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6 Febbraio 2019 alle 15:19 in risposta a: Problema installazione Tex Live 2018 (OS windows 10 pro) #115214::
Con le macchine WIndows ci sono sempre dei problemi; Win10 ci mette del suo con un firewall interno, per cui il download di un pacchetto alla volta, come farebbe il tlmgr, è una operazione foriera dei problemi che incontri.
Togliere/cancellare la cartella con il download parziale è un errore; tlmgr può riprendere dal punto in cui aveva lasciato o la rete era caduta.Il consoglio che ti posso dare è quello che viene scritto anche nelle guide generaliste di questo forum; cioè, non scaricare il tutto con tlmgr, ma scarica dal sito di CTAN ,o da uno dei suoi mirror, l’immagine ISO; si tratta di un grosso file, ma è uno solo, non uno dei 4000 o 5000 che scaricherebbe tlmgr. Inoltre viene giù anche tramite torrent, quindi attraverso canali paralleli. Quando è tutto scaricato e trasferito in una cartella temporanea di lavoro, doppiocliccalo e ne vedi il contenuto come se avessi montato il DVD di installazione. Vi storvi il file .bat di instalazione per windows; doppiocliccalo e si apre l’installatore a cui dici di installare in locale dal DVD virtuale.
Fare così ti risparmia le brutte esperienze che stai passando, ma devi ricordare che l’immagine ISO è stata creata nell’aprile 2018, e ora siamo a febbraio del 2019;in questi 10 mesi si sono avuti moltissimi aggiornamenti, quindi devi provvedere immediatamente ad aggiornare il tutto; qui si ci vorrà del tempo, perché c’è molto da aggiornare.
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Non farei questa equivalenza; il visualizzatore ricorre a due diversi driver per visualizzare un file pdf; uno spesso contenuto nel visualizzatore stesso, serve per “scrivere” il file pdf sullo schermo all’ingrandimento richiesto; l’altro, epr la stampa, ricorre a driver di stampa, magari trasformando il contenuto del codice contenuto nel file pdf in un altro codice; per esempio, sulle macchine Linux, spesso il driver di stampa è il convertitore ghostscript che trasforma il page description language del pdf nell’immagine raster che spedisce alla stampante; questa immagine è specifica di ogni stmpante e tiene conto della sua densità di puntini; per stampanti casalinghe è normale una densità d stampa di 600 pixel al pollice; ho davanti a me non réclame di una stampante che gestisce anche i fogli A3 in fronte/retro; dice che la stampante può stampare con una densità di 4800 per 2400 pixel al pollice.
Quindi la resa dipende dala densità di pixel al pollice; sullo schermo aumenti virtualmente la densità ingrandendo la figura e creando dei pollici da un metro e anche di più; il rasterizzatore riempie questi pollicioni (!) con la densità dello schermo. Quando mandi in stampa, puoi interagire con le impostazioni della stampante, che talvolta prevedono la possibilità di scalamento, ma normalmente non eseguono nessun ingrandimento, se no non si mette a pacioccare con le impostazioni.Se il tuo problema è quello di verificare le crenature fra caratteri, guardali ingranditi sullo schermo; quando stampi, la stampante ha certamente una densità di pixel al pollice parecchio superiore a quella dello schermo; quindi se la crenatura ingrandita si vede bene sullo schermo, si vede bene anche sulla carta senza bisogno di ingrandire niente.
::samiel” post=115602Dal momento che sto smanettando su un font e che per il momento sono costretto
a vedere i risultati perché non ho ancora acquisito l’habitus mentale adeguato
per regolarmi direttamente sui numeri e lavorare direttamente sui file .fea,
ho notato una cosa per me un po’ strana. Dovendo sistemare fra l’altro la crenatura,
opero guardando un testo alla dimensione naturale e una coppia di glifi mi appare
crenata correttamente. Aumento lo zoom e gli spazi mi appaiono disuguali.
Allo stesso modo, alla stesse dimensioni di zoom visualizzatori diversi
come Xreader, Xournal ecc producono rendering diversi, che si riflettono
fra l’altro appunto nella crenatura. Ma allora la resa dei lettori pfd
è questione di interpretazione??m
In parte sì, perché devono loro stessi rasterizzare i glifi vettoriali tenedo conto della densità di pixel dello schermo; ognuno ha il suo algoritmo per evitare che una densità bassa si traduca in un contorno visibilmente scalettato; di solito usano dei filtri bidimensionali per smussare il passaggio dal nero al bianco e viceversa.
