lorenzo.pantieri

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  • in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72629
    lorenzo.pantieri
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      Gli esempi che ho scelto, per ora, sono questi:
      `\documentclass{article}
      \usepackage{pgfplots}

      \begin{document}

      \begin{tikzpicture}
      \begin{axis}
      \addplot+[domain=-pi:pi] {sin(deg(x))};
      \end{axis}
      \end{tikzpicture}

      \begin{tikzpicture}
      \begin{axis}
      \addplot3 [surf, samples=50, domain=-2*pi:2*pi, colormap/cool]
      {sin(deg(sqrt(x^2+y^2)))/sqrt(x^2+y^2)};
      \end{axis}
      \end{tikzpicture}

      \begin{tikzpicture}
      \begin{axis}[
      ybar interval,
      xticklabel= \pgfmathprintnumber\tick–\pgfmathprintnumber\nexttick
      ]
      \addplot+[hist={bins=3}]
      table[row sep=\\,y index=0] {
      data\\
      1\\ 2\\ 1\\ 5\\ 4\\ 10\\
      7\\ 10\\ 9\\ 8\\ 9\\ 9\\
      };
      \end{axis}
      \end{tikzpicture}

      \end{document}`
      Mi pare che coniughino la semplicità con la capacità di illustrare le potenzialità degli strumenti.

      Ciao,
      L.

      in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72626
      lorenzo.pantieri
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        Ecco qui. Il paragrafo “Immagini vettoriali” a pagina 105 diventerà qualcosa del genere:

        Immagini vettoriali

        Le immagini vettoriali sono descritte da forme, possono essere scalate e deformate senza perdere in definizione e sono adatte soprattutto per grafici e schemi. Esistono sostanzialmente due modi per produrre immagini di questo tipo in un documento scritto con LaTeX:

        1. prepararle \emph{a parte} con programmi specifici (alcuni dei quali raccolti nel paragrafo 6.4.4 nella pagina successiva), esportarle in un formato opportuno (quelli più diffusi sono il PDF e il suo parente stretto EPS) e aggiungerle successivamente al proprio documento;
        2. “programmarle” con opportune istruzioni scritte \emph{direttamente nel sorgente}, usando gli strumenti che LaTeX mette a disposizione (quelli più diffusi sono l’ambiente standard picture, i pacchetti PGF, TikZ, PSTricks, Xy-pic e i programmi METAPOST e Asymptote: se ne veda la corposa documentazione).

        La prima soluzione ha il vantaggio presentare una curva di apprendimento più dolce e lo svantaggio di un (certo) compromesso sulla qualità: infatti lo stile (i font, per esempio) delle immagini prodotte in questo modo è di regola diverso da quello del documento principale. La seconda ha il vantaggio della massima qualità e coerenza stilistica, al prezzo di una curva di apprendimento ben più ripida. Va inoltre tenuto presente che per esigenze molto specifiche (matematica avanzata, disegno tecnico, eccetera) il ricorso a software dedicati può essere a volte indispensabile.

        Poi bisogna fare un paio di esempi completi del sorgente per dare un’idea delle potenzialità del disegno programmato con LaTeX: direi di mettere l’esempio del sombrero scritto da Liverpool e il grafo a pagina 91 del pgfmanual.

        Ciao,
        L.

        in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72623
        lorenzo.pantieri
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          illinguista1972″ post=71885Sentite, sto seguendo con piacere la discussione sul disegno, e ovviamente quello che sto per dire non c’entra (o centra? 😉 ) nulla. Però, più che di sombreri o secchi o geoidi termici subentranti nel punto Z sublocalizzati nel segno dello scorpione conditi con l’origano della sesta delle Cinque Terre in alzata di monghi con tripudio di funghi nani del Missouri, non pensate che l’utente basico dell’Arte (quello semplice) abbia bisogno d’altro?

          Mi spiego: dare le informazioni per disegnare disegni più frequenti (non più utili, perché il sombrero avrà naturalmente la massima utilità nel documento che lo richiede) come semplici grafici bidimensionali (istogrammi, a torta, quelli con i punti da unire per dare l’andamento di un fenomeno) credo che sarebbe meglio. Come sarebbe buona cosa dare un esempio o due di disegni per fare mappe concettuali, quelle con gli alberi di rettangoli e cerchi pieni di testo.

          Altrimenti, ancora una volta, la guida e LaTeX si sbilanciano verso chi si occupa di matematica e fisica.

