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AutoreRisposte
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6 Febbraio 2010 alle 18:46 in risposta a: Inserire elenco puntato in tabella e centrare verticalmente #41591::
Ultima annotazione: quel misterioso \relax c’è perché va sempre messo quando la prima cella di una riga di tabella comincia con una parentesi quadra. All’attento lettore la spiegazione. 🙂
Senza il \relax, LaTeX interpreterebbe il contenuto delle quadre come uno spazio verticale extra da inserire dopo la riga:
`\\[]`
Non ci avevo mai pensato.Ciao,
L.
::Benché come è già stato detto i margini che ti ritrovi sono corretti, se proprio non vuoi rinunciare alla tua impaginazione con margini invertiti ti passo questo codice:
Spero che il nostro amico non usi quel codice, ma capisca le (ottime) ragioni che motivano i margini predefiniti. Di primo acchito, è un’impostazione controintuitiva, ma, una volta capita, la si accetta.
Ciao,
L.
::Permettetemi però di dire che il modus operandi di Ivan mi ricorda quello di un filologo che consideri a priori un testo “peggiore” di altri e poi trovi ottime motivazioni per scartarlo… questo mi permetto di considerarlo un errore di metodo.
Dirò di più: un pregiudizio. Ed i pregiudizi rischiosi lo sono sempre.Galileo, Newton, Einstein, … non usavano LaTeX, ma erano Galileo, Newton, Einstein. È possibile scrivere, oggi, un capolavoro scientifico con una penna d’oca e un calamaio? Certo, perché no? È probabile che oggi uno scienziato (un matematico, un fisico, …) pubblichi una ricerca di pregio scritta con una penna d’oca? Per me, no.
LaTeX è uno strumento impareggiabile, nella composizione di documenti scientifici. LaTeX, a differenza di Word, lavora come uno scienziato pensa. Ritengo improbabile, anche se non impossibile, che un matematico o un fisico che non ha voglia/tempo di impararlo e preferisca Word possa pubblicare qualcosa di pregevole.
Non credo che questo sia un pregiudizio. Penso invece che sia un giudizio, rafforzato da tutta una serie di esperienze, fatte setacciando il Web.
Ciao,
L.
::Ne “l’arte” trovo scritto questo: “Gli acronimi dovrebbero essere composti tutti da maiuscole, senza spazi né puntini fra di esse, anche se spesso si trovano forme differenti.”
Ne “l’arte di scrivere gli acronimi con latex” trovo questo: “gli acronimi in corpo più piccolo rispetto al resto del testo (seguendo una diffusa convenzione tipografica”.
Lesina (che in queste cose è un’autorità) dice che gli acronimi andrebbero in maiuscolo. Nella doc. di acronym, però, si fa riferimento all’opportunità di usare il maiuscoletto.
Ho studiato (assieme a Tommaso ed Enrico) la questione: pare si possa scrivere in entrambi i modi (anche se personalmente preferisco il maiuscoletto, \textsc{acs}). Il comando di Enrico va ancora meglio, naturalmente.
Ciao,
L.
::Su CTAN si può trovare il pacchetto MinionPro, con tutte le istruzioni per installare i font Minion. C’è anche lo script per creare i fle .pfb e altri partendo dagli Open Type.
Molto interessante. Ma devi comunque disporre dei MinionPro a pagamento… giusto? Sbagliato?
In ogni caso, visto che non ho mai installato un font in vita mia, ti andrebbe di indicarmi la procedura passo per passo per avere i MinionPro sul mio iMac?
Grazie mille,
L.
::La mia fissazione del momento per il font Minion è legata al mio progetto di diffusione di LaTeX in ambito umanistico (oggi ci sono stati piccoli sviluppi di cui ti aggiornerò presto). Il font Minion, tra quelli facilmente installabili (perché presente in Acrobat Reader) è molto vicino alle abitudini di lettura degli umanisti, che generalmente leggono testi scritti in un qualche tipo di Garamond. Inoltre è un font completo, ha il vero maiuscoletto, il greco e un sacco di legature. Insomma, se non fosse per quel maledetto apostrofo…
Scusa la domanda da profano (non ho i Minion): ma davvero noti tutte queste differenze tra i Palatino e i MinionPro? A me i due font sembrano molto simili, con il vantaggio, per i Palatino, di essere gratuiti e preinstallati.
In ogni caso, in ambito umanistico consiglierei senz’altro ClassicThesis, che permette di ottenere un risultato splendido.
Ciao,
L.
::C’è da ricordare che durante un lavoro di tesi non si è da soli ma, come minimo c’è qualcuno (relatore o correlatore) che ve la corregge. Quindi, la scelta del formato con cui scambiarsi i dati durante la fase di correzione della bozza deve essere fatta da due persone, e non solo dal singolo studente. Non trovo quindi giusto costringere il professore ad imparare latex solamente per correggerci la tesi.
Sono d’accordo, fin qui.
Si potrebbe obiettare che basta stampare la tesi e farla correggere in forma cartacea al relatore. Oltre alla scomodità di doverla stampare tutte le volte, nel caso in cui il proprio relatore sia a 500km di distanza, la forma cartacea è fuori discussione. E nel caso in cui le persone che la devono correggere sono due (relatore e correlatore). Allora in questo caso vengono molto comode le funzionalità di gestione delle revisioni di Word.
No, qui non ti seguo. Sembra quasi che l’alternativa sia tra spedire un malloppo di carta per 500 km oppure usare Word.
Di software per apportare correzioni ne esistono diversi, anche gratuiti e multipiattaforma: non c’è solo Word (anche se tu sei naturalmente liberissimo di preferire quel software agli altri).
