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AutoreRisposte
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Ciao,
premetto che sono davvero agli inizi.
Il mio problema è che a volte le figure che io immetto in una sezione, slittano dopo il titolo della sezione successiva. C’è un modo per evitarlo?
Grazie`\usepackage[section]{placeins}`
ma sei proprio sicuro di volerlo fare? LaTeX fa un lavoro splendido con gli oggetti mobili, tutto sta a caprine la filosofia. Sull’Arte (quassù) ne trovi spiegati alcuni principi: ti consiglio di darci un’occhiata, soprattutto tendo conto che sei agli inzi.Ciao e benvenuto sul forum,
L.
::Ciao a tutti.
Ho qualche problema con la configurazione di latex. Ho provato ad installarlo su windows vista, ma mi dà un errore durante la compilazione. In particolare mi richiede il file in tex\generic\hypen\ithyph.tex. Ho provato anche a cercare il singolo file in rete e l’ho piazzato nella directory, ma dà ancora errore.
Non sono un esperto, quindi se avete una soluzione cercate di spiegarmelo in maniera più semplice possibile. Grazie.Che distribuzione hai usato? Hai letto le indicazioni sull’Arte (quassù)? Qual è esattamente l’errore che ottieni?
Ciao,
L.
::Un altro amico che ci saluta nei momenti più belli.
In linea di principio non mi sembra terribile, ci sono diversi programmi che hanno una versione gratuita, con funzioni di base, e una “pro”, a pagamento, con funzioni avanzate. Resta da vedere se la versione free sarà sufficiente per un uso adeguato di LaTeX. Visto che, se ben ricordo, LEd l’ho inserito nella guida proprio in seguito a una tua segnalazione e che penso tu sia utente di quel programma, ti chiedo di tenermi informato.
Se mi dirai che il programma non merita più, lo tolgo.
Ciao,
L.
::si ho letto e riletto quel pdf ma tra il leggere e il fare sai comè…comunque lasciando l’ambiente tabular e impostando p{dim} p{dim} va meglio…andrebbe meglio se riuscissi a diminuire la dimensione del testo…ma non ci sto riuscendo proprio…puoi darmi una mano?
Riporto da pag. 84.
Ridurre la dimensione del font
Per ridurre la dimensione del font all’interno di una tabella è sufficiente mettere il comando della dimensione del font dentro l’ambiente table. Ad esempio, il codice
`\begin{table}[tb]\footnotesize
\caption{<...>}\label{<...>}\centering
\begin{tabularx}{<...>}
…
\end{tabularx}
\end{table}`
produce la tabella 16. […]Se la tabella non è mobile, ovvero se non è inserita in un ambiente table, la dichiarazione della dimensione del font deve essere fatta fuori dall’ambiente tabular e poi alla fine deve essere ripristinato il font usato nel testo. Al contrario, quando la dichiarazione è inserita in un ambiente table, vale solo all’interno di tale ambiente e quindi non è necessario ripristinare la dimensione normale del font alla fine.
Sarò anche di parte, ma non mi sembra spiegato male. 😉
Ciao,
L.
::Mah… coloneqq, e qualche altro.
Dalla Comprehensive List:
As an alternative to using txfonts/pxfonts, a “:=” symbol can be constructed with “\mathrel{\mathop:}=”.
In generale, piuttosto che caricare tutto il pacchetto, se i simboli che devi usare non sono tanti potresti usare i font standard (eccellenti) e definire nel preambolo le macro dei simboli extra che ti servono.
Ciao,
L.
::Pag 51 in cui dcie di usare \raggedbottom, ma non funziona, sposta l’oggetto come vuole lui
No, non dice di usare \raggedbottom, anzi quel comando è sconsigliato:
Se si vuole disattivare questa impostazione e avere dello spazio bianco a piè di pagina quando non si riesce a coprirla tutta (scelta peraltro sconsigliabile), è sufficiente aggiungere nel preambolo la dichiarazione \raggedbottom.
Una volta capiti, troverai che gli oggetti mobili sono uno dei punti di forza di LaTeX, che li gestisce in modo eccezionale. Si tratta “solo” di capirne la “filosofia”, non immediata al’inizio. Le pagine dell’Arte che ti consiglio caldamente di studiare non sono pochissime, ma fidati: si tratta di una sintesi di decine di topic del forum (oltre che di articoli e passi di guide sparse per la Rete), un lavoro scritto a più mani, dove le mani sono state proprio tante…
Cioa,
L.
