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Scusate l’intrusione, ma non ho potuto fare a meno di leggere che eqnarray non deve essere usato… 😯 io ho usato sempre quello e sto usando quello nella mia tesi specialistica 😳 …
Cosa va utilizzato al suo posto? E comporta modifiche alla sintassi?
Cerca “eqnarray” nell’Arte, quassù, trovi tutte le risposte che cerchi.
Ciao,
L.
::`\chapter{Breve introduzione alle \\ Nanotecnologie e Nanostrutture}`
Come detto sopra, questa soluzione mi restituisce 2 errori in compilazione…che posso fare ?
Con ClassicThesis bisogna usare \myChapter. E poi, se scrivi
`\chapter{Breve introduzione alle \\ Nanotecnologie e Nanostrutture}`
sbagli comunque, visto che ti andrà a capo anche nell’indice e nelle testatine.Non ricordo se \myChapter ha un argomento opzionale, ma mi pare di sì. Prova.
In ogni caso, hai letto la mia guida?
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ClassicThesis.pdf
Ciao.
L.
22 Ottobre 2009 alle 11:02 in risposta a: Problema ClassicThesis: dimensioni pagina impazzite #38243::Verissimo, usando scrreprt cambia tutto! Anche se son sparite le testatine e il piè di pagina…ma temo sia una peculiarità della classe report, o sbaglio?
Una strada che potresti adottare è scaricare dal mio sito il template “Tesi Classica” che ha già tutte le impostazioni funzionanti e modificare quello.
Ciao,
L.
::Ad esempio vorrei eliminare il punto dopo l’elenco degli autori e dopo la rivista, mettere in neretto il volume, e tra parentesi l’anno.
Con LaTeX tutto è possibile (anche se a volte non è semplice farlo). Il mio consiglio, se non ti piace lo stile bibliografico che stai usando (e che peraltro non ci hai detto) è di cercare un .bst (immagino che usi BibTeX) diverso. Nella mia Arte ne trovi indicati diversi, con tanto di immagine che illustra il risultato finale.
Ciao,
L.
::Ho provato lo stile ClassicThesis ma mi sono imbattuto in un errore enorme: la larghezza della pagina è perfetta (diciamo come il pdf di Pantieri) ma l’altezza del testo straborda fino a tagliare, addirittura, la testatina e il piè di pagina!
Troppo buono! 😉
Battute a parte, credo che il tuo errore consista nel non specificare le opzioni alla classe scrbook (non ricordo se “footinclude” o “footexclude”, ma ce ne sono anche altre: guarda nel mio articolo su ClassicThesis e trovi tutto ). Quelle opzioni sono necessarie per il buon riempimento della pagina (il concetto di “opzione necessaria” è di certo contraddittorio, ma così stanno le cose, consideralo uno dei difett(ucc)i di ClassicThesis). Fossi in te, caricherei scrreprt con le opzioni “giuste”.
Ciao,
L.
::Spero di venirne a capo.
Esistono due approcci per scrivere un documento corposo: l’approccio bottom-up (partire da un documento minimo e aggiungere via via quello che serve) e l’approccio “top-down” /partire da un modello corredato di tutto e modificare quello, adattandolo alle proprie esigenze).
Tu stai usando un modello. Compila quello, così com’è. Se va tutto bene, comincia a fare una modifica alla volta, compilando di volta in volta fino a che non ottieni il problema. Una volta che hai individuato il problema, sfronda tutto fino ad avere un esempio minimo compilabile che riproduca il problema. Due esempi di documenti minimi compolibalibi sono questi:
`\documentclass{article}
\begin{document}
Un documento \latex.
\end{document}`
oppure
`\documentclass{article}
\begin{document}
\[
a=\mathbb{b}
\]
\end{document}`
Senza un esempio minimo, una diagnosi è quasi impossibile.Ciao,
L.
::Ma mi domando: perché usare tabularx invece che colonne alla loro grandezza naturale?
Completamente d’accordo, naturalmente: le tabelle vanno composte con la loro larghezza naturale.
