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Di bibtex ne esistono almeno tre versioni bibtex, bibtex8 e bibtexu; nella mia installazione di TeXLive per Mac e il suo editor specifico per il Mac, TeXShop, il motore di composizione bibtex.engine fa riferimento semplicemente a bibtex, non agli altri due.In pratica a me funziona sempre anche si i file .bb hanno codifica UTF-8, ma in teoria bitex doverebbe funzionare correttamente solo se i file .bib sono codificati ASCI a 7 bit. Bibtex8 dovrebbe poter gestire tuti i file .bib con codifiche a 8 bit; bibtexu dovrebbe poter gestire le codifiche multi byte. Sarà, ma bibtex a me funziona con qualunque codifica; forse non ho mai usato caratteri codificati multipyte veramente strani..
Tuttavia bibtex non ha le funzionalità che ha biber, non tanto per le codifiche, quanto per i campi e le configurazioni che biblatex può dargli da elaborare. Quindi usando biblatex come pacchetto di gestione dei file bib, la loro elaborazione è decisamante meglio farla con bibre, che epr altro eè il programma che biblatex richiede di default.
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@Black Goku, LaTeX non è Word, come sta scritto nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX.In un documento da comporre con uno dei programmi di comaposizione basati su LaTeX, figure e tabelle sono gestiti come oggetti flottanti per metterli dove tipograficamente stanno bene.
Usare il posizionatore [!h] è la stessa cosa che darsi la zappa sui piedi; Se non dai a LaTeX altre possibilità oltre a “here” e se nella pagina quella cosa (figura/tabella, ecc.) non ci sta, quell’oggetto resta in coda bloccando la fuoriuscita degli altri oggetti che via via vengono accodati, fino a che la fine del capitolo non decreta lo svuotamento della coda; tutti gli oggetti vanno quindi alla fine del capitolo quando invece avrebbero potuto essere spostati ognuno nella propia pagina o nella pagina successiva.
Visto che stai preparando qualcosa per l’azienda, bisogna che tu consoca bene il funzionamento di LaTeX; la gestione degli oggetti flottanti è complessa e dipende da tanti parametri che stabiliscono che cosa voglia dire “tipograficamante corretto”. Sono spiegati anche nella guida Il LaTeX Reference Manual commentato, dove i commenti sul posizionamento degli oggetti flottanti è descritto in dettaglio.
L’ambiente tabularx ha la sua brava documentazione che leggi come al solito col comando texdoc tabularx dato in un terminale. Leggendola comprendi che il descrittore di colonna X si aggiunge, non sostituisce, i normali argoenti che accetta anche tabular, quindi per tabelle numeriche non hai nessun bisogno di celle X, ma ti bastano celle r se i numeri devono essere accosti a desta nella loro cella, l se deveno essere accostati a sinistra; ancor meglio, se usi il pacchetto setunitx, disponi anche della colonna S che serve epr incolonanre in numeri in base alla posizione del separatore decimale.
In colonne strette la giustificazione mostra troppi spazi bianchi interparola; per questo sembrerebbe più prudente usare il pacchetto array (che ha poco a che fare con le matrici), che ti permette di usare certi “modificatori per tutte le celle di una stessa colonna; per esempio una colonna X potrebbe avere come descittore `>{\raggedright}X` in modo che tutte le righe di quella colonna sarebbero rpive del margine destra giustificato, ma podotto in bandiere col paloa sinistra.
Come vedi gestire bene le tabelle non è cosa facile, ma ci siamo passati tutti, e ore ben o male, siamo in grado di comporre le tabelle che ci servono.
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Con la distribuzione 2018 del sistema TeX, la codifica di default dei file sorgente è la UTF-8 che per inputenc significa l’opzione utf8.Se i tuoi file non contengono solo caratteri utf8, ricevi quella segnalazione d’errore.
Allora:
1) verifica che il tuo editor crei, modifichi e salvi i file sorgente, compreso il file .bib con quella codifica.
2) se hai creato il file .bib con l’ausilio di qualche editor come BibDesk o Jabref, verifica che sia impostato per salvare il file in formato UTF-8
3) se hai importatoi tuoi riferimenti bibliografici direttamente dalla rese, senza controllarli ed editarli personalmente, controlla che il programma usato per scaricare dalla rete i record bibliografici sia configurato per importateli in formati UTF-8.