::Ciao ho un problema
.
Gli oggetti flottanti, come immagini o tabelle a volte capita che se sono i soli presenti nella pagina, si posizionino a centro pagina.Come faccio a dire che nel caso fossero soli devono piazzarsi in testa alla pagina e non in mezzo.
Lo stesso accade con una sola immagine ed una lista in successione e poi finisce il capitolo.
La lista viene spaziata enormemente in modo da riempire tutta la pagina ed è un effetto spiacevole.
Ho usato per tentativo il comando \raggedbottom con sarso successo.
Grazie a tutti
Oggi sono ripetitivo: cerca nell’Arte (quassù), trovi moltissime indicazioni per (capire meglio e) risolvere il problema.
Ciao,
L.
::ciao ragazzi, spero ke mi possiate aiutare…
il mio problema è che vorrei trovare un modo per forzare a portare l’intera parola a capo quando questa esce dal margine destro!un esempio:
`
deve implementare una interfaccia al comando TL1 \mbox{RTRV-LOPOOL} utile per visualizzare l'elenco di MVC4 attivi con il rispettivo status.`scrivendo il codice sopra riportato, la parola RTRV-LOPOOL si trova ad uscire dai margini. quello che vorrei è che l’intera parola andesse a capo… e per far ciò vorrei trovare un modo ke lo faccia in automatico quando vi è la necessità
Se la parola fuoriesce dal margine, significa che LaTeX non riesce a comporre adeguatamente il capoverso. Le espressioni che non vuoi che LaTeX spezzi puoi metterle come argomento di \hyphenation (cerca nell’Arte, quassù). Però nel tuo caso non vedo perché non andarere a capo dopo il trattino. Non riscordo se scrivendo semplicemente
`…al comando RTRV-LOPOOL utile…`
LaTeX spezzi (se serve) la parola in RTRV e LOPOOL. Forse può aiutare
`…al comando RTRV”-LOPOOL utile…`
Cerca “sillabazione” nell’Arte, qualcosa trovi.Ciao,
L.
::E dunque, che cosa proponete? La mia linea è quella di mantenere la “d” soltanto se la parola che segue la preposizione cominincia con la stessa lettera. Sfido chiunque a dire “prima ho fatto un salto a Abano” oppure “io e Enrico è un sacco che non si va a bere una birra”.
Vanno eliminate le “d” eufoniche superflue, certo non tutte le “d” eufoniche! Il problema (risolto da Enrico, per quello che mi riguarda) può semmai essere individuare le (possibili) eccezioni alla regola di evitare la “d” eufonica se non nei casi di scontro di vocali uguali. Nota però quanto segue:
La verità è che questa consonante detta eufonica appunto per il compito di dare un buon suono alla lettura non ha altra norma che quella dell’orecchio, e in simili sottigliezze l’orecchio può talvolta rimanere indifferente. Addirittura accade che uno scrittore il quale per un pezzo ha avversato la d eufonica cominci a usarla. Giovanni Arpino, per esempio. Prendete ‘Un delitto d’onore’ (1961), e vi leggerete “a Atripalda”, “a avanzare”, “a ascoltarlo, “a aiutarla”, “a avvicinarla”, “a accarezzarla”, “a aspettarla”, a annuire, a Avellino. Poi prendete ‘Una nuvola d’ira’ (1962) e vi leggerete “ad accennare”, “ad Angelo”, “ad andare”, “ad accontentarsi”.
http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/gramm01_d_eufonica.html
Non ho controllato, e non scriverei mai “a aiutarla” oppure “a Atripalda”, ma il fatto che Arpino usi quelle espressioni mi pare significativo del fatto che, in questo caso, evidentemente regole ferree non ce ne siano.
Che cosa propongo? Per ora lascio quello che ho scritto:
Nella lingua italiana (parlata e scritta), la “d” eufonica è un fenomeno che implica l’aggiunta finale della lettera “d” ad alcune particelle vocaliche, qualora l’incontro con parole che iniziano per vocale crei cacofonie o difficoltà di pronuncia. Nell’italiano moderno scritto, l’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato alla congiunzione “e” e alla preposizione “a”, nei casi in cui precedano parole che iniziano con la stessa vocale (per esempio “ed ecco”, “ad andare”, “ad ascoltare”), e a forme consolidate come “ad esempio”.
Eventualmente, seguendo l’auctoritas di Enrico, vedrò se eliminare del tutto l’ultima indicazione (“ad esempio”), anche tenendo conto del fatto che l’espressione è bruttina.
