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  • in risposta a: Alcune domande su philosophy-modern #68683
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    L’alternativa che ho trovato consigliata è altrimenti un semplice:
    `[\textcite[3]{benedettoxvi:congedo}; corsivo nostro]`
    Non penso esistano altri modi automatici per far riconoscere il numero come pagina e un testo seguente. Ma se elimini il “p.” o “pp.” (vedi l’altro tuo thread), il problema non si pone più. 🙂

    Ciao.
    Luigi

    in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68667
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    Avere la doppia pagina sia della traduzione che dell’edizione originale come consiglia Ivan mi pare però un po’ difficile nella pratica.
    Io ignorerei il problema continuando con [Pascal, 1699, p. 100], perchè il numero di pagina ha di fatto valore e utilità solo andando al riferimento completo in bibliografia, dove quindi si leggerà della traduzione o dell’edizione consultata.

    Un’ulteriore soluzione che ho visto usata (e consigliata dalla APA o dall’Oxford Guide of Style) è di citare entrambi gli anni, ad esempio [Pascal, 1699/1962, p. 100] o [Pascal, [1699] 1962, p. 100]. Così si ha il massimo dell’informazione, anche se può essere esteticamente un po’ brutta.

    in risposta a: Alcune domande su philosophy-modern #68681
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    Scrivere manualmente anche il “p.~” è l’unica soluzione che ho trovato per il tuo stesso problema.

    in risposta a: Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX2e #68158
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    samiel” post=67797Sì sì poi ho letto tutta la discussione.
    Dico solo che, di fatto, la prassi seguita dagli editori italiani
    (tutti…) è mettere l’apice prima.

    M

    Come ho scritto nell’ultimo messaggio, ci sono anche numerosi (e prestigiosi) esempi del contrario.

    in risposta a: Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX2e #68156
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    samiel” post=67790

    Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue

    Però trovatemi un editore italiano anche fra i più prestigiosi
    (mi son origuardato vecchi libri di Einaudim i testi della Utet ecc ecc)
    e ditemi se trovate qualcuno che mette l’apice dopo la punteggiatura…

    M

    Ho risposto qui: http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=12&id=67715&Itemid=71&lang=it

    Ciao.
    Luigi

    in risposta a: Note al piede #68621
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    Rispondendo a samiel, dall’altro topic:

    samiel” post=67790Però trovatemi un editore italiano anche fra i più prestigiosi
    (mi son origuardato vecchi libri di Einaudim i testi della Utet ecc ecc)
    e ditemi se trovate qualcuno che mette l’apice dopo la punteggiatura…

    M

    Facendo rapidamente passare alcuni libri che ho qui: Garzanti, Bollati Boringhieri, Feltrinelli, Adelphi e Bruno Mondadori lo mettono dopo la punteggiatura, come consigliano tutti i manuali qui citati; mentre gli altri editori maggiori (Il Mulino, Laterza, Einaudi, Rizzoli, ecc.) lo mettono prima. Fra questi ultimi, alcuni inseriscono uno spazio fine fra l’ultima parola e il numero sovrascritto, isolandolo e rendendolo più chiaro rispetto a quando è compresso senza spazi fra parola e segno.

    in risposta a: Note al piede #68619
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    Io ho sempre scritto il riferimento esponenziale dopo il segno di punteggiatura (o parentesi o virgoletta) se si riferisce alla frase, mentre subito dopo la parola se è strettamente necessario per quel termine. Come dice Ivan, il caso di una parola che necessita di nota a fine frase è probabilmente raro, ma in quella eventualità io farei prevalere un criterio logico a uno estetico, mettendo quindi il riferimento sulla parola e prima della punteggiatura.

    Per completare quanto scritto da Claudio, cito anche l’Oxford Guide of Style:

    Note references can be cued in several ways. The most common is by superscript figures or letters. Place in-text footnote cues outside punctuation, but inside the closing parenthesis when referring solely to matter within the parentheses. Normally cues fall at the end of a sentence unless referring only to part of the sentence: a cue at the end of a sentence represents the whole of the sentence:

  • Causes for infection were initially thought to be isolated.16 (This was rapidly discredited.17) Even so, specialists in England18 and Wales19 reached different conclusions during subsequent tests.
  • […]
    In general, cue references in text by superscript (superior) arabic figures. Do not use numerical cues in mathematical setting of any kind, as cues attached to equations or other mathematical symbols, since they may be mistaken for superscript figures.
    For mathematical setting, or for a second set of cues, use symbols or lower-case superior italic letters. A second set may be necessary where differentiating between footnotes
    and endnotes or, in the case of scholarly editions, between original footnotes and those supplied by the volume editor.

    Mentre curiosamente ho trovato indicazioni contrarie nei riferimenti sulla lingua russa:

    In text, superscript footnote-reference figures precede punctuation marks and are followed by a thin space: …ero1 .

