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Description PUÒ servire per dare la definizione di n termine, ma non è il solo uso possibile. Serve anche per dare in titolino ad ogni elemento della lista; Nel primo caso potresti fare una cosa del genere, per esempio:`L'architettura offre quindi numerosi vantaggi tra i quali
\begin{descrition}
\item[Il disaccoppiamento del software dall'hardware,] i quali possono “un po' di testo..”. In particolare è proprio tale disaccoppiamento alla base di tutti gli altri benefici
ottenuti dall'architettura.
\item[…] ….
….
\end{description}` Itemize nn ci sta bene perché l’elemento che mostri è costituito da due enunciati che formano un capoverso e la frase introduttiva finisce con i due punti. Le due cose non stanno bene assieme. Credevo di essermi spiegato nei due miei messaggi precedenti.Negli altri casi non vedo che problemi ti diano gli ambienti description. Essi possono anche venire annidati se la struttura del testo richiede una cosa simile (come mi sembra che i testo che hai allegato consenta).
Noto che scrivi E’ per la terza persona del verbo essere. è errato! scrivi \`E e ti viene fuori È.
Ti manca dalla tastiera l’accento grave? lo so, la tastiera italiana ha questo pregio di non essere adatta a scrivere nella lingua per la quale dovrebbe essere predisposta. Carica il pacchetto xspace e definisciti la macro `\newcommand*\E{\`E\xspace}` dove usi l’accento grave una sola volta introducendolo mantenendo premuto il tasto Alt e digitando sul tastierino numerico il numero 96 –lo puoi fare anche su un laptop che non abbia il tastierino separato, basta che attivi il tastierino con il tasto NumLock); questa noiosa operazione da devi fare solo una volta, poi scrivi [tt]\E un modulo che fa tante cose.[/tt]. Puoi, mutatis mutandis, ripetere questa operazione anche epr le altre lettere accentate con l’accento grave.
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Rileggi quello che ti ho scritto, perché non sembra che tu abbia capito le differenze fra i tre ambienti; il terzo dei quali NON si chiama descriptor, ma description.Ripeto: gli elementi di enumerate e description sono formati da uno o più capoversi completi che, in quanto tali cominciano con una lettera maisucola.
Gli elementi di itemize e description non sono associati a “richiami” formati da simbli diversi e ordinati, quindi non possono essere richiamati con il meccanismo di \label, ]ref, \pagref.
Gli elementi di itemize non sono mai capoversi completi; possono essere singole parole; singole locuzioni nominali; singoli frasi che risultano coordinate con quelle degli altri elementi della lista; non sono mai enunciati o periodi completi. Quasi sempre non contengono verbi; è rarissimi che possano contenere dele liste di secondo livello, e se lo fanno sono solo di tipo itemize.
Gli elementi di enumerate e di description sono enunciati completi, che in generale formano una solo capoverso, ma gli elementi die questi due ambienti possono contenere uno o più capoversi formati di diversi enunciati.
Spero di essermi spiegato meglio.
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Vai nella cartella tuoNome/Library/TeXShop/Engines, copia un engine come XeLaTeX.engine sul desk top; cambiagli il nome in splitindex.engine; edita il contenuto sostiuendo a XeLaTeX e alle sue opzioni, splitindex. Sposta questo nuovo file nella stessa cartella dove avevi copiate l’altro engine.Apri un file con l’indice; quando vuoi spezzare gli indici, clicca sulla freccina nera accanto alla finestrina in altro a sinistra della parola Typeset. nel menu che si apre dovrebbe esserci anche la nuova voce Splitindes; selezionala e clicca ypeset; se hai fatto le cose per bene, parta la esecuzione di splitindex e sei a posto.
Ma…
Sei sicuro che ne valga la pena? se sì, procedi.
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Gustavo come sempre ti ha fatto il discorso quasi completo, ma sufficiente per il tuo problema.Ricapitoliamo:
L’ambiente itemize serve per comporre una semplice lista di elementi ; la lista è decorata con i pallini neri o con altrisimboli, ma sostanzialmente, anche se composta in display, la sua sintassi richiede che faccia parte del capoverso dopo o entro il quale compare la lista; quindi l’ultima parola del capoverso puoi essere seguira dai due punti; tutti gi lementi della lista cominciano con una minuscola; tutti possono avere al punteggiatura final esplicita, o “ellittica” (cioè sotituita dal fattodi andare a capo); se la punteggiatura è esplicita, l’ultimo elemento della lista può avere il ponto fermo e in qeusto caso la lista può essere seguita da un nuovo capoverso; altrimenti dopo la lista il testo prosegue con una lineanon rientrata e con l’iniziale maiuscola se e solo se dopo la lista compincia un nuovo periodo che fa parte dello stesso capoverso. Agli elementi di una lista non si può fare riferimento con i riferimenti incrociati (non si possono usare \label, \ref e \pageref per ididividuare il singolo elemento).
