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11 Novembre 2018 alle 17:09 in risposta a: Document class article e pacchetto amsmath non trovati #11452211 Novembre 2018 alle 16:59 in risposta a: Document class article e pacchetto amsmath non trovati #114520::
Be’ è evidente che non mi sono spiegato bene: il nome di file miofile.tex è tanto per fare un esempio, non è un nome vero; tu sostituisci a miofile.tex, quello che ti pare, oppure crea un nuovo file, chiamalo miofile.tex scrivici dentro `% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex
\documentclass[12pt]{article}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackge[T1]{fontenc}
\usepackage[lmodern}
\usepackage{italian]{babel}\usepackage{amsmath,amssymb}
\begin{document}
Ciao, sono \LaTeX.
La soluzioone dell'equazione
\[
x^2 +2bx + c = 0
\]
è data da
\[
x_{1,2} =
\begin{cases}
-b\pm \sqrt{b^2 – c} & \text{se } b^2-c > 0\\
-b & \text{se } b^2-c = 0\\
-b \pm \mathrm{i}\sqrt{c- b^2} & \text{se } b^2-c < 0 \end{cases} \] \end{document}`Salvalo e premi Typeset; guarda che cosa succede. Suppongo che tu abbia installato TeXShop nella cartella Applications/TeX/ come appare da me, perché è quella la cartella dove deve stare. Quando apri TeXShop potrebbe aprirsi già con un documento vuoto, comunque nella riga in alto della schermata di TeXShop c'è scritto File, cliccando su questa stringa, ti si apre il meno a discesa (a scomparsa come dici tu). Non ti posso allegare le immagini perché sono troppo grandi.11 Novembre 2018 alle 16:18 in risposta a: Document class article e pacchetto amsmath non trovati #114518::
Capisco che sei alle prime armi, ma devi saper distinguere fra editor e compositore (o motore di composizione, o prograam di composizione).Il sistema TeX, MacTeX nel tuo caso, di per se fornisce all’utente quasi solamente dei programmi batch o da linea di comando, da attivare dando l’apposito comando da un terminale. Per esempio, se il file che volevi compilare si fosse chiamato miofile.tex e si fosse trovato nella tua cartella miofolder, tu avresti potuto aprire un terminale, usare il comando cd per specificare il percorso verso la cartella miofolder, poi scrivere ed eseguire il comando pdflatex miofile, e dopo un po’ di messaggi, che terminano con File miofile.pdf created (o qualcosa del genere – sto citando a memoria) sempre da terminale puoi dare ed eseguire il comando open miofile.pdf e ti si apre il programma Anteprima che ti mostra il risultato.
Come vedi non hai creato nessun file, perché miofile.tex deve essere stato creato in precedenza,ma i ocmandi da terminale ti hanno permesso di compilare.
L’editor TeXstudio che stai usando, se fosse configurato correttamente, ti permetterebbe non solodi creare e/o di modificare il file miofile.tex, ma cliccando su icone opportune ti permetterebbe di evitare di aprire il terminale e dare quei comendi che ti ho scritto. Non è TeXstudio che compila il documento è pdflatex, oppure xelatex, oppure lualatex, oppure lualatex, oppure… ma lo fa dietro le quinte, senza che tu debba preoccuparti d’altro. Fa anche di più: TeXstudio non appena dispone del file pdf frutto della compilazione ti fa subito vedere il risultatoinuna finestra accanto a quella di editing, e collega le due finestre, quella di editing e quella del pdf, per cui se clicchi in un punto di na delle due finestre vai nel punto corrispondente dell’altra (parola più parola meno, ma insomma quasi nel punto esatto).
TeXShop è l’editore che MacTeX ti installa di default, epr cui non hai bisogno di installare né TeXstudio, ne nessun altro editor; naturalmente sei libero di farlo, ma hai un problema.
TeXShop nasce apposta peril Mac e e per MacTeX, quindi sa in quale albero di cartele si trovano i programmi di compilazione e tutti i file di classe, i file di estensione, i file di definizione, i font, e compagnia bella, quindi si autoconfigura. Invece TeXstudio e altri editor multipiattaforma come TeXstudio, possono lavora con MAC OS X su un Mac, Con Win10 su una macchina Windows, con uno della numerorissime varianti di Linux sulle macchine che dispongono di questo sistema operativo. Quindi quando lo scarichi dalla rete e lo attivi per la prima volta devi configurarlo.Su un MAc devi aprilo e cliccare in alto a sinistra nella barra superiore il nome TeXstudio; nelmenù a discesa che ti si apre devi cliccare su Preferences (io ce l’ho in inglese), poi devi cliccare su General e infine devi spuntare Check LaTeX Configuration. Siccome il mio TeXstudio è già configurato non posso verificare di averti detto tutto il necessario, ma sostanzialmente dovrebbe essere così anche se sono andato a memoria. Se dopo aver cercato di ocmpilare non ti dà più errori, sei a cavallo, altrimenti ti tocca correggere a mano tute le voci dei commands. Ma questo eventualmente, alla prossima puntata.