Tieni conto di quel che vedi ingrandendo l’immagine, non di quello che vedi a grandezza naturale.
::k121″ post=115601ora mi dà questo errore: Paragraph ended before \ProvidesPackageRCS@i was complete. Non capisco come mai perché mi appare tutto, ma appena modifico qualcosa non compila più.
A me pare che quel [tt]\ProvidesPackageRCS@i[/tt] manchi delel necessarie parentesi graffe.
Non so quale pacchetto carichi qualcosa che abbia il nome che comincia con RCS, ma il guaio è lì.
Vedo che la distribuzione di TeX Live contiene un pacchetto RCS.sty, che però è del 1995; mmmm è necessario caricare, sia pure indirettamente, un pacchetto di 24 anni fa? Qualcuno dei pacchetti che tu carichi (se non hai cambiato il preambolo rispetto al tuo main.tex del passato messaggio, sembra caricare RCS ma una versione “corrotta”, magari non scaricata bene oppure pacioccata male.
A me non succede niente con il tuo precedente main.tex
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Se non ti ho mai dato il benvenuto nel forum, te lo do ora: Benvenuto nel Forum!A me il tuo main con i file allegati funziona perfettamente.
Tu usi TeXstudio per gestire l’editing e la compilazione della tua presentazione con powerdot, il problema potrebbe essere proprio TeXstudio. Non credo che dipenda dalal tua installazione, perché hai già compilato altre volte e prima powerdot veniva regolarmente trovato.
Conrolla quali voci della barra degli strumenti hai cliccato.
Comunque, a riprova, apri un terminale, chiamato prompt dei comandi sulle macchine con sistemi operativi Windows (Avvio –> Programmi –> cmd); scrivici dentro il comando latex main e mandalo in esecuzione premendo il tasto Invio. Fallo un paio di volte, non si sa mai se ci sono dei riferimenti incrociati da sviluppare. Poi apri il visualizzatore di file in formato DVI (non so se TeXstudio, possa aprirli); in ogni caso se non disponi di nessun visualizzatore, per questo tipo di file, esegui dal terminale i comandi dvips e poi ps2pdf, oppure dvipdfm, dando loro in pasto perché lo trasformino in ODF, poi lo puoi visualizzare con qualsiasi visualizzatore di file PDF.
Io ho fatto così dal mio terminale, e non ho avuto problemi di sorta.
[OT] Consigli non richiesti; vedo che usi pstricks e per questo motivo devi usare latex con le successive trasfromazioni, ma non puoi usare direttamente pdflatex o xelatex o lualatex. Per usare pdflatex ci sarebbe il pacchetto pdftrics da caricare dopo pstriks, che fa tutto quel che occorre per eseguire le trasformazioni necessarie. Non ho provato a cercare altre pacchetti da usare con xelatex e lualatex, ma suppongo che pdftriks funzioni anche con quei programmai di compilazione.
Meglio ancora sarebbe usare il pacchetto TikZ; ma dipende molto da che cosa vuoi presentare. Anche la classe powerdot potrebbe essere sostituita con qualcosa di più sobrio e piò pratico, come la classe beamer, ma dipende dai gusti.
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Benvenuto nel forum.Quando hai dei problemi sarebbe meglio che allegassi un esempio minimo compilabile, cioè un file .tex che comincia con \documentclass e fiisce con \end{document} e che contenga il minimo indispensabile per riprodurre il tuo problema. Chi ti vuole aiutare non ha che da fare un banale coipa-incolla, copiando l’intero (piccolo) file che hai allegato al tuo messaggio, incolllandolo in un suo nuovo file .tex che nominerà come gli pare e compilandolo. Se il problema si ripete, non ha che da eseguire le modifiche del caso per poi rispedirti in allegato il file corretto.
