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con cambiare riferimento che cosa intendi?
L’etichetta deve essere la stessa, nel documento e nel corrispondente record bibliografico. Quindi se hai scritto
`@incollection{probstl,
… `
nella base di dati, devi scrivere, alla lettera,
`\citep{probstl}`
nel documento.Come vedi, così procediamo alla cieca. Quindi segui il mantra: isola il codice che ti dà il problema (buttando via, un pezzo alla volta, tutti i record che vanno bene e tutto il testo che non serve) e mandaci quello.
Ciao,
L.
11 Settembre 2008 alle 9:30 in risposta a: Utility Windows e Linux: da ansinew, latin9 e utf8x a latin1 #26717::Ehi! Questo sembra assai promettente! A me basta che possa fare il passaggio ansinew -> latin1: lo fa?
Grazie mille,
L.
11 Settembre 2008 alle 8:54 in risposta a: Utility Windows e Linux: da ansinew, latin9 e utf8x a latin1 #26715::iconv http://www.gnu.org/software/libiconv/documentation/libiconv/iconv.1.html
Vedi anche, qui sul forum, http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=7017
Grazie mille, Max, aggiungo subito! Grazie anche a Mirko per l’interessamento! Speriamo che qualche utente Windows si faccia avanti: sarebbe tuttavia interessante trovare un programma per Mac e Linux che manca di un analogo per Win!
Ciao,
L.
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http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdfCiao a tutti, ho appena aggionato il lavoro. I cambiamenti mi sono stati suggeriti dal prof. Claudio Beccari, cui rivolgo un ringraziamento davvero speciale.
1. Ho modificato la pagina dietro al frontespizio.
2. A pagina 8, ho aggiornato la procedura per ottenere il controllo ortografico in lingua italiana in WinEdt.
3. A pagina 21, ho aggiornato la procedura per installare un pacchetto in MiKTeX.
4. A pagina 29, ho riscritto il paragrafo su inputenc, consigliando le codifche latin1 o (in alternativa) utf8, che sono disponibili sulla maggioranza degli editor su piattaforma Windows, Mac e Linux e che, rispetto alle altre codifiche, assicurano una maggiore compatibilità tra le diverse piattaforme.
5. A pagina 30, ho riscritto di sana pianta (a quattro mani con OldClaudio) il paragrafo sulla codifica dei font, che conteneva svariate imprecisioni.
In effetti, l’utilizzo di tale codifica [la codifica T1 dei font] richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di visualizzazione di file PDF su versioni di Adobe Reader precedenti alla sesta; in particolare può accadere che i font appaiano sgranati. La soluzione di questo problema è fornita dai font vettoriali, per esempio dalla collezione di font CM-Super, inclusa nelle distribuzioni MiKTeX (installazione completa) e TeX Live, e attivata automaticamente quando si carica il pacchetto fontenc con l’opzione T1 e si compila con PDFLaTeX (oppure si trasforma il file DVi in formato PDF con gli appositi programmi); i font di tale collezione hanno la stessa forma dei font EC, ma presentano molte migliorie in termini di qualità di resa allo schermo. Per maggiori dettagli su questa famiglia si rimanda alla relativa documentazione.
In alternativa ai font CM-Super, è possibile usare i font Latin Modern (richiedono PDFLaTeX; in alternativa, si può usare la conversione del file DVI in PDF attraverso gli appositi programmi), che forniscono un vasto repertorio di caratteri utili per scrivere nelle lingue neolatine e rappresentano un valido sostituto dei Computer Modern:
`\usepackage{lmodern}
\usepackage[T1]{fontenc} `I font Latin Modern sono inclusi in tutte le distribuzioni recenti di LaTeX.6. A pagina 32 ho riscritto completamente il paragrafo sulla divisione delle parole in sillabe. Ho anche aggiunto una menzione ai comandi “/ (che consente di andare a capo dopo la barra), “” (per le virgolette alte aperte), “< e "> (per i caporali aperti e chiusi, rispettivamente), messi a disposizione dall’opzione italian del pacchetto babel.
7. A pagina 35 ho sviluppato il paragrafo sulle proporzioni di pagina, menzionando, fra l’altro, la regola di Bringhurst.
8. Nel capitolo sulle tabelle e le figure viene consigliato \columnwidth in luogo di \textwidth nell’inserimento di oggetti fuori testo.
