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Io insisto che questo modo di procedere è inaccettabile: le colonne di una tabella devono avere la loro larghezza, non una stabilita in modo forzatamente arbitrario. Se xtab non permette tabelle lunghe con le stesse larghezze di colonna su pagine diverse, la risposta è una sola: non usarlo e preferire longtable che questo problema non ce l’ha (ed è migliore anche sotto altri aspetti).
Ciao Enrico, sono a venuto a conoscenza per la prima volta della possibilità di ripartire una tabella su più pagine con LaTeX dall’articolo di Mori sulle tabelle (su ArsTeXnica), in cui si menzionava il pacchetto supertabular. Poi, nel forum sono a venuto a conoscenza di xtab, che ne è uno sviluppo, e di longtable. Alla fine (ma che fine non è, come vedrai subito!), ho (avevo) optato per xtab: è più recente -pensavo- (longtable è del 1996, xtab del 2008) e anche più configurabile (per esempio, con xtab si possono impostare intestazione e piede iniziale, normale e finale, mentre longtable ha solo l’intestazione iniziale e normale e il piede normale e finale).
Però la mia esperienza nel comporre tabelle con xtab non è stata positiva: il pacchetto fa fatica a spezzare nel punto giusto una tabella neppure troppo lunga, e per avere un risultato appena decente bisogna intervenire manualmente. In definitiva, una gran perdita di tempo. Nei mesi scorsi, ho visto che consigliavi longtable, ma per pigrizia non l’avevo considerato.
Ieri pomeriggio, finalmente, ho ascoltato il tuo consiglio. Ho provato longtable, trovandolo decisamente migliore di xtab.
Ho ache riscritto completamente il mio articolino:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/TabelleRipartite.pdf
Non ce ne sarebbe stato bisogno, visto che longtable è spiegato sulla tua Breve guida (e l’articolo ne è ora un semi-plagio). Però i miei lavori (guide comprese!) sono solo appunti, senza alcuna pretesa di originalità: servono prima di tutto a me per fissare quello che man mano imparo usando LaTeX. Poi li metto a disposizione di tutti, e se qualcuno li trova utili, meglio! 😉
Ovviamente, mi piacerebbe che “qualcuno” desse un’occhiata al lavoro. In particolare, avrei bisogno di una conferma sul seguente passo, che vorrei inserire nella prossima versione dell’Arte, che (ancora) consiglia xtab.
L’ambiente longtable si comporta come il normale tabular, ma controlla le dimensioni in altezza della tabella ad ogni riga: se queste dimensioni superano quelle dell’intera pagina, vengono inseriti automaticamente il contenuto opzionale del piede e il comando \end{tabular}, e la tabella viene fatta continuare su una nuova pagina inserendo il contenuto opzionale dell’intestazione. Il piede può essere usato per scrivere alla fine di ogni pagina in cui è presente la tabella l’indicazione “continua nella prossima pagina” (o “si conclude dalla pagina precedente”), mentre l’intestazione permette di scrivere l’indicazione “continua dalla pagina precedente”.
Grazie mille,
L.
::Innanzitutto vi ringrazio per le celeri risposte. Ho provato a usare al posto dell pachetto xtab, quello da voi consigliato: longtable; in questa maniera il problema relativo alla larghezza è stato superato. Permangono invece gli altri problemi: la tabella non continua alla pagina successiva ma viene interrotta sull’unica pagina che viene riempita, e termina esattamente al limite inferiore della pagina.
In realtà non è che ti abbia consigliato longtable, che peraltro conosco solo di fama. Come ti dicevo, per risolvere il problema della larghezza (sempre ammesso che sia un problema), basta usare delle colonne di tipo p. Qualcosa come
`\begin{xtabular}{p{0.4\textwidth} p{0.4\textwidth}}`
Ciao,
L.
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Grazie a Gianni e Tommaso per le giuste segnalazioni: domani metto in linea la versione corretta.Questa discussione potrebbe essere accorpata al topic “ufficiale” della guida:
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=4188&start=210Grazie ancora,
L.