La necessità di usare colonne di tipo p (o il pacchetto tabularx) sorge solo quando si ha a che fare con tabelle troppo larghe per stare dentro alla pagina.
Ciao,
L.
21 Ottobre 2009 alle 6:02 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37492::Buone notizie per Lorenzo. Tutto risolto.
[…] ho creato un’opzione che permette di avere contemporaneamente questi tre risultati:
1) Solo il cognome del primo autore in maiuscoletto
2) “pagina” e “pagine” al posto di “p.” e “pp.”, e solo nei backref.
3) Ordinamento “Cognome, Nome” anche per gli autori successivi al primo
L’opzione si chiama pantierimood, se non hai nulla in contrario. Non è e non sarà di default, perché le scelte di cui al punto 1 e 2 non le condivido proprio, per i motivi che ho esposto diverse volte. Nella documentazione spiegherò brevemente la genesi di quest’opzione.Innanzitutto ti ringrazio per l’attenzione che dedichi alle mie considerazioni, Ivan! 😀
Forse la cosa ti sorprenderà, ma nella tua proposta c’è qualcosa che non mi quadra. Quello che non mi convince è voler raggruppare insieme le tre opzioni. “Ma come”, mi dirai, “sei proprio tu che hai insistito per averle!?”. In realtà, non ho detto che quelle opzioni siano le migliori possibili, ma solo che ritengo importante che ci siano.
Iniziamo dalla questione del maiuscoletto per i cognomi (del resto presente in classic.bst e in AsrTeXnica). Nel tuo stile, gli autori sono spaziati molto bene dalle opere (molto meglio che in tutti gli altri stili che conosco): questo, probabilmente, rende il maisucoletto non necessario. Da qualche giorno sto prendendo confidenza con il tuo stile, e devo dire che mi sono rapidamente abituato all’idea di non avere il maisucoletto nei cognomi. Attenzione: questo non significa che ritenga superflue le opzioni per il maiuscoletto (le ritengo molto utili, anzi): solo, voglio essere libero di provare una per una le diverse possibilità e di scegliere, alla fine, quella che preferisico.
Per quanto riguarda “pagina” e “pagine” al posto di “p.” e “pp.”, e solo nei backref. Questa è una cosa che mi piace, e molto. Per esempio, non scriverei mai “pp.” per “pagine” (a meno che la cosa non mi fosse imposta da un editore). Però mi hai accennato che nel tuo campo si usa scrivere “pp.”, e quindi è un bene che quella possibiltà sia contemplata. Ti dirò di più: un utente potrebbe volere, nei backref, al posto di “pagina” e “pagine” sempre la scritta “pag.” (per non ripetere tante volte “pagina” e “pagine”). Ecco, vorrei sentirmi libero di sperimentare le diverse opzioni, una per una, per scegliere la combinazione finale che mi piace di più.
L’ordinamento “Cognome, Nome” anche per gli autori successivi al primo. Stesso discorso di prima. Abituarsi a vedere una scrittura come “Mori, Lapo Filippo e Maurizio Himmelmann” richiede un minimo di tempo, ma forse, tutto sommato, è la cosa migliore, rispetto a “Mori, Lapo Filippo e Himmelmann, Maurizio”. Entrambe le scelte hanno pro e contro. Anche qui, vorrei essere libero di scegliere quella che più mi aggrada e di mettere a punto lo stile come dico io.
In conclusione: preferirei tre opzioni separate, indipendenti.
Quanto al nome “pantierimood”, poi, soprattutto se usato così, sarebbe fuorviante: indurrebbe a pensare che quelle sono le opzioni che consiglio io, e questo, come ti dicevo, non è necessariamente vero. Quello che invece potrebbe avere un senso (ma questo devi deciderlo tu!) potrebbe essere un’opzione “pantieri” che riassuma tutte le impostazioni del tuo stile che userò per l’Arte. Ovvero, dopo che avrò fatto tutti gli esperimenti e le valutazioni del caso, sceglierò una combinazione con cui comporrò la bibliografia dell’Arte (e di tutti i miei articoli “L’arte di… con LaTeX”). Nell’Arte scriverò di sicuro “la bibliografia di questo documento è stata scritta con lo stile … di Ivan Valbusa, disponibile su CTAN”. Ecco, un utente che trovasse ben impaginata la bibliografia dell’Arte e che fosse intenzionato a riprodurne il risultato con il minimo sforzo, non dovrebbe far altro che caricare il tuo stile con l’opzione “pantieri”, e sarebbe a posto.
