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Scherzi a parte, ho dato un’occhiata veloce agli screenshots di LyX e non mi sembra che faccia altro che nascondere il codice. Vorrà dire che invece di cliccare su un pulsante scriverai il codice a mano. Cosa che non è poi vera del tutto, visto che molti editor per LaTeX hanno i classici pulsanti, simili a quelli di LyX. Come editor ti consigli TeXworks (su Mac e Windows, almeno).
Sono in disaccordo sull’ultima tua osservazione. LaTeX ti permette di non badare al layout del testo che verrà stampato (ci pensa lui); in questo modo puoi concentrarti su quello che scrivi (contenuto) e su come lo articoli (struttura).
Ciao Ivan,
stiamo andando un po’ off-topic ma voglio commentare comunque, spero mi perdoneranno.
“LyX nasconde il codice”. Non vedo dove sia il problema. Anzi finalmente mentre leggo non dovrò incappare nei vari \emph e così via. Notare che una delle cose che può fare Emacs con AUCTeX è proprio questa. Nascondere parte dei comandi e mostrare una specie di anteprima.
LyX mostra le immagini! Le tabelle! Quante volte sono impazzito per capire dove dovevo infilare un nuovo numero in una tabella molto grande. Il problema non è tanto scrivere a mano un comando o premere il pulsante corrispondente. Il vero problema di LaTeX è che viene confrontato con programmi con cui non può essere confrontato. LaTeX è di aiuto al tipografo, non allo scrittore, almeno secondo me.
Giustamente tu hai diviso il processo in tre parti: layout, struttura e contenuto.
Usare LaTeX con un editor di testo, secondo me, ti fa concentrare sulla struttura da cui poi lui ricava facilmente il giusto layout, ma non così tanto sul contenuto. I word processor invece, dando una visione chiara del contenuto ti permettono di ragionarci molto più facilmente (è vero che con LaTeX puoi compilare e vedere il pdf ma è chiaro che è sempre una perdita di tempo).Il problema che questo approccio introduce però è, come sappiamo, la perdita di una visione chiara della struttura ma soprattutto il fatto che i word processor lasciano troppa parte del layout nelle mani dello scrittore.
LyX credo abbia imboccato la strada giusta (purtroppo ancora con risultati non eccezionali). Tu scrivi davanti ad un testo chiaro “da Word processor”, però non ti devi occupare del layout. Cosa vuoi di più dalla vita? 😀Ciao ciao.
Fra[OT]
D’accordo su tutto. La questione “tabelle” è molto convincente, e nel mio piccolo mi sono trovato anch’io in situazioni in cui girano gli occhi. Il mio precedente post (scritto in contemporanea al tuo) spiega perché consigliavo a Dario di passare a LaTeX.
[/OT]Ciao
Ivan
::Non capisco questa avversione per questo povero programma! 😀 Certo, in questo modo, molta meno gente conoscerà il linguaggio LaTeX, ma in fondo se LyX sarà capace di fare ciò per cui è nato, non vedo dove sia il problema.
Nessuna avversione, ci mancherebbe 😉
Anch’io sono attratto da LyX e proprio per mancanza di tempo non l’ho ancora provato, ma lo farò. Il fatto è che non conoscendo questo programma non posso aiutare Dario con eventuali problemi riguardanti l’uso di biblatex. Per esempio, visto che questo pacchetto attualmente non è nelle distribuzioni LaTeX e che va installato dall’utente, non saprei proprio come gestire la cosa. E poi, se qualcosa non va, è sempre più difficile capire di chi è la colpa: del codice, della distribuzione, di LyX, della configurazione LyX-distribuzione?Ciao
Ivan
::bhe grazie del consiglio allora! leggerò l’articolo e cercherò di venirne fuori…
riguardo a lyx, io è la prima volta che scrivo qualcosa con latex (a parte un breve articolo), e non capisco come a chi non usa un editor tipo lyx non “girino gli occhi” a leggere le tag nel mezzo del suo documento! mi sembra tutt’altro che orientato al “contenuto” (casomai alla struttura), ma sarà sicuramente questione di abitudine…
ciao,
darioNon preoccuparti, all’inizio è sempre difficile, poi peggiora 😀 (chi ho citato?)