Quando si inseriscono figure o tabelle fuori testo, mediante gli ambienti figure o table, è preferibile utilizzare, in luogo del comando \textwidth (che indica la larghezza del corpo del testo), la larghezza della colonna di composizione \columnwidth (che per documenti scritti in un’unica colonna coincide con \textwidth), dal momento che, così facendo, se se si vuole passare da una composizione a piena pagina ad una composizione a due colonne non è necessario modificare il codice.
Se si inseriscono figure o tabelle in testo, è possibile anche servirsi del comando \linewidth, che indica la lunghezza della riga corrente: normalmente essa è uguale a \columnwidth , ma in alcuni ambienti, come ad esempio gli elenchi, è più corta.
9. A pagina 77, nel paragrafo sulla definizione dei nuovi operatori matematici, ho modificato l’esempio: \arcsinh (che non è definito né da LaTeX né da amsmath) al posto di \mcm.
10. A pagina 108, ho riscritto il paragrafo sull’uso dell’apostrofo.
A presto,
Lorenzo
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http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfCiao a tutti, in via eccezionale, pubblico un aggiornamento “di metà mese”. I cambiamenti mi sono stati suggeriti dal prof. Beccari, che mi ha inviato un dettagliato elenco di osservazioni relative a “LaTeX per l’impaziente”; quelle osservazioni sono valide anche per la versione “maggiore” della guida. Rivolgo ad OldClaudio un ringraziamento davvero speciale.
1. A pagina 12, ho aggiornato la procedura per ottenere il controllo ortografico in lingua italiana in WinEdt.
2. A pagina 19, “virgoletta aperta, accento grave” al posto dell’errato “virgoletta aperta, accento acuto”.
3. A pagina 27 ho aggiornato la procedura per installare un pacchetto in MiKTeX.
4. A pagina 38, ho riscritto il paragrafo su inputenc, consigliando le codifche latin1 o (in alternativa) utf8, che sono disponibili sulla maggioranza degli editor su piattaforma Windows, Mac e Linux e che, rispetto alle altre codifiche, assicurano una maggiore compatibilità tra le diverse piattaforme.
5. A pagina 39, ho riscritto di sana pianta (a quattro mani con OldClaudio) il paragrafo sulla codifica dei font, che conteneva svariate imprecisioni.
6. A pagina 40 ho riformulato il capoverso sull’uso della virgola nella lingua italiana, “ammorbidendo” alcune affermazioni e concludendo con la precisazione:
In ogni caso, è bene ricordare che in italiano la virgola non deve mai essere usata per separare il soggetto dal predicato o quest’ultimo dal complemento oggetto.
7. A pagina 42 ho riscritto completamente il paragrafo sulla divisione delle parole in sillabe. Ho anche aggiunto una menzione ai comandi “/ (che consente di andare a capo dopo la barra), “” (per le virgolette alte aperte), “< e "> (per i caporali aperti e chiusi, rispettivamente), messi a disposizione dall’opzione italian del pacchetto babel.
8. Ho rivisto tutte le tabelle del documento, eliminando molti filetti orizzontali (ottenuti con \midrule) e sostituendo le righe più spesse (che erano state ottenute con un comando ad hoc, \otoprule) con dei semplici \midrule. In questo modo, fra l’altro, le cose diventano ancora più facili, visto che ci si può limitare a usare i tre comandi predefiniti di booktabs.
9. Nel capitolo sulle tabelle e le figure, viene consigliato \columnwidth in luogo di \textwidth nell’inserimento di oggetti fuori testo.
10. A pagina 110, nel paragrafo sulla definizione dei nuovi operatori matematici, ho modificato l’esempio: \arcsinh (che non è definito né da LaTeX né da amsmath) al posto di \mcm.
11. A pagina 118, ho aggiunto una menzione ai comandi \ap e \ped.
12. A pagina 154, ho modificato il codice che fa sì che le eventuali pagine bianche inserite alla fine di un capitolo (se si usa l’opzione openright) non abbiano né testatina né piè di pagina.
13. A pagina 160, \`E al posto di \’E.
14. A pagina 162, ho riscritto il paragrafo sull’uso dell’apostrofo.
15. Nella bibliografia ho aggiornato il riferimento al LaTeX Companion (2004).
A presto,
Lorenzo
::\usepackage[T1]{fontenc} % se inserisco anche questa riga i caratteri vengono a quadretti: PERCHE’???