Se invece vuoi provare ad usare TeXShop, Apri Finder, cerca nel menù Applications la cartella TeX, li ci trovi TeXShop.app; esegui un doppio clic sul suo nome; ti si apre TeXShop che ci mette qualche secondo per analizzare il sistema e ad autoconfigurarsi; dopo di che è rponto epr funzinare; Clicca nel menu a discesa File, scegli Open New (io continuo con l’inglese, perché ho tutto il sistema sulla mia macchina configurato per l’inglese), cerca nella finestra la cartella miofolder, apri il file miofile.tex; se non lo modifichi, clicca in alto a sinistra su Typeset, vedi che si apre una finistra chimata console, che sostituisce in parte il terminale e dove leggi lo scorrere della compilazione e dove trovi gli eventuali avvisi di pdflatex(Warning) o i messaggi d’errore (Error) in modo che tu sappia che cosa succede dirante la compilazione, e alla fine se non ci sono stati errori ti si apre il visualizzatore pdf intenro di TeXShop e le due finestre sono collegate nello stesso modo che ti ho descritto per TeXstudio. Il vantaggio di TeXShop è che le sue due finestre non sono impegnate epr mostrare task bar di ogni gerere, superiroi, inferiroi e laterali, per cui hai la totalità della finestra a disposione per vedere quello che hai inserito nel file .tex e per eseguire le varie modifiche, , nella finestra pdf, hai tutto lo spazio per vedre il risultato composto. Se hai un Laptop, le due finestre stanno una accanto all’altra senza sovrapporsi e puoi leggere con comodità. Se hai un all-in-one con uno schermo grande da 21 pollici o anche più grande, le due finestre sono tanti grandi che ti pare di avere il tutto a grandezza naturale.
Come ti ho detto, io preferisco usare TeXShop proprio perché non ha le finesre ingombre di icone di vario genere da tutti i lati del maerile sul quale sto lavorando; cliccare sui menù a discesa non è più laborioso che cliccare sulle icone, ma senza icone si lavora meglio perché si vede meglio ciò su cui si lavora. Noltre TeXShop dispone di un correttore ortografico per il quale seguendo le istruzione dellasua documentazione, puoi aggiungere tutti i correttori ortografici per tutte le lingue che vuoi usare; Il programma è sufficientmenete intelligente, quando scrivi un documento in diverse lingue (a me capita spesso di scrivere documenti bilingui in italiano e in inglese), il programma trova da solo quale dizionario usare per esaminare l’ortografia di ciascuna parola e di solito no sbaglia: ottimo lavoro; a me permette di lavorare con confidenza e più speditamente.
Ovviamente dopo aver provato anche TeXShop oltre a TeXstudio, tu scegli quello che ti fa più comodo e che ti piace di più. La scelta è tu; io ti ho solo spiegato perché io ho scelto per me TeXShop.
11 Novembre 2018 alle 11:05 in risposta a: Document class article e pacchetto amsmath non trovati #114516::
Benvenuto nel forumDunque se tu lavori su un Mac, hai installato MacTeX che installa tutto in modo completo; con tale installazione hai installato anche TeXShop che è preconfigurato per trovare tutti i possibili pacchetti del tuo MacTeX.
Quello che descrivi dicendo che passi il cursore sui nomi di quella classe e di quel pacchetto e ti dice che non sono installati non rientra nel modo di operare di TeXShop.
Dimmi se sbaglio: non stai usando TeXShop come editor.
1) Fai molto male a non usare TeXShop, ma questo editor non ti è stato prescritto dal medico, quindi sei libero di usare qualunque altro editor decente (purtroppo ne esistono anche di vecchiotti che oggi possono essere classificati come indecenti)
2) Se non dici che editor usi, è difficile dirti come ovviare all’inconveniente.
3) Usa TeXShop per vedere se ti succede la stessa cosa.