Scherzi a parte, ho dato un’occhiata veloce agli screenshots di LyX e non mi sembra che faccia altro che nascondere il codice. Vorrà dire che invece di cliccare su un pulsante scriverai il codice a mano. Cosa che non è poi vera del tutto, visto che molti editor per LaTeX hanno i classici pulsanti, simili a quelli di LyX. Come editor ti consigli TeXworks (su Mac e Windows, almeno).Sono in disaccordo sull’ultima tua osservazione. LaTeX ti permette di non badare al layout del testo che verrà stampato (ci pensa lui); in questo modo puoi concentrarti su quello che scrivi (contenuto) e su come lo articoli (struttura).
Ciao
Ivan
::da quello che ho visto jurabib, usa una formattazione leggermente diversa, rispetto a quella che cerco io.
ho letto anche del progetto biblatex, ma mi pare che non esista ancora uno stile che possa essere rispondente alle mie necessità.Lo stile verbose-trad1 di biblatex fa qualcosa di simile, ma non aspettarti che gestisca in automatico tutte quelle particolari abbreviazioni. In breve quello stile usa le abbreviazioni: op. cit., loc. cit., ibidem, che possono essere opportunamente ridefinite. Provalo, potrebbe anche fare al caso tuo, dopo avere apportato le opportune modifiche. Per le ultime due caratteristiche che richiedi, credo che in biblatex non ci sia soluzione (semplice).
Mi pare di aver capito, che o riesco a capire come farmi uno stile mio (e quindi studiarmi come personalizzare un pacchetto) oppure mi devo rassegnare a scrivere con OO.org, word, pages etc..
Auguri! Nel caso volessi creare un nuovo stile (magari di biblatex) 🙂
Comunque non sei obbligato ad abbandonare LaTeX. In extremis potresti comporre la bibliografia manualmente, come faresti, credo, con un word processor.Hai mai pensato allo schema di citazione autore-anno? Elimineresti in un attimo la maggior parte dei problemi relativi alle citazioni.
Ciao
Ivan
::Salve a tutti.
Sono uno dei felici utilizzatori di BibLaTeX, che uso con Backref e Hyperref attivati.
Nulla da lamentarmi, solo che, almeno nella versione italiana, Backref produce riferimenti alle pagine che iniziano con “V. pp. x, y…” subito dopo il punto finale del riferimento bibliografico.
Intanto, “v.” per “vedi” è già di per sè discutibile, ma il problema maggiore è che sembra proprio far tutto parte della bibliografia, ed è cacofonico vedere dei riferimenti di pagina subito dopo i riferimenti di pagina di ad esempio un incollectiojn. Non si può personalizzare quell’outpu? ad esempio
– sostituendo “v.”
– giustificando il backref tutto a destra sulla stessa linea della reference (o su quella successiva, se non ci sta)
– cambiando carattere/aspettoGrazie ciao!
Una soluzione potrebbe essere quella di usare gli sitli bibliografici philosophy. Li trovi qui
Nella documentazione ho messo anche le indicazioni per modificare ulteriormente l’output dei backref. Se hai problemi con questi stili, scrivi sul topic ad essi dedicato:
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=6717&start=75Comunque sia, per personalizzazioni complesse dei backref si deve agire sulla macro pageref.
Per avere “Vedi” anziché “V.”, invece, scrivi questo nel preambolo:
`\DefineBibliographyStrings{italian}{%
see = {vedi},
}`Se hai problemi sono qui.
