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Se proprio devi, usi l’ambiente gather, dove nella prima riga metti l’equazione e nella seconda riga metti i troiaio dentro una \parbox, alla fine della quali aggiungi \notag. Quindi la “formula” risulta numerata e il troiaio no.
Ricorda che puoi sempre mettere delle scatole di testo in un ambiente matematico; l’importante è che, come nel caso in esame, tu specifichi convenientemente la larghezza della \parbox. Se non ti è chiara la \parbox, esamina la traduzione italiana della guida di Lamport, Il LaTeX Reference Manual commentato.
13 Novembre 2018 alle 22:06 in risposta a: Problema indice con numerazione romana delle sezioni #114573::
Appunto, è epr quello che solo le parti sono numerati con numeri romani, perché si suppoe che i numeri che li rappresentano non siano mai troppo lunghi.Le tradizioni di numerare capitoli, sezioni, sottosezioni, eccetera non sono nate dal nulla.
Inoltre dovresti usare i numeri romani maiuscoli, oppure complcarti la vita scrivendoli solo in maiuscoletto; I romani fino all’epoca inperiale non conoscevano le lettere minuscole, anche se sulle scritte suimuri di Pompei si trava una specie di maiuscolo legato.
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si può fare solo da codice esterno, il più semplice consiste nell’uare i comandi \counterwithin e counterwithout per aggiungere o tolglier un contatore pdre dalla gestione dei contatori.Ma comunque tu lo faccia, in particolare se ci fosse un comando interno, tieni presente che ogni volta che componi un indice, turidefiniresti a vuoto ciò che hai già definito; Perdita di tempo.
Inoltre dovresti fare i conti con hyperref che ti darebbe non pochi grttacapi.
Meglio non farlo.
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Benvenuto nel forum.Finalmente, benché tu sia principiante, usi la parola interlinea in modo corretto.
Ora LaTeX inserisce un interlinea fra due righe adiacenti pari al 20% del corpo; questo significa che lo scartamanto (la distanza fra le linee di base di due righe consecutive) vale 1,2 volte il corpo del font usato. In più esso inserisce un’inerlinea supplementare se due righe consecutive sono più vicine di una tolleranza prescritta.
Quindi scrivendo in corpo 10pt, lo scartamento normale vale 12pt, ma se la riga superiroe avesso un carattere troppo discendente, o la riga di sotto avesse un carattere troppo ascendente tali che le distanze effettive fra le due righe fosse minore della tolleranza di 1pt, allora esso inserirebbe interlinea ulteriore per fa si che nessun carattere della riga superiore possa interferire con qualche carattere della riga superiore.
Se non ti è chiaro quello che ti ho descritto succintamente, dalla sezione Documentazione di questo forum puoi scaricare sia la guida grande, Introduzione all’arte tipografica con LaTeX, sia una guida piccola Il LaTeX Reference Manual commentato. Non so nella seconda (dove d’altronde hai tutta al descrizione del linguaggio LaTeX nativo) Ma nella prima c’è una figura che mostra la situazione che ti ho descritto con una figura. Nella seconda, cerca nell’indice analitico, c’è la descrizione del comando \linespread, con il quale puoi modificare lo scartamento e quindi l’interlinea.
Prima di fare quello che vorrsti fare, leggi le parti significative in quelle due guide, comprendi bene il tutto; poi prova ad azzerare \lineskiplimit e \lineskip, oltre ad assegnare un valore inferiore a 1, ma non inferiore a 10/12 al parametro \linespread.
Avendoti detto come procedere, ora ti raccomando di non farlo; o meglio: prova a farlo e vedrai che brutto aspetto che avrà il testo delle note.; Dopodiché da solo deciderai di non farlo.