4) Controlla anche che eventuali immagini scaricate dalla rete non contengano legende costruite con caratteri non codificati UTF-8.
5) non usare il programma di compilazione latex, ma sua pdflatex o xelatex o lualatex, perché questi sono meno vincolati del primo per l’importazione delle immagini; il programma latex produce l’uscita in formato DVI, gli altri in formato PDF;
6) inoltre il rpgramma latex accetta solo imagini in formato EPS, mentre gli altri accettano immagini nei formati PSD, EPS, JPG, PNG, oltre ad altri formati meno conosciuti e altri formati bitmapped con qualche artifizio semplice non banale.Il punto 6 forse risponde alla tua domanda in merito al fatto che non riesci ad imorare le immagini.
In ogni cso, quando scrivi per ottenre aiuto cerca di specificare quale sistema TeX usi (TeX Live, DeX Live debianizzato, MiKTeX, altro); quale editor usi (TeXShop, TeXworks, TeXstudio, TeXmaker, …); con che classe stai compilando il documento; quale gestore per la bibliografia usi (bibtex, biber, altro); ne caso che tu usi bibtex, con quale pacchetto di stile bibliografico e con quali opzioni; Se usi biber usi biblatex con quali opzioni. All’occorrenza allegando un esempio minimo compilabile come specificato nella guida tematica apposita da scaricare dala sezione Documentazione di questo forum.
Altrimenti è difficile darti delle risposte precise, almeno per me, ammesso che ne sia capace.
15 Novembre 2018 alle 13:19 in risposta a: [RISOLTO]uso di: itemize, nome item su due linee, all’internop di tabella #114621::
@renareto, la tua richiesta è difficile da realizzare se non rendendo la slide illeggibile.Come ho scritto tante volte, e comunque, come sta scritto anche nelle linee guida per le slide sia nella documentazione di Beamer, sia nella guida Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, una slide non dovrebbe essere sovraccarica di cose da leggere. Per questo è necessario che essa non contenga più dell’equivalente di una dozzina o, al massimo, una quindicina di righe, contendo i titoli in proporzione alle righe che occupano e contando anche gli spazi verticale fra un blocco di testo e il successivo.
Ora la tua slide ha un titolo generale e 8 celle n totale raggruppate in due colonne, la prima e la terza, ciascuna con tre celle, e un’altra colonna, la seconda, che contiene due celle. Ciascuna di quelle celle contiene un titolo e una serie stringe in stile epigrafico. Contando solo le righe bianche, senza contare lo spazio dei titoli e lo spazio che li circonda, siamo intono alla ventina di righe. Se teniamo conto dei titoli e degli spazi che le circondano, arriviamo a quasi 30 righe.
Per fare stare tutto su una slide bisognerebbe ridurre il corpo, lo scartamento e ogni cosa che riguardi lo scrivere, almeno alla metà, quindi, siccome di default il testo normale di beamer è in corpo 11pt, se non vado errato bisognerebbe scendere ad un copro di 5 o 5.5 pt circa. È vero che la slide proiettata aumenta le dimensioni del tutto, ma lo spettatore dista diversi metri dallo schermo, quindi di fatto non riesce a leggere quello che c’è scritto nella slide.Una soluzione potrebbe essere quella di scomporre quella slide in più slide, la prima delle quali contiene solo i titoli; qualcosa come:
CLASSIFICAZIONE DEI PRODOTTI IDIOPATICI
SPECIFICI
ISOPATICI ORGANODERIVATI FITODERIVATI APTENI
DI BASEDERIVATI DA
ACIDI CARBONICI IMMUNOBIOLOGICI OLIGOELEMENTI
FISOLOGICIPoi a seconda delle linee bianche contenute in ogni categoria, riprendi il solo titolo con l’elenco dei suoi elementi mettendone in ogni slide una sola o al massimo due categorie. In totale potranno venire 4 o 5 slide leggibili invece di una sola illeggibile.
In particolare potrai servirti dell’ambiente block di beamer che ha uno spazio per il titolo del blocco e il riquadro contenete l’elenco dei prodotti.
