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Mi pare che oggigiorno installare TeX Live su una chiavetta non sia l’approccio migliore al problema di disporre di un sistema TeX fuori dell’hardisk del nostro elaboratore.
Ci sono diversi siti in cui si può usare l’intero TeXLive in remoto. Non ne ho mai usati, perché mi trovo spesso a lavorare senza rete.
Tuttavia sembra che l’unico inconveniente di questi siti sia la necessità di essere in rete.
Alcuni nomi sono stati fatti anche qui nel forum; putroppo, non usandoli, ho dimenticato quali siano disponibili.Di solito il sito esterno mette a disposizione un editor per file TeX/LaTeX già già configurato per usare il suo proprio calcolatore; gli indiriezzi sono tali da poter usare il loro software, ma la cosa sembra che sia SO-independent.
questo, di fatto non impedisce che il sito e le sue istruzioni e i suoi programmi siano usabili su qualunque macchina.LA cosa mi pare molto più semplice ed affidabile di una chiavettal la cui configurazione deve essere eseguita correttamente in ogni portatile dove la si può montare, perché come tale non richiede che l’elaboratore ospitante contenga indicazioni nella su registry (come di solito avviene per windows) o debba fare uso di quei programmi/pacchetti con estensione .app che funzionano sui Mac. Su Linux mi pare che le cose siano relativamante più semplici, ma comunque il PATH che ponta agli eseguibili sualla chiavetta sia adeguatamante configurato.
Il sistema remoto mi pare decisamante un’alternativa da testare. Nota che ci sono siti che fornisocno queste funzionalità ianche in modo gratuito, come gratuito è TeXLive. devi iscriverti per accedere a quei siti, ma non mi riuslta che tutti siano a pagamento, ma ce ne siano di gratuiti.
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@Black Gocu, dalle domande che fai sembri un novellino. Suppongo invece che tu abbia una certa esperienza.
Per favore usala; fanne tesoro. Non aspettare che qualcuno ti dica: si va bene, non va male. Posso dirti quello che so sui tag e i metadati, perché ne so qualcosa in più degli altri, ma non credo di doverti dire cose che sono scritte in qualunque documentazione.
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@solda232, ora che hai cominciato a frequentare questo forum, guarda nella sezione Documentazione; da lì puoi scaricare quanta documentazione vuoi e ti assicuro che nei limiti delle forze di chi la scrive, si tratta di informazione di esperti per utenti dai neofiti agli esperti. Uno dei nostri, non io (meno male) è considerato un guru a livello internazionale; essendo un matematico il nostro guru ha delle idee molto precise sulla qualità della scrittura della matematica. Io invece sono un “esperto”, faccio per dire, della matematica delle scienze sperimentali che fanno uso della matematica delle grandezze, quelle cose che si misurano con adeguati strumenti. Ma non mi sogno nemmeno lontanamente di paragonarmi al nostro guru.Leggi la documentazione di questo sito; se non altro sarai in grado di camminare da solo e di non seguire i cattivi consigli che ricevi nella tua università.:smile:
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Benvenuto nel forum.Non esiste un modo automatico di numerare le equazioni solo se sono citate, perché il meccanismo della “crossreference” avviene in due tempi; in un rimo tempo le etichette dei comandi \label vengono scritte in un file ausiliario con estensione .aux; in un secondo tempo il file aux scritto prima viene letto e i dati passati ai vari comandi \ref, \pageref e simili.
Tuttavia non so perché usi l’ambiente eqnarray: è espressamente indicato in ogni documentazione di LaTeX che questo ambiente nativo di LaTeX209 (defunto nel 1994… qualche tempo fa, come vedi) non deve mai essere usato perché ha un errore sistematico nella gestione degli spazi prima e dopo si segni di relazione che vi compaiono. L’ambiente non è stato corretto per matemere la necessaria retrocompatibilità con i documenti di veneranda età da ricompilare, ma viene raccomandato fortemente di non usarlo più per nuovo documenti.
Se ha trovato l’indicazione d’uso di eqnarray in qualche documentazione moderna, faccelo sapre; se l’abbiamo scritta noi nel nostro forum di noi tutti utenti italiani, provvediamo alla correzione.
Per poter scrivere sistemi di equazioni, con o senza le graffe, oggi si usa il pacchetto amsmat, accompagnato, se si vuole, dal pacchetto amssymb che aggiunge ai già numerosi simboli del nucleo di LaTeX un altro paio di centinaia di simboli.