          Per me quello che chiedi è impossibile. Un po’ come fare “brevi cenni sull’universo”. 😉 Le esigenze di un laureando sono (potenzialmente) tanto vaste che è impossibile in poche pagine mettere l’utente nelle condizioni di fare tutto quello che gli può servire: diagrammi a torta, ad albero, istogrammi, schemi a blocchi, grafici bi- e tri-dimensionali, curve di livello, figure geometriche… l’elenco è sterminato. E infatti il manuale di pgf è di 700 pagine, quello di pgfplot di 400, quello di Mathematica di 1400. Ripeto: ce la caviamo come fatto tante altre volte: con un rimando alla documentazione.

          Ciao,
          L.

          in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72622
          lorenzo.pantieri
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            Liverpool” post=71884Però vorrei farti due domande: (1) a che anno del corso di laurea sei dovuto arrivare per sentire parlare di polinomi di Laguerre? (2) qual è la percentuale di utenti “medi” (come dici tu) che avranno queste necessità?

            (1) Al terzo anno di università; (2) bassa, certamente. E infatti ho detto “per esigenze molto particolari un software come Mathematica è indispensabile”.

            In ogni caso, dalla prossima versione l’Arte diventerà completamente agnostica, circa l’argomento “immagini vettoriali”: non spiegherà né OmniGraffle né pgf, ma si limiterà a dire che esistono l’uno e l’altro, e dirà che la prima soluzione presenta il vantaggio di una curva di apprendimento più dolce e lo svantaggio di un (ragionevole) compromesso sulla qualità, mentre la seconda ha il vantaggio della massima qualità e coerenza stilistica, al prezzo di una curva di apprendimento più ripida. Così si lascia il lettore libero di decidere.

            In buona sostanza, avevate ragione voi! 😉

            A presto, grazie di tutto! 🙂

            in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72619
            lorenzo.pantieri
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              cfiandra” post=71880Una volta creato il grafico con Matlab, si lancia la libreria matlab2tikz.m ed automaticamente viene generato il codice TikZ (pgfplots per essere precisi) relativo per il grafico. Con la stessa precisione e qualità.

              Interessante. Si può fare anche con Mathematica?

              cfiandra” post=71880forse non il caso di usare TikZ, specialmente se l’utente vede il codice per la prima volta. In ogni caso, si badi che non ho detto: “non si può fare”. Ci vorrebbe un bel po’ di tempo e di pazienza, ma alla fine ci si riuscirebbe. […] Su questo punto concordo con Lorenzo: per il neofita non è la soluzione migliore.

              Molto bene. 🙂

              cfiandra” post=71880Secondo me, in conclusione, molto dipende dalla curiosità e dalla voglia di un utente nel voler imparare. Se si è interessati, mi sento di affermare che con il tempo i risultati sono premianti; per questo motivo sono favorevole ad inserire nell’Arte la conclusione di Lorenzo, ma non a riportare spiegazioni sul codice come propone @Liverpool. Credo sia sufficiente dare i riferimenti e lasciare agli interessati l’onere di documentarsi meglio.

              Sì, anch’io la penso così.

              Propongo di aggiungere all’Arte un paragrafo puramente discorsivo spiegando che LaTeX offre la possibilità di “programmare i disegni”, che gli strumenti ci sono, che sono molto potenti anche se non immediati (il solo manuale di pgf è di 726 pagine: non tutte sono indispensabili, certo, ma la mole di informazioni è ragguardevole), che la qualità raggiungibile in questo modo è elevatissima (è il solo approccio che garantisce la coerenza con lo stile del documento), che la curva di apprendimento è ripida. E che, per esigenze molto particolari, software dedicati (come Mathematica o Autocad) restano indispensabili.

              Anzi, propongo di aggiungere anche un paio di esempi completi di sorgente, ma (ovviamente!) senza alcuna pretesa di completezza (esattamente come facciamo per il pacchetto chemfig: non ne analizziamo la sintassi, ma presentiamo la formula di struttura dell’adrenalina come assaggio, giusto per dare un’idea delle potenzialità del pacchetto). L’esempio del sombrero ci starebbe benissimo!

              Spiegare qualche comando di pgf per me non serve a molto: o le cose si fanno per bene, o non si fanno. Basterebbero poche paginette nell’Arte per mettere il lettore nelle condizioni di programmare un disegno “vero” per la sua tesi (tipo il baricentro o i secchi o il sombrero che ho mostrato)? No di certo. E allora (come del resto facciamo altre volte, quando lo spazio a disposizione non è sufficiente) si rimanda il lettore alla documentazione.