L’ambiente enumerate serve epr comporre una lista con gli elementi numerati o comunque etichettati con simboli facenti parte di un insieme ordinato (numeri in cifre arabe, numeri romani minuscolo o maisucoli, lettere dell’alfabeto minuscole o maiuscole). L’enumerazione non fa parte del capoverso che la precede; ogni elemento inizia con la maiuscola e termina col punto fermo; ogni elemento può,non deve, ma può, essere formato da diversi capoversi. Dopo la fine dell’enumerazione comincia un nuovo capoverso; ogni elemento dell’enumerazione può ricevere riferimenti incrociati per cui si possono usare i comandi \label, \ref e \pageref.
L’ambiente descritpion è una via di mezzo fra i due precedenti assomiglia di più all’ambiente enumerate per quel che riguarda i capoversi, lemauscole e la punteggiaura; assomigli all’ambiente itemize nel senso che il simbolo ch distinge ogni elemento è un titolo composto con un carattere di contrasto che lo metta in evidenza rispetto al testo dell’elemento. Ovvimente agli elementi di una description non si può fare riferimento individualmente con i comandi \label, \ref e \pageref.
Per tutti vale quanto ha detto Gustavo: si possono tutti configurare nei minimi dettagli usando il pacchetto enumitem Personalmente ho preso l’abitudine di non staccare verticalmente gli elementi di nessuna delle tre liste descritte sopra, ma è solo una questione di gusto personale che con l’uso di enumitem si realizza in modo facilissimo. Un’altra modifica che faccio spesso in descritpio è quella di riconfigurare il modo di comporre il titoletto (per impostazione predefinita viene composto in tondo nero).
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@Andrea165, vedo che stai componendo la tesi presso LA Sapienza di Roma.Mi stupisco che tu debba seguire il template (themplate ???) che hai allegato, visto che la classe sapthesis dovrebbe essere stata concepita per le tesi di ogni genere da sviluppare in quell’università e non mi risulta che il corso di laruea in ingegneria meccanica faccia eccezione.
Detto questo,
1) dovresti fare presente al tuo relatore o alla segreteria del tuo corso di laurea che esiste la classe sapthesis la cui concezione dell’impaginazione era stata concordata con l’autore della classe diversi anni fa ed è stata completamante rinnovata qualche mese fa dal prof Francesco Biccari stesso sulla base delle nuove esigenze che nascono dalla proliferazione dei vari corsi di studi e dei tirocinii formativi attivi…
2) che l’impaginazione della tesi su due colonne e il formato di un articolo pone dei problemi non indifferenti con le immagini,le tabelle, e le formule; e questo indipendentemente dal fatto chela tesi sia composta con LaTeX, con Word, con Writer, con Pages, eccetera.
3) Il fatto di avere il logo dell’università in alto a sinistra in tutte le pagine oltre che in quella del titolo, oltrettuto rientrata rispetto ai margini della gabbia di stampa, potrebbe essere accettabile in una lettera burocratica in carta intestata; non è accettabile in un documento come una tesi.Detto questo ed espressa la mia “indignazione” 👿 verso i burocrati che ti impongono queste cose, ti dico come fare; ma non lamentarti se il risultato finale è a dir poco tipograficamnte disgustoso.
Usa il pacchetto fancyhdr e riconfigura tutti gli stiledelle pagine {empty, plain, headings e myheadings) in modo che all’estremità sinistra di ciascuna testatina compaio il logo’ naturalmente devi variare l’altezza della testatina perché di suo credo che sia di soli 14pt, quindi meno di 5mm e un logo alto 5mm non si vede nemmeno; oppure inserisci il comando \includegraphics[…]{logo della sapienza} dentro l’argomento del comando \vphantom, in modo che pur venendo stampato alle dimensioni che gli specifichi, fai pensare a LaTeX che si tratti di un oggetto con la sua laghezza naturale ma con l’altezza apparente pari a zero.