Il pacchetto amsmath definisce diversi ambienti per produrre incolonnamenti di equazioni, con o senza graffe; ma più che altro provvede a definire i comando \notag che permette di evitare per ogni sottio nsieme di equazioni di un dato incolonnamento che venga numerata; per esempio`Le soluzioni di ogni equazione di secondo grado della forma
\begin{align}
0 & x^ +2b x + c \notag\\
\intertext{sono date dalle espressioni seguenti}
x_{1,2} &= \begin{cases}
-b \pm \sqrt{b^@-c} &\text{se}\quad b^2 > c\\
-b &\text{se}\quad b^2 = c\\
-b \pm\mathrm{i}\sqrt{c-b^2} &\text{se}\quad b^2 < c \end{cases}\label{equ:soluzioni} \end{align}`Sta dunque a te decidere che cosa numerare e cosa no; e negli ambineti che numero tutto marchi con \notag ciò che non vuoi numerare.::
L’immagine iso del Disco di installazione è di alcuni gibibyte; il file che hai scaricato tò contiene solo il codice Perl per installare un pacchetto alla volta scaricandolo da CTAN. Con una rete veloce non c’è quasi nessuna differenza. Con una rete lenta l’installatore può subire delle interruzioni di rete e bisogna ricominciare da capo; mentre con l’immaigne ISO viene fatta una sola richesta al server o al mirror e quella arriva intera.
Tieni presente che i pacchetti singoli da scaricare sono circa 4000 e installnao sul tuo disco circa 120.000 file, alcuni piccolissimi, ma comunque sono tanti. L’impegno complessivo del disco, dopo che l’installazione è terminata è di circa 5 gibibyte.PS: gibi è il nome del prefisso binario che vale $1024^9$, abbastanza maggiore del prefisso decimale giga che vale $1000^9$. — 1024 non è un numero magico, ma semplicemente $2^{10}$.
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Non so dei metadati inseriti con \pdfinfo se siano o no compressi. Di solito con i programmi della Adobe non ci sono problemi. Non ho trovato in altri visualizzatori pdf qualche comando da menù che permetta di leggerli.Invece i metadati per i file PDF archiviabili non sono compressi quindi sono visibili con qualunque programma in grado di mostrare il contenuto di un file anche se contiene glifi multipbyte (non li mostrerà forse come segni leggibili dall’uomo, ma i glifi con codice a 7 bit senz’altro sono leggibili. Quindi i programmi di biblioteconomia sono in grado di leggere i metadati dei file archiviabili.
Solo che non è banale produrre file PDF conformi alle norme ISO 19005 nelle sue successive versioni.
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Sì, è vero che non esiste un file .map per i font OpenType; ma è vero quello che dice Gustavo, che comunque nel file vengono inclusi solo le informazioni dei glifi effettivamente usati nel file PDF. La cosa è molto logica, visto che i glifi di ciascun font .otf potrebbero essere anche decine di migliaia; non avrebbe senso sovraccaricare la “zavorra” del file PDF con decine di migliaia di glifi che non si usano.
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Leggendo la documentazione di pdftex (texdoc pdftex-a) trovi i comandi per inserire alcuni metadati. Adobe Acrobat ti permette di aggiungerne altri.Per quanto riguarda i tagged pdf, per ora si riescono a produrre solo con il compilatoere ConTeXt del sistema TeX.
Sono disponibili alcuni pacchetti, almeno uno l’ho esaminato, tagpdf, per generare file pdf con i tag. Il pacchetto che ho esaminato è ancora allo stato sperimentale. Ma, essendo disponibile, lo puoi provare. Io non l’ho ancora fatto.
Come hai trovato alcuni metadati si possono inserire tramite il pacchetto hyperref, ma non sono metadati validi per l’archiviazione secondo al norma ISO19005 e successive. Servono lo stesso, volendo, ma non sono quelli “veri”; essenzialmente servono per leggerli con Adobe Acrobat, o Adobe Reader. Per quelli veri adatti all’archiviazione, devi rivolgerti al pacchetto pdfx leggendone prima la documentazione, che è abbastanza complessa.