    Ciao.
    Luigi

    in risposta a: [Risolto] Biblatex: autore-anno senza lettera #68480
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    Grazie della correzione.

    Come ho scritto, non è una bibliografia di un testo con citazioni, ma solo un elenco di pubblicazioni a sé stante, in cui l’etichetta alfabetica distintiva diventa quindi superflua. Non è ovviamente lo scopo primario di biblatex e di uno stile di tipo authoryear, ma è bello poterlo usare comunque.

    Ciao.
    Luigi

    in risposta a: [Risolto] Biblatex: autore-anno senza lettera #68478
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    Utilizzando degli ambienti refsection il risultato mi sembra lo stesso.

    Comunque sono riuscito a risolvere con:
    `\DeclareFieldFormat{extrayear}{\iffieldnums{labelyear}{}{}}`
    Non so se sia la soluzione migliore, ma funziona.
    Grazie comunque dell’aiuto.

    Ciao. 🙂
    Luigi

    in risposta a: [Risolto] Biblatex: autore-anno senza lettera #68476
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    Non mi serve distinguere fra citazioni perchè non ho un testo. Ho esclusivamente un elenco di voci bibliografiche, divise in sezioni diverse (per classe di opera o secondo altri criteri).
    Il \notecite{*} funziona con lo stile philosophy-classic che sto usando.
    Ho pensato di lasciare le lettere, ma mi danno un po’ fastidio, anche perchè nel mio caso non svolgono alcun compito. Inoltre valgono anche per sezioni della bibliografia diverse, quindi l’opera “a” è magari all’inizio, mentre l’opera “b” non è necessariamente di seguito, ma può essere in un altro paragrafo alla fine.
    Lo stile philosophy-verbose ovviamente non mette la lettera, ma scrive l’anno verso la fine della voce, e non dopo il nome come invece vorrei.

    in risposta a: Citare un documento come fonte di un intera sezione #53791
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    Puoi mettere la citazione nel testo all’inizio del paragrafo ma dovresti ben amalgamarla. Se invece devi mettere soltanto una frase secca di rimando, lo farei in nota, con il riferimento nel testo alla fine del primo capoverso.

    in risposta a: Strano comportamento dello stile philosolphy-modern? #53527
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    il bug evidenziato da Lorenzo non è degli stili philosophy, ma dello stile authoryear-icomp. Lo segnalo a Lehmann

    Ottimo, Ivan. Si tratta, a mio avviso, di un bug vero e proprio: lo stile autore-anno non dovrebbe mai, per nessuna ragione, produrre cose come “ivi”, che appartengono a stili/schemi diversi. Ottima l’idea di segnalarlo all’autore.

    Ma è proprio quella la particolarità di “authoryear-icomp” (dove la “i” sta per ibidem).

    Ciao.
    Luigi

    in risposta a: Strano comportamento dello stile philosolphy-modern? #53525
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    edit: il bug evidenziato da Lorenzo non è degli stili philosophy, ma dello stile authoryear-icomp. Lo segnalo a Lehmann

    Perchè bug? Quale dovrebbe essere il comportamento corretto?

    in risposta a: Strano comportamento dello stile philosolphy-modern? #53523
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    Se ne è discusso poco tempo fa nel thread dedicato agli stili.
    Puoi disattivarlo mettendo come opzioni di biblatex “ibidtracker=false”.
    Quale debba essere il comportamento di default credo sia una questione ancora aperta: Ivan troverà sicuramente utili altri pareri.

    Ciao.
    Luigi

    in risposta a: Sul plurale delle abbreviazioni #53156
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    Concordo che le abbreviazioni vadano evitate, se possibile. Ma se si decide di usarle, a mio parere bisogna seguire la convenzione in uso, che in italiano è quella di raddoppiare la consonante, o aggiungere il termine della parola nel caso di consonanti doppie (per esempio, dott.ri). Quindi andrebbero usate tabb., figg., sezz., e così via.

    Nella maggior parte dei casi le abbreviazioni si possono evitare (anche in parentesi), quindi il problema generalmente non si pone.

    Nei testi d’argomento giuridico si usano, e si raddoppiano per i plurali. Possiamo essere d’accordo che il “legalese” non sia un buon esempio di scrittura, ma non possiamo crocifiggere i giuristi.

    In bibliografia, si usa pp. per pagine. Non so se sia la scelta migliore, ma è quella che ha vinto nell’uso. Dunque rimarrei con quella.
    Personalmente non userei mai “p.” per il plurale, e nemmeno “pag.” per il singolare, visto che coerentemente il plurale sarebbe “pagg.” (ancora più brutto di “pp.”).
    Se proprio si vuole evitare “pp.”, e se è vero che il contesto e la forma forniscono già l’informazione sul plurale, allora si può anche propendere per eliminare del tutto l’abbreviazione e lasciare solo l’intervallo numerico (come avviene nell’uso inglese). Sarà la posizione alla fine della voce bibliografica a suggirerne il significato.

    Ciao.
    Luigi

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