              Che ne dite?

              Ciao,
              L.

              in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72618
              lorenzo.pantieri
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                Liverpool” post=71879L’elenco delle funzioni elementari che puoi usare con pgfplots si trova nel manuale di pgf (?) nel par. 63.2 a pag. 529 (!). Se tu riesci ad esprimere (ammesso che sia possibile) la tua funzione come composizione di quelle funzioni, potrai tracciarne il grafico. Occhio che la potenza di calcolo di pgfplots non è la stessa di Mathematica e te ne puoi accorgere quando i numeri reali diventano molto grandi o molto piccoli.

                Complimenti per il pezzo di bravura di far fare i calcoli a Mathematica, esportare i dati e importarli in pgf, che poi fa il grafico!

                La sostanza, però, non mi pare che cambi molto: se faccio una tesi di fisica-matemtaica e ho bisogno di molti grafici di polinomi di Hermite, Legendre, Laguerre, funzioni di Bessel e armoniche sferiche, la strada più semplice e diretta è quella di usare Mathematica (o un software equivalente), che “conosce” queste funzioni, invece di fare contorsioni traducendole in termini di funzioni elementari (cosa peraltro non sempre possibile) per poterle disegnare con pgf.

                Proprio come, se faccio una tesi di architettura e ho bisogno di inserire il rendering di un edificio complesso, userò Autocad.

                In definitiva, LaTeX è in grado di impaginare qualunque tesi, di fisica-matematica come di architettura. Per le immagini, però, può essere necessario far ricorso a software esterni, se si hanno esigenze molto specializzate.

                Condividi questa conclusione?

                Grazie,
                L.

                in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72615
                lorenzo.pantieri
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                  Ciao Claudio, quindi mi confermi che con LaTeX non esiste un modo facile per riprodurre grafici di polinomi di Legendre, funzioni di Bessel, Gamma, armoniche sferiche, eccetera. Dico bene?

                  La conclusione può essere corretta così:

                  Se si hanno esigenze grafiche elementari o mediamente avanzate, LaTeX offre strumenti molto flessibili con cui inserire grafici quantitativi (pgfplots) e qualitativi (TikZ) direttamente nel proprio documento, con il vantaggio di avere risultati graficamente coerenti con il resto del documento. Per lavori complessi, tuttavia, ricorrere alla potenza di software dedicati (come Mathematica per la matematica o Autocad per il disegno tecnico), producendo immagini vettoriali da includere nel proprio documento, è indispensabile.

                  Mi pare che di essere, in questo modo, vicino alla posizione di Liverpool:

                  In conclusione, (1) penso che per la maggior parte dei grafici pgfplots vada più che bene, (2) che in qualche caso si possono importare i dati elaborati da un software di calcolo, (3) altrimenti si può ricorrere senza indugio alla potenza di Mathematica & c.

                  Grazie mille,
                  L.

                  P.S. Vorrei fare i mie complimenti a Liverpool per il sombrero ottenuto con Matlab: è una piccola opera d’arte. 🙂

                  in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72613
                  lorenzo.pantieri
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                    Allora ragazzi, sto studiando, i dubbi aumentano. Liverpool ha fatto vedere che con LaTeX si può produrre un sombrero che non ha niente da invidiare a quello prodotto con Mathematica (ma vale il viceversa, basta intervenire sull’opzione PlotPoints).

                    Supponiamo però che l’utente abbia bisogno del grafico del polinomio di Legendre di ordine 10 (è matematica non elementare, ma può capitare, in una tesi). Mathematica non batte ciglio:
                    `Plot[LegendreP[10, x], {x, -1, 1}]`
                    Supponiamo che gli serva la Gamma di Eulero. Con Mathematica è
                    `Plot[Gamma[x], {x, -1, 1}]`
                    Supponiamo che gli serva il grafico di una funzione non elementare, soluzione di una certa equazione differenziale. Con Mathematica è relativamente facile:
                    `NDSolve[{y'[x] == Sin[y[x]], y[0] == 1}, y, {x, 0, 4}]`
                    `Plot[Evaluate[y[x] /. %], {x, 0, 4}]`
                    Domanda: si può farlo con pfgplots?

                    […] altrimenti si può ricorrere senza indugio alla potenza di Mathematica & c.

                    Se ben capisco, con LaTeX è possibile produrre grafici funzioni relativamente elementari. Per esigenze superiori, un software come Mathematica è indispensabile. Mi sbaglio?

