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lavocedilassù” post=67872Mi spiace che la citazione non sia stata estesa anche a Tommaso. Be’, sarà per un’altra volta… 😉
Ho cercato cercato di rimediare in corner a questa dimenticanza…
Grazie per i complimenti e per l’attenzione che da al mio (anzi, al nostro!) lavoro! 🙂
A presto,
Lorenzo
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Aggiungo al tormentone una considerazione. Recentemente, in un libro a stampa, ho avuto bisogno di risalire dal testo di alcune note (poste alla fine del capitolo) alla posizione esatta in cui quelle note erano segnalate (con il numero) nel flusso del discorso: cercare in mezzo a una pagina un numeretto all’esponente che può trovarsi dovunque nella pagina stessa è come cercare un ago in un pagliaio, faticosissimo. Una delle cose peggiori che si possa chiedere a un lettore. Se le note da individuare sono molte, poi, si tratta di un vero delirio.Qui sul forum abbiamo detto che è bene che una nota sia tutta contenuta in una pagina, perché altrimenti il lettore è costretto a girare pagina: beh, questa fatica (e altre che giustamente cerchiamo di evitare con una buona tipografia) è niente, rispetto al problema che ho detto.
Questo rafforza la mia idea che le note al piede vanno usate sono se non si può fare diversamente: sono l’ultima spiaggia, insomma.
[OT]
@Claudio. Riguardo al lavoro di Eco, lo trovo molto utile. Certo, molte cose che dice sono superate dopo l’avvento degli elaboratori di testo e di Internet, ma alcuni consigli che dà secondo me sono ancora molto, molto validi!
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::illinguista1972″ post=67853San Lorenzo 😉
[OT]
Non ne esiste uno solo, naturalmente. Accanto al celebre diacono (225-258) morto sulla graticola, ce ne sono altri, per esempio San Lorenzo da Frazzanò (1116-1150). Non sorprende che ci siano omonimie: il solo Giovanni Paolo II ha canonizzato ben 461 santi, più di tutti quelli dei papi che ‘anno preceduto (296).
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17 Gennaio 2012 alle 9:28 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68675::lorenzo.pantieri” post=67826Non so il francese. Ad ogni modo, sarebbe una vana rincorsa: il lavoro che sto scrivendo ha fonti in latino, greco, tedesco, inglese, francese, anche russo.
Rincaro la dose: nello stesso libro cito anche alcuni islamisti: un egiziano, un pakistano, un iraniano. Impossibile padroneggiare tutte queste lingue insieme.
Ho una formazione scientifica: che Pitagora abbia scritto in greco, Godel in tedesco, Enriques in italiano e Schwartz in francese è in fondo marginale: quello che conta sono i risultati (il teorema di Pitagora, i teoremi di Godel, la geometria algebrica di Enriques, le distribuzioni di Schwartz).
In un lavoro scientifico le questioni linguistiche sono molto meno importanti che in uno scritto umanistico: nel libro che sto scrivendo, che pure è di argomento umanistico, cerco di mantenere un approccio (il più possibile) scientifico: cerco di enucleare i concetti di fondo, badando alla sostanza, cercando di non perdermi in questioni filologiche che, per l’oggetto del mio studio, sono appunto marginali.
Grazie mille, comunque: il vostro punto di vista è preziosissimo, come sempre! 🙂
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Innanzitutto ringrazio Ivan e Claudio per i loro interventi.Ho provato, ma l’effetto è “strano”: nella bibliografia finale, accanto ad autori “in carne e ossa” (da Descartes a Benedetto XVI, da Böckenförde, a Lombardi Vallauri) quel “CCC” proprio stona… 😕 Stavo pensando di non mettere affatto l’opera nella bibliografia finale, in quanto (forse) ovvia. Non so.