Nenche a farlo apposta, ho appena riscritto (a quattro mani con il prof. Claudio Beccari) il passo che risponde a quella domanda (la versione precedente conteneva svariate imprecisioni).
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfCerca “T1” o “CM-Super”.
Ciao,
L.
::`\begin{figure}[htbp]
`
Suggerimenti? Guide da consultare?Se hai una sfilza di figure grosse (ma non mi pare il tuo caso) si può provare a posizionarle con l’opzione
`\begin{figure}[!p]
`
tranne la prima, da posizionare con
`\begin{figure}[!h]
`
Se le figure non sono grandi e una per pagina è troppo, prova a inserire un
`\clearpage`
dopo ogni due o tre.Altri stratagemmi possono essere:
1. l’opzione [H] del pacchetto float;
2. il comando \FloatBarrier del pacchetto placeins;
3. anche raggruppare più figure in un unico float con il comando \ContinuedFloat del pacchetto subfig può essere un’idea.Suggerimenti? Guide da consultare?
Le guide dei pacchetti float, placeins e subfig. E un po’ di lavoro manuale di impaginazione.
LaTeX fa un buon lavoro con i float solo se il rapporto testo/float è alto. Nel tuo caso, ti tocca usare qualche trucco, e la bontà del risultato finale non per nulla è garantita.
Ciao,
L.
::`01 \begin{figure}
02 \centerline{\includegraphics[width=0.7\textwidth]{category}}
03 \caption{Categories of Free and Non-Free Software, taken from
04 {\tt http://www.gnu.org/philosophy/categories.html}}
05 \label{software-categories}
06 \end{figure}
`Non ho capito molto del tuo problema. Di sicuro, posso dirti che questo codice non è gran che: non userei \centerline, ma \centering. Anche usare \tt (è obsoleto, fra l’altro) per inserire un indirizzo Web è proprio bruttino (c’è il comando \url del pacchetto url). E’ possibile aumentare il numero dei float gestibili da LaTeX, ma prima di farlo ti suggerisco di approfondire la cosa su una guida.
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=405&highlight=memoria+float
Ciao,
L.
::ragazzi sapete se c’è (e, eventualmente, qual è) un codice per poter inserire in un documento collegamento ipertestuale a un sito web?
Cioè, fare una parola che, cliccando, porta al sito web desiderato
Inoltre, sempre in tema di collegamenti ipertestuali, come si fa a creare un indice che, oltre a dirti il numero della pagina del capitolo, ti permette di arrivarci direttamente con un semplice click?
l’ho visto nelle guide di latex, quindi so che è possibile farlo
Cerca “riferimenti ipertestuali” sulle guide che trovi indicate quassù: c’è tutto quello che chiedi.
Ciao,
L.
::scusate..
ma nn ho trovato nulla x risolvere il prob
nn c’è qualche uomo pio che si ricorda come si fa?
eppure mi ricordo di averlo letto da qualche parte..
🙁
Non posso definirmi un “uomo pio”, ma che c’è che non va nei riferimenti che ti ha suggerito Alberto? Del resto, come inserire un esponente o un indice è spiegato in una qualsiasi guida di base, e Quassù ne trovi indicate diverse…
Ciao,
L.
::1. Le didascalie delle figure e delle tabelle non sono automaticamente in corpo più piccolo rispetto al testo, né incolonnate sotto la prima linea del testo, se formate da almeno due righe. (Per farlo, occorre caricare il pacchetto caption con le opzioni font=small e format=hang.)
2. Inoltre, LaTeX non separa automaticamente la didascalia di una tabella dalla tabella stessa (di regola, la didascalia si scrive sopra la tabella, ma LaTeX “non lo sa”): bisogna provvedere con del codice ad hoc (per esempio caricando il pacchetto caption e, una volta per tutte, scrivendo nel preambolo \captionsetup
{position=top}).
Scelte del progettista della classe.
Sono scelte, certo, ma le trovo assai poco felici.
Pensa che il caporedattore di una casa editrice per cui lavoravo (avevo il compito di migliorare l’impaginazione dei documenti inviati dai loro autori) mi disse di aver ricevuto un documento particolarmente brutto, con “addiruttura, le didascalie scritte non in corpo più piccolo rispetto al resto”…
Ai miei occhi (ma non solo ai miei!), questi sono difetti, anche se certo qui siamo nell’ambito dei giudizi soggettivi di cui dicevo all’inizio.