4) se anche con TeXShop incontri lo stessoinconveneinte, potrebbe essere che il path per raggiungere in file di MacTeX non sia corretto; da me, aprendo un terminale e scrivendoci dentro il comando echo $PATH[$ mi dà questo:` Claudios-MacBook-Pro:~ claudio$ echo $PATH
/usr/local/bin:/usr/bin:/bin:/usr/sbin:/sbin:/Library/TeX/texbin:/opt/X11/bin:/Users/claudio/bin:/opt/apache-maden-3.3.9/bin:/Applications/FontForge.app/Contents/MacOS:`Lascia perdere quello che viene dopo X!!/bin, perché è roba mia personale. Ma se quello che viene prima, in particolare se manca [tt]/Library/TeX/texbin[/tt] probabilmente quella è la causa dei tuoi problemi.
A te quel comando da terminale che cosa dà?
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Quella dimexpr è banale: dice che la lunghezza da usare è il risultato di quell’espressione.La specifica per mettere il numero di pagina a sinistra è complicata, perché normalmente la scrittura procede da sinistra a destra. MA dice in sostanza:
1) rientra di 4em
2) imposta la spaziatura verticale di 0.2\baselineskip prima di scrivere quel che devi scrivere
3) scrivi l’etichetta della sezione in una scatola larga 3em ma accostandono il contenuto a destra lasciando prima della fine uno spazio di un punto interpuntivo reso invisibile perché trasformato in un punto fantasma. poi separa con uno spazio rigido largo come una “n” (metà si un em)
4) L’argomento vuoto non ci interessa, a a questo punto siamo quasi a fine giustezza
5) spostati a fine giustezza con \hfill; mettici una scatola orizzontale di larghezza nulla e con il suo contenuto sporgente a sinistra; questo contenuto è un scatola orizzontale larga quanto quell’espressione e con il suo contenuto accostato a sinistra; quindi ora siamo praticamente tornati all’inizio della riga dove mettiamo il contenuto costituito da una scatola larga un pica e con il suo contento accostato a destra.Che sia complicato non c’è dubbio; ma che non sia difficile da interpretare, magari aggiungendoci qualcosa di intuito, non è difficile nemmeno quello; d’altra parte quando di vuol fare qualcosa di diverso dal normale, è quasi obbligatorio giocare con le scatole a mo’ di matriosche; e talvolta bisogna annidare le scatole una dentro l’altra alternando quelle verticali con quelle orizzontali. Sono d’accordo con te che non sia pane per i denti di tutti, ma tu non sei un principiante, quindi se ti ci metti non dovresti avere difficoltà a districarti in questi giri di scatole. Confesso che talvolta mi ci perdo anch’io, ma per ora sono sempre riuscito a districarmi.
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A me non viene come dici tu; il mio esempio minimo, che non contiene al tua ultima modifica, è il seguente`% !TEX TS-program = XeLaTeX
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\documentclass[a4paper]{report}
\usepackage{fontspec}
\usepackage{polyglossia}
\setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{EB Garamond}
\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}
\PolyglossiaSetup{italian}{indentfirst=false}
\frenchspacing
\usepackage{lipsum}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\usepackage{titletoc}
\titlecontents{chapter}
[3em]
{\vspace*{\baselineskip}\mdseries}
{\contentslabel[\hfill\thecontentslabel\phantom{.}]{3em}\enspace}
{\hspace*{0.5em}}
{}
[]\titlecontents{section}
[3em]
{\vspace*{\baselineskip}\mdseries}
{\contentslabel[\hfill\thecontentslabel\phantom{.}]{3em}\enspace}
{}
{\hfill\llap{\makebox[\dimexpr\linewidth-1.3pc][l]{\makebox[1pc][r]{\thecontentspage}}}}
[]\titlecontents*{subsection}
[3.525em]
{\footnotesize}
{}
{}
{,~\thecontentspage}
[~–~]
[]%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\usepackage{titlesec}
\titleformat{\chapter}[display]
{\normalfont\fontsize{11pt}{12pt}\selectfont}{\thechapter}{0pt}{}
\renewcommand\thesection{\arabic{section}}
\titleformat{\section}
{\normalfont\fontsize{11pt}{12pt}\selectfont}{\thesection}{1em}{}
\titleformat{\subsection}
{\normalfont\fontsize{11pt}{12pt}\selectfont\itshape}{\phantom{\thesection}}{1em}{}
\titlespacing{\chapter}{0pt}{0pt}{3cm}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\renewcommand{\thechapter}{\scshape\roman{chapter}}
\renewcommand{\thesection}{\arabic{chapter}.\arabic{section}}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\begin{document}
\tableofcontents
\chapter{A Very Short History of Rhetoric}
\section{The Greek World}\section{The Greek World}
\subsection{Aristoteles}\chapter{A Very Short History of Rhetoric}
\section{The Greek World}
\subsection{Aristoteles}\section{The Greek World}
\subsection{Aristoteles}\setcounter{page}{68}.
