lascia i margini uguali, a questo punto. Mai e poi mai il margine interno più grande.
Ma scusa, perché mai vorresti il margine interno maggiore di quello esterno?Ciao
Ivan
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