lorenzo.pantieri

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  • in risposta a: \looseness vs \enlargethispage #33727
    lorenzo.pantieri
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      Dicevo proprio della sintassi TeX. Un esempio di come scrivere il capoverso da massaggiare con \looseness, con l’osservazione sulla posizione in cui mettere il comando.

      Ho aggiunto qualche parola a quel passo. La nuova versione:

      Se il capoverso è sufficientemente esteso, LaTeX è in grado di comporlo adeguatamente, accorciandolo di una riga. Il comando \looseness va dato all’inizio del capoverso da modificare, senza lasciare alcuna riga vuota fra il comando e il testo del capoverso, nel modo seguente:
      `\dots Qui finisce un capoverso.

      \looseness=-1
      Qui ne comincia un altro, che \LaTeX{} cercherà di comporre usando
      una riga in meno della sua lunghezza ‘‘naturale’’. \dots`
      Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga ai capoversi successivi (che vengono composti con parametro \looseness=0).

      Al solito, se ci sono altre modifiche da fare, sono qui.

      Grazie ancora,
      Lorenzo

      in risposta a: [OT] Lingua italiana: la “d” eufonica #34118
      lorenzo.pantieri
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        Da uno che viene dalla regione patria “del gnocco fritto” proprio non me l’aspettavo. Ma tu sei romagnolo, quindi forse di quella pietanza non ti curi. 😀

        Quando ero piccolo, mia madre, maestra elementare, mi insegnava le regole: “insieme con, assieme a”; “a rovescio, alla rovescia”; “non si comincia mai una frase con ma”. Eccetera. Può darsi che alcune di queste regole siano ora obsolete, ed è stato solo con gli anni che ho capito quanto “convenzionali”, in fondo, siano. Ah, come osservi, in Romagna gli gnocchi non li friggiamo! 😉

        Ciao,
        L.

        in risposta a: [OT] Lingua italiana: la “d” eufonica #34116
        lorenzo.pantieri
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          Non linguista, bensì feroce avversario della “d” eufonica, impostaci da grammatiche antiquate alle scuole elementari. Poi succede che, scrivendo, ci si faccia condizionare da quegli insegnamenti, avvenuti quando il cervello era in fase molto plastica, e si arrivi a obbrobri come un “od ad uno” che mi capitò di leggere.

          “Ad esso/i/a/e” mi pare orrido. “Ad opera” e “ad oggi” sono burocratici, “ad uso” è inqualificabile. 🙂 “Ad esempio” è stato bandito dalle mie espressioni con decreto di qualche anno fa.

          Purtroppo i toscani non sono capaci di pronunciare certi incontri di fonemi e hanno imposto al resto d’Italia la loro incapacità. 🙂 Eppure lingue come il tedesco ci dimostrano che incontri di vocali o consonanti “strani” non hanno alcuna difficoltà di pronuncia, basta un pizzico di allenamento. Dov’è la difficoltà di dire “un s-ciopo”? (Il trattino indica che non si deve usare il suono š, una trascrizione “fonetica” sarebbe “unsčopo”, in italiano “un fucile”). Eppure i toscani pronunciano “scervellato” con il suono “š”. 🙄

          Si potrebbe ampliare con le questioni sugli articoli davanti a parole “straniere”: “pneumatico”, per esempio. Io trovo che pronunciare “gli pneumatici” sia molto più complicato che “il pneumatico”. Ma se decidiamo che si dice “lo pneumatico”, quale legge suprema impone l’uso di “gli”? Se la questione è eufonica, si dica “lo pneumatico” e “i pneumatici”. Per finire, “i gnocchi” li mangio, “gli gnocchi” no. 😀 Influenze regionali? Forse. In veneto l’articolo è “el/i”, davanti a qualsiasi parola.

          Grazie mille per il delizioso intervento, Enrico. “Ad esempio” è bruttino, finora lo usavo per non ripetere sempre “per esempio”, ma ora vedrò di adeguarmi al decreto… 😉

          Quando il mio cervello era in una fase molto plastica, mi pare di ricordare di aver imparato che il plurale di “il” è “i” (“il cane, i cani”), mentre il plurale di “lo” è “gli” (“lo zoppo, gli zoppi”), ma può darsi benissimo che questa “regola” sia arbitraria o superata (o che io la ricordi male). Ciò non toglie che “i gnocchi” mi risultino piuttosto indigesti, scritti così…

          Grazie ancora,
          L.

          in risposta a: \looseness vs \enlargethispage #33725
          lorenzo.pantieri
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            Forse è meglio aggiungere qualche parola su come specificare il valore; l’esempio c’è, ma con poco commento:
            `… fine del capoverso precedente.