\chapter{A Very Short History of Rhetoric}\section{The Greek World}
\subsection{Aristoteles}\setcounter{page}{178}.
\chapter{A Very Short History of Rhetoric}\section{The Greek World}
\subsection{Aristoteles}\end{document}`e a me vengono i capitoli preceduti da circa una riga vuota e i titoli delle sezioni ben accostati sotto i titoli dei capitoli, proprio come tu vorresti.
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Quel \dimexpr era già nel codice che hai postato fin dall’inizio; dice esattamente che quella è una espressione dimensionale il cui risultato è la differenza fra la giustezza corrente e 1.3pc ( 1,3 pica). Se ne vuoi sapre di più: texdoc etex paragrafo 3.5 pagina 8.
L’estensione eTeX esiste da almeno una decina d’anni e permette di fare alcuni conti con comandi che agiscono direttamente nei registri della CPU del calcolatore, invece che mediante macro come fa il pacchetto calc. In particolare trovo particolarmente interessante l’operazione di scalmento (come è indicata in quella documentazione): [tt] \a = \dimexpr \b*\c/\d[/tt] dove [tt]\a, \b, \c, \d[/tt] sono lunghezze rigide e il risultato sono grandezze elastiche (con [tt]\gluexpr[/tt] si ottengono espressioni fra grandezze elastiche). L’operazione è interessante perché le lunghezze sono conservate in registri di 32 bit (di fatto uno è per il segno e uno è per marcare un valore non valido, quindi restano 30 bit significativi che esprimono la dimensione mediante un numero intero di scaled point (sp); ecco perché il massimo valore di na lunghezza vale $10^{31}sp = 16382,99999pt$ poco più di 5 metri. Ma la prima moltiplicazione manderebbe il risultato in overflow se l’operazione fossa fatta conservando i risultati parziali in registri dimensionali di TeX; invece il prodotto intermedio con l’espressione dimensionale viene conservato in un registro della CPU a 62 bit, senza andare in overflow, e quando viene diviso per un numero (non troppo piccolo) a 32 bit, torna un risultato leggermente arrotondato a 32 bit.Le espressioni native di TeX permettono la somma algebrica, la moltiplicazione e la divisioni e sono tutte operazioni fra interi e quindi le lunghezze rigide ed elastiche sono espresse mediante numeri interi di scaled point; calc fa molto meglio; in ogni caso le divisioni sono divisioni intere sono sempre risultati per difetto, mentre [\dimexpr[/tt] e [tt]\gluexpr[/tt] producono un arrotondamento.
Io non uso mai calc, perché le estensioni di calcolo di eTeX (incorporate in tutti e tre i compilatori pdftex, xetex e luatex – quindi anche in pdfLaTeX, XeLaTeX e LuaLatex) mi sembrano più efficaci e lo vedi dalla documentazione.
La documentazione spiega meglio queste cose di quanto io possa fare in un messaggio del forum.
Naturalmente tu sai che cosa fa [tt]\hfill[/tt] e [tt]\llap[/tt] oltre alle varie proprietà di [tt]\makebox[/tt] con le sue due opzioni.
Per aumentare la distanza devi giocare sui 3em oppure su 1.3pc oppure su 1pc perché interagiscono fra loro e quindi devi sperimentare modificandone uno alla volta per vedere che cosa succede; attenzione a non sbordare nel margine sinistro.
10 Novembre 2018 alle 14:08 in risposta a: Interlinea di testo sballata con Latex (editor Texmaker) #114514::
Se non presenti un esempio minimo compilabile è difficile capire i tuo probkema da quello che scrivi.Un esempio minimo compilable è un file sorgente che comincia con \documentclass e finisce con \end{document} e che contiene un preambolo minimo e un corpo di documento minimo ma sufficienti a replicare il tuo problema.
8 Novembre 2018 alle 13:18 in risposta a: Rimozione Ringraziamenti e Sommario dalla Table of Contents #114488::
Se io avessi letto completamente il file .log che @spippentrippen aveva inviato, mi sarei accorto anch’io che il file toptesi.sty che luoi usava era caricato da una sua cartella invece che dalla cartella da cui era prelevata la classe toptesi.cls.