Eccoti il mio file minimo compilabile con le mie correzioni; Probabilmente la documentazione di frontespizio indica anche altri comandi più efficaci per risolvere il tuo problema, ma la soluzione che ti indico non richiede nemmeno la lettura di quella documentazione, perché ricorre a comandi che sono l’ABC di LaTeX.`\documentclass[12pt,a4paper]{report}
\usepackage{babel}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage{frontespizio}\begin{document}
\begin{frontespizio}\Preambolo{
\renewcommand{\fronttitlefont}{\fontsize{22}{24}\bfseries}%
\renewcommand{\frontfixednamesfont}{\fontsize{14}{16}}%
\renewcommand{\frontnamesfont}{\fontsize{16}{20}\bfseries}}\Logo[4cm]{logo}
\Istituzione{Scuola di Ingegneria}
\Divisione{Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione}
\Scuola{Master of Science in Bionics Engineering}
\Rientro {1.5cm}
\Titolo{Bla bla bla}\Rientro {2cm}
\NCandidato {Candidate}
\Candidato {\textnormal{Franco Neri}}\NRelatore {Supervisor}{Supervisors}
\Relatore {\textnormal{Marco Rossi}}
\Relatore {\textnormal{Giovanni Verdi}}\Piede{Academic Year 2017/2018}
\end{frontespizio}
\end{document}
`Tra le modifiche fatte, ho messo tutte le ridefinizioni dei font in un unico \Preambolo.
Invece oltre ad aggiungere \textnormal{…} dove occorre, ho messo i nomi prima dei cognomi; la posizione col cognome prima del nome è burocratese stretto e non sta bene mai, se non nelle pratiche burocratiche. Ti immagini come sarebbero La Divina Commedia e I Promessi Sposi se nei loro rispettivi frontespizi comparissero i nomi degli autori scritti nella forma: Alighieri Dante e Manzoni Alessandro?
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Il suggerimento di @CarLaTeX è validissimo.Ci sarebbe anche un altro approccio: apri il codice di circiuitikz e guarda come l’autore ha realiszato ongi singolo componente; è chiaro che i disegni particolari dei sistemi pneumatici sono diversi; tanto diversi che io non ho la minima idea della forma grafica/schematica che dovrebbero avere gli oggetti che hai elencato nel tuo messaggio e a malapena intuisco le loro funzioni. Ma per uno schema l’approccio di circuitikz dovrebbe fare al caso tuo; è possibile che, di fatto, l’autore di circuitikz abbia seguito proprio quello che ti ha indicato @CarLaTeX.
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Be’ è vecchiotto, del 2012. Io ne ho letto la documentazione con texdoc physics e non ci ho rovato nula di utile; inoltre più che “physics” dovrebbe chiamarsi “mathematics”; non c’è nulla, a meno chemi sia sfuggito, che permetta di osservare le norme ISO “for physical sciences and technology”. La matematica delle grandezze misurabili, non è la matematica dei matematici: ci sono le dimensioni fisiche e le nità di misura di mezzo; c’è l’incertezza delle misure che richiede d non indicare mai numeri con troppe cifre perché le grandezze misurabili formano dei fuzzy sets.Io mi dimenticherei di questo pacchetto, anche se magari talvolta potrebbe dare qualche buona idea per definire nuove cose.
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Ti saresti dato una risposta più veloce se avessi letto la documentazione con texdoc toptesi.pdf[/] e, in italiano, texdoc toptesi-itIn toptesi-it nella tabella 4.9 i comandi \CandidateNames e \TitoloListaCandidati. In toptesi.pdf nella pagina 24 con le relative sintassi.
Naturalmente sto prlando della documentazione dell’ultima versione aggiornata, chenon differesce molto dalla documentazione precedente, ma le pagine o i numeri delle tabelle potrebbero essere variate. Mi riferisco alla versione del bundle 6.2.10
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Leggiti la documentazione del pacchetto titlesec.Ma prima di agire, pensa a quello che fai; incorniciare i titoli dei paragrafi (section in inglese) con una riga sopra e magari una riga sotto, è possibile, ma devi comunque mettere il titolo senza decorazioni nell’argomento facoltativo e il titolo decorato come modificato dagli opportuni comandi di titlesec. Altrimenti ti prendi la definizione operativa interna di LaTeX, te la metti in un tuo file .sty personale, da immettere nel preambolo con \usepackage, e modifichi quella definizione come ti pare (in fondo è quello che fa titlesec, ma facendolo a mano hai maggiore libertà di azione).
Ti raccomando, però di pensarci bene; dipende molto da che tipo di documento stai componendo. Se si tratta di una tesi, io lascerei perdere. Se si tratta di un rapporto interno, forse ci potrebbe stare; anche in un manuale. Ma pensaci bene lo stesso.
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Il titolo della tesi compare solo nel frontespizio in condizioni normali; se usi le opzioni classica e autoretitolo, va a finire anche nelle testatine di sinistra (pagine pari), insieme al nome dell’autore.