            \looseness=x
            Testo del capoverso …`
            è il modo più semplice per avere ciò che si vuole. Naturalmente senza lasciare righe vuote fra \loosenes=x e il testo, ça va sans dire.

            Innanzitutto chiedo scusa per il terribile ritardo cui cui rispondo. 😳 Enrico, quando dici che “forse è meglio aggiungere [all’Arte] qualche parola su come specificare il valore, ti riferisci all’opportunità di aggiungere una precisazione che specifichi che non vanno lasciate righe vuote tra \looseness e il testo?

            Oppure, intendi dire che bisognerebbe dire anche come allungare/accorciare il capoverso di un numero di righe diverso da uno? In quest’ultimo caso la precisazione non mi sembra molto opportuna: allungare il capoverso di due (o più) righe è una prassi che non mi sento di consigliare…

            Evidentemente, qualcosa mi sfugge!

            Grazie mille,
            L.

            in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23185
            lorenzo.pantieri
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              Caro Lorenzo,

              nella tua splendida guida menzioni il pacchetto showkeys.
              Usandolo mi sono accorto che è incompatibile con hyperref, problema già trattato nel forum.

              Ho dato un’occhiata ai pacchetti presenti sul CTAN con funzionalità analoghe.
              Il pacchetto showlabels mi sembra più aggiornato e potente di tutti gli altri.
              Inoltre rimane compatibile con hyperref. Forse potresti citarlo al posto di showkeys.
              Importante: va caricato dopo tutti gli altri pacchetti anche dopo hyperref.

              Molto interessante: correggo nella prossima versione.

              Grazie mille,
              Lorenzo

              in risposta a: Consiglio sulla spaziatura #34104
              lorenzo.pantieri
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                Ho l’impressione che il mio documento non abbia una buona spaziatura tra i caratteri.
                Più precisamente mi sembra che le linee delle frazioni scritte con \frac e con una sola cifra a numeratore e denominatore siano corte, che certe parentesi siano un po’ attaccate e che certi esponenti siano un po’ troppo vicini alle loro basi.
                Questo è il mio preambolo:
                `\usepackage{amsfonts,amsmath,amsthm,mathrsfs,pxfonts,enumitem}`

                Prova a caricare
                `\usepackage{mathpazo}
                \usepackage[scaled=.95]{helvet}
                \usepackage{courier}
                `
                al posto di pxfonts.

                Ciao,
                L.

                in risposta a: “LaTeX per l’impaziente” #26486
                lorenzo.pantieri
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                  Ciao a tutti, di seguito riporto i cambiamenti relativi alla versione di giugno 2009.

                  1. Nel documento ho eliminato le “d” eufoniche superflue.

                  2. A pagina 10, TeXmaker -> Texmaker. 🙁

                  3. A pagina 11, ho riformulato il paragrafo sull’installazione di TeX Live per Linux.

                  4. A pagina 24:

                  La TeX Live Utility, inclusa nell’archivio MacTeXtras (http://tug.org/mactex/mactextras.html), è l’interfaccia grafica consigliata agli utenti Mac per installare e aggiornare i pacchetti (richiede Mac OS X 10.5).

                  La precisazione “richiede Mac OS X 10.5” mancava, nella versione precedente.

                  5. A pagina 26 viene consigliato il pacchetto showlabels al posto di showkeys.

                  6. A pagina 94, nel paragrafo sui diagrammi commutativi, al posto del pacchetto kuvio (obsoleto) vengono consigliati i pacchetti PSTricks e Xy-pic.

                  7. Nella bibliografia, ho aggiornato l’anno di edizione (2009) della guida del Prof. Beccari.

                  Ciao,
                  L.

                  in risposta a: CV e XeLaTeX #34017
                  lorenzo.pantieri
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                    Aggiungo: avendo visto i link che proponi, dovresti fare più attenzione alla differenza tra LaTeX e XeLaTeX.
                    Non puoi scrivere ‘Writing Your Professional CV with LaTeX’ quando poi il codice contiene delle istruzioni per XeLaTeX.

                    Ancora meglio: il nostro amico potrebbe proporre un codice valido anche per LaTeX (magari usando font alternativi): XeLaTeX non ce l’hanno tutti!