E avrei dedotto anch’io che il pacchetto usato era decrepito, di 15,5 anni fa. Non sono certo di avere un CDROM dove abbia conservato le cose di 15 anni fa. Avrei dovuto notare che se quel topotesi.sty arrivava dalla sua cartella personale, anche senza leggere la data, voleva dire che era una versione non ufficiale, e non quella più recente alla quale facevo riferimento parlando di aggiornamento.A posteriori direi che io sono stato un po’ superficiale nel confrontare il suo file .log con il mio senza andare oltre la prima differenze che ho notato.
Tuttavia questo caso mi ha dato l’occasione di aggiornare il TOPtesi, in modo che sia impossibile in futuro mescolare una classe aggiornata con un pacchetto obsoleto.
Invece di sgridare @spipentrippen avrei dovuto ringraziarlo.
Ciò non toglie che debba subito eliminare la sua versione obsoleta di toptesi.sty dalla sua cartella di lavoro.
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Dopo un po’ di esperimenti ho trovato il busillis. Ciò la spiegazione di quel che ti succede e la cura.Ti si presenta un M maiscoletta perché tutto il nome dell’auotre è scritto in maiuscoletto, solo che quella M non è ilmaiusocletto di m ma il maiuscoletto di μ 🙂
Se invece di μ avessi usato un’altra lettera con maiuscolo/maiuscoletto diverso dalle lettere latine l’avresti notato subito. Ma il puno è che non puoi cambiare la lettera greca, perché quel Gruppo μ si chiama così.
La soluzione, allora, è quella di forzare il carattere normale aggiungendo \normalfont che insieme a μ va dentro un gruppo.
`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = XeLaTeX
% !BIB TS-program = biber
\begin{filecontents*}{\jobname.bib}
@book{ Gruppo:1976,
% author = “{Gruppo \textmu}”,
% author = “{Gruppo \begin{greek}μ\end{greek}}”, %\textmu
author = “{Gruppo {\normalfont μ}}”,
% author = “{Gruppo \foreignlanguage{greek}{\normalfont μ}}”,
title = “Retorica generale”,
publisher = “Bompiani”,
location = “Milano”,
year = “1976”,
}
\end{filecontents*}\documentclass[a4paper]{report}
\usepackage{fontspec}
\setmainfont{CMU Serif}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}
\setotherlanguage[variant=ancient]{greek}
%\setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{EB Garamond}
%\usepackage{textgreek} % \textalpha
%\usepackage{upgreek} % \textgreek: \textalpha, \betaalpha (it), \upalpha (bf)\usepackage[autostyle]{csquotes}
\usepackage[backend=biber,style=philosophy-verbose,scauthors=all,%
lowscauthors=true,giveninits,classical=true,volnumformat=strings,%
volumeformat=romansc,sorting=nyt,commacit=true,citepages=omit,%
editionformat=superscript,indexing]{biblatex}\usepackage{filecontents}
\addbibresource{\jobname.bib}
\nocite{*}\begin{document}`
\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
\printbibliography\end{document}[/code]
Perché con la soluzione di \textmu ti viene specialmente senza avere specificato la lingua greca e un font on l’alfabeto greco? Confronta il segno della μ con l’EMC che ti ho restituito modificato, e conforntalo con quello che otterresti se usassi la versione di author con il \textmu; noti che sono diversi.Nel tuo EMC non avevi specificato nessun font quindi usavi i Latin Modern OpenType, che includono tutti i glifi dei Latin Modern Type 1 più i glifi del Text Companion font in formati Type 1. Questo font e il fone OpendType derivato dai due Type 1, contiene il μ con le grazie usato per il simbolo del prefisso ISO/UNI che indica “micro” (micrometro μm, microfarad μF, microhenry μH, eccetera).
nel mio EMC specifico un font completo di alfabeto greco, cirillico eccetera, non l’ho associato al greco, perché contiene già i glifi greci; Tra l’altro, se non ricordo male, i glifi greci sono sostanzialmente i miei, se non altro perché il font CMU contiene anche i numerali greci antichi che ho disegnato per essere usati in greco antico con il pacchetto teubner. Quindi la forma della μ contiene una forma più calligrafica e senza grazie, di quello che io chimao lo stile Didot, visto che lamia sorgente era un font greco a 128 caratteri creato all’inizio degli anni 80 da un greco, essenzialmente per scrivere in greco monotonico moderno e che lui chiamamva Didot; il font GFSDidot è molto diverso anche se a prima vista assomiglia molto al mio Didot.A parte queste disquisizioni inutili, la soluzione con \normalfont funziona.