                    Passiamo al disegno qualitativo.

                    Vedi, pensare che l’utente “normale” possa imparare a definirsi un comando \secchio mi sembra utopia. Il disegno che ho proposto, fra l’altro, era relativamente semplice. Ricordo una tesi di didattica della fisica in cui (non chiedermi perché!) c’era bisogno di inserire una piazza con omini e donnine stilizzati, che interagivano tra loro in modo complesso, con freccine, faccine, simboli vari. Un disegno compicatissimo (ora non ce l’ho sotto mano) che richiese tre ore di lavoro a un utente molto esperto in disegni fatti a colpi di mouse. Non oso neppure pensare a quante linee di codice astruso sarebbero necessarie con LaTeX!

                    Ecco, forse una posizione equilibrata potrebbe riassumersi così:

                    Se si hanno esigenze grafiche relativamente elementari, LaTeX offre strumenti con cui inserire grafici quantitativi (pgfplots) e qualitativi (TikZ), con il vantaggio di avere risultati graficamente coerenti con il resto del documento. Ma per lavori complessi, ricorrere alla potenza di software dedicati è indispensabile.

                    Grazie,
                    L.

                    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72609
                    lorenzo.pantieri
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                      OldClaudio” post=71863Tanto di cappello al sombrero di @Liverpool!

                      Beh, che dire? La sfida è stata accolta e i risultati sono stupefacenti (per me). Mi riferisco al sombrero disegnato da Liverpool:
                      a) il risultato estetico è superbo;
                      b) si hanno tutti i pro nel non dover usare un software esterno (per esempio, se si carica nel preambolo un pacchetto che modifica i font, il disegno viene aggiornato di conseguenza);
                      c) non c’è bisogno di metter mano al portafogli per comprare un software commerciale;
                      d) il codice è (relativamente) semplice, intuitivo, elegante.
                      `\begin{tikzpicture}
                      \begin{axis}
                      \addplot3 [surf, samples=50, domain=-2*pi:2*pi, colormap/cool]
                      {sin(deg(sqrt(x^2+y^2)))/sqrt(x^2+y^2)};
                      \end{axis}
                      \end{tikzpicture}`
                      Bisogna prenderci la mano, certo, ma vale lo stesso per Mathematica (e analoghi).

                      Ora si tratta di capire quanto ci mette un principiante a padroneggiare pgfplots. Appena ho un attimo mi metto a studiare e vedo quanto ci metto per produrre grafici “decenti”. Ho in mente grafici bi- e tri-dimensionali, anche dati con un parametro e dati “per punti”, scrivendo qualcosa sugli assi coordinati. Niente di terribile, solo le esigenze minime per scrivere una tesi scientifica.

                      Questa parte della sfida, dicevo, è conclusa e vinta (da parte vostra). L’Arte andrà aggiornata sicuramente: (almeno) una menzione al disegno programmato va fatta, avevate ragione. 🙂

                      ——————-

                      Resto invece ancora scettico sul codice per produrre grafici qualitativi, come il mio baricentro e i mie secchi. Intendiamoci, avete dimostrato che se uno è esperto, col disegno programmato ci si riesce. Ma non sono convinto che quello sia l’approccio migliore, il codice è davvero complicato. Penso ancora che per cose di questo genere sia più comodo, per un utente “normale”, lavorare a colpi di mouse. Ne riparleremo.

                      Grazie a tutti quelli che sono intervenuti.

                      A presto, per ora.

                      in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47718
                      lorenzo.pantieri
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                        robitex” post=71841Ciao Lorenzo,
                        secondo me stai confondendo due software totalmente diversi.
                        Le capacità di calcolo di TeX sono assai meno di quelle di Mathematica.
                        Pgfplots può essere usato per costruire grafici tipograficamente corretti di set numerici ottenuti con software di analisi, come appunto Mathematica.
                        Uno è il “visualizzatore”, l’altro è il “produttore” di numeri.

                        Contano le esigenze dell’utente finale: direi che le esigenze “grafiche” di un autore di documenti scientifici sono sostanzialmente di due tipi: a) riprodurre funzioni “quantitative”, come appunto il seno della radice di prima; b) grafici “qualitativi”, come il disegnino del baricentro e i del secchi che ho mostrato poc’anzi. L’Arte, a oggi, consiglia un software come Mathematica per le esigenze del primo tipo, e uno come OmniGraffle per le esigenze del secondo tipo. Si tratta appunto di vedere come il disegno programmato con LaTeX possa sostituire o eventualmente affiancare questi strumenti.