                    Ciao,
                    L.

                    in risposta a: CV e XeLaTeX #34015
                    lorenzo.pantieri
                    Partecipante
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                      Quello che è venuto fuori, almeno per lui, era soddisfacente…ho postato il risultato qui.

                      Davvero notevole, complimenti.

                      Pensate che questo possa essere utile alla comunità LaTeX […]?

                      Sì, aspettiamo il tuo codice.

                      Ciao,
                      L.

                      in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23182
                      lorenzo.pantieri
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                        Mi è capitato di usare \abs su un termine frazionario, quindi più alto di un normale carattere, ma il comando mi ha restituito due barre verticali abbastanza piccole, alte appunto un carattere, che non sono belle a vedersi.

                        Ops! L’utilità di definire comandi come \abs e \norma caricando il pacchetto mathtools sta (anche) nella possibilità di adoperare le loro varianti asterisco. Ho appena aggionato l’Arte, riformulando il paragrafo sul valore assoluto e la norma, con l’obiettivo di rimediare alla dimenticanza.

                        Per il valore assoluto e la norma è conveniente caricare il pacchetto mathtools e definire due appositi comandi, scrivendo nel preambolo:
                        `\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
                        \DeclarePairedDelimiter{\norma}{\lVert}{\rVert} `
                        I comandi \abs e \norma si usano nel modo seguente:
                        `\[
                        \sum_{n=0}^{+\infty}z^n=
                        \frac{1}{1-z} \quad
                        \text{per $\abs{z}<1$.}
                        \]
                        `
                        `\[
                        \norma{x}=
                        \sqrt{x_1^2+\dots+x_n^2}
                        \]
                        `
                        Le varianti asterisco dei comandi appena definiti producono delimitatori ad altezza variabile:
                        `\[
                        \abs*{\frac{a}{b}} \qquad
                        \norma*{\frac{u}{\lambda}}
                        \]
                        `
                        Si può anche usare il parametro opzionale dei comandi \abs e \norma per impostare manualmente la grandezza dei delimitatori, nei casi in cui la grandezza “automatica” non sia ottimale. Si confronti ad esempio:
                        `\[
                        \abs[\bigg]{\sum_{i=1}^{n}x_i}
                        \qquad
                        \abs*{\sum_{i=1}^{n}x_i}
                        \]
                        `
                        Nel primo caso vengono dei delimitatori (leggermente) migliori.

                        Che te ne pare?

                        Ciao e grazie,
                        L.

                        in risposta a: Problema con ClassicThesis #33913
                        lorenzo.pantieri
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                          Scusami, mi sono dimenticato dell’opzione nochapters. Prova:
                          `\documentclass{scrartcl}
                          \usepackage{lipsum}
                          \usepackage[nochapters]{classicthesis}
                          \usepackage[nochapters]{classicthesis-ldpkg}
                          \begin{document}
                          \lipsum
                          \end{document}`
                          Ciao,
                          L.

                          in risposta a: \looseness vs \enlargethispage #33722
                          lorenzo.pantieri
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                            Ricapitoliamo. La frase in discussione (tratta dal paragrafo sulla revisione finale dell’Arte di maggio) era (è) questa:

                            Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga.

                            Questa frase, che ha tratto in inganno Carlo, è giusta o sbagliata? Carlo non ha tutti i torti: allungando (o accorciando) un capoverso che si trova a pagina 1 di un documento di 500 pagine, può succedere, al limite, che tutti i capoversi successivi vengano spostati (anche se restano composti con la loro lunghezza “naturale”), quindi, a rigore, l’effetto di quell’unico, iniziale \looseness si è propagato per tutto il documento. 🙄

                            Naturalmente, il senso della frase non era quello: si voleva (e si vuole) semplicemente dire che, ai fini dell’allungamento/accorciamento, il comando \looseness ha effetto solo nel relativo capoverso. Ho cercato di specificare meglio il concetto così (è la versione che ora si trova nell’Arte di giugno):

                            Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga ai capoversi successivi (che vengono composti con parametro \looseness=0).

                            Ora penso che il concetto sia più chiaro, ma l’ambiguità osservata da Carlo rimane. Per essere irreprensibili, forse bisognerebbe scrivere così:

                            Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare: i capoversi successivi (a meno che non venga specificato diversamente) vengono composti con la loro lunghezza “naturale” (con parametro \looseness=0).