4. La spaziatura dell’ambiente eqnarray è inconsistente. (Vanno usati gli appositi ambienti di amsmath.) Anche la scelta di non correggere, nelle recenti versioni di LaTeX, quell’ambiente vistosamente bacato, solo per mantenere la retro-compatibilità, mi sembra piuttosto discutibile.
Purtroppo Lamport decise di definire eqnarray in quel modo. È troppo tardi per modificare.
Perché troppo tardi? Che cosa potrebbe accadere di male nel ridefinire la spaziatura dell’ambiente? Problemi TeXnici? A livello di impaginazione, non credo che l’utente finale, con un vecchio documento che usa eqnarray ridefinito, avrebbe problemi particolari…
5. Nella composizione delle formule matematiche, non esistono comandi predefiniti per il modulo, la norma e il prodotto scalare. Inoltre, è possibile introdurre alcuni simboli scientifici notevoli, come ad esempio la costante di Planck ridotta, solo grazie a pacchetti specifici, come amssymb. In generale, il solo LaTeX, senza le estensioni AMS, non è per nulla soddisfacente nel trattamento della matematica (mancano infatti ambienti o comandi specifici per comporre formule fuori corpo opportunamente incolonnate, matrici, integrali multipli, font specifici per la matematica…). Spero di non essere espulso dal forum per quest’ultima affermazione! 😉
Il progetto di Lamport non mirava certo a un programma per scrivere testi con molta matematica.
Non si finisce mai di imparare! Pensavo che TeX e LaTeX fossero nati fin da subito per scrivere (anche) testi con molta matematica! Ti andrebbe di sviluppare un po’ la tua affermazione?
In ogni caso, la cosa non è comunque decisiva, almeno IMHO. Ora LaTeX viene usato specialmente per comporre matematica: le estensioni AMS io le includerei senz’altro nel nucleo di LaTeX. Non sto dicendo, l’ho detto e lo ripeto, che LaTeX dovrebbe includere “tutti” i pacchetti! (Una cosa del genere non la penserei neanche dopo essermi scolato in sequenza una bottiglia di sangiovese e una di albana.) Sto dicendo che potrebbe essere giunto il momento che certe (poche, pochissime) estensioni venissero comprese nel suo codice.
Oppure, molto più semplicemente, mi accontenterei che l’utente fosse almeno al corrente dell’esistenza di questi difettucci (che un eufemista potrebbe anche chiamare “feature”!), per potervi porre rimedio caricando il pacchetto o scrivendo il codice “giusto” (e in questo senso Rosaria ha capito perfettamente lo spirito della mia iniziativa!).
6. Il codice per inserire formule in corpo $…$ è una vistosa (e IMHO fastidiosa) eccezione alla regola secondo cui gli ambienti di LaTeX iniziano con un comando diverso da quello che li termina (cosa che in molti casi facilita la diagnostica dei problemi). Il codice \(…\), sintatticamente ortodosso, non è però robusto.
Non era robusto, lo è diventato da parecchi anni. Nel manuale, Lamport dice di usare l’ambiente math oppure \(…\).
Non lo sapevo: grazie mille!
7. È possibile inserire direttamente i caratteri accentati, gestire lingue diverse dall’inglese e inserire immagini solo caricando pacchetti specifici (inputenc, babel, graphicx).
8. I font standard di LaTeX non contengono caratteri speciali per la maggior parte delle lettere accentate usate nelle lingue europee. (Per rimediare, com’è noto, è sufficiente servirsi dei font EC, attivati caricando il pacchetto fontenc con l’opzione T1.)
9. Le eventuali pagine bianche inserite alla fine di un capitolo, quando si seleziona l’opzione openright, hanno testatina e piè di pagina (bleah!). (Perché siano vuote, bisogna ridefinire il comando \cleardoublepage, aggiungendo nel preambolo del codice “di basso livello”. Le classi KOMA risolvono il problema in modo più elegante.)
Questo non avresti nemmeno dovuto pensarlo. Adesso rifletti sul perché ti dico così. 🙂
I primi due punti (con l’eccezione di graphicx) erano più che altro una provocazione! Il punto 9. però non capisco come “non avrei dovuto pensarlo”. Quella “testatina sul nulla” (che si ottiene con lo stile di pagina predefinito della classe book) l’ho sempre trovata più surreale di un quadro di Magritte!