Che ne dici?
[Sulla questione della giustificazione dell’URL]
Rimandiamo a tempi migliori… 🙁Questo è, davvero, l’unico grosso problema rimasto.
Va bene, mi hai convinto. Ne Il nuovo manuale di stile di Roberto Lesina, come avevo avuto modo già di dire, viene riportata la regola che anche tu sostieni. Mi adatto alla consuetudine, anche se non mi piace (mi abituerò). Ora ci sarà il punto dentro la parentesi di default. Sarà disponibile quanto prima anche in rete.
Bene. Come vedi, in queste cose è spesso una questione di abitudine. Vale anche per me, naturalmente! 😉
Per quanto riguarda BibTeX, BibLaTeXe e l’Arte, come diresti tu, non ho alcun dubbio. Io spiegherei entrambe le modalità, che per gran parte coincidono, ma dando più peso a biblatex, che finirà per sostituire BibTeX.
Penso che sia la cosa migliore. Magari dirò: “BibTeX andrebbe usato solo se si dispone di uno stile .bst non ancora disponibile per biblatex, altrimenti, usa biblatex”.
A presto,
L.
::`% %%tipo di documento, dimensione carta, grandezza del carattere, lingua
\documentclass[a4paper,12pt,italian]{report}
%%margini laterali.
\setlength{\oddsidemargin}{0.6 in}
%%offset orizzontale per la rilegatura
\setlength{\hoffset}{0.5 cm}
%%interlinea
\linespread{1.3}%%pacchetti per i font
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage{euscript}%%pacchetto per la sillabazione in italiano
\usepackage[italian]{babel}%%pacchetto per l'inclusione di figure postscript
\usepackage{graphics}
%%pacchetto per l'inclusione di figure eps
\usepackage[dvips]{graphicx}%%comando per l'inserimento dell'intestazione
\pagestyle{headings} \makeatletter%%pacchetto per l'inserimento di pezzi di codice
\usepackage{verbatim}%%pacchetto per l'intestazione carina (riga sotto l'intestazione)
%\begin{comment}
\usepackage{fancyhdr}
%\input{fancyhdr.sty}
\pagestyle{fancy}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.#1}{}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{}}
\lhead{} \rhead{} \chead{\emph{\leftmark}}
%\end{comment}
\makeatother
\usepackage{makeidx}%package per inserire figure affiancate
\usepackage{subfigure}%package per definire algoritmi
\usepackage{algorithmic}
\usepackage{algorithm}
%package per le estensioni di ams
\usepackage{amsmath}%crea il file indice.idx
\makeindex%ridefinizioni per i teoremi
\newtheorem{teorema}{Teorema}[section]
\newtheorem{definizione}{Definizione}[section]\begin{document}
\chapter{a}
\section{b}
\subsection{c}
\subsubsection{d}
\begin{equation}
x=1
\end{equation}\begin{equation}
x=2
\end{equation}\end{document}`
Questa forma minima va, ed ha lo stesso preambolo,quindi escludo che sia li il problema.
Per quanto riguarda il label ora cerco meglio
Il docomento che hai inviato non è minimo, e contiene un buon numero di orrori (i margini non si modificano così, graphics e subfigure sono obsoleti, graphicx va caricato senza alcuna opzione, quei \makeatletter \makeatother vanno tolti, …), che tuttavia non dovrebbero aver a che fare con il problema: ti consiglio di studiare una buona guida di base.
Per il resto, le etichette vengono rese bene.
Mi raccomando: non prendertela!
L.