Avrei un’altra domanda (in parte OT). Esiste un testo “ufficiale” che contenga le encicliche papali? Di più: è in caso di citarle, nella bibliografia finale? E nel corso del testo? Si prenda questa frase:
Rispetto al socialismo, la Rerum novarum fu l’equivalente di ciò che fu la Quanta cura rispetto al liberalismo.
Forse non occorre insegnare al lettore dove trovare la “Rerum novarum” e la “Quanta cura”: basta una ricerca velocissima (in Rete o in biblioteca) e quei testi, celeberrimi, si trovano immediatamente. In altre parole, scrivere
Rispetto al socialismo, la Rerum novarum [1891] fu l’equivalente di ciò che fu la Quanta cura [1864] rispetto al liberalismo.
dove “[1891]” e “[1864]” son cliccabili e rimandano alla bibliografia finale (cosa che di solito faccio quando cito una fonte), è forse esagerato.
Mi sbaglio?
I vostri pareri sono più che benvenuti! 🙂
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Benvenuta sul forum. 🙂Prova con
`\usepackage[style=apa]{biblatex}
\DeclareLanguageMapping{american}{american-apa}`
da riadattare alle tue esigenze.ftp://ftp.dante.de/pub/tex/macros/latex/exptl/biblatex-contrib/biblatex-apa/biblatex-apa.pdf
Ciao,
L.
16 Gennaio 2012 alle 11:06 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68674::Liverpool” post=67825 @Lorenzo: lo sai che sono pignolo 😉 Sei sicuro che non sia 1669 e non 1699?
Hai ragione: ho sbagliato a scrivere il record!
Liverpool” post=67825Sul sito della biblioteca di Francia si trova la versione originale, perciò potresti citare quella e tradurre da te.
Non so il francese. Ad ogni modo, sarebbe una vana rincorsa: il lavoro che sto scrivendo ha fonti in latino, greco, tedesco, inglese, francese, anche russo. Non sono poliglotta, ma credo che questo non sia neppure il punto. Credo che non abbia molto senso pretendere che chi cita l’autore X l’abbia letto in originale (magari per intero). Per me, appoggiarsi a traduzioni buone e accreditate va benissimo, pena la “paralisi intellettuale”. 😉
Ricordo di aver letto che in matematica esiste un teorema (legato alla classificazione del gruppi finiti) che occupa centinaia di articoli di autori diversi, per un totale di 10 mila pagine. Probabilmente, nessuno dei singoli autori ha letto tutto il materiale, ma si è fidato dei risultati dei colleghi. Impossibile, oggi, sapere “tutto”.
Certo, per tornare al nostro esempio, esiste sempre la possibilità ce il traduttore abbia compiuto imprecisioni o anche errori, ma questa possibilità esiste (forse anche di più) anche se siamo noi stessi a fare la traduzione. 🙂
Ciao,
L.
15 Gennaio 2012 alle 16:28 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68671::ivan” post=67809Non è un eccesso di zelo. Nei lavori seri di filosofia è d’obbligo confrontare sempre la traduzione. Non tanto perché il traduttore si potrebbe essere sbagliato quanto perché potrebbe aver adottato un’interpretazione originale, che dice di più o di meno di quant l’autore intendeva dire.
Certo, sarebbe meglio riferirsi sempre all’originale (e non solo per quanto riguarda i libri: sono un appassionato di cinema, vedere un film in lingua originale è tutta un’altra cosa che vederlo doppiato!).
Il fatto, però, è che questo non è sempre possibile, innanzitutto perché non è detto che si abbia accesso agli originali (che in alcuni casi possono essere di difficile o difficilissima reperibilità), secondo perché non è detto che si conoscano tutte le lingue in cui scrivono gli autori che si citano.