Ho realizzato questa opzione (autoretitolo) perché mi è stata chiesta, ma la ritengo una solenne “fesseria”; Il termine sembra forte, e lo è, ma non saprei come definirla in modo meno pesante.Comincia a togliere l’opzione autoretitolo, ha hai risolto metà del tuo problema, quello più grave. Se proprio non vuoi togliere questa opzione ricorda che, come è spiegato nella documentazione, il comando \title accetta un argomento facoltativo [tt]\title[titolo brevissimo]{titolo lunghissimo}[/tt]. Quello lunghissimo va nel frontespizio e quello brevissimo va nelle testatine di sinistra.
Come seconda possibilità, io farei una cosa del genere; Definirei un titlo brevissimo: tre o quattro parole relativamente corte da inserire nell’argomento di \title, e tutto la’ttuale titolo lunghissimo nell’argomento di \subtitle. La segreteria non avrebbe nulla da dire perché il titolo già comunicato appare nel frontespizio, sia pure in caratteri di corpo relativamente piccolo, rispetto a quello del titolo, ma c’è tutto. Nella domanda di ammissione all’esame di laurea la tua ragazza scrive tutti e due separando il titolo breve dal sottotitolo con un tratto lungo.
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La prassi comune è quella di elencare i diritti dei vari software, visto che di solito i nomi sono trademark; questo elenco si mette di solito nel retro del frontespizio; qualcosa come “Alfa è un trademark delle società Beta.” Volendo si può mettere a esponente di Alfa il simbolo del trademark; se ne sono diversi forniti da diversi pacchetti; cerca la parola trademark nella documentazione o nell’indice analitico del testo symbols-a.pdf: apri un terminale; scrivici dentro texdoc symbols-a; premi il testo Invio; leggi.
30 Gennaio 2019 alle 12:35 in risposta a: Problema visualizzazione listings ClassicThesis + ArsClassica #115175::
Benvenuto nel forum.Vedi listings è un bel pacchetto che permette numerose personalizzazioni, colori e simili,ma bisogna configurarlo per un particolare linguaggio. L cosa è delicata e non può essere raccontata in un semplice messaggio del forum.
Quello che si può fare, invece, è leggerne la documentazione; apri un terminale, ci scrivi dentro il comando texdoc listings; premi il tasto invio; leggi.
Non hai bisogno di andare a cercare in rete; mentre qui nel forum siamo sempre disponibili, non è detto che sappiamo dirti di più di quanto c’è scritto nella documentazione, a meno di non averci lavorato tanto.
Io, per esempio, uso LaTeX da più di 30 anni,ma ho fatto pochissime cose con listings; sarà che non è adatto a quello a cui mi servirebbe; sarà che mi sta un po’ di traverso; sarà solo una questione di gusti personali; ma io uso fancyvrb con soddisfazione, anche se non dispone dei “fuochi d’artificio” di listings; in compenso lavora benissimo anche con caratteri non ASCII, e senza problemi né con pdfLaTeX, né con LuaLaTeX, né con XeLaTeX.
Ripeto; forse si tratta solo di gusti personali. Tuttavia, a parte i colori, gli ambienti definiti da fancyvrb non ti avrebbero dato nessun problema con il particolare linguaggio di cui ti stai occupando.
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Be’, prima di tutto hai fatto una cosa che la licenza non ti consente di fare; quindi guardati bene sia dal consigliare queste cose, sia dal distribuire le tue versioni modificate.Scusa se te lo dico in modo così brutale, ma è necessario; le licenze pongono pochissimi limiti, ma quei pochi vanno rispettati.
Il modo corretto di fare quello che serve a te, consiste nel copiare in un tuo file di macro personali, il comando che contiene le cose da modificare; e di modificarle solo nel tuo file personale. Naturalmente visto che il tuo file viene caricato dpo toptesi, verso la fine del tuo preambolo, tutti i comandi definiti con \newcommand li devi ridefinire con \renewcommand; quelli definiti con \def li puoi lasciare definiti ocn lo stesso comando, ma non guasterebbe se, almeno per quelli che non hanno argomenti delimitati, se li ridefinissi con \renewcommand modificando leggermente la sintassi. Infatti se hai un comando \pippo definito così:`\def\pippo#1#2#3{definizione…}` lo puoi ridefinire così:`\renewcommand{\pippo}[3]{definizione modificata…}`
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