::Ciao.
Occhio che xtab non mantiene uniforme la larghezza della tabella da una pagina a quella successiva.
Questo problema non si presenta usando longtab.Ciao Tommaso, hai ragione, anche se penso che si tratti di un problema (una caratteristica?) facilmente rimediabile, per esempio definendo colonne di tipo p.
Pittosto, la mia esperienza con xtab non è stata del tutto positiva per un altro problema: le tabelle con xtab a volte non arrivano fino alla fine della pagina, ma si interrompono (molto) prima, anche se ci sarebbe spazio per (tante) altre righe. Anche la tabella del mio articolo ha quel problema, anche se in forma abbastanza lieve: lì non si nota molto, ma altre volte si nota, e il risultato finale è inaccettabile.
Ciao,
L.
::ho bisogno di generare una tabella che è troppo grande per rientrare in un’unica pagina; ho scoperto che per risolvere il mio problema bisogna includere il pacchetto xtab. Poi vado a creare la suddetta tabella e il cosice che scrico è :
`\begin{table}[h!]
\begin{center}
\begin{xtabular}{|c||c|c|c|}
\hline \hline
[…]`Il risultato che ottengo è pessimo; prima che sia conclusa la prima pagina la tabella inizia a modificarsi come larghezza; poi termina esattamente a fine pagina senza lasciare neppure un millimetro libero dal fondo e non riprende a pagina successiva. Inoltre non viene neanche posizionata nel punto del testo in cui l’avevo inserita (avevo letto che a differenza di tabular, xtabular presentava questa caratteristica).
Scusate se la domanda è cretina, ma non sono un esperto di latex.Ci sono parecche cose che non vanno.
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Se la tabella è troppo grande, esistono diversi modi per affrontare il problema (li trovi descritti nell’Arte, quassù, con dovizia di esempi). Spezzarla su più pagine è uno di questi metodi. Personalmente, lo farei solo se gli altri sono davvero impraticabili.
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Se hai deciso di ripartire una tabella su più pagine, esistono diversi pacchetti: xtab è uno di questi, ma ne estono anche altri, come ad esempio longtable.
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Se usi xtab e inserisci una tabella con xtabular, di sicuro questa non va messa dentro un ambiente table. Le tabelle dentro l’ambiente table sono mobili, quelle create con xtab no.
Per il resto, ti rimando a questo articolo:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/TabelleRipartite.pdfIn base alla mia (scarsa) esperienza, per avere un buon risultato sono inevitabili svariati tentativi manuali (segui la procedura descritta nell’articolo).
Ci sono anche altre cose. Per esempio, per ottenere una didascalia in corpo piccolo, non si fa così:
`\caption{\small{Bacini idrici 'A' e 'B' nel territorio italiano}} `
Anche i filetti verticali e quelli doppi sono da togliere.Trovi tutto spiegato nel paragrafo sulle tabelle, qui:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfCiao,
L.
::XeLaTeX! XeLaTeX! XeLaTeX! . . .
Ricordo di aver letto un articolo in proposito in uno degli scorsi numeri di AsrTeXnica. Quando però ho letto che è (era?) incompatibile con babel, ho lasciato stare. Ad ogni modo, qualsiasi sia il nome (meglio LaTeX di pdfLaTeX o XeLaTeX; questi ultimi sembrano dei rebus!), mi piacerebbe che di LaTeX ce ne fosse uno solo.
Ciao,
L.
::D’accordissimo 🙂 non volevo dire di non caricare textcomp. Dicevo solo che sottolineare il fatto che il carattere sia cercabile non era fondamentale. Tipo: “usate textcomp per scrivere i gradi e molti altri simboletti utili (tab 11.9 di GuidaGuIT)” (le altre cose positive che ne derivano, tra cui la cercabilità potrebbero essere sottaciute).
Forse è così, ma se omettessi l’accenno alla possibilità offerta da textcomp di ricercare il simbolo ° nel documento finale, la frase resterebbe monca: non si capirebbe più perché caricare quel pacchetto.
Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp.