Quando devi riprodurre una slide, originariamente composta, per esempio, con PowerPoint da una persona che sa poco sull’arte delle presentazioni, e mette anche gli spillini col manico rosso per appuntare i riquadri dei titoli (l’immagine che hai allegato), devi ripensare al tutto nel suo insieme, smembrarlo nelle sue componenti e riassemblarlo in modo corretto, magari su più slide. Creare una slide illeggibile vuol dire sminuire la tua professionalità, sminuire le potenzialità dei pacchetti e delle classi del sistema TeX, fare un cattivo servizio all’oratore che dovrà presentare quel materiale, fare un pessimo servizio agli ascoltatori della conferenza o della lezione; esercita il tuo giudizio e applica la tua professionalità; se segui le linee guida non potrai fare altro che meglio di quanto ti viene richiesto di riprodurre.
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@Giuliano, non so come tu abbia cambiato le immagini png in immagini jpg; spero che tu abbia usato un programmadi manipolazioni di immagini, non abbia semplicemente cambiato l’estensione a mano.Ma supponendo che tu abbia usato un editro grafico, la differenza sostanziale è che il formato jpg è compresso e lossy; il formato png è compresso ma è lossless. Questo implica che il formato png è preferibile quando ci sono pochi colori, nessuna sfumatura ma in ogni caso la medisima immagine png è sempre più grande della stessa immagine convertita in formato jpg.
Quindi l’errore che lamenti e che ti impedisce di ottenere il file pdf finale, probabilmente è un esaurimento della memoria.
Per saperlo non devi solo guardare i messaggi sintetici che ti mostra il tuo editor(qual è?) ma devi cercarlo nel file .log de tuo documento; lì c’è scritto tutto; se comunuque questo file termina con qualcosa come “No pdf output file” leggi le righe precedenti e trovi il motivo per il quale il compilatore non ha prodotto l’uscita.Un consiglio: non usare floatbarrier: produce più danni che benefici e potrebbe essere la causa del tuo errore.
Non usare mai e poi mai il codice di posizione H; altra fonte di possibili guai. Pouttosto creati dei float con si subfloat, tendoconto che dentro l’ambiente figure puoi mettere anche delel tabelle; per assegnare la didascalia giusta bisogna arrampicarsi su per i vetri, ma si può fare. Si può fare anche mettendo i vari pezzi del float a pinea pagina mettendo tante minipage dentro un unico float e per ognuna usare \captionof.Non creare ami sezioni che contengano solo figure; LaTeX non gradisce affatto; usa qualche altro metodo ma metti sempre del testo, anche se fra il testo e un float a piena pagina ti resta mezza pagina vuota. Oppure crea dei sezionamenti che siano diversi dai comandi \section, \subsection eccetera. Puoi dar loro dei titoli scritti in neretto, ma senza numerazione e senza usare i comandi di sezionamento; al limite fai un solo capitolo (o appendice) che contenga solo figure anche senza usare gli ambienti flottanti e servendoti solo di minipage con la didascalia creata con \caption of.
Il capitolo comincerà con una paginetta di testo, magari contente una lista dove si spiega dove si trovano gruppi di figure collegate logicamente fra di loro, ma poi non sezionare più.Devi usare un po’ di fantasia per fare quello che vuoi fare, perché solitamente i documenti non contengono pagine e pagine di materiale non testuale.
15 Novembre 2018 alle 10:20 in risposta a: pdflatex -synctex – Errore di compilazione e percorso non trovato #11460415 Novembre 2018 alle 8:15 in risposta a: pdflatex -synctex – Errore di compilazione e percorso non trovato #114602::
Mmmm…
Ho abbandonato le piattaforme Windows e MiKTeX da più di 10 anni, proprio per l’inaffidabilità della piattaforma e perché mi sono trovato meglio con TeXLive.Se devi reinstallare tutto il sistema TeX, sarebbe meglio, seocndo me, che scaricassi MiKTeX e installassi TeXLive.
Gli appassionati di MiKTeX non me ne vogliano. 20-25 anni fa l’apparizione di MiKTeX è stata fondamentale; a suo tempo ero su una piattaforma Windows e MiKTeX per me fu una benedizione. Contribuii anche finanziariamente al suo sviluppo.