::ciao!
vi e’ mai capitato che quando mettete un’equazione vi si associa un riferimento negativo? ad esempio (2.-1) O_O
da cosa puo dipendere questo problema?
grazie in anticipo 😀
No, non mi è mai successo (fra l’altro eqnarray è un fossile che non va mai usato). Immagino che il problema dipenda da una \label messa male.
Sii più preciso: esempio minimo, per favore.
Ciao,
L.
20 Ottobre 2009 alle 15:26 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37490::`\DefineBibliographyStrings{italian}{%
page=pagina,
pages=pagine}`Funziona perfettamente, mi pare. Lo metteri di default, ma è solo la mia opinione!
Ho appena scaricato lo stile e fatto qualche altra prova.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Prova.pdf
Riassumo i problemi IMO ancora da risolvere.
1. La questione della giustificazione dell’URL. Si tratta dell’unico vero problema rimasto (gli altri sono delle finezze). Le opere “Introduzione allo stile ClassicThesis” e “In my opinion” sono composte male (le altre vanno abbastanza bene, direi). Per casi come questi, sarebbe meglio rinunciare alla giustificazione dell’URL (e sarebbe ovviamente preferibile che la cosa venisse gestita in auomatico), ma come?
2. Ho visto che le etichette “2009a”, “2009b” hanno ancora le lettere in corsivo.
3. La scrittura “(Citato a pagina 1).” con il punto fuori. Visto che nell’Arte dico espressamente che in un inciso di quel tipo il punto andrebbe dentro la parentesi, dovresti dirmi come fare per avere “(Citato a pagina 1.)” con il punto prima della tonda.
4. L’opzione “multiauthorfull=true” non è ancora predefinita.
5. Manca un’opzione tipo “square” di natbib che permetta di avere riferimenti del tipo “[Pantieri, 2009]”, mantenendo le parentesi tonde nei riferimenti finali.
Dai Ivan che ormai ci siamo… 😀
A presto,
L.
::Voglio fare una tabella che e’ troppo larga per stare in orizzontale quindi la vorrei ruotare di 90 gradi nel foglio e uso il comando sidewaystable in questo modo:
`\begin{sidewaystable}
\centering
\begin{tabular}{|p{2.5cm}|p{3.5cm}|p{5cm}|p{5cm}|p{4cm}|}
qui & ci sono & un sacco & di & righe \\
\hline
… & … & … & … & … \\
\hline
\end{tabular}
\caption{\footnotesize uff non funziona}
\end{sidewaystable}`E in effetti ruota la tabella, pero’ va fuori dal margine destro della pagina. La tabella che ho io e’ ha parecchie righe ma ci starebbe tranquillamente nella pagina se cominciasse dal margine sinistro, e invece comincia circa dal centro pagina (…e quindi va fuori a destra).
Il comando \centering non ha nessun effetto, e neanche \begin{center} … \end{center}
Fossi in te, userei anche il pacchetto tabularx, con
`\begin{tabularx}{\textheight}{…}`
Nell’Arte, quassù, c’è un esempio che può aiutarti (cerca “sidewaystable”).Ciao,
L.
20 Ottobre 2009 alle 6:10 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37489::Soluzione 3 ridefinire i comandi tipo \parencite rendendo disponibile una versione con parentesi quadre, magari aggiungendo un’opzione. Questo è un grosso problema perché volevo mantenere gli stili indipendenti dallo schema di citazione.
Quindi dal punto di vista della versatilità sarebbe meglio evitare di ridefinire i comandi \parencite direttamente nei codice.
Pienamente d’accordo: lo stile deve essere indipendente dallo schema di citazione. Mi chiedi un parare sulle soluzioni: le provo e ti faccio sapere al più presto (come le altre cose che mi hai chiesto)! In effetti, a me interessa che, nei riferimenti finali, venga scritto
(Citato a pagina 1.)
e
(Citato alle pagine 1, 5.)
al posto di
(Citato a p. 1).
(Citato alle pp. 1, 5).