                            Si noti la precisazione “a meno che non venga specificato diversamente”: forse la si potrebbe semplicemente sottindendere, ma, come abbiamo appena visto, i sottointesi possono generare confusione… L’ultima frase, certo la più rigorosa di quelle scritte, è forse un po’ pignola (anche per i miei gusti che un po’ pignoli sono…), mentre quella di adesso (l’effetto del comando non si propaga ai capoversi successivi, che vengono composti con \looseness=0″), meno rigorosa, è più suggestiva

                            Un bel problemino didattico, insomma. 🙄

                            Ciao,
                            L.

                            in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23173
                            lorenzo.pantieri
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                              ti segnalo due piccole sviste:

                                – a pagina 55: “Il trattino breve si si […]”;
                                – a pagina 90, penultima riga: “alle righe spari […]”.

                              Corretto. Grazie per la segnalazione, Antonio.

                              Grazie per l’Arte di giugno.

                              A questo proposito, visto che i punti su cui sono intervenuto sono tanti, anche se sono un po’ in anticipo sui tempi riporto, di seguito, i cambiamenti relativi alla prossima versione di giugno 2009 (scaricabile fin d’ora).

                              http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf

                              1. A pagina 16, ho riformulato il paragrafo sull’installazione di TeX Live per Linux.

                              2. A pagina 69, ho riformulato il paragrafo sugli acronimi e i glossari, consigliando, fra l’altro, il pacchetto glossaries al posto di nomencl.

                              Talvolta è opportuno far precedere al testo del documento un glossario, ovvero un elenco degli acronimi, dei termini e delle notazioni usate. Ogni voce di un glossario è formata da un nome accompagnato da una descrizione (ed eventualmente da un simbolo associato).

                              Con LaTeX, la gestione degli acronimi può essere efficacemente relizzata con il pacchetto acronym, alla cui documentazione si rinvia il lettore; tra le altre cose, tale pacchetto genera automaticamente i riferimenti ipertestuali tra acronimi nel testo e la loro definizione all’interno dell’elenco degli acronimi.

                              Per gestire la terminologia e le notazioni adottate nel documento è utile il pacchetto glossaries, che genera gli elenchi automaticamente per mezzo del programma MakeIndex.

                              3. A pagina 72:

                              Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga ai capoversi successivi (che vengono composti con parametro \looseness=0).

                              al posto di

                              Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga.

                              4. A pagina 73 (anche attirato dall’idea monella di scrivere sulla guida l’espressione “figlio di p.”), ho riformulato il paragrafo sulle vedove e orfane:

                              In tipografia, si usa chiamare “orfana” una riga solitaria in fondo alla pagina (tipicamente, la prima riga di un capoverso) e “vedova” una riga solitaria in cima alla pagina seguente (tipicamente, l’ultima riga di un capoverso). Entrambi questi casi andrebbero evitati, ma le righe vedove sono particolarmente gravi, come testimonia la terminologia tedesca: una riga orfana si chiama Schusterjunge (“apprendista ciabattino”), mentre una riga vedova Hurenkind (“figlio di p.”). Bisogna fare in modo che ci siano almeno due righe di uno stesso capoverso sia in cima che in fondo a ogni pagina. LaTeX è già programmato per ottenere questo effetto, ma a volte può essere necessario un intervento “manuale” dell’utente.

                              5. A pagina 130, a proposito dell’ambiente proof fornito dal pacchetto amsthm, ho aggiunto la seguente nota.

                              Per sostituire la scritta “Dimostrazione” con un’altra, ad esempio “Soluzione”, è sufficiente scrivere \begin{proof}[Soluzione].

                              Ringrazio Marco Di Bello per il suggerimento.

                              6. A pagina 131, nel paragrafo sui diagrammi commutativi, al posto del pacchetto kuvio (obsoleto) vengono consigliati i pacchetti Xy-pic e PSTricks.

                              7. A pagina 157, nel paragrafo sulla personalizzazione dell’indice analitico,
                              `headings_flag 1
                              heading_prefix “\\goodbreak\\textsc{”
                              heading_suffix “}\\par\\nobreak\\vskip\\smallskipamount\\nobreak”
                              symhead_positive “Simboli”
                              symhead_negative “simboli”
                              numhead_positive “Numeri”
                              numhead_negative “numeri”`
                              al posto di
                              `headings_flag 1
                              heading_prefix “\n \\item \\textsc{”
                              heading_suffix “}”
                              symhead_positive “Simboli”
                              symhead_negative “simboli”
                              numhead_positive “Numeri”
                              numhead_negative “numeri”
                              `
                              Ringrazio il prof. Claudio Beccari avermi fatto notare la possibilità di migliorare il codice originario e il prof. Enrico Gregorio per aver fornito il nuovo codice.

