Risposte nei forum create
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AutoreRisposte
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Ciao Enrico, grazie del consiglio. Funziona perfettamente.Tuttavia, se carica anche ArsClassica, accade una cosa strana
`\documentclass{scrreprt}\usepackage{biblatex}
\usepackage[parts]{classicthesis}
\usepackage{bookmark,caption}
\usepackage{arsclassica}\begin{document}
\cleardoublepage
\part{Primi}
\chapter{Spaghetti}
\chapter{Lasagne}\cleardoublepage
\part{Secondi}
\chapter{Fiorentina}
\chapter{Filetto}\cleardoublepage
\part{Dolci}
\chapter{Crostata}
\chapter{Ciambella}\cleardoublepage
\appendix
\bookmarksetup{startatroot}
\chapter{Glossario}\printbibliography
\end{document}`
Senza ArsClassica il bookmark è semplicemente “Glossario”. Con ArsClassica il bookmark diventa “A Glossario”. Da che cosa dipende? Sopprattutto: c’è modo di togliere quella “A”?Grazie ancora,
Lorenzo
::zippo” post=66652Faccio notare che sarebbe stato molto più gentile segnalare l’errore in privato, anziché pubblicamente.
No, assolutamente. 🙂
Il nostro obiettivo, mio è di Tommaso, è di avere un’Arte bella, corretta e aggiornata: le segnalazioni e i consigli dei lettori sono sempre ben accetti, comunque espressi! 🙂
Fra l’altro quell’errore era già stato notato, e sottolineato qui sul forum…
Continuate così, ragazzi! 🙂
::mine” post=66640segnalo un microscopico errore ne l’Arte di scrivere con Latex, perché voglio dare un contributo per quanto minimo al raggiungimento della perfezione di questa veneranda guida. 🙂
A pagina 54 è scritto \usepackage{quotating} anziché il corretto quoting.
Per i futuri utenti di Latex.
Corretto, grazie per la segnalazione! 🙂
Ciao,
L.
13 Dicembre 2011 alle 9:01 in risposta a: far spezzare gli url nella bibliografia in un punto a caso #67647::
`\newcolumntype{C}{>{\centering\arraybackslash}X}`
In una delle passate versioni dell’Arte c’era (ti ricordi quelle due tabelle affiancate, ciascuna con due colonne, la prima l e la seconda X, la prima con il testo giustificato e l’altra con il testo allineato a sinistra? Parlavamo anche del pacchetto ragged2e o qualcosa di simile?)Ora non sono più così sicuro che abbiamo fatto a bene a togliere quella parte.
Magari nella prossima edizione ce la rimettiamo, in fondo era una paginetta…
Ciao,
L.
::OldClaudio” post=66306Pertanto Antonio va avanti con la sua nuova classe; gli consiglio di non porsi troppi problemi del tipo “Essere o non essere? Questo è il problema!”. La classe antosthesis sarà, verrà usata, Antonio riceverà del feedback; se la classe piacerà, verrà usata maggiormente a scapito di altre classi, se non piacerà, andrà in disuso. Questo è il bello del software libero.
In generale sono d’accordo. Nello specifico, però, qui si tra parlando di scrivere una classe (nuova, con gli inevitabili difetti di gioventù) che emuli lo stesso layout ottenibile con un altro pacchetto (già in circolazione da anni, e quindi molto limato): perché l’utente dovrebbe abbandonare la strada vecchia per quella nuova? Antonio fa benissimo a continuare, naturalmente. Sto solo ragionando a voce alta, visto che sto pensando di trasformare ArsClassica in classe, e questi sono dei dubbi che ho per il mio lavoro.
Riguardo ai margini, mi ripeto: quelli di Bringhurst (e quindi di ClassicThesis) sono esagerati. Si scrive una riga, li si aumenta di un bel centimetro, si rinuncia alle note a margine (di regola assenti nelle tesi e nei libri), e si è a posto: il look resta buono, l’A4 meglio riempito. La nuova Arte è scritta così, non mi pare che il risultato sia brutto. 😉
Ciao,
L.
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Seguo con interesse la discussione, ma anche con prudenza. Miede lavora a ClassicThesis da anni: il suo codice (lungi dall’essere perfetto) è stato usato per comporre decine e decine di documenti in tutto il mondo: quindi è rodato, collaudato, limato.Una classe ex novo avrà inevitabili problemi di gioventù.