`\documentclass{book}
\usepackage{lipsum}
\begin{document}
\chapter{Magritte}
\lipsum[1-2]
\section{Boh}
\lipsum
\chapter{Bah}
\lipsum
\end{document} `
Anche l’autore delle classi KOMA riconosce l’esistenza del problema (che in quelle classi viene risolto molto semplicemente con l’opzione di classe cleardoubleempty).Qui devi proprio spiegarmi che cosa vuoi dire!!
10. L’indice analitico nella classe book non inizia automaticamente in una pagina destra. (Bisogna inserire un \cleardoublepage.) Più che una scelta deliberata di chi ha scritto quella classe, mi sembra una semplice dimenticanza (càpita: ma perché non rimediare?).
Dimenticanza, suppongo. Di fatto all’epoca \cleardoublepage non esisteva.
Beh, all’epoca magari no, ma oggi sì! Del resto, quando è stato scritta la prima versione di LaTeX non esistevano neanche i telefoni cellulari, ma non mi pare un buon motivo per non usarli oggi… 😯 Spiegati meglio!
11. Le colonne dell’ultima pagina dell’indice analitico non sono bilanciate automaticamente. (Occorre del codice ad hoc; serve anche il pacchetto multicol.)
Sacrificio alla semplicità.
Come sopra. Knuth e Lamport hanno fatto anche troppo! Tuttavia il loro lavoro può essere migliorato! Vale anche per Galileo, per Newton, per Einstein!
12. In certe condizioni, per esempio quando si attiva \raggedbottom, una nota a piè di pagina può non essere… in fondo alla pagina. (Per rimediare si può caricare il pacchetto footmisc con l’opzione bottom, che però può introdurre altri problemini di impaginazione…)
Idem.
idem! 😉
13. I messaggi d’errore di LaTeX sono a volte criptici. Per esempio, il seguente
`\documentclass{article}
\renewcommand{\fi}{Firenze}
\begin{document}
Boh!
\end{document}`
produce un enigmatico
`! LaTeX Error: Missing \begin{document}.`Questo esempio è fuorviante: stai ridefinendo un comando che non compare nell’indice analitico del manuale di LaTeX e c’è un chiaro avviso a non fare mai una cosa del genere.
“Tutti noi commettiamo errori, e tutti noi ne paghiamo le conseguenze”, dice il Dr. House… Chi ridefinisce \fi non lo fa certo apposta! Proprio per questo, sarebbe il caso che il messaggio d’errore fosse più chiaro.
14. LaTeX non è fornito di serie di comandi predefiniti per realizzare un frontespizio degno di questo nome. Esisite, è vero, il comando \maketitle, ma c’è qualcuno che lo usa davvero? Fortunatamente, ora esiste il pacchetto frontespizio (di E. Gregorio), che rimedia a questa vistosa lacuna.
15. Il comando \dots è sempre seguito da uno spazio sottile, cosa che rende inconsisitente la spaziatura di una scrittura come [\dots]. (Occorre definirsi un comando ad hoc, o caricare il pacchetto ellipsis, che corregge questo bug, ma che purtroppo è incompatibile con amsmath.)
Vedi più giù.
A scanso di equivoci, il pacchetto sul frontespizio non è tra quelli che includerei in LaTeX! Quando a \dots, è un piccolo bug, ma fastidioso.
LaTeX nasce per essere integrato da moduli aggiuntivi; non si può pensare a un software che tenga conto di tutte le esigenze tipografiche presenti, passate e future.
D’accordo al 100%. Sto solo dicendo che quando si trova un difettuccio di design, sarebbe i caso di migliorare! In fin dei conti, i sistemi operativi vengono costantemente aggiornati (e la loro interfaccia viene costantemente limata e perfezionata).
Non prendertela, mi raccomando.
Ma figurati: è un piacere!
Un salutone,
Lorenzo
::Sull’obsolescenza di latin1 non mi pronuncio, (anche se sarei più propenso a considerare ansinew una delle solite estensioni proprietarie degli standard da parte della microsoft), sicuramente latin1 ti garantisce la massima interoperabilità, almeno finché tutti gli editor non avranno pieno supporto a unicode.
Molto interessante… Grazie mille!
Ciao,
L.