Ciao
Ivan
2 Dicembre 2009 alle 17:44 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37535::Vi ringrazio del parere. Vince la flessibilità 🙂
Bene bene.
Una piccola perplessità. Forse il modo in cui viene resa l’informazione contenuta nel campo “series”, nel caso de campi di tipo @book, non è ottimale.
Ad esempio
`@BOOK
{Prien2006,
author = “Prien, Bernd”,
title = “Kants Logik der Begriffe”,
address = “Berlin”,
publisher = “{de Gruyter}”,
year = 2006,
series = “Kantstudien Ergänzungshefte”,
number = 150}`viene reso come
Prien, Bernd (2006), Kants Logik der Begriffe, Kantstudien Ergänzungshefte 150, de Gruyter, Berlin.
Forse è preferibile renderlo come
Prien, Bernd (2006), [i]Kants Logik der Begriffe[/it, de Gruyter, Berlin (Kantstudien Ergänzungshefte 150).
Mi sembra che questa seconda resa abbia due vantaggi:
– dà maggiore uniformità allo stile, perché si attiene alla sequenza autore – titolo – editore – luogo di pubblicazione, che viene seguita per i libri che non appartengono ad alcuna serie;
– relega in posizione finale quella che mi pare essere un’informazione accessoria. Sapere chi ha pubblicato un libro e dove è essenziale per reperire il volume, mentre sapere in che serie è stato pubblicato non lo è.
Ad ogni modo mi pare si tratti di una questione davvero marginale.
Ciao
AlbertoTutt’altro che marginale la questione; soprattutto se con marginale si intende trascurabile. Ti ringrazio per aver notato questo fatto. Il che dimostra ancora una volta che le bibliografie umaniste sono per questi aspetti “un mondo a parte”. Veniamo prima alle questioni TeXniche. Lo stile standard, che viene richiamato dallo stile authoryear, il quale a sua volta è richiamato dagli stili philosophy, imposta, per tutti i tipi di entry, la serie e il numero dopo il titolo e dopo il campo volumes. Fin dall’inizio ho cercato di non modificare i \BibliographyDriver, ma piuttosto le macro da questi utilizzate. (Solo nello stile philosophy-modern ho dovuto modificare il \BibliographyDriver{collection}, per risolvere un problema di spazi.) Questo mi ha permesso di alleggerire il lavoro e di evitare possibili conseguenze inaspettate, che possono accadere quando si mettono le mani su troppi codici…
La cosa si può fare facilmente, ma solo se questo è strettamente necessario. Ma per questo veniamo alle considerazioni stilistiche.
Il tuo argomento potrebbe essere (rag)girato.– dà maggiore uniformità allo stile, perché si attiene alla sequenza autore – titolo – editore – luogo di pubblicazione, che viene seguita per i libri che non appartengono ad alcuna serie;
Potrei dire che il criterio generale degli stili bibliografici è quello di mantenere alla fine della voce editore, luogo, anno. Se la pensiamo così allora è bene che le informazioni relative alla serie stiano prima di questi, e naturalmente dopo il titolo. Poi c’è anche un’altra considerazione. Nelle voci @article (per le quali non viene fornito generalmente il luogo e l’editore) le informazioni relative alla serie e al numero sono stampate dopo il nome della rivista, appaiono, diciamo, “al centro” della voce. Mi sembra quindi più naturale mettere queste indicazioni in quella posizione anche nelle altre voci.
– relega in posizione finale quella che mi pare essere un’informazione accessoria. Sapere chi ha pubblicato un libro e dove è essenziale per reperire il volume, mentre sapere in che serie è stato pubblicato non lo è.
Non è un’informazione accessoria, almeno nel senso in cui intendo io “accessorio”. Ma anche in questo caso la mia posizione è dettata solo dal gusto personale.
Per le informazioni veramente accessorie, ovvero quelle cha vanno alla fine della voce bibliografica sono previsti i campi addendum e annotation (e library).