Ho rimpianto WinEdt e MiKTeX quando sono passato a un Mac, ma presto ne ho apprezzato al stabilità poi TeXLive ha sostituito il vecchio teTeX e di TeXLive ho potutto apprezzare i vantaggi, in particlare:
1) esiste per tutte le piattaforme; per Linux c’è la versione debianizzata, ottima ma che sconsiglio perché non aggiornabile direttamente come lo è quella non debianizzata. Per Windows conviene instalalrla dal”immagine ISO del disco di installazione, e poi tutto file liscio con gli aggiornamenti eseguibili con il TeX Live Manager tolmgr.exe e la sua interfaccia grafica tlmgr-gui.
2) Io aggiorno ogni 7-10 giorni sul mio Mac; ongi volta trovo alcune decine di aggiornamenti per pacchetti preesistenti e una mezza dozzina di pacchetti nuovi.
3) MiKTeX non può stare dietro a questa velocità di aggiornamento perché, che io sappia, il progetto è gestito da una sola persona,bravissima, ma come tutti, dispone solo di 24 ore al giorno e non ce la fa a reimpacchettare il tutto per l’installazione su Windows nei tempi che la vivacità di TeX Live riesce a tenere.
4) Gli eseguibili di TeXlive per le piattaforme mi pare che siano autosufficienti e non dipendano dalle librerie dinamiche .dll; forse mi sbaglio, ma il tuo ultimo messaggio di errore si riferisce ad una libreria dinamica; basta un aggiornamento più o meno automatico del sistema operativo perché una libreria dinamica che prima funzionava, non funzioni più o non sia più compatibile.Questi sono i motivi per i quali ti suggerisco di installare la TeXLive per Windows; nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX c’è scritto epr filo e per segno come fare, quale procedura preferire fra le tante diverse disponibili per Windows; io consiglierei l’installazione dal file ISO, ma la scelta dipende da tanti fattori, quindi è bene leggere quella descrizione su L’Arte.
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Dipende da cosa vuoi fare, ma una cosa è sganciare il numero di una seziona dal numero della sezione gerarchicamente superiore, e una cosa è stampare il numero della sezione senza il prefisso della sezione gerarchicamente superiore.Nel primo modo le sezioni continuano ad avere una numerazione progressiva e unica; nel secondo caso si avranno diverse sezioni 1 diverse 2, eccetera Neo primo caso credo che hyperref non crei riferimenti duplicati; nel secondo non sono sicuro che che cosa faccia hyperref; potrei provare, ma perderei il mio tempo, perché non userei mai né la prima né la seconda soluzione.
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Se usi eso-pic o watermark devi leggerne la documentazione; in particolare
1) non è necessario che l’immagine sia su un formato A4; può essere qualunque file in formato PDF, EPS, IPG o PNG.
2) I formati vettoriali (i primi due) sono preferibili se sono veramente vettoriali perché includendoli con \includegraphics (esplicitamente o indirettamente tramite i comandi dei pacchetti che ti ho indicato) possono essere ingranditi o ridotti con qualunque fattore di scala senza perdere nella definizione. Però vedi sotto.
3) le figure in formato JPG e PNG sono a matrici di punti e non sopportano grandi fattori di scala; anche un fattore 2 potrebbe essere già troppo.
4) Al punto 2 ho evidenziato veramente perché quei formati di per sé vettoriali possono contenere delle figure a matrici di punti; quindi l’immagine che essi contengono è suscettibile degli stessi inconvenienti che ho indicato al punto 3. Un file PDF o EPS che contenga un’immagine JPG o PNG non è più veramente vettoriale
5) se disponi di un’immagine vettoriale che però non ha colori adeguatamente sbiaditi, la puoi sbiadire usando per esempio GIMP, ma con questo editor non la puoi salvare in formato vettoriale. Forse altri software lo possono fare, ma è probabile che creino file PDF che non sono veramente vettoriali.Tutta l’operazione con eso-pic e con watermark si fa impostando dei comandi nel preambolo, per cui puoi mettere l’immagine solo nella prima pagina o su tutte; puoi durante il documento usare quei comandi per mettere on o off quell’inserimento di immagine di sfondo; in sostanza, una volta trovata l’immagine giusta con le caratteristiche ottiche e colorimetriche giuste, non devi metterci puù mano perché lavori con semplici macro per mettere o togliere l’immagine di sfondo.