Perché? 🙄 Meglio invece
Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp, che rende possibile la ricerca del simbolo ° nel documento finale.
Sull’utilità degli altri simboli offerti da textcomp non mi pronuncio (non ne ho mai avuto bisogno). Di sicuro, un’occhiata alla Comprehensive List mostra lo sbalorditivo numero di glifi che si possono inserire in un documento LaTeX.
Ciao,
L.
::Con TeX Live 2009, pdftex in modalità PDF è in grado di fare la conversione degli EPS al volo, facendo girare automaticamente epstopdf. L’utente deve solo includere l’immagine, senza specificare altro.
Quindi, se si dispone del file immagine.eps, il seguente codice
`
\documentclass{article}
\usepackage{graphicx}
\begin{document}
\includegraphics{immagine}
\end{document}
`
può essere compilato sia con latex che con pdflatex. Comodo, no?Comodo, certo. Ancora più comodo sarebbe disporre di un solo programma per compilare i documenti, con queste caratteristiche:
1. il programma produce un output in PDF
2. è in grado di includere immagini in formato PDF, JPG, PNG e EPS.
3. il programma permette la ricerca dirette e inversa su tutte le piattaforme.
Non ho mai capito la motivazione logica di disporre di due programmi parzialmente incompatibili per fare essenzialmente la stessa cosa. Spero che prima o poi avremo un solo compilatore LaTeX: ne guadagnerebbero semplicità e chiarezza, a vantaggio sopratutto di chi si avvina a LaTeX per la prima volta. (Se penso alle acrobazie che era necessario fare prima del 1994 per inserire le lettere accentate da tastiera, mi dico che è solo questione di tempo…)Ciao,
L..
13 Luglio 2009 alle 6:22 in risposta a: Classic Thesis – Numeri di pagina nell’indice allineati #35468::Buongiorno,
è possibile configurare lo stile Classic Thesis in modo da avere i numeri di pagina nell’indice allineati a destra?In teoria si potrebbe fare, ma è decisamente sconsigliabile: se vuoi i numeri di pagina allineati a destra, non è di ClassicThesis che hai bisogno! I numeri di pagina definiti così sono uno delle caratteristiche centrali dello stile.
Ciao,
L.
::il fatto che sia cercabile nel documento diciamo che è abbastanza irrilevante per un utente finale. Secondo me stona un po’.
Non sono d’accordo su questo. Anche se stiamo parlando di finezze, un utente potrebbe cercare il simbolo di ° in un PDF creato con LaTeX; non trovarlo potrebbe essere una (piccola) seccatura, o comunque una fonte di perplessità. Il caricamento di textcomp risolve il problemino. Dunque: si carichi textcomp ogni volta che si devono inserire dei gradi (Celsius o sessagesimali), e amen.
Aggiungo solo che: siunitx è certamente un ottimo pacchetto, completo, etc, il cui utilizzo merita di essere consigliato, ma (e ancora penso alla povera zanzara) qualora non ci sia necessità di scrivere molte udm e comunque ci si accontenti di comporle con il metodo “veloce”
`\SI{23.4}{s^{-2}} `
lo stesso identico risultato può essere ottenuto con
`23.4\unit{s^{-2}} `
avendo caricato il pacchetto babel con l’opzione italian, risparmiandosi un paio di graffe ed un ‘usepackage’ .C’è del vero in quello che scrivi (e infatti nell’Impaziente non menziono neppure il pacchetto siunitx). Però, una volta fattaci l’abitudine, siunitx può essere utile. Innanzitutto perché consente, se lo si desidera, di cambiare convenzione tipografica con un’unica modifica nel preambolo, evitando di modificare una per una le unità di misura. Poi, perché si occupa da solo di inserire le spaziature corrette. Ancora, perché può aiutare l’utente ad evitare errori: ricordo un mio professore all’università che per indicare i gradi Kelvin usava talvolta il simbolo (scorretto) °K (con il tondino). Usare
`\kelvin`
oppure
`\celsius`
aiuta ad evitare sviste di questo genere. Fra l’altro, la sintassi di siunitx è più semplice di quella del “vecchio” SIunits. In ultimo, usare siuntix è in linea con un principio di base che ispira l’Arte, ovvero quello di privilegiare le soluzioni “a più alto livello” rispetto a quelle manuali o meno specializzate.L’importante è che la guida suggerisca la soluzione migliore.[
Proprio così. Per le ragioni viste, credo che la soluzione migliore, per un utente che mira ad una composizione “d’arte”, sia usare in coppia siunitx e textcomp.