::Ricky994″ post=114950Ciao a tutti,
ho trovato altri topic aperti sul forum simili, ma non che risolvessero il mio problema. In pratica vorrei semplicemente far si che nel mio file .tex che ho suddiviso in due \part{} vorrei che la numerazione dei capitoli fosse distinta, cioè nella prima parte ci siano i capitoli 1 2 3 4, e nella seconda parte la numerazione dei capitoli riparta da 1. Come potrei fare?Pessima idea se il documento deve venire letto a schermo senza eseguire l’istruzione che ti ha indicato @samiel. Se il documento deve venire letto a schermo, il pacchetto hyperref ti segnalerebbe i duplicati ed eseguirebbe i collegamenti ipertestuali in modo errato
Secondo me, se il documento ha le due parti in un unico volume/file non ha nessuna senso che ci siano due capitolo numerati 1, due capitoli numerati 2, eccetera, a meno che i capitoli non siano espliciatmente numerati I-1, II-1, I-2, II-2, eccetera; se non espliciti il numero (romano) della parte nella numerazione del capitolo, diventa dificicile riferisti al paragrafo 2,3 della prima parte, se non scrivendolo esplicitamente a parole.
Quello che vuoi fare potrebbe essere sensato se il documento fosse diviso in due tomi distinti, ciascuno dei quali, al suo interno, usa una numerazione coerente.
Insomma, pensaci bene prima di fare una cosa del genere.
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Capisco il tuo imbarazzo nel dover/voler replicare quell’obbrorbrio.Le equazioni che non appartengono alla matematica pura, anche quelle empiriche come quella che mostri, vanno scritte in un altro modo, perché le norme ISO sper le scienze sperimentali prescrivono stili e forme completamente differenti. Quell’immagine che hai mostrato probabilmente è scritto da una persona che non ha idea di che cosa siano le norme ISO. Ma, la cosa più grave, le norme ISO non accettano relazioni matematiche empiriche, nemmeno se sotto si spiegano cosa siano i vari simboli specialmente se non sono indicate le unità di misura.
In sostanza, qualunque siano i fattori che intervengono nella formula, essa non ha nessun significato ragionevole.Le grandezze che rappresentano quantità misurate non possono venire elevate a esponenti non interi, tranno in alcuni rari casi dove le radici quadrate e quelle cubiche (esponenti 1/2 e 1/3) sono coerenti con la dimensionalità del radicando.
quelle grandezze devono avere simboli formati da una sola lettera con qualificatori al piede formati da qualunque informazione; La grandezza va in corsivo, e il qualificatore va in tondo. Nelle formule le virgole che rappresentano dei separatori seriali vanno spaziate da ciò e che esse precedono.Nel tuo caso i simboli e i qualificatori vanno esposti prima della formula e in linea col testo; oppure dopo la formala, ma sempre in linea col testo.
Insomma in quell’immagine non c’è un solo segno che si salvi.
Ti suggerisco di scaricare dalla sezione Documentazione la guidina tematica sulla matematica delle scienze sperimentali e di leggerla; poi dopo ne possiamo riparlare.
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Il pacchetto amsmath ti offre diversi ambienti con cui puoi fare quello che desideri fare.Ma anche senza arrivare a quel livello, puoi sempre creare un array (che equivale ad un tabular matematico) dove usi la prima riga per la formula e le righe successive, divise in più colonne per le semplici relazioni che contengono i valori.
Devi decidere tu se usare array o gli ambienti di amsmath perché dipende da tanti fattori; quanto è lunga la formula, quanti sono i valori, eccetera.
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Se usi il mio comando dentro un ambiente o dentro un gruppo, la sua impostazione rimane cofinata all’interno dell’ambiente o del gruppo. No, l’allargamento dello scartamento lo puoi mettere se vuoi; il primo parametro è opzionale e il valore 1.2 è il suo valore di default; quindi se componi col corpo 10pt, il default per lo scartamento è di 12pt perciò l’interlinea è di 2pt; non confondere lo scartamento con l’interlinea, anche se generalmente il noto word processor, tradotto in italiano in India, chiama interlinea lo scartamento.Ma se componi in corpo 10 devi impostare [tt]\setfontsize{9.7)[/tt], cioè il 3% in meno del corpo normale, se vuoi restringere le righe di 4mm su 120mm. Siccome io ho supposto che 4/120 fosse il restringimento della riga, ho calcolato il 3%, ma tu devi provare diversi valori (minori di 10) facendoti prima due conti sulle dita per non dover fare troppi tentativi. Io sono arrivato a specificare fino a tre cifre decimali in qualche mio documento. Quindi la macro e la soluzione trovata lavorando con il fattore di spread, invece che con lo scartamento a me è risultata molto valida e utile.