Personalmente preferisco fare in un modo completamente diverso; definisco degli stili di pagina ognuno con o senza l’immagine e posso avere anche immagini diverse. dopo di che non mi resta che scegliere lo stile con il comando \pagestyle, specificandogli il nome che ho dato quando ho creato i diversi stili. Non conosco nessuno pacchetto che faccia queste cose (o forse esiste, ma non ne sono al corrente; il sistema TeX contiene circa 4000 pacchetti e capisci bene che non li conosco tutti, anzi…); ma conosco bene la programmazione con i linguaggi nativi di TeX e di LaTeX, quindi posso crearmi miei stili per via assolutamente diversa e con la massima libertà. Conosco una sola classe che eprmette di fare cose del generare: è la classe memoir che senza opzioni e senza personalizzazione si comporta come la classe book; MA la classe stessa usa diversi stili di pagina e mette a disposizione dell’utente i comandi per fare altrettanto con in suoi stili. Il punto è che con classi e pacchetti che fanno un mucchio di cose, la documentazione è di alcune centinaia di pagine:sad:
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Sì cis sono sempre diversi modi per arrivare a risultati che non sono sempre identici, ma che si possono considerare equivalenti; parlando d’altro, fra i pacchetti che usano TikZ come supporto c’è circuitkz per disegnare circuiti specialmente elettronici. Non lo uso mai perché i componenti che esso disegan sono tracciati bene, ma non sono abbastanza distinti dai collegamenti; non emergono visivamente dal disegno finito. @0 anni prima per disegnare i circuiti elettronici che mi servivano epr il libri che usavo per il mio insegnamento, mi era già costruito un pacchetto che allora sfruttava le poche cose di cui disponeva il vecchio LaTeX 209, defunto nel 1994. Aggiornato ocn le funzionalità del moderno LaTeX2e e di pacchetti (quasi obbligatori) contenuti nella cartella …/latex/tools/, uso quel mio vecchio pacchetto ancora oggi il tutto è costruito sul “rudimentale” ambiente picture nativo di LaTeX. La documentazione di Picture+pic2e si legge completamente in mezzora avendo imparato ad usarli; quella di TikZ+circuitikz può essere letta a spizzighi e bocconi, perché a leggerla tutta sapendola usare non so se basti un anno 😯Per mettere figure di sfondo ci sono i pacchetti esop-pic, watermark, e forse altri, non hai bisogno di TikZ per queste figure di sfondo; ma…
… ma se vuoi che le figure di sfondo non disturbino al lettura del test e/o delle figure, tabelle, eccetera del tuo scritto bisogna che esse siano molto chiare e appena visibili sotto a quanto viene scritto sopra; è possibile che tu debba usare colori chiarissimi, e tu debba schiarire fotografie o altre figure (per esempio loghi aziendali) usando un programma di fotoritocco, per esempio Photoshop (commerciale), GIMP (free sosftware), o altri.Il formato della foto da inserire non è impostante che sia A4, basta che \includegraphics lo scali correttamente alle dimensioni necessarie; Solo se la figura è a matrice di punti e a bassa definizione un ingrandimento eccessivo potrebbe dare risultati inaccettabili.
Se guardi il codice del tema verona per il programma di videpresentazione beamer (che fa parte di TeXLive) vedi che viene usata una linea ondulata per separare/decorare (mi pere solo) la pagina del frontespizio; ti può dare un’ispirazione su come si usano i colori e come di disegnano con draw almeno certe linee ondulate.
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Sullo split e su aligned ci sono pareri diversi qui sul forum. La loro differenza è visivamante insiginficante, ma ci si accorge della differenza quando si vuole aggiunge in cosa qualche cosa.Si volendo avresti potuto fare con un equation contenente uno split o un aligned; avresti avuto un incolonnamento con allineamento a sinistra, ma avresti vito infarcire di \text{} e avresti dovuto scrivere una sola di quelle specificazioni in ogni riga dello split.