Con certi word processo esiste la possibilità di esportare i file nel formato PDF archiviabile sia “taggato” sia senza tag. Non so se si tratti di fumo negli occhi; ma avendo provato alcuni word processor e usato questa caratteristica, i file così composti non hanno mai passato le verifiche di conformità alle varie versioni previste dalle norme ISO 19005. Forse ho commesso qualche errore, ma quello è ciò che ho ottenuto. Con pdflatex e, specialmente, con LuaLaTeX non ho ai avuto problemi a produrre file PDF archiviabili non taggati.
Se queste proprietà dei file PDF ti sono richieste dalla tua azienda, oserei dire che sanno che cosa desiderano, ma ci sono anche desideri irrealizzabili se non difficilmente realizzabili, specialmente con software libero.
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Non escludo che si possa decomprimere un file pdf per andare ad esplorare la sezione relativa ai font, che, d’altra parte, se è comprensibile credo che non sia direttamente usabile in un file pdf da generare con i programmi del sistema TeX.
Dall’altra ci sono le licenze; ci sono font liberi, ciò con licenze libere che ne consento l’uso per scopi personali (insomma non commerciali); ce ne sono di liberi-liberi, come quelli distribuiti con il sistema TeX le cui componenti sono tutte libere, almeno secondo le licenze solite che vedi usate nelle dichiarazioni dei vari pacchetti. Poi ci sono in font commerciali che bisogna acquistare ed ovviamente, acquistandoli, ne ricevi una licenza d’uso specifica.So che lavori su una macchina Linux; non so come le varie versioni dei sistemi operativi Linux gestiscano i font OpenType. Credo che nei sistemi operativi Linux ogni vola che si installa sul disco un nuovo font, sia necessario aggiornare la cache dei font. So per certo che LuaLaTeX se ne genera una anche sulle macchine non Linux. Tuttavia i dettagli sono delicati e diversi da un SO all’altro.
Nel mio Mac io posso esaminare i vari font che sono stati installati e resi accessibili agli utenti, sia wuelli della cartella di sistema Library/fonts, sia quelli dell’omonima cartella della mia ~/Library/Fonts; con LuaLaTeX li posso usare tutti mediante i soliti comandi messi a disposizione da fontspec. Di ciascuno con una applicazione che si chiama FontBook.app posso esaminare ogni fotn Opentype e sapere anche a quale licenza è soggetto; parto dal presupposto che quelli senza nessuna informazione sula licenza siano liberi.
Per quel che riguarda Adobe Font Folio non ti so dire quale sia la licenza perché non li ho a bordo. Nello stesso tempo forse per la mia incompetenza estetica, mi domando: quando hai a disposizione circa 200 famiglie di font di ogni genere, serve davvero un’ulteriore famiglia? Non è una domanda retorica; me la faccio per davvero; ho installato diverse versioni di Garamond liberi per seguire i thread relativi a questi font; ma li guardo e i miei occhi sono così inesperti che difficilmente riesco a rilevarne le differenze. Ho installato dei font con caratteri esotici, come quelli arabi o quelli coreani e giapponesi; l’ho fatto per soddisfare una mia curiosità, ma non comporrò mai niente con quei font perché non conosco quelle lingue e il mio elaboratore non viene usato da nessun altro, nemmeno da mia nuora giapponese.
Con questo non voglio dire che si tratti di una operazione inutile, ma non riesco a mettermi nei panni di coloro che cercano di usare font “strani”, “strani” per me, intendo.
Ritengo comunque che la questione delle licenze sia una cosa delicata; io ci faccio molta attenzione, anche perché prima di andare in pensione, sono stato coinvolto dal mio ateneo per esaminare un caso di violazione di copyright; con quella esperienza alle spalle, ti garantisco che, se anche mi fosse venuta, mi sarebbe passata subito la voglia di violare una licenza o un copyright.
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La stringa che hai mostrato, e che finisce con z, contiene 70 caratteri contando per due il token \%, e solo 69 token.Non capisco dal tuo messaggio se le stringhe lunghe sono tutte della prima forma (quella che prosegue oltre la z) oppure se le stringhe che hai scritto sono solo esempi, ma quelle vere che vuoi troncare sono fatte di normali parole separate da spazi ed eventualmente da segni di interpunzione e altri segni analfabetici.
Se son stringhe prive di spazi, il problema potrebbe avere una soluzione di un tipo, se sono stringhe di parole separate da spazi il problema potrebbe avere una soluzione di un altro tipo.