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Benvenuto nel forum.
Temo che nessuno qui sul forum, tranne Francesco Endrici, possa darti una risposta, perché il pacchetto canzoniereonline o la classe canzoniereonline.cls non fanno parte della distribuzione di TeX Live. Quindi nessuno può sperimentare il codice di quelal classe e constatare se ci sia incompatibilità fra multicols e adjmulticols.Mi spiace.
Tuttavia avrei un piccolo suggerimento da darti; se non puoi usare adjmulticols per allargare un pochino la giustezza delle due colonne, puoi al contrario ridurre un pochino il corpo dei font con i quali scrivi. Vedo infatti che usi i font libertine che sono scalabili con continuità (prendi in esame anche, eventualmente i font liberitnus, basati sui precedenti ma, a mio parere, migliori sotto molti punti di vista, se non altro perché hanno un esperto di font che se ne occupa costatemente,mentre i libertine sono un po’m ehm, lasciati in disparte).La macro seguente`\DeclareRobustCommand*\setfontsize[2][1.2]{%
\def\linespread{#1}\fontsize{#2}{#2}\selectfont}`permette di specificare solo e soltanto con i font scalbili con continuità anche a tratti un corpo qulsiasi anche fratto. Supponiamo che tu stia componendo in corpo 12pt (nonlo vedo indicato fra le opzioni della classe ma è probabile che sia il corpo di default) allora se vuoi il tuo cnto richede un allargamento della giustezza di 4mm su una giustezzaa normale di (diciamo) 120mm, questo significa un 3% in più. Se tu diminuisci il corpo del 3% e quindi vuoi passare da 12pt a 11.64pt, ti basta specificare quel comando con l’argomento 11.64 (con o senza pt, è lo stesso) e il giochetto è fatto.Naturalmente questo trucchetto non funzionerabbe con i font CM e nemmeno cono i font CM-super, perché non sono scalabili con continuità, ma con i font Type 1, TrueType e OpenType funziona alla grande.
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Probabilmente trovi qualcosa nell’archivio CTAN.Forse puoi comperare dal TUG i DVD che distribuiscono gratuitamante ai soci; se invece sei una socio, hai già i DVD degli anni passati.
Ma qual è il problema per il quale vorresti tornare indietro alle vecchie versioni, magari di diversi anni fa?
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Non hai bisogno di trovare un manuale; ce l’hai già a bordo; basta che tu apra un terminal o prompt dei comandi, ci scriva dentro il comando texdoc pgfploot e lo esegua premendo il tasto Invio.D’altra parte se invece di tracciare con una unica funzione il diagramma della mantissa, tu tracciassi i singoli tratti obliqui, con quattro comandi che tracciano una retta, non avresti bisogno di usare 500 campioni (ogni segmento è definito da due soli punti). A rigore, con la funzione mantissa, le linee che ti sembrano verticali sono in realtà oblique, perché connettono due punti con le oridnate molto diverse, ma cocon le ascisse che differiscono di 1/500 della larghezza del disegno.
Se vuoi esercitarti con tikz e/o con pgfplots sarebbe meglio che tu usassi funzioni più serie (…) della funzione mantissa.
12 Novembre 2018 alle 14:52 in risposta a: problema con mantenimento pagestyle se inserisco pagina non numerata #114538::
Il consiglio di @robitex è da prendere in considerazione, ma credo che il tuo problema vada risolto così:`% preambolo
…
\usepackage{afterpage}
…
\begin{document}
…
… testo testo testo.\afterpage{\thispagestyle{empty}\begin{table}[p]
…
\end{table}}Testo testo testo`Non devi cambiare la numerazione; assolutamente; la pagina dela tablella resta senza numero, ma le pagine di sinistra continuano ad avere i numeri pari e quelle di destra i numeri dispari.
In alternativa metti tutte le tabelle a piena pagina come ultime pagine della tesi dove hai esplicitato una volta per tutte [tt]\pagestyle{empty}[/tt] e non hai il problema di interrompere la numerazione dele pagine perché tanto sono le ultime.