Buon lavoro all’autore, ovvio!
::illinguista1972″ post=66296Ma non cambiamone il font, non cambiamone i margini, non omettiamo le note a margine, non cambiamone il nome. Usiamo piuttosto altre classi o altri stili o altri pacchetti.
Non sono d’accordo. Il layout comprende un sacco di cose (font, geometria e stile di pagina, formato di didascalie, elenchi, titoli, indici…). Se i margini di uno stile non piacciono (quelli di ClassicThesis sono esagerati per molti documenti) si cambiano, basta una riga.
Buttare via uno stile perché non piacciono i margini è come buttar via un vestito perché non piacciono i bottoni, o una macchina perché non piace il portacenere.
Sui font il problema è più grosso: Claudio ha fatto notare, in modo convincente, come i font Euler, che non sono corsivi, non si prestino (o si prestino male) a comporre documenti in accordo con le norme UNI. Questo potrebbe essere un problema per alcuni tipi di tesi (in ingegneria, per esempio). In questo caso si possono usare i Palatino per la matematica.
Riguardo a al fatto che una tesi triennale è di poche decine di pagine e non debba avere capitoli, non vedo il problema. Che sappia io, ClassicThesis è compatibilissimo con la classe article di KOMA, e si usa quella.
Ciao,
L.
::antonio.macrì” post=66230perché ClassicThesis non è adatto a una tesi di laurea? E perché è sconsisgliabile usarlo soprattutto per una tesi triennale, mentre per una tesi magistrale, specialistica o ancora meglio di dottorato, può andare bene?
E chi l’ha detto? Per me ClassicThesis è adattissimo per una tesi (di laurea o di dottorato). Magari, meglio se si cambiano i margini, invero esagerati: una riga e il gioco è fatto.
::illinguista1972″ post=65936Ma non avete come l’impressione che ci stiamo occupando troppo di tesi di laurea e non di documenti più interessanti? 😉
No. 🙂
Innanzitutto perché il LaTeXiano medio è un tesista. Secodariamente, perché tra un buon libro e una buona tesi non c’è una grossa differenza…
Ciao,
L.
::Spike” post=65930Questa non è certo una questione di opinioni personali, è una questione di licenze. Se la licenza permette di non cambiare nome, lui sarà libero di farlo o meno.
Non sono d’accordo: “legale” e “morale” non sono la stessa cosa. Per esempio, quando ho pubblicato ArsClassica non ho fatto molto caso al tipo di licenza che ho scelto. Ora ho capito di aver (per puro caso) fatto la scelta giusta: la licenza che ho scelto non permette al altri di appropriarsi del “mio” nome, ma questo l’ho imparato solo in questo filone.
Spike” post=65930[…] basti pensare a TeXMaker e TeXMakerX (ora TeXStudio) e non mi pare che in quel caso nessuno abbia sollevato problemi morali per la nascita del secondo, tant’è che se ne consiglia l’uso sempre qui sul forum a discapito del primo (li poi c’è stato anche uno scontro relativo proprio al nome, ma penso che l’abbiano cambiato più che altro per non entrare in fastidiosi giri legali che per problemi di licenza veri […].
Non conosco la storia, ma da quel po’ che dici capisco poco: prima dici che “nessuno ha sollevato problemi”, subito dopo parli di “fastidiosi giri legali”. Per me, se c’è un “giro legale” c’è anche un “problema”. Osservo che il nome è diverso: “TeXMaker” e “TeXMakerX” sono nomi diversi, anche se per me sono troppo simili.
antonio.macrì” post=65930Ormai la disputa è chiusa, cambio nome.
Per me questa è una decisione eccellente, Antonio. Dirai “la classe anthosthesis è ispirata al pacchetto ClassicThesis di André Miede e si propone questo e quello”. Mi sembra che così non faccia davvero una grinza.
Riguardo al merito, i punti che hai esposto nel primissimo topic di questa discussione li condivido al 100%.
Ciao,
L.
::antonio.macrì” post=65881Su questo hai davvero ragione. Ma essendo principiante, non so cosa si può fare e cosa non si può fare se non mi metto a sperimentare. Questa è la fase delle sperimentazioni, più avanti sistematizzo il tutto.
Buon lavoro. E grazie per la pazienza con cui hai ascoltato le mie riflessioni e i miei consigli.