Alla prossima, e scusate, ancora una volta, il disturbo…
Scherzi? Non ci avevo fatto caso prima, ma il problema che hai sollevato (l’impossibiltà di cercare il simbolo di ° in un PDF creato con LaTeX senza textcomp) è reale: sul mio Mac succede così. Ora quel passo dell’Arte è più completo. Grazie a te per aver sollevato il problema, ad Enrico per averlo sviscerato nei minimi dettagli e a Francesco per aver indicato subito la soluzione.
Ora un’altra questione. Mi scrive Daniele, utente all’inizio della sua avventura con LaTeX:
Non sapevo che nelle tabelle non fossero da disegnare le righe verticali… e me ne domandavo la ragione!
In effetti, fino ad ora mi ero limitato a presentare le regole generali che è opportuno seguire nella composizione delle tabelle (niente righe verticali, usare il minor numero possibile di filetti orizzontali, …), senza neppure accennare alla loro motivazione. Il dubbio di Daniele è legittimo, anche se credo che la domanda andrebbe rovesciata: non si tratta di capire perché le tabelle ben composte abbiano “così pochi” filetti, quanto piuttosto di comprendere perché quelle mal composte ne abbiano così tanti. La causa è, naturalmente, dovuta alla (pessima) abitudine di comporre le tabelle come se fossero fogli elettronici. In un foglio elettronico ci sono le celle (che lì hanno il loro perché), ma una tabella ben composta è un’altra cosa. Ho appena aggiornato l’Arte, accennando alla cosa (pagina 76):
Così vuole la tradizione tipografica, che contrasta con l’(ab)uso, purtroppo diffuso negli ultimi tempi, di comporre le tabelle come se fossero parti di un foglio elettronico. Per capire l’importanza del rispetto delle regole generali si confrontino le tabelle 8 e 9.
Spero di aver reso ora quell’affermazione un po’ meno “dogmatica”.
Alla prossima,
L.
::E dunque, in sintesi, che si deve fare per scrivere correttamente i gradi?
Spero, fare quello che c’è scritto a pag. 133 dell’Arte, appena aggiornata: in sintesi, usare i comandi \ang, celsius e \degree del pacchetto siunitx, caricando anche il pacchetto textcomp per rendere possibile la ricerca del simbolo ° nel PDF finale.
Ciao,
L.
::Che cosa intendi?
La mia paura, che evidentemente nasce(va) dall’aver mal interpretato le tue parole, era che il caricamento di textcomp avesse effetto su tutti i font del documento, cambiandoli; un po’ come succede, per intenderci, quando si carica un pacchetto come txfonts. Invece ora mi hai spiegato che il pacchetto textcomp ha effetto solo sui “suoi” simbol: in altre parole, per capirci, è analogo al pacchetto eurosym, che definisce una macro per l’euro, ma che non ha alcun effetto sul resto.
Grazie ancora,
L.
::Non l’ho visto, ma faccio qualche commento. Il pacchetto textcomp fa parte della distribuzione base da un certo numero di anni e dà accesso a una codifica in output chiamata TS1 (Text Symbols 1); i font scelti di default sono i TC di Jörg Knappen, compagni degli EC, naturalmente. Saranno usati i Type1 se l’installazione ha i CMSuper; i Latin Modern hanno la loro versione.
L’unico effetto collaterale di textcomp è che si ha a disposizione il comando \texteuro il quale produce una versione raccapricciante del simbolo della moneta.
