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Liverpool” post=66845Non che ritenga di poter trovare una soluzione, ma posso chiederti qual è il problema? Perché gli esempi a pag. 71 mi sembrano simili eppure lì non avete dovuto usare trucchetti…
C’è un’incompatibilità tra l’opzione table di xcolor e il comando \hdotsfor.
`\documentclass{article}
\usepackage{amsmath}
\usepackage[table]{xcolor}\begin{document}
\[
\begin{bmatrix}
a_{11} & a_{12} & \dots &
a_{1n} \\
a_{21} & a_{22} & \dots &
a_{2n} \\
\hdotsfor{4} \\
a_{n1} & a_{n2} & \dots &
a_{nn}
\end{bmatrix}
\]
\end{document}`
Però, ora che mi ci fai pensare, la nuova edizione dell’Arte non ha più tabelle colorate! Quindi possiamo caricare xcolor senza quell’opzione, e quindi non c’è più bisogno del trucco!Ottimo! 🙂
::Liverpool” post=66840Allora, giacché siamo in vena di confessioni, ora che me l’hai spiegato segnalo che su Adobe Acrobat si vede ad occhio che in quelle parti c’è qualcosa di strano nel testo che sembra sgranato, come un’immagine a bassa risoluzione. Quello che non capisco è come avete fatto, visto che il “testo” è comunque selezionabile lettera per lettera.
Certo, per la verità l’avevo già notato anch’io. L’effetto che vedi dipende appunto dal fatto che quegli esempi sono stati preparati a parte e inclusi come immagini con \includegraphics. Scommetto che il corpo dei font delle immagini inclusa è leggerissimamente diverso da quello normale: ecco spiegato l’effetto che vedi su Adobe Reader (ma non su Anteprima, dove si vede tutto benissimo).
In ogni caso, l’ideale sarebbe evitare quel bieco trucco: per esempio, se Tommaso e io decidessimo di cambiare colore delle parole chiave dei codici, poi ci toccherebbe ri-preparare a parte tutti gli esempi, ritagliarli e includerli uno per uno. Un lavoro macchinoso, a dir poco.
::OldClaudio” post=66838All’inizio del capitolo 7 si parla di come creare una bibliografia, nei paragrafi successivi di come farlo a mano o con biblatex, poi nel paragrafo 7.2.4 di come citare quanto compare nella bibliografia.
Non direi che machi o sia sfuggito \cite.
Nello stesso tempo all’inizio del capitolo 7 si potrebbero distinguere le tre fasi:
1) creare database
2) usare creare bibliografia a) a mano; b) in automatico
3) citare i riferimenti.in modo da poter reindirizzare il lettore alla pagina giusta.
Non sono d’accordo. Il capitolo Bibliografia è diviso in due parti: la prima insegna come gestire la bibliografia a mano, la seconda in automatico. È bene che la prima parte sia autosufficiente: in questo modo il lettore impaziente, con poco tempo a disposizione, legge il primo paragrafo ed è già in grado di comporre la sua bibliografia, saltando a piè pari il paragrafo su biblatex (o cui uso richiede in effetti un po’ di tempo a disposizione per impararlo). Direi che basta aggiungere prima di “Per far comparire nell’indice generale…” un capoverso del tipo:
Nel documento, per riferirsi a una fonte presente nella bibliografia basta usare il comando \cite, da usare così:
`Si veda~\cite{eco:tesi} per maggiori dettagli.`
`Si veda~\cite[p.~7]{eco:tesi} per maggiori dettagli.`Da decidere:
1. Siamo sicuri di tenere la storia dell’quando parliamo di thebibliography? Forse è inutile.
2. Magari quando spieghiamo i comandi per le citazioni in biblatex potremmo evitare la ripetizione dicendo che \cite si comporta come visto per thebibligoraphy (o magari no, se vogliamo che il paragrafo su biblatex sia indipendente da quello su thebibliography).Che dici, Tommaso?
OldClaudio” post=66838Il codice va forse ripulito, ma leggendo a schermo ArteLaTeX in modo “normale” non si incontrano mai quei rimandi vuoti nei bordi della pagina oppure nascosti. Tuttavia se si usano le funzionalità di ricerca dei visualizzatori pdf quelle tracce del passato riemergono, quindi una ripulitina non guasterebbe.
Certo, una ripulita al codice ci vuole: ecco una cosa da fare per la prossima versione.
Ciao,
L.
::Elrond” post=66824Rilancio: fra pagina 117 e 118 sembra esserci, fra gli esempi delle citazioni e i contenuti corretti, del testo completamente sconnesso
Santo cielo, questo sì che è un rilancio!
È vero: se si cerca “madonna” nell’Arte compaiono ben due riferimenti a del testo invisibile. L’avevi notato, Tommaso? Immaginate la mia sorpresa, tanto più che non c’è traccia di quel testo neppure nei commenti nei file .tex dell’Arte. Un miracolo? 😉
No: ho capito da dove viene fuori il problema! 🙂 Allora, alcuni esempi dell”Arte sono ottenuti compilando un codice a parte, ritagliando il PDF e includendo l’esempio come immagine (un bieco trucco, va da sé, ma in certo casi non ho potuto/saputo fare di meglio). Gli esempi della bibliografia sono ottenuti proprio così.