Che un’università o un ente pubblico impongano ai suoi utenti di usare un programma a pagamento lo trovo semplicemente fuori dal mondo. Sarebbe come se un comune obbligasse i suoi cittadini a girare tutti in Volkswagen, o a vestirsi tutti da Coin, o a fare la spesa tutti da Conad, o a usare tutti Windows. Prima ancora che illegale, sarebbe stupido.
Esistono formati aperti, gratuiti, multipiattaforma: vanno privilegiati quelli. Che poi tu produca PDF della tua con LaTeX o Word o Pages o altro, deve essere indifferente, per l’università.
Insomma, l’università può chiederti la tesi in un dato formato (purché gratuito e multipiattaforma), non può imporiti programma (o il sistema operativo), soprattutto se è commerciale.
Sarei curioso di vedere la politica che seguono a Milano, Bologna, Pisa (per non parlare di Oxford, Cambridge, Harvard, Princeton…).
Ciao,
L.
::Mi piace […] il numero di pagina evidenziato in quel modo.
Quel numero di pagina è molto accattivante. Ti dispiacerebbe scriverci il codice che hai usato per raggiungere quel risultato? Penso che ci siano utenti (io fra questi) che desiderano provarlo. 😉
In ogni caso, complimenti: il layout è davvero originale.
Grazie mille,
L.
::Lei è sicuro?perché quando vado a compilare il primo capitolo ha il margine maggiore sulla destra e dovrebbe essere sulla sinistra, magari è un mio problema di impostazione o nel mio pacchetto book. comunque grazie mille per la risposta, mi sta facendo diventare matto
ho guardato dove mi ha indicato, io non ho intenzione di cambiare i margini preimpostati ma vorrei solo che fossero giusti: (pagine dispari margine grande a sinistra e pagine pari margine grande a destra)
Sì, siamo sicuri! 😉
Studia meglio l’Arte (quassù): c’è la spiegazione del mistero.
Ciao,
L.
::Salve a tutti,
Ho in pubblicazione un piccolo libro con alcune figure a colori, sorgente il LaTeX e output in pdf. Per questioni economiche l’editore mi dice che le pagine che contengono le figure a colori dovrebbero essere contigue, cioè ad esempio pag. 41 e 42, 53 e 54, e così via; altrimenti se pag. 41 contiene l’immagine e pag. 42 contiene solo testo, il foglio andrebbe comunque stampato tutto con stampante a colori anche se il retro è in b/n e pagarei quindi di più per la facciata in b/n.
La domanda è: come posso fare in LaTeX per dirgli di posizionare le figure in questo modo? Ho provato un po’ di tutto coi parametri [hpbt] dopo \begin{figure}, ma vedo che comunque LaTeX sceglie in modo diverso ottimizzando i suo algoritmi.Qualcuno può aiutarmi? Grazie in anticipo a tutti.
Paolo.
0. Usa figure in testo e non fuori testo.
1. Prova a spostare gli ambienti figure.
2. usa l’opzione [!h] o [!p] o anche [H] di float.
3. comando \FloatBarrier.
Nell’Arte (quassù) questi metodi sono spiegati.Ciao,
L.
::Non se so sei necessario o meno, o utile o meno imporre qualcosa, ma se lo è, quello che un’università dovrebbe imporre non è il programma, ma il formato.
Un formato aperto e non proprietario, aggiungo. Imporre un formato proprietario sarebbe come dire che tutti gli studenti devono scrivere con penne Bic su notes Mont Blanc: una stupidaggine, e per giunta di dubbia legalità (essendo le università istituzioni pubbliche).
Ciao,
L.
::Ovviamente la qualità di un fisico, ingegnere o che altro non si valuta dall’estetica della tesi. Però sicuramente una tesi formattata bene fa un effetto migliore e, soprattutto, è più piacevole da leggere.
Aggiungo a quanto avete già espresso la seguente considerazione: in teoria, si può essere ottimi ricercatori anche scrivendo con Word, o con una matita, o con una penna d’oca… Però la mia esperienza mi dice che se un lavoro di matematica è scritto con Word, è difficile che sia di qualità.
Quando ho bisogno di setacciare informazioni da Internet, di solito i documenti scritti con Word sono meno validi di quelli LaTeX anche per quanto riguarda i contenuti, non solo per la forma.
Ciao,
L.
::Chiedeva se fosse possibile ottenere, facilemente, un file .doc dal codice, per evitare di stampare il pdf e dover ogni volta”decifrare” le correzioni autografe del docente.
Lasciami dire che la domanda del tuo amico non è ben posta. Il .doc è un formato proprietario, un segreto industriale di casa Microsoft. In definitiva, gli unici che ne conoscono tutti i dettagli sono i programmatori di M$. Quindi è (praticamente) impossibile realizzare un passaggio LaTeX (ma lo stesso vale per ogni altro formato!) -> Word in modo assolutamente perfetto (esistono delle utility che ci provano, e i risultati sono anche discreti, a patto di non aver a che fare con documenti molto complessi).
La domanda è mal posta, dicevo. Infatti, operativamente, che te ne frega di convertire uno splendido (e facilmente modificabile, con tabelle e figure e quello che vuoi) documento LaTeX in un mediocre documento Word? I commenti? Puoi dare al docente il PDF (prodotto con LaTeX): esistono tanti strumenti (anche gratuiti) per apporre tutte le note che si vuole.
Altra questione era la gestione delle referenze bibliografiche: utilizza Endnote, e mi chiedeva se esistesse qualcosa di simile anche per LaTeX.
Per gestire una bibliografia, LaTeX offre una gamma di strumenti la cui versatilità, eleganza e potenza non ha eguali. Consiglierei al tuo amico di iniziare leggendo l’articolo sulla gestione della bibliografia con LaTeX scritto da Mori in uno degli ultimi numeri di ArsTeXnica.
Ciao,
L.
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