Se quest’ultima osservazione mi rassicura, la prima mi spaventa. Caricando il pacchetto textcomp cambia la codifica dei font di tutto il documento? 😯 Faccio presente che quest’ultima versione dell’Arte è stata ottenuta caricando, per la prima volta, textcomp; non ho osservato cambiamenti nel PDF, fatta eccezione, appunto, per il circoletto del grado. Ho visto giusto? Che cosa sono poi questi font TC (a proposito, che significa l’acronimo)? In definitiva, Enrico, consiglieresti il caricamento di textcomp, per risolvere la faccenda del °? Il fatto è che non vorrei usare un cannone per uccidere una fastidiosa zanzara…
Grazie mille,
L.
::Lo stile palinnat di natbib mi va bene, però volevo modificare lo della bibliografia:
1- Gli autori in maiuscoletto (come nello stile acm di bibtex)
2- Il cognome degli autori prima delle iniziali del nome (da “J. D. Tizio” a “Tizio J. D.”)Il mio classc.bst fa entrambe queste cose. Cercalo sul mio sito.
Ultima domanda:
Ho costruito uno stile personalizzato tramite makebst.tex e rispondendo a tutte le domande e infine lanciando il job. Ora dove devo posizionare il file .bst che ho ottenuto?Cerca “albero personale” nell’Arte (quassù).
Ciao,
L.
::
Ciao a tutti, innanzitutto ringrazio Francesco “bubbles1984” Agosti per avermi fatto notare il problema.Inizio con una considerazione di ordine generale. Se un utente ha bisogno di inserire il simbolo ° in un suo lavoro, verosimilmente è perché ha bisogno di inserire la misura di un angolo (in gradi sessagesimali) oppure una temperatura (in gradi Celsius). Più raramente (per non dire quasi mai), avrà bisogno di inserire in simbolo ° da solo. In ogni caso, piuttosto che inserire il simbolo direttamente ° da tastiera, consiglierei senz’altro all’utente di caricare il pacchetto siunitx e di usare i comadi \ang, celsius e \degree: in questo modo, fra l’altro, il pacchetto si occupa automaticamente di impostare le spaziature corrette.
Francesco fa notare due problemi: l’inserimento del simbolo ° direttamente da tastiera e la ricerca del simbolo nel documento finale. Ho provato sul mio Mac e non ho trovato alcuna difficoltà a inserire il carattere ° da tastiera (scelta che peraltro sconsiglierei, per le regioni che ho detto): con la codifica latin1, riesco benissimo a farlo. Per quanto riguarda la possibilità di cercare il °, invece, confermo il problema: il simbolo che ottengo non è cercabile nel PDF finale (ho provato con Anteprima, Skim e Adobe Reader). Il problema si risolve caricando il pacchetto textcomp (grazie a Francesco Biccari per averlo fatto presente): il simbolo ° viene composto in modo leggermente diverso (il tondino è un pochino più piccolo) e, ciò che più conta, è cercabile nel PDF finale.
Ho appena aggiornato l’Arte, sulla base di quanto emerso (pag. 133).
Tutti i precedenti comandi funzionano sia in modo testuale sia in modo matematico. Per inserire i gradi Celsius o sessagesimali è consigliabile caricare anche il pacchetto textcomp, che rende possibile la ricerca del simbolo ° nel documento finale.
Già che c’ero, ho completamente rivisto gli esempi di siunitx, con l’obiettivo di rendere il tutto più chiaro.
Che ve ne pare?
Mi restano un paio di domande:
1. Davvero può capitare di non poter inserire il simbolo ° da tastiera? Se è così, potrebbe essere il caso di aggiungere una nota d’avvertimento.
2. Che cosa combina il pacchetto textcomp? Ci sono possibili effetti collaterali caricandolo?Rispetto a ieri, mi sono perso gli ultimi interventi di Enrico e Francesco (ora me li studio per benino). Tuttavia, da quello che ho capito, il caricamento di siunitx (con textcomp) consente di evitare soluzioni TeXnicamente complicate, che cercheri di evitare, se possibile: come sapete, ho l’obiettivo di presentare le cose il più semplici possibili…
Grazie mille,
L.
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