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Nella classe book, l’ambiente quote è definito così`\newenvironment{quote}
{\list{}{\rightmargin\leftmargin}%
\item\relax}
{\endlist}`Ridefiniscilo in qulche altro modo, per esempio`\newenvironment{quote}
{\list{}{\rightmargin=0pt %
\leftmargin=10mm}%
\item\relax}
{\endlist}`Aggiusta i 10mm a quello che ti serve davvero. Eventualmente fai lo stesso per l’ambiente quotation; come sai nell’ambiente quotation puoi mettere citazioni di più di un capoverso, perche ogni capoverso inizia con il solito rientro. Quote invece non distingue i capoversi se non per l’eventuale righino più corto del capoverso precedente.
Se non usi la classe book, va a cercare nella tua classe come definisce l’ambiente quote (e quotation) in modo analogo.
6 Novembre 2018 alle 22:24 in risposta a: Rimozione Ringraziamenti e Sommario dalla Table of Contents #114486::
Quello che mi scrivi mi fa arrabbiare un pochino 👿Hai avuto un problema perché usavi una classe piratata e modificata illegalmente; la classe vera contiene il seguente codice:`\def\sommario{%
\iffrontmatter\else\frontmattertrue\fi
\chapter*{\summaryname}}
\let\summary\sommario
%
\def\ringraziamenti{%
\iffrontmatter\else\frontmattertrue\fi
\chapter*{\acknowledgename}}
\let\acknowledgements\ringraziamenti`e come vedi non c’è nessun riferimento all’indice; il comando \chapter*, come ti ho scritto non mette niente nell’indice.Se tu hai trovato un riferimento automatico all’indice nella tua versione di toptes.styi, è perché probabilmente l’hai ricevuta piratata dal tuo compagno e non stai usando quella della distribuzione del sistema TeX, precisamente non stai usando toptesi.sty originale.
Il pacco TOPtesi è rilasciato sotto la licenza LaTeX Project Public Licence, che permette di modificare il codice purché si cambi il nome del file e il preambolo esponga in modo chiaro che il nuovo file con un nome diverso da quello originale, deriva da quello originale, ma con modifiche fatte da X Y in data xx/yy/zzzz.
In sostanza chi ti ha passato toptesi.sty ha commesso un illecito e tu hai commesso un altro illecito nel modificare di nuovo toptesi.sty (che non ho intenzione di denunciare) ma hai perso un mucchio di tempo e ne hai fatto perdere altrettanto a me.
Quindi ora ti ORDINO (non sto scherzando) di buttare nel cestino ed eliminare dal tuo calcolatore quella versione piratata di toptesi.sty. Non ci perdi niente, perché hai a bordo la versione aggiornata di TeXLive, che ti permette di usare la versione originale.
Spero che tu comprenda perché esistono le licenze che pongono dei limiti anche all’uso del software libero; il più semplice e minimo vincolo è che una versione modificata non è più in manutenzione da parte del creatore originale e che quindi non gli si può chiedere di risolverti problemi che lui non ti ha creato.
Sempre disponibile a ricevere feedback e segnalazione di bug, ma solo se si usa la mia versione originale, e solo se si tratta dell’ultima versione che ho pubblicato.
E tu non prendere mai più software da altri che ti potrebbero mettere nei pasticci senza che tu te ne possa rendere conto.
E non è spiritoso, dopo un mucchio di messaggi per quel che hai fatto e del tempo perso da entrambi, concludere con un “ahahah”.
Casomai sono io a dover ridere alle tue spalle, ma non lo faccio. Piuttosto fai un discorsetto al compagno che ti ha passato toptesi.sty modificato senza averti detto come e cosa ha modificato e perché ha commesso un illecito che ha fatto imbestialire un poco l’autore di TOptesi.
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Con cosa stai compilando?con pdfLaTeX puoi usare il pacchetto alphabeta, se non hai inserito la lingua greca fra le lingue del documento; se però quella è l’unica lettera greca in tuttoil documento, puoi usare il font Text Companion (\usepackage{textcomp}) e ricorrere al comando \textmu.
Se usi xe o lualatex, allora non dovresti avere bisogno di niente, salvo forse racchiudere la lettera fra graffe. Questi forse dovrebbero produrre un leggero avviso di cautela, perché so che biber gesisce bene la codifica utf8/unicode, ma non so come reagisce con il campo dell’autore che è sempre un po’ particolare.
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