::
16. Ecco un altro bug:
`\[
\left(
\begin{array}{cc}
\displaystyle\frac{a}{b} & \displaystyle\frac{a}{b} \\
\displaystyle\frac{a}{b} & \displaystyle\frac{a}{b}
\end{array}
\right)
\]`
Sgradevole, vero?Naturalmente, basta aggiungere una spaziatura, manualmente:
`\[
\left(
\begin{array}{cc}
\displaystyle\frac{a}{b} & \displaystyle\frac{a}{b} \\[2.5ex]
\displaystyle\frac{a}{b} & \displaystyle\frac{a}{b}
\end{array}
\right)
\]`Ah, se qualcuno crede che usando l’apposito ambiente di amsmath il problema non si presenti,
`\[
\begin{pmatrix}
\dfrac{a}{b} & \dfrac{a}{b} \\
\dfrac{a}{b} & \dfrac{a}{b} \\
\end{pmatrix}
\]`
è invitato a ripensarci!…credo che il buon Knuth e Lamport dopo di lui non avrebbero mai potuto sistemare questi “bug” anche perchè non potevano metterli tutti in preventivo…
Vero, preventivare tutti i possibili “bug” di un software è impossibile: solo con l’uso vengono scoperti!
Quindi per questo che man mano sono nati i pacchetti in modo (come hai giustamente detto) di estendere e potenziare il linguaggio con righe ad hoc o con pacchetti.
Certo.
La vera ricchezza del LaTeX sono… i suoi package!
Lo penso anch’io.
Non mi pare pensabile che il solo “LaTeX base” possa pensare a tutto, sarebbe come dire che ad ogni compilazione tutti i package dovrebbero essere caricati, con conseguenze nefande per il tempo di compilazione! e questo include anche i package AMS (che pure io uso sempre).
Mi pare di capire che tu vorresti includere alcune di queste soluzioni direttamente nel sorgente/compilatore del TeX/LaTeX in modo che non si presentino o non debbano essere caricati i pacchetti ma questo mi sembra controproducente per diversi motivi:
1) Sarebbe impossibile gestire tutti i casi che si possono presentare e quindi servirebbero ancora i pacchetti per i casi che mancano;
2) Il compilatore TeX/LaTeX perderebbe di modularità e secondo me anche di “pulizia” del codice.Vedete, io non ho mai detto che LaTeX debba “pensare a tutto” o che debbano essere “inclusi tutti i pacchetti”! Anzi, ho esordito dicendo che uno dei punti di forza di LaTeX è la sua modularità!
Tuttavia, di regola quando si scopre un bug in un software, non credete che sarebbe meglio porvi rimedio nelle versioni successive?
Non sono un esperto di programmazione LaTeX “di basso livello”, ma non credo che aggiungere un \cleardoublepage alla definizione dell’indice analitico (punto 10) o aggiungere
`\makeatletter
\def\cleardoublepage{\clearpage
\if@twoside
\ifodd\c@page
\else
\null\thispagestyle{empty}\clearpage
\fi
\fi}
\makeatother`
per rimediare il problema delle pagine bianche (punto 9) minerebbe la solidità delle fondamenta del nucleo di LaTeX! Anche ridefinire eqnarray con un
`\setlength\arraycolsep{2pt} `
non credo sarebbe causa di terremoti diprogrammazione! Un discorso analogo si può fare per molti dei sedici bug che ho evidenziato.se io avessi scritto un vecchio documento LaTeX e vedessi che all’improvviso mi cambia layout mi altererei non poco… !!!
Vero, tu avresti quel fastidio, ma tutti gli utenti (tu compreso!) che scriverebbero un documento nuovo, potrebbero beneficiare delle correzioni!
D’altra parte, il problema sviluppo/retrocompatibilità si ripresenta in ogni software e, più in generale, in ogni settore tecnologico. Dubito che un documento redatto con Word 1.0 si apra senza alcun problema con una versione moderna di Word! Dubito che esista un software (o un formato, PDF compreso) completamente libero da questi problemi.
Allo stesso modo, pensa alle videocassette che stanno in libreria a prendere polvere: il DVD è una tecnologia incompatibile con VHS, e la transizione non è stata certo indolore (ben più dolorosa dell’eventuale aggiornamento di qualche linea di codice!). Lo stesso si può dire per il passaggio dal vinile (e dalle musicassette) al CD. Tuttavia, non credi che, alla fine, il gioco sia valso la candela?
Ma stiamo andando OT.
Ciao,
L.
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