(soprattutto l’ultima espressione, con quel burocatico “pp.”, è proprio brutta; nota anche la posizione dei punti fermi!). L’ideale sarebbe che venisse fatto per default (come nel mio classic, per intenderci), ma se non vuoi farlo basta che mi dici (e che scrivi nella doc!) quali istruzioni mettere nel preambolo per avere il comportamente che desidero.
Metterò l’opzione multiautfull=true di default.
Ottimo.
Però, per altre questioni che riguardano in generale biblatex e non un particolare stile, il testo di riferimento principale sarà l’articolo di Lorenzo su biblatex e la sua Arte, che aggiornerà quando biblatex sarà in versione 1.
L’articolo su biblatex lo aggiornerò appena i tuoi stili saranno pronti. L’Arte, sicuramente, non prima che biblatex sia stabile.
Poi avrò il problema di decidere se parlare, nell’Arte, solo di biblatex (semplificando le cose all’utente), oppure se parlare sia di BibTeX sia di biblatex (in effetti, un utente potrebbe aver bisogno di comporre la bibliografia secondo uno stile disponibile con BibTeX ma non ancora con biblatex). Parlare di entrambi renderebbe le cose più complicate, soprattutto per un prinicipiante, anche se così l’esposizione sarebbe più completa. Vedremo (anche in base a quello che mi diranno gli utenti del forum!).
A presto,
L.
18 Ottobre 2009 alle 12:44 in risposta a: Bibliografia, formato autore-anno, edizione originale #6373::Si possono usare molti stili di citazione, questo è pacifico. Ma se si può usare uno qualsiasi di questi stili si può usare sicuramente anche lo stile autore-anno. Se non pensate che sia così mandatemi un esempio che renderebbe impossibile usare tale stile come stile di base del proprio documento. Impossibile, ho detto.
No, non è impossibile, ma solo se accetti di scrivere riferimenti come “Platone, 2009” o “Galileo, 1990”, che a mio avviso sono inaccettabili.
Ringrazio Pierfranco per il consiglio e butto giù alcune considerazioni che ho maturato in occasione del GuITmeeting appena trascorso.
1 Esistono tanti stili bibliografici, ciascuno con pro e contro
Permettetemi questa auto-citazione dal mio articolo su biblatex:
Quale stile usare dipende dal tipo di lavoro che si sta scrivendo. Nei documenti scientifici, quando si cita un’opera per riferirsi a un risultato che non si riporta per intero, spesso non ha molta importanza che il lettore sappia chi ha scritto il lavoro e quando: ciò fa sì che lo schema numerico sia molto diffuso nelle discipline scientifiche. Nei documenti umanistici, invece, il riferimento a un autore o a un anno invece che a un altro ha di per sé significato ed è importante che il lettore possa ottenere queste informazioni direttamente dal testo: per questo motivo, nelle materie umanistiche è assai diffuso lo schema autore-anno, che però (Umberto Eco docet), si può usare solo a condizione che si tratti di una bibliografia moderna. Una via di mezzo tra lo schema numerico e quello autore-anno è dato dallo schema alfabetico; i risultati di questo schema sono dubbi, dato che non è sintetico come lo schema numerico e al tempo stesso non riporta sufficienti informazioni nel caso in cui autore e anno di pubblicazione risultino essenziali per la comprensione della citazione. Lo schema autore-titolo si usa esclusivamente nei documenti umanistici (se nel testo si cita un’opera, una nota corrispondente ne fornisce il riferimento): questo schema dà al lettore la comodità di sapere subito a quale opera ci si riferisce, ma ha lo svantaggio di affollare la pagina di note, faticose da leggere.
Quindi, nei documenti scientifici lo stile più indicato è, spesso, quello numerico (che è il più compatto). Nei documenti umanistici è meglio usare lo stile autore-anno, che però non si può usare sempre; in questo caso bisogna ripiegare sullo stile alfabetico o su quello autore-titolo.