Eco nel suo libro lo spiega benissimo: se faccio una tesi su Joyce devo studiarlo in inglese (ci mancherebbe!), ma se in quella tesi cito Dostoevskij posso riferirmi a una traduzione accreditata e sono (abbastanza) tranquillo. Quanti fra quelli che citano Dostoevskij conoscono il russo? 😉
Riguardo alla questione del numeri di pagina, ho messo nel preambolo:
`\renewcommand{\postnotedelim}{:~}
\DeclareFieldFormat{postnote}{#1}
`
e mi pare funzionare. Ho scritto bene?Grazie mille, Ivan e Claudio! 🙂
::magigi” post=67803Scrivere manualmente anche il “p.~” è l’unica soluzione che ho trovato per il tuo stesso problema.
Ok, vediamo se c’è qualcuno che propone una soluzione più elegante.
Ah, il campo author del mio record era sbagliato. Ho visto sperimentalmente che “Benedetto XVI” non viene spezzato solo scrivendo
`author = {\mbox{Benedetto XVI}},`
L.
15 Gennaio 2012 alle 13:40 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68668::magigi” post=67806Avere la doppia pagina sia della traduzione che dell’edizione originale come consiglia Ivan mi pare però un po’ difficile nella pratica.
Penso che di regola si abbia a disposizione la traduzione (oppure, la riedizione) e non l’edizione originale (che magari risale a secoli fa). In ogni caso, dare entrambe le pagine sembra forse un eccesso di zelo.
magigi” post=67806Un’ulteriore soluzione che ho visto usata (forse indicata anche dai criteri della APA) è di citare entrambi gli anni, ad esempio [Pascal, 1699/1962, p. 100]. Così si ha il massimo dell’informazione, anche se può essere esteticamente un po’ brutta.
Anche qui, mi pare un eccesso di zelo.
Ok, resta il problema di come produrre “[Pascal, 1600: 12]”. Se i riferimenti sono molti, trovo che tutte quelle “p.” e “pp.” siano fastidiose, oltre che sostanzialmente inutili! 🙂
15 Gennaio 2012 alle 13:22 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68666::
Ciao Ivan, mille grazie per le tue indicazioni, preziosissime.ivan” post=67804La maggior parte delle pubblicazioni italiane in ambito umanistico usano questa convenzione: la bibliografia riporta prima i dati dell’edizione originale, seguiti dalla traduzione. Nel testo viene riportata l’etichetta relativa all’edizione originale, ma con l’indicazione delle pagine della traduzione. A qusto punto nasce il problema che sollevi tu. I più non se ne preoccupano e considerano la scelta come una convenzione tacita. Secondo me la soluzione migliore è una delle due seguenti […]
Molte bene: le tre soluzioni che proponi (o dare la cosa per implicita; o le avvertenze all’inizio del documento; o le avvertenze nelle bibliografia) mi sembrano tutte valide. Con calma sceglierò.
ivan” post=67804Per avere i due punti ed eliminare “p.” bisogna ridefinire \postnotedelim e il campo “pages.” Questa forma è diffusa solo in alcuni ambiti (psicologia, sociologia in particolare).
Saresti così gentile da darmi comunque la soluzione nel dettaglio? Ho provato con
`\renewcommand{\postnotedelim}{:~}`
nel preambolo: ora ho i “due punti”, ma restano le stringhe “p.” e “pp.”. Quella con i “due punti” è una notazione molto veloce (fra l’altro, è quella proposta da Eco nel suo Come si fa una tesi!).Grazie,
L.
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Grazie Elrond. Credo che continuerò a usare il campo “note”, il risultato mi piace di più. Ciò detto, resta però il problema di come inserire quel “corsivo nostro”.
Se scrivo
`\parencite[3]{benedettoxvi:congedo}`
ottengo[Benedetto XVI, 2007, p. 3]
mentre se scrivo
`\parencite[3; corsivo nostro]{benedettoxvi:congedo}`
ottengo[Benedetto XVI, 2007, 3; corsivo nostro]
che non è perfetto: manca “p.”, cosa che rende i due risultati disomogenei (forse biblatex si confonde perché come argomento opzionale di \parencite si aspetta dei numeri).
In ogni caso, il problema è aperto!
L.
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