Se la soluzione si può trovare con Lua, forse i 0,45… secondi a cui fa riferimento @robitex si possono raggiungere; forse usando un editor ascii diverso dai soliti shell editor TeXShop, TeXworks, TeXstudio e simili, ma editor speciali come emacs atom, VisualStudioCode, vim, eccetera, si può fare con solo qualche click del mouse, ma non ne sono sicuro (ne ho usati molti nei miei anni, ma non ne ho mai trovato uno che facesse queste cose).
Con il sistema TeX si può fare senza disturbare Lua; forse con lua si può fare meglio, ma non è impossibile farlo con TeX.
1) stringa di token: si legge dal file una riga alal volta mettendone i soken in una macro, poi con un’altramacro creata apposta se ne estrae un token alla volta in un’altra macro contando i token estratti in un contatore; arrivati a 69 si termina il ciclo mandando nel file di uscita la seconda macro sviluppata; poi si ricomincia il ciclo su un’altra riga.
2) stringa di parole: il procedimento è simile, ma si estrae non un token alla volta, ma una parola ala volta; invece di contare i token, si misura la lunhezza della seconda;macro e quando corrisponde a 35em o qualcosina in meno, si manda in uscita la seocnda macro e si ricomincia il ciclo.
L’idea credo che sarebbe la stessa con Lua.
Ma come vedi bisogna creare delle macro un po’ particolari; macro con argomenti delimitati che non si definiscono con i comandi di LaTeX ma con i comandi nativi di TeX. Sono macro delicate e il tempo che occorrre per crearle, collaudarle, metterle a punto, eccetera sono tali da far preferire il lavoro manuale.
Ci sarebbe un’altra strada, poco elegante, ma tutto sommato piuttosto efficace; roba da compositore arrabbiato che ne ha le scatole piene e agisce con violenza 😈 Basta sovrapporre un rettangolo bianco (colorato epr davvero di bianco) sul margine esterno della pagina; bisogna ancorare questo rettangolo bianco al piedino, e metterlo in posizione con i comandi del buon vecchio ambiente picture del nucleo di LaTeX, deve essere ancorato al piedino, perché questo è l’ultimo oggetto che il modulo di costruzione della pagina mette sulla pagina da spedire al file di uscita; per cui il testo c’è già e magari fuoriesce dal margine esterno, e la striscia bianca ne copre la parte che sfora nel margine e lo rendo invisibile.
Una terza via probabilmente sarebbe quella di usare TikZ; questo programma di disegno taglia automaticamente ciò che fuoriesce dalla tela del disegno; definendo una tela larga quanto la tua giustezza, non dovrebbe essere troppo complicato trattare una riga alla volta con questa tecnica. Richiede un’ottima conoscenza del programma di disegno TikZ.
Una possibile quarta via potrebbe essere quella di usare le funzioni del linguaggio L3; il sistema TeX Live, penso anche MiKTeX, contiene diversi file di documentazione il cui nome comincia con L3. Questo linguaggio è intermedio fra il linguaggio utente e il linguaggio nativo di TeX; permette di fare un mucchio di cose che il linguaggio utente non può fare, in particolare contiene molte funzioni per trattare le stringhe; non sono abbastanza competente per darti delle dritte per questa soluzione, ma non escludo che ci si riesca con il linguaggio L3.
Anche in questo caso bisogna ridefinire lo stile della pagina con opportune macro, ma la cosa è molto più semplice rispetto a quella di usare macro ad argomenti delimitati e magari in 5 minuti di programmazione uno se la cava.
Be’, puoi anche usare il tuo tempo per imparare il linguaggio Lua, ma…
Comunque, anche questa strada richiede di conoscere bene il funzionamento del programma di composizione; se non sei un neofita probabilmente ci riesci da solo; se sei un neofita lascia perdere, oppure usa il tuo tempo per imparare come si fa, perché la risoluzione di questi problemi insoliti è time consuming, ma insegna un mucchio di cose.