Quindi dire al lettore “usa sempre lo stile autore-anno” è, a mio giudizio, sbagliato. Sono d’accordo invece se si dice che è “meglio usare lo stile autore-anno tutte le volte che si può”. Se si opta per lo stile autore-anno, credo che quello di Ivan (quando sarà ultimato, ma è ormai questione di qualche ritocco) sarà migliore di quello predefinto di biblatex!
2 Lo stile è una questione di gusti
La tipografia è sia arte sia scienza (Bringhurst dice che è più arte che scienza).
Chiedo scusa per la seguente divagazione epistemologica da quattro soldi, ma a me pare che nelle questioni scientifiche si possa e si debba arrivare a una soluzione condivisa: domande come “i numeri primi sono finiti o infiniti?” o “la velocità di caduta dei gravi nel vuoto è proporzionale al loro peso oppure no?” hanno una risposta condivisa. Sostenere che i numeri primi sono finiti o che la velocità di caduta nei gravi nel vuoto è proporzionale al peso è, semplicemente, sbagliato.
Invece, le questioni stilistiche sono diverse: lì, per definizione, non c’è uno stile giusto e uno sbagliato, ma uno stile che alcuni trovano gradevole e altri magari no. È una questione di gusti, appunto. E i gusti, in ultima analisi, non sono “giusti” o “sbagliati”.
3 Che ruolo devono avere le autorità nelle questioni di stile?
In questo intervento, ho citato Eco e Bringhurst come autorità in materia di stile. Pierfranco osserva giustamente che il ricorso all’autorità è pericoloso, perché tronca ogni discussione in modo dogmatico (e porta l’esempio dell’Ipse dixit medievale). Sono d’accordo con lui, naturalmente.
Tuttavia, sono anche convinto dell’importanza delle autorità, ma a una condizione ben precisa: che siano il punto di partenza di un discorso, e non la fine!
Vogliamo decidere se è meglio scrivere “ArsTeXnica 8” o “ArsTeXnica (8)” o ancora “ArsTeXnica, 8”? Io procederei così: vediamo cosa fanno gli stili più autorevoli e diffusi (BibTeX, biblatex, amsplain, Chicago, Harvard, AsrteXnica…) e partiamo da lì, esaminando pro e contro, senza sentirci vincolati ad uniformarci a nessuna di queste autorità, ma semplicemente traendone spunto.
4 Lo stile bibliografico è spesso imposto dall’editore
Addirittura, spesso non si è nelle condizioni di scegliere lo stile, ma ci si deve uniformare alle scelte del proprio editore (e questo non è detto che sia sempre un male, anzi: pensiamo a una rivista con tanti contributi di autori diversi, lì è importanto scegliere uno stile omogeneo per tutti). LaTeX qui è eccezionale, perché (come Enrico ha ribadito in occasione del meeting) consente di scrivere un documento in modo indipendente dallo stile bibliografico adottato. Se serve cambiare stile, basta correggere la riga
`\usepackage[style=…]{biblatex}`
e (idealmente) non c’è bisogno di fare altro.Ciao,
L.
::Credo di non aver capito nemmeno un solo comando del codice che mi hai fatto inserire 🙂 ma tant’è!!
Neanch’io ci capisco molto, ho solo copiato quelle righe dal file di classe modificando la riga che andava cambiata.
Ancora una piccola cosa: inserisce l’interruziuone di pagina prima della bibliografia, mi puoi aiutare su questo?
Davvero? Non dorebbe, visto che così la bilbiografia è una semplice subsection. Esempio minimo, per favore.
In pratica non è un elenco di citazioni, e quindi in realtà non è nemmeno una bibliografia; semplicemente è come se, nella relazione, dopo aver spiegato di cosa mi occuperò durante la ricerca, devo scrivere un elenco di pubblicazioni che si occupano dell’argomento (cioè il titolo del paragrafo potrebbe essere “pubblicazioni che si occupano dell’argomento”).
No, non mi convince. Se quel paragrafo contiene esclusivamente riferimenti bibliografici, allora è una bibliografia, e va in fondo, magari in una sezione tutta per sé.
Ciao,
L.
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