                        in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47716
                        lorenzo.pantieri
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                          Il disegno tridimensionale del “sombrero” l’ho fatto in Mathematica con una riga:
                          `Plot3D[Sin[Sqrt[x^2 + y^2]]/Sqrt[x^2 + y^2], {x, -2Pi, 2Pi}, {y, -2Pi, 2Pi}]`
                          È un codice deliziosamente semplice e intuitivo (una volta presaci la mano, ovviamente): si vuole un grafico tridimensionale (Plot3D) di una funzione di 2 variabili (“Sin”, “Sqrt” e “Pi” indicano ovviamente seno, radice e pi greco: in Mathematica funzioni e costanti predefinite hanno l’iniziale maiuscola, e l’argomento delle funzioni va fra quadre), e anche il dominio è chiaro. Gli assi vengono messi i automatico (con unità di misura) e il grafico viene colorato automaticamente. Se si vuole vedere il grafico “dall’alto”, si scrive
                          `Plot3D[Sin[Sqrt[x^2 + y^2]]/Sqrt[x^2 + y^2], {x, -2Pi, 2Pi}, {y, -2Pi, 2Pi}, ViewPoint -> {0, 0, 1}]
                          `
                          Questo codice è elementare per chi mastica un po’ di matematica. (Mathematica ha una libreria di centinaia di funzioni predefinite.) Domanda: che cosa si deve fare con TikZ per avere risultati analoghi?

                          cfiandra” post=71793La sfida che ha lanciato Lorenzo, detto molto onestamente, secondo me non ha molto senso.

                          Il senso c’è eccome. Liverpool ha fatto vedere come in poco tempo sia possibile riprodurre il grafico di una funzione bidimensionale. Trovo che il codice sia molto complicato (almeno, io non ci capisco quasi niente!), ma l’esperimento mostra la potenza di TikZ (una volta che lo si conosce). Resto curioso di vedere riprodotti via TikZ i disegnini che ho postato a pagina 19 di questa discussione (il “baricentro e i secchi”). Sono disegni molto semplici, ma significativi: la mia tesi di laurea in fisica era di storia della fisica, che pone esigenze di disegno davvero elementari. Per me il punto decisivo è: quanto ci mette un principiante a imparare il disegno programmato in modo da riprodurre disegnini come quelli? Uno degli elementi decisivi della fida, per me, è capire quanto ci mette un principiante per imparare a disegnare con LaTeX invece che con software dedicati (come Matnematica per le funzioni o OmniGraffle per i disegni qualitativi).

                          Ciao,
                          L.

                          in risposta a: Posizionamento di figure flottanti. #72597
                          lorenzo.pantieri
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                            Rocco M.” post=71833Allora chiedo il vostro aiuto: è possibile (e se si, come) spostare tutte le immagini e le tabelle alla fine dell’articolo?

                            Certo. Basta che sposti tutti gli ambienti figure(*) e table(*) alla fine del tuo articolo.

                            Rocco M.” post=71833In più, è possibile far si che queste ultime pagine contenenti unicamente grafici e tabelle siano di grandezza standard (così che i grafici risultino leggibili)?

                            Che vuol dire? La “grandezza delle pagine” la imposti una volta per tutte nel preambolo.

                            Ciao,
                            L.

                            in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47706
                            lorenzo.pantieri
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                              robitex” post=71798In definitiva, credo che una guida di riferimento a TeX come l’Arte, debba illustrare le possibilità offerte dal disegno programmato e non imporre un esclusione per un proprio personale parere sull’argomento.
                              Sarà l’utente poi ad essere o meno d’accordo con Lorenzo, ed a trarre la massima utilità dai sistemi TeX, obiettivo ultimo di tutti i nostri sforzi per la diffusione di TeX.

                              Questo è un punto di vista che rispetto, ma che non condivido del tutto. La personalità dell’Arte sta anche in quel che lascia fuori. Farei fatica a scrivere una guida di cui non condivido l’impostazione… Però il disegno programmato ha i suoi sostenitori, e i risultati (vedi Liverpool) sono notevoli. Ci penso su. Intanto scrivete e ditemi quel che ne pensate (e rispondente alla sfida). Mai dire “mai”… 😉

                              in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47705
                              lorenzo.pantieri
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                                Liverpool” post=71801Come avrai visto, il codice per il grafico è veramente elementare e intuitivo.