Il risultato non sarebbe così brutto se mettessi solo il logo centrato in alto sopra la scritta “Elaborato finale per il conseguimento” e non lo ripetessi nelle pagine interne. Vale sempre l’uso di fancyhdr, con il logo da inserire nella testatina solo dello stile con cui è composta la prima pagina col titolo.
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A prima vista la graffa chiusa dopo Abstract= mi sembra che non disponga della sua graffa aperta quindi quel record che hai allegato come esempio non dovrebbe funzionare ma dovrebbe essere del tutto ignorato dal motore di estrazione dei dati bibliografici da quel record.Forse hai cancellato il testo dell’Abstract? Forse era inizialmente [tt]Abstract = {Bla bla bla.},[/tt]? Invece di cancellare solo il testo, cancella tutto da Abstact alla virgola dopo la graffa chiusa.
Segui il suggerimento di @Marluxia di cambiare bibtex con biber; l’estrazione dei dati dal database bibliografico è un po’ più lenta, ma il risultato spesso è molto migliore.
Io tra l’altro userei le doppio graffe a cavallo delle informazioni che contengono molte maiuscole (tranne il campo Author i cui dati non subiscono riduzioni al minuscolo), altrimenti un titolo come Advances in Materials Physics and Chemistry ti viene inserito nella bibliografia come Advances in materials physics and chemistry (che a me starebbe bene, ma probabilmente gli autori non ne sarebbero contenti…)
Un ultima raccomandazione: non scambiare i Warning per messaggi d’errore; Potrebbero indicare degli errori, ma sei tu che devi verificare; in sostanza non sono errori che mandino in tilt il programma, ma forse indicano che manca qualcosa nel record del riferimento. Quindi leggili questi avvisi, verifica che cosa dicono ed eventualmente provvedi, ma spesso non c’è da fare nulla. Importante è capire il senso e la portata dell’avviso.
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Io non userei l’elenco puntato, ma l’ambiente description:`\begin{description}
\item[A] ….\item …
…
\end{descrption}`Infatti non ha senso mettere il punto e la lettera progressiva di identificazione della voce. mescolando una lista semplice con una enumerazione.Cerca nella sezione ArsTeXnica in un anno o due fa, l’articolo tradotto in italiano di un professionista divulgatore scientifico che descrive i diversi usi delle liste e le loro sintassi.
24 Settembre 2018 alle 14:55 in risposta a: allineamento verticale di simbolo di grado e virgola #113960::
Puoi anche scrivere [tt]$45°\mkern-2mu{,}$[/tt] aggiustando il valore 2 finché ti piace la posizione della virgola.Tuttavia, anche se stai citando un autore che non sa come si scrivono gli angoli con le frazioni decimali (perché scrivere 45,4° è diverso da 45°24’00” anche se tutte e due le scritture indicano la stessa ampiezza dell’angolo), spiega in una nota che l’autore usa sia la virgola sia il segno di grado fra la parte intera e la parte fratta, ma che non è la scrittura prevista dalle norme ISO, che tu invece segui nel testo.
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Allora mi pare di aver capito che stai lavorando su WIndows. Io non uso più Windows da una decina d’anni, quindi non sono al corrente degli applicativi di cui Win10, per esempio, dispone.Ti posso dire questo: Sul Mac il programma di sistema che serve per vedere i file PDF, esegua anche un minimo di editing, tipo quello di “croppare” una figura: uso “croppare” perché il verbo inglese “to crop” dice di più del semplice “scontornare” italiano. Infatti puoi selezionare un’area rettangolare che racchiuda anche soltanto una parte della figura , premi Ctrl+K e sparisce tutto quello che sta fuori del rettangolo. Lo salvi e hai conservato il formato PDF, quindi anche la sua eventuale vettorialità.
Su Windows dovrebbe girare il bel visualizzatore PDFSumatra. So che permette di annotare i file PDF; quindi è possibile che sia anche capace di “croppare”. Non posso verificarlo io per te, perché appunto non ho una piattaforma Windows.
Su tutte le piattaforme, però dovrebbe essere installabile gs (gview.exe per Windows); dipende da ghostscript; si cerca in rete e si trovano diverse installazioni dell’uno e dell’altro. gview serve per vedere i file postscript .ps, e in file PDF .pdf. Fra le varie cose è in grado di eseguire il cropping. Permette anche di prendere le coordinate del rettangolo che si vuole conservare; quindi con quelle coordinate è anche possibile evitare di modificare il file .pdf, ma di poter avere le coordinate da specificare a \includegraphics* (eventualmente calcolando i valori da usare partendo dalle coordinate del contorno lordo e di quelle del contorno netto) l’asterisco da aggiungere a \includegraphics serve per fargli eseguire il cropping.