Non hai bisogno di mettere a pedice ]min e max, perché seggo bene il significato di quel “troiaio”, essi indicano il minore o il maggiore fra gli oggetti contenuti nel loro argomento; le macro \min e \max dovrebbero funzinare correttamente nel tuo caso, solo che non vengono scritte sicuramente con lo stesso font del resto.Non voglio esprimere giudizi in merito, perché ne abbiamo entrambi gì espressi molti; ma temo che tu abbia una bella gatta da pelare, non difficile da fare, ma pur sempre un lavoro “sporco”. 🙁
14 Novembre 2018 alle 8:07 in risposta a: Problema indice con numerazione romana delle sezioni #114578::
Se è per quello non è difficile inserire del testo di riempimento usando i comandi dei pacchetti lipsum oppure kantlipsum; infatti ho aggiunto la tua definizione modificata della configurazione dell’indice e ho aggiunto il testo con kantlipsum. Non mi piacciano di nuemeri delle sezioni inserite a sinistra dei titoli delle sezioni, probabilmente perché i font CM usati nell’EMC non dispongono del maiuscoletto nero.Tuttavia ecco il condice dell’EMC`\documentclass{book}
\usepackage{titletoc}
\titlecontents{section}
[1.5em]
{}{\contentslabel{3.2em}}
{}
{\titlerule*[0.7pc]{.}\contentspage}\usepackage{kantlipsum}
\begin{document}
\renewcommand{\thesection}{\textsc{\roman{section}}.}
\chapter*{Capitolo}
\addcontentsline{toc}{chapter}{2009}
\section{Uno} \kant[1-2]
\section{Due} \kant[1-2]
\section{Tre} \kant[1-2]
\section{Quattro} \kant[1-2]
\section{Cinque} \kant[1-2]
\section{Sei} \kant[1-2]
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\section{Nove} \kant[1-2]
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\section{Dodoci} \kant[1-2]
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\section{Sedici} \kant[1-2]
\section{Diciassette} \kant[1-2]
\section{Diciotto} \kant[1-2]
\section{Diciannove} \kant[1-2]
\section{Venti} \kant[1-2]
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\section{Dentitre} \kant[1-2]
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\section{Ventisette} \kant[1-2]
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\section{Quarantacinque} \kant[1-2]
\section{Quarantasei} \kant[1-2]
\section{Quarantesette} \kant[1-2]
\section{Quarantotto} \kant[1-2]
\section{Quarantanove} \kant[1-2]
\section{Cinquanta} \kant[1-2]
\backmatter
\tableofcontents\end{document}`
Come vedi dall’indice si sono due errori:
1) i numeri romani troppo lunghi, come XXXVII e XXXVIII interferiscono con il titolo della sezione; bisogna ulterirormente allargare i campo per la numerazione;
2) I numeri delle sezioni nell’indice vanno a finire nel margine sinistro; no good, no good.Sarà che Einaudi usa la numerazione romana, ma questa non è adatta a stringhe di cifre romane lunghe,
Invece Bisogna ulteriormente modificare la configurazione dell’indice allargando ulteriormente il campo per il numero, e magari comporre i numeri ragged left per minimizzare lo spazio fra il numero e il titolo che trovo particolarmente sgradevole con i numeri romani corti.
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Non sono un fanatico di TikZ, anche se riconosco che permette di fare bellissimi disegni e di metterli dove vuoi.
Tuttavia, come utente alle prime armi, come più o meno ti definisci tu, dovresti astenerti dall’esegure modifiche così importanti. In particolare dovresti imparare il linguaggio; infetti la testatina è la riga fuori testo che sta sopra il blocco del testo e quella che sta sotto il blocco del testo si chiama piedino..
Ma a parte questo dettaglio, la pagina dal lato interno delle pagine (e destra nelle pagine di sinistra/pari e a sinistra nelle pagine di destra/dispari) serve per rendere difficile la ricerca della pagina; se tu sfogli un libro facendo scorrere/frullare rapidamente le pagine , quello che tu vedi è la parte esterna della pagina. Quindi hai due possibilità:e usando i comandi di fancyhdr le metti nel terzo esterno della testatina o del piedino, o usi la testaine per i titoli acconci e metti la pagina al centro o a destra nel piedino.Per le decorazioni ondulate, il comando draw ti permette di disegnare quello che ti pare; leggi bene la documentazione di TikZ; apri un terminale, scrivici dentro il comndo texdoc tikz, premi il tasto invio, e vola, ecco tutta la documentazione compresi i tutorial inizili e un dettagliatissimo indice analitico. Non ti spaventare della mole della documentazione di TikZ: fa milioni di cose, quindi ci vogliono molte pagine per descrivere il tutto; ma tra indice generale molto dettagliato, e indice analitico molto completo, hai il modo di cercare quello che ti serve senza bisogno di leggere l’intero malloppo di centinaia di pagine.
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