                                Elementare e intuitivo, dici? 😉 Sarei curioso di vedere che ne pensa il principiante “medio”… 😉 Per me, è arabo!! 🙂 Comunque hai risposto (in parte) alla sfida: vediamo il resto, ovvero, i grafici “qualitativi”. Poi vediamo: l’Arte è in divenire.

                                Cito da una vecchia versione della Mica tanto breve introduzione a LaTeX

                                Vi sono anche varie possibilità per creare dei veri grafici con LaTeX puro oppure con un pacchetto aggiuntivo di LaTeX. Sfortunatamente, la maggior parte degli utenti le considera del tutto incomprensibili.

                                Sono su questa linea, per ora. 🙂 Ma solo gli stupidi non cambiano mai idea… 😉

                                in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47700
                                lorenzo.pantieri
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                                  OldClaudio” post=71787Quello che tu affermi ed esemplifichi costituisce una serie di affermazioni valide, sì, ma che assomigliano troppo alle giustificazioni che coloro che sono abituati ad usare Word oppongono per “dimostrare” che LaTeX non è meglio di LaTeX, anzi…

                                  No, non sono d’accordo.

                                  Proprio recentemente ho dovuto spiegare a un mio collega “perché LaTeX è meglio di Word”. Gli ho fatto dei semplici, classici esempi. Pensa di avere un documento con decine e decine di formule, immagina di essere alla fine del lavoro e di dover inserire o togliere una formula, ecco che ti tocca correggere a mano tutta la numerazione, compresi i riferimenti incrociati. Vedi allora che inserendo una formula con \begin{equation} e riferendoti a essa con \label e \ref, se all’inizio ciò può spaventare e richiede un minimo di apprendistato, ben presto ti accorgi che il gioco vale la candela, perché tutta la numerazione è automatica, e finisci così per risparmiare un sacco di tempo. Altro esempio: dov’è il vantaggio di introdurre i capitoli con \chapter e i paragrafi con \section? Beh, occorre imparare la sintassi di qualche comando, ma lo sforzo è subito ripagato: in questo modo la numerazione della sezione dei documenti è automatica, basta un clic se si modifica il sezionamento e basta \tableofcontents per fare l’indice. Eccetera.

                                  Insomma, LaTeX richiede un minimo di apprendistato, ma ripaga subito se si scrive un documento “significativo”.

                                  Dov’è invece il vantaggio di disegnare punti, linee e superfici scrivendo codice, e procedendo alla cieca?

                                  OldClaudio” post=71787E sempre ribadendo: LaTeX è meraviglioso e ho dimostrato in mille modi quanto io lo apprezzi; ma non lo userei mai per comporre un dépliant pubblicitario.

                                  Appunto. Per comporre un depliant (o un biglietto da visita, o un menu…) LaTeX è d’intralcio: non lo consiglierei a nessuno per cose di questo genere. Allo stesso modo, non consiglierei a nessuno di usare LaTeX per disegnare. La ragione è la stessa: non ha senso.

                                  OldClaudio” post=71787Ma se veniamo ai risultati, non c’è dubbio che i programmi nativi del sistema TeX, forse difficili da usare e non adatti a un principiante, sono stilisticamante coerenti con la parte testuale composta magistralmente con i programmi del sistema TeX. In particolare i font sono gli stessi, le formule che fan parte del grafico hanno lo stesso aspetto di quelle che ci sono nel testo […].

                                  Vero, un disegno con LaTeX è coerente col resto del documento: questa è, per me, la sola ragione che potrebbe spingere qualcuno a usare LaTeX per disegnare. Ma chiedere a un laureando di investire tanto tempo (quanto? la sfida è aperta!) per imparare il disegno programmato mi pare eccessivo, tutto qui.

                                  OldClaudio” post=71787Io ribadisco il concetto: L’Arte contiene molte più cose e più approfondite di quello che si trova nel Manuale di Lamport… salvo il disegno, che Lamport, invece, ha ritenuto essere una informazione di base per tutti. Se devo consigliare un manuale ad un principiante, consiglio l’Arte, non il manuale di Lamport; tuttavia mi spiace che questa piccola descrizione (disegno programmato) di base sia omessa.

                                  L’Arte è più vostra che mia: se mi convincerò che questa è una lacuna, la colmeremo. Ma per ora la mia reazione è la stessa che se uno mi dicesse “ehi, nell’Arte non si spiega come fare un biglietto da visita!”. La mia reazione è: “certo, ed è voluto: usa Pages!” 😉

                                  A presto,
                                  L.

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