Però, mi chiedo: certe questioni hanno diritto di asilo in una guida che insegna a usare un software? Oppure sarebbe meglio relegarle nei libri di grammatica?
Non nell’Impaziente, ma in una guida come l’Arte faccende come questa il diritto di asilo ce l’hanno eccome. Stiamo parlando di un paragrafetto di poche righe che si trova in un’appendice sulle norme tipografiche dell’italiano. Trovo che quell’appendice sia utile: purtroppo, difficilmente un laureando ha tempo di studiare a fondo una grammatica, e trovare le principali indicazioni in un’appendice è molto comodo. ❗
Quanto alla definizione dell’Arte come “guida che intende insegnare a usare un software”, per quanto formalmente ineccepibile, la trovo un po’ riduttiva… 😉 Il fatto è che l’argomento “tipografia digitale”, vasto e interessante, tocca non solo l’informatica, ma anche la logica, la matematica, la scienza e, addirituttura, la linguistica e l’arte. LaTeX, così, finisce per essere qualcosa di più di un (semplice) software.
Installare la TeX Live su Kubuntu è un delirio. Esasperato, o diciamo pure inetto, ho appena decretato che TeXmaker è meglio di Kile e che MiKTeX è una bomba.
Mi dispiace, spero che la prossima versione 2009 risolva questi problemi. Utenti di Linux, fatevi sentire: installare TeX Live su Mac è questione di qualche clic…
Ciao,
L.
::
Ciao a tutti, di seguito riporto altre modifiche, relative alla versione di giugno 2009.1. A pagina 14, TeXmaker -> Texmaker. 🙁
2. A pagina 15, a proposito di LEd:
Le semplici istruzioni per usufruire della funzione di controllo ortografico in lingua italiana (il dizionario si scarica da http://www.latexeditor.org/download_addons.html) sono riportate sulla guida in linea del programma.
La precisazione “il dizionario si scarica da http://www.latexeditor.org/download_addons.html” mancava, nella versione precedente.
3. A pagina 30:
La TeX Live Utility, inclusa nell’archivio MacTeXtras (http://tug.org/mactex/mactextras.html), è l’interfaccia grafica consigliata agli utenti Mac per installare e aggiornare i pacchetti (richiede Mac OS X 10.5).
La precisazione “richiede Mac OS X 10.5” mancava, nella versione precedente.
4. A pagina 34 viene consigliato il pacchetto showlabels al posto di showkeys. Grazie a Francesco Biccari per il suggerimento.
5. A pagina 116 ho riformulato il paragrafo sul valore assoluto e la norma.
6. A pagina 129, a proposito del comando \newtheorem, ho aggiunto la seguente nota:
Se al posto di \newtheorem si usa la variante asterisco \newtheorem*, vengono prodotti enunciati non numerati.
Ciao,
L.
::`
\maketitle
`
metto
`
\textbf{\maketitle}
`
mi ritovo con la prima pagina biancaNon stai lavorando con Microdoft Word: con LaTeX non devi preoccuparti dell’impaginazione, ma del contenuto. Generalmente, cambiare le impostazioni di LaTeX conduce a risultati peggiori di quelli predefiniti, soprattutto se si è agli inizi. Oltretutto, è bene non abusare del neretto. Se però vuoi continuare per la tua strada (ma te lo sconsiglio)
`\title{\textbf{Titolo}}`2)l’articolo che sto scrivendo deve avere le seguenti caratteristiche:
mrgini superiore di 2cm, quello infriore di 1.7cm e quello destro e sinistro di 2.5 cm
io ho provato`\usepackage[a4paper,top=2cm,bottom=1.7cm,left=2.5cm,right=2.5cm]{geometry}`
Lo trovavi nell’Arte (quassù), che ti invito a studiare, per le prossime volte.Ciao,
L.
::ciao a tutti, e’ possibile avere un file .doc o .org come output con latex? se si come?in generale latex “sforna” solo file pdf?
grazie 😀
LaTeX sforna dvi, pdfLaTeX produce pdf. Per avere un .doc esitono programmi di conversione appositi (cerca TeX2RTF su Google), che funzionano benino, se il documento non è eccessivamente complesso. Sempre ammesso che esitano motivi razionali che suggeriscano di convertire un magnifico pdf composto con LaTeX in uno squallido .doc da aprire con Word… 😉
Ciao,
L.
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