Un altro metodo è quello descritto nella documentazione del pacchetto fancyverb; descrive appunto come impostare la pagina da destinare a tabelel o figure a piena pagina.
Infine; se la tua università vuole la numerazione dele pagine scritte che sia continua, devi necessariamante comporre la tesi senza le tabelle/figure a piena pagina, stampandole separatamente con un altro documento tutto in stile empty, ma con la stessa geometria, per poi inserirle nella versione stampata come pagine fori testo; in altre parole, ne intercali i fogli in mezzo a quell della parte testuale della tesi.
Usando il pacchetto pdfpages, come ti ha suggerito @robitex, avresti gli stessi problemi con la numerazione delle pagine che avresti ocn le soluzioni che ti ho indicato io.
Domanda: ma chi è quell’imbecille che da disposizioni di questo genere? @robitex è stao gentile nel dire che “la regola è davvero assurda”. Io non ho problemi a dare dell’imbecille (dal latino imbecillis, debole di mente) a chi da regole di questo genere. O non ha mai scritto un testo nemmeno con Word, o si riferisce ai testi antichi o anche relativamente recenti dove tutte le figure erano fuori testo e inserite a metà del libro stampati su carta patinata, mente il resto del testo era stampato su carta opaca. Aveva un senso quando la riproduzione delle figure era fatta con una tecnica diversa (rotocalcografia, offset, litografia, acquaforte,…) da quella usata per stampare il testo (rilievografia, linotype, monotype, caratteri in piombo).
12 Novembre 2018 alle 14:18 in risposta a: [RISOLTO]tabella 2 righe; 3 colonne una sola cella con 2 colonne #114534::renareto” post=114930Buongiorno,
dovrei configurare una tabella con i requisiti in oggetto. Ma non sono capace e non riesco a trovare aiuto.Sapreste darmi un suggerimento?
Grazie
Renato
Come mai non ti venga mai in mente di consultare la documentazione resta un mistero per me; certamente quello che tu chiedi si ottiene con il comando [tt]\multicolumn[/tt] e siccome questo comando è descritto in qualsiasi documentazione, non riesco a capire che cosa vuoi re quando affermi
… e non riesco a trovare aiuto.
Non trovi aiuto perché non lo cerchi, e vuoi farti dire guarda nella pagina tal-dei-tali della documentazione questa-e-quella. Siccome te l’ho già indicata tante volte, senza indicarti il numero della pagina, lo ammetto, ti ripeto: usa la documentazione che questo Forum ti fornisce; non fare domande del tipo “fatelo per me”; hai sentito che cosa ha detto il prof. Van Duck al meeting di Roma, no?
11 Novembre 2018 alle 21:12 in risposta a: Document class article e pacchetto amsmath non trovati #114526::
Apri il file che ti ho mandato con TeXstudio e compilalo; se non trova nullané classe né pacchetti, disinstalla TeXstudio ben bene, eliminando anche i suoi file nascosti, e poi rimontalo. Non è una procedura seria, ma con l’informatica spesso funziona. D’altra aperte ti ho già scritto più o meno come fare a configurare TeXstudio come si deve perché trovi i file da usare. la tua variabile $PATH è a posto, quindi non dovresti avere problemi.L’esempio minimo compilabile contiene anch amsmath e amssymb, oltre ai pacchetti epr le codifiche in input e dei font; babel con l’opzione italian; i font Latin Modern. Quindi di pacchetti da cercare ce ne sono molti.
Nota che queste cose sono esposte molto più approfonditamente nelle guide che questo sito ti mette a disposizione; nella sezione Documentazione di questo sito hai solo l’imbarazzo della scelta. Le puoi scaricare tutte a tuo piacimento; ti suggerisco di cominciare con L’Arte di scrivere con LaTeX. Ma ti suggerisco anche di imparare a conoscere meglio il tuo Mac, perché ho la sensazione che tu abbia più familiarità con il mouse che con il terminale. Ho la sensazione che ti manchino delle nozioni di base sul funzionamento del Mac e dei PC in generale. Spero di avere torto e che lie impressioni siano sbagliate.
11 Novembre 2018 alle 18:18 in risposta a: Document class article e pacchetto amsmath non trovati #114524 -
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