                              8. A pagina 196 ho aggiunto un paragrafo sull’importanza di scrivere codici sorgenti leggibili. Ringrazio Francesco Beccari per il suo eccellente contributo.

                              9. Nella bibliografia ho aggiornato l’anno di edizione (2009) della guida del Prof. Beccari “Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX”.

                              10. Nel documento, “Xy-pic” al posto di “xypic”.

                              11. Un punto che piacerà a Tommaso. 😉 A pagina 176 ho aggiunto un paragrafo sulla “d” eufonica

                              Nella lingua italiana (parlata e scritta), la “d” eufonica è un fenomeno che implica l’aggiunta finale della lettera “d” ad alcune particelle, qualora l’incontro vocalico con parole che iniziano per vocale crei cacofonie o difficoltà di pronuncia. Nell’italiano moderno scritto, l’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato alla congiunzione “e” e alla preposizione “a”, nei casi in cui precedano parole che iniziano rispettivamente per “e” e per “a” (ad esempio “ed ecco”, “ad andare”, “ad ascoltare”), e a forme consolidate come “ad esempio”.

                              Coerentemente, nel documento ho eliminato tutte le “d” eufoniche superflue.

                              12. Qualche altra finezza qua e là.

                              Di seguito riporto quanto scrive dell’Arte il prof. Beccari (che ringrazio) nella sua “Introduzione all’arte della composizione tipografica”:

                              In italiano è appena uscito il testo di Lorenzo Pantieri dal titolo simile a questa Guida: L’arte di scrivere con LaTeX. È un’ottima Guida, anche se è ancora in elaborazione; tipograficamente parlando è molto più bella di quest Guida; l’autore, infatti, s è servito del pacchetto di estensione ClassicThesis, che modifica le prestazioni delle classi della serie KOMA Script, di cui si è già parlato, producendo un layout assai elegante e composto con font scelti con cura; al di là del contenuto, interessantissimo e ben scritto, anche lo stile tipografico può costituire un buon modello a cui ispirarsi. Invece in questa Guida si sono usati la classe standard book e i pacchetti standard in modo da mostrare quello che LaTeX può fare da solo; come si è già detto, una delle poche e piccolissime modifiche apportate è stata quella di cambiare il modo di scrivere i numeri romani minuscoli per renderli sempre con il maiuscoletto. Nel testo di Pantieri, invece, è stato cambiato praticamente tutto; il risultato è eccellente, ma per i neofiti potrebbe risultare difficile sfruttare le possibilità di ClassicThesis per ottenere le stesse bellissime pagine.

                              Buona serata a tutti voi,
                              L.

                              in risposta a: immagine con descrizione a fianco #33865
                              lorenzo.pantieri
                              Partecipante
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                                sono nuovo di questo forum, quindi spero di non aver sbagliato a mettere un nuovo topic qui.
                                il mio problema è molto semplice: vorrei creare un comando che mi permetta di mettere una immagine centralmente con affianco del testo (non caption)
                                ho provato a farlo con le minipage ma non ci sono riuscito, consigli?!?!
                                please!! 😀

                                Fossi in te, userei un’immagine mobile con una didascalia laterale: il pacchetto sidecap consente di farlo molto facilmente (nell’Arte, quassù, trovi un esempio completo di sorgente).

                                Ciao,
                                L.

                                in risposta a: Problema con ClassicThesis #33909
                                lorenzo.pantieri
                                Partecipante
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                                  Salve a tutti, sto provando un po’ ad usare il pacchetto ClassicThesis. Non appena provo a compilare il mio file, Windows mi manda l’avviso per consentire l’accesso al computer. Se acconsento il compilatore non va più avanti di un passo, se annullo chiaramente il compilatore non trova i file che richiede il codice. Non vi posto nulla circa il codice, perché correggereste il codice di L.Pantieri, visto che sto usando la sua guida su questo pacchetto.
                                  Marco.

                                  Può darsi che il problema sia in uno dei pacchetti caricati nella doc. Fossi in te, per circoscrivere il problema partirei da un file minimo.
                                  `\documentclass{scrartcl}
                                  \usepackage{lipsum}
                                  \usepackage{classicthesis}
                                  \usepackage{classicthesis-ldpkg}
                                  \begin{document}
                                  \lipsum
                                  \end{document}`
                                  Funziona?

                                  Ciao,
                                  L.

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