Bene, sono andato a vedermi i file .tex degli esempi, e ho visto che il testo sconnesso è proprio lì (mi serviva del testo fittizio per ritagliare a dovere l’immagine in modo che si mimetizzasse con gli altri esempi).
Questa è una delle cose più strane che mi capita da quando uso LaTeX. Appena ho tempo rifaccio gli esempi. Meglio ancora, bisognerebbe saperli produrre senza il truccaccio di ritagliare PDF compilati a sé.
Grazie,
L.
::Elrond” post=66805Per la prima volta oggi ho fatto una bibliografia con l’ambiente thebibliography (sì, ho imparato prima a fare le bibliografie con biblatex e poi con thebibliography :-D), seguendo le istruzioni de L’arte. Ho notato però che nel paragrafo 7.1 (pagina 107, versione del 13 dicembre 2011) non si fa cenno al comando \cite e questo mi è sembrano strano, non penso che voi pretendiate che uno scopra come citare un elemento della bibliografia “manuale” solo leggendo il paragrafo sulla bibliografia “automatica”. Allora ho effettuato una ricerca nel documento con la chiave “\cite” e ho scoperto che nella famigerata pagina 107, sotto l’esempio di ambiente thebibliography, effettivamente si parla del comando \cite, ma il testo è… invisibile 😕 Ho questo difetto con tre diversi visualizzatori di PDF: Evince, Okular e Adobe Reader. Inoltre il testo inizia poco sopra il livello del numero della pagina e finisce a ridosso del margine inferiore della pagina. A cosa è dovuto questo strano problema?
Hai perfettamente ragione: manca il riferimento a \cite, ce lo siamo mangiati in una delle revisioni, al più presto correggeremo.
Riguardo ai termini “invisibili”, è un problema che ho notato anch’io (non si propone solo con \cite): non so proprio da che cosa possa dipendere e come risolverlo. 🙁 Speriamo che qualcuno ci illumini.
Ciao e grazie,
L.
::antonio.macrì” post=66765Lì però mi riferivo a un codice e ormai per i codici il termine “indentazione” è quello di gran lunga più usato.
Spero di no: è un barbarismo orrendo, a dir poco. “Rientro” è la parola corretta.
Il linguaggio di alcuni informatici va venire i brividi: “indentare”, “backuppare”, “hackerare”… Bleah. 🙁
Ciao,
L.
15 Dicembre 2011 alle 20:25 in risposta a: far spezzare gli url nella bibliografia in un punto a caso #67653::marcob8986″ post=66738sostituito con BibLatex, modificato i comandi \citep con \parencite e il gioco è fatto.
Ben fatto. 🙂
Visto che ci siamo, ti consiglio lo stile philosophy-modern. L’opzione natbib, in particolare, permette di avere una compatibilità praticamente totale con bibliografie concepite per l’omonimo pacchetto.
Ciao.
15 Dicembre 2011 alle 10:47 in risposta a: Una versione di ArsClassica “geneticamente modificata” #67695::egreg9″ post=66673\chapter*? Oppure \backmatter prima di \appendix
Vero, se uso \chapter* o \backmatter ottengo un’appendice non numerata, e quindi ovviamente un bookmark non numerato.
Il fatto, però, è che vorrei che l’appendice fosse numerata, e il bookmark no, esattamente come capita con
`\documentclass{scrreprt}\usepackage{biblatex}
\usepackage[parts]{classicthesis}
\usepackage{bookmark,caption}
%\usepackage{arsclassica}\begin{document}
\cleardoublepage
\part{Primi}
\chapter{Spaghetti}
\chapter{Lasagne}\cleardoublepage
\part{Secondi}
\chapter{Fiorentina}
\chapter{Filetto}\cleardoublepage
\part{Dolci}
\chapter{Crostata}
\chapter{Ciambella}\cleardoublepage
\appendix
\bookmarksetup{startatroot}
\chapter{Glossario}\printbibliography
\end{document}`
La “colpa” del comportamento diverso è proprio di ArsClassica (basta decommentarne la chiamata per vederlo).Immagino che dipenda da questa roba:
`\hypersetup{%
colorlinks=true, linktocpage=true, pdfstartpage=1,
pdfstartview=FitV, breaklinks=true, pdfpagemode=UseNone,
pageanchor=true, pdfpagemode=UseOutlines,%
plainpages=false, bookmarksnumbered,
bookmarksopen=true,%
bookmarksopenlevel=1,%
hypertexnames=true, pdfhighlight=/O,%
urlcolor=webbrown, linkcolor=RoyalBlue,
citecolor=webgreen,%
hyperfootnotes=false,pdfpagelabels,
pdfsubject={},%
pdfkeywords={},%
pdfcreator={pdfLaTeX},%
pdfproducer={LaTeX with hyperref and ClassicThesis}%
}`
Sai dirmi come modificarla (tieni presente che per il lavoro che sto scrivendo uso una versione modificata del pacchetto, quindi posso modificare il codice senza problemi).Grazie,
L.
::Baduel” post=66669Salve,
stavo inserendo il codice in appendice nella mia tesi utilizzando il pacchetto listings, ma ho notato che se il codice è indentato molto in profondità la resa visiva non è di certo delle migliori. Conoscete qualche trucco per poter rendere il codice meno obbrobrioso? (magari allargando i margini o restringendo il font).
Utilizzo classicthesis.
Ringrazio in anticipo =)
Per modificare il corpo cerca “basicstyle” qui:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Codici.pdfCiao,
L.
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