In base alla tua esperienza come vengono gestite queste situazioni nelle bibliografie esistenti? Ti chiedo questo perché il fatto che gli stili di biblatex mettano il campo series in quella posizione mi fa pensare che sia una soluzione abbastanza diffusa.Insomma, per ragioni sia TeXniche sia stilistiche credo che quei campi vadano lasciati dove sono ora. Spero di averti convinto.
Fammi sapere.Ciao
Ivan
::Ciao a tutti,
sto scrivendo una tesi con Lyx e vorrei utilizzare uno stile bibliografico sviluppato da un’utente di questo forum (Ivan): philosophy-modernIvan fornisce i files bbx e cbx, che ho inserito (credo) al posto giusto della cartella bibtex.
Ma non compare nell’elenco degli stili di Lyx! E mi sembra che gli unici che posso selezionare con “sfoglia” sono dei files bst
Dunque 😯 come faccio ad ottenere un file bst a partire da bbx e cbx? Mi sono perso qualcosa, e non è necessario farlo?
Grazie a tutti!
Dario 😀La tua domanda mi fa capire che non hai letto l’articolo che ti ho consigliato:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Bibliografia.pdfPer quanto riguarda LyX, non mi pronuncio. I miei stili funzionano usando le distribuzioni LaTeX consuete. Non so cosa possa accadere con LyX. A dire il vero non conosco LyX se non di nome.
Rinnovo l’invito: leggi l’articolo di Lorenzo e lascia perdere LyX
Ciao
Ivan
30 Novembre 2009 alle 17:48 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37532::Non so. Ma di sicuro, se scrivessi un testo in inglese di storia della filosofia tedesca, mi farebbe molto comodo usare le funzionalità di philosophy-classic per indicare edizioni originali e ristampe. Per queste funzionalità penso che un pubblico potenziale di umanisti ci sia anche fuori patria, anche se non so stimare quanto grande.
Certo, in linea generale sarebbe assai meglio che gli stili di biblatex fossero multilingua. Nessun dubbio su questo: uno dei punti di forza di biblatex è, appunto, che non è più necessario scrivere un .bst per ogni lingua, perché gli stili vengono adattati al volo a seconda della lingua impostata con babel.
Rinunciare a questa flessibilità appare un controsenso, così si limita la forza di biblatex! E poi, la composizione della bibliografia con il tuo stile può giovare a qualunque bibliografia, indipendentemente dalla lingua del documento.
Vi ringrazio del parere. Vince la flessibilità 🙂
Potrei creare un’opzione scauthorscite per fare quello che chiedi. Questa opzione, però, riguardando lo schema di citazione dovrebbe essere inserita in un file .cbx, che come sai non ho predisposto, per ragioni di “elasticità” degli stili.
Capisco.
Ci lavoro ancora un po’. Se vedo che è fattibile la aggiungo
Comunque non scriverei mai “vedi [Pantieri, 2009]”, ma eventualmente “vedi Pantieri (2009)”.
Vedi Ivan, è proprio una questione di scrivere in buon italiano. Se, in un testo, si scrive “Pantieri” ci si rifersice alla persona, non a un’opera che quella persona ha scritto.
Esempi di frasi che vanno bene:
Questo problema è affrontato da Pantieri (2009).
Pantieri (2009) ha affrontato questo problema.
Un esempio di frase che non va bene:
Per vedere come risolvere questo problema vedi Pantieri (2009).
L’ultimo caso è ambiguo, come minimo: qui “Pantieri” sta per l’opera scritta da Pantieri, ma è un’ambiguità. E, a dirla tutta, sta proprio male.
In linea di massima posso essere d’accordo. In merito, però, vi sono diverse tendenze. Per esempio, è consueta la forma di questi esempi (tratti dal libro di Eco: Dall’albero al labirinto):
1) “Per la terminologia di questo paragrafo si rinvia a Eco 1975”
2) “In generale, sui problemi sollevati […], cfr. Pinborg (1961)”.E certo converrai con me che Eco non ha dubbi su come scrivere in buon italiano.