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Scrivendo con il font teletype si può andare a capo solo senza dividere in sillabe;
Quindi se usi una riga come quella che hai mostrato, con una “parola” lunghissima, latex (indipendentemente da book) non può tagliare niente. Può tagliare una figura, mostrandone solo una parte, ma non può tagliare righe di testo. Certo si potrebbe trasformare ogni riga in un’immagine e poi lasciare a latex il compito di tagliare la riga, ma compe puoi immaginare la cosa è molto complicata; forse con lualatex si potrebbe fare, ma non è semplice nemmeno con il linguaggio Lua. Io non lo so fare, ma ci sono altri che potrebbero usare Lua per questo scopo.
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Benvenuto nel forumIl tuo problema ha diverse soluzioni, ma dipende da che cosa vuoi fare.
Due minuti per ogni frame sono relativamente tanti, ma ti possono aiutare a risolvere il tuo problema.
Il concetto è che ogni frame non deve contenere troppa roba. se con i caratteri normali il contenuto della slide fuoiesce fal frame, vuol dire che quel frame contiene troppa roba.
Allora vediamo separatamente i sistemi di equazioni e i grafici.
1) grafici. Ti basta disegnare il grafico in un documento a parte da compilare con pdflatex usando, per esempio, la classe standalone; ottieni un file pdf smarginato che contiene solo il grafico; le imposti in beamer usando il solito comando \includegraphics; ti conviene specificare le opzioni seguenti a \includegraphics`\includegraphics[width=\textwidt, height=\textheight,keepaspectratio]{grafico}`In questo modo sei sicuro che il grafico entra tutto nel frame senza essere deformato dai due fattori di scala possibilmente differenti in orizzontale e in verticale.
Se le scritte appaiono troppo piccole perché il grafico era troppo grande, è il grafico mal concepito e devi ripensarlo da zero.2) sistemi di equazioni. Cerca nella documentazione di beamer la parola chiave shrink; il comando associato a shrink permette di ridurre il contenuto di un frame a dimensioni tale da poter stare dentro il frame. Se dopo aver ridotto il sistema di equazioni i caratteri sono troppo piccoli e risultano illeggibili anche sullo schermo, allora devi ripensare al tuo sistema ripartendo da zero.
3) in entrambi i casi puoi usare un frame con l’opzione plan; in questo modo il frame non ha le barre superiori, laterali e inferiori, quindi lo spazio per il contenuto aumenta in modo non trascurabile.
Non vorrei che con l’affermazione “ripartire da zero” tu ti scoraggi troppo. Ma da matematico sai bene che se una cosa non ci sta dentro una superficie limitata, la cosa va spezzata in parti più piccole e quindi va ripensata nella sua totalità per decidere come frammentarla.
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Dipende da che cosa contiene il testo che vuoi scrivere verbatim.Se non contiene macro e caratteri speciali ti basta comporre semplicemente dentro un gruppo con il carattere della famiglia ttfamily; qualcosa come questo:`… bla bla bla.
\begingroup \raggedright \ttfamily \obeylines
Testo da comporre in carattere teletype
\endgroup}
Bla bal bla …`
Altrimenti non ti resta che procedere più o meno a mano; Per esempio se ci sono caratteri speciali li devi sostuituire tutti con le macro che servono per stamparli: ogni buon editore ha il dialogo Sostituisci, dove in una sotto finestra metti la stringa da sostituire, e nell’altra metti la stringa sostitutiva; infine premi Sostituisci tutto e l’editor provvede a fare tutto il lavoro per te; ci fossero 500 istanze del carattere & da sostituire con \&, l’operazione precedente, una volta scritte le due stringhe nelle rispettive sotto finestre (5 secondi?…) avviene in un tempo irrisorio, forse mezzo secondo, probabilmente di meno.
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Appunto; o ce la fai con biber; mentre con bibtex è un terno al lotto.Naturalmente devi usare anche biblatex se vuoi che tutto quello che hai scaricato con pubmed possa venire composto. Lo scopo di biber è quello di leggere le impostazioni che gli vengono passata da biblatex e leggere il file .bib. In base a quello che rova nel file .aux del file principale del tuo document, estrae tutti i riferimenti che sono stati esplicitamente citati; oppure il file principale prima di \printbibliography contien il comando [tt]\nocite{*}[/tt] che scrive nel file .aux di estrarre tutti i riferimenti che siano o non siano stati citati; l’output di biber è quello di produrre il file .bbl che vene letto da \printbiblography e composto in base ai comandi che contiene.
L’operazione è complessa dietro le quinte, ma per te non ci sono che pochi click di mouse sui file che compili abitualmente.
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