::illinguista1972″ post=65873Dico ora la mia, da perfetto ignorante (mi piacerebbe saper scrivere un pacchetto e una classe, ma non ne sono capace). A me ClassicThesis piace, e piace molto. Mi piace quello che permette di ottenere, e mi piacerebbe che permettesse di ottenerlo anche su un formato più ridotto: non ho mai fatto mistero della mia avversione contro l’A4 al di fuori di un aula di scuola (un libro in A4 non sta sulla grande maggioranza delle librerie). Mi piace il suo stile così retrò, tanto che spesso la uso seguendo diligentemente le istruzioni di Miede e non mi metto a toccare nulla di nulla, tanto meno la gabbia del testo, pensata e voluta da Miede proprio così. Se uso classicthesis ne accetto le caratteristiche, se no uso un’altra classe. Punto. Io, almeno, la vedo così.
Tommaso, l’utilità di trasformare classicthesis.sty in classe (diciamo “anthosthesis.cls”) sarebbe notevole.
1.
A ogni aggiornamento di classicthesis, Miede rende il pacchetto incompatibile con le versioni precedenti, e non c’è modo di fargli cambiare idea: anthosthesis, idealmente, dovrebbe consentire di compilare documenti anche una volta aggiornata.2.
Il codice di ClassicThesis è sporchissimo. L’utente deve scrivere porcherie come \manualmark e \tocEntry. pensa all’incipit dell’Arte:
`\documentclass[10pt,a4paper,twoside,openright,titlepage,%fleqn,%
headinclude,footinclude,BCOR5mm,%
numbers=noenddot,cleardoublepage=empty,%
tablecaptionabove,abstracton]{scrreprt}\usepackage[eulerchapternumbers,subfig,beramono,eulermath,pdfspacing,listings]{classicthesis}`
Il codice è terribile, soprattutto per un principiante. Idealmente, vorrei che il codice precedente fosse equivalente a un più semplice
`\documentclass[10pt,a4paper,twoside,openright]{anthosthesis}`3.
ClassicThesis ora è pensato prima di tutto per LyX (pensa che Miede ora scrive il pacchetto per LyX e solo in un secondo momento fa il porting per LaTeX: no comment): “anthosthesis” sarebbe pensato prima di tutto per LaTeX.Ciao,
L.
::antonio.macrì” post=65874Ti dirò di più: è proprio per non prendermi celatamente meriti che chiamerei la classe con lo stesso nome del pacchetto originario, affiancando in prima pagina il mio nome a quello di André: un po’ come lui ha fatto con Bringhurst.
Ne hai parlato con lui? Voglio dire, se trovo un lavoro a doppia firma mi aspetto che al lavoro abbiano lavorato entrambi gli autori, in cooperazione.
antonio.macrì” post=65874Tuttavia, dato che tu me lo stai praticamente chiedendo, rivedo seriamente la mia posizione. Voglio però precisare che non lo faccio per una generica “onestà intellettuale” nei suoi confronti. In qualche modo mi stai accusando di violare i diritti morali di Miede, ma secondo me non è affatto così, il problema non si pone. Miede poteva usare la LPPL (che impone di cambiare nome e che credo sia quella di default pubblicando su CTAN) o qualsiasi altra licenza, ma ha deciso esplicitamente per la GPL. Ora, è anche vero che molti la usano solo perché fa figo e possono dire di aver pubblicato qualcosa “open source”, ma voglio sperare che André non sia tra questi.
Sul piano legale quello che dici non fa una grinza. Ma delle “riserve morali” ne ho, appunto, e mi sono permesso di esprimertele.
antonio.macrì” post=65874Detto questo, ripeto: sul fatto del nome ci ripenso, solo per evitare confusioni.
Ottima decisione! 🙂
Mi resta la curiosità di sapere se i gestori del CTAN sarebbero disposti a pubblicare un classicthesis.cls scritto da un autore diverso da Miede. Dubito che si asterrebbero dal consigliare un cambio di nome.
antonio.macrì” post=65874In termini di licenze, […] chiunque potrebbe scriversi il suo classicthesis.sty.
Anche questo fatto lo trovo abbastanza paradossale. Per assurdo, dunque, si potrebbero avere (forse su CTAN no, ma in Rete sì) più pacchetti, tutti con lo stesso nome, ma diversi? Troppa confusione
Comunque, ripeto, secondo me a optare per un altro nome fai benissimo: così si risolve la questione alla radice.
Ciao,
L.
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