Da parte mia non credo che ci sia ambiguità inPer vedere come risolvere questo problema vedi Pantieri (2009).
Come vedi, in un caso Eco non mette nemmeno le parentesi. La sintassi e le convenzioni sui rimandi bibliografici, in questo caso, sono sufficienti a togliere ogni dubbio. Comunque sono d’accordo sul fatto che bisogna stare attenti in alcuni casi molto particolari:
Il tema della passione è stato in seguito largamente sviluppato in Spagna (1998)
Ci si riferisce alla Spagna come paese, che nell’anno 1998 ha visto un proliferare della produzione artistica, letteraria, filosofica, ecc. sul tema della passione, o all’autore “Spagna” che ha pubblicato un testo nel 1998 intitolato “La passione”? (Esempi puramente inventati.)
Ciao
Ivan
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Una soluzione “manuale”. Aggiusta le dimensioni a seconda delle esigenze. Non credo che si possa mettere all’interno di un ambiente tikzpicture comandi di europecv.`\documentclass[latin1,helvetica,narrow,italian,flagWB,nologo,title,totpages]{europecv}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{graphicx}
\usepackage[a4paper,top=1.27cm,left=1cm,right=1cm,bottom=2cm]{geometry}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{bibentry}
\usepackage{url}
\usepackage{enumerate}
\usepackage{tikz}
\tikzstyle{mybox} = [draw=blue, very thick, rectangle, rounded corners, inner ysep=5pt, inner xsep=5pt]
\begin{document}
\selectlanguage{italian}\begin{europecv}
\ecvpersonalinfo[20pt]\ecvsection{Esperienza professionale}
\hspace*{10mm}
%
\ecvitem{Date (da – a)}{\textbf{19.11.2007 – oggi}}
\ecvitem{Nome e indirizzo del datore di lavoro}{}
\ecvitem{Tipo di azienda o settore}{}
\ecvitem{Tipo di impiego}{}
\ecvitem{Principali mansioni e responsabilit\`a}{}\begin{tikzpicture}[overlay]
\draw[mybox] (-5,-0.5) rectangle (5,3);
\end{tikzpicture}
\end{europecv}\end{document}`
Ciao
Ivan
::Avevo giusto provato in quel modo, però non capisco il perchè ma mi cambia la spaziatura fra le righe, quindi non riesco comunque a farci stare quello che mi serve. Il mio problema è che ho un mini indice che sfora nella pagina successiva per due righe, e sta malissimo. Quindi pensavo di variare i margini per farcelo stare.
Esistono altre soluzioni? Grazie ancora
Perché non hai spiegato subito quello che volevi fare?
Prova con
`\enlargethispage*{\baselineskip}`
aumenta di una riga l’altezza del testo. Potrebbe essere sufficiente. Eventualmente puoi dare il comando su due pagine, oppure scrivere 2\baselineskip, che però potrebbe essere eccessivo, anche se efficace. Comunque questi aggiustamenti falli in sede di revisione finale.
Nell’Arte trovi anche altre indicazioni, come il comando \looseness=
. Ti consiglio di leggerla. Ciao
Ivan
::Grazie a entrambi,
il change layout sinceramente non capisco che comandi vuole, mentre per il change page ho provato ad inserire questo comando:`\changepage{}{}{}{}{}{-3cm}{}{}{}`
mi alza il margine superiore, ma anche quello inferiore, quindi diciamo che il rettangolo in cui posso scrivere rimane uguale. Come fare per tenere costante il margine inferiore?
Grazie ancora
Presumo così:
`\changepage{3cm}{}{}{}{}{-3cm}{}{}{}`In questo modo, però, la gabbia del testo sarà più alta di 3cm.
Ciao
Ivan
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