Infine fra i programmi eseguibili direttamente o interpretabili da perl o altri simili linguaggi di scripting, c’è pdfcrop; non so se anche MiKTeX ne dispnga; TeXLive ne dispone. è un comando da usare da terminale e dipende dall’esistenza a bordo di ghostscript. Su TeXLive se ne legge la documentazione con il comando da terminale texdoc pdfcrop; probabilmente lo stesso comando funziona con MiKTeX. La lettura della documentazione è indispensabile perché oltre i nomi del file da scontornare e di quello del file scontornato ci sono diverse opzioni per regolare bene l’operazione. È utile il fatto che il file da scontornare non viene assolutamente modificato, quindi puoi ripetere l’operazione con diverse opzioni o diversi valori senza mai distruggere il file di partenza.
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Se usi \ISOalpha, per esempio, devi ricordare che nel testo lo spazio dopo ogni macro sparisce, quindi devi scrivere “[tt]\ISOalpha\ [/tt]” (ovviamante senza virgolette, che ho messo per mostrare che dopo il secondo backslash c’è uno spazio; quando invece usi un carattere non alfabetico dopo una macro nel testo non occore lo spazio esplicito; per esempio`… è noto che l'\ISOalpha-\ISObeta-carotene produce…`Invece in modo matematico LaTeX gestisce gli spazi come richiede la tipografia in matematica.
22 Settembre 2018 alle 20:49 in risposta a: Tesi 2 colonne; immagine su una, testo sull’altra. #113950::
Non è un’operazione semplice, ma il codice seguente lo fa`\documentclass
[a4paper,
% twocolumn,
% titlepage,
twoside] % pero` forse “twoside” e` sbagliato
{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc} % non lo uso negli esempi affissi in Rete
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath} % ?
\usepackage{graphicx}% Il pacchetto seguente serve solo a facilitare la preparazione di “Esempi
% Minimi Compilabili” (“Minimal Working Examples”, MWE), fornendo comandi che
% generano automaticamente il testo fittizio del tipo “Lorem ipsum…” e
% agevolando l'uso di figure fittizie come quelle usate piu` sotto: NON DEVE
% eseere usato per produrre documenti “reali”!
\usepackage{mwe}\title{La scrittura delle tesi di laurea}
\author{A.~Centosessantacinque}\begin{document}
\twocolumn[\begin{minipage}{\textwidth}
\maketitle%
%
\begin{abstract}
Bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla
bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla
bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla
bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla
bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla.
\end{abstract}
\vspace*{2\baselineskip}
\end{minipage} ]\tableofcontents
…
` La sequenza di bla bla servono perché il comando \lipsum[1] in questo contesto si comporta come una macro fragile e non lo si può usare. Nota che all’inizio ho commentato due opzioni.
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Il pacchetto acronyms permette di scrivere gli acronimo nel modo giusto e FACOLTATIVAMENTE di farne anche l’elenco; il fatto che sia in gradi di scriverli ti permette di mettere lo sviluppo dell’acronimo in chiaro solo la prima volta che lo usi; se li usi spesso l’elenco facoltativo diventa molto utile per il lettore che così ha un posto preciso dove andare a leggerne il significato, invece di dover andare a cere la prima volta in cui l’hai usato e definito. Direi che l’elenco degli acronimi sia necessario nel testo stampati su carta (che notoriamente non è cliccabile) mentre è un po’ meno importante in un testo da leggere a schermo perché la navigazione in un file pdf è facilitata dalla presenza dei collegamenti ipertestuali.Se non vuoi usare acronyms sei padronissimo di farlo; naturalmente ti conviene esaminare con attenzione gli esempi della documentazione per vedere come quel pacchetto fa per comporre gli acronimi con la spiegazione.
Vuoi una risposta più rapida? Scegli quella delle due varianti che hai proposto lanciando una moneta; sono entrambe valide. Solo che devi essere coerente lavorano a mano e farlo sempre per tutti gli acronimi nello stesso modo; il pacchetto ti fa le cose sempre uguali; a mano è facile farle una volta in un modo e una volta nell’altro, rompendo l’uniformità di composizione.
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